Cass. pen., sez. IV, sentenza 18/05/2023, n. 21167
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Sentenza 18 maggio 2023

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Nel procedimento di riparazione per l'ingiusta detenzione, il ricorso fissa gli elementi individuanti l'azione esperita, sicchè non è consentito mutare la "causa petendi" né al richiedente, in assenza di consenso o di acquiescenza dell'altra parte, né al giudice, d'ufficio, senza che il controinteressato sia posto in grado di interloquire in merito. (Fattispecie relativa a domanda di riparazione proposta ai sensi dell'art. 314, comma 1, cod. proc. pen., in cui la Corte ha escluso che il giudice potesse accoglierla per la diversa fattispecie legale prevista dall'art. 314, comma 2, cod. proc. pen.) (Conf.: n. 1514 del 1992, Rv. 194083-01).

In tema di ingiusta detenzione, il giudice, per valutare la colpa grave ostativa al riconoscimento del diritto alla riparazione, può valorizzare anche i comportamenti deontologicamente scorretti del richiedente, ove configurino, unitamente ad altri elementi, una situazione obiettiva idonea a evocare, secondo un canone di normalità, una fattispecie di reato.

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    Sul provvedimento

    Citazione :
    Cass. pen., sez. IV, sentenza 18/05/2023, n. 21167
    Giurisdizione : Corte di Cassazione
    Numero : 21167
    Data del deposito : 18 maggio 2023

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