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Sentenza 8 luglio 2025
Sentenza 8 luglio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Biella, sentenza 08/07/2025, n. 158 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Biella |
| Numero : | 158 |
| Data del deposito : | 8 luglio 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI BIELLA
La dott. Margherita Cerizza, in funzione di giudice del lavoro, ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa RG 121 / 2025 (e cause riunite) promossa da e Parte_1 Parte_2 Parte_3 Parte_4
, identificati come in ricorso, con il patrocinio degli avv. Giovanni Rinaldi, Walter Miceli,
[...]
Nicola Zampieri e Fabio Ganci, con domicilio in Biella, via De Marchi 4 A;
contro
, , in persona del Ministro pro Controparte_1 P.IVA_1
tempore, con il patrocinio delle dott. e con domicilio in Biella, corso Pella Persona_1 Per_2
4;
Oggetto: indennità ferie non godute
Conclusioni: come in atti sulla base delle seguenti
MOTIVAZIONI
Fatto
Con ricorso ex art. 414 c.p.c. del 04/03/2025 le parti ricorrenti esponevano di aver prestato servizio presso il ministero resistente in forza di contratti di lavoro a tempo determinato, di non aver chiesto di fruire dei giorni di ferie maturati né di aver ricevuto l'espressa richiesta di fruirne da parte del dirigente scolastico,
e di non avere tuttavia beneficiato di alcuna indennità per ferie non godute. Agivano per il pagamento di detta indennità, oltre interessi e spese, con maggiorazione ai sensi dell'art. 4, comma 1bis, DM 55/2014,
e con distrazione.
Con memoria del 26/05/2025 il ministero convenuto chiedeva in via principale di rigettare il ricorso e in via subordinata di limitare la condanna al numero di giorni effettivamente non goduti da ciascun lavoratore in ciascun anno.
All'udienza da remoto del 08/07/2025 le parti discutevano la causa e la giudice si ritirava in camera di consiglio.
Diritto
pagina 1 di 4 In materia di ferie annuali, la direttiva 2003/88/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 4 novembre 2003 concernente taluni aspetti dell'orario di lavoro, all'art. 7 prevede che “Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché ogni lavoratore benefici di ferie annuali retribuite di almeno 4 settimane, secondo le condizioni di ottenimento e di concessione previste dalle legislazioni e/o prassi nazionali. Il periodo minimo di ferie annuali retribuite non può essere sostituito da un'indennità finanziaria, salvo in caso di fine del rapporto di lavoro.”
Nella causa C-619/2016, con sentenza del 6 novembre 2018, la Grande Sezione della Corte di Giustizia ha sancito che detta disposizione “deve essere interpretat[a] nel senso che ess[a] osta ad una normativa nazionale come quella di cui trattasi nel procedimento principale, nei limiti in cui essa implichi che, se il lavoratore non ha chiesto, prima della data di cessazione del rapporto di lavoro, di poter esercitare il proprio diritto alle ferie annuali retribuite, l'interessato perde — automaticamente e senza previa verifica del fatto che egli sia stato effettivamente posto dal datore di lavoro, segnatamente con un'informazione adeguata da parte di quest'ultimo, in condizione di esercitare il proprio diritto alle ferie prima di tale cessazione — i giorni di ferie annuali retribuite cui aveva diritto ai sensi del diritto dell'Unione alla data di tale cessazione e, correlativamente, il proprio diritto a un'indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite non godute.”
Per quanto concerne le ferie annuali dei dipendenti pubblici, il d. l. 95/2012, convertito con l. 135/2012
(c.d. spending review), all'art. 5, comma 8, ha previsto che le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche, sono obbligatoriamente fruiti secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi, anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro;
la norma prevede espressamente che eventuali disposizioni normative e contrattuali più favorevoli cessano di aver applicazione a decorrere dall'entrata in vigore del decreto, ovvero dal 7 luglio 2012.
Con esclusivo riferimento al personale docente, la l. 228/2012 (legge di stabilità 2013) all'art. 1, comma
54, ha poi specificato che il personale docente di tutti i gradi di istruzione fruisce delle ferie nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali, ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative, con possibilità di consentire la fruizione per un periodo non superiore a sei giornate lavorative di ferie durante la rimanente parte dell'anno, subordinatamente alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale senza che vengano a determinarsi oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.
Per quanto infine concerne il solo personale docente precario (i.e. con contratto breve e saltuario, o fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche), la l. 228/2012, all'art. 1, comma 55, ha inoltre stabilito che l'art. 5, comma 8, d. l. 95/2012 “non si applica al personale docente amministrativo, tecnico o ausiliario supplente breve e saltuario o docente con contratto fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche, limitatamente alla differenza tra i giorni di ferie spettanti e quelli in cui è consentito al personale in questione di fruire delle ferie”.
La l. 228/2012, al successivo comma 56, ha infine previsto che "le disposizioni di cui ai commi 54 e 55 non possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Le clausole contrattuali contrastanti sono disapplicate dal 1° settembre 2013".
Fermo restando che i dipendenti pubblici non possono monetizzare le ferie e che il personale docente deve – tendenzialmente – fruirne nei periodi di sospensione delle attività didattiche non destinati a scrutini, esami di Stato e attività valutative, il Tribunale osserva che il principio europeo di effettività del diritto alla fruizione delle ferie non consente che le ferie vengano applicate automaticamente al docente pagina 2 di 4 precario, senza che questi ne abbia fatto richiesta o senza che il dirigente scolastico lo abbia quantomeno invitato a fruirne;
qualora ciò si verifichi e il rapporto di lavoro cessi, al docente precario dovrà essere riconosciuta un'indennità sostitutiva. Detto altrimenti, deve ritenersi che la normativa nazionale, interpretata alla luce dei principi europei, consenta la monetizzazione delle ferie dei docenti precari non solo relativamente alla differenza fra i giorni di ferie maturati e quelli di sospensione delle attività didattiche non destinati a scrutini, esami di Stato e attività valutative – come espressamente previsto all'art. 5, comma 8, d. l. 95/2012, come modificato dall'art. 1, comma 55, l. 228/2012 – ma anche relativamente ai predetti giorni di sospensione, tutte le volte in cui il datore di lavoro non abbia espressamente invitato il lavoratore a fruirne, e questi non sia risultato chiaramente edotto delle conseguenze derivanti dalla loro mancata fruizione: (in termini, Cass. 14268/2022 e da ultima Cass.
16715/2024).
Pertanto, risultando pacifico e/o documentato che le parti ricorrenti hanno prestato servizio negli anni scolastici e per i periodi di cui in narrativa, senza fruire in tutto o in parte delle ferie, senza che venisse loro richiesto di fruirne da parte del dirigente scolastico e senza aver beneficiato di alcuna indennità per ferie non godute, il ministero resistente dovrà corrispondere loro detta indennità, che deve calcolarsi nel modo seguente:
per gli anni 2014/15, 2015/16, 2016/17, 2017/18, 2018/19, 2019/20, 2021/22, Parte_1
2022/23, 2023/24, € 8.139,31, come da CCNL, tenuto conto delle richieste di ferie presentate dal lavoratore nell'anno 2023/24;
per gli anni 2014/15, 2015/16, 2016/17, 2017/18 e 2019/20, € 8.322,70, come da Parte_2
CCNL, tenuto conto dei giorni di ferie già liquidati indicati dal resistente e non contestati dal ricorrente e ritenuto non provato, sulla base della documentazione in atti, che la lavoratrice abbia presentato richieste di ferie o che il preside l'abbia invitata a fruirne;
, per gli anni 2016/17, 2017/18, 2018/19, 2019/20, 2020/21 e 2023/24, € 9.629,55, Parte_4 come da CCNL e tenuto conto dei giorni di ferie già fruiti indicati dal resistente e non contestati dal ricorrente;
per gli anni 2015/16, 2016/17 e 2017/18, € 5.603,14, come da calcolo del ricorrente non Parte_3 contestato dal resistente.
Sulle predette somme dovranno inoltre conteggiarsi gli interessi dal dovuto al saldo ex art. 429 c.p.c.
Avuto riguardo ai criteri di cui al DM 55/2014, e in particolare alla semplicità della causa, all'assenza di istruttoria e alla presenza di documenti informatici, le spese del presente procedimento devono essere quantificate in € 7.500,00 (€ 1.875,00 per ciascuna parte) oltre spese generali, IVA e CPA. Ex art. 91
c.p.c. dette spese dovranno essere rifuse alle parti ricorrenti da parte del ministero resistente. Ex art. 93
c.p.c. deve essere infine disposta la distrazione delle spese in favore dei procuratori.
P.Q.M.
La giudice, definitivamente pronunciando, disattesa ogni ulteriore e diversa istanza, così decide: condanna a versare alle parti ricorrenti a titolo di Controparte_1 indennità per ferie non godute negli anni scolastici di cui in motivazione, i seguenti importi, maggiorati degli interessi dal dovuto al saldo:
per gli anni 2014/15, 2015/16, 2016/17, 2017/18, 2018/19, 2019/20, 2021/22, Parte_1
2022/23, 2023/24, € 8.139,31;
per gli anni 2014/15, 2015/16, 2016/17, 2017/18 e 2019/20, € 8.322,70; Parte_2
, per gli anni 2016/17, 2017/18, 2018/19, 2019/20, 2020/21 e 2023/24, € 9.629,55; Parte_4 pagina 3 di 4 per gli anni 2015/16, 2016/17 e 2017/18, € 5.603,14. Parte_3 condanna a versare alle parti ricorrenti, a titolo di Controparte_1 rimborso per spese di lite, l'importo di € 7.500,00, oltre spese generali, IVA, CPA, con distrazione.
Sentenza provvisoriamente esecutiva.
Biella, 08/07/2025 la giudice dott. Margherita Cerizza
pagina 4 di 4
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI BIELLA
La dott. Margherita Cerizza, in funzione di giudice del lavoro, ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa RG 121 / 2025 (e cause riunite) promossa da e Parte_1 Parte_2 Parte_3 Parte_4
, identificati come in ricorso, con il patrocinio degli avv. Giovanni Rinaldi, Walter Miceli,
[...]
Nicola Zampieri e Fabio Ganci, con domicilio in Biella, via De Marchi 4 A;
contro
, , in persona del Ministro pro Controparte_1 P.IVA_1
tempore, con il patrocinio delle dott. e con domicilio in Biella, corso Pella Persona_1 Per_2
4;
Oggetto: indennità ferie non godute
Conclusioni: come in atti sulla base delle seguenti
MOTIVAZIONI
Fatto
Con ricorso ex art. 414 c.p.c. del 04/03/2025 le parti ricorrenti esponevano di aver prestato servizio presso il ministero resistente in forza di contratti di lavoro a tempo determinato, di non aver chiesto di fruire dei giorni di ferie maturati né di aver ricevuto l'espressa richiesta di fruirne da parte del dirigente scolastico,
e di non avere tuttavia beneficiato di alcuna indennità per ferie non godute. Agivano per il pagamento di detta indennità, oltre interessi e spese, con maggiorazione ai sensi dell'art. 4, comma 1bis, DM 55/2014,
e con distrazione.
Con memoria del 26/05/2025 il ministero convenuto chiedeva in via principale di rigettare il ricorso e in via subordinata di limitare la condanna al numero di giorni effettivamente non goduti da ciascun lavoratore in ciascun anno.
All'udienza da remoto del 08/07/2025 le parti discutevano la causa e la giudice si ritirava in camera di consiglio.
Diritto
pagina 1 di 4 In materia di ferie annuali, la direttiva 2003/88/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 4 novembre 2003 concernente taluni aspetti dell'orario di lavoro, all'art. 7 prevede che “Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché ogni lavoratore benefici di ferie annuali retribuite di almeno 4 settimane, secondo le condizioni di ottenimento e di concessione previste dalle legislazioni e/o prassi nazionali. Il periodo minimo di ferie annuali retribuite non può essere sostituito da un'indennità finanziaria, salvo in caso di fine del rapporto di lavoro.”
Nella causa C-619/2016, con sentenza del 6 novembre 2018, la Grande Sezione della Corte di Giustizia ha sancito che detta disposizione “deve essere interpretat[a] nel senso che ess[a] osta ad una normativa nazionale come quella di cui trattasi nel procedimento principale, nei limiti in cui essa implichi che, se il lavoratore non ha chiesto, prima della data di cessazione del rapporto di lavoro, di poter esercitare il proprio diritto alle ferie annuali retribuite, l'interessato perde — automaticamente e senza previa verifica del fatto che egli sia stato effettivamente posto dal datore di lavoro, segnatamente con un'informazione adeguata da parte di quest'ultimo, in condizione di esercitare il proprio diritto alle ferie prima di tale cessazione — i giorni di ferie annuali retribuite cui aveva diritto ai sensi del diritto dell'Unione alla data di tale cessazione e, correlativamente, il proprio diritto a un'indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite non godute.”
Per quanto concerne le ferie annuali dei dipendenti pubblici, il d. l. 95/2012, convertito con l. 135/2012
(c.d. spending review), all'art. 5, comma 8, ha previsto che le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche, sono obbligatoriamente fruiti secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi, anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro;
la norma prevede espressamente che eventuali disposizioni normative e contrattuali più favorevoli cessano di aver applicazione a decorrere dall'entrata in vigore del decreto, ovvero dal 7 luglio 2012.
Con esclusivo riferimento al personale docente, la l. 228/2012 (legge di stabilità 2013) all'art. 1, comma
54, ha poi specificato che il personale docente di tutti i gradi di istruzione fruisce delle ferie nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali, ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative, con possibilità di consentire la fruizione per un periodo non superiore a sei giornate lavorative di ferie durante la rimanente parte dell'anno, subordinatamente alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale senza che vengano a determinarsi oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.
Per quanto infine concerne il solo personale docente precario (i.e. con contratto breve e saltuario, o fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche), la l. 228/2012, all'art. 1, comma 55, ha inoltre stabilito che l'art. 5, comma 8, d. l. 95/2012 “non si applica al personale docente amministrativo, tecnico o ausiliario supplente breve e saltuario o docente con contratto fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche, limitatamente alla differenza tra i giorni di ferie spettanti e quelli in cui è consentito al personale in questione di fruire delle ferie”.
La l. 228/2012, al successivo comma 56, ha infine previsto che "le disposizioni di cui ai commi 54 e 55 non possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Le clausole contrattuali contrastanti sono disapplicate dal 1° settembre 2013".
Fermo restando che i dipendenti pubblici non possono monetizzare le ferie e che il personale docente deve – tendenzialmente – fruirne nei periodi di sospensione delle attività didattiche non destinati a scrutini, esami di Stato e attività valutative, il Tribunale osserva che il principio europeo di effettività del diritto alla fruizione delle ferie non consente che le ferie vengano applicate automaticamente al docente pagina 2 di 4 precario, senza che questi ne abbia fatto richiesta o senza che il dirigente scolastico lo abbia quantomeno invitato a fruirne;
qualora ciò si verifichi e il rapporto di lavoro cessi, al docente precario dovrà essere riconosciuta un'indennità sostitutiva. Detto altrimenti, deve ritenersi che la normativa nazionale, interpretata alla luce dei principi europei, consenta la monetizzazione delle ferie dei docenti precari non solo relativamente alla differenza fra i giorni di ferie maturati e quelli di sospensione delle attività didattiche non destinati a scrutini, esami di Stato e attività valutative – come espressamente previsto all'art. 5, comma 8, d. l. 95/2012, come modificato dall'art. 1, comma 55, l. 228/2012 – ma anche relativamente ai predetti giorni di sospensione, tutte le volte in cui il datore di lavoro non abbia espressamente invitato il lavoratore a fruirne, e questi non sia risultato chiaramente edotto delle conseguenze derivanti dalla loro mancata fruizione: (in termini, Cass. 14268/2022 e da ultima Cass.
16715/2024).
Pertanto, risultando pacifico e/o documentato che le parti ricorrenti hanno prestato servizio negli anni scolastici e per i periodi di cui in narrativa, senza fruire in tutto o in parte delle ferie, senza che venisse loro richiesto di fruirne da parte del dirigente scolastico e senza aver beneficiato di alcuna indennità per ferie non godute, il ministero resistente dovrà corrispondere loro detta indennità, che deve calcolarsi nel modo seguente:
per gli anni 2014/15, 2015/16, 2016/17, 2017/18, 2018/19, 2019/20, 2021/22, Parte_1
2022/23, 2023/24, € 8.139,31, come da CCNL, tenuto conto delle richieste di ferie presentate dal lavoratore nell'anno 2023/24;
per gli anni 2014/15, 2015/16, 2016/17, 2017/18 e 2019/20, € 8.322,70, come da Parte_2
CCNL, tenuto conto dei giorni di ferie già liquidati indicati dal resistente e non contestati dal ricorrente e ritenuto non provato, sulla base della documentazione in atti, che la lavoratrice abbia presentato richieste di ferie o che il preside l'abbia invitata a fruirne;
, per gli anni 2016/17, 2017/18, 2018/19, 2019/20, 2020/21 e 2023/24, € 9.629,55, Parte_4 come da CCNL e tenuto conto dei giorni di ferie già fruiti indicati dal resistente e non contestati dal ricorrente;
per gli anni 2015/16, 2016/17 e 2017/18, € 5.603,14, come da calcolo del ricorrente non Parte_3 contestato dal resistente.
Sulle predette somme dovranno inoltre conteggiarsi gli interessi dal dovuto al saldo ex art. 429 c.p.c.
Avuto riguardo ai criteri di cui al DM 55/2014, e in particolare alla semplicità della causa, all'assenza di istruttoria e alla presenza di documenti informatici, le spese del presente procedimento devono essere quantificate in € 7.500,00 (€ 1.875,00 per ciascuna parte) oltre spese generali, IVA e CPA. Ex art. 91
c.p.c. dette spese dovranno essere rifuse alle parti ricorrenti da parte del ministero resistente. Ex art. 93
c.p.c. deve essere infine disposta la distrazione delle spese in favore dei procuratori.
P.Q.M.
La giudice, definitivamente pronunciando, disattesa ogni ulteriore e diversa istanza, così decide: condanna a versare alle parti ricorrenti a titolo di Controparte_1 indennità per ferie non godute negli anni scolastici di cui in motivazione, i seguenti importi, maggiorati degli interessi dal dovuto al saldo:
per gli anni 2014/15, 2015/16, 2016/17, 2017/18, 2018/19, 2019/20, 2021/22, Parte_1
2022/23, 2023/24, € 8.139,31;
per gli anni 2014/15, 2015/16, 2016/17, 2017/18 e 2019/20, € 8.322,70; Parte_2
, per gli anni 2016/17, 2017/18, 2018/19, 2019/20, 2020/21 e 2023/24, € 9.629,55; Parte_4 pagina 3 di 4 per gli anni 2015/16, 2016/17 e 2017/18, € 5.603,14. Parte_3 condanna a versare alle parti ricorrenti, a titolo di Controparte_1 rimborso per spese di lite, l'importo di € 7.500,00, oltre spese generali, IVA, CPA, con distrazione.
Sentenza provvisoriamente esecutiva.
Biella, 08/07/2025 la giudice dott. Margherita Cerizza
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