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Sentenza 9 dicembre 2025
Sentenza 9 dicembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Patti, sentenza 09/12/2025, n. 2242 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Patti |
| Numero : | 2242 |
| Data del deposito : | 9 dicembre 2025 |
Testo completo
TRIBUNALE DI PATTI
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Patti, in persona del Giudice Dott. ET PA NA, all'udienza del 09/12/2025, ha pronunciato, ex art. 127 ter e 429 c.p.c., la seguente
SENTENZA nella controversia iscritta al n. 3482/2024 R.G., promossa da:
, nato il [...] a [...], c.f , rappresentato Parte_1 C.F._1
e difeso dall'avv. BONINA CARMELA , giusta procura in atti,
- ricorrente -
contro in persona del legale rappresentante pro tempore, Controparte_1 rappresentato e difeso dall'avv.CANU MARIA ANTONIETTA;
- resistente -
OGGETTO: Cancellazione elenchi agricoli
CONCLUSIONI DELLE PARTI: come da atti e verbali.
FATTO E DIRITTO Con ricorso depositato il19/11/2024 , adiva codesto Giudice del Lavoro Parte_1 premettendo di essere bracciante agricola, e di aver svolto attività lavorativa nell'anno 2022 per 102 giornate alle dipendenze della ditta AL AN NT.
Lamentava che l' , aveva illegittimamente provveduto alle giornate suindicate, con nota CP_1 datata 13/03/2024 e notificata il 22/03/24, e rilevava che inutile era stato il successivo ricorso amministrativo.
Chiedeva, pertanto, l'accertamento del dedotto rapporto di lavoro, con condanna dell' al CP_1 riconoscimento del diritto alla iscrizione o reiscrizione negli elenchi anagrafici di residenza per l'anno
2022 per 102 giornate, con susseguente riconoscimento del diritto alla corresponsione di qualsiasi beneficio di carattere previdenziale spettante per legge e conseguente all'iscrizione della medesima negli elenchi agricoli, con vittoria di spese e compensi da distrarsi in favore del procuratore. antistatario.
L' si costituiva in giudizio, eccependo l'inammissibilità del ricorso per intervenuta CP_1 decadenza, e contestava nel merito la fondatezza della domanda, della quale chiedeva il rigetto con vittoria di spese e compensi. La causa veniva istruita documentalmente e all'udienza odierna, sostituita dal deposito di note scritte ex art. 127 ter c.p.c., veniva decisa con la presente sentenza.
Nel merito, parte ricorrente domanda la reiscrizione negli elenchi dei lavoratori agricoli per le annualità 2022. A tal fine premette di aver lavorato, nel 2022 per 102 giornate annue, alle dipendenze della ditta AL AN NT.
Va preliminarmente verificata la tempestività del ricorso.
Dalla documentazione in atti, risulta che l' ha disconosciuto le giornate lavorative in CP_1 agricoltura della ricorrente per l'anno 2022, come da comunicazione datata il 13/03/2024, ricevuta il
22/03/2024.
Ora, occorre richiamare il disposto dell'art. 22 D.L. n. 7/1970, secondo cui: “Contro i provvedimenti definitivi adottati in applicazione del presente decreto da cui derivi una lesione di diritti soggettivi, l'interessato può proporre azione giudiziaria davanti al pretore nel termine di 120 giorni dalla notifica o dal momento in cui ne abbia avuto conoscenza”.
Ancora, dispone l'art. 11 D.Lgs. n. 375/1993 intitolato “Ricorsi in materia di accertamento dei lavoratori agricoli:
1. Contro i provvedimenti adottati in materia di accertamento degli operai agricoli a tempo determinato ed indeterminato e dei compartecipanti familiari e piccoli coloni e contro la non iscrizione è data facoltà agli interessati di proporre, entro il termine di trenta giorni, ricorso alla commissione provinciale per la manodopera agricola che decide entro novanta giorni. Decorso inutilmente tale termine il ricorso si intende respinto.
2. Contro le decisioni della commissione l'interessato e il dirigente della competente sede dello SCAU (oggi sostituito dall possono proporre, entro trenta giorni, ricorso alla CP_1 commissione centrale preposta al predetto Servizio che decide entro novanta giorni. Decorso inutilmente tale termine il ricorso si intende respinto.
3. (…)”.
Come evidenziato dalla Suprema Corte, “in caso di avvenuta presentazione dei ricorsi amministrativi previsti dal d.lgs. 11 agosto 1993 n. 375, art. 11, contro i provvedimenti di mancata iscrizione, totale o parziale, negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli, ovvero di cancellazione dagli elenchi medesimi, il termine di 120 giorni per l'esercizio dell'azione giudiziaria stabilito dall'art. 22 del d.l. 3 febbraio 1970 n. 7, convertito dalla legge 11 marzo 1970 n. 83, decorre dalla definizione del procedimento amministrativo contenzioso, che coincide con la data di notifica all'interessato del provvedimento conclusivo espresso, se adottato nei termini previsti dall'art. 11, cit., ovvero con la scadenza di questi stessi termini nel caso del loro inutile decorso, dovendosi equiparare l'inerzia della competente autorità a un provvedimento tacito di rigetto conosciuto "ex lege" dall'interessato al verificarsi della descritta evenienza” (Cass. Civ., sez. 6, n. 29070/2011, negli stessi termini: Cass. Sez. L, n. 20086/2013).
Ora, si tenga conto che avverso il suddetto provvedimento di disconoscimento/Cancellazione, parte ricorrente ha proposto tempestivo ricorso in via amministrativa, nel termine di trenta giorni ex lege previsto, essendo stato inoltrato il ricorso amministrativo in data 22.04.24.
Successivamente, in data 16/5/2024, la ricorrente riceveva, all'indirizzo per del Patronato che aveva proposto in suo favore il ricorso amministrativo, comunicazione di rigetto del riorso da parte della competente Commissione Cisoa. Non veniva proposto tempestivo ricorso allo in secondo Pt_2 grado.
Non coglie nel segno la contestazione svolta dalla ricorrente nelle odierne note ex art. 127 ter c.p.c. circa la non riconducibilità della pec alla sfera di conoscenza della lavoratrice, atteso che, come
è dato evincersi dalla ricevuta di presentazione del ricorso amministrativo, la stessa ha indicato come recapito la mail del patronato CP_2
Contr Ora, è pur vero che non esiste un preciso obbligo di e patronati di dotarsi di una pec, ma tale obbligo è stabilito per i rappresentanti di società, quali possono essere le forme giuridiche prescelte per la gestione dei singoli CAF e patronati.
A questo punto appare incontrovertibile la riconducibilità dell'indirizzo pec
" al patronato presso cui la ricorrente ha eletto domicilio come da ricevuta del Email_1 ricorso amministrativo.
Ciò crea quanto meno una presunzione di conoscibilità della delibera di rigetto in capo alla ricorrente che non può esser superata mercé la mera contestazione dell'elezione di domicilio presso il patronato che ha curato di trasmettere il ricorso amministrativo, se la ricorrente omettere di dimostrare in quale modalità alternativa ha avuto reale conoscenza del provvedimento di rigetto in data successiva a quella dell'invio della contestata pec (cfr. su questione relativa alla proponibilità di querela di falso avverso una cartolina A/R ai fini dell'ammissibilità di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, C. App. Palermo n. 155/2024).
Sul punto può essere ad abundantiam richiamato l'orientamento della Giurisprudenza di legittimità che, ai fini dell'indagine sul dies a quo dei termini decadenziali, suole affiancare, al momento della conoscenza legale, anche quello della conoscenza di fatto del provvedimento avverso, con ciò affermando che grava sul ricorrente l'onere di dimostrare la data di effettiva conoscenza del provvedimento avverso onde evitare di incorrere nella decadenza (cfr. Cass. Civ., Sez. 3, n.
7051/2012).
Per le superiori ragioni, deve ritenersi che il provvedimento di cancellazione sia divenuto definitivo in data 17.06.24. Orbene, da tale ultima data, decorrevano i 120 giorni entro cui, a pena di decadenza,
avrebbe dovuto adire questo Tribunale per impugnare il provvedimento di Parte_1 cancellazione del proprio nominativo dagli elenchi dei lavoratori agricoli per il 2022.
Considerato che parte ricorrente ha depositato il ricorso introduttivo in data 19/11/2024 gli stessi risultano abbondantemente oltre termine, quindi, tardivi con riferimento alla cancellazione dagli elenchi per il periodo in questione.
Sul punto, può richiamarsi la pronuncia della Corte di Cassazione n. 8650 del 03.04.2008, secondo la quale “il riferimento del D.L. n. 7 del 1970, art. 22, ai provvedimenti definitivi va inteso come comprensivo sia dei provvedimenti degli organi preposti alla gestione degli elenchi, che siano divenuti definitivi perché non fatti oggetto di tempestivo gravame amministrativo, sia dei provvedimenti che abbiano acquisito la suddetta caratteristica di definitività in esito al procedimento amministrativo contenzioso”.
Parte ricorrente è quindi decaduta dal poter agire contro il detto provvedimento di cancellazione dagli elenchi per il periodo 2022, oggetto dell'odierna domanda.
Va rilevato, inoltre, come l'operatività della decadenza di cui all'art. 22 L. n. 83/1970 trovi conforto nell'orientamento della Suprema Corte, pienamente condiviso da questo giudicante, secondo il quale “il termine di centoventi giorni previsto dall'art. 22 D.L. 3 febbraio 1970 n. 7, convertito con modifiche nella legge 11 marzo 1970 n. 83, per la proposizione dell'azione giudiziaria a seguito della notifica o della presa di conoscenza del provvedimento definitivo di iscrizione o mancata iscrizione negli elenchi dei lavoratori agricoli, ovvero di cancellazione dai suddetti elenchi, si configura come un termine di natura sostanziale, senza possibilità di sanatoria ex art. 8 legge n. 533 del 1973 (e senza che la disposizione in esame possa ritenersi implicitamente abrogata dall'art. 148 disp. att. cod. proc. civ.); né la previsione normativa di un tale specifico termine di decadenza può suscitare dubbi di illegittimità costituzionale per disparità di trattamento, potendosi rinvenire nell'ordinamento altre ipotesi analoghe (quali i termini, originariamente di dieci o cinque anni, previsti dall'art. 47 d.p.r. n. 639 del 1970, espressamente dichiarati termini di decadenza dalla norma di interpretazione autentica di cui all'art. 6 D.L. n. 103 del 1991, convertito in legge n. 166 del 1991,
e successivamente ridotti a tre e ad un anno dall'art. 4 D.L. n. 384 del 1992, convertito in legge n.
438 del 1992” (in tal senso, Cass. Civ. Sez. Lav. 21.04.2001 n. 5942; Cass. Civ. Sez. Lav. 01.10.1997
n. 9595).
Sulla base di tali elementi normativi e giurisprudenziali, va rilevata d'ufficio la decadenza della parte ricorrente dal poter chiedere l'accertamento del proprio diritto all'iscrizione negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli relativamente alle giornate lavorative cancellate riferibili al 2022. Tale decadenza è, infatti, rilevabile d'ufficio e potrebbe essere eccepita dal convenuto anche oltre i limiti posti dall'art. 416 cod. proc. civ. In tal senso, Cass. Ord. n. 3990 del 29.2.2016, secondo cui la stessa “è dettata a protezione dell'interesse pubblico alla definitività e certezza dei provvedimenti concernenti l'erogazione di spese gravanti sui bilanci pubblici, sicché è sottratta alla disponibilità della parte, è rilevabile d'ufficio - salvo il limite del giudicato - in ogni stato e grado del giudizio ed è opponibile, anche tardivamente, dall'istituto previdenziale”.
Ancora, pacificamente, la decadenza ha natura sostanziale e, dunque, insuscettibile di interruzione ovvero rimessione in termini (sul punto, Cass. civ. Sez. lav. 10.12.2009 n. 25892; Cass. civ. Sez. lav. 06.07.2009 n. 25892).
Dunque, è ormai definitiva la mancata iscrizione/cancellazione della ricorrente dagli elenchi agricoli per il periodo di cui in domanda.
Ciò posto, la domanda volta all'accertamento del diritto all'iscrizione della parte ricorrente negli elenchi anagrafici per l'anno 2022 è da dichiararsi inammissibile.
Come di recente riaffermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 4/8/2020 n. 16676, con principio di diritto fatto proprio dalla Corte d'Appello in sede, con la sentenza n. 199/2021 “il regime di esenzione dal pagamento delle spese processuali previsto dall'art. 152 disp. att. c.p.c. - espressione di diritto singolare, come tale non applicabile a casi non espressamente indicati - opera in relazione ai giudizi promossi per il conseguimento di prestazioni previdenziali o assistenziali in cui il diritto alla prestazione sia l'oggetto diretto della domanda introdotta in giudizio e non solo la conseguenza indiretta ed eventuale di un diverso accertamento”. (Nella specie, la S.C. ha escluso il diritto all'esenzione in un giudizio avente ad oggetto la domanda volta ad ottenere la condanna dell'istituto previdenziale alla reiscrizione della parte ricorrente negli elenchi dei lavoratori agricoli).
Nella specie pertanto non vi sono i presupposti per l'esonero dell'appellato dal pagamento delle spese ex art 152 disp att c.p.c.
Ciò nondimeno, questo Tribunale è conscio del proprio precedente orientamento secondo cui la dichiarazione ex art. 152 disp. att. c.p.c. veniva ritenuta valida e produttiva dell'effetto di esonerare la parte ricorrente dal pagamento delle spese di lite indipendentemente dall'oggetto della controversia di natura previdenziale o assistenziale.
Al riguardo si rileva in via generale che, per consolidata giurisprudenza di legittimità, la tutela accordata in casi di c.d. prospective overruling, istituto finalizzato a porre la parte al riparo dagli effetti processuali pregiudizievoli (nullità, decadenze, preclusioni, inammissibilità) di mutamenti imprevedibili della giurisprudenza di legittimità su norme regolatrici del processo sterilizzandoli, così consentendosi all'atto compiuto con modalità ed in forme ossequiose dell'orientamento giurisprudenziale successivamente sconfessato, ma dominante al momento del compimento dell'atto, di produrre ugualmente i suoi effetti, presuppone la configurabilità di un affidamento qualificato in un consolidato indirizzo interpretativo di norme processuali e come tale meritevole di tutela, che è ravvisabile <solo in presenza di stabili approdi interpretativi della S.C., eventualmente a Sezioni
Unite, i quali soltanto assumono il valore di 'communis opinio' tra gli operatori del diritto, se connotati dai caratteri di costanza e ripetizione, mentre la giurisprudenza di merito non può valere
a giustificare il detto affidamento qualificato, atteso che alcune pronunce adottate in sede di merito non sono idonee ad integrare un 'diritto vivente'>> (Cass. s.u. 12 febbraio 2019, n. 4135 che si colloca nel solco segnato da plurime precedenti pronunzie uniformi).
Ebbene, nel dare atto dell'adeguamento dell'Ufficio all'orientamento delle superiori Corti in materia di dichiarazione ex art. 152 disp. att. c.p.c., le spese devono seguire le normali regole sulla soccombenza e si liquidano in dispositivo, ex D.M. n. 55/2014, in ragione del valore della controversia e dell'entità delle questioni trattate.
P.Q.M.
il Giudice del Lavoro, lette le conclusioni delle parti, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da , contro l' con ricorso depositato il 19/11/2024 , Parte_1 CP_1 disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, così provvede:
- Dichiara inammissibile la domanda volta all'accertamento del diritto alla iscrizione del ricorrente presso gli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli per l'anno 2022;
- Rigetta ogni altra domanda;
- Condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore dell' , delle spese di giudizio, che CP_1 liquida in € 1.312,00 oltre spese generali al 15%, IVA e CPA come per legge.
Così deciso in Patti, 09/12/2025.
Il Giudice
ET PA NA