Sentenza 17 maggio 2017
Massime • 1
Integra il reato tentato di frode in commercio la mera disponibilità, nella cucina di un ristorante, di alimenti surgelati, seppure non indicati come tali nel menu, indipendentemente dall'inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore.
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La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10375/2020, si è pronunciata in ordine alla possibilità o meno di ritenere configurato il reato di frode nell'esercizio del commercio, ex art. 515 del c.p., quantomeno nella sua forma tentata, nel caso in cui vengano messi in vendita degli alimenti senza indicare che essi, in origine, erano surgelati. La questione nasceva dalla vicenda che aveva visto come protagonista il titolare di un'attività di ristorazione, il quale si era visto condannare, in entrambi i gradi del giudizio di merito, per un tentativo di frode nell'esercizio del commercio, per aver detenuto nel magazzino del proprio locale e posto in vendita nel …
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. III, sentenza 17/05/2017, n. 39082 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 39082 |
| Data del deposito : | 17 maggio 2017 |
Testo completo
39082- 17 REPUBBLICA ITALIANA In nome del Popolo Italiano LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE TERZA SEZIONE PENALE TA Composta da эле Sent. n. Presidente - Silvio Amoresano sez. CC 17/05/2017- Vito Di Nicola - Relatore - R.G.N. 2972/2017 Andrea Gentili Enrico Mengoni Ubalda Macrì ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto dal Procuratore Generale presso la Corte di appello di Trieste nei confronti di PO QU, nato a [...] il [...] avverso la sentenza del 27-09-2016 del tribunale di Udine;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Vito Di Nicola;
lette le conclusioni del Procuratore Generale che ha chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata. RITENUTO IN FATTO 1. Il Procuratore Generale presso la Corte di appello di Trieste ricorre per cassazione impugnando la sentenza indicata in epigrafe con la quale il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Udine ha dichiarato non luogo a procedere nei confronti di QU PO perché il fatto non sussiste per il reato di cui agli articoli 56 e 515 del codice penale perché, nella sua qualità di socio accomandatario e legale rappresentante della società "Ristorante - Pizzeria da Vittorio C. SAS" proprietario dell'omonimo ristorante, compiva atti idonei e diretti in modo non equivoco a consegnare alla clientela una cosa mobile diversa per qualità rispetto a quella indicata, mancando di indicare nel menu diversi prodotti ittici come congelati.
2. Per l'annullamento dell'impugnata sentenza il ricorrente solleva un unico ver motivo di impugnazione, qui enunciato ai sensi dell'articolo 173 delle disposizioni di attuazione al codice di procedura penale nei limiti strettamente necessari per la motivazione. Con esso il ricorrente lamenta l'erronea o falsa applicazione della legge penale in relazione agli articoli 515 del codice penale e 129-444 del codice di procedura penale (articolo 606, comma 1, lettera b) del codice di procedura penale), sul rilievo che il giudice per le indagini preliminari, dopo avere dato atto del consolidato orientamento di giurisprudenza che “darebbe ragione" alla tesi 仟 accusatoria, ha concluso che nessun inganno tentativo di inganno sarebbe stato perpetrato dall'imputato nei confronti della clientela circa la qualità degli alimenti impiegati nella preparazione dei pasti a base di pesce serviti nel locale. Oltre a dolersi dell'insussistenza degli elementi richiesti dall'articolo 129 del codice di procedura penale per la pronuncia adottata, il ricorrente assume che la condotta ascritta all'imputato integra gli estremi del tentativo di frode in commercio o quanto meno non si può ritenere la manifesta insussistenza della fattispecie al punto da giustificare la pronuncia liberatoria adottata dal primo giudice.
3. Il procuratore Generale ha concluso per l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata richiamando l'orientamento della giurisprudenza di legittimità espresso in casi analoghi. 2 CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è fondato.
2. Come ha correttamente e puntualmente osservato il procuratore Generale nella requisitoria scritta, la sentenza impugnata richiama, in via preliminare, il consolidato orientamento della giurisprudenza e della normativa CEE in materia di mancata indicazione nei menu dei ristoranti di alimenti congelati o surgelati per raggiungere poi a conclusioni opposte ritenendo che non si possa ravvisare inganno o tentativo di inganno da parte dell'imputato alla luce di plurimi elementi frutto di un'analisi soggettiva della vicenda (menu temporaneo in quanto redatto a mano su foglio a quadretti cui consegue una preparazione dei piatti in base alle disponibilità di pesce fresco;
diffusione della surgelazione nel settore della ristorazione;
utilizzo di tecniche di abbattimento immediato delle temperature). Essendo stata emessa una sentenza di proscioglimento a seguito del rigetto della richiesta di applicazione della pena concordata, effettivamente il provvedimento impugnato manca di evidenziare gli elementi diretti a smentire ven l'ipotesi accusatoria con l'evidenza richiesta per una pronuncia di proscioglimento in relazione allo specifico rito prescelto, avuto soprattutto riguardo ai plurimi arresti della giurisprudenza di legittimità che in proposito ha affermato il principio secondo il quale, in tema di patteggiamento, la motivazione della sentenza in relazione alla mancanza dei presupposti per l'applicazione dell'art. 129 cod. proc. pen. può anche essere meramente enunciativa, poiché la richiesta di applicazione della pena deve essere considerata come ammissione del fatto (quando non la si voglia addirittura ritenere come tendenziale ammissione di responsabilità o implicito riconoscimento di colpevolezza), fermo restando che il giudice deve pronunciare sentenza di proscioglimento solo qualora dagli atti risultino elementi tali da imporre di superare la presunzione di colpevolezza che il legislatore ricollega proprio alla formulazione della richiesta di applicazione della pena (Sez. 2, n. 41785 del 06/10/2015, Ayari, Rv. 264595; Sez. 5, n. 4117 del 20/09/1999, Valarenzo Lorel Yhonny J., Rv. 214478; Sez. 1, n. 5517 del 03/11/1995, Nulli Moroni, Rv. 203026). Peraltro, nel caso di specie, questa Sezione, in casi analoghi, ha precisato che la detenzione di alimenti congelati o surgelati all'interno di un esercizio commerciale, senza che nella lista delle vivande sia indicata tale qualità, integra il reato di tentativo di frode in commercio, atteso che tale comportamento è univocamente rivelatore della volontà dell'esercente di consegnare ai clienti una cosa diversa da quella pattuita (Sez. 3, n. 5474 del 05/12/2013, dep. 2014, Prete, Rv. 259149; Sez. 3, n. 23099 del 13/04/2007, Cambria, Rv. 237067) sicché anche la mera disponibilità di alimenti surgelati, non indicati come tali nel 3 menu, nelle cucina di un ristorante, configura il tentativo di frode in commercio, indipendentemente dall'inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore (Sez. 3, n. 6885 del 18/11/2008, dep. 2009, Chen, Rv. 242736).
3. La sentenza impugnata va pertanto annullata senza rinvio con trasmissione degli atti al tribunale di Udine per l'ulteriore corso.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone la trasmissione degli atti al tribunale di Udine. Così deciso il 17/05/2017 Il Consigliere estensore Il Presidente Silvio Amoresanoབཅས་༼ད༽གས་ན་་ Vito Di Nicola ито дісне DEPOSITATA IN CANCELLERIA 1 0 AGO 2017 IL CANCELLIERE Luana