Cass. pen., sez. VI, sentenza 14/10/2003, n. 43020
CASS
Sentenza 14 ottobre 2003

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Massime1

Nel reato di abuso di ufficio, la sussistenza del concorso del privato non può essere dedotta dalla mera coincidenza tra la richiesta ed il provvedimento emesso dal pubblico ufficiale, essendo necessario, invece, che il contesto fattuale dimostri che la presentazione della domanda sia stata preceduta, accompagnata o seguita da un'intesa col pubblico funzionario o da sollecitazioni. (Fattispecie in cui il privato ha accompagnato la richiesta con documentazione giustificativa non idonea e tale da dimostrare la consapevolezza di non aver maturato alcun diritto al rilascio della concessione edilizia, palesemente contrastante con un precedente parere degli uffici tecnici e inseritasi in una procedura amministrativa illegittima).

Commentario1

  • 1PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: Reato di abuso d’ufficio, elementi per l’integrazione c.d. “doppia ingiustizia”.
    Di Fulvio Conti Guglia · https://www.quotidianolegale.it/ambientediritto-20-anni/

    PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – Reato di abuso d'ufficio – Elementi per l'integrazione – C.d. “doppia ingiustizia”. Ai sensi dell'art 323 cp, il reato di abuso d'ufficio non può configurarsi se non “in presenza di una violazione di norma di legge o di regolamento”, (ovvero di una omissione del dovere di astenersi ricorrendo un interesse proprio dell'agente o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti) (requisito sub A). Ne consegue che é stata espunta dall'area della rilevanza penale ogni ipotesi di abuso dei poteri o di funzioni non concretantesi nella formale violazione di norme legislative o regolamentari o del dovere di astensione. Inoltre, l'ingiustizia del vantaggio -che …

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. VI, sentenza 14/10/2003, n. 43020
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 43020
Data del deposito : 14 ottobre 2003

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