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Sentenza 8 ottobre 2025
Sentenza 8 ottobre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Velletri, sentenza 08/10/2025, n. 1345 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Velletri |
| Numero : | 1345 |
| Data del deposito : | 8 ottobre 2025 |
Testo completo
N. R.G. 2957/2024
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE ORDINARIO di VELLETRI sezione lavoro 1° grado
Il Tribunale in composizione monocratica, in persona della dott.ssa Raffaella Falcione quale
Giudice del lavoro, preso atto del “Deposito di note scritte” di cui all'art. 127 ter del D.lgs. n.
149/2022, in sostituzione dell'udienza del 7/10/2025, ha emesso la seguente
SENTENZA COMPLETA DI DISPOSITIVO E DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA
DECISIONE AI SENSI DEGLI ARTT. 127 Ter e 429 C.P.C.
nella causa civile di primo grado iscritta al n. 2957/2024 R.G.A.L. del Tribunale di Velletri e vertente
TRA
Ricorrente Parte_1
Rappresentata e difesa dagli Avv.to Cipriano Di Tella
E
- In persona del Ministro pro- Controparte_1 tempore Resistente - Contumace
P.Q.M.
Il Giudice, definitivamente pronunciando, disattesa ogni diversa istanza, eccezione o deduzione
1. Dichiara il diritto di ad usufruire del beneficio della Carta del Parte_1 docente previsto e disciplinato dall'art. 1, comma 121, della L. n. 107/2015 (cd Carta del docente) per gli anni scolastici 2020/2021, 2022/2023 e 2023/2024.
2. Per l'effetto ordina al di attivare in favore della ricorrente la Carta del CP_2 docente su cui sarà accreditata la somma € 1.500,00 (oltre interessi legali e pagina 1 di 8 rivalutazione nei limiti di cui all'art. 16, 6° comma, L. n. 412/1991 con decorrenza dall'anno di riferimento) alle stesse regole assegnate ai dipendenti a tempo indeterminato.
3. Condanna il , in persona del pro-tempore, a rimborsare alla parte CP_2 CP_3 ricorrente le spese processuali liquidate in complessivi € 1.200,00 -per compensi di avvocato- oltre IVA CPA e rimborso delle spese generali nella misura del 15% come per legge, da distrarre in favore dei procuratori che se ne dichiara antistatario.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato in data 21.05.2024, ritualmente notificato, la ricorrente epigrafata, docente precaria di scuola primaria, con ultima sede di servizio presso l'I.C. Vito Volterra di
Ariccia in virtù di un incarico di supplenza su posto di sostegno psicofisico conferito fino al termine delle attività didattiche, premesso di essere stata destinataria di incarichi di supplenza anche negli anni scolastici 2020/2021 e 2022/2023, conviene il
[...]
dinanzi al Tribunale di Velletri per ottenere il riconoscimento Controparte_1 del diritto ad usufruire del beneficio economico di € 500 annui tramite la Carta elettronica del docente, previsto dalla L. 107/2015 solo per il personale docente assunto a tempo indeterminato. Chiede, quindi, al Tribunale, previa eventuale disapplicare dell'art. 1 commi
121, 122 e 124 della L. n. 107/2015 istitutiva del beneficio in parola (nel combinato disposto con i D.P.C.M. 24.09.2015 e D.P.C.M. 28.11.2016), di condannare il CP_1 convenuto ad erogare, e in ogni caso all'accredito in suo favore della Carta elettronica del docente per la somma complessiva di € 1.500,00 (€ 500 per ogni anno scolastico) quale contributo economico da destinare alla sua formazione professionale. In subordine, chiede la condanna dell'Amministratore scolastica convenuta al pagamento della somma di €
1.500,00 a titolo risarcitorio.
Il benché ritualmente citato non si costituiva in Controparte_1 giudizio per cui ne veniva dichiarata la contumacia.
La causa veniva istruita con la prova documentale prodotta dal procuratore della ricorrente. All'esito del deposito di note di udienza, ex art. 127 ter c.p.c., il giudicante decideva la causa con sentenza completa di dispositivo ed esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione ai sensi dell'art. 429 c.p.c..
In via preliminare va affermata la giurisdizione dell'AGO e la legittimazione passiva dell'Amministrazione scolastica convenuta in quanto la controversia verte sulla pretesa di pagina 2 di 8 una prestazione di natura economica nei confronti del derivante dallo svolgimento CP_1 del rapporto di lavoro. Vengono quindi in rilievo atti che rientrano tra le determinazioni assunte dal con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato in quanto tali CP_1 ricompresi nella giurisdizione del giudice ordinario (cfr. Cass. SS.UU. n. 16765/2014 e Cass.
SS.UU. n. 3032/2011)
Nel merito osserva il giudicante che il presente giudizio si inserisce in un filone seriale di cause promosse dai docenti precari i quali lamentano di essere stati discriminati dal legislatore nazionale che ha riconosciuto il diritto al bonus della Carta elettronica -destinata allo sviluppo delle competenze professionali- ai soli docenti assunti a tempo indeterminato, benché anche loro abbiano svolto mansioni identiche rispetto a quelle espletate dal personale di ruolo fino al termine dell'anno scolastico (30.08.), o delle attività didattiche
(30.06), e, soprattutto, essendo stati sottoposti agli stessi obblighi formativi. Sostengono, quindi, che la normativa interna si pone in contrasto con quella euro-unitaria che, in materia di condizioni di impiego, ha sancito il principio di non discriminazione tra lavoratori assunti a tempo indeterminato e lavoratori assunti a termine, salvo la presenza di ragioni oggettive a giustificazione del diverso trattamento (art. 6 dell'Accordo Quadro allegato alla direttiva
1999/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999 e ordinanza del 18 maggio 2022 della Corte di
Giustizia).
Appare, quindi, utile delineare il quadro normativo di riferimento.
L'art. 1, comma 121, della L. n. 107/2015 ha disposto che “al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo, delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, dell'importo nominale di euro 500,00 annui per ciascun anno scolastico...”.
Il d.P.C.M. n. 32313/2015 (che ha definito le modalità di assegnazione e di utilizzo della
Carta) ha statuito, all'art. 2, che la somma di € 500,00 annui può essere erogata solo ai
“docenti di ruolo a tempo indeterminato presso le Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova”.
Con il successivo d.P.C.M. del 28 novembre 2016 il Governo ha confermato che “la Carta è assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute …, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari”.
pagina 3 di 8 Sulla questione si è registrato un primo intervento del Consiglio di Stato che, con la sentenza n. 1842/2022, ha annullato il d.P.C.M. n. 32313/2015 ritenendo il diverso trattamento riservato ai docenti precari privo di ragioni oggettive, anche considerato che gli artt. 63 e 64 del CCNL del 29.11.2007, nel disciplinare gli obblighi di formazione, non distinguono tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato.
La questione della compatibilità della normativa interna con il diritto eurounitario è stata, quindi, sottoposta alla CGUE che, con l'ordinanza del 18 maggio 2022 (causa C-450/21), ha ritenuto che: “La clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999 … deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del
, e non al personale docente a tempo determinato di tale , il Controparte_1 CP_1 beneficio di un vantaggio finanziario dell'importo di EUR 500 all'anno, concesso al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, mediante una carta elettronica che può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali
e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, ad altre attività di formazione e per l'acquisto di servizi di connettività al fine di assolvere
l'obbligo di effettuare attività professionali a distanza”.
Nel percorso motivazionale la Corte UE afferma, infatti, che: si verte in tema di condizioni di impiego;
la formazione continua è obbligatoria tanto per i docenti a tempo indeterminato che per quelli a determinato;
la mera natura temporanea del lavoro non può costituire di per sé una ragione oggettiva per giustificare una differenza di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a termine, poiché in tal modo si priverebbe di contenuto gli obiettivi della Direttiva 1999/70 e dell'Accordo quadro.
Dopo le sentenze del Consiglio di Stato e della CGUE, la giurisprudenza di merito si è pronunciata in maniera pressoché unanime in senso favorevole ai docenti ricorrenti, ribadendo che non si ravvisano ragioni che possano giustificare il diverso trattamento dei precari venendo in rilievo la formazione e l'aggiornamento del docente che non può che essere considerata identica sia per quelli assunti a tempo indeterminato che per quelli assunti a tempo determinato. A ragionare diversamente, infatti, si dovrebbe ipotizzare che l'attività svolta dai docenti precari possa essere caratterizzata da un minor grado di pagina 4 di 8 aggiornamento del personale, che, oltre a risultare irragionevole e in contrasto con il principio costituzionale di eguaglianza, e a dare luogo ad una inammissibile disparità di trattamento, finirebbe anche con il ledere il diritto all'istruzione, costituzionalmente garantito, considerando che si avrebbe un corpo docenti la cui formazione è differenziata a seconda della stabilità o meno del rapporto di lavoro.
Nel 2023 il legislatore è in parte tornato sui suoi passi e, con il D.L. n. 69/2023 pubblicato il
13.06.2023 (cd Salva infrazioni) convertito con la L. 10 agosto 2023, n. 103, ha esteso il beneficio dell'attribuzione della Carta elettronica per l'aggiornamento del docente anche ai docenti precari, sia pure per il solo anno scolastico 2023, e solo a coloro che hanno avuto un incarico di supplenza annuale al 31 agosto.
Così stando le cose, la S.C. di Cassazione, chiamata a pronunciarsi in via pregiudiziale dal
Tribunale di Teramo sulla questione che ci occupa, con la recente sentenza n. 29961 del 27 ottobre 2023, richiamando gli stessi principi posti a sostegno delle decisioni del Consiglio di
Stato e della Corte UE, e fatti propri dalla giurisprudenza di merito maggioritaria, ha chiarito una serie di ulteriori aspetti su cui si sono registrati alcuni contrasti nelle decisioni dei
Tribunali di primo grado.
In particolare la S.C. ha preliminarmente chiarito che l'istituto va inserito nel contesto del sistema della formazione degli insegnanti, e che il diritto-dovere formativo riguarda non solo il personale di ruolo ma anche i precari, non essendovi nessuna distinzione in tal senso posta dalla normativa vigente. Ha, tuttavia, precisato che, per una scelta di discrezionalità normativa, la Carta è connessa alla didattica annua, come è provato dalla taratura dell'importo -in misura annua- e dalla connessione allo stretto collegamento con il Piano
Triennale di Offerta Formativa. Vanno, quindi, ricercati i parametri giuridici per individuare le supplenze rispetto alle quali vi è una piena sovrapponibilità di condizioni, posto che lo strumento antidiscriminatorio non può essere esteso a catena di una qualsivoglia miglio tutela. Pertanto, anche in considerazione della logica delle scelte del legislatore, che si muovono sul piano del sostegno pieno alla didattica annua, i giudici di legittimità, dopo avere evidenziato l'inidoneità del dato normativo dei 180 giorni valorizzato da alcune norme del sistema scolastico, individuano come parametro idoneo quanto disposto dall'art. 4 commi 1 e 2 della L. 124/1999, ossia alle supplenze annuali (31.08) sui posti dell'organico di diritto vacanti e disponibili entro il 31 dicembre e quelle fino al termine delle attività didattiche (30.06) su posti non vacanti ma resisi disponibili entro il 31 dicembre, poiché solo rispetto a queste tipologie di incarico si ravvisa la necessità di rimuovere la discriminazione subita dal docente precario. Resta da approfondire la possibilità di estendere il beneficio alle supplenze che per sommatoria giungono al termine delle attività didattiche.
pagina 5 di 8 Con riferimento alla natura giuridica della Carte, la Corte ha precisato che va qualificata come obbligazione di pagamento di una somma di denaro condizionata dalla destinazione a specifiche tipologie di acquisti e non ad altri. Ne consegue che non è riconoscibile al docente una somma di denaro liquida, poiché in tal modo gli si darebbe un'utilità diversa da quella voluta dalla legge e ne verrebbe vanificato l'impianto normativo finalizzato in modo stringente ad assicurare proprio beni e servizi formativi, e non somme in quanto tali.
Inoltre, sotto il profilo dell'interesse ad agire, ha precisato che, poiché la Carta può essere utilizzata nell'arco del biennio, ne deriva che il docente ha ancora diritto a fruire di quanto accreditato in suo favore anche qualora nell'anno successivo non gli fosse attribuita una supplenza. Di regola, infatti, la cessazione dell'incarico di supplenza non significa l'uscita dal sistema scolastico, sempre che il docente precario -che in una certa annualità ha maturato il diritto alla Carta- resti iscritto nelle graduatorie per le supplenze (ad esaurimento, provinciali o di istituto). In tal modo, infatti, permane il suo inserimento nel sistema scolastico che giustifica l'esercizio del diritto all'adempimento, potendo divenire destinatario di ulteriori incarichi di supplenza o addirittura venire assunto a tempo indeterminato. Diversamente, se il docente dopo l'annualità in cui è maturato il diritto alla Carta viene cancellato dalle graduatorie, cessa il diritto all'adempimento in quanto fuoriuscito dal sistema scolastico, e può agire solo per il risarcimento del danno.
Con riferimento al termine di prescrizione, i giudici di legittimità hanno infine chiarito che, considerata la natura pecuniaria dell'obbligazione e la peculiarità che il predetto
“pagamento di scopo” deve essere assicurato annualmente dal ai docenti che ne CP_1 abbiano diritto, va esteso ai docenti non di ruolo lo stesso regime di prescrizione quinquennale previsto per i docenti di ruolo, altrimenti si verificherebbe una
“discriminazione alla rovescia, riservandosi ai precari un trattamento più favorevole rispetto a quello previsto per i docenti di ruolo. Per i soggetti definitivamente usciti dal sistema scolastico, invece, residuando per loro, come detto, la sola azione di risarcimento del danno, si applica la prescrizione decennale secondo i principi generali in tema di responsabilità contrattuale.
In sintesi, quindi:
a) La Carta spetta ai docenti non di ruolo con incarico annuale o fino al termine delle attività di didattiche (nel senso innanzi chiarito), senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al;
CP_1
b) Ai docenti precari che, al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche (in quanto iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo) spetta l'adempimento in forma specifica all'attribuzione della Carta del docente, secondo il sistema proprio di pagina 6 di 8 essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi o rivalutazione, dalla data del diritto all'accredito all'attribuzione;
c) Ai docenti che, al momento della pronuncia giudiziale, siano fuoriusciti dal sistema delle docenze scolastiche (per cessazione dal servizio di ruolo o per cancellazione dalle graduatorie per le supplenze), spetta il risarcimento per i danni che siano da essi allegati, da quantificarsi anche in via equitativa, tenuto conto delle circostanze del caso concreto, entro il massimo costituito dal valore della Carta, salvo allegazione e prova specifica di un maggior pregiudizio;
d) L'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta docente si prescrive nel termine quinquennale che decorre dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, quindi dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica;
e) La prescrizione delle azioni risarcitorie per mancata attribuzione della Carta è invece decennale ed il termine decorre, per i docenti già transitati in ruolo e cessati dal servizio, o non più iscritti nelle graduatorie per le supplenze, dalla data della loro fuoriuscita dal sistema scolastico.
Tanto premesso, si osserva che, come risulta documentalmente provato dai contratti di lavoro depositati in allegato al ricorso, la docente:
Nell'anno scolastico 2020/2021 è stata destinataria di un incarico di supplenza su posto comune dal 7.10.2020 al 5.06.2021 -in applicazione dell'art. 231 bis del D.L.
34/2020- presso l'I.C. 02 di San Bonifacio;
Nell'anno scolastico 2022/2023 è stata destinataria di un incarico di supplenza su posto di sostegno psicofisico dal 4.10.2022 al 30.06.2023 presso l'I.C. Ardea III di
Ardea;
Nell'anno scolastico 2023/2024 è stata destinataria di un incarico di supplenza su posto di sostegno psicofisico dal 26.09.2023 al 30.06.2024 presso l'I.C. Vito Volterra di
Ariccia;
Applicando i suddetti principi di diritto al caso in esame ritiene il giudicante che la ricorrente ha fatto fronte all'onere probatorio di cui era gravata, ai sensi dell'art. 2697 c.c., sulla sussistenza del diritto azionato per gli anni scolastici per cui è processo in cui si è venuta a trovare in una condizione di impiego di piena comparabilità rispetto ai colleghi assunti a tempo indeterminato. Va, quindi, dichiarato il diritto di ad ottenere il Parte_1 beneficio della cd. “Carta del docente” e, quindi, del relativo bonus di € 500 a destinazione vincolata per ciascun anno scolastico di cui innanzi.
pagina 7 di 8 Del resto il è rimasto contumace e si è così volontariamente sottratto al processo e alla possibilità di dedurre valide ragioni per confutare le argomentazioni di parte attrice e fornire la prova contraria dei fatti costitutivi della pretesa azionata in giudizio dalla docente, ovvero provare l'esistenza di fatti sopravvenuti estintivi o modificativi del medesimo diritto.
Per quanto riguarda la condizione di parte ricorrente di interna o esterna al sistema delle docenze scolastiche, che assume rilievo secondo la citata sentenza della Cassazione ai fini dell'individuazione al tipo di tutela che deve applicarsi ai docenti a cui va riconosciuto il diritto alla Carta di aggiornamento (in forma specifica nel primo caso in forma equivalente nel secondo caso), dalla documentazione prodotta dal procuratore della docente in data
21.02.2025 vi è prova della sua attuale presenza nel sistema scolastico statale considerate che è stata destinataria di un ulteriore incarico di supplenza nell'a.s. 2025/2026 essendo iscritta nelle GPS valide per il biennio 2024/2026.
Va, quindi, ordinato all'Amministrazione scolastica di attivare le modalità tecniche utili per consentire l'adempimento dell'obbligazione principale nella forma specifica. Trattandosi di obbligazione pecuniaria spettano, inoltre, al docente gli accessori di legge (interessi legali e rivalutazione, nei limiti di cui all'art. 16, 6° comma L. n. 412/1991) con decorrenza dall'anno scolastico a cui la somma si riferisce.
Per tutti i motivi addotti il ricorso è fondato e merita di essere accolto.
Le spese di lite seguono la soccombenza, ai sensi dell'art. 91 c.p.c., e vengono liquidate come in dispositivo tenuto conto del valore della carta (€ 500,00 annui), con distrazione in favore del procuratore della ricorrente che se ne dichiara antistatario ex art. 93 c.p.c..
Velletri, 8 ottobre 2025
Il Giudice del Lavoro
dott.ssa Raffaella Falcione
pagina 8 di 8
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE ORDINARIO di VELLETRI sezione lavoro 1° grado
Il Tribunale in composizione monocratica, in persona della dott.ssa Raffaella Falcione quale
Giudice del lavoro, preso atto del “Deposito di note scritte” di cui all'art. 127 ter del D.lgs. n.
149/2022, in sostituzione dell'udienza del 7/10/2025, ha emesso la seguente
SENTENZA COMPLETA DI DISPOSITIVO E DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA
DECISIONE AI SENSI DEGLI ARTT. 127 Ter e 429 C.P.C.
nella causa civile di primo grado iscritta al n. 2957/2024 R.G.A.L. del Tribunale di Velletri e vertente
TRA
Ricorrente Parte_1
Rappresentata e difesa dagli Avv.to Cipriano Di Tella
E
- In persona del Ministro pro- Controparte_1 tempore Resistente - Contumace
P.Q.M.
Il Giudice, definitivamente pronunciando, disattesa ogni diversa istanza, eccezione o deduzione
1. Dichiara il diritto di ad usufruire del beneficio della Carta del Parte_1 docente previsto e disciplinato dall'art. 1, comma 121, della L. n. 107/2015 (cd Carta del docente) per gli anni scolastici 2020/2021, 2022/2023 e 2023/2024.
2. Per l'effetto ordina al di attivare in favore della ricorrente la Carta del CP_2 docente su cui sarà accreditata la somma € 1.500,00 (oltre interessi legali e pagina 1 di 8 rivalutazione nei limiti di cui all'art. 16, 6° comma, L. n. 412/1991 con decorrenza dall'anno di riferimento) alle stesse regole assegnate ai dipendenti a tempo indeterminato.
3. Condanna il , in persona del pro-tempore, a rimborsare alla parte CP_2 CP_3 ricorrente le spese processuali liquidate in complessivi € 1.200,00 -per compensi di avvocato- oltre IVA CPA e rimborso delle spese generali nella misura del 15% come per legge, da distrarre in favore dei procuratori che se ne dichiara antistatario.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato in data 21.05.2024, ritualmente notificato, la ricorrente epigrafata, docente precaria di scuola primaria, con ultima sede di servizio presso l'I.C. Vito Volterra di
Ariccia in virtù di un incarico di supplenza su posto di sostegno psicofisico conferito fino al termine delle attività didattiche, premesso di essere stata destinataria di incarichi di supplenza anche negli anni scolastici 2020/2021 e 2022/2023, conviene il
[...]
dinanzi al Tribunale di Velletri per ottenere il riconoscimento Controparte_1 del diritto ad usufruire del beneficio economico di € 500 annui tramite la Carta elettronica del docente, previsto dalla L. 107/2015 solo per il personale docente assunto a tempo indeterminato. Chiede, quindi, al Tribunale, previa eventuale disapplicare dell'art. 1 commi
121, 122 e 124 della L. n. 107/2015 istitutiva del beneficio in parola (nel combinato disposto con i D.P.C.M. 24.09.2015 e D.P.C.M. 28.11.2016), di condannare il CP_1 convenuto ad erogare, e in ogni caso all'accredito in suo favore della Carta elettronica del docente per la somma complessiva di € 1.500,00 (€ 500 per ogni anno scolastico) quale contributo economico da destinare alla sua formazione professionale. In subordine, chiede la condanna dell'Amministratore scolastica convenuta al pagamento della somma di €
1.500,00 a titolo risarcitorio.
Il benché ritualmente citato non si costituiva in Controparte_1 giudizio per cui ne veniva dichiarata la contumacia.
La causa veniva istruita con la prova documentale prodotta dal procuratore della ricorrente. All'esito del deposito di note di udienza, ex art. 127 ter c.p.c., il giudicante decideva la causa con sentenza completa di dispositivo ed esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione ai sensi dell'art. 429 c.p.c..
In via preliminare va affermata la giurisdizione dell'AGO e la legittimazione passiva dell'Amministrazione scolastica convenuta in quanto la controversia verte sulla pretesa di pagina 2 di 8 una prestazione di natura economica nei confronti del derivante dallo svolgimento CP_1 del rapporto di lavoro. Vengono quindi in rilievo atti che rientrano tra le determinazioni assunte dal con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato in quanto tali CP_1 ricompresi nella giurisdizione del giudice ordinario (cfr. Cass. SS.UU. n. 16765/2014 e Cass.
SS.UU. n. 3032/2011)
Nel merito osserva il giudicante che il presente giudizio si inserisce in un filone seriale di cause promosse dai docenti precari i quali lamentano di essere stati discriminati dal legislatore nazionale che ha riconosciuto il diritto al bonus della Carta elettronica -destinata allo sviluppo delle competenze professionali- ai soli docenti assunti a tempo indeterminato, benché anche loro abbiano svolto mansioni identiche rispetto a quelle espletate dal personale di ruolo fino al termine dell'anno scolastico (30.08.), o delle attività didattiche
(30.06), e, soprattutto, essendo stati sottoposti agli stessi obblighi formativi. Sostengono, quindi, che la normativa interna si pone in contrasto con quella euro-unitaria che, in materia di condizioni di impiego, ha sancito il principio di non discriminazione tra lavoratori assunti a tempo indeterminato e lavoratori assunti a termine, salvo la presenza di ragioni oggettive a giustificazione del diverso trattamento (art. 6 dell'Accordo Quadro allegato alla direttiva
1999/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999 e ordinanza del 18 maggio 2022 della Corte di
Giustizia).
Appare, quindi, utile delineare il quadro normativo di riferimento.
L'art. 1, comma 121, della L. n. 107/2015 ha disposto che “al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo, delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, dell'importo nominale di euro 500,00 annui per ciascun anno scolastico...”.
Il d.P.C.M. n. 32313/2015 (che ha definito le modalità di assegnazione e di utilizzo della
Carta) ha statuito, all'art. 2, che la somma di € 500,00 annui può essere erogata solo ai
“docenti di ruolo a tempo indeterminato presso le Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova”.
Con il successivo d.P.C.M. del 28 novembre 2016 il Governo ha confermato che “la Carta è assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute …, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari”.
pagina 3 di 8 Sulla questione si è registrato un primo intervento del Consiglio di Stato che, con la sentenza n. 1842/2022, ha annullato il d.P.C.M. n. 32313/2015 ritenendo il diverso trattamento riservato ai docenti precari privo di ragioni oggettive, anche considerato che gli artt. 63 e 64 del CCNL del 29.11.2007, nel disciplinare gli obblighi di formazione, non distinguono tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato.
La questione della compatibilità della normativa interna con il diritto eurounitario è stata, quindi, sottoposta alla CGUE che, con l'ordinanza del 18 maggio 2022 (causa C-450/21), ha ritenuto che: “La clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999 … deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del
, e non al personale docente a tempo determinato di tale , il Controparte_1 CP_1 beneficio di un vantaggio finanziario dell'importo di EUR 500 all'anno, concesso al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, mediante una carta elettronica che può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali
e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, ad altre attività di formazione e per l'acquisto di servizi di connettività al fine di assolvere
l'obbligo di effettuare attività professionali a distanza”.
Nel percorso motivazionale la Corte UE afferma, infatti, che: si verte in tema di condizioni di impiego;
la formazione continua è obbligatoria tanto per i docenti a tempo indeterminato che per quelli a determinato;
la mera natura temporanea del lavoro non può costituire di per sé una ragione oggettiva per giustificare una differenza di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a termine, poiché in tal modo si priverebbe di contenuto gli obiettivi della Direttiva 1999/70 e dell'Accordo quadro.
Dopo le sentenze del Consiglio di Stato e della CGUE, la giurisprudenza di merito si è pronunciata in maniera pressoché unanime in senso favorevole ai docenti ricorrenti, ribadendo che non si ravvisano ragioni che possano giustificare il diverso trattamento dei precari venendo in rilievo la formazione e l'aggiornamento del docente che non può che essere considerata identica sia per quelli assunti a tempo indeterminato che per quelli assunti a tempo determinato. A ragionare diversamente, infatti, si dovrebbe ipotizzare che l'attività svolta dai docenti precari possa essere caratterizzata da un minor grado di pagina 4 di 8 aggiornamento del personale, che, oltre a risultare irragionevole e in contrasto con il principio costituzionale di eguaglianza, e a dare luogo ad una inammissibile disparità di trattamento, finirebbe anche con il ledere il diritto all'istruzione, costituzionalmente garantito, considerando che si avrebbe un corpo docenti la cui formazione è differenziata a seconda della stabilità o meno del rapporto di lavoro.
Nel 2023 il legislatore è in parte tornato sui suoi passi e, con il D.L. n. 69/2023 pubblicato il
13.06.2023 (cd Salva infrazioni) convertito con la L. 10 agosto 2023, n. 103, ha esteso il beneficio dell'attribuzione della Carta elettronica per l'aggiornamento del docente anche ai docenti precari, sia pure per il solo anno scolastico 2023, e solo a coloro che hanno avuto un incarico di supplenza annuale al 31 agosto.
Così stando le cose, la S.C. di Cassazione, chiamata a pronunciarsi in via pregiudiziale dal
Tribunale di Teramo sulla questione che ci occupa, con la recente sentenza n. 29961 del 27 ottobre 2023, richiamando gli stessi principi posti a sostegno delle decisioni del Consiglio di
Stato e della Corte UE, e fatti propri dalla giurisprudenza di merito maggioritaria, ha chiarito una serie di ulteriori aspetti su cui si sono registrati alcuni contrasti nelle decisioni dei
Tribunali di primo grado.
In particolare la S.C. ha preliminarmente chiarito che l'istituto va inserito nel contesto del sistema della formazione degli insegnanti, e che il diritto-dovere formativo riguarda non solo il personale di ruolo ma anche i precari, non essendovi nessuna distinzione in tal senso posta dalla normativa vigente. Ha, tuttavia, precisato che, per una scelta di discrezionalità normativa, la Carta è connessa alla didattica annua, come è provato dalla taratura dell'importo -in misura annua- e dalla connessione allo stretto collegamento con il Piano
Triennale di Offerta Formativa. Vanno, quindi, ricercati i parametri giuridici per individuare le supplenze rispetto alle quali vi è una piena sovrapponibilità di condizioni, posto che lo strumento antidiscriminatorio non può essere esteso a catena di una qualsivoglia miglio tutela. Pertanto, anche in considerazione della logica delle scelte del legislatore, che si muovono sul piano del sostegno pieno alla didattica annua, i giudici di legittimità, dopo avere evidenziato l'inidoneità del dato normativo dei 180 giorni valorizzato da alcune norme del sistema scolastico, individuano come parametro idoneo quanto disposto dall'art. 4 commi 1 e 2 della L. 124/1999, ossia alle supplenze annuali (31.08) sui posti dell'organico di diritto vacanti e disponibili entro il 31 dicembre e quelle fino al termine delle attività didattiche (30.06) su posti non vacanti ma resisi disponibili entro il 31 dicembre, poiché solo rispetto a queste tipologie di incarico si ravvisa la necessità di rimuovere la discriminazione subita dal docente precario. Resta da approfondire la possibilità di estendere il beneficio alle supplenze che per sommatoria giungono al termine delle attività didattiche.
pagina 5 di 8 Con riferimento alla natura giuridica della Carte, la Corte ha precisato che va qualificata come obbligazione di pagamento di una somma di denaro condizionata dalla destinazione a specifiche tipologie di acquisti e non ad altri. Ne consegue che non è riconoscibile al docente una somma di denaro liquida, poiché in tal modo gli si darebbe un'utilità diversa da quella voluta dalla legge e ne verrebbe vanificato l'impianto normativo finalizzato in modo stringente ad assicurare proprio beni e servizi formativi, e non somme in quanto tali.
Inoltre, sotto il profilo dell'interesse ad agire, ha precisato che, poiché la Carta può essere utilizzata nell'arco del biennio, ne deriva che il docente ha ancora diritto a fruire di quanto accreditato in suo favore anche qualora nell'anno successivo non gli fosse attribuita una supplenza. Di regola, infatti, la cessazione dell'incarico di supplenza non significa l'uscita dal sistema scolastico, sempre che il docente precario -che in una certa annualità ha maturato il diritto alla Carta- resti iscritto nelle graduatorie per le supplenze (ad esaurimento, provinciali o di istituto). In tal modo, infatti, permane il suo inserimento nel sistema scolastico che giustifica l'esercizio del diritto all'adempimento, potendo divenire destinatario di ulteriori incarichi di supplenza o addirittura venire assunto a tempo indeterminato. Diversamente, se il docente dopo l'annualità in cui è maturato il diritto alla Carta viene cancellato dalle graduatorie, cessa il diritto all'adempimento in quanto fuoriuscito dal sistema scolastico, e può agire solo per il risarcimento del danno.
Con riferimento al termine di prescrizione, i giudici di legittimità hanno infine chiarito che, considerata la natura pecuniaria dell'obbligazione e la peculiarità che il predetto
“pagamento di scopo” deve essere assicurato annualmente dal ai docenti che ne CP_1 abbiano diritto, va esteso ai docenti non di ruolo lo stesso regime di prescrizione quinquennale previsto per i docenti di ruolo, altrimenti si verificherebbe una
“discriminazione alla rovescia, riservandosi ai precari un trattamento più favorevole rispetto a quello previsto per i docenti di ruolo. Per i soggetti definitivamente usciti dal sistema scolastico, invece, residuando per loro, come detto, la sola azione di risarcimento del danno, si applica la prescrizione decennale secondo i principi generali in tema di responsabilità contrattuale.
In sintesi, quindi:
a) La Carta spetta ai docenti non di ruolo con incarico annuale o fino al termine delle attività di didattiche (nel senso innanzi chiarito), senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al;
CP_1
b) Ai docenti precari che, al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche (in quanto iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo) spetta l'adempimento in forma specifica all'attribuzione della Carta del docente, secondo il sistema proprio di pagina 6 di 8 essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi o rivalutazione, dalla data del diritto all'accredito all'attribuzione;
c) Ai docenti che, al momento della pronuncia giudiziale, siano fuoriusciti dal sistema delle docenze scolastiche (per cessazione dal servizio di ruolo o per cancellazione dalle graduatorie per le supplenze), spetta il risarcimento per i danni che siano da essi allegati, da quantificarsi anche in via equitativa, tenuto conto delle circostanze del caso concreto, entro il massimo costituito dal valore della Carta, salvo allegazione e prova specifica di un maggior pregiudizio;
d) L'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta docente si prescrive nel termine quinquennale che decorre dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, quindi dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica;
e) La prescrizione delle azioni risarcitorie per mancata attribuzione della Carta è invece decennale ed il termine decorre, per i docenti già transitati in ruolo e cessati dal servizio, o non più iscritti nelle graduatorie per le supplenze, dalla data della loro fuoriuscita dal sistema scolastico.
Tanto premesso, si osserva che, come risulta documentalmente provato dai contratti di lavoro depositati in allegato al ricorso, la docente:
Nell'anno scolastico 2020/2021 è stata destinataria di un incarico di supplenza su posto comune dal 7.10.2020 al 5.06.2021 -in applicazione dell'art. 231 bis del D.L.
34/2020- presso l'I.C. 02 di San Bonifacio;
Nell'anno scolastico 2022/2023 è stata destinataria di un incarico di supplenza su posto di sostegno psicofisico dal 4.10.2022 al 30.06.2023 presso l'I.C. Ardea III di
Ardea;
Nell'anno scolastico 2023/2024 è stata destinataria di un incarico di supplenza su posto di sostegno psicofisico dal 26.09.2023 al 30.06.2024 presso l'I.C. Vito Volterra di
Ariccia;
Applicando i suddetti principi di diritto al caso in esame ritiene il giudicante che la ricorrente ha fatto fronte all'onere probatorio di cui era gravata, ai sensi dell'art. 2697 c.c., sulla sussistenza del diritto azionato per gli anni scolastici per cui è processo in cui si è venuta a trovare in una condizione di impiego di piena comparabilità rispetto ai colleghi assunti a tempo indeterminato. Va, quindi, dichiarato il diritto di ad ottenere il Parte_1 beneficio della cd. “Carta del docente” e, quindi, del relativo bonus di € 500 a destinazione vincolata per ciascun anno scolastico di cui innanzi.
pagina 7 di 8 Del resto il è rimasto contumace e si è così volontariamente sottratto al processo e alla possibilità di dedurre valide ragioni per confutare le argomentazioni di parte attrice e fornire la prova contraria dei fatti costitutivi della pretesa azionata in giudizio dalla docente, ovvero provare l'esistenza di fatti sopravvenuti estintivi o modificativi del medesimo diritto.
Per quanto riguarda la condizione di parte ricorrente di interna o esterna al sistema delle docenze scolastiche, che assume rilievo secondo la citata sentenza della Cassazione ai fini dell'individuazione al tipo di tutela che deve applicarsi ai docenti a cui va riconosciuto il diritto alla Carta di aggiornamento (in forma specifica nel primo caso in forma equivalente nel secondo caso), dalla documentazione prodotta dal procuratore della docente in data
21.02.2025 vi è prova della sua attuale presenza nel sistema scolastico statale considerate che è stata destinataria di un ulteriore incarico di supplenza nell'a.s. 2025/2026 essendo iscritta nelle GPS valide per il biennio 2024/2026.
Va, quindi, ordinato all'Amministrazione scolastica di attivare le modalità tecniche utili per consentire l'adempimento dell'obbligazione principale nella forma specifica. Trattandosi di obbligazione pecuniaria spettano, inoltre, al docente gli accessori di legge (interessi legali e rivalutazione, nei limiti di cui all'art. 16, 6° comma L. n. 412/1991) con decorrenza dall'anno scolastico a cui la somma si riferisce.
Per tutti i motivi addotti il ricorso è fondato e merita di essere accolto.
Le spese di lite seguono la soccombenza, ai sensi dell'art. 91 c.p.c., e vengono liquidate come in dispositivo tenuto conto del valore della carta (€ 500,00 annui), con distrazione in favore del procuratore della ricorrente che se ne dichiara antistatario ex art. 93 c.p.c..
Velletri, 8 ottobre 2025
Il Giudice del Lavoro
dott.ssa Raffaella Falcione
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