Sentenza 27 gennaio 2001
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. IV lav., sentenza 27/01/2001, n. 1161 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 1161 |
| Data del deposito : | 27 gennaio 2001 |
Testo completo
Aula A 0 1 1 6 1 / 0 1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE R.G.N. SEZIONE LAVORO Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: 9268/99 Dott. Giuseppe IANNIRUBERTO Presidente 2482 Cron. Dott. Giovanni MAZZARELLA Consigliere Rep. Dott. Francesco A. MAIORANO Consigliere FILADORO Consigliere Relatore Dott. Camillo C.C. 19.9.2000 Dott. Pasquale PICONE Consigliere ha pronunciato la seguente: CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE UFFICIO COPIE SENTENZA per regolamento di competenze. Richiesta copia studio dal Sig. IL SOLE 24 ORE sul ricorso proposto da: 3000 27 GEN. 2001per diritti IN NT, elettivamente domiciliato in Roma IL CANCELLIERE Via Valadier n.53 presso l'avv. Roberto Allegra, difeso da se stesso e dall'avv. Roberto Allegra, che lo LIRE 3000 CANCELLERIA rappresenta e difende giusta procura a margine del ricorso, -ricorrente- CG575676
contro
: INPS, ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del Presidente pro tempore in carica, legale rappresentante dell' Istituto, Prof. Ing. 3677 Giovanni Billia, elettivamente domiciliato in Roma, via Giulio Romano, n. 46 presso gli avvocati Alberto Magno e Daniela Guarino, che lo rappresentano e procure peciali difendono giusta deloga in atti;
-resistente- avverso la ordinanza sentenza del 12 aprile 1999, depositata in data 13 aprile 1999, emessa dal Pretore di Roma quale giudice dell'esecuzione nella causa di opposizione all'esecuzione iscritta al n. 156 del 1999 della Pretura di Roma, sezione V esecuzioni;
Udita nella Camera di Consiglio del 19 settembre 2000 la relazione della causa svolta dal Relatore Cons. Camillo Filadoro;
Lette le conclusioni scritte del Procuratore Generale MARTONE ANTONIO presso questa Corte, il quale ha richiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con decreto ingiuntivo, notificato in forma esecutiva unitamente al precetto in data 21 novembre 1997, l'assicurata FA Flora e l'avv. NT Angelini intimavano all'INPS il pagamento della somma complessiva di lire 857.589 di cui lire 262.382 a favore 635.207 a favore del procuratore dell'assicurata e lire distrattario e quindi provedevano esecutivamente mediante pignoramento. Con inricorso depositato data 28 gennaio 1999, - l'INPS, dopo aver premesso di aver provveduto a pagare 2 capitale alla lavoratrice assicurata e le spese liquidate all'Avv. Angelini, proponeva opposizione all'esecuzione ex artt. 615 comma 2 e 618 bis codice di procedura civile dinnanzi al Pretore di Roma, giudice dell'esecuzione, lamentando che gli esecutanti avevano illegittimamente intimato l'atto di precetto prima che fossero decorsi i sessanta giorni dalla notifica del titolo esecutivo ( di cui all'art.14 del D. L. 31 dicembre 1996 n.669, convertito in legge 28 febbraio 1997 n.30) e affermando che l'atto di precetto notificato in siffatta situazione era da considerarsi radicalmente nullo con la conseguenziale nullità di tutti gli atti esecutivi successivi. L'avv. Angelini resisteva eccependo l'infondatezza nel merito e la tardività dell'opposizione, perché non proposta nei cinque giorni dalla notifica del titolo esecutivo e del precetto (trattandosi di opposizione agli atti esecutivi). Con ordinanza-sentenza 12 aprile 1999, depositata il 13 aprile 1999, il Pretore di Roma- Giudice dell'esecuzione - rigettata rimetteva le parti per l'istanza di sospensione dell'esecuzione, il merito della controversia davanti al Pretore del lavoro di Roma, assegnando il termine di novanta giorni per la riassunzione della causa. Avverso tale provvedimento l'avv. Angelini propone ricorso per regolamento di competenza, formulando un motivo principale ed uno subordinato. L'INPS resiste con memoria. h MOTIVI DELLA DECISIONE Con il motivo principale il ricorrente deduce che il Pretore di Roma, giudice dell'esecuzione, avrebbe errato nel declinare la propria competenza in favore del Pretore della stessa città, in funzione di giudice del lavoro, essendo pervenuto a tale decisione sul presupposto, a sua volta erroneo, che l'opposizione proposta dall'INPS fosse da qualificarsi all'esecuzione anziché agli atti esecutivi. L'opposizione proposta dall'INPS infatti ad avviso del ricorrente- fondandosi sul mancato rispetto della norma di cui all'art. 14 del decreto legge n. 669 del 31 dicembre 1996, convertito nella legge 28 febbraio 1997 n. 30, (in base alla quale il creditore non ha diritto di procedere ad esecuzione forzata nei confronti delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici non economici (quale è appunto l'INPS), né di porre in essere atti esecutivi, prima della scadenza del termine di sessanta giorni dalla notificazione del titolo esecutivo, rientrerebbe nel genus delle opposizioni agli atti esecutivi, riguardando irregolarità formali attinenti al quomodo, e non già all'an della esecuzione. Pertanto, se il Pretore di Roma, giudice dell'esecuzione, anziché qualificare l'azione come opposizione all'esecuzione, l'avesse correttamente qualificata come opposizione agli atti esecutivi, avrebbe dovuto mantenere ferma la propria competenza e decidere il giudizio secondo il rito del lavoro, trovando applicazione disposto del secondo comma dell'art. 618 bis codice di procedura civile, per il quale, nel caso di opposizione agli atti esecutivi promossa dopo l'inizio dell'esecuzione, competente per l'intero giudizio è il giudice dell'esecuzione. Il ricorso, sotto l'indicato profilo, è inammissibile. Invero, componendo il contrasto manifestatosi all'interno di con la sentenza 21 luglio questa stessa Corte, le Sezioni Unite 1998 n. 7128 hanno chiarito che il provvedimento adottato dal giudice dell'esecuzione -sia esso di prosecuzione dinnanzi a sé procedimento di opposizione all'esecuzione, sia esso di del rimessione al giudice ritenuto competente- ove non contenga una espressa pronuncia sulla competenza, costituisce atto ordinatorio di direzione del processo esecutivo, non avente contenuto decisorio implicito sulla competenza (vi sia stato о meno contrasto tra le parti in ordine al giudice competente), con la conseguenza che avverso lo stesso non è proponibile il ricorso per regolamento di competenza. Tale soluzione trova applicazione anche, ed a maggior ragione, per le opposizioni agli atti esecutivi, in relazione alle quali la competenza spetta all'ufficio giudiziario come tale, sicchè, ordinata allaesaurita la fase di comparizione delle parti emissione dei provvedimenti indilazionabili, non è individuabile alla istruzioneuna legittimazione del giudice dell'esecuzione della causa (e quando la competenza spetti al pretore, alla sua decisione) dovendosi riconoscere per questa parte all'art. 618 bis : comma 2, codice di procedura civile la portata di una norma S : ordinatoria, la cui violazione non ridonda né in nullità né in vizio di incompetenza (per tale principio, cfr. anche Cass. 18 marzo 1994, n. 2588). Anche, quindi, nella prospettazione del ricorrente, che ravvisa nell'opposizione proposta dall'INPS una opposizione agli atti esecutivi, piuttosto che una opposizione all'esecuzione, come invece ritenuto dal Pretore di Roma, giudice dell'esecuzione, deve dichiararsi inammissibile il ricorso per regolamento di competenza avverso l'ordinanza con la quale il giudice dell'esecuzione, investito dell'opposizione, respinga l'istanza di sospensione e rimetta le parti dinnanzi al giudice che gli appaia competente per il merito. Analogamente deve ritenersi inammissibile il motivo subordinato quale, anche a voler qualificare del ricorso, secondo il l'opposizione dell'INPS come opposizione all'esecuzione, così come sancito dal Giudice dell'esecuzione, egualmente questi avrebbe errato nell'individuare il giudice competente, che non sarebbe il Pretore del lavoro di Roma, bensì quello di Taranto, luogo di emissione della ingiunzione di pagamento. E' agevole, tuttavia, obiettare sulla base di quanto sopra esposto, che detta tesi non inficia il principio affermato dalla menzionata sentenza delle Sezioni Unite, n. 7128 del 1998, in forza del quale il provvedimento del giudice dell'esecuzione ai di procedura civilesensi dell'art. 616 codice sia esso di - prosecuzione dinnanzi a sé del procedimento di opposizione 6 I all'esecuzione, a norma degli articoli 175 e seguenti codice di procedura civile, sia esso di rimessione al giudice ritenuto competente- costituisce atto ordinatorio di direzione del processo esecutivo e non cognitivo, in ordine alla individuazione del giudice competente a conoscere della causa, non avente contenuto decisorio implicito sulla sua competenza, trattandosi di un provvedimento puramente delibatorio sul punto. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile. Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di questo giudizio.
P.Q.M.
la Corte dichiara inammissibile il ricorso. Са ль бела Compensa le spese di questo giudizio. Così deciso in Roma, il 19 settembre 2000. IL PRESIDENTE IL CONSIGLIERE EST. ShRie IL COLLABORATORE DI CANCELLERIA Depositata in Cancelleria 3 0 I 3 A 1 27 GEN. 2001 D S 5 . S , T . A O oggi, R T L N , A L ' M Di IL COLLABORATORE A O L 3 S L B E 7 E E - I DI CANCELLERIA P R 8 D S D P - I U I E 1 A T S N 1 R T N G O S E C O E O S P G A I D G M A I E E O , L A T O D T R I A E T L R S T I I L N D G E E E D S O R E