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Sentenza 8 dicembre 2025
Sentenza 8 dicembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Roma, sentenza 08/12/2025 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Roma |
| Numero : | |
| Data del deposito : | 8 dicembre 2025 |
Testo completo
Tribunale di Roma SEZIONE DIRITTI DELLA PERSONA E IMMIGRAZIONE N. R.G. 18069/2025 Il Tribunale, in composizione collegiale, in persona dei seguenti magistrati: Antonella Di Tullio -Presidente Silvia Albano - Giudice Massimo Marasca - Giudice rel.
ha pronunziato il seguente DECRETO Nella causa di primo grado iscritta al NRG. 18069 /2025 assunta in decisione il e promossa da:
n.il 08/09/1990 a PAKISTAN, C.F. , Parte_1 C.F._1 rappresentata e difesa dall'Avv. SPIRITO CLAUDIA ed elettivamente domiciliato in Indirizzo Telematico come da procura in atti Ricorrente contro
COroparte_1
, rappresentato e difeso dall'Avv. DE DONNO ANTONIO ed elettivamente
[...] domiciliato in Indirizzo Telematico come da procura in atti Resistente
OGGETTO: ricorso ex art. 27 Reg. UE n. 604/2013 ed art. 3, comma 3 bis e ss., d.lgs. n. 25/2008
MOTIVI IN FATTO E DIRITTO DELLA DECISIONE Con ricorso datato 11 aprile 2025), nato in [...] il [...] Parte_1
e di nazionalità pakistana, ha impugnato il Decreto prot. n. IT-649675- A/TV0012272/06YJX9P del 27.11.2024, notificato in data 15.03.2025, con il quale il
COroparte_2
ha disposto il
[...] trasferimento del ricorrente in Croazia in base al Regolamento UE n. 604/2013. A fondamento dell'impugnazione parte ricorrente ha posto la violazione degli obblighi informativi previsti dagli artt. 4 e 5 del Reg. UE n.604/2013 nonché la sussistenza dei presupposti per l'applicazione dell'art. 3 co. 2 del medesimo regolamento, in ragione delle carenze sistemiche presenti nello Stato membro di destinazione. Il si è costituito in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso. Il COroparte_2
Collegio ritiene che nel caso di specie debba trovare applicazione l'art. 3 co. 2 del reg. (UE) 604/2013 e che tale motivo sia assorbente rispetto alle ulteriori argomentazioni dedotte, la cui trattazione nel merito risulta pertanto non necessaria. La norma in questione stabilisce: “Quando lo Stato membro competente non può essere designato sulla base dei criteri enumerati nel presente regolamento, è competente il primo Stato membro nel quale la domanda è stata presentata. Qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti in tale Stato membro, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'articolo 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come competente.” Ebbene, il Collegio considera fondato il rischio attuale che il ricorrente, qualora trasferito in Croazia, possa essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti a causa di carenze sistemiche del sistema di asilo croato. A tale proposito non si condividono le argomentazioni dedotte nella memoria di costituzione dall'amministrazione resistente, la quale sostiene che in Croazia non siano rinvenibili carenze sistemiche alla luce delle informazioni sulle condizioni di accoglienza, sull'accesso alle procedure di asilo, sulla giurisprudenza europea, nonché in ragione della irrilevanza di episodici respingimenti alla frontiera di cui le fonti danno atto. Evidenzia infatti parte resistente che è possibile parlare di carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 co. 2 solo in presenza di carenze perduranti che raggiungano una soglia particolarmente elevata di gravità, integrata quando “una persona completamente dipendente dall'assistenza pubblica si venga a trovare, indipendentemente dalla sua volontà e dalle sue scelte personali, in una situazione di estrema deprivazione materiale che non le consenta di far fronte ai suoi bisogni più elementari quali, segnatamente, nutrirsi, lavarsi e disporre di un alloggio, e che pregiudichi la sua salute fisica o psichica o che la ponga in uno stato di degrado incompatibile con la dignità umana. Detta soglia non può quindi comprendere situazioni che, quantunque caratterizzate da un elevato grado di precarietà o da un forte degrado delle condizioni di vita dell'interessato, non implichino un'estrema deprivazione materiale che ponga detto soggetto in una situazione di gravità tale da poter essere equiparata a un trattamento inumano o degradante”, come sancito da sentenza del 19 marzo 2019,
C-163/17, par. da 91 a 93, nonché ordinanza del 13 novembre 2019, e Per_1 CP_3
C-540/17 e C-541/17, par. 39; tali carenze devono inoltre comportare un rischio Per_2 per l'interessato di essere esposto a trattamenti contrari all'art.4 della Carta. Sostiene poi che il giudice debba attenersi ad una gerarchia di fonti su cui basare le sue conclusioni in ordine alla sussistenza di tali carenze, partendo dai report ufficiali realizzati da organismi europei o nazionali e dalle pronunce sulle carenze sistemiche e sulla violazione dei diritti fondamentali nei vari Stati europei della giurisprudenza nazionale (italiana e degli altri paesi europei), nonché dalla CGUE e dalla CEDU, e solo in subordine integrarli con le informazioni emergenti da report di ONG e notizie di stampa. In relazione a tale ultimo punto, la Corte di giustizia nella sentenza X COro Staatssecretaris van Justitie en Veiligheid (C-392/22) si è limitata ad evidenziare che lo Stato membro incaricato di determinare lo Stato membro competente deve, da un lato, prendere in considerazione tutte le informazioni fornitegli dal richiedente, in particolare per quanto riguarda l'eventuale esistenza di un rischio di trattamenti contrari all'articolo 4 della Carta, d'altro lato deve cooperare all'accertamento dei fatti valutando l'effettiva sussistenza di tale rischio, sulla base di elementi oggettivi, attendibili, precisi e opportunamente aggiornati, e tenuto conto del livello di protezione dei diritti fondamentali garantito dal diritto dell'Unione, se del caso tenendo conto, di propria iniziativa, delle informazioni pertinenti che esso non può ignorare riguardo a eventuali carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale nello Stato membro competente (par. 77); pertanto non si ritiene fondata l'asserzione secondo cui vi sarebbe una sorta di gerarchia delle fonti da cui ricavare la sussistenza di un rischio di trattamenti inumani e degradanti nello Stato di destinazione. Ciò premesso, il giudice nazionale, in ossequio al principio di cautela operante sul piano del diritto internazionale a tutela e garanzia degli incomprimibili diritti fondamentali dello straniero, può annullare il provvedimento di trasferimento in uno Stato che non assicuri idonee condizioni di accoglienza dei richiedenti tutte le volte in cui vi sia non solo la prova certa, ma anche il ragionevole dubbio che sussistano carenze sistemiche nelle condizioni di accoglienza, anche ai sensi dell'art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, come interpretato dalla Corte di Strasburgo (v. Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 22 marzo 2005, Ay c. Turchia). Si osserva in primo luogo che le aggiornate informazioni reperite attraverso la consultazione delle più autorevoli fonti internazionali danno atto di gravi criticità nel sistema di asilo croato che, a prescindere dalla riferibilità al caso concreto, impediscono di ritenere operante la presunzione secondo la quale i diritti fondamentali del richiedente protezione internazionale saranno rispettati nello Stato membro (cfr. CGUE (Grande Sezione), 19 marzo 2019, causa C-163/17). La documentata sistematica violazione dei diritti fondamentali dei migranti, compreso il diritto di chiedere la protezione internazionale, i trattamenti inumani e degradanti cui vengono sottoposti, i respingimenti violenti collettivi, in violazione della normativa sovranazionale, collidono con il principio secondo cui il trasferimento deve essere operato solo in condizioni che escludono un rischio reale che l'interessato subisca trattamenti inumani e degradanti ai sensi dell'art 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue (CGUE, 16 febbraio 2017, causa C-578/16 PPU, C.K., H.F., A.S. c. Slovenia, par. 65).
“Le accuse di violenza da parte della polizia croata persistono da anni e sono ben documentate. Nel 2019, il presidente croato ha confermato alla televisione svizzera l'uso della forza alla frontiera. Nel 2021, alcuni giornalisti hanno catturato prove di brutali violenze perpetrate dalle forze speciali statali contro i richiedenti asilo, confermando le accuse di lunga data. Nell'ottobre 2021, la commissaria europea responsabile ha espresso la sua preoccupazione per le segnalazioni di respingimenti illegali e violenti alle frontiere esterne dell'UE. Alla fine del 2021, il Comitato anti-tortura del Consiglio d'Europa ha criticato l'uso della forza da parte delle autorità croate per i respingimenti. Nonostante le prove sostanziali e gli interventi delle organizzazioni internazionali, le segnalazioni di respingimenti e violenze da parte della polizia al confine croato sono persistite. Nell'ottobre 2023, il Comitato delle Nazioni Unite contro il razzismo (CERD) ha invitato la Croazia a cessare le espulsioni collettive e i respingimenti e a indagare sugli episodi di uso eccessivo della forza2. Secondo il rapporto PRAB del gennaio 2024,138 653 persone hanno riferito di essere state vittime di abusi fisici durante i respingimenti al confine croato-bosniaco tra settembre e dicembre 2023. Inoltre, 990 persone hanno dichiarato di aver subito trattamenti degradanti. In Bosnia-Erzegovina, il ha raccolto le dichiarazioni di Pt_2
412 persone (il 35% degli intervistati) a cui è stato negato l'accesso alle procedure di asilo in Croazia. Anche il Border Violence Monitoring Network (BVMN) ha raccolto numerose testimonianze nel 2024 che descrivono il trattamento violento delle persone da parte delle autorità croate al confine con la Bosnia-Erzegovina. Le testimonianze descrivono in dettaglio pratiche preoccupanti, tra cui la polizia croata che costringe le persone a gettarsi nel fiume che separa la Croazia dalla Bosnia-Erzegovina. Altre testimonianze descrivono trattamenti umilianti come la nudità forzata e le percosse. Molti testimoni hanno riferito di furti e distruzione dei loro beni da parte della polizia croata e alcuni hanno descritto l'uso di cani poliziotto contro di loro. Anche i discorsi di odio e gli insulti islamofobici sono stati riportati come parte di questo trattamento violento. Nel 2024 erano presenti al confine croato-bosniaco meno organizzazioni. Il Consiglio danese per i rifugiati (DRC) ha cessato le sue operazioni in quella zona nel marzo 2024. Nella scheda informativa del febbraio 2024141 ha documentato 384 respingimenti nei primi due mesi del 2024. è COroparte_4 ancora sul posto. Nei primi otto mesi del 2024, ha fornito assistenza a 1.504 rifugiati e migranti, tra cui 291 bambini, di cui 186 non accompagnati, che hanno riferito di essere stati respinti in Bosnia-Erzegovina dalla polizia croata. Preoccupante è il fatto che in diverse occasioni, tra la fine di luglio e agosto 2024, i bambini e gli adulti incontrati hanno descritto l'uso di pratiche umilianti e dure da parte della polizia, come abusi verbali, rimozione forzata di indumenti, sottrazione di effetti personali e violenza. Nell'ottobre 2024, ha pubblicato un rapporto sugli incidenti al confine. Parte_3
Il CPS (Centre for Peace Studies) ha rilevato fluttuazioni nelle segnalazioni di incidenti violenti al confine, con un minor numero di respingimenti segnalati durante l'estate del 2024 a causa della diminuzione del traffico lungo la rotta balcanica. Tuttavia, le denunce di respingimenti violenti sono aumentate nuovamente alla fine dell'estate. Il CO ha inoltre riferito di aver avuto contatti con persone riammesse in Bosnia- Erzegovina nonostante avessero presentato domanda di asilo. Purtroppo, la partenza del Consiglio Danese per i Rfiguiati nella primavera del 2024 ha portato alla mancanza di una documentazione sistematica di tali incidenti”. (Swiss Refugee Council, Reception conditions in Croatia Report on the situation of asylum applicants and beneficiaries of international protection in Croatia, 2502_SRC_Reception_conditions_in_Croatia_En_4.pdf, febbraio 2025, p. 22- 24 (consultato il 20 giugno 2025). Anche il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha manifestato preoccupazione
“per le notizie relative alla negazione dell'accesso al territorio dello Stato parte e alle procedure di asilo per le persone entrate irregolarmente dalla Bosnia-Erzegovina e dalla Serbia e al loro rimpatrio forzato senza alcun esame individuale delle loro richieste o necessità. Il Comitato è anche preoccupato per le segnalazioni di uso eccessivo della forza, trattamenti inumani e degradanti, estorsioni e furti di proprietà da parte del personale croato addetto al controllo delle frontiere, in particolare nel contesto dei respingimenti di migranti e richiedenti asilo nel territorio della Serbia e della Bosnia- Erzegovina, e per gli sforzi molto limitati per chiamare i responsabili a risponderne (artt. 6, 7, 9, 13 e 24). 32. Lo Stato parte dovrebbe garantire l'accesso effettivo a una procedura di asilo equa ed efficiente per tutte le persone che necessitano di protezione internazionale. Dovrebbe inoltre garantire che tutti i funzionari competenti, compreso il personale addetto al controllo delle frontiere, ricevano una formazione adeguata sugli standard internazionali, compreso il principio di non respingimento e i diritti umani dei migranti, in particolare dei bambini, e che tutte le accuse di respingimenti e maltrattamenti alle frontiere siano indagate in modo rapido, approfondito e indipendente e che i responsabili, se riconosciuti colpevoli, siano puniti con sanzioni commisurate alla gravità del reato” (CCPR/C/HRV/CO/4: Concluding observations on the fourth periodic report of Croatia, 11 settembre 2024 (CCPR/C/HRV/CO/4: Concluding observations on the fourth periodic report of Croatia | OHCHR), par. 31-32). Un rapporto del 2023 di ha raccolto le testimonianze delle COroparte_6 persone migranti respinte al confine con la Croazia: “Alcuni uomini hanno raccontato a
e ad altri gruppi che i poliziotti li hanno fatti tornare in Bosnia ed COroparte_6
Erzegovina scalzi e senza vestiti. In alcuni casi li hanno costretti a rimanere con i soli indumenti intimi, più raramente a spogliarsi del tutto. In un caso particolarmente clamoroso documentato dal un gruppo di uomini è arrivato in COroparte_7 un campo profughi bosniaco con delle croci arancioni sulla testa, disegnate dagli agenti croati con le bombolette a spray: un esempio di trattamento umiliante e degradante che, secondo il difensore civico della Croazia, rappresenta un atto di odio religioso. Molti bambini hanno dovuto assistere mentre i loro padri, fratelli maggiori o parenti venivano picchiati o presi a manganellate, calci e spintoni. La polizia di frontiera croata ha anche sparato dei colpi di arma da fuoco vicino ai minori, o puntato le armi contro di loro. in qualche caso ha spintonato o colpito bambini di sei anni. È pratica comune che gli agenti sequestrino o distruggano i telefoni delle persone fermate. In base alle testimonianze ricevute da , spesso bruciano, sparpagliano o COroparte_6 distruggono anche il contenuto dei loro zaini. In qualche caso hanno sottratto loro dei soldi[…] La polizia croata ha continuato ad effettuare respingimenti per tutto il 2022, anche se nella seconda metà dell'anno ha fatto sempre più ricorso a una strategia alternativa: emettere ordini di espulsione sommaria che imponevano alle persone di lasciare lo Spazio economico europeo entro sette giorni, il tutto senza considerare la necessità di protezione né garantire il diritto al giusto processo. Alla fine di marzo 2023, tuttavia, questa pratica sembrava essere stata nuovamente abbandonata in favore dei respingimenti. […]”(HRW- Human Rights Watch- “Trattati come animali”: Respingimenti di persone in cerca di protezione dalla Croazia alla Bosnia ed Erzegovina- maggio 2023 croatia0523 summary recs ita.pdf) Anche il rapporto di Amnesty International pubblicato il 24 aprile 2024 riporta come
“Secondo le autorità, il numero di persone che cercano di entrare in Croazia attraverso i Paesi limitrofi è aumentato del 70% rispetto al 2022, con oltre 65.000 ingressi registrati a novembre. Le organizzazioni umanitarie hanno continuato a documentare violazioni contro rifugiati e migranti, tra cui rimpatri sommari illegali, violenze fisiche, umiliazioni e furti da parte delle forze dell'ordine. A ottobre, il Comitato CERD ha esortato la Croazia a cessare le espulsioni collettive e i respingimenti e a indagare sugli episodi di uso eccessivo della forza contro rifugiati e migranti”. (Amnesty International: The State of the World's Human Rights;
Croatia
2023, 24 April 2024 https://www.ecoi.net/en/document/2107867.html). Le violazioni sopra descritte erano già state oggetto di attenzione da parte del Comitato per la prevenzione della tortura, che nel 2020 aveva effettuato una missione urgente in Croazia, pubblicando in seguito il relativo rapporto. Detto rapporto, pubblicato il 3 dicembre 2021, sottolinea che, per la prima volta da quando il CPT ha iniziato a visitare la Croazia nel 1998, ci sono state evidenti difficoltà di cooperazione. La delegazione del CPT ha ricevuto informazioni incomplete sui luoghi in cui i migranti possono essere privati della libertà ed è stata ostacolata dai funzionari di polizia nell'accesso alla documentazione necessaria alla delegazione per svolgere il mandato del Comitato. La delegazione del CPT ha svolto molte interviste oltre il confine croato, nel Cantone Una-Sana della BiH, dove ha ricevuto numerose accuse credibili e concordanti di maltrattamenti fisici ai danni dei migranti da parte di agenti di polizia croati (in particolare membri della polizia di intervento). I presunti maltrattamenti consistevano in schiaffi, calci, colpi con manganelli e altri oggetti duri (ad esempio mozziconi/barili di armi da fuoco, bastoni di legno o rami di alberi) in varie parti del corpo. I presunti maltrattamenti sarebbero stati inflitti al momento dell'"intercettazione" e della privazione di fatto della libertà dei migranti all'interno del territorio croato (da alcuni a cinquanta chilometri o più dal confine) e/o al momento del loro respingimento attraverso il confine con la BiH. In un numero significativo di casi, le persone intervistate presentavano ferite recenti sul corpo che sono state valutate dai medici legali della delegazione come compatibili con le loro accuse di essere state maltrattate dagli agenti di polizia croati. Il rapporto documenta anche diverse testimonianze di migranti sottoposti ad altre forme di gravi maltrattamenti da parte degli agenti di polizia croati, come l'essere costretti a marciare nella foresta fino al confine a piedi nudi e l'essere gettati nel fiume Korana, che separa la Croazia dalla BiH, con le mani ancora chiuse dalla zip. Alcuni migranti hanno anche affermato di essere stati respinti in BiH indossando solo la biancheria intima e, in alcuni casi, addirittura nudi. Alcune persone hanno anche dichiarato che quando sono state arrestate e si trovavano a faccia in giù per terra, alcuni agenti di polizia croati hanno sparato con le loro armi nel terreno vicino a loro. (https://www.coe.int/en/web/cpt/-/council-of-europe-anti-torturecommittee-publishes- report-on-its-2020-ad-hoc-visit-to- croatia;
Council of Europe, Report to the Croatian Government on the visit to Croatia carried out by the European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (CPT) from 10 to 14 August 2020, 3 dicembre 2021, https://rm.coe.int/1680a4c199). A quanto appena esposto, rilevante nei termini sopra evidenziati, devono aggiungersi le specifiche criticità del sistema di accoglienza croato e quelle relative ai richiedenti di ritorno in base al regolamento Dublino, direttamente incidenti sui diritti fondamentali dell'odierno ricorrente. Secondo quanto riportato nell'ultimo rapporto AIDA “Country Report - Croatia” disponibile, pubblicato nell'agosto 2024, in continuità con i rapporti precedenti, “a seguito delle lamentele dei richiedenti riguardo alle condizioni inadeguate di alloggio nel Centro di Accoglienza, in conformità con il mandato del Difensore Civico, nel 2023 sono state effettuate tre ispezioni dei Centri di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale da parte dei dipendenti dell'Ufficio : a Zagabria a COroparte_8 giugno e settembre, e a Kutina a ottobre 2023. Nel suo rapporto annuale 2023, il Difensore Civico ha segnalato condizioni inadeguate nei Centri di Accoglienza al momento delle visite (ad esempio, sistemazione su materassi nei corridoi;
numero insufficiente di servizi igienici rispetto al numero di persone ospitate;
locali comuni sporchi a causa del sovraffollamento, mancanza di personale per la manutenzione, pulizia e lavanderia, ecc.). Nel 2024, la Difensora Civica ha proseguito la procedura d'indagine avviata nel 2023 in merito alla denuncia di un richiedente protezione internazionale riguardante le condizioni di vita inadeguate presso il Centro di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale di Zagabria. Sebbene nel 2024 le capacità di accoglienza non fossero sotto pressione come nell'anno precedente, a causa di un numero inferiore di richiedenti, le lamentele riguardanti le condizioni di alloggio hanno continuato a essere ricevute dalla Difensora Civica. Un richiedente ha lamentato che, dopo aver pulito a fondo e ridipinto le pareti della propria stanza nel Centro di Accoglienza, è stato – per ragioni a lui sconosciute – trasferito in un'altra stanza infestata da cimici. Un altro richiedente ha espresso preoccupazione per essere stato collocato, in quanto cittadino ucraino, in una stanza con cittadini della Federazione Russa. Le procedure avviate sulla base di queste denunce hanno portato alla risoluzione di singoli casi. Tuttavia, nel suo rapporto 2024, la Difensora Civica ha sottolineato la necessità di un approccio sistemico per affrontare l'esposizione ai rischi legati all'igiene, alla salute e alla sicurezza. Ha inoltre evidenziato l'importanza di tenere conto delle caratteristiche di genere e di età dei richiedenti, delle loro vulnerabilità e dell'attuazione di misure per prevenire la violenza, la violenza di genere e le molestie. […] Durante il 2024, i richiedenti protezione internazionale ospitati nei Centri di Accoglienza hanno segnalato alle organizzazioni della società civile condizioni igieniche e di alloggio inadeguate, presenza di scarafaggi e cimici nelle stanze, distribuzione impropria di articoli igienici di base, abbigliamento, calzature e biancheria, nonché mancanza di informazioni sui servizi disponibili e sulle organizzazioni che forniscono supporto ai richiedenti protezione internazionale al di fuori del Centro di Accoglienza. Inoltre, hanno indicato di non essere a conoscenza dei meccanismi per segnalare potenziali reati, sia all'interno del centro stesso che all'esterno. Nel 2024, AYS ha ricevuto diverse lamentele riguardanti le condizioni nei Centri di Accoglienza per richiedenti protezione internazionale. Per quanto riguarda il Centro di Accoglienza di Kutina, i problemi segnalati includevano infestazioni di scarafaggi, servizi igienici condivisi, sistemazione in unità abitative esterne e mancanza di elettricità nella cucina. All'inizio dell'anno, le lamentele più frequenti riguardavano l'accesso limitato ai servizi sanitari, in particolare alle cure specialistiche. Per tutto il 2024, sono continuate le lamentele riguardanti scarafaggi e cimici nel Centro di Accoglienza di Zagabria. […] Nel 2024, l'accoglienza e la sistemazione dei richiedenti protezione internazionale hanno continuato a essere difficoltose a causa dell'elevato numero di richiedenti protezione internazionale. Come già osservato, durante il 2024, secondo quanto riportato dalla Croce Rossa Croata, un totale di 16.349 richiedenti protezione internazionale sono stati ospitati nei Centri di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale—6.229 nel Centro di Accoglienza di Kutina e 10.120 nel Centro di Accoglienza di Zagabria. La CRC ha anche riferito che durante il 2024, a causa dell'afflusso significativo di nuovi richiedenti protezione internazionale in entrambi i Centri di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale, è stato necessario il pieno coinvolgimento di tutto il personale della CRC nelle attività di accoglienza e sistemazione per garantire che tutti i beneficiari ricevessero letti, kit igienici, pacchetti di biancheria, nonché abbigliamento e calzature. Durante questo periodo, un gran numero di richiedenti è rimasto nei centri di accoglienza solo per pochi giorni, alcuni per meno di 24 ore.” (AIDA Country
Report Croatia 2024, https://asylumineurope.org/wpcontent/uploads/2025/08/AIDA-HR_2024-Update.pdf, Agosto 2024, p. 94-95 e 101-104). Una recente inchiesta effettuata da una testata giornalistica svizzera riguardo i richiedenti asilo trasferiti in Croazia dalla Svizzera in base al Regolamento Dublino si è soffermata sulle condizioni di abbandono e degrado da loro affrontate: “All'arrivo a Zagabria i richiedenti espulsi dalla Svizzera hanno in mano due pezzi di carta. Il primo, della Confederazione: il divieto di ritorno in territorio svizzero per i prossimi 24 mesi. E poi un'altra comunicazione appena ricevuta dalla polizia croata: non un foglio né un foglietto. Letteralmente, una piccola striscia di carta lunga circa cinque centimetri con la scritta: “Hotel Porin, Zagreb, Sarajevska 41”.[…] “Non ci hanno spiegato nulla: ci hanno dato questo pezzetto di carta e ci hanno detto di andare lì”, ci spiega ancora BD . Nessuna spiegazione su CP_9 come raggiungerlo né un biglietto per i mezzi pubblici. […] Tutti e quattro entrano in un edificio già noto per la pessima situazione igienica, in un Paese dove negli anni si sono accumulate centinaia di denunce per i maltrattamenti inflitti dalla polizia croata ai richiedenti asilo. Poche ore dopo, ci inviano foto che confermano le denunce di numerose ONG, anche svizzere, sul degrado di questa struttura di Zagabria: sporcizia, mozziconi di sigarette ovunque, scarafaggi, materassi infestati da insetti”( Rimpatri in Croazia, quei voli “segreti” e costosi dalla Svizzera - SWI swissinfo.ch, 7 gennaio 2025). Secondo il Centro Studi per la Pace (CPS), le persone trasferite in Croazia ai sensi del Regolamento Dublino spesso non sono state informate sulla procedura di trasferimento stessa, sulla possibilità di impugnarla, o sui rimedi giuridici disponibili. Allo stesso tempo, non è stato garantito loro un accesso adeguato ai rimedi giuridici contro comportamenti illeciti della polizia durante l'esecuzione del trasferimento in Croazia. Il CO ha infatti sottolineato che sono stati segnalati episodi di violenza da parte delle forze dell'ordine di altri paesi durante i trasferimenti, incluso il caso di una donna alla CO quale il ha fornito assistenza legale dopo che era stata rimpatriata forzatamente CO dalla Svizzera appena due giorni dopo un aborto spontaneo. Il ha inoltre riferito che nella prima metà del 2024, le persone arrivate all'aeroporto di Zagabria venivano per lo più registrate come richiedenti protezione internazionale e dovevano organizzare autonomamente il trasporto verso il Centro di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale di Zagabria, mentre i gruppi vulnerabili, comprese le famiglie con bambini piccoli, venivano trasportati al Centro di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale di Kutina, destinato principalmente a famiglie e gruppi vulnerabili. Tuttavia, la situazione è peggiorata nella seconda metà dell'anno. Le persone rimpatriate hanno iniziato a segnalare che gli agenti di polizia in aeroporto si limitavano a fornire loro l'indirizzo di un centro di accoglienza e li invitavano immediatamente a lasciare l'aeroporto. Un rimpatriato che ha ricevuto assistenza CO legale dal ha raccontato di essere stato rimpatriato dalla Germania insieme a due famiglie con bambini piccoli. Gli è stato fornito solo l'indirizzo del centro di Kutina e gli è stato detto di lasciare immediatamente l'aeroporto. Un'altra persona ha riferito di aver trascorso due giorni in aeroporto senza cibo né denaro, finché un cittadino locale l'ha CO aiutata a mettersi in contatto con il (AIDA Country Report Croatia
2024, https://asylumineurope.org/wpcontent/uploads/2025/08/AIDA-HR_2024- Update.pdf, Agosto 2024, p. 60-62). Il Global Detention Project riporta come minori non accompagnati siano accolti in orfanotrofi (se minori di 14 anni) o in istituti di assistenza pubblica per minori (se maggior di 14 anni) e non in centri di accoglienza per richiedenti asilo ed esprime preoccupazione per questa prassi. Tali istituti, infatti, hanno la funzione di occuparsi di minori con difficoltà comportamentali e non sono adatti per minori stranieri. Le strutture non hanno interpreti e sufficiente personale o risorse adeguate al supporto dei minori stranieri. Lo stesso rapporto rileva come in risposta alle critiche della società civile nei confronti delle politiche migratorie del governo, le autorità abbiano ristretto l'accesso delle ONG a strutture detentive e di accoglienza. (AIDA, Country Report: Croatia 2022 Update, giugno 2023, https://asylumineurope.org/wp-content/uploads/2023/06/AIDA-HR-2022-Update.pdf, p. 25 ss.).
Criticità sono altresì segnalate in ordine all'accesso all'assistenza sanitaria: “Il Center for Peace Studies considera in generale problematica l'assistenza sanitaria durante la procedura di asilo, in quanto la capacità disponibile non è sufficiente. Nonostante il buon lavoro delle organizzazioni coinvolte, ci sono casi che richiedono molte risorse, con conseguente mancanza di capacità altrove. In generale, va notato che i servizi sanitari in Croazia non soddisfano la domanda e i tempi di attesa per le cure sono molto lunghi, anche per i locali. Le barriere linguistiche sono uno dei maggiori ostacoli all'accesso a un'assistenza medica adeguata. Se non è possibile trovare un interprete per una lingua, è necessario chiedere aiuto ai familiari o ad altri richiedenti asilo, il che limita la privacy e influisce sulla qualità del supporto medico o psicologico. […] La legge nazionale stabilisce che l'ambito dell'assistenza sanitaria per i gruppi vulnerabili è un po' più ampio e che i richiedenti asilo gravemente malati e le persone con disabilità hanno diritto a un'assistenza sanitaria adeguata. Il Center for Peace Studies non è a conoscenza di come questo requisito sia interpretato o attuato nella pratica e non è a conoscenza di alcun caso in cui un richiedente asilo vulnerabile abbia ricevuto un sostegno aggiuntivo. Il JRS afferma inoltre che non sono disponibili terapie specializzate. Secondo il Center for Peace Studies, il livello di sostegno psicologico per le persone che soffrono di traumi, disturbi da stress post-traumatico (PTSD) e condizioni simili è insufficiente, in quanto in questi casi è necessario un sostegno più professionale e personalizzato. A Zagabria esiste il Centro di riabilitazione per lo stress e il trauma (RCT), che offre servizi di consulenza e sostegno psicosociale. Tuttavia, anche in questo caso la capacità è molto limitata: solo circa 50 persone all'anno possono usufruire di questo servizio. osserva che le persone che COroparte_10 fanno rientro in base al Regolamento sono spesso ritraumatizzate. Il CP_1 trasferimento e l'interruzione delle cure in corso possono essere destabilizzanti per la loro salute mentale, che in ultima analisi si ripercuote sulla loro salute fisica. CP_10 riferisce che coloro che fanno rientro spesso subiscono un deterioramento
[...] della loro salute e tendono a essere più vulnerabili ai problemi di salute. Nel 2022 e 2023, il numero di persone trasferite in Croazia ai sensi del regolamento Dublino III è aumentato in modo significativo. In numerosi casi, i documenti medici pertinenti non sono stati trasmessi o non hanno raggiunto il luogo giusto, mettendo a rischio la continuità delle cure e causando ritardi significativi. Questo aspetto è menzionato anche da nel suo rapporto sulla salute fisica e mentale dei COroparte_10 richiedenti asilo in Croazia. Secondo , la situazione sanitaria delle COroparte_10 persone trasferite in Croazia ai sensi del regolamento è spesso difficile: il CP_1 viaggio di ritorno prolunga la fase di migrazione, esacerbando l'incertezza sul futuro, aumentando i rischi associati alla migrazione e limitando l'accesso alle cure mediche. sottolinea in particolare la situazione preoccupante delle persone COroparte_11 separate dalle loro famiglie durante il trasferimento, nonché di quelle con gravi disturbi mentali (ad esempio, disturbi psicotici, PTSD, rischio di suicidio) e malattie fisiche. I richiedenti asilo che hanno vissuto precedenti eventi traumatici sono a maggior rischio di ritraumi e di peggioramento dei sintomi di depressione, ansia e PTSD. Anche i trasferimenti che comportano la minaccia o l'uso della violenza hanno un impatto CP_1 devastante sulla salute mentale” (Swiss Refugee Council, Reception conditions in Croatia Report on the situation of asylum applicants and beneficiaries of international protection in Croatia, 2502_SRC_Reception_conditions_in_Croatia_En_4.pdf, febbraio 2025, p. 30 – 33 e 34-36).
ha riferito che, attraverso il lavoro diretto quotidiano con i beneficiari, CP_12
ha osservato che molti richiedenti protezione internazionale rimpatriati ai sensi del Regolamento Dublino III soffrono di vari problemi di salute fisica e/o mentale. Nel 2024, i trasferimenti hanno incluso pazienti oncologici, persone con malattie croniche, persone con disabilità, bambini con disturbi dello sviluppo e bisogni speciali, e individui che avevano iniziato trattamenti nel paese di residenza precedente (inclusa l'interruzione di ricoveri ospedalieri). Si è registrato anche un aumento di pazienti sottoposti a trattamenti psichiatrici e psicoterapeutici per gravi condizioni di salute mentale. È stato osservato che i trasferimenti spesso non includevano il trasferimento delle cartelle cliniche, il che ha ritardato la prosecuzione dei trattamenti e interrotto la continuità delle cure per coloro che arrivavano in Croazia ai sensi del Dublino III. Nel 2024 si è registrato anche un aumento del numero di richiedenti affetti da disturbi mentali. In particolare, il 64% dei pazienti con disturbi mentali ospitati presso il Centro di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale di Zagabria è stato trasferito ai sensi del Regolamento Dublino III. Questi pazienti erano già stati trattati per vari disturbi, tra cui schizofrenia paranoide, psicosi non organica non specificata, tendenze suicide, disturbo da stress post- traumatico, episodi depressivi maggiori, sindrome da dipendenza, disturbi d'ansia, attacchi di panico, disturbi della personalità e disturbi dell'adattamento. In molti casi, i sintomi si sono aggravati o sono emersi nuovi problemi di salute mentale dopo il trasferimento. Questa situazione ha portato a frequenti interventi in situazioni di crisi e ricoveri ospedalieri organizzati dal team dopo i trasferimenti. CP_12
Considerato lo stress intenso e spesso traumatico associato ai trasferimenti forzati, è fondamentale evidenziare i rischi di retraumatizzazione legati al trasferimento dei richiedenti protezione internazionale ai sensi del Dublino III, in particolare per le persone vulnerabili – soggetti con disturbi mentali preesistenti, condizioni croniche o acute gravi, persone con interventi medici programmati, individui sottoposti a forza durante il trasferimento, persone separate dalla famiglia o da reti di supporto, e individui che hanno vissuto a lungo nel paese di trasferimento. Lo stesso è stato segnalato dall'Ufficio UNICEF in Croazia. (AIDA Country
Report Croatia 2024, https://asylumineurope.org/wpcontent/uploads/2025/08/AIDA-HR_2024-Update.pdf, Agosto 2024, p. 60-62). Le percentuali di accoglimento delle domande di asilo in Croazia sono molto basse: “Il numero di richiedenti protezione internazionale è aumentato in modo significativo nel corso del 2023, passando da 12.872 nel 2022 a 68.114 persone che hanno presentato una domanda di protezione internazionale nel 2023. Il tasso di riconoscimento è rimasto basso, poiché solo a 52 persone è stata riconosciuta la protezione internazionale, mentre solo 11 richieste sono state respinte come inammissibili e solo 112 sono state respinte nel merito in prima istanza”. Secondo i dati forniti dal Ministero degli Interni Croato si sono registrate in totale 68.114 richieste di protezione internazionale nel 2023, la maggior parte delle quali effettuate da persone provenienti da Afghanistan (19.295), (11.199), Per_3 Per_4 Per Per_ (8.507), (5.839), Pakistan (4.658), seguiti da (3.883), Per_5 (3.752), (2.472), (1.346), (1.092). Non sono disponibili Per_8 Per_9 Per_10 statistiche dettagliate sulle decisioni in prima istanza, ma il ha COroparte_2 indicato che a 50 persone è stato concesso lo status di rifugiato e a due la protezione sussidiaria. Le autorità nazionali non hanno fornito il numero di decisioni negative o di casi pendenti. (HPC - Croatian Law Centre (author), ECRE (ed. or publisher):
Country Report: Croatia;
2023 Update, July 2024 https://asylumineurope.org/wp-content/uploads/2024/07/AIDA-HR_2023-Update.pdf ). Secondo quanto riportato nell'ultimo rapporto AIDA, (p. 57) in continuità con il contenuto dei rapporti precedenti, i richiedenti asilo tornati da altri Stati membri in seguito a trasferimenti , non trovano normalmente ostacoli ad accedere alla CP_1 procedura per il riconoscimento della protezione internazionale in Croazia. Tuttavia, coloro che abbiano lasciato la Croazia prima della fine della procedura e il cui caso sia stato dunque sospeso, una volta arrivati in Croazia devono presentare una nuova domanda di protezione internazionale, rientrando così nella iniziale procedura di asilo come previsto dall'art. 18, par. 2 reg. (UE) 604/2013, con le conseguenti criticità illustrate in ordine alla probabilità che la domanda venga adeguatamente esaminata secondo quanto stabilito dalle direttive UE ed eventualmente accolta. I richiedenti non hanno lo stesso accesso alle condizioni di accoglienza, quindi ad esempio le condizioni materiali possono essere limitate in caso di domande reiterate. D'altro canto, le persone la cui domanda è stata esplicitamente ritirata o respinta prima di lasciare la Croazia sono considerate richiedenti che presentano domande reiterate al momento del rientro, contrariamente a quanto previsto dal regolamento (art. 18, par. 2), che prevede che le persone la cui domanda è stata ritirata devono essere autorizzate a continuare la loro procedura o presentare un'altra domanda, che sarà trattata come una prima domanda, e che le persone la cui domanda è stata respinta in prima istanza devono beneficiare o avere la possibilità di ricorrere contro la decisione di rigetto. La non corretta applicazione del regolamento può avere conseguenze procedurali significative per il singolo richiedente. Le domande reiterate sono esaminate dal Dipartimento per l'asilo, che deve decidere entro 15 giorni se la domanda è ammissibile o irricevibile. I rimpatriati di erroneamente incanalati nella procedura per le domande CP_1 reiterate rischiano di essere privati di garanzie cruciali che proteggono i richiedenti asilo dal respingimento. Nel contesto dei casi di "presa in carico", invece, ove il richiedente deve ancora avere accesso alla procedura di asilo perché non ha presentato domanda di asilo in Croazia, ma solo nel paese che ha disposto il trasferimento in base al regolamento, il rischio respingimenti è significativo. Circostanza che ha indotto diversi Tribunali dell'Unione a ritenere il trasferimento illegittimo in base all'art 3 comma 2 del regolamento. (HPC - Croatian Law Centre (author), ECRE (ed. or publisher): Country Report:
Croatia; 2023 Update, July 2024 https://asylumineurope.org/wp-content/uploads/2024/07/AIDA-HR_2023-Update.pdf
[accessed 6 December 2024]; AIDA, Country Report: Croatia 2021 Update, aprile 2022, AIDA-HR_2021update.pdf (asylumineurope.org), p.79 ss (consultato il 22 dicembre 2022; AIDA, The implementation of the Dublin III Regulation in 2021,
settembre 2022, https://asylumineurope.org/wp- content/uploads/2022/09/AIDA_Dublin-Update-2021.pdf; , Asylum Report 2022, CP_13
28 giugno 2022, https://euaa.europa.eu/asylum-report-2022/426-assessing-transfers- specific-countries). Alla luce della situazione descritta si ritiene, dunque, che il trasferimento dell'odierno richiedente asilo in Croazia si ponga in contrasto con la previsione dell'art. 3, par. 2, del reg. (UE) n. 604/2013 e con quella dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, non garantendo con certezza o, comunque, al di là di ogni ragionevole dubbio, il rispetto dei diritti fondamentali del richiedente in tale Stato. Deve, pertanto, essere dichiarata la competenza dello Stato italiano a decidere sulla domanda di protezione internazionale proposta dal ricorrente. Le spese di lite vanno compensate in quanto le criticità riscontrate nello Stato membro di destinazione derivano da fattori estranei alla condotta dell'Amministrazione italiana
P.Q.M.
Il Tribunale in composizione collegiale, definitivamente pronunciando nella causa NRG. 18069/2025, ogni diversa domanda, eccezione e deduzione disattesa, così provvede: accoglie il ricorso e, per l'effetto, accerta la competenza dello Stato italiano a decidere sulla domanda di protezione internazionale proposta dal ricorrente;
dichiara le spese di lite integralmente compensate tra le parti. Così deciso alla camera di consiglio del 26/11/2025
Il Giudice estensore La Presidente Massimo Marasca Antonella Di Tullio
ha pronunziato il seguente DECRETO Nella causa di primo grado iscritta al NRG. 18069 /2025 assunta in decisione il e promossa da:
n.il 08/09/1990 a PAKISTAN, C.F. , Parte_1 C.F._1 rappresentata e difesa dall'Avv. SPIRITO CLAUDIA ed elettivamente domiciliato in Indirizzo Telematico come da procura in atti Ricorrente contro
COroparte_1
, rappresentato e difeso dall'Avv. DE DONNO ANTONIO ed elettivamente
[...] domiciliato in Indirizzo Telematico come da procura in atti Resistente
OGGETTO: ricorso ex art. 27 Reg. UE n. 604/2013 ed art. 3, comma 3 bis e ss., d.lgs. n. 25/2008
MOTIVI IN FATTO E DIRITTO DELLA DECISIONE Con ricorso datato 11 aprile 2025), nato in [...] il [...] Parte_1
e di nazionalità pakistana, ha impugnato il Decreto prot. n. IT-649675- A/TV0012272/06YJX9P del 27.11.2024, notificato in data 15.03.2025, con il quale il
COroparte_2
ha disposto il
[...] trasferimento del ricorrente in Croazia in base al Regolamento UE n. 604/2013. A fondamento dell'impugnazione parte ricorrente ha posto la violazione degli obblighi informativi previsti dagli artt. 4 e 5 del Reg. UE n.604/2013 nonché la sussistenza dei presupposti per l'applicazione dell'art. 3 co. 2 del medesimo regolamento, in ragione delle carenze sistemiche presenti nello Stato membro di destinazione. Il si è costituito in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso. Il COroparte_2
Collegio ritiene che nel caso di specie debba trovare applicazione l'art. 3 co. 2 del reg. (UE) 604/2013 e che tale motivo sia assorbente rispetto alle ulteriori argomentazioni dedotte, la cui trattazione nel merito risulta pertanto non necessaria. La norma in questione stabilisce: “Quando lo Stato membro competente non può essere designato sulla base dei criteri enumerati nel presente regolamento, è competente il primo Stato membro nel quale la domanda è stata presentata. Qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti in tale Stato membro, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'articolo 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come competente.” Ebbene, il Collegio considera fondato il rischio attuale che il ricorrente, qualora trasferito in Croazia, possa essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti a causa di carenze sistemiche del sistema di asilo croato. A tale proposito non si condividono le argomentazioni dedotte nella memoria di costituzione dall'amministrazione resistente, la quale sostiene che in Croazia non siano rinvenibili carenze sistemiche alla luce delle informazioni sulle condizioni di accoglienza, sull'accesso alle procedure di asilo, sulla giurisprudenza europea, nonché in ragione della irrilevanza di episodici respingimenti alla frontiera di cui le fonti danno atto. Evidenzia infatti parte resistente che è possibile parlare di carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 co. 2 solo in presenza di carenze perduranti che raggiungano una soglia particolarmente elevata di gravità, integrata quando “una persona completamente dipendente dall'assistenza pubblica si venga a trovare, indipendentemente dalla sua volontà e dalle sue scelte personali, in una situazione di estrema deprivazione materiale che non le consenta di far fronte ai suoi bisogni più elementari quali, segnatamente, nutrirsi, lavarsi e disporre di un alloggio, e che pregiudichi la sua salute fisica o psichica o che la ponga in uno stato di degrado incompatibile con la dignità umana. Detta soglia non può quindi comprendere situazioni che, quantunque caratterizzate da un elevato grado di precarietà o da un forte degrado delle condizioni di vita dell'interessato, non implichino un'estrema deprivazione materiale che ponga detto soggetto in una situazione di gravità tale da poter essere equiparata a un trattamento inumano o degradante”, come sancito da sentenza del 19 marzo 2019,
C-163/17, par. da 91 a 93, nonché ordinanza del 13 novembre 2019, e Per_1 CP_3
C-540/17 e C-541/17, par. 39; tali carenze devono inoltre comportare un rischio Per_2 per l'interessato di essere esposto a trattamenti contrari all'art.4 della Carta. Sostiene poi che il giudice debba attenersi ad una gerarchia di fonti su cui basare le sue conclusioni in ordine alla sussistenza di tali carenze, partendo dai report ufficiali realizzati da organismi europei o nazionali e dalle pronunce sulle carenze sistemiche e sulla violazione dei diritti fondamentali nei vari Stati europei della giurisprudenza nazionale (italiana e degli altri paesi europei), nonché dalla CGUE e dalla CEDU, e solo in subordine integrarli con le informazioni emergenti da report di ONG e notizie di stampa. In relazione a tale ultimo punto, la Corte di giustizia nella sentenza X COro Staatssecretaris van Justitie en Veiligheid (C-392/22) si è limitata ad evidenziare che lo Stato membro incaricato di determinare lo Stato membro competente deve, da un lato, prendere in considerazione tutte le informazioni fornitegli dal richiedente, in particolare per quanto riguarda l'eventuale esistenza di un rischio di trattamenti contrari all'articolo 4 della Carta, d'altro lato deve cooperare all'accertamento dei fatti valutando l'effettiva sussistenza di tale rischio, sulla base di elementi oggettivi, attendibili, precisi e opportunamente aggiornati, e tenuto conto del livello di protezione dei diritti fondamentali garantito dal diritto dell'Unione, se del caso tenendo conto, di propria iniziativa, delle informazioni pertinenti che esso non può ignorare riguardo a eventuali carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale nello Stato membro competente (par. 77); pertanto non si ritiene fondata l'asserzione secondo cui vi sarebbe una sorta di gerarchia delle fonti da cui ricavare la sussistenza di un rischio di trattamenti inumani e degradanti nello Stato di destinazione. Ciò premesso, il giudice nazionale, in ossequio al principio di cautela operante sul piano del diritto internazionale a tutela e garanzia degli incomprimibili diritti fondamentali dello straniero, può annullare il provvedimento di trasferimento in uno Stato che non assicuri idonee condizioni di accoglienza dei richiedenti tutte le volte in cui vi sia non solo la prova certa, ma anche il ragionevole dubbio che sussistano carenze sistemiche nelle condizioni di accoglienza, anche ai sensi dell'art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, come interpretato dalla Corte di Strasburgo (v. Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 22 marzo 2005, Ay c. Turchia). Si osserva in primo luogo che le aggiornate informazioni reperite attraverso la consultazione delle più autorevoli fonti internazionali danno atto di gravi criticità nel sistema di asilo croato che, a prescindere dalla riferibilità al caso concreto, impediscono di ritenere operante la presunzione secondo la quale i diritti fondamentali del richiedente protezione internazionale saranno rispettati nello Stato membro (cfr. CGUE (Grande Sezione), 19 marzo 2019, causa C-163/17). La documentata sistematica violazione dei diritti fondamentali dei migranti, compreso il diritto di chiedere la protezione internazionale, i trattamenti inumani e degradanti cui vengono sottoposti, i respingimenti violenti collettivi, in violazione della normativa sovranazionale, collidono con il principio secondo cui il trasferimento deve essere operato solo in condizioni che escludono un rischio reale che l'interessato subisca trattamenti inumani e degradanti ai sensi dell'art 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue (CGUE, 16 febbraio 2017, causa C-578/16 PPU, C.K., H.F., A.S. c. Slovenia, par. 65).
“Le accuse di violenza da parte della polizia croata persistono da anni e sono ben documentate. Nel 2019, il presidente croato ha confermato alla televisione svizzera l'uso della forza alla frontiera. Nel 2021, alcuni giornalisti hanno catturato prove di brutali violenze perpetrate dalle forze speciali statali contro i richiedenti asilo, confermando le accuse di lunga data. Nell'ottobre 2021, la commissaria europea responsabile ha espresso la sua preoccupazione per le segnalazioni di respingimenti illegali e violenti alle frontiere esterne dell'UE. Alla fine del 2021, il Comitato anti-tortura del Consiglio d'Europa ha criticato l'uso della forza da parte delle autorità croate per i respingimenti. Nonostante le prove sostanziali e gli interventi delle organizzazioni internazionali, le segnalazioni di respingimenti e violenze da parte della polizia al confine croato sono persistite. Nell'ottobre 2023, il Comitato delle Nazioni Unite contro il razzismo (CERD) ha invitato la Croazia a cessare le espulsioni collettive e i respingimenti e a indagare sugli episodi di uso eccessivo della forza2. Secondo il rapporto PRAB del gennaio 2024,138 653 persone hanno riferito di essere state vittime di abusi fisici durante i respingimenti al confine croato-bosniaco tra settembre e dicembre 2023. Inoltre, 990 persone hanno dichiarato di aver subito trattamenti degradanti. In Bosnia-Erzegovina, il ha raccolto le dichiarazioni di Pt_2
412 persone (il 35% degli intervistati) a cui è stato negato l'accesso alle procedure di asilo in Croazia. Anche il Border Violence Monitoring Network (BVMN) ha raccolto numerose testimonianze nel 2024 che descrivono il trattamento violento delle persone da parte delle autorità croate al confine con la Bosnia-Erzegovina. Le testimonianze descrivono in dettaglio pratiche preoccupanti, tra cui la polizia croata che costringe le persone a gettarsi nel fiume che separa la Croazia dalla Bosnia-Erzegovina. Altre testimonianze descrivono trattamenti umilianti come la nudità forzata e le percosse. Molti testimoni hanno riferito di furti e distruzione dei loro beni da parte della polizia croata e alcuni hanno descritto l'uso di cani poliziotto contro di loro. Anche i discorsi di odio e gli insulti islamofobici sono stati riportati come parte di questo trattamento violento. Nel 2024 erano presenti al confine croato-bosniaco meno organizzazioni. Il Consiglio danese per i rifugiati (DRC) ha cessato le sue operazioni in quella zona nel marzo 2024. Nella scheda informativa del febbraio 2024141 ha documentato 384 respingimenti nei primi due mesi del 2024. è COroparte_4 ancora sul posto. Nei primi otto mesi del 2024, ha fornito assistenza a 1.504 rifugiati e migranti, tra cui 291 bambini, di cui 186 non accompagnati, che hanno riferito di essere stati respinti in Bosnia-Erzegovina dalla polizia croata. Preoccupante è il fatto che in diverse occasioni, tra la fine di luglio e agosto 2024, i bambini e gli adulti incontrati hanno descritto l'uso di pratiche umilianti e dure da parte della polizia, come abusi verbali, rimozione forzata di indumenti, sottrazione di effetti personali e violenza. Nell'ottobre 2024, ha pubblicato un rapporto sugli incidenti al confine. Parte_3
Il CPS (Centre for Peace Studies) ha rilevato fluttuazioni nelle segnalazioni di incidenti violenti al confine, con un minor numero di respingimenti segnalati durante l'estate del 2024 a causa della diminuzione del traffico lungo la rotta balcanica. Tuttavia, le denunce di respingimenti violenti sono aumentate nuovamente alla fine dell'estate. Il CO ha inoltre riferito di aver avuto contatti con persone riammesse in Bosnia- Erzegovina nonostante avessero presentato domanda di asilo. Purtroppo, la partenza del Consiglio Danese per i Rfiguiati nella primavera del 2024 ha portato alla mancanza di una documentazione sistematica di tali incidenti”. (Swiss Refugee Council, Reception conditions in Croatia Report on the situation of asylum applicants and beneficiaries of international protection in Croatia, 2502_SRC_Reception_conditions_in_Croatia_En_4.pdf, febbraio 2025, p. 22- 24 (consultato il 20 giugno 2025). Anche il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha manifestato preoccupazione
“per le notizie relative alla negazione dell'accesso al territorio dello Stato parte e alle procedure di asilo per le persone entrate irregolarmente dalla Bosnia-Erzegovina e dalla Serbia e al loro rimpatrio forzato senza alcun esame individuale delle loro richieste o necessità. Il Comitato è anche preoccupato per le segnalazioni di uso eccessivo della forza, trattamenti inumani e degradanti, estorsioni e furti di proprietà da parte del personale croato addetto al controllo delle frontiere, in particolare nel contesto dei respingimenti di migranti e richiedenti asilo nel territorio della Serbia e della Bosnia- Erzegovina, e per gli sforzi molto limitati per chiamare i responsabili a risponderne (artt. 6, 7, 9, 13 e 24). 32. Lo Stato parte dovrebbe garantire l'accesso effettivo a una procedura di asilo equa ed efficiente per tutte le persone che necessitano di protezione internazionale. Dovrebbe inoltre garantire che tutti i funzionari competenti, compreso il personale addetto al controllo delle frontiere, ricevano una formazione adeguata sugli standard internazionali, compreso il principio di non respingimento e i diritti umani dei migranti, in particolare dei bambini, e che tutte le accuse di respingimenti e maltrattamenti alle frontiere siano indagate in modo rapido, approfondito e indipendente e che i responsabili, se riconosciuti colpevoli, siano puniti con sanzioni commisurate alla gravità del reato” (CCPR/C/HRV/CO/4: Concluding observations on the fourth periodic report of Croatia, 11 settembre 2024 (CCPR/C/HRV/CO/4: Concluding observations on the fourth periodic report of Croatia | OHCHR), par. 31-32). Un rapporto del 2023 di ha raccolto le testimonianze delle COroparte_6 persone migranti respinte al confine con la Croazia: “Alcuni uomini hanno raccontato a
e ad altri gruppi che i poliziotti li hanno fatti tornare in Bosnia ed COroparte_6
Erzegovina scalzi e senza vestiti. In alcuni casi li hanno costretti a rimanere con i soli indumenti intimi, più raramente a spogliarsi del tutto. In un caso particolarmente clamoroso documentato dal un gruppo di uomini è arrivato in COroparte_7 un campo profughi bosniaco con delle croci arancioni sulla testa, disegnate dagli agenti croati con le bombolette a spray: un esempio di trattamento umiliante e degradante che, secondo il difensore civico della Croazia, rappresenta un atto di odio religioso. Molti bambini hanno dovuto assistere mentre i loro padri, fratelli maggiori o parenti venivano picchiati o presi a manganellate, calci e spintoni. La polizia di frontiera croata ha anche sparato dei colpi di arma da fuoco vicino ai minori, o puntato le armi contro di loro. in qualche caso ha spintonato o colpito bambini di sei anni. È pratica comune che gli agenti sequestrino o distruggano i telefoni delle persone fermate. In base alle testimonianze ricevute da , spesso bruciano, sparpagliano o COroparte_6 distruggono anche il contenuto dei loro zaini. In qualche caso hanno sottratto loro dei soldi[…] La polizia croata ha continuato ad effettuare respingimenti per tutto il 2022, anche se nella seconda metà dell'anno ha fatto sempre più ricorso a una strategia alternativa: emettere ordini di espulsione sommaria che imponevano alle persone di lasciare lo Spazio economico europeo entro sette giorni, il tutto senza considerare la necessità di protezione né garantire il diritto al giusto processo. Alla fine di marzo 2023, tuttavia, questa pratica sembrava essere stata nuovamente abbandonata in favore dei respingimenti. […]”(HRW- Human Rights Watch- “Trattati come animali”: Respingimenti di persone in cerca di protezione dalla Croazia alla Bosnia ed Erzegovina- maggio 2023 croatia0523 summary recs ita.pdf) Anche il rapporto di Amnesty International pubblicato il 24 aprile 2024 riporta come
“Secondo le autorità, il numero di persone che cercano di entrare in Croazia attraverso i Paesi limitrofi è aumentato del 70% rispetto al 2022, con oltre 65.000 ingressi registrati a novembre. Le organizzazioni umanitarie hanno continuato a documentare violazioni contro rifugiati e migranti, tra cui rimpatri sommari illegali, violenze fisiche, umiliazioni e furti da parte delle forze dell'ordine. A ottobre, il Comitato CERD ha esortato la Croazia a cessare le espulsioni collettive e i respingimenti e a indagare sugli episodi di uso eccessivo della forza contro rifugiati e migranti”. (Amnesty International: The State of the World's Human Rights;
Croatia
2023, 24 April 2024 https://www.ecoi.net/en/document/2107867.html). Le violazioni sopra descritte erano già state oggetto di attenzione da parte del Comitato per la prevenzione della tortura, che nel 2020 aveva effettuato una missione urgente in Croazia, pubblicando in seguito il relativo rapporto. Detto rapporto, pubblicato il 3 dicembre 2021, sottolinea che, per la prima volta da quando il CPT ha iniziato a visitare la Croazia nel 1998, ci sono state evidenti difficoltà di cooperazione. La delegazione del CPT ha ricevuto informazioni incomplete sui luoghi in cui i migranti possono essere privati della libertà ed è stata ostacolata dai funzionari di polizia nell'accesso alla documentazione necessaria alla delegazione per svolgere il mandato del Comitato. La delegazione del CPT ha svolto molte interviste oltre il confine croato, nel Cantone Una-Sana della BiH, dove ha ricevuto numerose accuse credibili e concordanti di maltrattamenti fisici ai danni dei migranti da parte di agenti di polizia croati (in particolare membri della polizia di intervento). I presunti maltrattamenti consistevano in schiaffi, calci, colpi con manganelli e altri oggetti duri (ad esempio mozziconi/barili di armi da fuoco, bastoni di legno o rami di alberi) in varie parti del corpo. I presunti maltrattamenti sarebbero stati inflitti al momento dell'"intercettazione" e della privazione di fatto della libertà dei migranti all'interno del territorio croato (da alcuni a cinquanta chilometri o più dal confine) e/o al momento del loro respingimento attraverso il confine con la BiH. In un numero significativo di casi, le persone intervistate presentavano ferite recenti sul corpo che sono state valutate dai medici legali della delegazione come compatibili con le loro accuse di essere state maltrattate dagli agenti di polizia croati. Il rapporto documenta anche diverse testimonianze di migranti sottoposti ad altre forme di gravi maltrattamenti da parte degli agenti di polizia croati, come l'essere costretti a marciare nella foresta fino al confine a piedi nudi e l'essere gettati nel fiume Korana, che separa la Croazia dalla BiH, con le mani ancora chiuse dalla zip. Alcuni migranti hanno anche affermato di essere stati respinti in BiH indossando solo la biancheria intima e, in alcuni casi, addirittura nudi. Alcune persone hanno anche dichiarato che quando sono state arrestate e si trovavano a faccia in giù per terra, alcuni agenti di polizia croati hanno sparato con le loro armi nel terreno vicino a loro. (https://www.coe.int/en/web/cpt/-/council-of-europe-anti-torturecommittee-publishes- report-on-its-2020-ad-hoc-visit-to- croatia;
Council of Europe, Report to the Croatian Government on the visit to Croatia carried out by the European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (CPT) from 10 to 14 August 2020, 3 dicembre 2021, https://rm.coe.int/1680a4c199). A quanto appena esposto, rilevante nei termini sopra evidenziati, devono aggiungersi le specifiche criticità del sistema di accoglienza croato e quelle relative ai richiedenti di ritorno in base al regolamento Dublino, direttamente incidenti sui diritti fondamentali dell'odierno ricorrente. Secondo quanto riportato nell'ultimo rapporto AIDA “Country Report - Croatia” disponibile, pubblicato nell'agosto 2024, in continuità con i rapporti precedenti, “a seguito delle lamentele dei richiedenti riguardo alle condizioni inadeguate di alloggio nel Centro di Accoglienza, in conformità con il mandato del Difensore Civico, nel 2023 sono state effettuate tre ispezioni dei Centri di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale da parte dei dipendenti dell'Ufficio : a Zagabria a COroparte_8 giugno e settembre, e a Kutina a ottobre 2023. Nel suo rapporto annuale 2023, il Difensore Civico ha segnalato condizioni inadeguate nei Centri di Accoglienza al momento delle visite (ad esempio, sistemazione su materassi nei corridoi;
numero insufficiente di servizi igienici rispetto al numero di persone ospitate;
locali comuni sporchi a causa del sovraffollamento, mancanza di personale per la manutenzione, pulizia e lavanderia, ecc.). Nel 2024, la Difensora Civica ha proseguito la procedura d'indagine avviata nel 2023 in merito alla denuncia di un richiedente protezione internazionale riguardante le condizioni di vita inadeguate presso il Centro di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale di Zagabria. Sebbene nel 2024 le capacità di accoglienza non fossero sotto pressione come nell'anno precedente, a causa di un numero inferiore di richiedenti, le lamentele riguardanti le condizioni di alloggio hanno continuato a essere ricevute dalla Difensora Civica. Un richiedente ha lamentato che, dopo aver pulito a fondo e ridipinto le pareti della propria stanza nel Centro di Accoglienza, è stato – per ragioni a lui sconosciute – trasferito in un'altra stanza infestata da cimici. Un altro richiedente ha espresso preoccupazione per essere stato collocato, in quanto cittadino ucraino, in una stanza con cittadini della Federazione Russa. Le procedure avviate sulla base di queste denunce hanno portato alla risoluzione di singoli casi. Tuttavia, nel suo rapporto 2024, la Difensora Civica ha sottolineato la necessità di un approccio sistemico per affrontare l'esposizione ai rischi legati all'igiene, alla salute e alla sicurezza. Ha inoltre evidenziato l'importanza di tenere conto delle caratteristiche di genere e di età dei richiedenti, delle loro vulnerabilità e dell'attuazione di misure per prevenire la violenza, la violenza di genere e le molestie. […] Durante il 2024, i richiedenti protezione internazionale ospitati nei Centri di Accoglienza hanno segnalato alle organizzazioni della società civile condizioni igieniche e di alloggio inadeguate, presenza di scarafaggi e cimici nelle stanze, distribuzione impropria di articoli igienici di base, abbigliamento, calzature e biancheria, nonché mancanza di informazioni sui servizi disponibili e sulle organizzazioni che forniscono supporto ai richiedenti protezione internazionale al di fuori del Centro di Accoglienza. Inoltre, hanno indicato di non essere a conoscenza dei meccanismi per segnalare potenziali reati, sia all'interno del centro stesso che all'esterno. Nel 2024, AYS ha ricevuto diverse lamentele riguardanti le condizioni nei Centri di Accoglienza per richiedenti protezione internazionale. Per quanto riguarda il Centro di Accoglienza di Kutina, i problemi segnalati includevano infestazioni di scarafaggi, servizi igienici condivisi, sistemazione in unità abitative esterne e mancanza di elettricità nella cucina. All'inizio dell'anno, le lamentele più frequenti riguardavano l'accesso limitato ai servizi sanitari, in particolare alle cure specialistiche. Per tutto il 2024, sono continuate le lamentele riguardanti scarafaggi e cimici nel Centro di Accoglienza di Zagabria. […] Nel 2024, l'accoglienza e la sistemazione dei richiedenti protezione internazionale hanno continuato a essere difficoltose a causa dell'elevato numero di richiedenti protezione internazionale. Come già osservato, durante il 2024, secondo quanto riportato dalla Croce Rossa Croata, un totale di 16.349 richiedenti protezione internazionale sono stati ospitati nei Centri di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale—6.229 nel Centro di Accoglienza di Kutina e 10.120 nel Centro di Accoglienza di Zagabria. La CRC ha anche riferito che durante il 2024, a causa dell'afflusso significativo di nuovi richiedenti protezione internazionale in entrambi i Centri di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale, è stato necessario il pieno coinvolgimento di tutto il personale della CRC nelle attività di accoglienza e sistemazione per garantire che tutti i beneficiari ricevessero letti, kit igienici, pacchetti di biancheria, nonché abbigliamento e calzature. Durante questo periodo, un gran numero di richiedenti è rimasto nei centri di accoglienza solo per pochi giorni, alcuni per meno di 24 ore.” (AIDA Country
Report Croatia 2024, https://asylumineurope.org/wpcontent/uploads/2025/08/AIDA-HR_2024-Update.pdf, Agosto 2024, p. 94-95 e 101-104). Una recente inchiesta effettuata da una testata giornalistica svizzera riguardo i richiedenti asilo trasferiti in Croazia dalla Svizzera in base al Regolamento Dublino si è soffermata sulle condizioni di abbandono e degrado da loro affrontate: “All'arrivo a Zagabria i richiedenti espulsi dalla Svizzera hanno in mano due pezzi di carta. Il primo, della Confederazione: il divieto di ritorno in territorio svizzero per i prossimi 24 mesi. E poi un'altra comunicazione appena ricevuta dalla polizia croata: non un foglio né un foglietto. Letteralmente, una piccola striscia di carta lunga circa cinque centimetri con la scritta: “Hotel Porin, Zagreb, Sarajevska 41”.[…] “Non ci hanno spiegato nulla: ci hanno dato questo pezzetto di carta e ci hanno detto di andare lì”, ci spiega ancora BD . Nessuna spiegazione su CP_9 come raggiungerlo né un biglietto per i mezzi pubblici. […] Tutti e quattro entrano in un edificio già noto per la pessima situazione igienica, in un Paese dove negli anni si sono accumulate centinaia di denunce per i maltrattamenti inflitti dalla polizia croata ai richiedenti asilo. Poche ore dopo, ci inviano foto che confermano le denunce di numerose ONG, anche svizzere, sul degrado di questa struttura di Zagabria: sporcizia, mozziconi di sigarette ovunque, scarafaggi, materassi infestati da insetti”( Rimpatri in Croazia, quei voli “segreti” e costosi dalla Svizzera - SWI swissinfo.ch, 7 gennaio 2025). Secondo il Centro Studi per la Pace (CPS), le persone trasferite in Croazia ai sensi del Regolamento Dublino spesso non sono state informate sulla procedura di trasferimento stessa, sulla possibilità di impugnarla, o sui rimedi giuridici disponibili. Allo stesso tempo, non è stato garantito loro un accesso adeguato ai rimedi giuridici contro comportamenti illeciti della polizia durante l'esecuzione del trasferimento in Croazia. Il CO ha infatti sottolineato che sono stati segnalati episodi di violenza da parte delle forze dell'ordine di altri paesi durante i trasferimenti, incluso il caso di una donna alla CO quale il ha fornito assistenza legale dopo che era stata rimpatriata forzatamente CO dalla Svizzera appena due giorni dopo un aborto spontaneo. Il ha inoltre riferito che nella prima metà del 2024, le persone arrivate all'aeroporto di Zagabria venivano per lo più registrate come richiedenti protezione internazionale e dovevano organizzare autonomamente il trasporto verso il Centro di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale di Zagabria, mentre i gruppi vulnerabili, comprese le famiglie con bambini piccoli, venivano trasportati al Centro di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale di Kutina, destinato principalmente a famiglie e gruppi vulnerabili. Tuttavia, la situazione è peggiorata nella seconda metà dell'anno. Le persone rimpatriate hanno iniziato a segnalare che gli agenti di polizia in aeroporto si limitavano a fornire loro l'indirizzo di un centro di accoglienza e li invitavano immediatamente a lasciare l'aeroporto. Un rimpatriato che ha ricevuto assistenza CO legale dal ha raccontato di essere stato rimpatriato dalla Germania insieme a due famiglie con bambini piccoli. Gli è stato fornito solo l'indirizzo del centro di Kutina e gli è stato detto di lasciare immediatamente l'aeroporto. Un'altra persona ha riferito di aver trascorso due giorni in aeroporto senza cibo né denaro, finché un cittadino locale l'ha CO aiutata a mettersi in contatto con il (AIDA Country Report Croatia
2024, https://asylumineurope.org/wpcontent/uploads/2025/08/AIDA-HR_2024- Update.pdf, Agosto 2024, p. 60-62). Il Global Detention Project riporta come minori non accompagnati siano accolti in orfanotrofi (se minori di 14 anni) o in istituti di assistenza pubblica per minori (se maggior di 14 anni) e non in centri di accoglienza per richiedenti asilo ed esprime preoccupazione per questa prassi. Tali istituti, infatti, hanno la funzione di occuparsi di minori con difficoltà comportamentali e non sono adatti per minori stranieri. Le strutture non hanno interpreti e sufficiente personale o risorse adeguate al supporto dei minori stranieri. Lo stesso rapporto rileva come in risposta alle critiche della società civile nei confronti delle politiche migratorie del governo, le autorità abbiano ristretto l'accesso delle ONG a strutture detentive e di accoglienza. (AIDA, Country Report: Croatia 2022 Update, giugno 2023, https://asylumineurope.org/wp-content/uploads/2023/06/AIDA-HR-2022-Update.pdf, p. 25 ss.).
Criticità sono altresì segnalate in ordine all'accesso all'assistenza sanitaria: “Il Center for Peace Studies considera in generale problematica l'assistenza sanitaria durante la procedura di asilo, in quanto la capacità disponibile non è sufficiente. Nonostante il buon lavoro delle organizzazioni coinvolte, ci sono casi che richiedono molte risorse, con conseguente mancanza di capacità altrove. In generale, va notato che i servizi sanitari in Croazia non soddisfano la domanda e i tempi di attesa per le cure sono molto lunghi, anche per i locali. Le barriere linguistiche sono uno dei maggiori ostacoli all'accesso a un'assistenza medica adeguata. Se non è possibile trovare un interprete per una lingua, è necessario chiedere aiuto ai familiari o ad altri richiedenti asilo, il che limita la privacy e influisce sulla qualità del supporto medico o psicologico. […] La legge nazionale stabilisce che l'ambito dell'assistenza sanitaria per i gruppi vulnerabili è un po' più ampio e che i richiedenti asilo gravemente malati e le persone con disabilità hanno diritto a un'assistenza sanitaria adeguata. Il Center for Peace Studies non è a conoscenza di come questo requisito sia interpretato o attuato nella pratica e non è a conoscenza di alcun caso in cui un richiedente asilo vulnerabile abbia ricevuto un sostegno aggiuntivo. Il JRS afferma inoltre che non sono disponibili terapie specializzate. Secondo il Center for Peace Studies, il livello di sostegno psicologico per le persone che soffrono di traumi, disturbi da stress post-traumatico (PTSD) e condizioni simili è insufficiente, in quanto in questi casi è necessario un sostegno più professionale e personalizzato. A Zagabria esiste il Centro di riabilitazione per lo stress e il trauma (RCT), che offre servizi di consulenza e sostegno psicosociale. Tuttavia, anche in questo caso la capacità è molto limitata: solo circa 50 persone all'anno possono usufruire di questo servizio. osserva che le persone che COroparte_10 fanno rientro in base al Regolamento sono spesso ritraumatizzate. Il CP_1 trasferimento e l'interruzione delle cure in corso possono essere destabilizzanti per la loro salute mentale, che in ultima analisi si ripercuote sulla loro salute fisica. CP_10 riferisce che coloro che fanno rientro spesso subiscono un deterioramento
[...] della loro salute e tendono a essere più vulnerabili ai problemi di salute. Nel 2022 e 2023, il numero di persone trasferite in Croazia ai sensi del regolamento Dublino III è aumentato in modo significativo. In numerosi casi, i documenti medici pertinenti non sono stati trasmessi o non hanno raggiunto il luogo giusto, mettendo a rischio la continuità delle cure e causando ritardi significativi. Questo aspetto è menzionato anche da nel suo rapporto sulla salute fisica e mentale dei COroparte_10 richiedenti asilo in Croazia. Secondo , la situazione sanitaria delle COroparte_10 persone trasferite in Croazia ai sensi del regolamento è spesso difficile: il CP_1 viaggio di ritorno prolunga la fase di migrazione, esacerbando l'incertezza sul futuro, aumentando i rischi associati alla migrazione e limitando l'accesso alle cure mediche. sottolinea in particolare la situazione preoccupante delle persone COroparte_11 separate dalle loro famiglie durante il trasferimento, nonché di quelle con gravi disturbi mentali (ad esempio, disturbi psicotici, PTSD, rischio di suicidio) e malattie fisiche. I richiedenti asilo che hanno vissuto precedenti eventi traumatici sono a maggior rischio di ritraumi e di peggioramento dei sintomi di depressione, ansia e PTSD. Anche i trasferimenti che comportano la minaccia o l'uso della violenza hanno un impatto CP_1 devastante sulla salute mentale” (Swiss Refugee Council, Reception conditions in Croatia Report on the situation of asylum applicants and beneficiaries of international protection in Croatia, 2502_SRC_Reception_conditions_in_Croatia_En_4.pdf, febbraio 2025, p. 30 – 33 e 34-36).
ha riferito che, attraverso il lavoro diretto quotidiano con i beneficiari, CP_12
ha osservato che molti richiedenti protezione internazionale rimpatriati ai sensi del Regolamento Dublino III soffrono di vari problemi di salute fisica e/o mentale. Nel 2024, i trasferimenti hanno incluso pazienti oncologici, persone con malattie croniche, persone con disabilità, bambini con disturbi dello sviluppo e bisogni speciali, e individui che avevano iniziato trattamenti nel paese di residenza precedente (inclusa l'interruzione di ricoveri ospedalieri). Si è registrato anche un aumento di pazienti sottoposti a trattamenti psichiatrici e psicoterapeutici per gravi condizioni di salute mentale. È stato osservato che i trasferimenti spesso non includevano il trasferimento delle cartelle cliniche, il che ha ritardato la prosecuzione dei trattamenti e interrotto la continuità delle cure per coloro che arrivavano in Croazia ai sensi del Dublino III. Nel 2024 si è registrato anche un aumento del numero di richiedenti affetti da disturbi mentali. In particolare, il 64% dei pazienti con disturbi mentali ospitati presso il Centro di Accoglienza per Richiedenti Protezione Internazionale di Zagabria è stato trasferito ai sensi del Regolamento Dublino III. Questi pazienti erano già stati trattati per vari disturbi, tra cui schizofrenia paranoide, psicosi non organica non specificata, tendenze suicide, disturbo da stress post- traumatico, episodi depressivi maggiori, sindrome da dipendenza, disturbi d'ansia, attacchi di panico, disturbi della personalità e disturbi dell'adattamento. In molti casi, i sintomi si sono aggravati o sono emersi nuovi problemi di salute mentale dopo il trasferimento. Questa situazione ha portato a frequenti interventi in situazioni di crisi e ricoveri ospedalieri organizzati dal team dopo i trasferimenti. CP_12
Considerato lo stress intenso e spesso traumatico associato ai trasferimenti forzati, è fondamentale evidenziare i rischi di retraumatizzazione legati al trasferimento dei richiedenti protezione internazionale ai sensi del Dublino III, in particolare per le persone vulnerabili – soggetti con disturbi mentali preesistenti, condizioni croniche o acute gravi, persone con interventi medici programmati, individui sottoposti a forza durante il trasferimento, persone separate dalla famiglia o da reti di supporto, e individui che hanno vissuto a lungo nel paese di trasferimento. Lo stesso è stato segnalato dall'Ufficio UNICEF in Croazia. (AIDA Country
Report Croatia 2024, https://asylumineurope.org/wpcontent/uploads/2025/08/AIDA-HR_2024-Update.pdf, Agosto 2024, p. 60-62). Le percentuali di accoglimento delle domande di asilo in Croazia sono molto basse: “Il numero di richiedenti protezione internazionale è aumentato in modo significativo nel corso del 2023, passando da 12.872 nel 2022 a 68.114 persone che hanno presentato una domanda di protezione internazionale nel 2023. Il tasso di riconoscimento è rimasto basso, poiché solo a 52 persone è stata riconosciuta la protezione internazionale, mentre solo 11 richieste sono state respinte come inammissibili e solo 112 sono state respinte nel merito in prima istanza”. Secondo i dati forniti dal Ministero degli Interni Croato si sono registrate in totale 68.114 richieste di protezione internazionale nel 2023, la maggior parte delle quali effettuate da persone provenienti da Afghanistan (19.295), (11.199), Per_3 Per_4 Per Per_ (8.507), (5.839), Pakistan (4.658), seguiti da (3.883), Per_5 (3.752), (2.472), (1.346), (1.092). Non sono disponibili Per_8 Per_9 Per_10 statistiche dettagliate sulle decisioni in prima istanza, ma il ha COroparte_2 indicato che a 50 persone è stato concesso lo status di rifugiato e a due la protezione sussidiaria. Le autorità nazionali non hanno fornito il numero di decisioni negative o di casi pendenti. (HPC - Croatian Law Centre (author), ECRE (ed. or publisher):
Country Report: Croatia;
2023 Update, July 2024 https://asylumineurope.org/wp-content/uploads/2024/07/AIDA-HR_2023-Update.pdf ). Secondo quanto riportato nell'ultimo rapporto AIDA, (p. 57) in continuità con il contenuto dei rapporti precedenti, i richiedenti asilo tornati da altri Stati membri in seguito a trasferimenti , non trovano normalmente ostacoli ad accedere alla CP_1 procedura per il riconoscimento della protezione internazionale in Croazia. Tuttavia, coloro che abbiano lasciato la Croazia prima della fine della procedura e il cui caso sia stato dunque sospeso, una volta arrivati in Croazia devono presentare una nuova domanda di protezione internazionale, rientrando così nella iniziale procedura di asilo come previsto dall'art. 18, par. 2 reg. (UE) 604/2013, con le conseguenti criticità illustrate in ordine alla probabilità che la domanda venga adeguatamente esaminata secondo quanto stabilito dalle direttive UE ed eventualmente accolta. I richiedenti non hanno lo stesso accesso alle condizioni di accoglienza, quindi ad esempio le condizioni materiali possono essere limitate in caso di domande reiterate. D'altro canto, le persone la cui domanda è stata esplicitamente ritirata o respinta prima di lasciare la Croazia sono considerate richiedenti che presentano domande reiterate al momento del rientro, contrariamente a quanto previsto dal regolamento (art. 18, par. 2), che prevede che le persone la cui domanda è stata ritirata devono essere autorizzate a continuare la loro procedura o presentare un'altra domanda, che sarà trattata come una prima domanda, e che le persone la cui domanda è stata respinta in prima istanza devono beneficiare o avere la possibilità di ricorrere contro la decisione di rigetto. La non corretta applicazione del regolamento può avere conseguenze procedurali significative per il singolo richiedente. Le domande reiterate sono esaminate dal Dipartimento per l'asilo, che deve decidere entro 15 giorni se la domanda è ammissibile o irricevibile. I rimpatriati di erroneamente incanalati nella procedura per le domande CP_1 reiterate rischiano di essere privati di garanzie cruciali che proteggono i richiedenti asilo dal respingimento. Nel contesto dei casi di "presa in carico", invece, ove il richiedente deve ancora avere accesso alla procedura di asilo perché non ha presentato domanda di asilo in Croazia, ma solo nel paese che ha disposto il trasferimento in base al regolamento, il rischio respingimenti è significativo. Circostanza che ha indotto diversi Tribunali dell'Unione a ritenere il trasferimento illegittimo in base all'art 3 comma 2 del regolamento. (HPC - Croatian Law Centre (author), ECRE (ed. or publisher): Country Report:
Croatia; 2023 Update, July 2024 https://asylumineurope.org/wp-content/uploads/2024/07/AIDA-HR_2023-Update.pdf
[accessed 6 December 2024]; AIDA, Country Report: Croatia 2021 Update, aprile 2022, AIDA-HR_2021update.pdf (asylumineurope.org), p.79 ss (consultato il 22 dicembre 2022; AIDA, The implementation of the Dublin III Regulation in 2021,
settembre 2022, https://asylumineurope.org/wp- content/uploads/2022/09/AIDA_Dublin-Update-2021.pdf; , Asylum Report 2022, CP_13
28 giugno 2022, https://euaa.europa.eu/asylum-report-2022/426-assessing-transfers- specific-countries). Alla luce della situazione descritta si ritiene, dunque, che il trasferimento dell'odierno richiedente asilo in Croazia si ponga in contrasto con la previsione dell'art. 3, par. 2, del reg. (UE) n. 604/2013 e con quella dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, non garantendo con certezza o, comunque, al di là di ogni ragionevole dubbio, il rispetto dei diritti fondamentali del richiedente in tale Stato. Deve, pertanto, essere dichiarata la competenza dello Stato italiano a decidere sulla domanda di protezione internazionale proposta dal ricorrente. Le spese di lite vanno compensate in quanto le criticità riscontrate nello Stato membro di destinazione derivano da fattori estranei alla condotta dell'Amministrazione italiana
P.Q.M.
Il Tribunale in composizione collegiale, definitivamente pronunciando nella causa NRG. 18069/2025, ogni diversa domanda, eccezione e deduzione disattesa, così provvede: accoglie il ricorso e, per l'effetto, accerta la competenza dello Stato italiano a decidere sulla domanda di protezione internazionale proposta dal ricorrente;
dichiara le spese di lite integralmente compensate tra le parti. Così deciso alla camera di consiglio del 26/11/2025
Il Giudice estensore La Presidente Massimo Marasca Antonella Di Tullio