Sentenza 12 maggio 2001
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. IV lav., sentenza 12/05/2001, n. 6609 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 6609 |
| Data del deposito : | 12 maggio 2001 |
Testo completo
Aula B 6609 /0 1 REPUBBLICA ÍTALIANA In nome del popolo italiano LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Sezione Lavoro -R.G.N.5280/99 Composta dai Magistrati: 7604/99 -Cron. 14888 Dott. Ettore Mercurio - Presidente Consigliere Rel.-Rep. " Bruno Battimiello -Ud.14.3.2001 " Antonio Lamorgese " Florindo Minichiello -Oggetto: " TE M. VA " Lavoro ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso n° 5280/99 proposto da IN SE, difeso, giusta procura speciale a margi- ne del ricorso, dall'avv. Mario Candiano del Foro di AR, senza elezione di domicilio in Roma ricorrente 78 contro М Società di Trasporti e Servizi per FERROVIE DELLO STATO - Azioni, con sede in Roma, in persona del Procuratore specia- le avv. Giancarlo Alvino, giusta procura per atto notaio Paolo Castellini di Roma del 23 febbraio 1999, rep. n. 56911, difesa dall'avv. Arturo Maresca con domicilio eletto 1 in Roma al Lungotevere Michelangelo n. 9, come da procura speciale a margine del controricorso con ricorso incidentale controricorrente nonché sul ricorso n° 7604/99 proposto da FERROVIE DELLO STATO S.p.A., rappresentata, difesa e domici- liata come sopra ricorrente incidentale
contro
IN SE, difeso come sopra intimato per l'annullamento della sentenza del Tribunale di AR n° 4141 in data 22 ottobre/2 novembre 1998 (R.G. 317/94). Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 14 marzo 2001 dal cons. dott. Bruno Battimiello;
udito l'avv. Mario Candiano;
udito l'avv. Patrizia Mittiga Zandri per delega dell'avv. Arturo Maresca;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Giovanni Giacalone, che ha concluso per la cassazione della sentenza impugnata. 2 Svolgimento del processo Con la sentenza in epigrafe specificata, il Tribunale di AR, accogliendo l'appello della SpA Ferrovie dello Stato e respingendo l'appello incidentale di AR SE, suo dipendente, statuiva, in riforma della decisione pretorile appellata, il rigetto della domanda avanzata dal lavoratore con il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado. Il soccombente ha quindi proposto ricorso per cassazione, articolato in sei motivi e seguìto da memoria. La SpA Ferrovie dello Stato ha resistito con controricorso ed ha proposto ricorso incidentale (con un solo motivo). Motivi della decisione La Corte deve, anzitutto, riunire i ricorsi e, quindi, rilevare d'ufficio, prescindendo dall'esame delle censure delle parti, la nullità insanabile dell'impugnata sentenza per difetto di sottoscrizione, ancorché tale nullità, non assorbendosi nei mezzi di gravame, possa essere fatta valere anche al di fuori del rimedio impugnatorio (art. 161, secondo comma, cod. proc. civ.). Invero, in contrasto con l'art. 132, terzo comma, cod. proc. civ., che (per la sentenza collegiale) richiede la sottoscrizione dell'estensore e del presidente ove quest'ultimo non rivesta anche la qualità di estensore, la sentenza impugnata risulta sottoscritta dal solo presidente;
del quale deve presumersi il difetto della qualità di estensore, in relazione alle circostanze che altro membro del collegio (e, precisamente, + il dr. Francesco Caso) risulta relatore della causa (alla stregua dell'intestazione della sentenza e del provvedimento in data 22 ottobre/2 novembre 1998), che, di norma, al giudice relatore va affidata la stesura della motivazione, ai sensi dell'art. 276, ultimo comma, cod. proc. civ., che non risulta alcun provvedimento con il quale il presidente 3 del collegio si sia attribuita, nell'esercizio della facoltà conferitagli da questa stessa norma, la qualità di estensore e che, infine, alla sua sottoscrizione non si accompagna l'indicazione di tale qualità, come sarebbe stato necessario, ai sensi dell'art. 119, terzo comma, disp. att. cod. proc. civ., in presenza di un provvedimento siffatto. Irrilevante (ai fini dell'esclusione del difetto suindicato) è la circostanza che la sottoscrizione del presidente appaia anche in fondo ad alcune pagine intermedie (qui, peraltro, in forma “contratta” rispetto alla sottoscrizione, con nome e cognome per esteso, apposta in calce all'ultima pagina della sentenza) e che su alcuni fogli della stessa sentenza figurino delle sigle d'incerta decifrabilità. Infatti, dalla prima di dette circostanze, non può desumersi un provvedimento con il quale il presidente abbia attribuito a sé stesso la qualità di estensore;
mentre, quanto alla seconda, va considerato il principio - già espresso dalla giurisprudenza di questa Corte (v. Cass. 22 aprile 1995 n. 4564) e dal quale non v'è ragione di discostarsi – secondo cui la nullità insanabile della sentenza collegiale derivante dall'omessa sottoscrizione della stessa da parte di uno dei magistrati tenuti a sottoscriverla ai sensi dell'art. 132 cod. proc. civ. (come modificato dall'art.6 della legge 8 agosto 1977 n. 532) sussiste anche nell'ipotesi in cui la firma di tale magistrato sia stata apposta su ciascun foglio della sentenza ma non in calce ad essa, atteso che la disposizione di cui all'art. 132 citato, nel prevedere la "sottoscrizione” del giudice, esige che la firma sia apposta in calce al documento, giacché unicamente in tal modo la firma stessa individua il magistrato quale autore del provvedimento nella sua globalità. Il rilievo del vizio costituito dal difetto di sottoscrizione non può che determinare la regressione del processo al grado di giudizio nel quale è stato pronunciato il provvedimento viziato, che solo apparentemente ne ha determinato la conclusione, come emerge dal disposto dell'art. 354, primo comma, cod. proc. civ.; e, pertanto, stante anche il richiamo di tale norma da parte dell'art. 383, terzo comma, stesso codice, questa Corte, investita di ricorso avverso sentenza di appello priva di regolare sottoscrizione, non ha altro potere che quello di cassazione con rinvio ad altro giudice, rimanendo assorbita nella pronuncia caducatoria (resa in ragione della riscontrata nullità) ogni censura delle parti. Sussistono, ad avviso del Collegio, giusti motivi per compensare fra le parti le spese del giudizio di legittimità, non essendo configurabile, con riguardo all'esito di esso, la soccombenza di nessuno dei litiganti. Il giudice di rinvio è designato nella Corte d'appello di AR (Sezione lavoro), in quanto, a seguito dell'entrata in vigore del decreto legislativo n.58 del 1998 e successive modificazioni, la competenza a conoscere dell'appello avverso le sentenze emesse dal pretore è stata attribuita, salve le eccezioni di cui agli art. 134 bis e 135 lett. a) dello stesso decreto, alla corte d'appello, sicché a questa deve disporsi il rinvio in ipotesi di cassazione di sentenza emessa dal tribunale in grado di appello (v. Cass. S.U. 28 settembre 2000 n.1044).
P.Q.M.
La Corte riunisce i ricorsi e, pronunciando sugli stessi, cassa l'impugnata sentenza e rinvia la causa alla Corte d'appello di AR. Compensa le spese del giudizio di cassazione. Così deciso, in Roma, il 14 marzo 2001 Ettore Meranzis Il Presidente Il Cons. Est. Burno Baltianielle IL CANCELLIERE Depositato in Cancelleria 12 м96. 2001..20 وا IL CANCELLERI 5