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Sentenza 5 luglio 2024
Sentenza 5 luglio 2024
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. IV, sentenza 05/07/2024, n. 26548 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 26548 |
| Data del deposito : | 5 luglio 2024 |
Testo completo
SENTENZA sui ricorsi proposti da: ON RA DY IB nato il [...] AN LC FE TU nato il [...] . IG ID DO LI nato il [...] avverso la sentenza del 05/12/2023 della CORTE APPELLO di BOLOGNA visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO;
udito il Procuratore generale, in persona del Sostituto dott.ssa SILVIA SALVADORI, che ha concluso per il rigetto dei ricorsi;
udito il difensore Avv. FILIPPO GIUNCHEDI per AN LC FE TU, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso;
udito il difensore Avv. MATTEO MURGO, per ON RA DY IB, AN LC FE TU e IG ID DO LI, che ha concluso per l'accoglimento dei motivi di ricorso Penale Sent. Sez. 4 Num. 26548 Anno 2024 Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA Relatore: SERRAO EUGENIA Data Udienza: 06/06/2024 RITENUTO IN FATTO 1. La Corte di appello di Bologna, con la sentenza indicata in epigrafe, ha confermato la pronuncia con la quale il 10/02/2023 il Tribunale di Bologna aveva dichiarato BU RU (non ricorrente), LO RA DY BA, SA AN RN RO e EZ DA DU IS responsabili dei seguenti delitti: DY BA LO RA e RN RO SA AN del reato previsto dagli artt. 110 cod. pen. 73, comma 1, e 80, comma 2, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 per avere in concorso detenuto kg. 11,8 circa di sostanza stupefacente del tipo cocaina in Bologna il 17 febbraio 2022 (capo 1); RU BU, RN RO SA AN e DU IS EZ DA del delitto di cui agli artt. 110 cod. pen. 73, comma 1, e 80, comma 2, T.U. Stup. per avere illecitamente detenuto in concorso kg. 93 circa di cocaina suddivisi in 175 panetti, kg. 167 circa di sostanza del tipo cocaina suddivisi in 313 panetti in Bologna e Creazzo in data prossima al 17 febbraio 2022 (capo 2); RU BU del delitto di cui agli artt. 110 cod. pen. 73, comma 1, e 80, comma 2, T.U. Stup. perché in concorso con persone non identificate aveva illecitamente acquistato, importato e detenuto kg. 244 circa di cocaina suddivisi in 448 panetti nonché kg.237 di sostanza stupefacente del tipo cocaina suddivisi in 460 panetti in Bologna, Vado ligure e Santa Croce sull'Arno in data prossima al 17 febbraio 2022 (capo 3). Il Tribunale aveva riconosciuto le circostanze attenuanti generiche a tutti gli imputati ma con giudizio di prevalenza nei confronti di RU BU e con giudizio di equivalenza nei confronti degli altri. 2. Sulla base di tutti gli atti delle indagini preliminari, utilizzabili in ragione del rito prescelto, il giudice di primo grado ha accertato una consistente attività di narcotraffico realizzata mediante approvvigionamento di ingenti quantità di sostanza stupefacente di tipo cocaina, che venivano importate dalla Repubblica Dominicana sfruttando come copertura l'attività commerciale di RU BU, titolare dell'impresa individuale «Caribe Piel» operante nel commercio di cuoio e pelli;
attraverso servizi di pedinamenio e controllo degli spostamenti degli imputati mediante installazione di dispositivi di geolocalizzazione sulle autovetture e di telecamere nei pressi degli immobili adibiti a deposito e stoccaggio dello stupefacente, gli inquirenti erano pervenuti al sequestro dello stupefacente e all'arresto in flagranza dei complici in data 17 febbraio 2022. In particolare, RN RO SA AN ed DU IS EZ DA erano stati visti il 10 febbraio 2022 trasportare da e verso l'abitazione di RU BU borse voluminose, alcune delle quali erano state caricate a bordo 2 4 di automobili per poi essere trasportate a Bologna;
analoghe operazioni erano state registrate il 16 febbraio 2022 quando le autovetture, dopo essere state caricate, si erano dirette verso il capannone industriale sede dell'impresa del BU sito in Monteviale;
alle ore 7:10 del 17 febbraio 2022 telecamere di sorveglianza installate nei pressi del garage del complesso abitativo di via della Guardia a Bologna avevano registrato l'arrivo di un'autovettura Peugeot in uso a RN RO SA AN, dalla quale era sceso l'imputato DY BA LO RA che si era diretto verso l'automobile Kia posteggiata all'interno dell'autorimessa; era sopraggiunto anche il SA, che si era trattenuto insieme al LO all'interno del garage;
quest'ultimo era stato ripreso fuori dall'autorimessa mentre trasportava una borsa sportiva;
successivamente i due imputati si erano allontanati a bordo della Peugeot e si erano diretti a Casalecchio di Reno, ove LO RA era sceso dal mezzo, mentre RN RO SA AN aveva proseguito il viaggio sino a Creazzo, Comune di residenza di RU BU;
DY BA LO RA era stato arrestato poco dopo a Casalecchio di Reno mentre si trovava a casa della sua compagna, mentre RN RO SA AN, DU IS EZ DA e RU BU erano stati arrestati poco dopo presso il capannone industriale sito in Monteviale. Le perquisizioni avevano consentito di rinvenire ingenti quantitativi di sostanza stupefacente all'interno di pallet apparentemente contenenti pellame spedito dalla Repubblica Dominicana (488 panetti del peso complessivo lordo di circa kg.260 di cocaina divisa in tavolette) e di intercettare alcuni container destinati all'impresa del BU contenenti cocaina del peso lordo di circa kg.238 e di circa kg. 237; le perquisizioni estese a tutti gli immobili nella disponibilità di SA, EZ e BU avevano consentito di rinvenire presso l'appartamento situato in Lido di Camaiore, domicilio del BU, denaro contante per euro 296.690,00 e nell'autovettura Kia parcheggiata in via della Guardia a Bologna un vano sottofondo ricavato nella parte sottostante il piano di carico del baule posteriore all'interno del quale erano occultate 31 buste di plastica contenenti cocaina per complessivi kg.11 18 lordi. 3. RN RO SA AN, DU IS EZ DA e DY BA LO RA propongono ricorso per cassazione censurando la sentenza, con il primo motivo, per inosservanza dell'art. 69 cod. pen. e connesso vizio di motivazione. I ricorrenti ritengono ingiusto e severo il trattamento sanzionatorio loro inflitto con particolare riferimento al mancato giudizio di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sull'aggravante di cui all'art. 80 T.U. Stup. con motivazione carente e comunque illogica e contraddittoria. In 3 Q particolare, si deduce come la difesa avesse allegato specifiche circostanze a sostegno della disparità di trattamento, del tutto obliterate dalla Corte territoriale. Differentemente da quanto affermato dal giudice di primo grado e ribadito in appello, dalla lettura del verbale di interrogatorio del coimputato RU BU del 4 marzo 2022 era emerso come le dichiarazioni di quest'ultimo non avessero offerto particolari spunti investigativi, posto che dopo tale interrogatorio non è dato riscontrare ulteriori seguiti di indagine. Per contro, gli imputati RN RO SA AN ed DU IS EZ DA avevano dichiarato che le loro responsabilità fossero più ampie di quelle loro contestate, in assoluta simmetria rispetto a quanto riferito dal BU. Quest'ultimo aveva rivelato come l'escamotage utilizzato per le spedizioni del narcotico dalla Repubblica Dominicana fosse la ditta lui intestata, ma si tratta di dato di cui vi era già riscontro in atti;
né è stato identificato alcun correo all'esito delle sue esternazioni. A fronte degli elementi indicati dalla difesa, la Corte territoriale non ha spiegato in che cosa ci sarebbe sostanziato l'apporto del BU alle indagini, nè ha dimostrato di aver tenuto in considerazione le doglianze difensive, laddove tra la specificità dei motivi di appello e la specificità della motivazione di secondo grado vi è un necessario parallelismo. I giudici di appello, per sconfessare l'assunto secondo il quale i tre appellanti non avrebbero reso dichiarazioni eteroaccusatorie per timore di ritorsioni nei confronti delle famiglie, avrebbero preteso la probatio diabolica di qualcosa che non si è verificato. Oltretutto, RU BU aveva ricoperto un ruolo determinante nella commissione del traffico internazionale di stupefacenti intestandosi la società di pellame senza la quale lo stupefacente non si sarebbe potuto importare, occultato nei pallet, mentre i coimputati RN RO SA AN e DU IS EZ DA hanno coadiuvato il BU solo nell'ultimo anno svolgendo un ruolo fungibile rispetto a quest'ultimo; i medesimi hanno inoltre raccontato nei manoscritti confessori circostanze nuove rispetto allo stato delle indagini in quel momento. Tutte le argomentazioni difensive sono state liquidate dalla Corte territoriale con motivazione apparente senza mettere in evidenza alcun concreto specifico elemento sul quale basare il giudizio di maggiore apporto collaborativo reso dal BU. 3.1. Con il secondo motivo deducono violazione dell'art. 62 n. 6 cod. pen. per le posizioni di RN RO SA AN ed DU IS EZ DA e connesso vizio di motivazione. I ricorrenti avevano versato una somma a favore di una comunità terapeutica gestita da privati ma i giudici dei due gradi di merito hanno ritenuto tale condotta irrilevante ai fini dell'applicazione della circostanza attenuante in parola, avuto riguardo al bene giuridico tutelato dalla norma violata, ossia la salute collettiva. Tale assunto 4 implicherebbe che per fruire dell'attenuante il responsabile del reato di cui all'art.73 T.U. Stup. dovrebbe effettuare una donazione nei confronti di tutte le comunità presenti sul territorio italiano che si occupano del recupero dei tossicodipendenti. Partendo dalla sentenza delle Sezioni Unite 30 gennaio 2020 n.24990 che ha riconosciuto l'applicabilità ai reati in materia di stupefacenti della circostanza attenuante di cui all' art. 62 n. 4 cod. pen., la difesa ritiene che analogo discorso possa valere per l'attenuante di cui all'art. 62 n. 6 cod. pen., da correlare alla concreta manifestazione del reato e al disvalore in essa rivelato. La donazione effettuata dai ricorrenti in favore della comunità terapeutica può qualificarsi, si assume, come condotta riparatoria nel senso previsto dall'art. 62 n. 6 cod. pen. parte seconda, che richiede un impegno serio del soggetto nella ricerca di un risultato vantaggioso che comporti anche la parziale attenuazione delle conseguenze del reato. Con riferimento all'attenuante in esame occorre sottolineare secondo la difesa come l'art. 73 T.U. Stup. sia norma posta a tutela di più beni giuridici, ossia la salute pubblica e l'ordine pubblico, ponendo in pericolo la salute degli assuntori e qualificandosi come reato di pericolo astratto destinato a sanzionare condotte seriali con effetti cumulativi in quanto fonti di pericolo per il bene della salute collettiva. L'attenuante speciale di cui all'art. 73, comma 7, T.U. Stup. è strutturata in maniera profondamente differente da quella comune in quanto non vi è alcun riferimento alla spontaneità, ed è pertanto giuridicamente irrilevante il motivo per il quale il soggetto' si è determinato al comportamento previsto dalla norma, non implica la rilevanza della semplice attenuazione delle conseguenze del reato e non attiene, a differenza della circostanza di cui all'art. 62 n. 6 cod. pen., alla struttura del fatto al momento della commissione del reato e alle sue immediate conseguenze. La circostanza invocata dalla difesa si sarebbe dovuta leggere anche alla luce della Riforma Cartabia volta a favorire i comportamenti e le condotte riparatorie, del tutto trascurate dai giudici di merito. 3.2. Con il terzo motivo, limitato alla posizione di DY BA LO RA, si deducono violazione di legge e connesso vizio di motivazione in relazione agli artt. 114 cod. pen. e 80 T.U. Stup.. La difesa si duole del fatto che i giudici di appello abbiano del tutto trascurato ed erroneamente valutato il ruolo svolto da tale imputato. A dimostrazione del minimo contributo causale fornito dal LO RA la difesa aveva evidenziato come nel verbale di interrogatorio del 29 settembre 2022 RN RO SA AN avesse precisato come il LO RA non fosse a conoscenza di tutto ciò che egli faceva e, in particolare, che non fosse a conoscenza del quantitativo che si trovava occultato all'interno della macchina. Nel manoscritto confessorio in pari data dello stesso LO RA, quest'ultimo aveva specificato come si trovasse in rapporto di 5 amicizia con il SA in quanto la compagna di quest'ultimo era la cugina della sua compagna cosicché egli si era reso disponibile allo svolgimento di specifiche e limitate commesse. Si sarebbe dovuto prendere atto del ruolo subordinato e gregario di «strumento in mano altrui», calatosi nella vicenda Con leggerezza e più per vanteria che per un'effettiva partecipazione a operazioni illecite. Nella sentenza impugnata non si è tenuto conto delle osservazioni difensive circa il minimo grado di efficienza causale, sia materiale che psicologico, del LO RA rispetto alla produzione dell'evento, limitandosi la motivazione a dare per provata la partecipazione del ricorrente attiva e dinamica al pari di quella dei correi. Con riguardo all'applicazione dell'art. 80, comma 2, T.U. Stup. la Corte si è limitata a ritenere irrilevante la circostanza che il LO RA non sapesse l'esatto quantitativo che avrebbe dovuto gestire essendo a tal fine sufficiente la generica consapevolezza derivante dalla necessità di predisporre nell'auto un vano di rilevanti dimensioni. La difesa sostiene come alla capienza del vano non sia matematicamente collegato l'ingente quantitativo, essendo peraltro consentito dalla giurisprudenza di legittimità al giudice di discernere, anche escludendo l'aggravante, parametrando la soluzione all'offensività in concreto della condotta. La sentenza si pone in contrasto con i principi giurisprudenziali secondo i quali è necessaria la dimostrazione della colpevolezza dell'agente quanto allo specifico profilo del quantitativo dello stupefacente;
dimostrazione della quale non vi è traccia nella sentenza, apodittica sul punto. 4. Con memorie ritualmente depositate i difensori di RN RO SA AN e di EZ DA DU IS hanno sviluppato i motivi di ricorso. 5. All'odierna udienza, disposta la trattazione orale ai sensi degli artt.23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n.137, convertito con modificazioni dalla legge 18 dicembre 2020, n.176, 16 d.l. 30 dicembre 2021, n.228, convertito con modificazioni dalla legge 21 maggio 2021, n.69, 35, comma 1, lett. a), 94, comma 2, d. Igs. 10 ottobre 2022, n.150, 1, comma 1, legge 30 dicembre 2022, n.199 e 11, comma 7, d.l. 30 dicembre 2023, n.215, le parti hanno rassegnato le conclusioni indicate in epigrafe. 6 CONSIDERATO IN DIRITTO 1. La Corte di appello ha richiamato quanto riportato nella sentenza di primo grado a proposito del contributo fornito da RU BU all'attività degli inquirenti, segnatamente l'indicazione dei primi contatti intercorsi tra RU BU e i coimputati nel 2013-2014 durante un viaggio di lavoro nella Repubblica Dominicana, l'indicazione di un soggetto di nome JO appartenente alle forze dell'ordine dominicane ì che nel presentargli un fornitore di pellame gli aveva proposto di importare illecitamente modesti quantitativi di cocaina, l'indicazione del nome della società dominicana con la quale era in contatto per rapporti commerciali, da utilizzare come copertura per il narcotraffico, l'indicazione del fatto che i traffici avessero avuto inizio nel 2017 con cinque o sei carichi all'anno con importazione di quantitativi sempre crescenti, l'indicazione che il SA e il EZ collaboravano con lui da circa un anno occupandosi del prelievo e del trasporto della sostanza. La Corte territoriale ha sottolineato come l'affermazione della responsabilità penale di RN RO SA AN ed DU IS EZ DA avesse trovato fondamento anche nelle dichiarazioni accusatorie del BU, che avevano corroborato le riprese delle telecamere dalle quali era stato possibile visionare che i due trasportavano voluminosi borsoni attribuendo significato penalmente rilevante a tali riprese, avvalorate dal fatto che i due erano stati sorpresi insieme al BU all'interno del capannone di Monteviale ove erano custodite altre partite di narcotico benché la loro presenza in quel luogo non fosse affatto giustificata da rapporti lavorativi o di collaborazione con la ditta. Le registrazioni effettuate il 17 febbraio 2022 presso via della Guardia , a Bologna avevano consentito di accertare il coinvolgimento di RN RO SA AN nonché quello di DY BA LO RA. Quest'ultimo era in possesso delle chiavi di accensione dell'automobile Kia, per cui si era desunto il suo ruolo di corriere e proprio su tale contributo concorsuale si era basato il diniego della circostanza attenuante di cui all'art. 114 cod. pen. invocata dalla difesa in suo favore. Anche l'imputazione dell'aggravante di cui all'art. 80, comma 2, T.U. Stup. era stata ritenuta soggettivamente imputabile a tutti gli imputati, compreso il LO RA, in quanto il fatto che egli possedesse le chiavi di accensione dell'autovettura all'interno della quale i sodali avevano ricavato un apposito vano per il trasporto di sostanza stupefacente rendeva irrilevante che tale imputato non conoscesse l'esatto quantitativo della sostanza detenuta, essendo in grado di percepire dalla presenza di tale vano che non si sarebbe trattato di modiche quantità. Il giudizio di bilanciamento delle circostanze è stato risolto nel senso della prevalenza in favore del solo BU sul presupposto che egli avesse apportato un contributo 7 informativo più determinante rispetto a quello fornito dai restanti coimputati mentre è stata esclusa la circostanza attenuante di cui all'art. 62 n. 6 cod. pen. nei confronti di RN RO SA AN ed DU IS EZ DA in quanto il versamento prima del giudizio della somma di euro 50.000 in favore della comunità Sasso Monteggiani di Marradi impegnata nel recupero di persone affette da tossicodipendenza è stato ritenuto non idoneo a riparare il bene collettivo della salute pubblica tutelato dalla norma incriminatrice;
tale gesto è stato comunque valutato ai fini del riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. 2. Nei confronti di RU BU è stata irrogata la pena base di anni 16 di reclusione ed euro 90.000 di multa, nei confronti di RN RO SA AN la pena base di anni 15 di reclusione ed euro 120.000 di multa, nei confronti di DU IS EZ DA la pena base di anni 15 di reclusione d'euro 90.000 di multa e nei confronti di DY BA LO RA la pena base di anni otto di reclusione ed euro 45.000 di multa. È stata fornita espressa giustificazione della determinazione della pena in misura prossima al limite massimo edittale per RN RO SA AN, DU IS EZ DA e RU BU in ragione del cospicuo quantitativo di stupefacente importato e detenuto e della non occasionalità delle condotte di trasporto e importazione di cocaina, così come l'indicazione della prossimità della pena irrogata nei confronti di DY BA LO RA al limite edittale minore in ragione del più marginale il ruolo ricoperto nel traffico dello stupefacente. Tenuto conto della giurisprudenza di legittimità in tema di onere motivazionale del giudice in ordine alla determinazione della pena ( Sez. 3, n. 29968 del 22/2/2019, Del Papa, Rv. 276288-01; Sez. 2, n. 36104 del 27/4/2017, Mastro, Rv. 271243), l'entità della pena irrogata non è in questa sede sindacabile in quanto assistita da congrua motivazione. 3. Con riguardo alla circostanza aggravante di cui all'art.80, comma 2, T.U. Stup., il cui riconoscimento nei confronti del LO RA sarebbe illegittimo, si ritiene il terzo motivo di ricorso manifestamente infondato. La Corte non ha condiviso la tesi difensiva secondo la quale il LO RA non sarebbe stato consapevole della quantità di sostanza trasportata sottolineando come le modalità di confezionamento e nascondinnento del carico all'interno dell'autovettura di cui egli aveva la disponibilità fossero pienamente dimostrative della sussistenza dell'elemento soggettivo in quanto, per quanto egli potesse non sapere quale fosse l'esatto quantitativo che avrebbe dovuto gestire per la circostanza aggravante in parola, doveva ritenersi sufficiente la generica 8 consapevolezza derivante dalla necessità di predisporre nell'auto un vano di rilevanti dimensioni per raccogliere la sostanza stupefacente. La censura non supera il vaglio di ammissibilità in quanto la sentenza impugnata è, sul punto, pienamente rispettosa del principio espresso dalla Corte di legittimità, che ha più volte affermato che, ai fini del riconoscimento della circostanza aggravante dell'ingente quantità, di cui all'art. 80, comma 2, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, è necessario che sia accertata, ai sensi dell'art. 59, comma 2, cod. pen., la colpevolezza dell'agente in relazione alla predetta circostanza, precisando come sia sufficiente la prova che questi l'abbia ignorata per colpa o ritenuta inesistente per errore dovuto a colpa (Sez. 4, n. 18049 del 14/04/2022, AC Lulzim, Rv. 283209 - 01; Sez. 3, n. 6871 del 08/07/2016, dep. 2017, Bandera, Rv. 269151 - 01; Sez. 3, n. 21968 del 24/02/2016, Amato, Rv. 267076 - 01). La Corte territoriale nel caso in esame è peraltro pervenuta, con giudizio logicamente corretto, a ritenere provata tale consapevolezza anche in capo al ricorrente GrulloiRA. 4. Con riguardo alla circostanza attenuante di cui all'art.114 cod. pen., la censura è infondata. Premesso che del ruolo non primario del LO RA i giudici di merito hanno tenuto conto nella determinazione della pena in misura significativamente inferiore a quella irrogata ai coimputati, la Corte territoriale ha ritenuto che il motivo di appello inerente alla predetta circostanza attenuante fosse reiterativo di argomenti già sottoposti al giudice di primo grado senza alcun elemento di novità. In particolare, la Corte ha richiamato la giurisprudenza di legittimità secondo la quale non è sufficiente una minore efficacia causale dell'attività prestata da un correo rispetto a quella realizzata dagli altri essendo necessario un contributo del tutto marginale, tale da risultare trascurabile nell'economia generale del crimine commesso, in contrasto con quanto avvenuto nel caso concreto in cui il DY BA LO RA, svolgendo la funzione di corriere che aveva messo a disposizione dei sodali un'autovettura opportunamente modificata per occultare il carico, fosse tutt'altro che marginale e anzi determinante. Non contestando il ruolo riconosciuto a tale ricorrente dai giudici di merito, la censura risulta tendente a sollecitare una diversa valutazione del medesimo compendio istruttorio, già valutato dai giudici di merito con argomenti pienamente aderenti al principio secondo il quale l'art.114 cod. pen. non può trovare applicazione quando il contributo del concorrente non possa ritenersi del tutto trascurabile nell'economia generale dell'iter criminoso (ex plurimis, Sez. 4, n.50307 del 20/07/2018, B., Rv. 274002 - 01). La pronuncia ha del tutto legittimamente attribuito un ruolo determinante a colui che deteneva le chiavi di un'autovettura appositamente modificata per trasportare, nascosta in 9 un sottofondo, la sostanza stupefacente e gli elementi allegati dalla difesa sono stati implicitamente ritenuti recessivi a fronte di una prova ritenuta, con ragionamento esente da vizi, dirimente. 5. Il secondo motivo di ricorso, inerente al diniego della circostanza attenuante comune di cui all'art.62 n.6 cod. pen. è infondato. La Corte territoriale ha ritenuto inapplicabile tale attenuante comune in ragione del rapporto di specialità che, rispetto a essa, è riconosciuto alle attenuanti della collaborazione di cui agli artt. 73, comma 7, e 74, comma 7, T.U. Stup., valutando quindi il versamento della somma in favore di una comunità terapeutica 'da parte di RN RO SA AN ed DU IS EZ DA come inidoneo a integrare l'attenuante invocata dalla difesa. Seppure la motivazione non colga nel segno con riguardo a condotte diverse dalla collaborazione, occorre tuttavia osservare che, come già efficacemente affermato (Sez. 6, n. 6863 del 07/03/1994, SUT, Rv. 198743 - 01), nei reati in materia di stupefacenti, il riconoscimento dell'attenuante comune presuppone un giudizio di reversibilità del danno in concreto arrecato alla parte lesa e, in secondo luogo, l'attivarsi del reo nell'elidere, o ridimensionare il danno o il pericolo, conseguente all'immissione sul mercato o alla consegna al consumatore di quella specifica partita di stupefacente oggetto della contestazione. Quel che difetta, nel caso di specie, è proprio il diretto collegamento della condotta indice di ravvedimento con le conseguenze dello specifico reato oggetto di contestazione. 6. Il primo motivo è fondatamente proposto. La Corte di appello, in replica alla doglianza proposta dalla difesa in merito al mancato giudizio di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche ha ritenuto che gli appellanti, a differenza di RU BU, non avessero fornito un contributo che fosse andato oltre la mera ammissione dei fatti, avendo il primo narrato della sua partecipazione all'importazione della sostanza stupefacente ripercorrendone tutte le tappe e i passaggi in modo puntuale e fornendo spunti investigativi per individuare altri soggetti in posizione apicale rispetto a quella dei correi coinvolti nel traffico internazionale di stupefacente. La critica mossa dalla difesa all'argomentazione secondo la quale sarebbe mera suggestione priva di addentellati probatori la giustificazione offerta dagli appellanti, i quali non avrebbero reso dichiarazioni eteroaccusatorie per timore di ritorsioni nei confronti delle famiglie, tende a ottenere dalla Corte di legittimità una diversa valutazione dei fatti, inammissibile. La Corte di legittimità non può, infatti, che prendere atto della incontestata assenza di «addentellati probatori» 10 sigliere estensore Il Pre 'dente in base alla quale il giudice di appello ha, con motivazione non manifestamente illogica né contraddittoria, ritenuto ingiustificato il silenzio dei correi a fronte dell'atteggiamento collaborativo del BU. Il Collegio ritiene, tuttavia, che si tratti di censura fondata laddove si è allegato il vizio motivazionale a sostegno del giudizio di comparazione. Nel comparare le attenuanti generiche con l'aggravante di cui all'art.80, comma 2, T.U. Stup., i giudici di merito hanno ritenuto, come detto, che il comportamento processuale del BU, a differenza di quello dei coimputati, conducesse al giudizio di prevalenza delle circostanze attenuanti sull'aggravante. Così argomentando, tuttavia, hanno dato per presupposto che il minor disvalore del fatto si basasse per tutti sulla sola valutazione del comportamento processuale, contraddicendo la rilevanza, ai fini dell'art.62 bis cod. pen., predicata in altro passo della sentenza (in particolare a pag. 12 della sentenza di primo grado), delle condotte riparative del SA e del EZ. Per altro verso, la Corte territoriale è incorsa nel vizio di manifesta illogicità avendo evidenziato il maggior «peso» dell'attenuante concernente il BU sebbene l'aggravante dell'art.80, comma 2, T.U. Stup. non abbia circostanziato il medesimo delitto per tutti i coimputati. Risulta, in altre parole, necessario fornire un giudizio di comparazione che tenga conto dell'aggravante dell'ingente quantità con ragionamento individualizzante riferibile alle condotte ascritte a ciascuno dei ricorrenti. Per tali profili il ragionamento sul quale si basa il giudizio di comparazione è viziato e dovrà essere nuovamente sviluppato dal giudice del rinvio, cui compete il potere discrezionale di determinazione del trattamento sanzionatorio. 7. Conclusivamente, la sentenza impugnata deve essere annullata limitatamente al giudizio di comparazione tra circostanze eterogenee, con rinvio per nuovo giudizio sul- punto, ed eventuale rideterminazione del trattamento sanzionatorio, ad altra sezione della Corte di appello di Bologna. I ricorsi devono essere rigettati nel resto.
P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente al giudizio di comparazione tra circostanze eterogenee e rinvia, per nuovo giudizio sul punto e per l'eventuale rideterminazione del trattamento sanzionatorio, ad altra sezione della Corte d'appello di Bologna. Rigetta i ricorsi nel resto. Così deciso il 6 giugno 2024
udita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO;
udito il Procuratore generale, in persona del Sostituto dott.ssa SILVIA SALVADORI, che ha concluso per il rigetto dei ricorsi;
udito il difensore Avv. FILIPPO GIUNCHEDI per AN LC FE TU, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso;
udito il difensore Avv. MATTEO MURGO, per ON RA DY IB, AN LC FE TU e IG ID DO LI, che ha concluso per l'accoglimento dei motivi di ricorso Penale Sent. Sez. 4 Num. 26548 Anno 2024 Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA Relatore: SERRAO EUGENIA Data Udienza: 06/06/2024 RITENUTO IN FATTO 1. La Corte di appello di Bologna, con la sentenza indicata in epigrafe, ha confermato la pronuncia con la quale il 10/02/2023 il Tribunale di Bologna aveva dichiarato BU RU (non ricorrente), LO RA DY BA, SA AN RN RO e EZ DA DU IS responsabili dei seguenti delitti: DY BA LO RA e RN RO SA AN del reato previsto dagli artt. 110 cod. pen. 73, comma 1, e 80, comma 2, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 per avere in concorso detenuto kg. 11,8 circa di sostanza stupefacente del tipo cocaina in Bologna il 17 febbraio 2022 (capo 1); RU BU, RN RO SA AN e DU IS EZ DA del delitto di cui agli artt. 110 cod. pen. 73, comma 1, e 80, comma 2, T.U. Stup. per avere illecitamente detenuto in concorso kg. 93 circa di cocaina suddivisi in 175 panetti, kg. 167 circa di sostanza del tipo cocaina suddivisi in 313 panetti in Bologna e Creazzo in data prossima al 17 febbraio 2022 (capo 2); RU BU del delitto di cui agli artt. 110 cod. pen. 73, comma 1, e 80, comma 2, T.U. Stup. perché in concorso con persone non identificate aveva illecitamente acquistato, importato e detenuto kg. 244 circa di cocaina suddivisi in 448 panetti nonché kg.237 di sostanza stupefacente del tipo cocaina suddivisi in 460 panetti in Bologna, Vado ligure e Santa Croce sull'Arno in data prossima al 17 febbraio 2022 (capo 3). Il Tribunale aveva riconosciuto le circostanze attenuanti generiche a tutti gli imputati ma con giudizio di prevalenza nei confronti di RU BU e con giudizio di equivalenza nei confronti degli altri. 2. Sulla base di tutti gli atti delle indagini preliminari, utilizzabili in ragione del rito prescelto, il giudice di primo grado ha accertato una consistente attività di narcotraffico realizzata mediante approvvigionamento di ingenti quantità di sostanza stupefacente di tipo cocaina, che venivano importate dalla Repubblica Dominicana sfruttando come copertura l'attività commerciale di RU BU, titolare dell'impresa individuale «Caribe Piel» operante nel commercio di cuoio e pelli;
attraverso servizi di pedinamenio e controllo degli spostamenti degli imputati mediante installazione di dispositivi di geolocalizzazione sulle autovetture e di telecamere nei pressi degli immobili adibiti a deposito e stoccaggio dello stupefacente, gli inquirenti erano pervenuti al sequestro dello stupefacente e all'arresto in flagranza dei complici in data 17 febbraio 2022. In particolare, RN RO SA AN ed DU IS EZ DA erano stati visti il 10 febbraio 2022 trasportare da e verso l'abitazione di RU BU borse voluminose, alcune delle quali erano state caricate a bordo 2 4 di automobili per poi essere trasportate a Bologna;
analoghe operazioni erano state registrate il 16 febbraio 2022 quando le autovetture, dopo essere state caricate, si erano dirette verso il capannone industriale sede dell'impresa del BU sito in Monteviale;
alle ore 7:10 del 17 febbraio 2022 telecamere di sorveglianza installate nei pressi del garage del complesso abitativo di via della Guardia a Bologna avevano registrato l'arrivo di un'autovettura Peugeot in uso a RN RO SA AN, dalla quale era sceso l'imputato DY BA LO RA che si era diretto verso l'automobile Kia posteggiata all'interno dell'autorimessa; era sopraggiunto anche il SA, che si era trattenuto insieme al LO all'interno del garage;
quest'ultimo era stato ripreso fuori dall'autorimessa mentre trasportava una borsa sportiva;
successivamente i due imputati si erano allontanati a bordo della Peugeot e si erano diretti a Casalecchio di Reno, ove LO RA era sceso dal mezzo, mentre RN RO SA AN aveva proseguito il viaggio sino a Creazzo, Comune di residenza di RU BU;
DY BA LO RA era stato arrestato poco dopo a Casalecchio di Reno mentre si trovava a casa della sua compagna, mentre RN RO SA AN, DU IS EZ DA e RU BU erano stati arrestati poco dopo presso il capannone industriale sito in Monteviale. Le perquisizioni avevano consentito di rinvenire ingenti quantitativi di sostanza stupefacente all'interno di pallet apparentemente contenenti pellame spedito dalla Repubblica Dominicana (488 panetti del peso complessivo lordo di circa kg.260 di cocaina divisa in tavolette) e di intercettare alcuni container destinati all'impresa del BU contenenti cocaina del peso lordo di circa kg.238 e di circa kg. 237; le perquisizioni estese a tutti gli immobili nella disponibilità di SA, EZ e BU avevano consentito di rinvenire presso l'appartamento situato in Lido di Camaiore, domicilio del BU, denaro contante per euro 296.690,00 e nell'autovettura Kia parcheggiata in via della Guardia a Bologna un vano sottofondo ricavato nella parte sottostante il piano di carico del baule posteriore all'interno del quale erano occultate 31 buste di plastica contenenti cocaina per complessivi kg.11 18 lordi. 3. RN RO SA AN, DU IS EZ DA e DY BA LO RA propongono ricorso per cassazione censurando la sentenza, con il primo motivo, per inosservanza dell'art. 69 cod. pen. e connesso vizio di motivazione. I ricorrenti ritengono ingiusto e severo il trattamento sanzionatorio loro inflitto con particolare riferimento al mancato giudizio di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sull'aggravante di cui all'art. 80 T.U. Stup. con motivazione carente e comunque illogica e contraddittoria. In 3 Q particolare, si deduce come la difesa avesse allegato specifiche circostanze a sostegno della disparità di trattamento, del tutto obliterate dalla Corte territoriale. Differentemente da quanto affermato dal giudice di primo grado e ribadito in appello, dalla lettura del verbale di interrogatorio del coimputato RU BU del 4 marzo 2022 era emerso come le dichiarazioni di quest'ultimo non avessero offerto particolari spunti investigativi, posto che dopo tale interrogatorio non è dato riscontrare ulteriori seguiti di indagine. Per contro, gli imputati RN RO SA AN ed DU IS EZ DA avevano dichiarato che le loro responsabilità fossero più ampie di quelle loro contestate, in assoluta simmetria rispetto a quanto riferito dal BU. Quest'ultimo aveva rivelato come l'escamotage utilizzato per le spedizioni del narcotico dalla Repubblica Dominicana fosse la ditta lui intestata, ma si tratta di dato di cui vi era già riscontro in atti;
né è stato identificato alcun correo all'esito delle sue esternazioni. A fronte degli elementi indicati dalla difesa, la Corte territoriale non ha spiegato in che cosa ci sarebbe sostanziato l'apporto del BU alle indagini, nè ha dimostrato di aver tenuto in considerazione le doglianze difensive, laddove tra la specificità dei motivi di appello e la specificità della motivazione di secondo grado vi è un necessario parallelismo. I giudici di appello, per sconfessare l'assunto secondo il quale i tre appellanti non avrebbero reso dichiarazioni eteroaccusatorie per timore di ritorsioni nei confronti delle famiglie, avrebbero preteso la probatio diabolica di qualcosa che non si è verificato. Oltretutto, RU BU aveva ricoperto un ruolo determinante nella commissione del traffico internazionale di stupefacenti intestandosi la società di pellame senza la quale lo stupefacente non si sarebbe potuto importare, occultato nei pallet, mentre i coimputati RN RO SA AN e DU IS EZ DA hanno coadiuvato il BU solo nell'ultimo anno svolgendo un ruolo fungibile rispetto a quest'ultimo; i medesimi hanno inoltre raccontato nei manoscritti confessori circostanze nuove rispetto allo stato delle indagini in quel momento. Tutte le argomentazioni difensive sono state liquidate dalla Corte territoriale con motivazione apparente senza mettere in evidenza alcun concreto specifico elemento sul quale basare il giudizio di maggiore apporto collaborativo reso dal BU. 3.1. Con il secondo motivo deducono violazione dell'art. 62 n. 6 cod. pen. per le posizioni di RN RO SA AN ed DU IS EZ DA e connesso vizio di motivazione. I ricorrenti avevano versato una somma a favore di una comunità terapeutica gestita da privati ma i giudici dei due gradi di merito hanno ritenuto tale condotta irrilevante ai fini dell'applicazione della circostanza attenuante in parola, avuto riguardo al bene giuridico tutelato dalla norma violata, ossia la salute collettiva. Tale assunto 4 implicherebbe che per fruire dell'attenuante il responsabile del reato di cui all'art.73 T.U. Stup. dovrebbe effettuare una donazione nei confronti di tutte le comunità presenti sul territorio italiano che si occupano del recupero dei tossicodipendenti. Partendo dalla sentenza delle Sezioni Unite 30 gennaio 2020 n.24990 che ha riconosciuto l'applicabilità ai reati in materia di stupefacenti della circostanza attenuante di cui all' art. 62 n. 4 cod. pen., la difesa ritiene che analogo discorso possa valere per l'attenuante di cui all'art. 62 n. 6 cod. pen., da correlare alla concreta manifestazione del reato e al disvalore in essa rivelato. La donazione effettuata dai ricorrenti in favore della comunità terapeutica può qualificarsi, si assume, come condotta riparatoria nel senso previsto dall'art. 62 n. 6 cod. pen. parte seconda, che richiede un impegno serio del soggetto nella ricerca di un risultato vantaggioso che comporti anche la parziale attenuazione delle conseguenze del reato. Con riferimento all'attenuante in esame occorre sottolineare secondo la difesa come l'art. 73 T.U. Stup. sia norma posta a tutela di più beni giuridici, ossia la salute pubblica e l'ordine pubblico, ponendo in pericolo la salute degli assuntori e qualificandosi come reato di pericolo astratto destinato a sanzionare condotte seriali con effetti cumulativi in quanto fonti di pericolo per il bene della salute collettiva. L'attenuante speciale di cui all'art. 73, comma 7, T.U. Stup. è strutturata in maniera profondamente differente da quella comune in quanto non vi è alcun riferimento alla spontaneità, ed è pertanto giuridicamente irrilevante il motivo per il quale il soggetto' si è determinato al comportamento previsto dalla norma, non implica la rilevanza della semplice attenuazione delle conseguenze del reato e non attiene, a differenza della circostanza di cui all'art. 62 n. 6 cod. pen., alla struttura del fatto al momento della commissione del reato e alle sue immediate conseguenze. La circostanza invocata dalla difesa si sarebbe dovuta leggere anche alla luce della Riforma Cartabia volta a favorire i comportamenti e le condotte riparatorie, del tutto trascurate dai giudici di merito. 3.2. Con il terzo motivo, limitato alla posizione di DY BA LO RA, si deducono violazione di legge e connesso vizio di motivazione in relazione agli artt. 114 cod. pen. e 80 T.U. Stup.. La difesa si duole del fatto che i giudici di appello abbiano del tutto trascurato ed erroneamente valutato il ruolo svolto da tale imputato. A dimostrazione del minimo contributo causale fornito dal LO RA la difesa aveva evidenziato come nel verbale di interrogatorio del 29 settembre 2022 RN RO SA AN avesse precisato come il LO RA non fosse a conoscenza di tutto ciò che egli faceva e, in particolare, che non fosse a conoscenza del quantitativo che si trovava occultato all'interno della macchina. Nel manoscritto confessorio in pari data dello stesso LO RA, quest'ultimo aveva specificato come si trovasse in rapporto di 5 amicizia con il SA in quanto la compagna di quest'ultimo era la cugina della sua compagna cosicché egli si era reso disponibile allo svolgimento di specifiche e limitate commesse. Si sarebbe dovuto prendere atto del ruolo subordinato e gregario di «strumento in mano altrui», calatosi nella vicenda Con leggerezza e più per vanteria che per un'effettiva partecipazione a operazioni illecite. Nella sentenza impugnata non si è tenuto conto delle osservazioni difensive circa il minimo grado di efficienza causale, sia materiale che psicologico, del LO RA rispetto alla produzione dell'evento, limitandosi la motivazione a dare per provata la partecipazione del ricorrente attiva e dinamica al pari di quella dei correi. Con riguardo all'applicazione dell'art. 80, comma 2, T.U. Stup. la Corte si è limitata a ritenere irrilevante la circostanza che il LO RA non sapesse l'esatto quantitativo che avrebbe dovuto gestire essendo a tal fine sufficiente la generica consapevolezza derivante dalla necessità di predisporre nell'auto un vano di rilevanti dimensioni. La difesa sostiene come alla capienza del vano non sia matematicamente collegato l'ingente quantitativo, essendo peraltro consentito dalla giurisprudenza di legittimità al giudice di discernere, anche escludendo l'aggravante, parametrando la soluzione all'offensività in concreto della condotta. La sentenza si pone in contrasto con i principi giurisprudenziali secondo i quali è necessaria la dimostrazione della colpevolezza dell'agente quanto allo specifico profilo del quantitativo dello stupefacente;
dimostrazione della quale non vi è traccia nella sentenza, apodittica sul punto. 4. Con memorie ritualmente depositate i difensori di RN RO SA AN e di EZ DA DU IS hanno sviluppato i motivi di ricorso. 5. All'odierna udienza, disposta la trattazione orale ai sensi degli artt.23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n.137, convertito con modificazioni dalla legge 18 dicembre 2020, n.176, 16 d.l. 30 dicembre 2021, n.228, convertito con modificazioni dalla legge 21 maggio 2021, n.69, 35, comma 1, lett. a), 94, comma 2, d. Igs. 10 ottobre 2022, n.150, 1, comma 1, legge 30 dicembre 2022, n.199 e 11, comma 7, d.l. 30 dicembre 2023, n.215, le parti hanno rassegnato le conclusioni indicate in epigrafe. 6 CONSIDERATO IN DIRITTO 1. La Corte di appello ha richiamato quanto riportato nella sentenza di primo grado a proposito del contributo fornito da RU BU all'attività degli inquirenti, segnatamente l'indicazione dei primi contatti intercorsi tra RU BU e i coimputati nel 2013-2014 durante un viaggio di lavoro nella Repubblica Dominicana, l'indicazione di un soggetto di nome JO appartenente alle forze dell'ordine dominicane ì che nel presentargli un fornitore di pellame gli aveva proposto di importare illecitamente modesti quantitativi di cocaina, l'indicazione del nome della società dominicana con la quale era in contatto per rapporti commerciali, da utilizzare come copertura per il narcotraffico, l'indicazione del fatto che i traffici avessero avuto inizio nel 2017 con cinque o sei carichi all'anno con importazione di quantitativi sempre crescenti, l'indicazione che il SA e il EZ collaboravano con lui da circa un anno occupandosi del prelievo e del trasporto della sostanza. La Corte territoriale ha sottolineato come l'affermazione della responsabilità penale di RN RO SA AN ed DU IS EZ DA avesse trovato fondamento anche nelle dichiarazioni accusatorie del BU, che avevano corroborato le riprese delle telecamere dalle quali era stato possibile visionare che i due trasportavano voluminosi borsoni attribuendo significato penalmente rilevante a tali riprese, avvalorate dal fatto che i due erano stati sorpresi insieme al BU all'interno del capannone di Monteviale ove erano custodite altre partite di narcotico benché la loro presenza in quel luogo non fosse affatto giustificata da rapporti lavorativi o di collaborazione con la ditta. Le registrazioni effettuate il 17 febbraio 2022 presso via della Guardia , a Bologna avevano consentito di accertare il coinvolgimento di RN RO SA AN nonché quello di DY BA LO RA. Quest'ultimo era in possesso delle chiavi di accensione dell'automobile Kia, per cui si era desunto il suo ruolo di corriere e proprio su tale contributo concorsuale si era basato il diniego della circostanza attenuante di cui all'art. 114 cod. pen. invocata dalla difesa in suo favore. Anche l'imputazione dell'aggravante di cui all'art. 80, comma 2, T.U. Stup. era stata ritenuta soggettivamente imputabile a tutti gli imputati, compreso il LO RA, in quanto il fatto che egli possedesse le chiavi di accensione dell'autovettura all'interno della quale i sodali avevano ricavato un apposito vano per il trasporto di sostanza stupefacente rendeva irrilevante che tale imputato non conoscesse l'esatto quantitativo della sostanza detenuta, essendo in grado di percepire dalla presenza di tale vano che non si sarebbe trattato di modiche quantità. Il giudizio di bilanciamento delle circostanze è stato risolto nel senso della prevalenza in favore del solo BU sul presupposto che egli avesse apportato un contributo 7 informativo più determinante rispetto a quello fornito dai restanti coimputati mentre è stata esclusa la circostanza attenuante di cui all'art. 62 n. 6 cod. pen. nei confronti di RN RO SA AN ed DU IS EZ DA in quanto il versamento prima del giudizio della somma di euro 50.000 in favore della comunità Sasso Monteggiani di Marradi impegnata nel recupero di persone affette da tossicodipendenza è stato ritenuto non idoneo a riparare il bene collettivo della salute pubblica tutelato dalla norma incriminatrice;
tale gesto è stato comunque valutato ai fini del riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. 2. Nei confronti di RU BU è stata irrogata la pena base di anni 16 di reclusione ed euro 90.000 di multa, nei confronti di RN RO SA AN la pena base di anni 15 di reclusione ed euro 120.000 di multa, nei confronti di DU IS EZ DA la pena base di anni 15 di reclusione d'euro 90.000 di multa e nei confronti di DY BA LO RA la pena base di anni otto di reclusione ed euro 45.000 di multa. È stata fornita espressa giustificazione della determinazione della pena in misura prossima al limite massimo edittale per RN RO SA AN, DU IS EZ DA e RU BU in ragione del cospicuo quantitativo di stupefacente importato e detenuto e della non occasionalità delle condotte di trasporto e importazione di cocaina, così come l'indicazione della prossimità della pena irrogata nei confronti di DY BA LO RA al limite edittale minore in ragione del più marginale il ruolo ricoperto nel traffico dello stupefacente. Tenuto conto della giurisprudenza di legittimità in tema di onere motivazionale del giudice in ordine alla determinazione della pena ( Sez. 3, n. 29968 del 22/2/2019, Del Papa, Rv. 276288-01; Sez. 2, n. 36104 del 27/4/2017, Mastro, Rv. 271243), l'entità della pena irrogata non è in questa sede sindacabile in quanto assistita da congrua motivazione. 3. Con riguardo alla circostanza aggravante di cui all'art.80, comma 2, T.U. Stup., il cui riconoscimento nei confronti del LO RA sarebbe illegittimo, si ritiene il terzo motivo di ricorso manifestamente infondato. La Corte non ha condiviso la tesi difensiva secondo la quale il LO RA non sarebbe stato consapevole della quantità di sostanza trasportata sottolineando come le modalità di confezionamento e nascondinnento del carico all'interno dell'autovettura di cui egli aveva la disponibilità fossero pienamente dimostrative della sussistenza dell'elemento soggettivo in quanto, per quanto egli potesse non sapere quale fosse l'esatto quantitativo che avrebbe dovuto gestire per la circostanza aggravante in parola, doveva ritenersi sufficiente la generica 8 consapevolezza derivante dalla necessità di predisporre nell'auto un vano di rilevanti dimensioni per raccogliere la sostanza stupefacente. La censura non supera il vaglio di ammissibilità in quanto la sentenza impugnata è, sul punto, pienamente rispettosa del principio espresso dalla Corte di legittimità, che ha più volte affermato che, ai fini del riconoscimento della circostanza aggravante dell'ingente quantità, di cui all'art. 80, comma 2, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, è necessario che sia accertata, ai sensi dell'art. 59, comma 2, cod. pen., la colpevolezza dell'agente in relazione alla predetta circostanza, precisando come sia sufficiente la prova che questi l'abbia ignorata per colpa o ritenuta inesistente per errore dovuto a colpa (Sez. 4, n. 18049 del 14/04/2022, AC Lulzim, Rv. 283209 - 01; Sez. 3, n. 6871 del 08/07/2016, dep. 2017, Bandera, Rv. 269151 - 01; Sez. 3, n. 21968 del 24/02/2016, Amato, Rv. 267076 - 01). La Corte territoriale nel caso in esame è peraltro pervenuta, con giudizio logicamente corretto, a ritenere provata tale consapevolezza anche in capo al ricorrente GrulloiRA. 4. Con riguardo alla circostanza attenuante di cui all'art.114 cod. pen., la censura è infondata. Premesso che del ruolo non primario del LO RA i giudici di merito hanno tenuto conto nella determinazione della pena in misura significativamente inferiore a quella irrogata ai coimputati, la Corte territoriale ha ritenuto che il motivo di appello inerente alla predetta circostanza attenuante fosse reiterativo di argomenti già sottoposti al giudice di primo grado senza alcun elemento di novità. In particolare, la Corte ha richiamato la giurisprudenza di legittimità secondo la quale non è sufficiente una minore efficacia causale dell'attività prestata da un correo rispetto a quella realizzata dagli altri essendo necessario un contributo del tutto marginale, tale da risultare trascurabile nell'economia generale del crimine commesso, in contrasto con quanto avvenuto nel caso concreto in cui il DY BA LO RA, svolgendo la funzione di corriere che aveva messo a disposizione dei sodali un'autovettura opportunamente modificata per occultare il carico, fosse tutt'altro che marginale e anzi determinante. Non contestando il ruolo riconosciuto a tale ricorrente dai giudici di merito, la censura risulta tendente a sollecitare una diversa valutazione del medesimo compendio istruttorio, già valutato dai giudici di merito con argomenti pienamente aderenti al principio secondo il quale l'art.114 cod. pen. non può trovare applicazione quando il contributo del concorrente non possa ritenersi del tutto trascurabile nell'economia generale dell'iter criminoso (ex plurimis, Sez. 4, n.50307 del 20/07/2018, B., Rv. 274002 - 01). La pronuncia ha del tutto legittimamente attribuito un ruolo determinante a colui che deteneva le chiavi di un'autovettura appositamente modificata per trasportare, nascosta in 9 un sottofondo, la sostanza stupefacente e gli elementi allegati dalla difesa sono stati implicitamente ritenuti recessivi a fronte di una prova ritenuta, con ragionamento esente da vizi, dirimente. 5. Il secondo motivo di ricorso, inerente al diniego della circostanza attenuante comune di cui all'art.62 n.6 cod. pen. è infondato. La Corte territoriale ha ritenuto inapplicabile tale attenuante comune in ragione del rapporto di specialità che, rispetto a essa, è riconosciuto alle attenuanti della collaborazione di cui agli artt. 73, comma 7, e 74, comma 7, T.U. Stup., valutando quindi il versamento della somma in favore di una comunità terapeutica 'da parte di RN RO SA AN ed DU IS EZ DA come inidoneo a integrare l'attenuante invocata dalla difesa. Seppure la motivazione non colga nel segno con riguardo a condotte diverse dalla collaborazione, occorre tuttavia osservare che, come già efficacemente affermato (Sez. 6, n. 6863 del 07/03/1994, SUT, Rv. 198743 - 01), nei reati in materia di stupefacenti, il riconoscimento dell'attenuante comune presuppone un giudizio di reversibilità del danno in concreto arrecato alla parte lesa e, in secondo luogo, l'attivarsi del reo nell'elidere, o ridimensionare il danno o il pericolo, conseguente all'immissione sul mercato o alla consegna al consumatore di quella specifica partita di stupefacente oggetto della contestazione. Quel che difetta, nel caso di specie, è proprio il diretto collegamento della condotta indice di ravvedimento con le conseguenze dello specifico reato oggetto di contestazione. 6. Il primo motivo è fondatamente proposto. La Corte di appello, in replica alla doglianza proposta dalla difesa in merito al mancato giudizio di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche ha ritenuto che gli appellanti, a differenza di RU BU, non avessero fornito un contributo che fosse andato oltre la mera ammissione dei fatti, avendo il primo narrato della sua partecipazione all'importazione della sostanza stupefacente ripercorrendone tutte le tappe e i passaggi in modo puntuale e fornendo spunti investigativi per individuare altri soggetti in posizione apicale rispetto a quella dei correi coinvolti nel traffico internazionale di stupefacente. La critica mossa dalla difesa all'argomentazione secondo la quale sarebbe mera suggestione priva di addentellati probatori la giustificazione offerta dagli appellanti, i quali non avrebbero reso dichiarazioni eteroaccusatorie per timore di ritorsioni nei confronti delle famiglie, tende a ottenere dalla Corte di legittimità una diversa valutazione dei fatti, inammissibile. La Corte di legittimità non può, infatti, che prendere atto della incontestata assenza di «addentellati probatori» 10 sigliere estensore Il Pre 'dente in base alla quale il giudice di appello ha, con motivazione non manifestamente illogica né contraddittoria, ritenuto ingiustificato il silenzio dei correi a fronte dell'atteggiamento collaborativo del BU. Il Collegio ritiene, tuttavia, che si tratti di censura fondata laddove si è allegato il vizio motivazionale a sostegno del giudizio di comparazione. Nel comparare le attenuanti generiche con l'aggravante di cui all'art.80, comma 2, T.U. Stup., i giudici di merito hanno ritenuto, come detto, che il comportamento processuale del BU, a differenza di quello dei coimputati, conducesse al giudizio di prevalenza delle circostanze attenuanti sull'aggravante. Così argomentando, tuttavia, hanno dato per presupposto che il minor disvalore del fatto si basasse per tutti sulla sola valutazione del comportamento processuale, contraddicendo la rilevanza, ai fini dell'art.62 bis cod. pen., predicata in altro passo della sentenza (in particolare a pag. 12 della sentenza di primo grado), delle condotte riparative del SA e del EZ. Per altro verso, la Corte territoriale è incorsa nel vizio di manifesta illogicità avendo evidenziato il maggior «peso» dell'attenuante concernente il BU sebbene l'aggravante dell'art.80, comma 2, T.U. Stup. non abbia circostanziato il medesimo delitto per tutti i coimputati. Risulta, in altre parole, necessario fornire un giudizio di comparazione che tenga conto dell'aggravante dell'ingente quantità con ragionamento individualizzante riferibile alle condotte ascritte a ciascuno dei ricorrenti. Per tali profili il ragionamento sul quale si basa il giudizio di comparazione è viziato e dovrà essere nuovamente sviluppato dal giudice del rinvio, cui compete il potere discrezionale di determinazione del trattamento sanzionatorio. 7. Conclusivamente, la sentenza impugnata deve essere annullata limitatamente al giudizio di comparazione tra circostanze eterogenee, con rinvio per nuovo giudizio sul- punto, ed eventuale rideterminazione del trattamento sanzionatorio, ad altra sezione della Corte di appello di Bologna. I ricorsi devono essere rigettati nel resto.
P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente al giudizio di comparazione tra circostanze eterogenee e rinvia, per nuovo giudizio sul punto e per l'eventuale rideterminazione del trattamento sanzionatorio, ad altra sezione della Corte d'appello di Bologna. Rigetta i ricorsi nel resto. Così deciso il 6 giugno 2024