Sentenza 5 dicembre 2013
Massime • 1
La detenzione di alimenti congelati o surgelati all'interno di un ristorante, senza che nella lista delle vivande sia indicata tale caratteristica, integra il reato di tentativo di frode in commercio, trattandosi di condotta univocamente idonea a consegnare ai clienti un prodotto diverso, per qualità, da quello dichiarato.
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- 2. È reato mettere in vendita degli alimenti senza segnalare che sono surgelatiRedazione Giuridica · https://www.brocardi.it/ · 15 dicembre 2020
La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10375/2020, si è pronunciata in ordine alla possibilità o meno di ritenere configurato il reato di frode nell'esercizio del commercio, ex art. 515 del c.p., quantomeno nella sua forma tentata, nel caso in cui vengano messi in vendita degli alimenti senza indicare che essi, in origine, erano surgelati. La questione nasceva dalla vicenda che aveva visto come protagonista il titolare di un'attività di ristorazione, il quale si era visto condannare, in entrambi i gradi del giudizio di merito, per un tentativo di frode nell'esercizio del commercio, per aver detenuto nel magazzino del proprio locale e posto in vendita nel …
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. III, sentenza 05/12/2013, n. 5474 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 5474 |
| Data del deposito : | 5 dicembre 2013 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Udienza pubblica
Dott. FIALE Aldo - Presidente - del 05/12/2013
Dott. AMORESANO Silvio - Consigliere - SENTENZA
Dott. DI NICOLA Vito - Consigliere - N. 3587
Dott. GAZZARA Santi - rel. Consigliere - REGISTRO GENERALE
Dott. SCARCELLA Alessio - Consigliere - N. 30770/2013
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
RE RA N. IL 28/05/1962;
avverso la sentenza n. 1827/2009 CORTE APPELLO di CATANZARO, del 06/05/2013;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 05/12/2013 la relazione fatta dal Consigliere Dott. SANTI GAZZARA;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. BALDI Fulvio che ha concluso per la inammissibilità.
RITENUTO IN FATTO
Il Tribunale di Cosenza, con sentenza del 23/9/2009, dichiarava RE CO responsabile del reato ex artt. 56 e 515 cod. pen. perché, nella qualità di legale responsabile dell'esercizio commerciale La Taverna del Conte, deteneva per la vendita prodotti alimentari congelati anziché freschi, senza che ci fosse nel menù la relativa indicazione specifica;
lo condannava alla pena di Euro 600,00 di multa.
La Corte di Appello di Catanzaro, chiamata a pronunciarsi sull'appello interposto nell'interesse del RE, con sentenza del 6/5/2013, ha confermato il decisum di prime cure. Propone ricorso per cassazione la difesa dell'imputato con i seguenti motivi:
- insussistenza del reato contestato e vizio di motivazione sul punto, non potendosi ravvisare dagli elementi costituenti la piattaforma probatoria la concretizzazione della violazione ascritta all'imputato;
- rilevasi, peraltro, che la sentenza impugnata è sorretta da una argomentazione del tutto apparente, non recando in sè i requisiti richiesti ex lege per la regolarità e la legittimità del provvedimento reso;
- il reato risulta prescritto, vista la commissione dello stesso, risalente al 23/5/07.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è infondato.
Il vaglio di legittimità, a cui è stata sottoposta l'impugnata pronuncia, permette di rilevare la logicità e la correttezza della argomentazione motivazionale, adottata dal decidente, in ordine alla ritenuta sussistenza del reato in contestazione e alla ascrivibilità di esso in capo al prevenuto.
Con il primo motivo di annullamento si contesta la configurabilità, nella specie, del tentativo di frode in commercio, in quanto mancherebbe il presupposto del reato, ovvero il contratto. La censura è priva di pregio.
Sul punto, va rilevato che è configurabile il reato ex artt. 56 e 515 cod. pen. allorché l'alienante compia atti idonei, diretti in modo non equivoco, a consegnare all'acquirente una cosa per un'altra ovvero una cosa, per origine, qualità o quantità diversa da quella pattuita o dichiarata.
Può concretizzare la fattispecie di reato in esame anche il semplice fatto di non indicare nella lista delle vivande, posta sui tavoli di un ristorante che determinati prodotti sono congelati, in quanto l'esercizio di ristorazione ha l'obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori: infatti, detta lista, consegnata agli avventori, equivale ad una proposta contrattuale nei confronti dei clienti e manifesta l'intenzione del ristoratore di offrire i prodotti ivi indicati;
di tal che la mancata specificazione della qualità del prodotto (naturale o congelato) integra il reato di tentata frode nell'esercizio del commercio, perché la stessa proposta non veritiera costituisce un atto diretto in modo non equivoco a commettere il delitto di cui all'art. 515 cod. pen. (Cass. 14/2/2013, n. 9310; Cass. 27/6/2005, n. 24190; Cass. 25/10/2000,
Morici).
Del pari infondata risulta essere la eccepita mancanza di motivazione, rilevato che la Corte territoriale, pur richiamandosi al discorso giustificativo, sviluppato dal giudice di prime cure, procede ad un riesame valutativo delle emergenze istruttorie, puntualmente indicate, e da contezza delle ragioni per le quali ritiene di aderire alle conclusioni a cui era pervenuto il Tribunale, riportandosi ai principi affermati in materia dalla giurisprudenza di legittimità.
Di poi, da rigettare è l'eccezione di prescrizione del reato, sollevata con il terzo motivo di ricorso, visto che lo stesso risulta commesso il 23/5/2007 e il relativo termine di anni 7 e mesi 6 andrà a consumarsi il 23/11/2014.
P.Q.M.
La Corte Suprema di Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 5 dicembre 2013.
Depositato in Cancelleria il 4 febbraio 2014