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Sentenza 7 novembre 2025
Sentenza 7 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Bari, sentenza 07/11/2025, n. 4080 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Bari |
| Numero : | 4080 |
| Data del deposito : | 7 novembre 2025 |
Testo completo
N.R.G. 11600/2024
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Bari, Sez. spec. in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'U.E., nella persona del Giudice GI Di OL ha pronunciato la seguente
SENTENZA nel giudizio avente ad oggetto il riconoscimento della cittadinanza italiana proposto da:
, data di nascita: 19.07.1963, Stato di nascita: Argentina, in Parte_1 proprio e in qualità di esercente la responsabilità genitoriale sui minori
[...]
, data di nascita 09/03/2010, Stato di nascita: Argentina e Persona_1
, data di nascita 26/03/2013. Stato di nascita: Parte_2
Argentina, parti rappresentate e difese dall'Avv. CARBONE ANNALAURA
PARTI ATTRICI contro
; Controparte_1
PARTE CONVENUTA
CONCLUSIONI
I ricorrenti hanno chiesto il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, esponendo di essere discendenti in linea diretta di , cittadino italiano, nato Persona_2 il 19/06/1904 a Molfetta (BA).
FATTO
Il ricorso. Con atto depositato in data 06/11/2024, i ricorrenti hanno allegato che Per_2 fosse loro avo e quindi hanno allegato e rappresentato il seguente albero genealogico
[...]
a dimostrazione del proprio diritto di cittadinanza.
- La persona italiana indicata come avo ha contratto matrimonio con . Controparte_2
La coppia ha avuto una figlia, , nata in [...] il [...]. Persona_3
Pag. 1 di 5 - ha contratto matrimonio con La coppia ha Persona_3 Parte_1
avuto un figlio, nato in [...] il [...], odierno ricorrente. Parte_1
- ha contratto matrimonio con La Parte_1 Persona_4
coppia ha avuto due figli, nato in [...] il [...] e Persona_1 [...]
nata in [...] il [...], entrambi odierni ricorrenti. Parte_2
In definitiva, i ricorrenti hanno riferito che, avendo l'avo sempre mantenuto la cittadinanza italiana, l'ha trasmessa iure sanguinis ai suoi successori e dunque ne hanno chiesto l'accertamento in via giudiziaria a seguito del silenzio serbato dalla P.A.
Il processo. Ritualmente evocata in giudizio, l'Amministrazione si è costituita con memoria depositata il 13/08/2025, non rilevando motivi ostativi al riconoscimento della cittadinanza. Fissata l'udienza di comparizione, in data 17/09/2025 i ricorrenti sono stati invitati a produrre documentazione attestante la rituale notificazione del ricorso, mediante posta elettronica certificata, all'amministrazione resistente;
quindi in pari data il Giudice si
è riservato per la decisione.
DIRITTO
La domanda è fondata.
La competenza territoriale. In primo luogo, il Tribunale adito è territorialmente competente, poiché, ai sensi dell'art. 4 comma 5 del D. L. n. 13/2017, “quando l'attore risiede all'estero le controversie di accertamento dello stato di cittadinanza italiana sono assegnate avendo riguardo al comune di nascita del padre, della madre o dell'avo cittadini italiani”.
Nel caso di specie, l'avo cittadino italiano risulta, dall'estratto dell'atto di nascita rilasciato dal Comune di Molfetta (BA) ed allegato al ricorso, avere origini in quel Comune che ricade nel distretto della Corte d'appello di Bari, ove è istituita l'adita sezione specializzata.
L'inquadramento della domanda. Nel merito, l'accertamento della cittadinanza italiana nel caso di avo coniugato con cittadino straniero anteriormente al 1° gennaio 1948, nato prima di tale data e nel vigore della L. 255 del 1912, deve essere effettuato in via giudiziale, ai sensi di quanto stabilito con la sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del
25/02/2009, n.44661.
Pag. 2 di 5 La sentenza sopra richiamata, facendo riferimento anche alle situazioni preesistenti all'entrata in vigore della Costituzione, ha riconosciuto che il diritto di cittadinanza è uno status permanente ed imprescrittibile, giustiziabile in ogni tempo se la sua illegittima privazione perdura anche dopo l'entrata in vigore della Costituzione a causa di una norma discriminatoria dichiarata incostituzionale. La pronuncia citata è il risultato dell'evoluzione giurisprudenziale apportata da due pronunce della Corte costituzionale. In primo luogo, la sentenza n. 30 del 1983 aveva dichiarato l'illegittimità dell'articolo 1 n. 1 della legge n.555 del 1912 nella parte in cui non prevedeva che fosse cittadino per nascita anche il figlio di madre cittadina;
inoltre, rileva la pronuncia n. 87 del 1975, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 10, comma terzo, della legge 13 giugno 1912, n. 555, nella parte in cui prevedeva la perdita della cittadinanza italiana indipendentemente dalla volontà della donna che si sposava con cittadino straniero. I giudici delle leggi hanno ritenuto che la norma violasse palesemente anche l'art. 29 della Costituzione in quanto comminava una gravissima disuguaglianza morale, giuridica e politica dei coniugi e poneva la donna in uno stato di evidente inferiorità, privandola automaticamente, per il solo fatto del matrimonio, dei diritti del cittadino italiano.
L'accertamento della cittadinanza italiana. La linea di discendenza riportata in ricorso trova esatto riscontro nella documentazione versata in atti, debitamente tradotta ed apostillata.
Risulta infatti che l'avo non ha mai perso la cittadinanza italiana, trasmettendola alle parti ricorrenti.
Peraltro, conformemente alla giurisprudenza innanzi citata, gli effetti prodotti da una legge ingiusta e discriminante nei rapporti di filiazione e coniugio e sullo stato di cittadinanza, che perdurino nel tempo, non possono che venire meno, anche in caso di morte di taluno degli ascendenti, con la cessazione di efficacia di tale legge, che decorre, dal 1 gennaio 1948, data dalla quale la cittadinanza deve ritenersi automaticamente recuperata per coloro che l'hanno perduta o non l'hanno acquistata a causa di una norma ingiusta, ove non vi sia stata una espressa rinuncia allo status di cittadino degli aventi diritto. Infatti, per effetto della sentenza
essere coniugata con cittadino straniero anteriormente al 1 gennaio 1948, in quanto la perdita senza la volontà della titolare della cittadinanza è effetto perdurante, dopo la data indicata, della norma incostituzionale, effetto che contrasta con il principio della parità dei sessi e della eguaglianza giuridica e morale dei coniugi (artt. 3 e 29 Cost.). Per lo stesso principio, riacquista la cittadinanza italiana dal 1° gennaio 1948, anche il figlio di donna nella situazione descritta, nato prima di tale data e nel vigore della L. n. 555 del 1912, determinando il rapporto di filiazione, dopo l'entrata in vigore della Costituzione, la trasmissione a lui dello stato di cittadino, che gli sarebbe spettato di diritto senza la legge discriminatoria”.
Pag. 3 di 5 della Corte costituzionale n. 30 del 1983, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, n. 1, della legge n. 555 del 1912, nella parte in cui non prevede che sia cittadino per nascita anche il figlio da madre cittadina, si deve ritenere che abbia regolarmente acquisito la cittadinanza italiana, dalla nascita, anche la parte ricorrente, per come avvenuto e descritto sopra.
Pertanto, deve essere accolta la domanda avanzata, dichiarando i ricorrenti cittadini italiani dalla nascita, ordinando l'adozione da parte del dei provvedimenti Controparte_1 conseguenti.
Le spese di lite. Le spese possono essere compensate alla luce del fatto che non v'è stato alcun reale contenzioso con l'Amministrazione, la quale non ha risposto alle parti ricorrenti senza tuttavia mai negare la sussistenza del relativo diritto, come del resto confermato dall'atteggiamento processuale manifestato nel presente giudizio. La scelta legittima di agire davanti al Giudice Ordinario per l'accertamento del diritto alla cittadinanza, anche di fronte al ritardo conclamato della P.A., non giustifica però la sua condanna alle spese, non avendo nemmeno i ricorrenti allegato e provato di aver stimolato prima l'amministrazione con gli strumenti previsti dalla legge (in particolare, ricorsi cautelari ex art. 700 c.p.c. e ricorsi avverso il silenzio), unica ipotesi a fronte della quale il silenzio-inadempimento dell'amministrazione può ritenersi effettivamente sussistente e dunque, potrebbe giustificare la sua condanna a pagare le spese di lite.
P.Q.M.
il Tribunale di Bari, sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da parte ricorrente, come in epigrafe identificata, nei confronti del , così provvede: Controparte_1
1. DICHIARA i ricorrenti , nato il [...], in Parte_1
Argentina, , nato il [...], in Persona_1
Argentina e , nata il [...], in Parte_2
Argentina, CITTADINI ITALIANI, ordinando al e, Controparte_1 per esso, all'Ufficiale dello Stato Civile competente, di procedere alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile, della
Pag. 4 di 5 cittadinanza delle persone indicate, provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti;
2. COMPENSA le spese di lite.
Così deciso in Bari2, il giorno 06/11/2025.
Il Giudice
GI Di OL
Pag. 5 di 5 1. DA COMPARE FOOTNOTE PAGES 1 In detta pronuncia è stato affermato che “la titolarità della cittadinanza italiana va riconosciuta in sede giudiziaria, indipendentemente dalla dichiarazione resa dall'interessata ai sensi della L. n. 151 del 1975, art. 219, alla donna che l'ha perduta per 2 Provvedimento redatto con la collaborazione del dott. Antonio de Manna, funzionario UPP.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Bari, Sez. spec. in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'U.E., nella persona del Giudice GI Di OL ha pronunciato la seguente
SENTENZA nel giudizio avente ad oggetto il riconoscimento della cittadinanza italiana proposto da:
, data di nascita: 19.07.1963, Stato di nascita: Argentina, in Parte_1 proprio e in qualità di esercente la responsabilità genitoriale sui minori
[...]
, data di nascita 09/03/2010, Stato di nascita: Argentina e Persona_1
, data di nascita 26/03/2013. Stato di nascita: Parte_2
Argentina, parti rappresentate e difese dall'Avv. CARBONE ANNALAURA
PARTI ATTRICI contro
; Controparte_1
PARTE CONVENUTA
CONCLUSIONI
I ricorrenti hanno chiesto il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, esponendo di essere discendenti in linea diretta di , cittadino italiano, nato Persona_2 il 19/06/1904 a Molfetta (BA).
FATTO
Il ricorso. Con atto depositato in data 06/11/2024, i ricorrenti hanno allegato che Per_2 fosse loro avo e quindi hanno allegato e rappresentato il seguente albero genealogico
[...]
a dimostrazione del proprio diritto di cittadinanza.
- La persona italiana indicata come avo ha contratto matrimonio con . Controparte_2
La coppia ha avuto una figlia, , nata in [...] il [...]. Persona_3
Pag. 1 di 5 - ha contratto matrimonio con La coppia ha Persona_3 Parte_1
avuto un figlio, nato in [...] il [...], odierno ricorrente. Parte_1
- ha contratto matrimonio con La Parte_1 Persona_4
coppia ha avuto due figli, nato in [...] il [...] e Persona_1 [...]
nata in [...] il [...], entrambi odierni ricorrenti. Parte_2
In definitiva, i ricorrenti hanno riferito che, avendo l'avo sempre mantenuto la cittadinanza italiana, l'ha trasmessa iure sanguinis ai suoi successori e dunque ne hanno chiesto l'accertamento in via giudiziaria a seguito del silenzio serbato dalla P.A.
Il processo. Ritualmente evocata in giudizio, l'Amministrazione si è costituita con memoria depositata il 13/08/2025, non rilevando motivi ostativi al riconoscimento della cittadinanza. Fissata l'udienza di comparizione, in data 17/09/2025 i ricorrenti sono stati invitati a produrre documentazione attestante la rituale notificazione del ricorso, mediante posta elettronica certificata, all'amministrazione resistente;
quindi in pari data il Giudice si
è riservato per la decisione.
DIRITTO
La domanda è fondata.
La competenza territoriale. In primo luogo, il Tribunale adito è territorialmente competente, poiché, ai sensi dell'art. 4 comma 5 del D. L. n. 13/2017, “quando l'attore risiede all'estero le controversie di accertamento dello stato di cittadinanza italiana sono assegnate avendo riguardo al comune di nascita del padre, della madre o dell'avo cittadini italiani”.
Nel caso di specie, l'avo cittadino italiano risulta, dall'estratto dell'atto di nascita rilasciato dal Comune di Molfetta (BA) ed allegato al ricorso, avere origini in quel Comune che ricade nel distretto della Corte d'appello di Bari, ove è istituita l'adita sezione specializzata.
L'inquadramento della domanda. Nel merito, l'accertamento della cittadinanza italiana nel caso di avo coniugato con cittadino straniero anteriormente al 1° gennaio 1948, nato prima di tale data e nel vigore della L. 255 del 1912, deve essere effettuato in via giudiziale, ai sensi di quanto stabilito con la sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del
25/02/2009, n.44661.
Pag. 2 di 5 La sentenza sopra richiamata, facendo riferimento anche alle situazioni preesistenti all'entrata in vigore della Costituzione, ha riconosciuto che il diritto di cittadinanza è uno status permanente ed imprescrittibile, giustiziabile in ogni tempo se la sua illegittima privazione perdura anche dopo l'entrata in vigore della Costituzione a causa di una norma discriminatoria dichiarata incostituzionale. La pronuncia citata è il risultato dell'evoluzione giurisprudenziale apportata da due pronunce della Corte costituzionale. In primo luogo, la sentenza n. 30 del 1983 aveva dichiarato l'illegittimità dell'articolo 1 n. 1 della legge n.555 del 1912 nella parte in cui non prevedeva che fosse cittadino per nascita anche il figlio di madre cittadina;
inoltre, rileva la pronuncia n. 87 del 1975, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 10, comma terzo, della legge 13 giugno 1912, n. 555, nella parte in cui prevedeva la perdita della cittadinanza italiana indipendentemente dalla volontà della donna che si sposava con cittadino straniero. I giudici delle leggi hanno ritenuto che la norma violasse palesemente anche l'art. 29 della Costituzione in quanto comminava una gravissima disuguaglianza morale, giuridica e politica dei coniugi e poneva la donna in uno stato di evidente inferiorità, privandola automaticamente, per il solo fatto del matrimonio, dei diritti del cittadino italiano.
L'accertamento della cittadinanza italiana. La linea di discendenza riportata in ricorso trova esatto riscontro nella documentazione versata in atti, debitamente tradotta ed apostillata.
Risulta infatti che l'avo non ha mai perso la cittadinanza italiana, trasmettendola alle parti ricorrenti.
Peraltro, conformemente alla giurisprudenza innanzi citata, gli effetti prodotti da una legge ingiusta e discriminante nei rapporti di filiazione e coniugio e sullo stato di cittadinanza, che perdurino nel tempo, non possono che venire meno, anche in caso di morte di taluno degli ascendenti, con la cessazione di efficacia di tale legge, che decorre, dal 1 gennaio 1948, data dalla quale la cittadinanza deve ritenersi automaticamente recuperata per coloro che l'hanno perduta o non l'hanno acquistata a causa di una norma ingiusta, ove non vi sia stata una espressa rinuncia allo status di cittadino degli aventi diritto. Infatti, per effetto della sentenza
essere coniugata con cittadino straniero anteriormente al 1 gennaio 1948, in quanto la perdita senza la volontà della titolare della cittadinanza è effetto perdurante, dopo la data indicata, della norma incostituzionale, effetto che contrasta con il principio della parità dei sessi e della eguaglianza giuridica e morale dei coniugi (artt. 3 e 29 Cost.). Per lo stesso principio, riacquista la cittadinanza italiana dal 1° gennaio 1948, anche il figlio di donna nella situazione descritta, nato prima di tale data e nel vigore della L. n. 555 del 1912, determinando il rapporto di filiazione, dopo l'entrata in vigore della Costituzione, la trasmissione a lui dello stato di cittadino, che gli sarebbe spettato di diritto senza la legge discriminatoria”.
Pag. 3 di 5 della Corte costituzionale n. 30 del 1983, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, n. 1, della legge n. 555 del 1912, nella parte in cui non prevede che sia cittadino per nascita anche il figlio da madre cittadina, si deve ritenere che abbia regolarmente acquisito la cittadinanza italiana, dalla nascita, anche la parte ricorrente, per come avvenuto e descritto sopra.
Pertanto, deve essere accolta la domanda avanzata, dichiarando i ricorrenti cittadini italiani dalla nascita, ordinando l'adozione da parte del dei provvedimenti Controparte_1 conseguenti.
Le spese di lite. Le spese possono essere compensate alla luce del fatto che non v'è stato alcun reale contenzioso con l'Amministrazione, la quale non ha risposto alle parti ricorrenti senza tuttavia mai negare la sussistenza del relativo diritto, come del resto confermato dall'atteggiamento processuale manifestato nel presente giudizio. La scelta legittima di agire davanti al Giudice Ordinario per l'accertamento del diritto alla cittadinanza, anche di fronte al ritardo conclamato della P.A., non giustifica però la sua condanna alle spese, non avendo nemmeno i ricorrenti allegato e provato di aver stimolato prima l'amministrazione con gli strumenti previsti dalla legge (in particolare, ricorsi cautelari ex art. 700 c.p.c. e ricorsi avverso il silenzio), unica ipotesi a fronte della quale il silenzio-inadempimento dell'amministrazione può ritenersi effettivamente sussistente e dunque, potrebbe giustificare la sua condanna a pagare le spese di lite.
P.Q.M.
il Tribunale di Bari, sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da parte ricorrente, come in epigrafe identificata, nei confronti del , così provvede: Controparte_1
1. DICHIARA i ricorrenti , nato il [...], in Parte_1
Argentina, , nato il [...], in Persona_1
Argentina e , nata il [...], in Parte_2
Argentina, CITTADINI ITALIANI, ordinando al e, Controparte_1 per esso, all'Ufficiale dello Stato Civile competente, di procedere alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile, della
Pag. 4 di 5 cittadinanza delle persone indicate, provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti;
2. COMPENSA le spese di lite.
Così deciso in Bari2, il giorno 06/11/2025.
Il Giudice
GI Di OL
Pag. 5 di 5 1. DA COMPARE FOOTNOTE PAGES 1 In detta pronuncia è stato affermato che “la titolarità della cittadinanza italiana va riconosciuta in sede giudiziaria, indipendentemente dalla dichiarazione resa dall'interessata ai sensi della L. n. 151 del 1975, art. 219, alla donna che l'ha perduta per 2 Provvedimento redatto con la collaborazione del dott. Antonio de Manna, funzionario UPP.