CASS
Sentenza 27 dicembre 2024
Sentenza 27 dicembre 2024
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. V trib., sentenza 27/12/2024, n. 34665 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 34665 |
| Data del deposito : | 27 dicembre 2024 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso iscritto al n. 16327/2020 R.G. proposto da: ROMAGNA TI S.N.C. DI MA MA & C., in persona del legale rappresentante pro tempore, sedente in Cesena, nonché AU MA personalmente, assistito, rappresentato e difeso, giusta procura speciale in margine al ricorso, dall’ avv. IN TA, ed elettivamente domiciliata presso lo studio OT AT in Roma, via di Porta Pertusa, 4; – ricorrenti – contro AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura generale dello Stato, e presso la stessa domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12; - controricorrente – Avverso la sentenza n. 1867 del 14 ottobre 2019 resa dalla Commissione Regionale dell’Emilia-NA. Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13 novembre 2024 dal consigliere Alberto Crivelli. Si dà atto che il Sostituto Procuratore generale Alessandro Pepe ha chiesto l’accoglimento del secondo motivo del ricorso. Civile Sent. Sez. 5 Num. 34665 Anno 2024 Presidente: GIUDICEPIETRO ANDREINA Relatore: CRIVELLI ALBERTO Data pubblicazione: 27/12/2024 2 di 5 Si dà atto altresì che il difensore della contribuente, avv. IN TA, ha concluso per l’accoglimento del ricorso. La difesa erariale ha a sua volta insistito per il rigetto. FATTI DI CAUSA 1.L’Agenzia delle Entrate assumeva l’irregolarità della contabilità della società contribuente, con specifico riferimento alla non deducibilità dei costi derivanti da fatture ricevute da tale TO srl, e ciò in quanto la NA TI fatturava spese di trasporto alla TO, ma questa a sua volta emetteva fatture per spese di logistica per un importo pari a quello dei trasporti, così verificandosi la traslazione del reddito. Il tutto poi senza effettiva possibilità di analisi dei costi ed in particolare dei requisiti di certezza e determinabilità, in quanto i documenti contenevano una descrizione sommaria, mentre i documenti di trasporto dimostravano che il carico avveniva presso la sede di clienti terzi, mancando però annotazioni di soste presso la TO, sicché non risultavano operazioni di carico, scarico e sosta presso quest’ultima società. Da tanto l’Agenzia riprendeva a tassazione redditi per € 935.211,08 e pressoché corrispondente reddito da partecipazione in capo al socio (al 99 %), il tutto con riguardo all’anno d’imposta 2011. La CTR confermava la pretesa erariale, e la contribuente propone così ricorso in cassazione fondato su quattro motivi. L’Agenzia resiste a mezzo di controricorso. RAGIONI DELLA DECISIONE 1. Con il primo motivo si denuncia nullità della sentenza per motivazione parvente. In particolare, la ratio decidendi parrebbe oscura e incomprensibile, laddove i giudici d’appello sono giunti a ritenere la causa negoziale di fatto insussistente, specie laddove si ha la fatturazione dei costi da parte di TO s.r.l. 1.1. Il motivo è fondato. 3 di 5 La sentenza tenta infatti di descrive così i rapporti “trilateri”: NA TI e TO avevano stipulato un contratto d’appalto, in base al quale a NA TI venivano consegnati per il trasporto e consegna (ai clienti di TO) di prodotti ittici. NA TI (non TO, come erroneamente indicato a pag. 5 della sentenza impugnata) teneva a disposizione di TO un proprio mezzo, ma se questo non poteva essere totalmente utilizzato da prodotti di quest’ultima, il mezzo stesso poteva essere utilizzato per trasporti anche nell’interesse di altri clienti (evidentemente di NA TI). Peraltro, sempre secondo la CTR, “TO srl fatturava a NA TI il 100 % delle proprie prestazioni logistiche e di trasporto: - i terzi clienti fatturavano a NA TI le prestazioni di logistica e trasporto nei limiti di cui ne beneficiavano;
- NA TI emetteva fatture a TO s.r.l. per la restituzione degli importi percepiti in eccedenza”. Orbene questa ricostruzione non è minimamente coerente con le operazioni commerciali così come descritte dalla stessa CTR, e come si ricavano dalle indicazioni rinvenienti dagli atti delle parti in giudizio. Infatti, si parla di “clienti terzi” che “fatturavano a NA TI le prestazioni di logistica e trasporto”, ma ciò non è possibile perché i terzi erano i beneficiari dei trasporti, e semmai era dunque NA TI a emettere fatture nei loro confronti per i servizi da essa resi. Dopodiché si parla di fatture emesse da “NA TI …. a TO srl per la restituzione degli importi percepiti in eccedenza”, ma NA TI – in base alla ricostruzione ed al contratto d’appalto - eseguiva essa i trasporti, non doveva restituire niente, e comunque se avesse restituito sarebbe stato il ricevente ad emettere fattura. Le incertezze e contraddizioni in cui cadono i giudici d’appello traspaiono anche laddove gli stessi rilevano un “disallineamento” fra i soggetti che emettono e ricevono le fatture, che viene in realtà 4 di 5 rilevato solo come conseguenza della confusione in cui si trova la CTR, più che per la complessità dei rapporti. A rendere ulteriormente contraddittoria la ricostruzione, o meglio del tutto incoerente la ratio con la ricostruzione delle operazioni, la CTR sostiene anche che le fatture “per una parte sovrapponevano quanto ai costi di TO srl e dalla clientela ed in parte si riducevano quanto alla restituzione a TO da NA TI delle somme da questa ricevute dalla clientela terza”, inserendo anche un riferimento alla causa negoziale. Neppure affidandosi a congetture, il che è indice inequivoco della non ricostruibilità della ratio, è possibile dare un senso e una coerenza a queste affermazioni rispetto ai passaggi precedenti. D’altronde la perplessità della motivazione ed anzi la non comprensione del rapporto tra le parti emerge in più punti della sentenza, che infatti ritiene come lo schema contabile (o contrattuale a questo punto, non si comprende cosa si intenda) fosse “del tutto oscuro”. Tale conclusione dipende infatti dall’incomprensione in ordine al sistema di fatturazione, come visto sopra interamente frainteso dalla CTR. Ne deriva che la motivazione, pur apparentemente presente, è ampiamente inficiata da contraddizioni insanabili ed invincibili dipendenti dalla non comprensione dei rapporti intercorrenti fra le parti. 2. Alla luce di quanto precede gli ulteriori tre motivi sono assorbiti in quanto attengono al merito della controversia, superato dalla nullità della sentenza. 3. L’accoglimento del primo motivo determina dunque la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio alla CGT2 dell’Emilia- NA, che provvederà altresì alla liquidazione delle spese di lite.
P. Q. M.
5 di 5 La Corte, in accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata, rinviando alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado dell’Emilia-NA, che provvederà altresì alla liquidazione delle spese di lite. Così deciso in Roma, il 13 novembre 2024
- NA TI emetteva fatture a TO s.r.l. per la restituzione degli importi percepiti in eccedenza”. Orbene questa ricostruzione non è minimamente coerente con le operazioni commerciali così come descritte dalla stessa CTR, e come si ricavano dalle indicazioni rinvenienti dagli atti delle parti in giudizio. Infatti, si parla di “clienti terzi” che “fatturavano a NA TI le prestazioni di logistica e trasporto”, ma ciò non è possibile perché i terzi erano i beneficiari dei trasporti, e semmai era dunque NA TI a emettere fatture nei loro confronti per i servizi da essa resi. Dopodiché si parla di fatture emesse da “NA TI …. a TO srl per la restituzione degli importi percepiti in eccedenza”, ma NA TI – in base alla ricostruzione ed al contratto d’appalto - eseguiva essa i trasporti, non doveva restituire niente, e comunque se avesse restituito sarebbe stato il ricevente ad emettere fattura. Le incertezze e contraddizioni in cui cadono i giudici d’appello traspaiono anche laddove gli stessi rilevano un “disallineamento” fra i soggetti che emettono e ricevono le fatture, che viene in realtà 4 di 5 rilevato solo come conseguenza della confusione in cui si trova la CTR, più che per la complessità dei rapporti. A rendere ulteriormente contraddittoria la ricostruzione, o meglio del tutto incoerente la ratio con la ricostruzione delle operazioni, la CTR sostiene anche che le fatture “per una parte sovrapponevano quanto ai costi di TO srl e dalla clientela ed in parte si riducevano quanto alla restituzione a TO da NA TI delle somme da questa ricevute dalla clientela terza”, inserendo anche un riferimento alla causa negoziale. Neppure affidandosi a congetture, il che è indice inequivoco della non ricostruibilità della ratio, è possibile dare un senso e una coerenza a queste affermazioni rispetto ai passaggi precedenti. D’altronde la perplessità della motivazione ed anzi la non comprensione del rapporto tra le parti emerge in più punti della sentenza, che infatti ritiene come lo schema contabile (o contrattuale a questo punto, non si comprende cosa si intenda) fosse “del tutto oscuro”. Tale conclusione dipende infatti dall’incomprensione in ordine al sistema di fatturazione, come visto sopra interamente frainteso dalla CTR. Ne deriva che la motivazione, pur apparentemente presente, è ampiamente inficiata da contraddizioni insanabili ed invincibili dipendenti dalla non comprensione dei rapporti intercorrenti fra le parti. 2. Alla luce di quanto precede gli ulteriori tre motivi sono assorbiti in quanto attengono al merito della controversia, superato dalla nullità della sentenza. 3. L’accoglimento del primo motivo determina dunque la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio alla CGT2 dell’Emilia- NA, che provvederà altresì alla liquidazione delle spese di lite.
P. Q. M.
5 di 5 La Corte, in accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata, rinviando alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado dell’Emilia-NA, che provvederà altresì alla liquidazione delle spese di lite. Così deciso in Roma, il 13 novembre 2024