TRIB
Sentenza 4 luglio 2025
Sentenza 4 luglio 2025
Commentari • 0
Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Cassino, sentenza 04/07/2025, n. 740 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Cassino |
| Numero : | 740 |
| Data del deposito : | 4 luglio 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO DI CASSINO SEZIONE LAVORO
Il Tribunale di Cassino, in funzione di giudice del lavoro, in persona del giudice dott. GI AL, ha pronunciato, all'esito dell'udienza sostituita dal deposito di note scritte, la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n° R.G. 448/2023, vertente
TRA
, elettivamente domiciliato presso l'indirizzo telematico Parte_1 degli avv.ti Bongarzone Antonio Rosario e Zinzi Paolo, che lo rappresentano e difendono in qualità di professionisti designati in virtù di procura in atti conferita alla società “ Controparte_1
RICORRENTE
E
, in persona del legale Controparte_2 rappresentante pro-tempore, in giudizio a mezzo dei propri funzionari ai sensi dell'art. 417bis c.p.c. ed elettivamente domiciliato come in atti
RESISTENTE
MOTIVI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE
Con ricorso ex art. 414 c.p.c. premesso di aver prestato Parte_1 servizio alle dipendenze del come docente con Controparte_2 contratto a tempo determinato negli anni scolastici dal 2017/2018 al
1 2021/2022, svolgendo tutte le mansioni proprie della qualifica allo stesso modo dei docenti assunti a tempo indeterminato, ha adito l'intestato
Tribunale per sentire dichiarare il proprio diritto a percepire l'importo previsto dall'art. 1, c. 121, l. 13 luglio 2015 n. 107 (c.d. Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado o “Carta docente”), pari ad € 500,00 annui, per ciascun anno di insegnamento in forza di contratto a tempo determinato.
A fondamento della propria pretesa, richiamando l'obbligo formativo posto dalle norme del contratto collettivo a carico di tutto il personale docente senza distinzioni, ha argomentato in merito all'illegittimità dell'interpretazione adottata dall'amministrazione resistente, che ha limitato ai soli docenti assunti a tempo indeterminato il beneficio in questione, in violazione del principio di parità di trattamento e non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato comparabili di cui alla clausola 4 dell'accordo quadro recepito dalla Direttiva 1999/70/CE, considerando che la parte ricorrente ha svolto la medesima attività dei docenti di ruolo.
Dunque, tenuto conto della prevalenza dei principi di derivazione europea rispetto alle norme nazionali e dell'effetto diretto che la Direttiva
1990/70/CE produce nell'ordinamento nazionale, la parte ricorrente ha invocato la disapplicazione delle norme interne nella parte in cui pongono tale discriminatoria violazione, ed il conseguente riconoscimento del pieno diritto a godere del beneficio economico per tutti gli anni di servizio a tempo determinato.
In virtù di tali argomenti, ha rassegnato le seguenti conclusioni:
“condannare il , a corrispondere a parte Controparte_2 ricorrente l'importo di Euro 2.500,00 finalizzato all'acquisto di beni e servizi formativi per lo sviluppo delle competenze professionali come previsto dai commi 121-124 dell'art 1 della legge n. 107/2015.
Con condanna della resistente alle spese di lite da distarsi per anticipo fattone.”.
2 Il si è costituito in giudizio, e ha eccepito il difetto Controparte_2 di giurisdizione del giudice ordinario, il difetto di legittimazione attiva essendo la parte ricorrente stata assunta con contratti di supplenza “breve e saltuaria” per un periodo oggetto del ricorso, nonché ribadito l'infondatezza della domanda nel merito, vista la specialità della disciplina che regola l'impiego scolastico così come l'insussistenza di alcuna discriminazione nel caso di specie. Ha infine evidenziato l'assenza di prova dei fatti a presupposto della domanda nonché l'inammissibilità della
“pretesa trasformazione della carta docente in erogazione in denaro”. Con successiva memoria, integrativa ma tempestiva, il ha poi eccepito CP_2 la parziale prescrizione della pretesa per ciò che attiene all'a.s. 2017/2018, oltre che la mancata prova del servizio.
La causa, verificata la regolarità del contraddittorio alla prima udienza, è stata istruita in via documentale.
A seguito di un rinvio per la gestione provvisoria del ruolo, all'esito dell'udienza di discussione, sostituita dal deposito di note scritte e lette le note depositate dalla parte ricorrente, vista la documentazione ulteriore allegata con le note sostitutive dell'udienza relativa all'interesse ad agire, la causa è stata decisa con la presente pronuncia.
***
La domanda è parzialmente fondata e va accolta, nella misura di seguito specificata.
Nel merito, va premesso che sulla fattispecie si è consolidato un orientamento giurisprudenziale, in particolare a seguito della pronuncia resa dalla Corte di Cassazione a fronte di rinvio ex art. 363bis c.p.c. (cfr.
Cass. n. 27.10.2023, n. 29961), già condiviso dalla giurisprudenza di merito e anche dal Tribunale di Cassino (che pure si è pronunciato in più occasioni su fattispecie analoghe), e che allo stato, anche in considerazione delle circostanze del caso di specie, non si ravvisano argomenti per discostarsi dai principi enunciati in tale giurisprudenza.
Per come chiarito nella citata pronuncia di legittimità, la formazione per i docenti assume una peculiare natura di “diritto-dovere”, per l'effetto delle
3 disposizioni di cui all'art. 282 d.lgs. n. 297 del 1994 (che testualmente utilizza l'espressione “diritto-dovere”), e agli artt. 63 e 64 del CCNL di comparto.
Nell'ambito di tale sistema, la l. 107/2015, ha introdotto, all'art.1 comma
121, la previsione per cui è istituita la “Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente”, del valore di € 500,00 annui e utilizzabile per compiere determinati acquisiti o pagamenti (per libri, riviste hardware e software, nonché partecipazione ad attività di aggiornamento e le altre specificate) funzionali e riconnessi all'adempimento degli obblighi formativi del docente.
In particolare, la disposizione prevede che: “Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali,
è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. La Carta, dell'importo nominale di euro 500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per
l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il , a corsi di Controparte_3 laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per
l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione di cui al comma 124. La somma di cui alla Carta non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile”.
La lettura della norma risulta già chiara nel limitare la concessione del beneficio ai docenti “di ruolo”, e dunque assunti a tempo indeterminato.
4 In tal senso si vedano poi anche i successivi provvedimenti attuativi, in particolare il più recente D.P.R. del 28 novembre 2016, che disciplina peraltro le modalità di erogazione del credito (cfr. in particolare l'art. 2, che prevede l'erogazione in forma di “applicazione web”, e l'art. 3, che precisa l'estinzione del diritto in conseguenza della cessazione dal servizio).
L'effettiva permanenza degli obblighi di formazione in capo a tutto il personale docente (conseguente anche all'assenza di una vera portata derogatoria della norma di cui alla l. 107/2015 rispetto alla contrattazione collettiva, dovendosi la previsione piuttosto interpretare in termini di complementarità, cfr. Cons. Stato 16.3.2022, n. 1842), e la contestuale limitazione dell'attribuzione della Carta docente al solo personale di ruolo, hanno condotto a dubitare della legittimità di tale esclusione alla luce delle norme europee che vietano ogni disparità di trattamento tra il personale assunto a tempo determinato e quello assunto a tempo indeterminato, in assenza di ragioni obiettive.
Sul punto la questione è stata sottoposta alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che ha chiarito, con sentenza del 18 maggio 2022, nella causa C-450/21, da un lato che l'attribuzione della Carta docente rientra tra le condizioni di impiego rilevanti per l'operatività della disciplina europea, e dall'altro che nel caso in cui il giudice nazionale ravvisi condizioni di comparabilità tra i lavoratori assunti a tempo determinato o indeterminato, la clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro allegato alla
Direttiva 1999/70/CE ed il principio di non discriminazione ivi sancito ostano ad una normativa nazionale che riservi la concessione del beneficio ai soli docenti a tempo indeterminato.
Sul punto, in merito al requisito della “comparabilità”, la stessa giurisprudenza di legittimità della Corte di Cassazione (nella già citata pronuncia del 2023) ha riconosciuto come debbano intendersi pienamente equiparabili ai docenti di ruolo, con riferimento alle condizioni che giustificano l'accesso al beneficio, i docenti assunti a tempo determinato con incarichi riconosciuti ai sensi dell'art. 4 l.149/1999 e dunque con supplenza annuale o “fino al termine delle attività didattiche”.
5 Come più volte ricordato dalla stessa Corte di Cassazione, infatti, l'art. 4 punto 1 dell'Accordo quadro recepito con la Direttiva 1999/70/CE vieta ogni disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti di lavoratori a tempo determinato, e tale norma può essere fatta valere dal singolo dinnanzi al giudice nazionale (v. ex multis Cass. 28 novembre 2019,
n. 31149, che richiama la pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione europea, 8 novembre 2011, C-177/10, SA Santana).
Dunque, al fine di rimuovere la disparità di trattamento sopra evidenziata, occorre disapplicare la disposizione nazionale, nella parte in cui non prevede l'estensione del beneficio anche ai lavoratori a tempo determinato che si trovino in situazioni comparabili.
Appurata dunque la necessaria spettanza del beneficio, va chiarito che, secondo quanto argomentato sempre dalla giurisprudenza di legittimità, lo stesso ha natura di obbligazione di pagamento, pecuniaria, che per la sua struttura è condizionata alla destinazione a specifiche categorie di acquisti, oltre che alla permanenza in servizio (cfr. art. 6, comma 2 del D.P.C.M. 28 novembre 2016 per cui la cessazione dal servizio per qualsiasi causa comporta che "la Carta non è più fruibile").
Tale struttura è funzionale alla ratio di fondo dell'istituto, di sostegno alla didattica annua, pur essendo concesso al docente di utilizzare il “bonus” anche l'anno successivo rispetto a quello di maturazione, e la particolare modalità di erogazione attraverso le forme indicate nei decreti attuativi contribuisce a qualificare la stessa come obbligazione “sui generis”.
Ciò considerato, prosegue la Corte, a seguito dell'accertamento dell'illegittimità della discriminazione, a tutela delle posizioni pregiudicate il giudice adito può emettere una pronuncia di condanna all'adempimento in forma specifica, mediante messa a disposizione delle somme maturate per tutti gli anni di servizio a tempo determinato con le medesime modalità con cui sono riconosciute ai docenti a tempo indeterminato, considerando che l'interesse ad ottenere il beneficio, in virtù della natura continua degli obblighi di formazione, permanga e sia evidente in tutti i soggetti che siano ancora “interni al sistema scolastico”.
6 Va precisato che tale permanenza, secondo quanto argomentato dalla
Corte di Cassazione (con riferimento alla possibilità di usufruire della Carta anche l'anno successivo a quello di maturazione a prescindere dalla permanenza in servizio secondo la disciplina del d.l. 69/2023), non si identifica necessariamente con la cessazione della supplenza, ma con una
“fuoriuscita” dal sistema scolastico che va intesa quale cessazione anche dell'iscrizione nelle graduatorie per l'attribuzione delle supplenze, evento che risulta idoneo ad estinguere il credito per l'attribuzione del beneficio in forma specifica. In tali casi, il diritto potrebbe dunque sempre essere fatto valere ma soltanto quale inadempimento presupposto per ottenere il risarcimento del danno per equivalente.
Va parimenti escluso che possa essersi prodotta, per i docenti a tempo determinato, la decadenza per il decorrere del biennio dalla maturazione del diritto, considerando che gli stessi non avrebbero comunque mai potuto impedirla, non essendo in condizione di usufruire del beneficio in quanto ritenuto non spettante dall'amministrazione.
Sulla base di tali argomentazioni, la Corte di Cassazione ha enucleato i seguenti principi di diritto, da utilizzare quale riferimento per la risoluzione della controversia in esame:
“1) La Carta Docente di cui alla L. 107 del 2015, art. 1, comma 121, spetta ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi annuali fino al 31.8, ai sensi della L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 1, o incarichi per docenza fino al termine delle attività di didattiche, ovverosia fino al 30.6, ai sensi della L. n.
124 del 1999, art. 4, comma 2, senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al . CP_2
2) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui alla L. n. 107 del
2015, art. 1, comma 121, non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche, perché iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo, spetta l'adempimento in forma specifica, per l'attribuzione della Carta Docente, secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi
7 o rivalutazione, ai sensi della L. n. 724 del 1994, art. 22, comma 36, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione.
3) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui alla L. n. 107 del
2015, art. 1, comma 121, non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale, siano fuoriusciti dal sistema delle docenze scolastiche, per cessazione dal servizio di ruolo o per cancellazione dalle graduatorie per le supplenze, spetta il risarcimento, per i danni che siano da essi allegati, rispetto ai quali, oltre alla prova presuntiva, può ammettersi la liquidazione equitativa, da parte del giudice del merito, nella misura più adeguata al caso di specie, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (tra cui ad es. la durata della permanenza nel sistema scolastico, cui
l'attribuzione è funzionale, o quant'altro rilevi), ed entro il massimo costituito dal valore della Carta, salvo allegazione e prova specifica di un maggior pregiudizio.
4) L'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta
Docente si prescrive nel termine quinquennale di cui all'art. 2948 n. 4 c.c., che decorre dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, ovverosia, per i casi di cui alla L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 1 e2, dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica;
la prescrizione delle azioni risarcitorie per mancata attribuzione della Carta Docente, stante la natura contrattuale della responsabilità, è decennale ed il termine decorre, per i docenti già transitati in ruolo e cessati dal servizio o non più iscritti nelle graduatorie per le supplenze, dalla data della loro fuoriuscita dal sistema scolastico.”
Venendo all'esame del caso di specie, in primo luogo va evidenziato che non può accogliersi la domanda in relazione all'anno 2017/2018, in quanto non risulta provato lo svolgimento del servizio per tale annualità.
La parte resistente ha infatti prodotto stato matricolare da cui non risulta alcun servizio in tale periodo, e la parte ricorrente non ha prodotto documentazione contrattuale tale da evidenziare l'effettività dello stesso, ma solo cedolini riferibili ad altri periodi e delle schermate che non
8 costituiscono prova del rapporto di lavoro, e soprattutto delle modalità con cui si è articolato e sulla sua durata. Peraltro, sarebbe comunque fondata l'eccezione di prescrizione sollevata dal resistente, come CP_2 riconosciuto dallo stesso ricorrente.
Per le seguenti annualità, risulta dalla documentazione in atti che la parte ricorrente ha prestato servizio, come emerge dallo stato matricolare in atti, con incarichi di supplenza disposti “fino al termine delle attività didattiche” o di durata annuale fino al 31 agosto.
Emerge dunque che la parte ricorrente ha svolto incarichi con contratti oggetto dell'elaborazione già consolidata anche nella giurisprudenza di legittimità.
Infine, per quanto attiene alla permanenza dell'interesse ad agire rispetto alla percezione del beneficio in forma specifica, risulta che allo stato la docente è in servizio con contratto a tempo indeterminato, e dunque tale interesse emerge chiaramente, non essendosi prodotta quella “fuoriuscita” dal sistema scolastico a cui fa riferimento la giurisprudenza di legittimità.
In conclusione, in applicazione dei principi sopra esposti, e sulla base dei fatti provati in giudizio, va pertanto accertato e dichiarato il diritto della parte ricorrente all'attribuzione della Carta elettronica per la formazione e l'aggiornamento del personale docente in relazione agli anni scolastici oggetto del ricorso 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022, con le medesime modalità previste dal D.P.C.M. del 28 novembre 2016 per i docenti di ruolo, per l'importo nominale complessivo di euro 2.000,00 (euro
500,00 per ogni anno di servizio a tempo determinato).
Per l'effetto, il convenuto va condannato all'adempimento CP_2 specifico consistente nella erogazione del bonus Carta Docente alla parte ricorrente per l'importo complessivo accertato, con le medesime modalità di fruizione previste già per gli altri docenti.
Le spese di lite, liquidate come in dispositivo ai sensi del D.M. n.
55/2014, tenuto conto dei criteri generali di cui all'art. 4 del predetto decreto e delle tabelle allegate (cause di lavoro, valore compreso tra euro
1.100,00 ed euro 5.200,00, fasi di studio, introduttiva e decisionale,
9 parametri minimi in considerazione della serialità della controversia), sono compensate per un quinto in considerazione del parziale rigetto della domanda e per la restante parte seguono la soccombenza e sono poste a carico della parte resistente, da distrarsi in favore dei procuratori antistatari.
P.Q.M.
Il Tribunale di Cassino, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando:
− accerta e dichiara il diritto di all'attribuzione Parte_1 della “Carta elettronica per la formazione e l'aggiornamento del personale docente” in relazione agli anni scolastici 2018/2019,
2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022, e per l'effetto condanna il alla corresponsione in suo Controparte_2 favore del beneficio, da attribuirsi con le medesime modalità previste dal D.P.C.M. del 28 novembre 2016 per i docenti di ruolo, per un valore pari ad € 500,00 annui (per complessivi € 2.000,00), oltre accessori;
− compensa per un quinto le spese di lite e condanna il
[...]
e del merito al pagamento dei restanti quattro quinti Controparte_2 delle spese del giudizio, che si liquidano in euro 800,00, oltre spese generali nella misura del 15%, IVA e CPA, in favore della parte ricorrente, da distrarsi ai procuratori antistatari.
Così deciso in Cassino il 04/07/2025
IL GIUDICE
GI AL
10