Cass. pen., sez. VI, sentenza 06/11/2013, n. 46743
CASS
Sentenza 6 novembre 2013

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Perché sia integrato il delitto di cui all'art. 337 cod. pen. non è necessario che sia impedita, in concreto, la libertà di azione del pubblico ufficiale, essendo sufficiente che si usi violenza o minaccia per opporsi al compimento di un atto di ufficio o di servizio, indipendentemente dall'esito positivo o negativo di tale azione e dall'effettivo verificarsi di un ostacolo al compimento degli atti predetti. (Fattispecie relativa all'uso di espressioni minacciose per opporsi all'identificazione operata da due carabinieri che redigevano un verbale per infrazione al codice della strada).

In materia di atti arbitrari del pubblico ufficiale, l'art. 393 bis cod. pen. (che ha sostituito l'art. 4 del d.lgs.lgt. n. 288 del 1944) non prevede una circostanza di esclusione della pena ricadente sotto la disciplina dell'art. 59 cod. pen., ma dispone l'esclusione della tutela nei confronti del pubblico ufficiale che se ne dimostri indegno: essa pertanto trova applicazione solo in rapporto ad atti che obbiettivamente e non soltanto nell'opinione dell'agente, concretino una condotta arbitraria. (Nella specie la Corte ha escluso che nell'attività di identificazione posta in essere da due carabinieri fosse emerso il consapevole travalicamento dei limiti e delle modalità entro cui le pubbliche funzioni devono essere esercitate).

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. VI, sentenza 06/11/2013, n. 46743
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 46743
Data del deposito : 6 novembre 2013

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