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Sentenza 30 settembre 2025
Sentenza 30 settembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. V, sentenza 30/09/2025, n. 32269 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 32269 |
| Data del deposito : | 30 settembre 2025 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto da: MA OV ST nato a [...] il [...] avverso l'ordinanza del 04/03/2025 del Tribunale di Palermo data per letta la relazione del consigliere relatore, il Procuratore generale, dr. FABIO PICUTI, ha concluso per l'inammissibilità del ricorso;
l'avv. Raffaele Bonsignore si è riportato agli scritti in atti, illustrando i motivi di ricorso e concludendo per raccoglimento del ricorso. RITENUTO IN FATTO 1. Con l'ordinanza impugnata, del 4.3.2025, il Tribunale di Palermo, decidendo ex art. 309 cod. proc. pen., ha rigettato la richiesta di riesame avanzata nell'interesse di MA OV ST avverso l'ordinanza emessa dal G.i.p. del Tribunale di Palermo in data 14.2.2025, applicativa della custodia cautelare in carcere per il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa al predetto provvisoriamente ascritto al capo 2 dell'imputazione provvisoria (segnatamente, "per avere offerto un contributo stabile al sodalizio mafioso 'cosa nostra' e, tra l'altro, per avere operato per conto del reggente del mandamento Lo ST MM, detto il Pacchione, classe 75, agevolando la trasmissione di informazioni 1 Penale Sent. Sez. 5 Num. 32269 Anno 2025 Presidente: GUARDIANO ALFREDO Relatore: SESSA NA Data Udienza: 24/07/2025 da e per quest'ultimo, occupandosi delle attività estorsíve e degli investimenti del denaro del sodalizio. Con la recidiva reiterata e specifica. Commesso a Palermo da epoca prossima al 5 novembre 2023 e con condotta perdurante"). 2.Avverso la suindicata ordinanza, ricorre per cassazione l'indagato, tramite il difensore di fiducia, deducendo con l'unico motivo articolato violazione di legge, sostanziale e processuale, in ordine, rispettivamente, agli artt. 416-bis cod, peri. e 125, 192 e 273 cod. proc. pen., e vizio di motivazione per manifesta illogicità. Dopo aver premesso che la valutazione in termini di gravità degli indizi di colpevolezza al fine di rendere possibile l'applicazione della misura cautelare deve essere tale da far ragionevolmente prevedere la qualificata probabilità di condanna, sicché il giudice della cautela deve necessariamente identificare in modo specifico e razionale il significato incriminante degli elementi raccolti nella descritta chiave prognostica, segnala che nel caso di specie da nessun atto risulta che MA si sia occupato delle attività indicate nel capo di imputazione, ovvero di attività estorsive o degli investimenti del sodalizio. Invero, risulta soltanto che una volta (tra il 4 e il 9 ottobre 2024) ha interloquito con La UC su incarico del cognato Lo ST e che in un'altra occasione (il 24/12/2024), su richiesta di CA, si è impegnato ad informare il cognato Lo ST che CA aveva avuto consegnato "piccioli" da CO prima dell'esecuzione della misura di sicurezza. Si tratta di indizi insufficienti per dimostrare che MA abbia preso parte al sodalizio mafioso, non essendo idonei a dimostrare che il ricorrente abbia effettivamente ricoperto un ruolo all'interno della struttura associativa caratterizzato da una stabile compenetrazione nel tessuto organizzativo del sodalizio, né tantomeno la messa a disposizione da parte dello stesso per ogni attività del sodalizio. Sotto altro profilo la motivazione è illogica nella parte in cui ritiene di poter desumere la partecipazione del ricorrente dal timore dei familiari del MA che lo stesso potesse essere arrestato perché intratteneva rapporti con il cognato Lo ST MM. Peraltro, la compagna del MA, per come documentato, soffre di grave ansia e depressione tant'è che la stessa assume costantemente una terapia con cannabis. 1 Il ricorso, proposto successivamente al 30.6.2024, è stato trattato - ai sensi dell'art. 611 come modificato dal d.lgs. del 10.10.2022 n. 150 e successive integrazioni e dell'art. 127 c.p.p. - su richiesta della difesa, con l'intervento delle parti che hanno rassegnato le conclusioni indicate in epigrafe. 2 Ìí CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso è inammissibile. 1.AI riguardo si premette il principio generale, applicabile al caso di specie, secondo cui, in tema di misure cautelari personali, il ricorso per cassazione per vizio di motivazione del provvedimento del tribunale del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza consente al giudice di legittimità, in relazione alla peculiare natura del giudizio ed ai limiti che ad esso ineriscono, la sola verifica delle censure inerenti la adeguatezza delle ragioni addotte dal giudice di merito ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano l'apprezzamento delle risultanze probatorie e non il controllo di quelle censure che, pur investendo formalmente la motivazione, si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione di circostanze già esaminate dal giudice di merito (cfr. tra tante, Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019, Mazzelli, Rv. 276976 - 01). Sicché, manifestamente infondato e aspecifico è il motivo di ricorso in scrutinio che contesta la motivazione e la sussistenza della gravità indiziaria in ordine alla partecipazione del ricorrente all'associazione di stampo mafioso richiamata, facendo, da un lato, generico riferimento al principio secondo cui la gravità indiziaria deve essere tale da far ragionevolmente prevedere la qualificata probabilità di colpevolezza, e, dall'altro, adducendo una diversa valutazione in fatto delle circostanze indicate nel provvedimento impugnato. Innanzitutto, occorre rilevare che, a differenza di quanto assume il ricorrente, il Tribunale ha posto come premessa di valutazione proprio i parametri indicati in ricorso, che implicano di accertare la sussistenza dei gravi indizi in termini di qualificata probabilità di colpevolezza. E sulla base di tale metro valutativo si è anzi spinto, il provvedimento impugnato, ad evidenziare nel dettaglio i plurimi elementi indiziari che militano per la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza. Ha, invero, evidenziato il Tribunale che le risultanze investigative, costituite prevalentemente da operazioni di intercettazione ambientale e telefonica e da servizi di video-ripresa e di osservazione, hanno consentito, innanzitutto, di accertare che Lo ST MM (classe 75, detto il `pacchione, tornato in libertà il 05/11/2023 dopo una detenzione durata circa 9 anni (per l'espiazione della pena inflittagli con l'ultima sentenza di condanna per il delitto di associazione mafiosa col ruolo direttivo, commesso dal 15 Aprile 2005 al 21/11/2015), ha continuato a dedicarsi alle attività tipiche del sodalizio e a mantenere il controllo del territorio sottoposto alla sua influenza avvalendosi di alcuni fidati collaboratori, tra i quali ìl 3 cognato MA OV ST (fratello di MA TE coniuge di MM Lo ST). Ha, quindi, indicato, il Tribunale, quali eloquenti elementi in tal senso i colloqui captati il 4, il 5 e il 9 ottobre 2024 evidenziandone accuratamente i contenuti e quanto si dovesse da essi desumere in termini di incarichi affidati da Lo ST, nella rivestita qualità, a MA. Ha, tra l'altro, già evidenziato il Tribunale che, diversamente da quanto sostenuto dalla difesa, il tenore delle conversazioni richiamate depone univocamente per il coinvolgimento di MA nella vicenda indicata su input di Lo ST. Come dotata dì ulteriore valenza indiziante dell'inserimento di MA nell'articolazione mafiosa in argomento di PO VA (diretta a partire dal 4 Marzo 2024, giorno dell'arresto del latitante AU PE, dal cognato Lo ST MM) è stata poi indicata la conversazione captata il 24/12/2024 nel corso della quale- secondo quanto si riporta nel provvedimento impugnato - il ricorrente discuteva con il coindagato CA PP della gestione della cassa mafiosa dopo l'arresto di CO AN, il cui ruolo nell'ambito della consorteria, parimenti esaustivamente descritto nel provvedimento impugnato, dà a sua volta conto della fondatezza dell'assunto accusatorio. Non ha mancato infine il Tribunale di spiegare che dalla certificazione medica relativa alla compagna convivente di MA prodotta dalla difesa non emergono condizioni di salute tali da indurre a dubitare della fondatezza dei timori e delle considerazioni circa i rapporti tra il compagno e Lo ST MM espressi dalla predetta, ove peraltro si consideri che i medesimi timori e le medesime considerazioni erano condivisi dai congiunti. E, quanto al tenore e al rilievo delle conversazioni captate, non ha mancato già di evidenziare il Tribunale che se è maggiore la valenza probatoria di un dialogo laddove a parlare sia la stessa persona nei cui confronti si utilizzino in chiave probatoria le affermazioni captate, tuttavia, allorché due o più soggetti si riferiscano ad un terzo riferendo fatti penalmente rilevanti a carico di questo, ugualmente il valore probatorio di tale atto è da ritenere altissimo a meno che non risulti che gli interlocutori sapessero dì essere intercettati e volessero precostituire false prove a carico del terzo estraneo alla conversazione. Ha quindi concluso il Tribunale - all'esito di esaustivo iter argomentativo che dà conto sia dello spessore degli indizi raccolti sia della loro conducenza ai fini della configurazione del reato associativo ascritto al ricorrente - che alla luce degli elementi raccolti deve ritenersi la piena intraneità di MA al sodalizio perché solo essa giustifica il suo ruolo di fidato collaboratore del capo mandamento di PO 4 VA, Lo ST MM, in particolare il suo coinvolgimento nelle decisioni relative alla gestione della cassa del sodalizio dopo l'arresto di CO AN. Ruolo che, secondo la descrizione del provvedimento impugnato, è stato svolto con carattere continuativo e fiduciario, che si qualifica in particolare per il rifermento alla tenuta della cassa mafiosa e per l'intermediazione per la riuscita di atti - quali il pestaggio di avvertimento - tipicamente espressivi di mafiosità ancor più se scaturiti da ordine del capo clan, oltre che per la trasmissione in sé di messaggi e direttive tra il soggetto in posizione apicale ed altri soggetti, alcuni dei quali appartenenti anch'essi alla consorteria, così apportando un contributo alla realizzazione della fondamentale condotta di direzione dell'associazione mafiosa da parte del primo. A fronte di tale solida piattaforma indiziaria e delle corrette inferenze valutative del Tribunale anche sul piano della configurazione del reato contestato, ben illustrate nel provvedimento impugnato, palesemente insussistenti risultano, quindi, tutti i vizi denunciati, piuttosto orientati a riproporre questioni ed aspetti già adeguatamente affrontati dal Tribunale. 2. Dalle ragioni sin qui esposte deriva la declaratoria di inammissibilità del ricorso, cui consegue, per legge, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese di procedimento, nonché, trattandosi di causa di inammissibilità determinata da profili di colpa emergenti dal medesimo atto impugnatorìo, al versamento, in favore della cassa delle ammende, di una somma che si ritiene equo e congruo determinare in Euro 3.000,00 in relazione alla entità delle questioni trattate. Poiché dalla presente decisione non consegue la rimessione in libertà del ricorrente, deve disporsi - ai sensi dell'articolo 94, comma 1-ter, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, che copia della stessa sia trasmessa al direttore dell'istituto penitenziario in cui l'indagato si trova ristretto, perché provveda a quanto stabilito dal comma 1-bis del citato articolo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. 5 /4ò Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen. Così deciso il 24/07/2025.
l'avv. Raffaele Bonsignore si è riportato agli scritti in atti, illustrando i motivi di ricorso e concludendo per raccoglimento del ricorso. RITENUTO IN FATTO 1. Con l'ordinanza impugnata, del 4.3.2025, il Tribunale di Palermo, decidendo ex art. 309 cod. proc. pen., ha rigettato la richiesta di riesame avanzata nell'interesse di MA OV ST avverso l'ordinanza emessa dal G.i.p. del Tribunale di Palermo in data 14.2.2025, applicativa della custodia cautelare in carcere per il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa al predetto provvisoriamente ascritto al capo 2 dell'imputazione provvisoria (segnatamente, "per avere offerto un contributo stabile al sodalizio mafioso 'cosa nostra' e, tra l'altro, per avere operato per conto del reggente del mandamento Lo ST MM, detto il Pacchione, classe 75, agevolando la trasmissione di informazioni 1 Penale Sent. Sez. 5 Num. 32269 Anno 2025 Presidente: GUARDIANO ALFREDO Relatore: SESSA NA Data Udienza: 24/07/2025 da e per quest'ultimo, occupandosi delle attività estorsíve e degli investimenti del denaro del sodalizio. Con la recidiva reiterata e specifica. Commesso a Palermo da epoca prossima al 5 novembre 2023 e con condotta perdurante"). 2.Avverso la suindicata ordinanza, ricorre per cassazione l'indagato, tramite il difensore di fiducia, deducendo con l'unico motivo articolato violazione di legge, sostanziale e processuale, in ordine, rispettivamente, agli artt. 416-bis cod, peri. e 125, 192 e 273 cod. proc. pen., e vizio di motivazione per manifesta illogicità. Dopo aver premesso che la valutazione in termini di gravità degli indizi di colpevolezza al fine di rendere possibile l'applicazione della misura cautelare deve essere tale da far ragionevolmente prevedere la qualificata probabilità di condanna, sicché il giudice della cautela deve necessariamente identificare in modo specifico e razionale il significato incriminante degli elementi raccolti nella descritta chiave prognostica, segnala che nel caso di specie da nessun atto risulta che MA si sia occupato delle attività indicate nel capo di imputazione, ovvero di attività estorsive o degli investimenti del sodalizio. Invero, risulta soltanto che una volta (tra il 4 e il 9 ottobre 2024) ha interloquito con La UC su incarico del cognato Lo ST e che in un'altra occasione (il 24/12/2024), su richiesta di CA, si è impegnato ad informare il cognato Lo ST che CA aveva avuto consegnato "piccioli" da CO prima dell'esecuzione della misura di sicurezza. Si tratta di indizi insufficienti per dimostrare che MA abbia preso parte al sodalizio mafioso, non essendo idonei a dimostrare che il ricorrente abbia effettivamente ricoperto un ruolo all'interno della struttura associativa caratterizzato da una stabile compenetrazione nel tessuto organizzativo del sodalizio, né tantomeno la messa a disposizione da parte dello stesso per ogni attività del sodalizio. Sotto altro profilo la motivazione è illogica nella parte in cui ritiene di poter desumere la partecipazione del ricorrente dal timore dei familiari del MA che lo stesso potesse essere arrestato perché intratteneva rapporti con il cognato Lo ST MM. Peraltro, la compagna del MA, per come documentato, soffre di grave ansia e depressione tant'è che la stessa assume costantemente una terapia con cannabis. 1 Il ricorso, proposto successivamente al 30.6.2024, è stato trattato - ai sensi dell'art. 611 come modificato dal d.lgs. del 10.10.2022 n. 150 e successive integrazioni e dell'art. 127 c.p.p. - su richiesta della difesa, con l'intervento delle parti che hanno rassegnato le conclusioni indicate in epigrafe. 2 Ìí CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso è inammissibile. 1.AI riguardo si premette il principio generale, applicabile al caso di specie, secondo cui, in tema di misure cautelari personali, il ricorso per cassazione per vizio di motivazione del provvedimento del tribunale del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza consente al giudice di legittimità, in relazione alla peculiare natura del giudizio ed ai limiti che ad esso ineriscono, la sola verifica delle censure inerenti la adeguatezza delle ragioni addotte dal giudice di merito ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano l'apprezzamento delle risultanze probatorie e non il controllo di quelle censure che, pur investendo formalmente la motivazione, si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione di circostanze già esaminate dal giudice di merito (cfr. tra tante, Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019, Mazzelli, Rv. 276976 - 01). Sicché, manifestamente infondato e aspecifico è il motivo di ricorso in scrutinio che contesta la motivazione e la sussistenza della gravità indiziaria in ordine alla partecipazione del ricorrente all'associazione di stampo mafioso richiamata, facendo, da un lato, generico riferimento al principio secondo cui la gravità indiziaria deve essere tale da far ragionevolmente prevedere la qualificata probabilità di colpevolezza, e, dall'altro, adducendo una diversa valutazione in fatto delle circostanze indicate nel provvedimento impugnato. Innanzitutto, occorre rilevare che, a differenza di quanto assume il ricorrente, il Tribunale ha posto come premessa di valutazione proprio i parametri indicati in ricorso, che implicano di accertare la sussistenza dei gravi indizi in termini di qualificata probabilità di colpevolezza. E sulla base di tale metro valutativo si è anzi spinto, il provvedimento impugnato, ad evidenziare nel dettaglio i plurimi elementi indiziari che militano per la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza. Ha, invero, evidenziato il Tribunale che le risultanze investigative, costituite prevalentemente da operazioni di intercettazione ambientale e telefonica e da servizi di video-ripresa e di osservazione, hanno consentito, innanzitutto, di accertare che Lo ST MM (classe 75, detto il `pacchione, tornato in libertà il 05/11/2023 dopo una detenzione durata circa 9 anni (per l'espiazione della pena inflittagli con l'ultima sentenza di condanna per il delitto di associazione mafiosa col ruolo direttivo, commesso dal 15 Aprile 2005 al 21/11/2015), ha continuato a dedicarsi alle attività tipiche del sodalizio e a mantenere il controllo del territorio sottoposto alla sua influenza avvalendosi di alcuni fidati collaboratori, tra i quali ìl 3 cognato MA OV ST (fratello di MA TE coniuge di MM Lo ST). Ha, quindi, indicato, il Tribunale, quali eloquenti elementi in tal senso i colloqui captati il 4, il 5 e il 9 ottobre 2024 evidenziandone accuratamente i contenuti e quanto si dovesse da essi desumere in termini di incarichi affidati da Lo ST, nella rivestita qualità, a MA. Ha, tra l'altro, già evidenziato il Tribunale che, diversamente da quanto sostenuto dalla difesa, il tenore delle conversazioni richiamate depone univocamente per il coinvolgimento di MA nella vicenda indicata su input di Lo ST. Come dotata dì ulteriore valenza indiziante dell'inserimento di MA nell'articolazione mafiosa in argomento di PO VA (diretta a partire dal 4 Marzo 2024, giorno dell'arresto del latitante AU PE, dal cognato Lo ST MM) è stata poi indicata la conversazione captata il 24/12/2024 nel corso della quale- secondo quanto si riporta nel provvedimento impugnato - il ricorrente discuteva con il coindagato CA PP della gestione della cassa mafiosa dopo l'arresto di CO AN, il cui ruolo nell'ambito della consorteria, parimenti esaustivamente descritto nel provvedimento impugnato, dà a sua volta conto della fondatezza dell'assunto accusatorio. Non ha mancato infine il Tribunale di spiegare che dalla certificazione medica relativa alla compagna convivente di MA prodotta dalla difesa non emergono condizioni di salute tali da indurre a dubitare della fondatezza dei timori e delle considerazioni circa i rapporti tra il compagno e Lo ST MM espressi dalla predetta, ove peraltro si consideri che i medesimi timori e le medesime considerazioni erano condivisi dai congiunti. E, quanto al tenore e al rilievo delle conversazioni captate, non ha mancato già di evidenziare il Tribunale che se è maggiore la valenza probatoria di un dialogo laddove a parlare sia la stessa persona nei cui confronti si utilizzino in chiave probatoria le affermazioni captate, tuttavia, allorché due o più soggetti si riferiscano ad un terzo riferendo fatti penalmente rilevanti a carico di questo, ugualmente il valore probatorio di tale atto è da ritenere altissimo a meno che non risulti che gli interlocutori sapessero dì essere intercettati e volessero precostituire false prove a carico del terzo estraneo alla conversazione. Ha quindi concluso il Tribunale - all'esito di esaustivo iter argomentativo che dà conto sia dello spessore degli indizi raccolti sia della loro conducenza ai fini della configurazione del reato associativo ascritto al ricorrente - che alla luce degli elementi raccolti deve ritenersi la piena intraneità di MA al sodalizio perché solo essa giustifica il suo ruolo di fidato collaboratore del capo mandamento di PO 4 VA, Lo ST MM, in particolare il suo coinvolgimento nelle decisioni relative alla gestione della cassa del sodalizio dopo l'arresto di CO AN. Ruolo che, secondo la descrizione del provvedimento impugnato, è stato svolto con carattere continuativo e fiduciario, che si qualifica in particolare per il rifermento alla tenuta della cassa mafiosa e per l'intermediazione per la riuscita di atti - quali il pestaggio di avvertimento - tipicamente espressivi di mafiosità ancor più se scaturiti da ordine del capo clan, oltre che per la trasmissione in sé di messaggi e direttive tra il soggetto in posizione apicale ed altri soggetti, alcuni dei quali appartenenti anch'essi alla consorteria, così apportando un contributo alla realizzazione della fondamentale condotta di direzione dell'associazione mafiosa da parte del primo. A fronte di tale solida piattaforma indiziaria e delle corrette inferenze valutative del Tribunale anche sul piano della configurazione del reato contestato, ben illustrate nel provvedimento impugnato, palesemente insussistenti risultano, quindi, tutti i vizi denunciati, piuttosto orientati a riproporre questioni ed aspetti già adeguatamente affrontati dal Tribunale. 2. Dalle ragioni sin qui esposte deriva la declaratoria di inammissibilità del ricorso, cui consegue, per legge, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese di procedimento, nonché, trattandosi di causa di inammissibilità determinata da profili di colpa emergenti dal medesimo atto impugnatorìo, al versamento, in favore della cassa delle ammende, di una somma che si ritiene equo e congruo determinare in Euro 3.000,00 in relazione alla entità delle questioni trattate. Poiché dalla presente decisione non consegue la rimessione in libertà del ricorrente, deve disporsi - ai sensi dell'articolo 94, comma 1-ter, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, che copia della stessa sia trasmessa al direttore dell'istituto penitenziario in cui l'indagato si trova ristretto, perché provveda a quanto stabilito dal comma 1-bis del citato articolo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. 5 /4ò Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen. Così deciso il 24/07/2025.