Ordinanza cautelare 18 ottobre 2024
Sentenza 27 gennaio 2026
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Sul provvedimento
| Citazione : | TAR Roma, sez. 5B, sentenza 27/01/2026, n. 1613 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Tribunale amministrativo regionale - Roma |
| Numero : | 1613 |
| Data del deposito : | 27 gennaio 2026 |
| Fonte ufficiale : |
Testo completo
N. 01613/2026 REG.PROV.COLL.
N. 09276/2024 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Quinta Bis)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 9276 del 2024, proposto da
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avvocato Eloy Puga Villarino, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Lorenzo il Magnifico, 42;
contro
Ministero dell'Interno, Ufficio Territoriale del Governo Roma, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
per l'annullamento
del decreto della Prefettura di Roma n.-OMISSIS- di inammissibilità dell'istanza di cittadinanza italiana;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno e di Ufficio Territoriale del Governo Roma;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 dicembre 2025 il dott. GI IC e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
1.- Con l’atto introduttivo del giudizio il ricorrente impugna il decreto n.-OMISSIS-, emesso in data 9.5.2024, con cui la Prefettura di Roma ha dichiarato l’inammissibilità della sua istanza, presentata in data 2.7.2021, volta alla concessione della cittadinanza italiana per residenza ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f) della Legge n. 91/1992.
L’Amministrazione, in particolare, previa comunicazione del preavviso di diniego ex art. 10 bis , legge n. 241/90, ha dichiarato l’inammissibilità della domanda per la ritenuta insufficienza del reddito percepito “ per gli anni di imposta 2018-2019-2020 ”, tenuto conto che dalle risultanze anagrafiche il nucleo familiare del richiedente risulta composto dalla moglie e dai due figli minorenni, di modo che la soglia minima reddituale è pari ad €12.432.
Avverso il predetto decreto ha quindi proposto ricorso l’interessato, lamentandone l’illegittimità per violazione di legge ed eccesso di potere per carenza di motivazione e difetto d’istruttoria, deducendo essenzialmente:
- che la Prefettura è incorsa in un vizio di incompetenza laddove ha esercitato la valutazione discrezionale di compiuta integrazione del richiedente, valutazione rimessa invece alla competenza del Ministero dell’interno quale autorità centrale;
- che l’Amministrazione avrebbe erroneamente considerato, quali componenti del nucleo familiare, anche la moglie e i due figli, senza invece considerare che essi, come già dedotto nelle osservazioni al preavviso di diniego, hanno fatto rientro in India sin dal 2014, anche tenuto conto che i rispettivi permessi di soggiorno sono scaduti il 2.4.2016 e non ne è stato mai chiesto il rinnovo;
- che, peraltro, il ricorrente è separato dalla moglie sin dal 2014 e che, in ogni caso, dalle Certificazioni Uniche allegate non risultano familiari fiscalmente a suo carico, ed infatti non ha mai neanche goduto di alcuna detrazione per carichi di famiglia;
- che, in definitiva, non avendo familiari a carico, il reddito dichiarato deve ritenersi sufficiente, considerato che nell’anno 2018 è stato pari ad €9.037,95, nell'anno 2019 pari ad € 9.298,89 e nell'anno 2020 ad € 9.245,00.
Si sono costituiti in giudizio il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Roma per resistere al ricorso.
Con ordinanza cautelare n. 4712/2024 è stata disposta la ravvicinata trattazione dell’udienza di merito ai sensi dell’art. 55, comma 10, c.p.a..
All’odierna udienza pubblica la causa è stata trattenuta in decisione.
2.- Il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto per le ragioni e nei limiti che seguono.
Occorre innanzitutto rammentare che, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale condiviso anche da questa Sezione (cfr., ex multis , TAR Lazio, Roma sez. V bis, nn. 14163/2023 e 14172/2023), nel giudizio ampiamente discrezionale che l’amministrazione svolge ai fini della concessione della cittadinanza italiana rientra anche l’accertamento della sufficienza del reddito, in quanto la condizione del possesso di adeguati mezzi di sostentamento dell’istante non è solo funzionale a soddisfare primarie esigenze di sicurezza pubblica, considerata la naturale propensione a deviare del soggetto sfornito di adeguata capacità reddituale (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 3 febbraio 2011, n. 766; id., 16 febbraio 2011, n. 974) – ratio che è alla base delle norme che prescrivono il possesso di tale requisito per l’ingresso in Italia, per il rinnovo del permesso di soggiorno e per il rilascio della carta di soggiorno – ma è anche funzionale ad assicurare che lo straniero possa conseguire l’utile inserimento nella collettività nazionale, con tutti i diritti e i doveri che competono ai suoi membri, cui verrebbe ad essere assoggettato; in particolare, tra gli altri, al dovere di solidarietà sociale di concorrere con i propri mezzi, attraverso il prelievo fiscale, a finanziare la spesa pubblica, funzionale all’erogazione dei servizi pubblici essenziali (cfr., ex multis , Tar Lazio, I ter, 31 dicembre 2021, n. 13690; id., 19 febbraio 2018, n. 1902; Cons. Stato, sez. III, 18 marzo 2019, n. 1726).
La valutazione del requisito reddituale va effettuata tenendo conto non solo di quello già maturato al momento della presentazione della domanda (cfr., TAR Lazio, sez. I ter, 14 gennaio 2021, n. 507; id., 31 dicembre 2021, n. 13690, nonché, da ultimo, sez. V bis, n. 1590/2022 e. 1724/2022) – che deve essere corredata della dichiarazione dei redditi dell’ultimo triennio, come prescritto dal DM 22.11.1994 adottato in base all’art. 1 co. 4 del DPR 18 aprile 1994, n. 362 – ma anche di quello successivo, in quanto lo straniero deve dimostrare di possedere una certa stabilità e continuità nel possesso del requisito, che va mantenuto fino al momento del giuramento, come previsto dall’art. 4, co. 7, DPR 12.10. 1993, n. 572 (TAR Lazio, sez. V bis, n. 1724/2022; sez. I ter, n. 507/2021, n. 13690/2021, n. 10750/2020, n. 2234/2009; cfr. sez. II quater n. 1833/2015; n. 8226/2008).
Per quanto riguarda, invece, la soglia minima del reddito, non stabilita direttamente dalla normativa soprarichiamata, l’Amministrazione ha ritenuto di fissare ex ante dei parametri minimi indefettibili di reddito, facendo a monte una valutazione circa la congruità degli stessi a garantire l’autosufficienza economica del richiedente.
Segnatamente, l’Amministrazione – come esplicitato nella circolare del Ministero dell’Interno prot. n. K.60.1 del 5 febbraio 2007 a sua volta ricognitiva del consolidato orientamento giurisprudenziale in subiecta materia - ha assunto a parametro di riferimento l’ammontare prescritto per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria dall’art. 3, d.l. 25 novembre1989, n. 382, convertito in l. 25 gennaio 1990, n. 8, confermato dall’art. 2, comma 15, l. 28 dicembre 1995, n. 549, fissato in € 8.263,31 annui, incrementato ad € 11.362,05 in presenza di coniuge a carico e di ulteriori € 516,00 per ciascun figlio a carico, in quanto indicatore di un livello di adeguatezza reddituale ritenuto idoneo a garantire la possibilità per il soggetto di mantenere in modo stabile e continuativo se medesimo e la propria famiglia.
Il parametro cui si conforma la p.A. individua una soglia che è ritenuta congrua dalla giurisprudenza in materia, in quanto “ indicatore di un livello di adeguatezza reddituale che consente al richiedente di mantenere adeguatamente e continuativamente sé e la famiglia senza gravare (in negativo) sulla comunità nazionale ” (cfr. ex multis : Cons. Stato, Sez. IV, 17 luglio 2000, n. 3958; T.A.R. Lazio - Roma, sez. II, 2.2.2015, n. 1833).
D’altronde, tale soglia reddituale non è stata creata arbitrariamente dalla giurisprudenza, in quanto assume, quale parametro di riferimento, il livello reddituale minimo previsto, cautelativamente, dall'art 26, comma 3, d.lgs. n. 286/1998, per il rilascio del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, che richiede, appunto, il possesso “ di un reddito annuo, proveniente da fonti lecite, di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria ” (cfr. livello individuato quale soglia dall’art. 24 legge 40/1998).
Il parametro su riferito costituisce, dunque, un requisito minimo indefettibile, ragion per cui, l’insufficienza del reddito dichiarato può costituire causa ex se di diniego di cittadinanza, anche nei confronti di un soggetto che risulti sotto ogni altro profilo bene integrato nella collettività, con una regolare situazione di vita familiare e di lavoro, e titolare di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro ovvero della carta di soggiorno; anche in questi casi, infatti, si tratta di titoli che possono essere rilasciati e rinnovati solo previa dimostrazione del possesso dei requisiti reddituali espressamente prescritti art. 9 e 29 d.lgs n. 286/1996 (sicché il requisito reddituale risulta implicitamente incluso nel requisito della “residenza legale”) .
Pertanto, salvo qualche sporadico caso isolato (che peraltro si giustifica con riferimento alle particolarità del caso di specie, vedi, Cons. St., sez. II, n. 1175/2009), il possesso del requisito reddituale è ritenuto una condizione indefettibile per la concessione della cittadinanza in quanto funzionale non solo ad evitare che l’ammissione del nuovo membro non finisca per gravare (in negativo) sul pubblico erario per carenza di adeguate fonti di sussistenza, ma anche e soprattutto per assicurare che sia in grado di assumersi i doveri che derivano dall’appartenenza alla Comunità Nazionale, in primis quello di concorrere (in positivo) allo sviluppo economico-sociale e di onorare il vincolo di solidarietà mediante la partecipazione al gettito fiscale (vedi, Cons. Stato, sez. IV, n. 2254/1996, 3145/1998, 1474/1999; 6063/2002), che possa “apportare un contributo ulteriore ed autonomo alla Comunità di cui entra a far parte” (TAR Lazio, sez. I, n. 2377/2006; TAR Lazio, sez. II quater n. 832/2009; Cons. St., sez. VI, n. 8421/2009; Cons. St., sez. VI, 3213 e 3907 del 2008; TAR Lazio, sez. II quater, n. 4189/2012; vedi, tuttavia, per la possibilità di deroga a tali principi nel caso in cui il richiedente sia un portatore di handicap, TAR Lazio, sez. I ter, n. 7846/2020, con richiamo ai principi di eguaglianza e non discriminazione di cui agli artt. 2 e 3 della Costituzione, alla legge 104/1992 ed alla sentenza della Corte Costituzionale n. 258/2017). Si tratta, pertanto, di un punto di arrivo ormai pacifico (vedi, da ultimo, tra tante, Cons. St., sez. III, nn. 3143, 4754 e 4767 del 2023) che la Sezione ha da subito recepito (TAR Lazio, sez. V bis, n.1590/2022, 1698/2022, 1724/2022, 2945/2022, nonché, di recente, n. 11028/2022, 11187/2022, 8273/2023, 9570/2023, 9582/2023, 11964/2023, 12386/2023), evidenziandone la validità anche dal punto di vista storico-comparatistico, dato che “il requisito dell’autonomia reddituale costituisce una condizione prescritta dalla legislazione in materia dei diversi Stati membri dell’Unione Europa, configurandosi come principio comune ai diversi ordinamenti giuridici” (TAR Lazio, sez. V bis, n. 11028/2022; 16321/2022, 1993/2023, 4268/2023, 10747/2023).
A tale riguardo va peraltro osservato che, anche a livello sovranazionale, il possesso del requisito in contestazione è prescritto dalla normativa comunitaria sulla cittadinanza dell’Unione per l’esercizio del diritto di soggiorno nei territori degli Stati Membri, che, al fine di evitare il fenomeno del cd. “turismo sociale”, è sottoposto alla condizione “ di disporre, per se stesso e per i propri familiari, di risorse economiche sufficienti, affinché non divenga un onere a carico dell’assistenza sociale dello Stato Membro ospitante durante il periodo di soggiorno, e di un’assicurazione malattia che copra tutti i rischi nello Stato Membro ospitante ” (art. 7 direttiva 2004/38/CE), per la ragione che “ i beneficiari non devono costituire un onere eccessivo per le finanze pubbliche dello Stato ospitante ” (considerando n. 10 della citata Direttiva). L’autosufficienza reddituale rileva, pertanto, quale elemento tangibile dell’effettiva appartenenza alla comunità nazionale richiesta in capo al richiedente la cittadinanza, il quale, proprio in vista di detta verifica, deve dimostrare di poter contare su strumenti personali per far fronte ai bisogni propri e del proprio nucleo familiare (TAR Lazio, Roma, sez. V bis, n. 14172/2023 cit.).
In definitiva, l'interesse pubblico alla concessione della particolare capacità giuridica, connessa allo status di cittadino, impone che si valutino, anche sotto il profilo indiziario, le prospettive di ottimale inserimento del soggetto interessato nel contesto sociale del Paese ospitante; prospettive a cui non può essere estranea la produzione di un reddito, che accresca le risorse del Paese stesso sotto il profilo sia produttivo che contributivo onde evitare di gravare, al contrario, sugli oneri di solidarietà sociale previsti per i soggetti indigenti.
La legittimità della suddetta valutazione è stata affermata anche dalla giurisprudenza costante in materia, condivisa anche da questo Tribunale (TAR Lazio, sez. V bis, n. 1590/22, 1698/22, 1724/22, 2945/22, 3692/22, 4619/22; cfr.: Tar Lazio, sez. I ter, 31 dicembre 2021, n. 13690; 6 settembre 2019, n. 10791; Tar Lazio, sez. II quater, 2 febbraio 2015, n. 1833; 13 maggio 2014, n. 4959; 3 marzo 2014, n. 2450; 18 febbraio 2014, n. 1956, 10 dicembre 2013, n. 10647; Cons. Stato sez. I, parere n. 240/2021; parere n. 2152/2020; Cons. Stato, sez. III, 18 marzo 2019, n. 1726).
Ciò posto, valga altresì precisare che, nella valutazione sulla sussistenza del requisito della capacità reddituale, l’Amministrazione deve tenere conto non soltanto del reddito dell’istante ma deve anche verificare l’eventuale, effettivo, contributo offerto dagli altri membri del nucleo familiare (in tal senso, ex plurimis , Tar Lazio, sez. V bis, n. 1698/2022; Cons. St., sez. III, n. 4372/2019).
L’orientamento da tempo espresso dalla giurisprudenza al riguardo è stato recepito dallo stesso Ministero dell’Interno, che, nella circolare prot. n. K.60.1 del 5 febbraio 2007, diramata agli Uffici competenti, ha ribadito che è necessario, « nel rispetto del concetto di solidarietà familiare cui sono tenuti i membri della famiglia, valutare la consistenza economica dell’intero nucleo al quale l’aspirante cittadino appartiene quando, dalla documentazione prodotta e/o dalla istruttoria esperita, si può evincere che esistono altre risorse che concorrono a formare il reddito ».
La stessa circolare ha altresì precisato che, essendo autocertificabili solo i redditi propri, per i redditi degli altri componenti il nucleo familiare andrà necessariamente prodotta la documentazione (mod. CUD, mod. 730 e mod. Unico) atta a dimostrare la disponibilità dei mezzi di sostentamento adeguati.
3.- Ebbene, nella fattispecie in esame l’Amministrazione ha motivato il decreto di inammissibilità ritenendo insufficiente il reddito percepito “ per gli anni di imposta 2018-2019-2020 ”, quantificato in misura di poco superiore ad € 9.000,00 annui, e dunque – sebbene sufficiente per il richiedente singolo – inferiore alla soglia reddituale minima individuata dalla Prefettura in € 12.432,00, determinata tenendo conto anche della moglie e dei due figli minorenni. La Prefettura ha, infatti, ritenuto tali soggetti parte del nucleo familiare rilevante ai fini del requisito reddituale, sulla base delle risultanze anagrafiche e di stato civile acquisite nel corso dell’istruttoria.
La motivazione del decreto impugnato non resiste alle censure sollevate sul punto dal ricorrente.
È vero, per un verso, che la soglia reddituale da raggiungere deve essere modulata – alla luce di quanto esposto in premessa – in funzione dei componenti del nucleo familiare che risultino effettivamente a carico dell’istante, poiché la finalità del requisito è quella di assicurare la capacità del richiedente di provvedere stabilmente al proprio sostentamento e a quello dei familiari conviventi nel territorio dello Stato. Per altro verso, tuttavia, l’incremento del parametro minimo presuppone logicamente l’esistenza di un concreto ed attuale onere economico aggiuntivo, derivante dal mantenimento dei familiari che vivono con il richiedente in Italia o che, comunque, risultano fiscalmente a suo carico.
Nel caso di specie, il ricorrente ha documentato:
- che la moglie e i due figli sono rientrati in India sin dal 2014, come comprovato anche dalla circostanza che i loro permessi di soggiorno sono scaduti nel 2016 senza che ne sia mai stato richiesto il rinnovo;
- che gli stessi non risultano fiscalmente a suo carico, come comprovato dalle Certificazioni Uniche prodotte, né egli ha mai fruito di alcuna detrazione per carichi di famiglia.
Alla luce di tali circostanze, oggettive e non contestate, non può essere condivisa la valutazione della Prefettura, che ha ritenuto di includere i familiari del ricorrente nel calcolo della soglia reddituale minima sulla sola base della loro formale presenza nelle risultanze anagrafiche e di stato civile, nonché del permanere - contrariamente a quanto eccepito dal ricorrente - del vincolo coniugale con la moglie.
Infatti, ciò che assume rilievo dirimente nel caso di specie è che sul ricorrente non gravino familiari a carico né sotto il profilo fiscale né sotto il profilo “materiale”, essendo rimasto incontestato il fatto oggettivo che il coniuge e i figli abbiano fatto ritorno nel Paese d’origine ormai da molti anni, senza mai aver ripreso la convivenza in Italia.
Né può ritenersi applicabile, sulla base della mera eventualità che i familiari residenti in [...]possano beneficiare di contributi economici da parte dell’istante, l’incremento della soglia reddituale minima nelle misure sopra indicate, pari ad € 11.362,05 in presenza del coniuge a carico e di ulteriori € 516,00 per ciascun figlio. Tale maggiorazione è, infatti, parametrata al fabbisogno ritenuto adeguato per il sostentamento della famiglia convivente con il richiedente sul territorio italiano e presuppone, pertanto, una “situazione di carico effettivo” valutata secondo i parametri socio-economici del contesto nazionale. Estenderla invece a familiari residenti all’estero, non conviventi e non fiscalmente a carico, significherebbe applicare in modo distorto e privo di fondamento giuridico il criterio fissato dall’Amministrazione.
In ultima analisi, alla stregua dei rilievi innanzi descritti, ritiene il Collegio che il provvedimento impugnato sia affetto dai denunciati vizi di eccesso di potere per difetto di istruttoria e travisamento dei presupposti di fatto, avendo la Prefettura illegittimamente incrementato la soglia reddituale minima tenendo conto di familiari – la moglie e i due figli – che non risultano né conviventi in Italia né fiscalmente a carico del ricorrente.
Ne consegue dunque che, in accoglimento del ricorso, il diniego impugnato deve essere annullato. Per l’effetto, l’Amministrazione avrà l’obbligo di rivalutare la posizione dell’istante secondo i principi e i criteri sopra enunciati e fatte salve le ulteriori determinazioni.
4.- La peculiarità della vicenda concreta giustifica la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quinta Bis) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato nei sensi e limiti di cui in motivazione.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 10 dicembre 2025 con l'intervento dei magistrati:
AN RI, Presidente
Enrico Mattei, Consigliere
GI IC, Primo Referendario, Estensore
| L'ESTENSORE | IL PRESIDENTE |
| GI IC | AN RI |
IL SEGRETARIO
In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.