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Sentenza 4 dicembre 2025
Sentenza 4 dicembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Napoli, sentenza 04/12/2025, n. 11400 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Napoli |
| Numero : | 11400 |
| Data del deposito : | 4 dicembre 2025 |
Testo completo
N. 22224/2024
R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI NAPOLI DECIMA SEZIONE CIVILE Il Tribunale di Napoli, X Sezione Civile, nella persona della dott.ssa Anna Maria Pezzullo, in funzione di Giudice monocratico, all'esito della discussione mediante il deposito delle note redatte ex art 127 ter cpc, come introdotto dal d.lgs. n. 149 del 2022 come novellato dal D.lgs. 164/24, preso atto delle conclusioni rassegnate dalla parte appellante, ha pronunziato, mediante redazione contestuale del dispositivo e della concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, di seguito riportati, la presente
SENTENZA nella causa civile iscritta al n. 22224/2024 del Ruolo Generale degli Affari Contenziosi Civili, avente ad oggetto: appello avverso sentenza del Giudice di Pace di Napoli, e vertente
TRA
, nato a Monte di Procida (NA) il 08.06.1943, C.F.: Parte_1
, res.te in Monte di Procida, alla via Panoramica 35, C.F._1 rappresentato e difeso dall'avv. Antonello Ciro Spinelli ( ), giusta procura in calce al presente atto, ed C.F._2 elettivamente domiciliato in Monte di Procida (NA), alla via Panoramica 47, presso il suo studio legale,
APPELLANTE
E
in persona del Controparte_1 rapp. p.t., C.F.: , dom.ta come in atti P.IVA_1
APPELLATO CONTUMACE
Conclusioni: come in atti da intendersi qui per ripetute e trascritte
FATTO E MOTIVI DELLA DECISIONE Con ricorso d'appello, ritualmente notificato unitamente al decreto di fissazione dell'udienza, l'appellante in epigrafe impugnava la sentenza n. 19476/2024, resa dal Giudice di Pace di Napoli, del 26.09.2024, depositata in cancelleria in data 27.09.2024, non notificata, con cui il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando, accoglieva l'opposizione ed annullava il verbale n. a0051974 del 15/07/2022 ma compensava le spese di lite. Proprio il capo di sentenza relativo alle spese di giudizio oggetto di compensazione da parte del giudice di prime cure veniva impugnato dall'odierno appellante chiedendone la riforma.
L'amministrazione prefettizia, odierna appellata, si costituiva in primo grado, mentre restava contumace nel presente grado di giudizio, tant'è che, in tale sede, ne va dichiarata la contumacia, essendosi ritualmente perfezionato l'iter notificatorio del ricorso e del decreto di fissazione d'udienza nei suoi confronti. Orbene, pur non essendo stato acquisito il fascicolo di primo grado, benché richiesto, va considerato, in effetti, che parte appellante si duole unicamente del governo delle spese effettuato dal giudice di prime cure nella sentenza impugnata, sicché viene in rilievo una questione di puro diritto che può essere decisa sulla base degli atti di causa.
Tanto precisato, procedendo all'esame delle doglianze contenute nell'atto d'appello, va sottolineato come, nonostante il pieno accoglimento della domanda proposta in primo grado, sia stata disposta l'integrale compensazione delle spese di lite in violazione del principio di soccombenza. Nello specifico scrive il giudice di prime cure che le spese vanno compensate attesa “la peculiarità della vertenza”.
Tale motivazione appare del tutto inconsistente e violativa dell'art 92 c.p.c. nonché dei principi di seguito riportati e sostenuti dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Cassazione, sicché il proposto motivo di impugnazione è fondato e merita accoglimento.
Giova premettere che l'articolo 92 comma II del codice di procedura civile testualmente prevede che: "Se vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, il giudice può compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero". La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 77/2018, ha dichiarato l'incostituzionalità parziale di tale norma "nella parte Controparte_1 Controparte_2 - 3 - in cui non prevede che il giudice possa compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni". Ciò posto, va considerato che, secondo il consolidato orientamento, la compensazione delle spese deve trovare adeguato supporto motivazionale, sicché le "gravi ed eccezionali ragioni", da indicarsi esplicitamente nella motivazione, atte a
- 2 - legittimarne la compensazione totale o parziale, devono riguardare specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa e non possono essere espresse con una formula generica (Cass. 13/04/2018, n. 9186), né tali ragioni possono essere tratte dalla natura della controversia o della pronuncia o dalla struttura del tipo di procedimento contenzioso applicato o dalle disposizioni processuali che lo regolano o dalla "natura dell'impugnazione, dovendo invece trovare riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa che il Giudice è tenuto ad indicare esplicitamente e specificamente nella motivazione della sentenza (Cass. 19/10/2015, n. 21083). La compensazione delle spese può quindi essere disposta (oltre che nel caso della soccombenza reciproca) nelle ipotesi di assoluta novità della questione trattata o di mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, nonché - per effetto della sentenza 7 marzo 2018 n. 77 della Corte costituzionale - nelle analoghe ipotesi di sopravvenienze relative a questioni dirimenti e in quelle di assoluta incertezza, che presentino la stessa, o maggiore, gravità ed eccezionalità delle ipotesi tipiche espressamente previste dall'art. 92 c.p.c., comma 2 (Cass. 20/02/2020, n. 4303; Cass. 18/02/2020, n. 3977; Cass. 10/04/2020, n. 7782; Cass. 24/06/2020, n. 12484). Ne consegue che tali gravi ed eccezionali ragioni (tipiche e non, nel senso suindicato, da indicarsi esplicitamente nella motivazione) che possono legittimare la compensazione totale o parziale delle spese di lite, devono concernere specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa, e non possono essere espresse con una formula del tutto generica, come quando si faccia riferimento alla "natura della controversia", di per sé inidonea a consentire il necessario controllo (Cass. 04/10/2019, n. 24824), nè potendosi ritenere sufficiente il mero riferimento alla "natura processuale della pronuncia", che, in quanto tale, può trovare applicazione in qualunque lite che venga risolta sul piano delle regole del procedimento (Cass. 04/09/2020, n. 18348). Neppure la generica e non meglio specificata complessità degli accertamenti e delle questioni dibattute,
o il richiamo alla natura del procedimento, in assenza dei peculiari requisiti previsti dall'art. 92, comma 2, c.p.c., possono - 4 - integrare il presupposto necessario per disporre la compensazione delle spese (Cass. 14/10/2019, n. 25798). Non rientra nelle ipotesi di gravi ed eccezionali ragioni neppure la mancata opposizione alla domanda da parte del convenuto o la contumacia dello stesso, anche se si tratti di una pubblica amministrazione (Cass. 18/06/2020, n. 11786).
Calando tali principi nella fattispecie concreta qui in esame, si rileva che il giudizio di primo grado si è concluso con esito interamente favorevole, ovvero con il pieno accoglimento della domanda, e che, ciò nonostante, il giudice di prime cure ha disposto l'integrale compensazione delle spese di lite, senza che ve ne fosse fondato motivo e senza fornire adeguata e sufficiente
- 3 - motivazione, ricorrendo infatti ad una generica ed insufficiente formula di stile.
Deve, pertanto, accogliersi l'appello, riformando la sentenza appellata unicamente con riferimento alla statuizione sulle spese, con ogni conseguenza anche in riferimento alle spese del presente grado di giudizio, che anch'esse vanno poste a carico della parte appellata soccombente e che vengono liquidate come in dispositivo;
nella liquidazione delle spese dei due gradi di giudizio si applicano i parametri minimi previsti dal D.M. 55/2014, come aggiornato al DM 147/22, per lo scaglione di valore in cui ricade la controversia, stante la modestissima complessità della questione e la limitata attività effettivamente svolta. Ancora, si ritiene che il compenso professionale vada liquidato secondo i parametri minimi attesa la modestissima complessità della questione trattata, tenuto conto, peraltro della serialità della tipologia di giudizio incardinato. Tale motivazione consente all'adito Giudice di discostarsi dai parametri medi, come sancito anche di recente dalla Corte di cassazione (cfr. Cass, ord. n. 30087/2021).
Pertanto, per il primo grado, applicando i parametri minimi previsti dal D.M. 55/2014 per le controversie innanzi al giudice di pace per giudizi di valore fino ad €.1.100, e si liquidano in €.34 per la fase di studio, €.34 per la fase introduttiva, € 34 per la fase di trattazione ed €.71 per la fase decisoria, per un totale complessivo di €.173; per il presente giudizio di appello, si liquidano
€.66 per la fase di studio, €.66 per la fase introduttiva, €. 100 per la fase istruttoria ed €.100 per la fase decisoria, per un totale complessivo di €.332. Tali spese sono attribuite all'avv. Antonello Ciro Spinelli dichiaratosi antistatario.
P. Q. M.
Il Giudice del Tribunale di Napoli, sezione 10a civile, definitivamente pronunziando, disattesa ogni contraria istanza, così decide:
1. Accoglie l'appello proposto da , per l'effetto, in Parte_1 parziale riforma della sentenza appellata n. 19476/2024, emessa dal Giudice di Pace di Napoli, condanna la parte appellata al pagamento in favore dell'appellante delle spese del primo grado di giudizio, che liquida in € 43 per esborsi ed €.171,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese generali nella misura del 15%, nonché CPA ed IVA nelle aliquote previste per legge, restando nel resto confermata la sentenza appellata in quanto non impugnata nelle altre parti, con attribuzione in favore dell'avv. Antonello Ciro Spinelli, dichiaratosi antistatario;
- 4 - 2. Condanna la parte appellata al pagamento in favore dell'appellante delle spese del presente grado di giudizio, che liquida in €.64,50 per esborsi ed €.332,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese generali nella misura del 15%, nonché CPA ed IVA nelle aliquote previste per legge, con attribuzione in favore dell'avv. Antonello Ciro Spinelli, dichiaratosi antistatario.
Così deciso in Napoli il 4/12/2025
IL GIUDICE
Dott.ssa Anna Maria Pezzullo
- 5 -
R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI NAPOLI DECIMA SEZIONE CIVILE Il Tribunale di Napoli, X Sezione Civile, nella persona della dott.ssa Anna Maria Pezzullo, in funzione di Giudice monocratico, all'esito della discussione mediante il deposito delle note redatte ex art 127 ter cpc, come introdotto dal d.lgs. n. 149 del 2022 come novellato dal D.lgs. 164/24, preso atto delle conclusioni rassegnate dalla parte appellante, ha pronunziato, mediante redazione contestuale del dispositivo e della concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione, di seguito riportati, la presente
SENTENZA nella causa civile iscritta al n. 22224/2024 del Ruolo Generale degli Affari Contenziosi Civili, avente ad oggetto: appello avverso sentenza del Giudice di Pace di Napoli, e vertente
TRA
, nato a Monte di Procida (NA) il 08.06.1943, C.F.: Parte_1
, res.te in Monte di Procida, alla via Panoramica 35, C.F._1 rappresentato e difeso dall'avv. Antonello Ciro Spinelli ( ), giusta procura in calce al presente atto, ed C.F._2 elettivamente domiciliato in Monte di Procida (NA), alla via Panoramica 47, presso il suo studio legale,
APPELLANTE
E
in persona del Controparte_1 rapp. p.t., C.F.: , dom.ta come in atti P.IVA_1
APPELLATO CONTUMACE
Conclusioni: come in atti da intendersi qui per ripetute e trascritte
FATTO E MOTIVI DELLA DECISIONE Con ricorso d'appello, ritualmente notificato unitamente al decreto di fissazione dell'udienza, l'appellante in epigrafe impugnava la sentenza n. 19476/2024, resa dal Giudice di Pace di Napoli, del 26.09.2024, depositata in cancelleria in data 27.09.2024, non notificata, con cui il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando, accoglieva l'opposizione ed annullava il verbale n. a0051974 del 15/07/2022 ma compensava le spese di lite. Proprio il capo di sentenza relativo alle spese di giudizio oggetto di compensazione da parte del giudice di prime cure veniva impugnato dall'odierno appellante chiedendone la riforma.
L'amministrazione prefettizia, odierna appellata, si costituiva in primo grado, mentre restava contumace nel presente grado di giudizio, tant'è che, in tale sede, ne va dichiarata la contumacia, essendosi ritualmente perfezionato l'iter notificatorio del ricorso e del decreto di fissazione d'udienza nei suoi confronti. Orbene, pur non essendo stato acquisito il fascicolo di primo grado, benché richiesto, va considerato, in effetti, che parte appellante si duole unicamente del governo delle spese effettuato dal giudice di prime cure nella sentenza impugnata, sicché viene in rilievo una questione di puro diritto che può essere decisa sulla base degli atti di causa.
Tanto precisato, procedendo all'esame delle doglianze contenute nell'atto d'appello, va sottolineato come, nonostante il pieno accoglimento della domanda proposta in primo grado, sia stata disposta l'integrale compensazione delle spese di lite in violazione del principio di soccombenza. Nello specifico scrive il giudice di prime cure che le spese vanno compensate attesa “la peculiarità della vertenza”.
Tale motivazione appare del tutto inconsistente e violativa dell'art 92 c.p.c. nonché dei principi di seguito riportati e sostenuti dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Cassazione, sicché il proposto motivo di impugnazione è fondato e merita accoglimento.
Giova premettere che l'articolo 92 comma II del codice di procedura civile testualmente prevede che: "Se vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, il giudice può compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero". La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 77/2018, ha dichiarato l'incostituzionalità parziale di tale norma "nella parte Controparte_1 Controparte_2 - 3 - in cui non prevede che il giudice possa compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni". Ciò posto, va considerato che, secondo il consolidato orientamento, la compensazione delle spese deve trovare adeguato supporto motivazionale, sicché le "gravi ed eccezionali ragioni", da indicarsi esplicitamente nella motivazione, atte a
- 2 - legittimarne la compensazione totale o parziale, devono riguardare specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa e non possono essere espresse con una formula generica (Cass. 13/04/2018, n. 9186), né tali ragioni possono essere tratte dalla natura della controversia o della pronuncia o dalla struttura del tipo di procedimento contenzioso applicato o dalle disposizioni processuali che lo regolano o dalla "natura dell'impugnazione, dovendo invece trovare riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa che il Giudice è tenuto ad indicare esplicitamente e specificamente nella motivazione della sentenza (Cass. 19/10/2015, n. 21083). La compensazione delle spese può quindi essere disposta (oltre che nel caso della soccombenza reciproca) nelle ipotesi di assoluta novità della questione trattata o di mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, nonché - per effetto della sentenza 7 marzo 2018 n. 77 della Corte costituzionale - nelle analoghe ipotesi di sopravvenienze relative a questioni dirimenti e in quelle di assoluta incertezza, che presentino la stessa, o maggiore, gravità ed eccezionalità delle ipotesi tipiche espressamente previste dall'art. 92 c.p.c., comma 2 (Cass. 20/02/2020, n. 4303; Cass. 18/02/2020, n. 3977; Cass. 10/04/2020, n. 7782; Cass. 24/06/2020, n. 12484). Ne consegue che tali gravi ed eccezionali ragioni (tipiche e non, nel senso suindicato, da indicarsi esplicitamente nella motivazione) che possono legittimare la compensazione totale o parziale delle spese di lite, devono concernere specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa, e non possono essere espresse con una formula del tutto generica, come quando si faccia riferimento alla "natura della controversia", di per sé inidonea a consentire il necessario controllo (Cass. 04/10/2019, n. 24824), nè potendosi ritenere sufficiente il mero riferimento alla "natura processuale della pronuncia", che, in quanto tale, può trovare applicazione in qualunque lite che venga risolta sul piano delle regole del procedimento (Cass. 04/09/2020, n. 18348). Neppure la generica e non meglio specificata complessità degli accertamenti e delle questioni dibattute,
o il richiamo alla natura del procedimento, in assenza dei peculiari requisiti previsti dall'art. 92, comma 2, c.p.c., possono - 4 - integrare il presupposto necessario per disporre la compensazione delle spese (Cass. 14/10/2019, n. 25798). Non rientra nelle ipotesi di gravi ed eccezionali ragioni neppure la mancata opposizione alla domanda da parte del convenuto o la contumacia dello stesso, anche se si tratti di una pubblica amministrazione (Cass. 18/06/2020, n. 11786).
Calando tali principi nella fattispecie concreta qui in esame, si rileva che il giudizio di primo grado si è concluso con esito interamente favorevole, ovvero con il pieno accoglimento della domanda, e che, ciò nonostante, il giudice di prime cure ha disposto l'integrale compensazione delle spese di lite, senza che ve ne fosse fondato motivo e senza fornire adeguata e sufficiente
- 3 - motivazione, ricorrendo infatti ad una generica ed insufficiente formula di stile.
Deve, pertanto, accogliersi l'appello, riformando la sentenza appellata unicamente con riferimento alla statuizione sulle spese, con ogni conseguenza anche in riferimento alle spese del presente grado di giudizio, che anch'esse vanno poste a carico della parte appellata soccombente e che vengono liquidate come in dispositivo;
nella liquidazione delle spese dei due gradi di giudizio si applicano i parametri minimi previsti dal D.M. 55/2014, come aggiornato al DM 147/22, per lo scaglione di valore in cui ricade la controversia, stante la modestissima complessità della questione e la limitata attività effettivamente svolta. Ancora, si ritiene che il compenso professionale vada liquidato secondo i parametri minimi attesa la modestissima complessità della questione trattata, tenuto conto, peraltro della serialità della tipologia di giudizio incardinato. Tale motivazione consente all'adito Giudice di discostarsi dai parametri medi, come sancito anche di recente dalla Corte di cassazione (cfr. Cass, ord. n. 30087/2021).
Pertanto, per il primo grado, applicando i parametri minimi previsti dal D.M. 55/2014 per le controversie innanzi al giudice di pace per giudizi di valore fino ad €.1.100, e si liquidano in €.34 per la fase di studio, €.34 per la fase introduttiva, € 34 per la fase di trattazione ed €.71 per la fase decisoria, per un totale complessivo di €.173; per il presente giudizio di appello, si liquidano
€.66 per la fase di studio, €.66 per la fase introduttiva, €. 100 per la fase istruttoria ed €.100 per la fase decisoria, per un totale complessivo di €.332. Tali spese sono attribuite all'avv. Antonello Ciro Spinelli dichiaratosi antistatario.
P. Q. M.
Il Giudice del Tribunale di Napoli, sezione 10a civile, definitivamente pronunziando, disattesa ogni contraria istanza, così decide:
1. Accoglie l'appello proposto da , per l'effetto, in Parte_1 parziale riforma della sentenza appellata n. 19476/2024, emessa dal Giudice di Pace di Napoli, condanna la parte appellata al pagamento in favore dell'appellante delle spese del primo grado di giudizio, che liquida in € 43 per esborsi ed €.171,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese generali nella misura del 15%, nonché CPA ed IVA nelle aliquote previste per legge, restando nel resto confermata la sentenza appellata in quanto non impugnata nelle altre parti, con attribuzione in favore dell'avv. Antonello Ciro Spinelli, dichiaratosi antistatario;
- 4 - 2. Condanna la parte appellata al pagamento in favore dell'appellante delle spese del presente grado di giudizio, che liquida in €.64,50 per esborsi ed €.332,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese generali nella misura del 15%, nonché CPA ed IVA nelle aliquote previste per legge, con attribuzione in favore dell'avv. Antonello Ciro Spinelli, dichiaratosi antistatario.
Così deciso in Napoli il 4/12/2025
IL GIUDICE
Dott.ssa Anna Maria Pezzullo
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