Corte d'Appello Venezia, sentenza 22/12/2025, n. 3454
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Sentenza 22 dicembre 2025

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  • Accolto
    Sussistenza dell'eventus damni

    La mera alterazione qualitativa del patrimonio del debitore, determinata dalla sostituzione dell'immobile venduto con il denaro ricevuto in pagamento, costituisce di per sé un danno alle ragioni creditorie, rilevante ai fini dell'esercizio dell'azione revocatoria, comportando tale variazione una maggiore incertezza o difficoltà nel soddisfacimento del credito. La debitrice non ha assolto all'onere probatorio di dimostrare che il suo patrimonio residuo fosse sufficiente a soddisfare le ragioni dei creditori.

  • Accolto
    Sussistenza della dolosa preordinazione in capo alla venditrice

    Sussistono elementi indiziari sufficienti a ritenere provata, in via presuntiva, la sussistenza dell'animus nocendi in capo alla venditrice. Questi includono il tempismo dell'atto (dopo l'udienza di precisazione delle conclusioni e prima della sentenza), l'invito del giudice a trovare un accordo, la mancanza di trattative preliminari non dettate da urgenti necessità economiche, e la cessione di tutti i beni e arredi dell'immobile.

  • Accolto
    Sussistenza della partecipatio fraudis del terzo acquirente

    Il Giudice di prime cure ha individuato indizi fondamentali quali il rapporto di parentela, il brevissimo arco temporale tra l'udienza, l'atto dispositivo e la sentenza, lo stretto legame parentale e lavorativo tra il terzo e il padre della disponente, e la figura professionale del terzo. Questi elementi rendono inverosimile che il terzo non fosse informato della situazione dell'immobile, della probabile posizione debitoria della nipote e delle ragioni dell'atto dispositivo.

  • Rigettato
    Erroneità della sentenza nella parte in cui ha ritenuto sussistente l'eventus damni

    La mera alterazione qualitativa del patrimonio del debitore, determinata dalla sostituzione dell'immobile venduto con il denaro ricevuto in pagamento, costituisce di per sé un danno alle ragioni creditorie, rilevante ai fini dell'esercizio dell'azione revocatoria. La debitrice non ha assolto all'onere probatorio di dimostrare che il suo patrimonio residuo fosse sufficiente a soddisfare le ragioni dei creditori.

  • Rigettato
    Erroneità della sentenza nella parte in cui ha ritenuto sussistere il requisito della dolosa preordinazione in capo alla venditrice

    Sussistono elementi indiziari sufficienti a ritenere provata, in via presuntiva, la sussistenza dell'animus nocendi in capo alla venditrice. Questi includono il tempismo dell'atto (dopo l'udienza di precisazione delle conclusioni e prima della sentenza), l'invito del giudice a trovare un accordo, la mancanza di trattative preliminari non dettate da urgenti necessità economiche, e la cessione di tutti i beni e arredi dell'immobile. Le difficoltà economiche della disponente sono smentite dalla dichiarazione dei redditi.

  • Rigettato
    Erroneità della sentenza nella parte in cui ha ritenuto sussistere la partecipatio fraudis del terzo acquirente

    Il Giudice di prime cure ha individuato indizi fondamentali quali il rapporto di parentela, il brevissimo arco temporale tra l'udienza, l'atto dispositivo e la sentenza, lo stretto legame parentale e lavorativo tra il terzo e il padre della disponente, e la figura professionale del terzo. Questi elementi rendono inverosimile che il terzo non fosse informato della situazione dell'immobile, della probabile posizione debitoria della nipote e delle ragioni dell'atto dispositivo.

  • Rigettato
    Erronea accertata sussistenza dell'eventus damni

    La mera alterazione qualitativa del patrimonio del debitore, determinata dalla sostituzione dell'immobile venduto con il denaro ricevuto in pagamento, costituisce di per sé un danno alle ragioni creditorie, rilevante ai fini dell'esercizio dell'azione revocatoria. La debitrice non ha assolto all'onere probatorio di dimostrare che il suo patrimonio residuo fosse sufficiente a soddisfare le ragioni dei creditori.

  • Rigettato
    Erronea accertata sussistenza dell'animus nocendi in capo alla venditrice

    Sussistono elementi indiziari sufficienti a ritenere provata, in via presuntiva, la sussistenza dell'animus nocendi in capo alla venditrice. Questi includono il tempismo dell'atto (dopo l'udienza di precisazione delle conclusioni e prima della sentenza), l'invito del giudice a trovare un accordo, la mancanza di trattative preliminari non dettate da urgenti necessità economiche, e la cessione di tutti i beni e arredi dell'immobile. Le difficoltà economiche della disponente sono smentite dalla dichiarazione dei redditi.

  • Rigettato
    Erronea accertata sussistenza della partecipatio fraudis del terzo acquirente

    Il Giudice di prime cure ha individuato indizi fondamentali quali il rapporto di parentela, il brevissimo arco temporale tra l'udienza, l'atto dispositivo e la sentenza, lo stretto legame parentale e lavorativo tra il terzo e il padre della disponente, e la figura professionale del terzo. Questi elementi rendono inverosimile che il terzo non fosse informato della situazione dell'immobile, della probabile posizione debitoria della nipote e delle ragioni dell'atto dispositivo.

  • Rigettato
    Erronea valutazione dell'assenza di convenienza all'acquisto dell'immobile

    Il fatto che l'immobile fosse stato posto in vendita ad un prezzo appetibile e in una località turistica rinomata non fa propendere per una valutazione dell'affare in termini vantaggiosi per il terzo, dato il vincolo costituito sull'immobile, la giovane età della nipote titolare del diritto di abitazione e la ferma intenzione di questa di voler definitivamente fissare la propria residenza a Cortina.

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    Sul provvedimento

    Citazione :
    Corte d'Appello Venezia, sentenza 22/12/2025, n. 3454
    Giurisdizione : Corte d'Appello Venezia
    Numero : 3454
    Data del deposito : 22 dicembre 2025

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