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Sentenza 18 novembre 2024
Sentenza 18 novembre 2024
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. II, sentenza 18/11/2024, n. 29576 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 29576 |
| Data del deposito : | 18 novembre 2024 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso 21751/2020 R.G. proposto da: ND MA, domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la Cancelleria della Suprema Corte di Cassazione, rappresentato e difeso PAOLO SASSI che lo rappresenta e difende giusta procura in atti;
– ricorrente – contro MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– controricorrente – avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di CAMPOBASSO, depositata in data 24/06/2020; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 26/09/2024 dal Consigliere GIUSEPPE GRASSO;
Civile Sent. Sez. 2 Num. 29576 Anno 2024 Presidente: ORILIA LORENZO Relatore: GRASSO GIUSEPPE Data pubblicazione: 18/11/2024 2 di 5 Udito il P.M. in persona del Sostituto procuratore Generale AN PE, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso. Svolgimento del processo 1. Il Tribunale di Campobasso, con ordinanza del 24/6/2020, rigettò l’opposizione formulata da DI AD contro il decreto che ne aveva revocato l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato in un giudizio riguardante la richiesta protezione internazionale. La decisione risulta fondata sul rilievo che l’opponente non aveva messo a disposizione del giudice il provvedimento opposto. 2. DI AD ha proposto ricorso avverso il provvedimento anzidetto sulla base di due motivi e il Ministero della Giustizia ha resistito con controricorso. 3. Con ordinanza interlocutoria n. 3047/2021, pubblicata il 28/10/2021, la Sesta Sezione civile-2 ha rimesso la causa alla pubblica udienza. 4. All’approssimarsi di essa il Procuratore Generale, in persona del Sostituto Stefano Pepe ha fatto pervenire conclusioni scritte Ragioni della decisione 5. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 702, co. 5, cod. proc. civ., assumendo che la norma richiamata assegna al giudice il potere d’istruttoria officiosa. Principio, questo, soggiunge il ricorrente, confermato in giurisprudenza, essendo stato escluso che il giudice possa rigettare la domanda, in applicazione dell’art. 2697 cod. civ., dando <<per esistenti fonti di prova decisive e, nel contempo, astersi dal disporre l’acquisizione d’ufficio>> (richiama Cass. n. 4485/2014). Nel caso in esame il Giudice non aveva reso motivazione alcuna a giustificazione della mancata acquisizione documentale. 5.1. Il motivo è fondato. 3 di 5 Disposto che <<le controversie previste dall’articolo 170 del decreto presidente della repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono regolate dal rito sommario di cognizione (…)>>, l’art. 15 del d. lgs. n. 150/2011, al suo quinto comma recita: <<il presidente può chiedere a chi ha provveduto alla liquidazione o li detiene, gli atti, i documenti e le informazioni necessari ai fini della decisione>>. Più in generale, si è precisato che nel procedimento sommario di cognizione, l'esercizio dei poteri istruttori assegnati al giudice dall'art. 702 ter, quinto comma, cod. proc. civ. esprime una valutazione discrezionale, insindacabile in sede di legittimità, se sorretta da motivazione esente da vizi di logica giuridica, restando esclusa la sola possibilità di decidere la controversia in applicazione dell'art. 2697 cod. civ., quale regola di giudizio, non potendo il giudice dare per esistenti fonti di prova decisive e, nel contempo, astenersi dal disporne l'acquisizione d'ufficio (Sez. 2, n. 4485, 25/02/2014, Rv. 629600 – 01). Dal precetto di cui al citato art. 15 questa Corte ha tratto il principio secondo il quale, in tema di compenso agli ausiliari del giudice, il giudice dell'opposizione al decreto di pagamento deve chiedere a chi ha provveduto alla liquidazione o a chi li detiene gli atti, i documenti e le informazioni necessari alla decisione, in quanto la locuzione "può chiedere", di cui all'art. 15 del d.lgs. n. 150 del 2011, va intesa nel senso del potere-dovere di decidere "causa cognita" (Sez. 2, n. 19690 del 02/10/2015, Rv. 636535 – 01; conf., Sez. 2, n. 23133 del 19/08/2021, Rv. 662071 – 01; Sez. 2, n. 4194 del 16/02/2017, Rv. 643047 – 01; Sez. 2, n. 2206 del 30/01/2020, Rv. 656859 – 01). In via di stretta conseguenza, si è, indi, affermato che, in tema di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, la mancata 4 di 5 indicazione numerica della situazione reddituale nell'autodichiarazione da allegare all'istanza di ammissione al beneficio non costituisce di per sé motivo di revoca dell'ammissione disposta in via provvisoria, dovendo il giudice – anche in sede di opposizione ex art. 170 del d.P.R. n. 115 del 2002 – attivare i poteri istruttori officiosi in relazione alla determinazione non solo del "quantum", ma anche dell'"an". (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato l'ordinanza del giudice di merito che aveva rigettato il ricorso in opposizione ex art. 170 d.P.R. n. 115 del 2002 avverso il decreto di revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato disposta in via provvisoria dal Consiglio dell'odine degli avvocati, evidenziando che nella sezione ove andavano indicati i redditi, la ricorrente non aveva indicato alcuna cifra espressa in numeri, limitandosi a dichiarare "vivo con i miei genitori che mi sostengono economicamente") – Sez. 2, n. 18801 del 04/07/2023,Rv. 668397 - 01) –. Nel caso qui in esame il Giudice ha rigettato il reclamo sul mero presupposto che l’istante non aveva depositato il provvedimento di revoca dall’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, astenendosi, tuttavia, dalla necessaria acquisizione di esso. Quali che fossero state le ragioni della revoca e il fondamento della tesi dell’interessato, il Giudice del reclamo avrebbe dovuto, quindi, esaminare nel merito l’opposizione, previa doverosa acquisizione del provvedimento di revoca. 6. L’accoglimento del primo motivo rende superfluo l’esame del secondo, con il quale si denuncia l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo;
motivo che, pertanto, resta assorbito in senso proprio. 5 di 5 7. La decisione impugnata deve, pertanto, essere cassata con rinvio e il Giudice del rinvio regolerà anche le spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
accoglie il ricorso, cassa il provvedimento impugnato e rinvia, anche per il regolamento delle spese del giudizio di legittimità, al presidente del Tribunale di Campobasso, in persona di altro magistrato. Così deciso nella camera di consiglio del 26 settembre 2026
– ricorrente – contro MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– controricorrente – avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di CAMPOBASSO, depositata in data 24/06/2020; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 26/09/2024 dal Consigliere GIUSEPPE GRASSO;
Civile Sent. Sez. 2 Num. 29576 Anno 2024 Presidente: ORILIA LORENZO Relatore: GRASSO GIUSEPPE Data pubblicazione: 18/11/2024 2 di 5 Udito il P.M. in persona del Sostituto procuratore Generale AN PE, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso. Svolgimento del processo 1. Il Tribunale di Campobasso, con ordinanza del 24/6/2020, rigettò l’opposizione formulata da DI AD contro il decreto che ne aveva revocato l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato in un giudizio riguardante la richiesta protezione internazionale. La decisione risulta fondata sul rilievo che l’opponente non aveva messo a disposizione del giudice il provvedimento opposto. 2. DI AD ha proposto ricorso avverso il provvedimento anzidetto sulla base di due motivi e il Ministero della Giustizia ha resistito con controricorso. 3. Con ordinanza interlocutoria n. 3047/2021, pubblicata il 28/10/2021, la Sesta Sezione civile-2 ha rimesso la causa alla pubblica udienza. 4. All’approssimarsi di essa il Procuratore Generale, in persona del Sostituto Stefano Pepe ha fatto pervenire conclusioni scritte Ragioni della decisione 5. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 702, co. 5, cod. proc. civ., assumendo che la norma richiamata assegna al giudice il potere d’istruttoria officiosa. Principio, questo, soggiunge il ricorrente, confermato in giurisprudenza, essendo stato escluso che il giudice possa rigettare la domanda, in applicazione dell’art. 2697 cod. civ., dando <<per esistenti fonti di prova decisive e, nel contempo, astersi dal disporre l’acquisizione d’ufficio>> (richiama Cass. n. 4485/2014). Nel caso in esame il Giudice non aveva reso motivazione alcuna a giustificazione della mancata acquisizione documentale. 5.1. Il motivo è fondato. 3 di 5 Disposto che <<le controversie previste dall’articolo 170 del decreto presidente della repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono regolate dal rito sommario di cognizione (…)>>, l’art. 15 del d. lgs. n. 150/2011, al suo quinto comma recita: <<il presidente può chiedere a chi ha provveduto alla liquidazione o li detiene, gli atti, i documenti e le informazioni necessari ai fini della decisione>>. Più in generale, si è precisato che nel procedimento sommario di cognizione, l'esercizio dei poteri istruttori assegnati al giudice dall'art. 702 ter, quinto comma, cod. proc. civ. esprime una valutazione discrezionale, insindacabile in sede di legittimità, se sorretta da motivazione esente da vizi di logica giuridica, restando esclusa la sola possibilità di decidere la controversia in applicazione dell'art. 2697 cod. civ., quale regola di giudizio, non potendo il giudice dare per esistenti fonti di prova decisive e, nel contempo, astenersi dal disporne l'acquisizione d'ufficio (Sez. 2, n. 4485, 25/02/2014, Rv. 629600 – 01). Dal precetto di cui al citato art. 15 questa Corte ha tratto il principio secondo il quale, in tema di compenso agli ausiliari del giudice, il giudice dell'opposizione al decreto di pagamento deve chiedere a chi ha provveduto alla liquidazione o a chi li detiene gli atti, i documenti e le informazioni necessari alla decisione, in quanto la locuzione "può chiedere", di cui all'art. 15 del d.lgs. n. 150 del 2011, va intesa nel senso del potere-dovere di decidere "causa cognita" (Sez. 2, n. 19690 del 02/10/2015, Rv. 636535 – 01; conf., Sez. 2, n. 23133 del 19/08/2021, Rv. 662071 – 01; Sez. 2, n. 4194 del 16/02/2017, Rv. 643047 – 01; Sez. 2, n. 2206 del 30/01/2020, Rv. 656859 – 01). In via di stretta conseguenza, si è, indi, affermato che, in tema di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, la mancata 4 di 5 indicazione numerica della situazione reddituale nell'autodichiarazione da allegare all'istanza di ammissione al beneficio non costituisce di per sé motivo di revoca dell'ammissione disposta in via provvisoria, dovendo il giudice – anche in sede di opposizione ex art. 170 del d.P.R. n. 115 del 2002 – attivare i poteri istruttori officiosi in relazione alla determinazione non solo del "quantum", ma anche dell'"an". (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato l'ordinanza del giudice di merito che aveva rigettato il ricorso in opposizione ex art. 170 d.P.R. n. 115 del 2002 avverso il decreto di revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato disposta in via provvisoria dal Consiglio dell'odine degli avvocati, evidenziando che nella sezione ove andavano indicati i redditi, la ricorrente non aveva indicato alcuna cifra espressa in numeri, limitandosi a dichiarare "vivo con i miei genitori che mi sostengono economicamente") – Sez. 2, n. 18801 del 04/07/2023,Rv. 668397 - 01) –. Nel caso qui in esame il Giudice ha rigettato il reclamo sul mero presupposto che l’istante non aveva depositato il provvedimento di revoca dall’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, astenendosi, tuttavia, dalla necessaria acquisizione di esso. Quali che fossero state le ragioni della revoca e il fondamento della tesi dell’interessato, il Giudice del reclamo avrebbe dovuto, quindi, esaminare nel merito l’opposizione, previa doverosa acquisizione del provvedimento di revoca. 6. L’accoglimento del primo motivo rende superfluo l’esame del secondo, con il quale si denuncia l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo;
motivo che, pertanto, resta assorbito in senso proprio. 5 di 5 7. La decisione impugnata deve, pertanto, essere cassata con rinvio e il Giudice del rinvio regolerà anche le spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
accoglie il ricorso, cassa il provvedimento impugnato e rinvia, anche per il regolamento delle spese del giudizio di legittimità, al presidente del Tribunale di Campobasso, in persona di altro magistrato. Così deciso nella camera di consiglio del 26 settembre 2026