Cass. pen., sez. VI, sentenza 20/11/2003, n. 13309
CASS
Sentenza 20 novembre 2003

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Ricorrono gli estremi del reato di calunnia quando l'imputato, travalicando il rigoroso rapporto funzionale tra la sua condotta e la confutazione dell'imputazione, non si limiti a ribadire la insussistenza delle accuse a suo carico, ma assuma ulteriori iniziative dirette a coinvolgere altri, di cui conosce l'innocenza, nella incolpazione, specifica e circostanziata, di un fatto concreto e da ciò derivi la possibilità di inizio di un'indagine penale da parte dell'autorità (Nella specie, l'indagato, sospettato per il reato di omicidio, aveva affermato, in un interrogatorio reso al P.M., di avere restituito, la sera prima dell'uccisione, a persona che sapeva innocente, il possesso di un' automobile che recava tracce di un conflitto a fuoco, formulando indirettamente, in tal modo, a suo carico, la falsa accusa di omicidio. La Corte, ha rigettato il ricorso dell'imputato diretto ad ottenere l'applicazione dell'esinente prevista dall'art. 51 cod. pen. confermando che le dichiarazioni dell'imputato non avevano alcuna rilevanza ai fini del diritto di difesa).

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    Sul provvedimento

    Citazione :
    Cass. pen., sez. VI, sentenza 20/11/2003, n. 13309
    Giurisdizione : Corte di Cassazione
    Numero : 13309
    Data del deposito : 20 novembre 2003

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