Sentenza 7 aprile 2003
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. IV lav., sentenza 07/04/2003, n. 5421 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 5421 |
| Data del deposito : | 7 aprile 2003 |
Testo completo
Aula B 05421 /03 In nome del popolo italiano LA CORTE DI CASSAZIONE Sezione Lavoro Composta dai Magistrati: -R.G. 18931/01 Ettore Mercurio Presidente -Cron.1944 Bruno Battimiello Rel. Consigliere -Rep. Antonio "Lamorgese -Ud.
5.12.2002 Florindo Minichiello " Oggetto: BR CO Lavoro ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da Società di Trasporti e Servizi per FERROVIE DELLO STATO - Azioni, con sede in Roma, in persona dell'avv. Giancarlo Al- vino, procuratore speciale in forza di atto notaio Paolo Ca- stellini di Roma in data 23 febbraio 1999 rep. 56911, elett.te dom.ta in Roma, via Santa Maria Mediatrice n. 1, presso l'avv. Federico Bucci che la difende in virtù di pro- cura speciale in calce al ricorso ricorrente contro 5175 CECCHINEL Gualtiero, difeso giusta procura speciale a mar- -gine del ricorso dall'avv. Gianni Lanzinger, con domicilio eletto in BO, piazza della Vittoria n. 7/3 controricorrente per l'annullamento della sentenza della Corte d'Appello di Trento sezione distaccata di BO n° 69/2001 in data 21 marzo/8 maggio 2001 (R.G. 115/2000). Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 5 dicembre 2002 dal cons. dott. Bruno Battimiello;
udito l'avv. Federico Bucci;
udito l'avv. Gianni Lanzinger;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Antonio Gialanella, che ha concluso per l'accoglimento del primo motivo del ricorso con assorbimento del secondo. Svolgimento del processo Con ricorso alla Corte d'appello di Trento -Sezione distaccata di BO , in qualità di giudice del lavoro, la società Ferrovie dello Stato s.p.a. proponeva appello contro la sentenza del giudice di primo grado che, accogliendo la domanda del lavoratore ora resistente, ne aveva affermato il diritto alla inclusione dell' "elemento distinto della retribuzione EDR" nella base di computo del premio di fine esercizio (in seguito denominato assegno personale pensionabile) e alla percezione delle differenze di retribuzione spettanti al suddetto titolo dal 1996 al 1999, condannando quindi essa società appellante al pagamento della relativa somma, oltre accessori. Radicatosi il contraddittorio, il giudice adito, con la sentenza indicata in epigrafe, rigettava l'impugnazione e, provvedendo di ufficio a seguito della sentenza della Corte costituzionale n.459 del 2000 (sopravvenuta alla sentenza appellata), condannava la società appellante a pagare all'appellato, oltre alla sorte capitale come determinata dalla sentenza di primo grado, la rivalutazione dell'anzidetta somma a decorrere dalla data della maturazione e gli interessi r legali sulla somma capitale via via rivalutata (di anno in anno) dalla predetta data e fino al pagamento effettivo. Sulla questione della computabilità dell'emolumento richiesto, osservava che il dato testuale delle disposizioni del CCNL per gli anni 1990/92 (artt. 33 e 41) esprimeva inequivocamente l'intento negoziale di ricomprendere nella retribuzione base (e, quindi, nel premio di esercizio, dovuto in importo pari a detta retribuzione) anche 1' “eventuale" EDR"; con la conseguenza che quando, con l'accordo dell' 8 novembre 1995, venne fatta un' attribuzione al titolo predetto, questa non poteva che costituire elemento positivo di computo ai fini della determinazione del premio sopra 3 indicato. Alle medesime conclusioni doveva pervenirsi, secondo la Corte d'appello, con riferimento al CCNL siglato il 6 febbraio 1998, poiché la lettera di quelle clausole esprimevano la chiara intenzione dei contraenti di ricomprendere nel computo dell'assegno personale pensionabile proprio quell'EDR che era stato previsto nell'accordo nazionale 8 novembre 1995. Per la cassazione di questa sentenza la società Ferrovie dello Stato s.p.a. ha proposto ricorso articolato in due motivi. Il lavoratore ha resistito con controricorso. Motivi della decisione Con il primo motivo la società ricorrente, denunciando violazione degli artt. 1362 e 1363 cod.civ., in relazione alla interpretazione dell'art.27 CCNL 1987/1989, del Protocollo 31.7.1992, degli artt. 33 e 44 CCNL 1990/92, dell'art.5, parte economica, CCNL 1993/95 e dell'Accordo 6.2.1998, in una con vizi di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione (art.360 nn. 3 e 5 c.p.c.), assume che la Corte di merito non ha indagato su quale fosse stata la comune intenzione delle parti sociali, il loro comportamento precedente e successivo ai vari accordi succedutisi nel tempo e, soprattutto, non ha tenuto conto del significato complessivo delle varie clausole contrattuali per argomentarne l'effettiva volontà negoziale, così non attenendosi ai criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e 1363 c.c.; la sentenza impugnata appare inoltre affetta dai denunciati vizi di motivazione, non avendo il Collegio giudicante indicato il criterio logico e la "ratio decidendi" che giustificano le conclusioni ermeneutiche raggiunte. In particolare, assume che il CCNL 1990/92, nel mentre stabiliva (art.37) che l' EDR, dal 1° gennaio 1991, venisse definitivamente conglobato negli 4 "stipendi iniziali", si era limitato a conservare quello già previsto ex art.27 del CCNL 1987/89 per il solo periodo di vigenza (1° gennaio 1990-1° gennaio 1991) nel quale non operava ancora il disposto assorbimento;
in questo senso si spiega l'art.33 dello stesso contratto, il quale, nell'affermare la computabilità nella retribuzione base (da considerare ai fini del premio di esercizio) anche dell' “eventuale EDR", non può che riguardare le retribuzioni di tale periodo, potendo la disciplina collettiva fare riferimento solamente ad istituti già esistenti all'epoca della sua stipulazione (nella specie, 18.7.1990) e non anche ad attribuzioni, magari di diversa natura, che fossero introdotte nel futuro con la denominazione EDR. Tant'è, sottolinea la ricorrente, che l'EDR previsto dalla successiva normativa contrattuale sia quella contenuta nel Protocollo firmato tra Governo e Parti sociali il 31.7.1992, sia quella del CCNL 1993/95 - è diversamente caratterizzato ed ha valenza eminentemente pensionistica, identificandolo, la prima, come erogazione forfettaria per 13 mensilità a. copertura del periodo 1992/93 e, la seconda, come voce retributiva assorbita nel suo concreto importo da competenze aggiuntive (indennità di utilizzazione e indennità quadri), con l' eccezione della tredicesima mensilità (eccezione, quest'ultima, introdotta dall'accordo 8 novembre 1995 tra le parti sociali). Anche per il CCNL 1997/99 (siglato il 6 febbraio 1998), conclude la ricorrente, valgono i rilievi già formulati: la interpretazione fornitane dal Collegio di merito non tiene conto che lo stesso richiama i criteri definiti nell'accordo dell'8.11.1995, con la conseguenza che, nella determinazione dell'importo della retribuzione base, debbono rimanere esclusi gli EDR pensionabili. Con il secondo motivo, denunciando violazione o falsa applicazione degli artt. 2909 c.c., 324, 429 c.p.c. 150 disp.att. c.p.c., nonché vizi di 5 motivazione, con richiesta di rimessione alle Sezioni Unite, assume la società ricorrente che la sentenza di appello non poteva riconoscere di ufficio la rivalutazione monetaria sulle somme attribuite al resistente una volta che costui, com'è pacifico, non aveva proposto alcun appello incidentale in tal senso. Il primo motivo di ricorso è fondato alla stregua delle considerazioni che seguono, con evidente assorbimento del secondo motivo, il quale presuppone positivamente risolta a favore del lavoratore resistente la questione relativa alla spettanza delle somme di cui si assume la illegittima rivalutazione. Secondo la sentenza impugnata l'aggettivo "eventuale" riferito all'EDR nella disposizione dell'art. 33 CCNL 1990-1992 induce un riferimento anche a potenzialità future, e tale conclusione è ritenuta coerente con il significato lessicale proprio di tale aggettivo nonché con la circostanza, assunta come di grande rilevanza per l'interprete, secondo la quale la formula "eventuale" riferita all'EDR è stata riprodotta anche nel successivo CCNL per gli anni 1993-1995. Da tale considerazione di sistema la sentenza di merito fa discendere come naturale la ulteriore considerazione che le illimitate e, dunque, non definite possibilità future siano da leggere come una volontà contrattuale per la quale l'EDR, lungi dal ridursi alle configurazioni già positivamente adottate dalla negoziazione collettiva, è sempre e comunque una componente stabile della retribuzione. Sul punto si osserva che, se pure il senso della parola "eventuale" esprime una regolazione che considera a suo oggetto più di una possibile ipotesi, la possibilità e l'eventualità non possono essere intese come portatrici di tanti contenuti da non averne poi in realtà alcuno sul quale compiere una concreta operazione interpretativa. Vero è, invece rispetto alla polisemia del termine - 6 EDR, che gli scritti difensivi dicono utilizzato nei testi contrattuali (stipulati in tempi diversi tra gli stessi soggetti collettivi) per designare variamente ora voci retributive non pensionabili, ora poste contabili da considerare a solo fine di pensione, ora come base di calcolo di altre voci - che, sia l'interpretazione del termine “eventuale" adoperata dai contraenti, sia l'interpretazione del dato negoziale dovevano essere operate con motivazione adeguata a definire lo specifico significato scelto e ad esprimere le ragioni di quella scelta rispetto al testo esaminato e al contesto nel quale esso si collocava. -In altri termini, la sentenza impugnata nel momento in cui riconosceva essa stessa il potere dell'autonomia collettiva di determinare la concreta fisionomia e caratterizzazione dell'EDR - doveva indicare con chiarezza e persuasività gli elementi di valutazione in base ai quali ravvisava nelle pattuizioni della contrattazione collettiva di categoria successiva al CCNL 1990- 92 (il quale, è pacifico, esclude l'EDR dagli elementi di computo del premio di esercizio, tranne che per l'anno 1990) un intento negoziale inequivocamente indirizzato a identificare nel suddetto elemento una posta economica stabilmente accrescitiva dello stipendio e, come tale, da computare nel premio annuale di esercizio ( prima) e nell'assegno personale pensionabile (poi), per l'attualizzarsi in considerazione di tale riconosciuta natura della vigenza sia dell'art.33 (che - considera lo stipendio elemento della retribuzione base) che dell'art.41 (il premio di esercizio è di importo pari alla retribuzione base) del CCNL 1990/92. A un siffatto compito - necessario, come si è detto, nella prospettiva (interna alla pronuncia censurata e, tuttavia, riproposta nello stesso ricorso per cassazione) della mancanza di una disciplina unitaria dell'EDR non può ritenersi che abbia adempiuto il Collegio di appello. 7 Invero, l'affermazione che l'attribuzione fatta al predetto titolo con l'accordo dell'8.11.1995 ..non può che costituire elemento positivo di computo ai fini della determinazione del premio di fine servizio", come pure la considerazione che "..la lettera delle clausole del CCNL siglato il 6 febbraio 1998 consente di affermare che la chiara intenzione dei contraenti fu quella di ricomprendere nel computo proprio quell'EDR previsto nell'accordo nazionale 8.11.1995..." (argomenti, questi, nei quali si sostanzia la motivazione ) non danno modo di apprezzare se sia stata tenuta nel debito conto la regola - di valore preminente nella interpretazione dei contratti collettivi (vedi Cass. 13 novembre 2002 n.15909, 4 marzo 2002 n.3091, 9 agosto 2000 n.10500, 6 ottobre 1997 n.9713) - che impone di valutare la comune intenzione dei contraenti interpretando ciascuna clausola del contratto per mezzo delle altre e attribuendo alla stessa il senso che risulta dal complesso della disciplina della materia, secondo il criterio indicato nell'art.1363 cod.civ. Non solo, ma la ratio decidendi così espressa è talmente sintetica da non permettere neppure di stabilire se la operata ricostruzione della volontà negoziale sia il risultato di una corretta applicazione del criterio "testuale" che si dice impiegato, ovvero sia affetta da errori giuridici o logici nell'uso del medesimo. Avvalora il dubbio che il significato proprio delle indicate pattuizioni collettive possa non essere quello ritenuto così immediatamente evincibile dal giudice a quo, la circostanza che questa Corte, con recenti pronunce confermative di altrettante decisioni di merito (vedi Cass. 8 gennaio 2002 n.124, 23 gennaio 2002 n.737, 15 maggio 2002 n.7085), ha considerato non sindacabile - perché doverosamente fondato sulla interpretazione complessiva e sistematica (invece che distinta e frammentaria) delle disposizioni collettive susseguitesi nel 8 tempo, oltre che sull' utilizzazione del canone primario, rappresentato dalla chiara ed inequivoca lettera delle espressioni negoziali usate e dal comportamento complessivo delle parti nell'attuazione delle pattuizioni collettive un convincimento di segno opposto a quello espresso nella sentenza impugnata e, sinteticamente, riassumibile nel senso che la disciplina dell'EDR contenuta nei contratti collettivi succedutisi nel tempo e fino all'accordo 8.11.1995 (la sola che, nei casi esaminati, veniva in considerazione), aveva identificato in tale elemento, salvo che per l'anno 1990 (nel quale, infatti, l'azienda l'aveva corrisposto), una posta economica con valenza solo pensionistica, stante lo stretto raccordo con competenze aggiuntive, come la indennità di utilizzazione (o come quella “quadri") che ne avevano assorbito di mese in mese la immediata consistenza monetaria, eliminandone il carattere di puro corrispettivo, con la sola eccezione (quest'ultima introdotta dall'accordo 11 novembre 1995) della tredicesima mensilità; ciò che escludeva, secondo la riferita interpretazione, l'applicazione della regola enunciata dall'art. 41 CCNL 1990/92 (circa la composizione del premio annuale di esercizio), essendo questa in grado di operare efficacemente, nel senso della inclusione dell'EDR, solo nel caso di una sua specifica previsione come elemento realmente accrescitivo dello stipendio mensile, senza assorbimenti di sorta. Tenuto conto delle osservazioni fin qui svolte la causa, previa cassazione della sentenza impugnata, va rinviata ad altro giudice perché, utilizzando tutti i criteri ermeneutici sopra menzionati e fornendo dei risultati della propria indagine una circostanziata giustificazione, esamini nuovamente l'intera vicenda contrattuale così come assunta nel contraddittorio delle parti e approfondisca la ricerca volta a identificare la specifica funzione che i soggetti collettivi hanno 9 assegnato all'attribuzione controversa nei vari contratti succedutisi nel tempo fino a quello relativo agli anni 1997/99, nella prospettiva di stabilire se la scelta regolatrice ivi manifestata dall'autonomia negoziale sia stata, o meno, quella di considerare l'EDR elemento di computo ai fini che interessano. Il giudice di rinvio, designato nella Corte d'appello di Venezia, provvederà anche a regolare tra le parti le spese del giudizio di cassazione.
PQM
La Corte accoglie il primo motivo e dichiara assorbito il secondo motivo di ricorso;
cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, alla Corte d'appello di Venezia. Così deciso in Roma il 5 dicembre 2002 Il Presidente он Il Consigliere estensore Bruno BattimilleВихо IL CANCELLIERE Depostato in/Cancelleria #7 APR. 2003 CANCELLIERE 10