Sentenza 12 gennaio 2012
Massime • 1
L'amministratore del condominio riveste una specifica posizione di garanzia, ex art. 40, comma secondo, cod. pen., in virtù del quale ha l'obbligo di attivarsi per rimuovere le situazioni di pericolo per l'incolumità di terzi (nella specie rappresentata dall'omesso livellamento della pavimentazione dell'edificio condominiale che aveva determinato la caduta di un passante).
Commentario • 1
- 1. L'amministratore di condominio: poteri e doveriPaolo Accoti · https://www.studiocataldi.it/ · 22 febbraio 2019
Avv. Paolo Accoti - L'amministratore rappresenta l'organo di gestione e rappresentanza del condominio, lo stesso agisce alla stessa stregua di un mandatario con rappresentanza, pertanto, l'amministratore di condominio, in virtù del contratto concluso con i condòmini e, per essi, con l'assemblea condominiale, si obbliga a compiere tutti gli atti giuridici necessari, di gestione e di rappresentanza, nell'interesse del soggetto mandante, quale appunto l'assemblea. Il rapporto tra amministratore, assemblea e condòmini Gli obblighi dell'amministratore Gli altri obblighi a carico dell'amministratore Le anticipazioni economiche dell'amministratore Il rapporto tra amministratore, assemblea e …
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. IV, sentenza 12/01/2012, n. 34147 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 34147 |
| Data del deposito : | 12 gennaio 2012 |
Testo completo
34 147 / 12
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
QUARTA SEZIONE PENALE
UDIENZA PUBBLICA DEL 12/01/2012
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: SENTENZA
- Presidente - N. 46/2012 PIETRO ANTONIO SIRENA Dott.
VINCENZO ROMIS
- Consigliere - Dott. REGISTRO GENERALE
N. 26451/2011
- Consigliere - Dott. GIACOMO FOTI
- Consigliere - FELICETTA MARINELLI Dott.
- Rel. Consigliere - Dott. LUCA VITELLI CASELLA
ha pronunciato la seguente
SENTENZA sul ricorso proposto da:
1) TU FA N. IL 27/12/1960
avverso la sentenza n. 12/2010 TRIBUNALE di FIRENZE, del
19/10/2010
visti gli atti, la sentenza e il ricorso udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/01/2012 la relazione fatta dal Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. seCesgin Elisabette Consigliere Dott. LUCA VITELLI CASELLA che ha concluso per l'a millamento con rinvio.
Udito, per la parte civile, "Avv. Cosa Carlotte all for ser
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Ricorrente TU TE
Ritenuto in fatto Il Tribunale di Firenze,con sentenza 19 ottobre 2010, in accoglimento degli motivi d'appello proposti dal Procuratore Generale presso la Corte d'appello e dalla parte civile, in riforma della sentenza emessa il 17 marzo 2009 dal
Giudice di Pace di Firenze, dichiarava TU TE responsabile del delitto di cui all'art. 590, commi 1° e 2° cod. pen. perché, in qualità di amministratore del condominio di via Lunga n. 22 di Firenze, avendo omesso, imprudenza, imperizia e negligenza, di eseguire i lavori di ripristino per dell'avvallamento esistente tra il pavimento ed il tombino di raccolta delle acque reflue condominiali posto sul marciapiedi che dà accesso alla farmacia sita al piano terra dello stesso fabbricato condominiale, consentiva o comunque non impediva che IA ND, nell'accedere alla farmacia, il 7 aprile 2005, vi inciampasse sì da procurarsi lesioni personali gravi (frattura omerale) giudicate guaribili in tempo superiore ai quaranta giorni. Seguiva, per l'effetto, la condanna dell'imputato alla pena della multa ritenuta di giustizia oltreché al risarcimento dei danni in favore della parte civile costituita quale erede di IA
ND, liquidati in complessivi euro 5.000,00, restando subordinata la
..
sospensione condizionale della pena, all'integrale risarcimento del danno.
In punto di fatto si era pacificamente acclarato, per quanto in questa sede rileva, che nell'area in cui la persona offesa era caduta a terra, la pavimentazione di proprietà di TO SS ed NN confluiva verso un tombino oggetto di una servitù di scarico di acque meteoriche, della cui manutenzione era gravato il condominio ex art. 1069, 1130 n.3, 1135, ultimo comma e 2051 cod. civile.
L'imputato, per tramite del difensore, ricorre per cassazione avverso la sentenza ed avverso le ordinanze dibattimentali, articolando un unico motivo per inosservanza od erronea applicazione dell'art 36 D.l.vo n. 274 del 2000 nonché per violazione di norme processuali stabilite a pena di inammissibilità e per il vizio di mancanza od illogicità della motivazione,che così può sintetizzarsi.
In primo luogo denunzia il ricorrente l'inammissibilità dell'appello proposto dal
Procuratore Generale di Firenze avverso la sentenza di assoluzione emessa dal
Gludice di prime cure, siccome unicamente impugnabile con ricorso per cassazione a' sensi dell'art.36 D.l.vo n. 274 del 2000. Né comunque il gravame proposto avrebbe potuto convertirsi in ricorso per cassazione, avendo esso ad oggetto la deduzione di questioni di fatto e di merito intese a conseguire, in
1 sede di legittimità, la inammissibile rilettura del materiale probatorio acquisito, giudicato favorevole all'imputato.
Con un secondo ordine di censure, assume il ricorrente l'insussistenza di un :
comportamento penalmente rilevante attribuibile all'amministratore del condominio, attesa l'inesigibilità di una condotta positiva dallo stesso reclamabile. Ad avviso del difensore, il Tribunale avrebbe erroneamente applicato gli artt. 1130, 1135, 2043 e 2051 cod. civ. posto che l'imputato, in veste di amministratore del condominio mai aveva avuto incarico dai condomini,
riunitisi in assemblea,di provvedere ad eliminare una potenziale situazione di pericolo causata dalla sopravvenuta sconnessione della pavimentazione né aveva ricevuto dagli stessi o da terzi segnalazioni di una siffatta situazione interessante la proprietà condominiale tale da imporre un tempestivo intervento;
donde l'insussistenza di un obbligo positivo cui adempiere. Né avrebbe potuto l'amministratore disporre lavori di manutenzione straordinaria se non connotati dal requisito dell'assoluta urgenza tantopiù che il dislivello era assolutamente visibile di guisa che, difettando l'invisibilità e l'imprevedibilità, esulava il caso dell'insidia e/o trabocchetto: circostanza peraltro rimasta priva di motivazione.
Né comunque, secondo il ricorrente, si era acquisita prova certa del punto esatto ove la parte offesa avrebbe inciampato: se in particolare nel dislivello formatosi tra l'esigua superficie del tombino condominiale la superficie di proprietà privata ovvero nel dislivello esistente all'interno di quest'ultima.
Si duole da ultimo il ricorrente che sia stata richiesta l'esecuzione di statuizioni civili rese dal giudice monocratico d'appello sul presupposto della riforma della sentenza di assoluzione di primo grado, nei confronti dell'imputato chiamato ad adempiere un'obbligazione della quale il condominio amministrato avrebbe dovuto successivamente rispondere;
donde il danno grave ed irreparabile, evitabile solamente grazie alla sospensione di detto capo della sentenza impugnata,invocata in via preliminare.
La parte civile con memoria pervenuta in data 27 dicembre 2011, dopo aver contestato che la pretesa inammissibilità dell'appello proposto dal Procuratore
Generale presso la Corte d'appello di Firenze avverso la sentenza di assoluzione di primo grado, in luogo del ricorso per cassazione, potesse riverberarsi anche sull'appello, dalla stessa parte civile proposto agli effetti del riconoscimento della responsabilità civile, ha richiesto farsi luogo alla declaratoria di inammissibilità del ricorso dell'imputato, confutando le singole doglianze introdotte dal difensore in quanto prevalentemente attenenti a questioni di merito, non deducibili in sede di legittimità.
Considerato in diritto
2 Il primo motivo di ricorso è fondato.
Come già statuito da questa stessa Sezione con la sentenza n.47995 del 2009 ( il cul decisum il Collegio condivide e fa proprio ), l'appello proposto dal P.M. avverso la sentenza di assoluzione pronunziata dal Giudice di pace è inammissibile,essendo previsto, quale unico mezzo di impugnazione, il ricorso per
.
cassazione ex art. 36 D.l.vo n. 274 del 2000. I pretesi dubbi di incostituzionalità di detta disposizione limitativa della facoltà di proporre appello sono stati in radice esclusi dal Giudice delle leggi, che ha ritenuto manifestamente infondata la relativa eccezione (cfr.ord. n. 298 del 2008; n. 42 del 2009). E' peraltro, nel caso concreto, in configurabile la qualificazione dell'impugnazione della Pubblica
Accusa come ricorso per cassazione onde potersi far luogo alla conversione in appello ex art. 580 cod.proc. pen. a seguito dell'appello proposto dalla parte civile. Di tanto non v'è in atti il minimo accenno e peraltro, con il proposto gravame, si deducono questioni di mero fatto. Ne discende quindi che la sentenza impugnata deve esser annullata, limitatamente agli effetti penali.
Quanto al secondo ordine di doglianze dedotte, il ricorso dell'imputato va giudicato invece infondato.
Come sostenuto dalla parte civile nella memoria depositata in vista dell'odierna udienza,deve preliminarmente ribadirsi la incontestabile ammissibilità
dell'appello proposto dalla stessa parte avverso la sentenza di assoluzione del
Giudice di pace agli effetti del riconoscimento della responsabilità civile dell'imputato, in ossequio alle disposizioni di ordine generale di cui all'art. 576 cod. proc.pen. (ancorchè modificato dall'art. 6 della legge n.46 del 2006 )
.
giusta quanto statuito, circa le sentenze di proscioglimento emesse dal Giudice di :
pace, dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 302 del 2008 ed in via generale, circa le sentenze di assoluzione emesse in primo grado, dalle S.U. di questa
:
Corte con sentenza n. 27614 del 2007, ferma restando ex art. 38 D.l.vo n. 274 del 2000 la limitazione per la parte civile, alla proponibilità del solo ricorso per cassazione qualora il procedimento risulti instaurato a seguito di ricorso immediato al Giudice di pace ex art. 21 del citato D.I.vo. (cfr. Sez. 5 n.4695 del
2008). Ipotesi esclusa, nel caso di specie, in cui il procedimento fu promosso con decreto di citazione a giudizio emesso dal P.M.
Contrariamente alla dedotta insussistenza della responsabilità dell'imputato, osserva il Collegio che il Giudice d'appello, ha proceduto a ricostruire in fatto l'incidente con apprezzamento delle risultanze processuali ovviamente non più "
rivisitabile in sede di legittimità - dandone poi conto con motivazione congrua ed esaustiva. Ha in sintesi in particolare rilevato il Tribunale che l'accesso alla farmacia " Già Pegna ", usufruendo dello scivolo a lieve pendenza predisposto al fine di superare l'ostacolo costituito dal gradino tra il piano stradale ed il marciapiedi antistante la farmacia stessa, presentava, alla stregua della
3 documentazione fotografica dei luoghi acquisita agli atti, " evidenti elementi di rischio", tenuto conto delle condizioni soggettive della persona offesa ( di anni
75) ed avuto riguardo "alle diverse intersezioni dei piani inclinati del tombino e delle diverse porzioni di marciapiede nonché dell'ulteriore pericolo insito nella manovra di aggiramento delle sconnessioni " . Costituiva peraltro dato certo che :
le rilevate sconnessioni del marciapiede e del tombino avevano ab origine una precisa funzione servente ai fini del deflusso delle acque piovane a beneficio del condominio e che i dislivelli in tal modo creati non erano mai stati oggetto di interventi atti ad eliminare l'avvallamento volontariamente creato, come peraltro ammesso dall'imputato in sede di esame nel dibattimento di primo grado. Sicchè, diversamente dagli assunti del Giudice di prime cure, non era elemento decisivo individuare il punto esatto in cui l'anziana donna, nell'accedere alla farmacia, inciampò, rovinando a terra, così procurandosi le gravi lesioni.
L'unico responsabile del fatto doveva ritenersi l'imputato in veste di amministratore del condominio per aver colposamente omesso di "sistemare il passaggio pedonale in corrispondenza dell'accesso al marciapiedi antistante il tombino,mediante apposito scivolo al fine di eliminare le sconnessioni del "
piano di calpestio o quantomeno di contenerne la pericolosità con idonee delimitazioni atte ad evitare che esse costituissero una vera e propria insidia;
ciò sul rilievo decisivo che in ogni caso anche le sconnessioni esistenti "nella parte di pavimentazione in proprietà esclusiva dei TO (ovvero nell'area diversa da quella occupata dal tombino) sono del tutto funzionali allo scolo delle acque piovane convogliate dalle strutture condominiali". Non può quindi :
mettersi in discussione che l'amministratore del condominio rivesta una specifica posizione di garanzia, su di lui gravando l'obbligo ex art. 40 cpv. cod. pen. di attivarsi al fine di rimuovere, nel caso di specie, la situazione di pericolo per l'incolumità del terzi, integrata dagli accertati avvallamenti / sconnessioni della pavimentazione in prossimità del tombino predisposto ai fini dell' esercizio di fatto della servitù di scolo delle acque meteoriche a vantaggio del condominio, ciò costituendo una vera e propria insidia o trabocchetto, fonte di pericolo per i passanti ed inevitabile con l'impiego della normale diligenza;
massime per una persona anziana di 75 anni di età (cfr. Sez. 3 n.4676 del 1975 rv.133249).
Né l'obbligo di attivarsi onde eliminare la riferita situazione di pericolo doveva ritenersi subordinato, come erroneamente sostenuto dal ricorrente, alla preventiva deliberazione dell'assemblea condominiale ovvero ad apposita segnalazione di pericolo tale da indurre un intervento di urgenza. Il disposto dell'art.1130 n. 4 cod.civ. viene invero interpretato dalla giurisprudenza di legittimità nel senso che sull'amministratore grava il dovere di attivarsi a tutela dei diritti inerenti le parti comuni dell'edificio, a prescindere da specifica autorizzazione dei condomini ed a prescindere che si versi nel caso di atti
4 cautelativi ed urgenti (cfr. Sez. 4 n.3959 del 2009; Sez. 4 n.6757 del 1983).
Dalla lettera dell'art. 1135,ultimo comma cod. civ. si evince peraltro a contrario che l'amministratore ha facoltà di provvedere alle opere di manutenzione straordinaria, in cado rivestano carattere di urgenza, dovendo in seguito informare l'assemblea. E' indubitabile che l'eliminazione di un'insidia °
trabocchetto derivante dall'omesso livellamento della pavimentazione in corrispondenza di un tombino deputato all'esercizio di una servitù di scolo a vantaggio ovviamente - dell'edificio condominiale rappresenti intervento sia
-
conservativo del diritto sia manutentivo di ordine urgente anche a tutela della incolumità dei passanti e quindi determinante dell'obbligo di agire ex art. 40 comma 2° cod.pen.
Quanto infine all'ultima censura dedotta, deve ritenersi ormai assorbita e superata ogni questione attinente alla sospensione della condanna al risarcimento del danno, attesa l'ormai sopravvenuta definitività della stessa.
Alla riaffermata soccombenza dell'imputato nei confronti della parte civile, consegue la condanna del predetto alla rifusione delle spese da questa sostenuta nel presente grado di giudizio, come liquidate in dispositivo.
PQ M
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente agli effetti penali;
rigetta nel resto e condanna il NI alla rifusione delle spese sostenute nel presente grado di giudizio dalla parte civile OR NC, liquidate in complessivi euro 1.800,00, oltre spese generali, IVA e CPA.
Così deciso in Roma,li 12 gennaio 2012.
Il Cons. est. Il Presidente
Luca Vitelli Casella Pietro Antonio Sirena finca Vitelli Carlen Pretic Leno
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
IV Sezione Penale DEPOSITATO IN CANCELLERIA
- 6 SET. 2012
REMA DI
IL-FUNZIONARIO GIUDIZIARIO
Giul Mar TIBERIO
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