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Sentenza 12 novembre 2025
Sentenza 12 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Catania, sentenza 12/11/2025, n. 5472 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Catania |
| Numero : | 5472 |
| Data del deposito : | 12 novembre 2025 |
Testo completo
N.R.G 7741/2022
TRIBUNALE DI CATANIA
IV SEZIONE CIVILE
Verbale di udienza del 12/11/2025
Per la parte appellante è comparso l'avv. MARIA VERONICA MIRENNA anche per delega dell'avv. MIRIAM BOSURGI, la quale insiste nella richiesta di sospensione del presente giudizio, in considerazione del rinvio pregiudiziale alla CGUE, operato da ultimo dal
Tribunale di Como e dal Giudice di Pace di Palermo;
Per la parte appellata è comparso l'avv. TA AN ON, il quale si oppone alla richiesta di sospensione;
Il Giudice rilevato che, in materia di sospensione del giudizio per l'intervenuta rimessione alla CGUE di una questione analoga a quella da decidere, la Suprema Corte (C. Cass., n. 11815/25, che richiama C. Cass., n. 21635/2006), ha affermato che, allorquando una questione sia già stata sottoposta all'esame della giustizia comunitaria - perché sollevata da un giudice nazionale direttamente dinanzi alla Corte di Giustizia -, il successivo giudice nazionale, non di ultima istanza, chiamato a decidere una controversia sullo stesso tema, la cui soluzione dipende anch'essa dalla decisione che verrà adottata dalla giustizia comunitaria, può legittimamente sospendere, in attesa della pronunzia, il giudizio avanti a lui pendente, senza la necessità, a tal fine, di sollevare a sua volta la medesima questione dinanzi alla giustizia comunitaria; rilevato, inoltre, che la Corte di Cassazione ha pure affermato che La pendenza tra altre parti, su analoga questione, di un giudizio di legittimità costituzionale o di un procedimento ex art. 267 TFUE davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea, non giustifica la sospensione del giudizio ex art. 295 c.p.c., mancando il necessario carattere di pregiudizialità della controversia richiesto dalla norma, con la conseguenza
pagina 1 di 15 che, in tali casi, il giudice, ove ritenga la questione rilevante ai fini del decidere, può solo rinviare la trattazione del processo in attesa della sua decisione, salva la possibilità di una sospensione su accordo delle parti (C. Cass.
n. 1139/2025); ritenuto che la sospensione del giudizio, secondo la Suprema Corte, vada disposta solo qualora si tratti di una controversia “la cui soluzione dipende anch'essa dalla decisione che verrà adottata dalla giustizia comunitaria”; ritenuto che, nel caso di specie, sebbene la questione rimessa alla CGUE possa risultare astrattamente rilevante ai fini dell'odierno giudizio, non sia ravvisabile il contrasto individuato dal Giudice rimettente;
P.T.M. rigetta la richiesta di sospensione e, visto l'art. 281 sexies c.p.c., invita le parti a precisare le conclusioni ed a discutere la causa.
Gli avvocati precisano le conclusioni riportandosi ai rispettivi atti e ai verbali di causa ed insistono nelle rispettive difese.
L'avv. Mirenna, in particolare, insiste nell'accoglimento dell'appello principale e nel rigetto dell'appello incidentale.
L'avv. Bertone si riporta alla propria comparsa di costituzione nella quale insiste.
Il Giudice
Si ritira in camera di consiglio e, all'esito, pronuncia la seguente sentenza, dando lettura del dispositivo.
pagina 2 di 15 REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI CATANIA
IV SEZIONE CIVILE
In composizione monocratica, in persona del Giudice, dott.ssa MI AU, ha pronunciato, mediante pubblica lettura del dispositivo e dei motivi contestuali, la seguente
SENTENZA nella causa civile d'appello iscritta al n. 7741 del ruolo generale per gli affari contenziosi dell'anno 2022, vertente
TRA
(C.F. ), in persona del legale rappresentante pro tempore, Parte_1 P.IVA_1 rappresentata e difesa dall'avv. MIRIAM BOSURGI e dall'avv. MARIA VERONICA
MIRENNA giusta procura allegata in atti appellante
E
(C.F. , rappresentato e difeso dall'avv. Controparte_1 C.F._1
TA AN ON per procura in atti appellato/appellante incidentale
Oggetto: contratti bancari.
Conclusioni: come in atti.
Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione
Con atto di citazione, notificato il 30.5.2022, proponeva appello avverso la Parte_1 sentenza n. 108/2021, emessa dal Giudice di Pace di Belpasso il 29.11.2021, con la quale, in parziale accoglimento della domanda dell'attore , era stata Controparte_1 Parte_1 condannata alla restituzione, in favore del , della somma di € 691,55 oltre interessi, in CP_1
pagina 3 di 15 conseguenza dell'estinzione anticipata del contratto di finanziamento n. 24890 del 29.1.2014, e al parziale pagamento delle spese del giudizio. chiedeva la riforma della predetta sentenza con la condanna del Parte_1 CP_1 alla restituzione, in proprio favore, delle somme da essa versate in esecuzione della sentenza e articolava i seguenti motivi di appello: 1) erroneità della decisione circa l'inapplicabilità dell'art. 125 sexies TUB al caso di specie;
2) inapplicabilità della sentenza resa sul caso 3) CP_2 erroneità della sentenza nella parte in cui non aveva rigettato la richiesta di rimborso delle provvigioni di intermediazione, incassate da soggetti terzi;
4) erronea qualificazione dei costi accessori come “recurring”.
Si costituiva in giudizio l'appellato, contestando l'appello e chiedendo in via incidentale: 1) riformare la sentenza di primo grado n. 108/2021 pronunciata dal Giudice di Pace di Belpasso in data
29.11.2021, nella parte in cui il Giudicante ha ritenuto up front, piuttosto che recurring, le voci di costo addebitate al sig. disponendone il rimborso secondo il criterio di calcolo “relativamente CP_1 proporzionale”, e per l'effetto condannare l'appellante al rimborso della complessiva somma di € 1.081,79, volendo applicare il criterio di calcolo “pro rata temporis”; 2) con vittoria di spese ed onorari del presente giudizio.
All'udienza del 12.10.2022 la causa veniva rinviata all'udienza del 13.3.2023, in attesa della decisione sulla sollevata questione di costituzionalità dell'art. 11-octies, comma 2, del D.L. n.
73/2021, onerando la cancelleria dell'acquisizione del fascicolo d'ufficio del primo grado.
All'udienza del 13.3.2023 la causa veniva rinviata, per la precisazione delle conclusioni, all'udienza del 27.11.2023.
Seguivano taluni rinvii, determinati dall'assenza del giudice titolare.
Infine, all'udienza del 30.9.2024, la prima dinanzi lo scrivente Giudice, divenuto titolare del ruolo, la causa veniva rinviata, per la discussione orale ex art. 281 sexies c.p.c., all'udienza del 24.9.2025, poi differita all'udienza del 12.11.2025, alla quale viene decisa.
******
ha estinto anticipatamente nel marzo 2018, dopo il pagamento di 49 rate Controparte_1 su 120, il contratto di prestito personale (“cessione del quinto”) n. 24890 del 29.1.2014.
pagina 4 di 15 Il Giudice di prime cure, con la sentenza n. 108/2021 del 29.11.2021, ha accolto parzialmente le domande, condannando per quel che interessa in questa Parte_1 sede, a restituire al la somma di “691,55 oltre interessi dalla domanda fino al soddisfo”, CP_1 somma versata dalla banca, che ha introdotto il presente giudizio d'appello.
Al fine di verificare la fondatezza dell'appello occorre ricostruire la disciplina in materia di estinzione anticipata del credito al consumo, oggi contenuta nell'art. 125 sexies TUB (d.lgs. n.
385/1993), introdotto dal d.lgs. 141/2010, in recepimento dell'art. 16 della direttiva
2008/48/CE.
In particolare, il comma 1 della disposizione indicata stabilisce: “Il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l'importo dovuto al finanziatore. In tale caso il consumatore ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito, pari all'importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto”.
Prima dell'entrata in vigore di tale disposizione, la disciplina dell'estinzione anticipata del credito ai consumatori era contenuta all'art. 125, comma 2, TUB, il quale, in recepimento dell'allora vigente art. 8 della direttiva 87/102/CEE, stabiliva: “Le facoltà di adempiere in via anticipata o di recedere dal contratto senza penalità spettano unicamente al consumatore senza possibilità di patto contrario. Se il consumatore esercita la facoltà di adempimento anticipato, ha diritto a un'equa riduzione del costo complessivo del credito, secondo le modalità stabilite dal CICR”. Tuttavia, in mancanza della delibera del CICR, continuava ad essere applicato il D.M. 08.07.1992, il quale, all'art. 3, prevedeva che la facoltà di adempimento anticipato avvenisse mediante il versamento del capitale residuo, degli interessi e degli altri oneri maturati sino a quel momento. Tale obbligo restitutorio è stato confermato e precisato dal D.lgs. 141/2010, che ha introdotto il citato art. 125 sexies.
Assodato, dunque, che, in caso di rimborso anticipato del finanziamento, il consumatore ha diritto ad una riduzione degli esborsi a suo carico occorre individuare la nozione di “costo totale del credito”.
Sul punto l'art. 3, lett. g), della direttiva UE 2008/48, prevede che per “costo totale del credito”
s'intendono “tutti i costi, compresi gli interessi, le commissioni, le imposte e tutte le altre spese che il
pagina 5 di 15 consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il creditore è a conoscenza, escluse le spese notarili (...) inclusi anche i costi relativi a servizi accessori connessi con il contratto di credito, in particolare i premi assicurativi, se, in aggiunta, la conclusione di un contratto avente ad oggetto un servizio è obbligatoria per ottenere il credito oppure per ottenerlo alle condizioni contrattuali offerte”; l'art. 121, lett. e) TUB, conformemente, stabilisce che il costo totale del credito “indica gli interessi e tutti gli altri costi, incluse le commissioni, le imposte e le altre spese, a eccezione di quelle notarili, che il consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il finanziatore è a conoscenza”.
Così ricostruito il quadro normativo di riferimento, la Banca d'Italia, con riferimento tanto alla disciplina pregressa (art. 125 TUB) quanto a quella contenuta nel vigente art. 125-sexies
TUB, ha per lungo tempo limitato la riduzione del costo totale ai soli interessi e costi non ancora maturati al momento dell'estinzione del finanziamento, c.d. costi “recurring”, escludendo il rimborso dei costi riconducibili ad attività o servizi già espletati al momento della conclusione del contratto, c.d. costi “up- front”. In particolare, con specifico riferimento al settore della concessione di finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio e della pensione, la Banca d'Italia ha più volte affermato che “l'intermediario dovrà restituire, nel caso in cui tutti gli oneri relativi al contratto siano stati pagati anticipatamente dal consumatore, la relativa quota non maturata”, che “la prassi, seguita dagli intermediari, di indicare cumulativamente, nei contratti e nei fogli informativi, l'importo di generiche spese, non consentendo quindi una chiara individuazione degli oneri maturati
e di quelli non maturati (...) comporta la difficoltà, e talvolta l'impossibilità, per il cliente di individuare quali oneri debbano essere rimborsati in caso di estinzione anticipata della cessione”, che è richiesto “uno scrupoloso rispetto della normativa di trasparenza” e che “è necessario che nei fogli informativi e nei contratti di finanziamento sia riportata una chiara indicazione delle diverse componenti di costo per la clientela, enucleando in particolare quelle soggette a maturazione nel corso del tempo (a titolo di esempio, gli interessi dovuti all'ente finanziatore, le spese di gestione e incasso, le commissioni che rappresentano il ricavo per la prestazione della garanzia 'non riscosso per riscosso' in favore dei soggetti 'plafonanti', ecc.)” (in questo senso la comunicazione n. 192691/09).
Anche l'Arbitro bancario e finanziario si era orientato in senso analogo e il Collegio di
Coordinamento aveva affermato: “nel caso di estinzione anticipata del finanziamento deve essere
pagina 6 di 15 rimborsata la quota delle commissioni e dei costi assicurativi non maturati nel tempo, dovendosi ritenere contrarie alla normativa di riferimento le condizioni contrattuali che stabiliscano in tal caso la non ripetibilità tout court delle commissioni e dei costi applicati al contratto nel caso di estinzione anticipata dello stesso.
Sulla base di tale orientamento: i) nella formulazione dei contratti, gli intermediari sono tenuti ad esporre in modo chiaro e agevolmente comprensibile quali oneri e costi siano imputabili a prestazioni concernenti la fase delle trattative e della formazione del contratto (costi up-front, non ripetibili) e quali oneri e costi maturino nel corso dell'intero svolgimento del rapporto negoziale (costi recurring, rimborsabili pro quota); ii) a tal fine può ritenersi valida la quantificazione negoziale dei costi recurring addebitati al cliente in una percentuale del costo globale delle commissioni, a condizione, però, che nel contratto siano chiaramente indicate, sia pure in forma sintetica, le prestazioni continuative correlate a quella percentuale, con modalità e termini tali da consentire al cliente di verificarne l'effettiva natura preliminare o continuativa;
iii) in assenza di una chiara ripartizione nel contratto tra oneri up-front e recurring, anche in applicazione dell'art. 1370 c.c. e, più in particolare, dell'art. 35, comma 2 d.lgs. n. 206 del 2005 (secondo cui, in caso di dubbio sull'interpretazione di una clausola, prevale quella più favorevole al consumatore), l'intero importo di ciascuna delle suddette voci deve essere preso in considerazione al fine della individuazione della quota parte da rimborsare;
iv) l'importo da rimborsare deve essere determinato (...) secondo un criterio proporzionale, tale per cui l'importo di ciascuna delle suddette voci viene moltiplicato per la percentuale del finanziamento estinto anticipatamente, risultante (se le rate sono di eguale importo) dal rapporto fra il numero complessivo delle rate e il numero delle rate residue;
v) altri metodi alternativi di computo non possono considerarsi conformi alla disciplina vigente (...). È principio anch'esso consolidato che siano rimborsabili, per la parte non maturata, non solo le commissioni bancarie, finanziarie e di intermediazione, ma anche i costi assicurativi relativi alla parte di finanziamento non goduta
(art. 49 del Reg. Isvap n. 35/2010; art. 22, comma 15-quater, d.l. n. 179/2012)” (ABF Collegio di
Coordinamento, 22.09.2014, n. 6167; analogamente, , Controparte_3
11.11.2016, nn. 10003, 10017 e 10035, e 10.05.2017, n. 5031).
In tale contesto è intervenuta la pronuncia della CGUE, 11.09.2019, resa nella causa C-
383/2018 (sentenza IT), che ha escluso la tradizionale distinzione tra costi up-front (prima non rimborsabili) e costi recurring (da sempre ripetibili), intendendo che l'art. 16, paragrafo 1,
pagina 7 di 15 della direttiva 2008/48/CE dovesse essere interpretato includendo, nella riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato, tutti i costi posti a carico del consumatore.
La giurisprudenza di merito, di legittimità ed arbitrale si è adeguata al principio indicato, affermando il diritto al rimborso dei costi integrali sostenuti, secondo il criterio dell'imputazione per mese o anno e dell'esclusione del periodo residuo.
La decisione 17.12.2019 n. 26525 del Collegio di Coordinamento dell'ABF, ha, quindi, affermato i seguenti articolati principi di diritto: “A seguito della sentenza 11 settembre 2019 della
Corte di Giustizia Europea, immediatamente applicabile anche ai ricorsi non ancora decisi, l'art. 125 sexies
TUB deve essere interpretato nel senso che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito, compresi i costi up front”; “Il criterio applicabile per la riduzione dei costi istantanei, in mancanza di una diversa previsione pattizia che sia comunque basata su un principio di proporzionalità, deve essere determinato in via integrativa dal Collegio decidente secondo equità, mentre per i costi recurring e gli oneri assicurativi continuano ad applicarsi gli orientamenti consolidati dell'ABF”; “La ripetibilità dei costi up front opera rispetto ai nuovi ricorsi e ai ricorsi pendenti, purché preceduti da conforme reclamo, con il limite della domanda”; “Non è ammissibile la proposizione di un ricorso per il rimborso dei costi up front dopo una decisione che abbia statuito sulla richiesta di retrocessione di costi recurring”; “Non è ammissibile la proposizione di un ricorso finalizzato alla retrocessione dei costi up front in pendenza di un precedente ricorso proposto per il rimborso dei costi recurring”.
Con la successiva sentenza del 09.02.2023 (causa C-555/21, Unicredit Bank Austria) la Corte di Giustizia dell'UE ha affermato: “L'articolo 25, paragrafo 1, della direttiva 2014/17/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 febbraio 2014, in merito ai contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali e recante modifica delle direttive 2008/48/CE e 2013/36/UE e del regolamento (UE) n. 1093/2010, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che prevede che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito, in caso di rimborso anticipato del medesimo, includa soltanto gli interessi e i costi dipendenti dalla durata del credito”.
Una tale conclusione risulta solo apparentemente contrastare con la sentenza CP_2 quanto essa è stata resa con riguardo al credito immobiliare ai consumatori. In particolare, se pagina 8 di 15 nella direttiva 2008/48 (oggetto del caso IT e relativa ai crediti al consumo) la riduzione di
“tutti i costi” (sia i costi recurring che i costi up-front), in caso di rimborso anticipato del credito, trova giustificazione nella difficoltà che incontrerebbero i consumatori o i giudici nella determinazione dei costi oggettivamente correlati alla durata del contratto, a fronte dell'ampio margine di discrezionalità di cui dispongono gli istituti creditizi nella fatturazione ed organizzazione interna (par. 33), nella direttiva 2014/17 (oggetto del caso Unicredit Bank
Austria e relativa ai crediti immobiliari) questo problema non si pone, poiché la finalità di tutela del consumatore sarebbe garantita dal c.d. modulo PIES, il quale permetterebbe al consumatore di distinguere i costi oggettivamente connessi alla durata del contratto (par. 34); quindi, secondo la Corte di Giustizia, la direttiva 2014/17 prevede, a favore del consumatore, una tutela più ampia di quella prevista dalla direttiva 2008/48, essendo l'istituto creditizio tenuto a fornire al cliente informazioni precontrattuali mediante il modulo suddetto.
A parere della Corte, dunque, l'elemento differenziale tra le due direttive sarebbe proprio il presidio di trasparenza “PIES”, previsto per il credito immobiliare, con la conseguente giustificazione di una disciplina diversa.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 263 del 22.12.2022, ha dichiarato l'incostituzionalità dell'art. 11octies, comma 2, del d. l. n. 73/2021 (c.d. decreto sostegni bis), convertito con l. n. 106/2021, nella parte in cui ha limitato il diritto alla riduzione spettante al consumatore in caso di estinzione anticipata ad alcune tipologie di costi sostenuti per il finanziamento. La norma faceva riferimento ai contratti conclusi successivamente all'entrata in vigore del d. l. 13.08.2010, n. 141 (di attuazione della direttiva 2008/48/CE), ma prima dell'entrata in vigore della legge n. 106/2021. La Corte Costituzionale ha ritenuto che la limitazione fosse in contrasto con la normativa dell'Unione europea e, in particolare, con l'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE, come interpretato dalla Corte di giustizia con la sentenza C-383/18, c.d. IT.
Il legislatore nazionale ha dapprima emanato l'art. 1, comma 1bis, del d.l. 13.06.2023, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla l. 10.08.2023, n. 103, che ha previsto: “all'articolo 11-octies, comma 2, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021,
pagina 9 di 15 n. 106, il secondo periodo è sostituito dai seguenti: «Nel rispetto del diritto dell'Unione europea, come interpretato dalle pronunce della Corte di giustizia dell'Unione europea, in caso di estinzioni anticipate dei contratti sottoscritti prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto continuano ad applicarsi, fatte salve le disposizioni del codice civile in materia di indebito oggettivo e di arricchimento senza causa, le disposizioni dell'articolo 125-sexies del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, vigenti alla data della sottoscrizione dei contratti;
non sono comunque soggetti a riduzione le imposte e i costi sostenuti per la conclusione dei medesimi contratti. Ove non sia diversamente indicato dalle parti, la riduzione del costo totale del credito avviene in conformità al criterio del costo ammortizzato»”.
In tal modo è stato codificato il principio c.d. “del costo ammortizzato” escludendo, tuttavia (nonostante l'inciso iniziale: “nel rispetto del diritto dell'Unione europea, come interpretato dalle pronunce della Corte di giustizia dell'Unione europea”), dalla riduzione, le imposte, i “costi sostenuti per la conclusione dei contratti”.
Applicando il criterio di risoluzione delle antinomie contenuto nell'art. 15 delle preleggi, la regolamentazione indicata è superata dal successivo art. 27 (rubricato “Estinzioni anticipate dei contratti di credito al consumo”) del d. l. 10.08.2023 n. 104, convertito con modificazioni dalla l.
09.10.2023 n. 136, che ha previsto: “all'articolo 11-octies, comma 2, del decreto-legge 25 maggio 2021,
n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106, i periodi secondo e seguenti sono sostituiti dal seguente: «Nel rispetto del diritto dell'Unione europea, come interpretato dalle pronunce della
Corte di giustizia dell'Unione europea, in caso di estinzioni anticipate dei contratti sottoscritti prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto continuano ad applicarsi, fatte salve le disposizioni del codice civile in materia di indebito oggettivo e di arricchimento senza causa, le disposizioni dell'articolo 125-sexies del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, vigenti alla data della sottoscrizione dei contratti;
non sono comunque soggette a riduzione le imposte»”.
In tale ultima disposizione non appare più il riferimento all'irripetibilità degli oneri up-front e al criterio del costo ammortizzato quale regola di calcolo della riduzione del costo totale del credito;
il rinvio alle “disposizioni” dell'art. 125 sexies TUB “vigenti alla data della sottoscrizione dei
pagina 10 di 15 contratti” fa propendere per un'applicazione della disciplina quale interpretata dalla Corte di giustizia e dalla Corte costituzione e con inclusione nel rimborso, dunque, dei costi up-front.
Anche la Corte di Cassazione, Sezione II, con l'ordinanza n. 25977 del 06.09.2023, ha affermato - senza operare un espresso richiamo alle norme del 2023 sopra esaminate - il seguente principio di diritto: “L'art. 125 del TUB, nella formulazione antecedente alle modifiche inserite con il D. Lgs n. 141 del 2010 prevede che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto ad un'equa riduzione del costo complessivo del credito, secondo le modalità stabilite dal CICR. In caso di assenza della norma integrativa o di norma integrativa che rinvii all'autonomia contrattuale, il consumatore ha diritto al rimborso di tutti i costi del credito, compresi gli interessi e le altre spese che il consumatore deve pagare per il finanziamento”.
La Suprema Corte ha chiarito che “dall'esame della legislazione europea e del diritto interno si ricava che il diritto del consumatore al rimborso dei costi in caso di adempimento anticipato, nell'ambito del credito al consumo, non è estraneo alla disciplina antecedente all'art. 125 sexies del TUB” e che (pur nella vigenza dell'art. 125 TUB) “anche in assenza di una norma attuativa del CICR, il consumatore non può essere privato del suo diritto al rimborso dei costi sostenuti, come previsto dalla norma primaria e dalle direttive
(europee)”.
Per tali motivi, venuta meno la distinzione tra costi up front e costi recurring, ai fini del rimborso dei costi del finanziamento in caso di estinzione anticipata e della nullità della clausola limitativa, il cliente finanziato ha il diritto di ottenere il rimborso sia delle spese di istruzione, sia delle commissioni di intermediazione, non rilevando la circostanza, anch'essa eccepita, per cui l'istituto di credito non potrebbe essere tenuto a rimborsare somme che lo stesso ha versato a terzi a titolo di remunerazione per l'attività svolta.
Tale conclusione – conforme ai principi contenuti nel nuovo art. 125 sexies, c. 3, T.U.B.
(non applicabile ratione temporis) – è coerente con il collegamento negoziale che sussiste tra il rapporto di finanziamento ed il contratto di mediazione creditizia, che, al pari di quanto avviene anche con il contratto di assicurazione, si presenta accessorio. Alla luce di tale collegamento, nel caso di estinzione anticipata del finanziamento deve essere riconosciuto il diritto del consumatore di ottenere direttamente dal finanziatore la restituzione di tutti gli pagina 11 di 15 oneri e accessori proporzionalmente non dovuti, compresi quelli inerenti l'intermediazione (o l'assicurazione), residuando all'istituto di credito solo il diritto di regresso nei confronti dell'intermediario o dell'assicuratore (tra le altre, Tribunale Monza, 04.01.2023, n. 20 e
Tribunale Ferrara, 02.02.2023, n. 81).
Infatti, la circostanza per cui la somma versata per l'intermediazione (così come quella versata a titolo di premio assicurativo) è stata trasferita ad altro soggetto non può avere l'effetto di eliminare la responsabilità dell'istituto mutuante, in quanto siffatta lettura lascerebbe il consumatore privo di ogni tutela a fronte della somma anticipata o, comunque, lo costringerebbe ad esperire una pluralità di azioni nei confronti di soggetti diversi.
Tale costruzione poggia sulla qualificazione del finanziatore come mero mandatario all'incasso rispetto agli oneri di intermediazione, nonché sulla riconduzione della domanda di restituzione dei costi alla categoria della ripetizione di indebito ai sensi dell'art. 2033 c.c., a fronte della quale ciò che rileva è solo il rapporto tra il solvens e l'accipiens, nonché la somma indebitamente percepita ed oggetto di domanda restitutoria, indipendentemente dalla successiva consegna a terzi (Tribunale Napoli, 06.07.2022 n. 6801 e 30.09.2022, n. 8552).
Peraltro, la giurisprudenza dell'Arbitro Bancario Finanziario ha da tempo ed in modo costante riconosciuto la legittimazione passiva sia del finanziatore che abbia incassato somme per costi di intermediazione e premi assicurativi (ex plurimis, Collegio di coordinamento ABF
n. 6167/2014), sia di quei soggetti (dal cessionario del credito al mandatario all'incasso) che abbiano avuto una relazione con il cliente nella gestione del credito o abbiano quantificato ed incassato le somme da versare in sede di estinzione anticipata del finanziamento.
Tale conclusione vale a maggior ragione se si considera che il cliente-consumatore potrebbe non avere una netta percezione della terzietà dell'intermediario (o dell'assicuratore) rispetto alla banca, sia perché la relativa documentazione è sottoscritta unitamente a quella relativa al finanziamento, sia in quanto i costi connessi all'intermediazione (o alla polizza) vengono trattenuti dal capitale mutuato, insieme a tutte le altre commissioni, e direttamente incamerati dalla banca, che provvede poi, separatamente, a versare alla compagnia quanto dovuto (sul tema si vedano anche Tribunale Napoli, Sez. II, 24.05.2022, n. 5184 e 09.02.2021, n. 1273).
pagina 12 di 15 Passando, ora, all'esame della fattispecie oggetto di causa, si condivide quanto affermato dal
Giudice di Pace in ordine alla rimborsabilità dei costi richiesti dal , con conseguente CP_1 rigetto del relativo motivo di appello principale.
Va parimenti disatteso il motivo d'appello riguardante la carenza di legittimazione passiva dell'appellante relativamente ai costi di intermediazione.
Come esposto, il rapporto contrattuale risulta interamente gestito dalla Banca finanziatrice, unico soggetto legittimato passivo rispetto alle pretese del . CP_1
L'appellante, in qualità di accipiens del rapporto, ha incassato ogni somma versata dal cliente, anche a titolo di commissioni di intermediazione, pertanto, va confermata la sua legittimazione passiva anche con riguardo alle commissioni di intermediazione, come da orientamento maggioritario di questo Tribunale.
L'eccezione di carenza di legittimazione passiva dell'odierno appellante è stata, quindi, correttamente rigettata.
Il ha proposto apposito appello incidentale chiedendo la riforma della sentenza CP_1 nella parte in cui, pur avendo dichiarato la vessatorietà della clausola contrattuale che prevedeva il rimborso solo di taluni costi per il caso di estinzione anticipata, ha comunque escluso alcune voci. Dunque, in questa sede ha chiesto la restituzione della somma complessiva di € 1.061,79 - così va intesa la somma di € 1.081,79, indicata nelle conclusioni della comparsa di costituzione in questo grado di appello - in quanto frutto di un evidente errore materiale nella addizione delle voci indicate a pag. 28 della comparsa di costituzione, con una differenza residua di € 370,24.
Il motivo di appello in esame va accolto, in ragione di quanto esposto.
In merito al criterio di calcolo da applicare si osserva quanto segue.
La Corte di Giustizia Europea nella sentenza “IT” non ha indicato espressamente il criterio di calcolo da adottare, si ritiene che in base alla ratio della disciplina, finalizzata a tutelare il consumatore (considerato soggetto debole), ed alla natura unitaria del costo totale, sia necessario adottare un unico criterio di calcolo senza distinguere tra le varie voci di costo.
pagina 13 di 15 In caso contrario si avallerebbe una situazione di incertezza, non potendo il consumatore, per definizione soggetto non esperto in materia, comprendere ex ante in modo chiaro la quantificazione dei costi rimborsabili nell'ipotesi di estinzione anticipata del finanziamento.
L'applicazione del criterio "pro rata temporis”, di matrice giurisprudenziale, consente di individuare equitativamente l'importo da rimborsare, per ciascuna delle voci di costo, suddividendo il relativo importo per il numero complessivo delle rate e poi moltiplicato per il numero delle rate residue (cfr. ABF, Collegio di ABF Decisione n. 2084 del 19 aprile 2013, cit.); esso si applica se espressamente previsto o se manchi qualsiasi determinazione in merito.
Appare, dunque, opportuno intendere la natura unitaria del costo non solo ai fini della loro corresponsione, ma anche dei criteri di calcolo.
Inoltre, tale criterio di calcolo è espressamente previsto dal contratto di finanziamento sottoscritto dall'appellato, pertanto, applicando il predetto criterio, l'appellante dovrà rimborsare all'appellato l'ulteriore somma di € 370,24, oltre interessi legali dalla data del reclamo alla banca.
Dunque, in accoglimento dell'appello incidentale proposto dal , la sentenza CP_1 appellata va riformata e l'appellante va condannato alla restituzione della somma indicata in favore del CP_1
Alla luce delle significative innovazioni normative e del dibattito giurisprudenziale sviluppatosi nel corso del presente giudizio, si ritiene di compensare per metà le spese di lite, dunque l'appellante va condannata al pagamento della residua metà.
Le spese sono liquidate, ai sensi dell'art. 9 D.L. 1/2012 e del successivo D.M. 55/2014, aggiornato al D.M. n. 147/2022, in considerazione del valore della controversia (scaglione fino a € 5.200,00) in € 1.800,00 per compensi (€ 400,00 per la fase di studio, € 400,00 per la fase introduttiva, € 500,00 per la fase di trattazione, € 500,00 per la fase decisionale), importo su cui applicare la compensazione, da distrarsi in favore del procuratore costituito, dichiaratosi antistatario ex art. 93 c.p.c..
pagina 14 di 15 Si dà, infine, atto della sussistenza dei presupposti previsti dall'art. 13, c. 1 quater, D.P.R.
115/2002, come modificato dalla l. 228/2012, ai fini del pagamento del contributo unificato
(cfr. C. Cass., n. 22726/2018), a carico dell'appellante principale.
P.Q.M.
Il Tribunale di Catania, Quarta Sezione Civile, definitivamente pronunciando nella causa civile d'appello iscritta al n. 7741/2022 R.G, vertente tra in persona del Parte_1 legale rappresentante pro tempore (appellante) e (appellato/appellante Controparte_1 incidentale), rigettata e disattesa ogni diversa istanza ed eccezione, così provvede:
1) Rigetta l'appello principale;
2) Accoglie l'appello incidentale e, per l'effetto, in parziale riforma della sentenza n.
108/2021, emessa dal Giudice di Pace di Belpasso, condanna alla Parte_1 restituzione, in favore di , dell'ulteriore importo di € 370,24, oltre Controparte_1 interessi come in motivazione;
3) Conferma la sentenza nelle residue parti;
4) Compensa per metà le spese di lite e condanna l'appellante alla rifusione, in favore dell'appellato, della residua metà, che liquida in € 900,00 a titolo di compensi, oltre alle spese generali nella misura del 15%, IVA e CPA come per legge, da distrarsi in favore dell'avv. Gaetano Giuliano Bertone;
5) Dà atto della sussistenza dei presupposti di cui all'art. 13, c. 1 quater, D.P.R. n. 115/2002 come modificato dalla l. 228/2012, a carico dell'appellante principale.
Così deciso in Catania il 12/11/2025.
Il Giudice
MI AU
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TRIBUNALE DI CATANIA
IV SEZIONE CIVILE
Verbale di udienza del 12/11/2025
Per la parte appellante è comparso l'avv. MARIA VERONICA MIRENNA anche per delega dell'avv. MIRIAM BOSURGI, la quale insiste nella richiesta di sospensione del presente giudizio, in considerazione del rinvio pregiudiziale alla CGUE, operato da ultimo dal
Tribunale di Como e dal Giudice di Pace di Palermo;
Per la parte appellata è comparso l'avv. TA AN ON, il quale si oppone alla richiesta di sospensione;
Il Giudice rilevato che, in materia di sospensione del giudizio per l'intervenuta rimessione alla CGUE di una questione analoga a quella da decidere, la Suprema Corte (C. Cass., n. 11815/25, che richiama C. Cass., n. 21635/2006), ha affermato che, allorquando una questione sia già stata sottoposta all'esame della giustizia comunitaria - perché sollevata da un giudice nazionale direttamente dinanzi alla Corte di Giustizia -, il successivo giudice nazionale, non di ultima istanza, chiamato a decidere una controversia sullo stesso tema, la cui soluzione dipende anch'essa dalla decisione che verrà adottata dalla giustizia comunitaria, può legittimamente sospendere, in attesa della pronunzia, il giudizio avanti a lui pendente, senza la necessità, a tal fine, di sollevare a sua volta la medesima questione dinanzi alla giustizia comunitaria; rilevato, inoltre, che la Corte di Cassazione ha pure affermato che La pendenza tra altre parti, su analoga questione, di un giudizio di legittimità costituzionale o di un procedimento ex art. 267 TFUE davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea, non giustifica la sospensione del giudizio ex art. 295 c.p.c., mancando il necessario carattere di pregiudizialità della controversia richiesto dalla norma, con la conseguenza
pagina 1 di 15 che, in tali casi, il giudice, ove ritenga la questione rilevante ai fini del decidere, può solo rinviare la trattazione del processo in attesa della sua decisione, salva la possibilità di una sospensione su accordo delle parti (C. Cass.
n. 1139/2025); ritenuto che la sospensione del giudizio, secondo la Suprema Corte, vada disposta solo qualora si tratti di una controversia “la cui soluzione dipende anch'essa dalla decisione che verrà adottata dalla giustizia comunitaria”; ritenuto che, nel caso di specie, sebbene la questione rimessa alla CGUE possa risultare astrattamente rilevante ai fini dell'odierno giudizio, non sia ravvisabile il contrasto individuato dal Giudice rimettente;
P.T.M. rigetta la richiesta di sospensione e, visto l'art. 281 sexies c.p.c., invita le parti a precisare le conclusioni ed a discutere la causa.
Gli avvocati precisano le conclusioni riportandosi ai rispettivi atti e ai verbali di causa ed insistono nelle rispettive difese.
L'avv. Mirenna, in particolare, insiste nell'accoglimento dell'appello principale e nel rigetto dell'appello incidentale.
L'avv. Bertone si riporta alla propria comparsa di costituzione nella quale insiste.
Il Giudice
Si ritira in camera di consiglio e, all'esito, pronuncia la seguente sentenza, dando lettura del dispositivo.
pagina 2 di 15 REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI CATANIA
IV SEZIONE CIVILE
In composizione monocratica, in persona del Giudice, dott.ssa MI AU, ha pronunciato, mediante pubblica lettura del dispositivo e dei motivi contestuali, la seguente
SENTENZA nella causa civile d'appello iscritta al n. 7741 del ruolo generale per gli affari contenziosi dell'anno 2022, vertente
TRA
(C.F. ), in persona del legale rappresentante pro tempore, Parte_1 P.IVA_1 rappresentata e difesa dall'avv. MIRIAM BOSURGI e dall'avv. MARIA VERONICA
MIRENNA giusta procura allegata in atti appellante
E
(C.F. , rappresentato e difeso dall'avv. Controparte_1 C.F._1
TA AN ON per procura in atti appellato/appellante incidentale
Oggetto: contratti bancari.
Conclusioni: come in atti.
Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione
Con atto di citazione, notificato il 30.5.2022, proponeva appello avverso la Parte_1 sentenza n. 108/2021, emessa dal Giudice di Pace di Belpasso il 29.11.2021, con la quale, in parziale accoglimento della domanda dell'attore , era stata Controparte_1 Parte_1 condannata alla restituzione, in favore del , della somma di € 691,55 oltre interessi, in CP_1
pagina 3 di 15 conseguenza dell'estinzione anticipata del contratto di finanziamento n. 24890 del 29.1.2014, e al parziale pagamento delle spese del giudizio. chiedeva la riforma della predetta sentenza con la condanna del Parte_1 CP_1 alla restituzione, in proprio favore, delle somme da essa versate in esecuzione della sentenza e articolava i seguenti motivi di appello: 1) erroneità della decisione circa l'inapplicabilità dell'art. 125 sexies TUB al caso di specie;
2) inapplicabilità della sentenza resa sul caso 3) CP_2 erroneità della sentenza nella parte in cui non aveva rigettato la richiesta di rimborso delle provvigioni di intermediazione, incassate da soggetti terzi;
4) erronea qualificazione dei costi accessori come “recurring”.
Si costituiva in giudizio l'appellato, contestando l'appello e chiedendo in via incidentale: 1) riformare la sentenza di primo grado n. 108/2021 pronunciata dal Giudice di Pace di Belpasso in data
29.11.2021, nella parte in cui il Giudicante ha ritenuto up front, piuttosto che recurring, le voci di costo addebitate al sig. disponendone il rimborso secondo il criterio di calcolo “relativamente CP_1 proporzionale”, e per l'effetto condannare l'appellante al rimborso della complessiva somma di € 1.081,79, volendo applicare il criterio di calcolo “pro rata temporis”; 2) con vittoria di spese ed onorari del presente giudizio.
All'udienza del 12.10.2022 la causa veniva rinviata all'udienza del 13.3.2023, in attesa della decisione sulla sollevata questione di costituzionalità dell'art. 11-octies, comma 2, del D.L. n.
73/2021, onerando la cancelleria dell'acquisizione del fascicolo d'ufficio del primo grado.
All'udienza del 13.3.2023 la causa veniva rinviata, per la precisazione delle conclusioni, all'udienza del 27.11.2023.
Seguivano taluni rinvii, determinati dall'assenza del giudice titolare.
Infine, all'udienza del 30.9.2024, la prima dinanzi lo scrivente Giudice, divenuto titolare del ruolo, la causa veniva rinviata, per la discussione orale ex art. 281 sexies c.p.c., all'udienza del 24.9.2025, poi differita all'udienza del 12.11.2025, alla quale viene decisa.
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ha estinto anticipatamente nel marzo 2018, dopo il pagamento di 49 rate Controparte_1 su 120, il contratto di prestito personale (“cessione del quinto”) n. 24890 del 29.1.2014.
pagina 4 di 15 Il Giudice di prime cure, con la sentenza n. 108/2021 del 29.11.2021, ha accolto parzialmente le domande, condannando per quel che interessa in questa Parte_1 sede, a restituire al la somma di “691,55 oltre interessi dalla domanda fino al soddisfo”, CP_1 somma versata dalla banca, che ha introdotto il presente giudizio d'appello.
Al fine di verificare la fondatezza dell'appello occorre ricostruire la disciplina in materia di estinzione anticipata del credito al consumo, oggi contenuta nell'art. 125 sexies TUB (d.lgs. n.
385/1993), introdotto dal d.lgs. 141/2010, in recepimento dell'art. 16 della direttiva
2008/48/CE.
In particolare, il comma 1 della disposizione indicata stabilisce: “Il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l'importo dovuto al finanziatore. In tale caso il consumatore ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito, pari all'importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto”.
Prima dell'entrata in vigore di tale disposizione, la disciplina dell'estinzione anticipata del credito ai consumatori era contenuta all'art. 125, comma 2, TUB, il quale, in recepimento dell'allora vigente art. 8 della direttiva 87/102/CEE, stabiliva: “Le facoltà di adempiere in via anticipata o di recedere dal contratto senza penalità spettano unicamente al consumatore senza possibilità di patto contrario. Se il consumatore esercita la facoltà di adempimento anticipato, ha diritto a un'equa riduzione del costo complessivo del credito, secondo le modalità stabilite dal CICR”. Tuttavia, in mancanza della delibera del CICR, continuava ad essere applicato il D.M. 08.07.1992, il quale, all'art. 3, prevedeva che la facoltà di adempimento anticipato avvenisse mediante il versamento del capitale residuo, degli interessi e degli altri oneri maturati sino a quel momento. Tale obbligo restitutorio è stato confermato e precisato dal D.lgs. 141/2010, che ha introdotto il citato art. 125 sexies.
Assodato, dunque, che, in caso di rimborso anticipato del finanziamento, il consumatore ha diritto ad una riduzione degli esborsi a suo carico occorre individuare la nozione di “costo totale del credito”.
Sul punto l'art. 3, lett. g), della direttiva UE 2008/48, prevede che per “costo totale del credito”
s'intendono “tutti i costi, compresi gli interessi, le commissioni, le imposte e tutte le altre spese che il
pagina 5 di 15 consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il creditore è a conoscenza, escluse le spese notarili (...) inclusi anche i costi relativi a servizi accessori connessi con il contratto di credito, in particolare i premi assicurativi, se, in aggiunta, la conclusione di un contratto avente ad oggetto un servizio è obbligatoria per ottenere il credito oppure per ottenerlo alle condizioni contrattuali offerte”; l'art. 121, lett. e) TUB, conformemente, stabilisce che il costo totale del credito “indica gli interessi e tutti gli altri costi, incluse le commissioni, le imposte e le altre spese, a eccezione di quelle notarili, che il consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il finanziatore è a conoscenza”.
Così ricostruito il quadro normativo di riferimento, la Banca d'Italia, con riferimento tanto alla disciplina pregressa (art. 125 TUB) quanto a quella contenuta nel vigente art. 125-sexies
TUB, ha per lungo tempo limitato la riduzione del costo totale ai soli interessi e costi non ancora maturati al momento dell'estinzione del finanziamento, c.d. costi “recurring”, escludendo il rimborso dei costi riconducibili ad attività o servizi già espletati al momento della conclusione del contratto, c.d. costi “up- front”. In particolare, con specifico riferimento al settore della concessione di finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio e della pensione, la Banca d'Italia ha più volte affermato che “l'intermediario dovrà restituire, nel caso in cui tutti gli oneri relativi al contratto siano stati pagati anticipatamente dal consumatore, la relativa quota non maturata”, che “la prassi, seguita dagli intermediari, di indicare cumulativamente, nei contratti e nei fogli informativi, l'importo di generiche spese, non consentendo quindi una chiara individuazione degli oneri maturati
e di quelli non maturati (...) comporta la difficoltà, e talvolta l'impossibilità, per il cliente di individuare quali oneri debbano essere rimborsati in caso di estinzione anticipata della cessione”, che è richiesto “uno scrupoloso rispetto della normativa di trasparenza” e che “è necessario che nei fogli informativi e nei contratti di finanziamento sia riportata una chiara indicazione delle diverse componenti di costo per la clientela, enucleando in particolare quelle soggette a maturazione nel corso del tempo (a titolo di esempio, gli interessi dovuti all'ente finanziatore, le spese di gestione e incasso, le commissioni che rappresentano il ricavo per la prestazione della garanzia 'non riscosso per riscosso' in favore dei soggetti 'plafonanti', ecc.)” (in questo senso la comunicazione n. 192691/09).
Anche l'Arbitro bancario e finanziario si era orientato in senso analogo e il Collegio di
Coordinamento aveva affermato: “nel caso di estinzione anticipata del finanziamento deve essere
pagina 6 di 15 rimborsata la quota delle commissioni e dei costi assicurativi non maturati nel tempo, dovendosi ritenere contrarie alla normativa di riferimento le condizioni contrattuali che stabiliscano in tal caso la non ripetibilità tout court delle commissioni e dei costi applicati al contratto nel caso di estinzione anticipata dello stesso.
Sulla base di tale orientamento: i) nella formulazione dei contratti, gli intermediari sono tenuti ad esporre in modo chiaro e agevolmente comprensibile quali oneri e costi siano imputabili a prestazioni concernenti la fase delle trattative e della formazione del contratto (costi up-front, non ripetibili) e quali oneri e costi maturino nel corso dell'intero svolgimento del rapporto negoziale (costi recurring, rimborsabili pro quota); ii) a tal fine può ritenersi valida la quantificazione negoziale dei costi recurring addebitati al cliente in una percentuale del costo globale delle commissioni, a condizione, però, che nel contratto siano chiaramente indicate, sia pure in forma sintetica, le prestazioni continuative correlate a quella percentuale, con modalità e termini tali da consentire al cliente di verificarne l'effettiva natura preliminare o continuativa;
iii) in assenza di una chiara ripartizione nel contratto tra oneri up-front e recurring, anche in applicazione dell'art. 1370 c.c. e, più in particolare, dell'art. 35, comma 2 d.lgs. n. 206 del 2005 (secondo cui, in caso di dubbio sull'interpretazione di una clausola, prevale quella più favorevole al consumatore), l'intero importo di ciascuna delle suddette voci deve essere preso in considerazione al fine della individuazione della quota parte da rimborsare;
iv) l'importo da rimborsare deve essere determinato (...) secondo un criterio proporzionale, tale per cui l'importo di ciascuna delle suddette voci viene moltiplicato per la percentuale del finanziamento estinto anticipatamente, risultante (se le rate sono di eguale importo) dal rapporto fra il numero complessivo delle rate e il numero delle rate residue;
v) altri metodi alternativi di computo non possono considerarsi conformi alla disciplina vigente (...). È principio anch'esso consolidato che siano rimborsabili, per la parte non maturata, non solo le commissioni bancarie, finanziarie e di intermediazione, ma anche i costi assicurativi relativi alla parte di finanziamento non goduta
(art. 49 del Reg. Isvap n. 35/2010; art. 22, comma 15-quater, d.l. n. 179/2012)” (ABF Collegio di
Coordinamento, 22.09.2014, n. 6167; analogamente, , Controparte_3
11.11.2016, nn. 10003, 10017 e 10035, e 10.05.2017, n. 5031).
In tale contesto è intervenuta la pronuncia della CGUE, 11.09.2019, resa nella causa C-
383/2018 (sentenza IT), che ha escluso la tradizionale distinzione tra costi up-front (prima non rimborsabili) e costi recurring (da sempre ripetibili), intendendo che l'art. 16, paragrafo 1,
pagina 7 di 15 della direttiva 2008/48/CE dovesse essere interpretato includendo, nella riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato, tutti i costi posti a carico del consumatore.
La giurisprudenza di merito, di legittimità ed arbitrale si è adeguata al principio indicato, affermando il diritto al rimborso dei costi integrali sostenuti, secondo il criterio dell'imputazione per mese o anno e dell'esclusione del periodo residuo.
La decisione 17.12.2019 n. 26525 del Collegio di Coordinamento dell'ABF, ha, quindi, affermato i seguenti articolati principi di diritto: “A seguito della sentenza 11 settembre 2019 della
Corte di Giustizia Europea, immediatamente applicabile anche ai ricorsi non ancora decisi, l'art. 125 sexies
TUB deve essere interpretato nel senso che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito, compresi i costi up front”; “Il criterio applicabile per la riduzione dei costi istantanei, in mancanza di una diversa previsione pattizia che sia comunque basata su un principio di proporzionalità, deve essere determinato in via integrativa dal Collegio decidente secondo equità, mentre per i costi recurring e gli oneri assicurativi continuano ad applicarsi gli orientamenti consolidati dell'ABF”; “La ripetibilità dei costi up front opera rispetto ai nuovi ricorsi e ai ricorsi pendenti, purché preceduti da conforme reclamo, con il limite della domanda”; “Non è ammissibile la proposizione di un ricorso per il rimborso dei costi up front dopo una decisione che abbia statuito sulla richiesta di retrocessione di costi recurring”; “Non è ammissibile la proposizione di un ricorso finalizzato alla retrocessione dei costi up front in pendenza di un precedente ricorso proposto per il rimborso dei costi recurring”.
Con la successiva sentenza del 09.02.2023 (causa C-555/21, Unicredit Bank Austria) la Corte di Giustizia dell'UE ha affermato: “L'articolo 25, paragrafo 1, della direttiva 2014/17/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 febbraio 2014, in merito ai contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali e recante modifica delle direttive 2008/48/CE e 2013/36/UE e del regolamento (UE) n. 1093/2010, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che prevede che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito, in caso di rimborso anticipato del medesimo, includa soltanto gli interessi e i costi dipendenti dalla durata del credito”.
Una tale conclusione risulta solo apparentemente contrastare con la sentenza CP_2 quanto essa è stata resa con riguardo al credito immobiliare ai consumatori. In particolare, se pagina 8 di 15 nella direttiva 2008/48 (oggetto del caso IT e relativa ai crediti al consumo) la riduzione di
“tutti i costi” (sia i costi recurring che i costi up-front), in caso di rimborso anticipato del credito, trova giustificazione nella difficoltà che incontrerebbero i consumatori o i giudici nella determinazione dei costi oggettivamente correlati alla durata del contratto, a fronte dell'ampio margine di discrezionalità di cui dispongono gli istituti creditizi nella fatturazione ed organizzazione interna (par. 33), nella direttiva 2014/17 (oggetto del caso Unicredit Bank
Austria e relativa ai crediti immobiliari) questo problema non si pone, poiché la finalità di tutela del consumatore sarebbe garantita dal c.d. modulo PIES, il quale permetterebbe al consumatore di distinguere i costi oggettivamente connessi alla durata del contratto (par. 34); quindi, secondo la Corte di Giustizia, la direttiva 2014/17 prevede, a favore del consumatore, una tutela più ampia di quella prevista dalla direttiva 2008/48, essendo l'istituto creditizio tenuto a fornire al cliente informazioni precontrattuali mediante il modulo suddetto.
A parere della Corte, dunque, l'elemento differenziale tra le due direttive sarebbe proprio il presidio di trasparenza “PIES”, previsto per il credito immobiliare, con la conseguente giustificazione di una disciplina diversa.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 263 del 22.12.2022, ha dichiarato l'incostituzionalità dell'art. 11octies, comma 2, del d. l. n. 73/2021 (c.d. decreto sostegni bis), convertito con l. n. 106/2021, nella parte in cui ha limitato il diritto alla riduzione spettante al consumatore in caso di estinzione anticipata ad alcune tipologie di costi sostenuti per il finanziamento. La norma faceva riferimento ai contratti conclusi successivamente all'entrata in vigore del d. l. 13.08.2010, n. 141 (di attuazione della direttiva 2008/48/CE), ma prima dell'entrata in vigore della legge n. 106/2021. La Corte Costituzionale ha ritenuto che la limitazione fosse in contrasto con la normativa dell'Unione europea e, in particolare, con l'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE, come interpretato dalla Corte di giustizia con la sentenza C-383/18, c.d. IT.
Il legislatore nazionale ha dapprima emanato l'art. 1, comma 1bis, del d.l. 13.06.2023, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla l. 10.08.2023, n. 103, che ha previsto: “all'articolo 11-octies, comma 2, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021,
pagina 9 di 15 n. 106, il secondo periodo è sostituito dai seguenti: «Nel rispetto del diritto dell'Unione europea, come interpretato dalle pronunce della Corte di giustizia dell'Unione europea, in caso di estinzioni anticipate dei contratti sottoscritti prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto continuano ad applicarsi, fatte salve le disposizioni del codice civile in materia di indebito oggettivo e di arricchimento senza causa, le disposizioni dell'articolo 125-sexies del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, vigenti alla data della sottoscrizione dei contratti;
non sono comunque soggetti a riduzione le imposte e i costi sostenuti per la conclusione dei medesimi contratti. Ove non sia diversamente indicato dalle parti, la riduzione del costo totale del credito avviene in conformità al criterio del costo ammortizzato»”.
In tal modo è stato codificato il principio c.d. “del costo ammortizzato” escludendo, tuttavia (nonostante l'inciso iniziale: “nel rispetto del diritto dell'Unione europea, come interpretato dalle pronunce della Corte di giustizia dell'Unione europea”), dalla riduzione, le imposte, i “costi sostenuti per la conclusione dei contratti”.
Applicando il criterio di risoluzione delle antinomie contenuto nell'art. 15 delle preleggi, la regolamentazione indicata è superata dal successivo art. 27 (rubricato “Estinzioni anticipate dei contratti di credito al consumo”) del d. l. 10.08.2023 n. 104, convertito con modificazioni dalla l.
09.10.2023 n. 136, che ha previsto: “all'articolo 11-octies, comma 2, del decreto-legge 25 maggio 2021,
n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106, i periodi secondo e seguenti sono sostituiti dal seguente: «Nel rispetto del diritto dell'Unione europea, come interpretato dalle pronunce della
Corte di giustizia dell'Unione europea, in caso di estinzioni anticipate dei contratti sottoscritti prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto continuano ad applicarsi, fatte salve le disposizioni del codice civile in materia di indebito oggettivo e di arricchimento senza causa, le disposizioni dell'articolo 125-sexies del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, vigenti alla data della sottoscrizione dei contratti;
non sono comunque soggette a riduzione le imposte»”.
In tale ultima disposizione non appare più il riferimento all'irripetibilità degli oneri up-front e al criterio del costo ammortizzato quale regola di calcolo della riduzione del costo totale del credito;
il rinvio alle “disposizioni” dell'art. 125 sexies TUB “vigenti alla data della sottoscrizione dei
pagina 10 di 15 contratti” fa propendere per un'applicazione della disciplina quale interpretata dalla Corte di giustizia e dalla Corte costituzione e con inclusione nel rimborso, dunque, dei costi up-front.
Anche la Corte di Cassazione, Sezione II, con l'ordinanza n. 25977 del 06.09.2023, ha affermato - senza operare un espresso richiamo alle norme del 2023 sopra esaminate - il seguente principio di diritto: “L'art. 125 del TUB, nella formulazione antecedente alle modifiche inserite con il D. Lgs n. 141 del 2010 prevede che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto ad un'equa riduzione del costo complessivo del credito, secondo le modalità stabilite dal CICR. In caso di assenza della norma integrativa o di norma integrativa che rinvii all'autonomia contrattuale, il consumatore ha diritto al rimborso di tutti i costi del credito, compresi gli interessi e le altre spese che il consumatore deve pagare per il finanziamento”.
La Suprema Corte ha chiarito che “dall'esame della legislazione europea e del diritto interno si ricava che il diritto del consumatore al rimborso dei costi in caso di adempimento anticipato, nell'ambito del credito al consumo, non è estraneo alla disciplina antecedente all'art. 125 sexies del TUB” e che (pur nella vigenza dell'art. 125 TUB) “anche in assenza di una norma attuativa del CICR, il consumatore non può essere privato del suo diritto al rimborso dei costi sostenuti, come previsto dalla norma primaria e dalle direttive
(europee)”.
Per tali motivi, venuta meno la distinzione tra costi up front e costi recurring, ai fini del rimborso dei costi del finanziamento in caso di estinzione anticipata e della nullità della clausola limitativa, il cliente finanziato ha il diritto di ottenere il rimborso sia delle spese di istruzione, sia delle commissioni di intermediazione, non rilevando la circostanza, anch'essa eccepita, per cui l'istituto di credito non potrebbe essere tenuto a rimborsare somme che lo stesso ha versato a terzi a titolo di remunerazione per l'attività svolta.
Tale conclusione – conforme ai principi contenuti nel nuovo art. 125 sexies, c. 3, T.U.B.
(non applicabile ratione temporis) – è coerente con il collegamento negoziale che sussiste tra il rapporto di finanziamento ed il contratto di mediazione creditizia, che, al pari di quanto avviene anche con il contratto di assicurazione, si presenta accessorio. Alla luce di tale collegamento, nel caso di estinzione anticipata del finanziamento deve essere riconosciuto il diritto del consumatore di ottenere direttamente dal finanziatore la restituzione di tutti gli pagina 11 di 15 oneri e accessori proporzionalmente non dovuti, compresi quelli inerenti l'intermediazione (o l'assicurazione), residuando all'istituto di credito solo il diritto di regresso nei confronti dell'intermediario o dell'assicuratore (tra le altre, Tribunale Monza, 04.01.2023, n. 20 e
Tribunale Ferrara, 02.02.2023, n. 81).
Infatti, la circostanza per cui la somma versata per l'intermediazione (così come quella versata a titolo di premio assicurativo) è stata trasferita ad altro soggetto non può avere l'effetto di eliminare la responsabilità dell'istituto mutuante, in quanto siffatta lettura lascerebbe il consumatore privo di ogni tutela a fronte della somma anticipata o, comunque, lo costringerebbe ad esperire una pluralità di azioni nei confronti di soggetti diversi.
Tale costruzione poggia sulla qualificazione del finanziatore come mero mandatario all'incasso rispetto agli oneri di intermediazione, nonché sulla riconduzione della domanda di restituzione dei costi alla categoria della ripetizione di indebito ai sensi dell'art. 2033 c.c., a fronte della quale ciò che rileva è solo il rapporto tra il solvens e l'accipiens, nonché la somma indebitamente percepita ed oggetto di domanda restitutoria, indipendentemente dalla successiva consegna a terzi (Tribunale Napoli, 06.07.2022 n. 6801 e 30.09.2022, n. 8552).
Peraltro, la giurisprudenza dell'Arbitro Bancario Finanziario ha da tempo ed in modo costante riconosciuto la legittimazione passiva sia del finanziatore che abbia incassato somme per costi di intermediazione e premi assicurativi (ex plurimis, Collegio di coordinamento ABF
n. 6167/2014), sia di quei soggetti (dal cessionario del credito al mandatario all'incasso) che abbiano avuto una relazione con il cliente nella gestione del credito o abbiano quantificato ed incassato le somme da versare in sede di estinzione anticipata del finanziamento.
Tale conclusione vale a maggior ragione se si considera che il cliente-consumatore potrebbe non avere una netta percezione della terzietà dell'intermediario (o dell'assicuratore) rispetto alla banca, sia perché la relativa documentazione è sottoscritta unitamente a quella relativa al finanziamento, sia in quanto i costi connessi all'intermediazione (o alla polizza) vengono trattenuti dal capitale mutuato, insieme a tutte le altre commissioni, e direttamente incamerati dalla banca, che provvede poi, separatamente, a versare alla compagnia quanto dovuto (sul tema si vedano anche Tribunale Napoli, Sez. II, 24.05.2022, n. 5184 e 09.02.2021, n. 1273).
pagina 12 di 15 Passando, ora, all'esame della fattispecie oggetto di causa, si condivide quanto affermato dal
Giudice di Pace in ordine alla rimborsabilità dei costi richiesti dal , con conseguente CP_1 rigetto del relativo motivo di appello principale.
Va parimenti disatteso il motivo d'appello riguardante la carenza di legittimazione passiva dell'appellante relativamente ai costi di intermediazione.
Come esposto, il rapporto contrattuale risulta interamente gestito dalla Banca finanziatrice, unico soggetto legittimato passivo rispetto alle pretese del . CP_1
L'appellante, in qualità di accipiens del rapporto, ha incassato ogni somma versata dal cliente, anche a titolo di commissioni di intermediazione, pertanto, va confermata la sua legittimazione passiva anche con riguardo alle commissioni di intermediazione, come da orientamento maggioritario di questo Tribunale.
L'eccezione di carenza di legittimazione passiva dell'odierno appellante è stata, quindi, correttamente rigettata.
Il ha proposto apposito appello incidentale chiedendo la riforma della sentenza CP_1 nella parte in cui, pur avendo dichiarato la vessatorietà della clausola contrattuale che prevedeva il rimborso solo di taluni costi per il caso di estinzione anticipata, ha comunque escluso alcune voci. Dunque, in questa sede ha chiesto la restituzione della somma complessiva di € 1.061,79 - così va intesa la somma di € 1.081,79, indicata nelle conclusioni della comparsa di costituzione in questo grado di appello - in quanto frutto di un evidente errore materiale nella addizione delle voci indicate a pag. 28 della comparsa di costituzione, con una differenza residua di € 370,24.
Il motivo di appello in esame va accolto, in ragione di quanto esposto.
In merito al criterio di calcolo da applicare si osserva quanto segue.
La Corte di Giustizia Europea nella sentenza “IT” non ha indicato espressamente il criterio di calcolo da adottare, si ritiene che in base alla ratio della disciplina, finalizzata a tutelare il consumatore (considerato soggetto debole), ed alla natura unitaria del costo totale, sia necessario adottare un unico criterio di calcolo senza distinguere tra le varie voci di costo.
pagina 13 di 15 In caso contrario si avallerebbe una situazione di incertezza, non potendo il consumatore, per definizione soggetto non esperto in materia, comprendere ex ante in modo chiaro la quantificazione dei costi rimborsabili nell'ipotesi di estinzione anticipata del finanziamento.
L'applicazione del criterio "pro rata temporis”, di matrice giurisprudenziale, consente di individuare equitativamente l'importo da rimborsare, per ciascuna delle voci di costo, suddividendo il relativo importo per il numero complessivo delle rate e poi moltiplicato per il numero delle rate residue (cfr. ABF, Collegio di ABF Decisione n. 2084 del 19 aprile 2013, cit.); esso si applica se espressamente previsto o se manchi qualsiasi determinazione in merito.
Appare, dunque, opportuno intendere la natura unitaria del costo non solo ai fini della loro corresponsione, ma anche dei criteri di calcolo.
Inoltre, tale criterio di calcolo è espressamente previsto dal contratto di finanziamento sottoscritto dall'appellato, pertanto, applicando il predetto criterio, l'appellante dovrà rimborsare all'appellato l'ulteriore somma di € 370,24, oltre interessi legali dalla data del reclamo alla banca.
Dunque, in accoglimento dell'appello incidentale proposto dal , la sentenza CP_1 appellata va riformata e l'appellante va condannato alla restituzione della somma indicata in favore del CP_1
Alla luce delle significative innovazioni normative e del dibattito giurisprudenziale sviluppatosi nel corso del presente giudizio, si ritiene di compensare per metà le spese di lite, dunque l'appellante va condannata al pagamento della residua metà.
Le spese sono liquidate, ai sensi dell'art. 9 D.L. 1/2012 e del successivo D.M. 55/2014, aggiornato al D.M. n. 147/2022, in considerazione del valore della controversia (scaglione fino a € 5.200,00) in € 1.800,00 per compensi (€ 400,00 per la fase di studio, € 400,00 per la fase introduttiva, € 500,00 per la fase di trattazione, € 500,00 per la fase decisionale), importo su cui applicare la compensazione, da distrarsi in favore del procuratore costituito, dichiaratosi antistatario ex art. 93 c.p.c..
pagina 14 di 15 Si dà, infine, atto della sussistenza dei presupposti previsti dall'art. 13, c. 1 quater, D.P.R.
115/2002, come modificato dalla l. 228/2012, ai fini del pagamento del contributo unificato
(cfr. C. Cass., n. 22726/2018), a carico dell'appellante principale.
P.Q.M.
Il Tribunale di Catania, Quarta Sezione Civile, definitivamente pronunciando nella causa civile d'appello iscritta al n. 7741/2022 R.G, vertente tra in persona del Parte_1 legale rappresentante pro tempore (appellante) e (appellato/appellante Controparte_1 incidentale), rigettata e disattesa ogni diversa istanza ed eccezione, così provvede:
1) Rigetta l'appello principale;
2) Accoglie l'appello incidentale e, per l'effetto, in parziale riforma della sentenza n.
108/2021, emessa dal Giudice di Pace di Belpasso, condanna alla Parte_1 restituzione, in favore di , dell'ulteriore importo di € 370,24, oltre Controparte_1 interessi come in motivazione;
3) Conferma la sentenza nelle residue parti;
4) Compensa per metà le spese di lite e condanna l'appellante alla rifusione, in favore dell'appellato, della residua metà, che liquida in € 900,00 a titolo di compensi, oltre alle spese generali nella misura del 15%, IVA e CPA come per legge, da distrarsi in favore dell'avv. Gaetano Giuliano Bertone;
5) Dà atto della sussistenza dei presupposti di cui all'art. 13, c. 1 quater, D.P.R. n. 115/2002 come modificato dalla l. 228/2012, a carico dell'appellante principale.
Così deciso in Catania il 12/11/2025.
Il Giudice
MI AU
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