Cass. pen., sez. VI, sentenza 17/01/2013, n. 9096
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Sentenza 17 gennaio 2013

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Il provvedimento analizzato è una sentenza della Corte Suprema di Cassazione, Sezione VI Penale, emessa il 17 gennaio 2013, con il Presidente Giovanni De Roberto. Le parti in causa hanno presentato richieste contrastanti: il ricorrente ha contestato la legittimità della custodia cautelare in carcere, sostenendo l'insussistenza di gravi indizi di colpevolezza per il reato di associazione per delinquere, mentre il Procuratore Generale ha chiesto l'annullamento con rinvio limitatamente a tale reato, ritenendo fondate le esigenze cautelari.

Il giudice ha accolto parzialmente il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata solo per quanto riguarda l'addebito di associazione per delinquere, ritenendo che gli elementi forniti non dimostrassero un programma criminale indeterminato, ma si riferissero specificamente al furto programmato presso la Banca d'Italia. La Corte ha sottolineato che le affermazioni generiche e le intercettazioni non erano sufficienti a provare l'esistenza di un sodalizio criminoso di ampia portata. Tuttavia, ha rigettato le altre censure, confermando la sussistenza delle esigenze cautelari e la legittimità della custodia in carcere per gli altri reati contestati.

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Massime1

Ai fini della configurabilità del reato di associazione per delinquere, è necessaria la prova dell'esistenza del programma di commettere un numero indeterminato di reati. (Fattispecie in cui sono stati esclusi i gravi indizi di colpevolezza a carico del componente di un gruppo composto da un numero di persone non ben identificato il cui programma era risultato essere specificamente diretto all'organizzazione unicamente di un furto nel "caveau" di una filiale della Banca d'Italia).

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    Sul provvedimento

    Citazione :
    Cass. pen., sez. VI, sentenza 17/01/2013, n. 9096
    Giurisdizione : Corte di Cassazione
    Numero : 9096
    Data del deposito : 17 gennaio 2013

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