CASS
Sentenza 29 luglio 2024
Sentenza 29 luglio 2024
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. II, sentenza 29/07/2024, n. 21132 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 21132 |
| Data del deposito : | 29 luglio 2024 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso iscritto al n. 38613/2019 R.G. proposto da: ASSOCIAZIONE MENEGHINA, domiciliata ex lege in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall'avvocato FERRANTE ANTONELLA LUISA AR ([...]) -ricorrente- MINISTERO ECONOMIA FINANZE, domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO . (ADS80224030587) che lo rappresenta e difende -resistente- avverso ORDINANZA di COMM.TRIB. PROV. MILANO n. 2761/2019 depositata il 05/11/2019. Civile Sent. Sez. 2 Num. 21132 Anno 2024 Presidente: ORILIA LORENZO Relatore: MOCCI MAURO Data pubblicazione: 29/07/2024 2 di 5 Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 11/07/2024 dal Consigliere dr. MAURO MOCCI. FATTI DI CAUSA Con ordinanza del 5 novembre 2019, il Presidente della Commissione Tributaria Provinciale di Milano respinse il reclamo dell’Associazione Meneghina avverso il decreto di diniego di ammissione al beneficio del gratuito patrocinio, emesso il 19 giugno 2019 dalla Commissione presso la CTP Lombardia. L’ordinanza giustificava il rigetto col fatto che la motivazione del decreto impugnato resisteva alle critiche dell’associazione, per un verso, contenendo specifiche considerazioni sui motivi del ricorso principale e, per altro verso, valutando l’inconsistenza delle ragioni del ricorso in esito ad un sommario esame. Contro la predetta ordinanza, ricorre per cassazione l’Associazione Meneghina, sulla scorta di tre motivi. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha depositato foglio di conclusioni, in vista dell’udienza pubblica. La causa, originariamente avviata alla camera di consiglio della sesta sezione, è stata rimessa all’udienza pubblica, in mancanza di evidenza decisoria. Il P.G. ha concluso per il rigetto del ricorso. RAGIONI DI DIRITTO 1. Attraverso la prima censura, la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 n. 3) c.p.c., dell’art. 74 comma 2° D.P.R. n. 115/1992, giacché la reiezione del reclamo era intervenuta senza alcuna motivazione in ordine alle ragioni considerate. 2. Col secondo mezzo viene denunciata la violazione e falsa applicazione dell’art. 131 c.p.c., dell’art. 2 comma 2° D. Lgs. n. 546/1992, dell’art. 7 l. n. 212/2002, dell’art. 111 Cost. L’ordinanza 3 di 5 impugnata avrebbe omesso di annullare il decreto della commissione per il patrocinio a spese dello Stato, nonostante il provvedimento fosse mancante dell’esposizione di fatto e di diritto della decisione, ai sensi dell’art. 131 c.p.c. Inoltre, la necessità della motivazione si evincerebbe altresì dalle disposizioni in tema di “Statuto del contribuente”. In tal modo, il provvedimento impugnato sarebbe venuto meno al dovere di specificare “se risultino evidenti errori di diritto nell’interpretazione delle norme poste a sostegno della richiesta”. 3. Infine, l’Associazione assume la violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c. e dell’art. 702 ter c.p.c., ai sensi dell’art. 360 n. 3 c.p.c., per non aver liquidato le spese del procedimento, ma avendole compensate perché la parte intimata non si era costituita. 4. I primi due motivi possono essere scrutinati congiuntamente, perché s’imperniano entrambi sul vizio di motivazione che affliggerebbe il provvedimento impugnato. Essi sono inammissibili. Innanzitutto, quanto al sindacato di legittimità sulla motivazione, rileva la Corte che secondo il costante orientamento di legittimità, anche a sezioni unite, la riformulazione dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., disposta dall'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall'art. 12 delle preleggi, come riduzione al "minimo costituzionale" del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella 4 di 5 "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di "sufficienza" della motivazione (cfr. tra le tante, Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014). Nel caso in esame, i motivi in esame non evidenziano un siffatto vizio. Per un verso, infatti, censurano le considerazioni che l’ordinanza ha svolto per rigettare il reclamo alla Commissione. Ma il Presidente della CTP ha offerto una sia pur concisa motivazione del rigetto, richiamando “specifiche considerazioni circa uno dei motivi del ricorso principale” nonché valutando che la Commissione Provinciale avesse ritenuto “inconsistenti le ragioni di merito del ricorso tributario non tout court ma dando atto di aver compiuto un sommario esame”. Con tali argomenti non si confronta la ricorrente, né adduce o riporta ulteriori elementi per far ritenere che la replica al reclamo non fosse esaustiva delle concrete doglianze portate all’attenzione dell’organo giudicante. Anzi, contravvenendo all’onere di specificità imposto dall’art. 366 n. 3 cpc non riporta neppure i motivi posti a base della opposizione. Per altro verso, essendo stata invocata una violazione e falsa applicazione della legge e non risultano indicate anche le argomentazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si assumono in contrasto con le medesime o con l'interpretazione fornitane dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina, il motivo è inammissibile, in quanto non consente alla Corte di cassazione di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il fondamento della denunziata violazione. Non è infatti sufficiente un'affermazione apodittica e non seguita da alcuna dimostrazione, dovendo il ricorrente viceversa porre la Corte in 5 di 5 grado di orientarsi fra le argomentazioni in base alle quali ritiene di censurare la pronunzia impugnata. 5. Il terzo motivo è invece inammissibile per difetto di interesse: esso, a ben vedere, si risolve in una richiesta contra se, nel senso che la ricorrente si duole della compensazione delle spese di lite anziché della condanna, in forza del principio della soccombenza: ma, essendo la medesima associazione soccombente, essa non ha interesse a sollevare il problema. Al rigetto del ricorso non segue la condanna della ricorrente alla rifusione delle spese di lite, in mancanza di attività difensiva dell’intimato Ministero, che non ha depositato controricorso. Si dà atto che sussistono le condizioni per dichiarare che la ricorrente è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l'impugnazione, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 115/2002, se dovuto (Sez. U, n. 4315 del 20 febbraio 2020).
P.Q.M.
La Corte Suprema di Cassazione, Seconda Sezione civile, rigetta il ricorso. Dà atto che sussistono le condizioni per dichiarare che la ricorrente è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l'impugnazione, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 115/2002, se dovuto. Così deciso in Roma l’11 luglio 2024, nella camera di consiglio delle
P.Q.M.
La Corte Suprema di Cassazione, Seconda Sezione civile, rigetta il ricorso. Dà atto che sussistono le condizioni per dichiarare che la ricorrente è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l'impugnazione, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 115/2002, se dovuto. Così deciso in Roma l’11 luglio 2024, nella camera di consiglio delle