Cass. pen., sez. VI, sentenza 30/05/2013, n. 30175
CASS
Sentenza 30 maggio 2013

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Il provvedimento analizzato è una sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, presieduta dal Dott. Francesco Serpico, il 30 maggio 2013. L'imputato ha presentato ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello di Brescia, che aveva parzialmente riformato la condanna inflittagli per il reato di cui all'art. 336 c.p., sostenendo l'erronea applicazione della norma riguardo alla qualifica di pubblico ufficiale dell'assessore e l'inesistenza di una minaccia idonea a configurare il reato. Le richieste dell'imputato si concentravano sulla contestazione della qualifica di pubblico ufficiale dell'assessore e sull'interpretazione della frase minacciosa proferita in un contesto di rabbia.

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo infondate le argomentazioni presentate. Ha sottolineato che l'assessore, in quanto membro della Giunta comunale, svolgeva una funzione pubblica rilevante e che la frase pronunciata dall'imputato era stata percepita come minacciosa, giustificando così la configurazione del reato. La Corte ha evidenziato che le pronunce dei giudici di merito erano ben motivate e supportate da un quadro probatorio completo, escludendo la possibilità di una diversa interpretazione dei fatti. Pertanto, la sentenza impugnata è stata confermata, e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

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Massime1

L'assessore di un ente territoriale riveste la qualifica di pubblico ufficiale relativamente all'esercizio di attività amministrative alle quali partecipa concorrendo alla formazione della volontà dell'ente. (In applicazione del principio, la Corte ha confermato la condanna per il reato di cui all'art. 336 cod. pen. nei confronti di imputato che aveva minacciato l'assessore di un comune al fine di ottenere il rilascio di permesso a costruire e l'approvazione di convenzione edilizia a lui vantaggiosa).

Commentario1

  • 1Abuso d'ufficio: consentito il sequestro nei confronti del percettore dell'ingiusto profitto
    Avvocato Del Giudice · https://www.avvocatodelgiudice.com/ricerca-contenuti-articoli · 28 agosto 2023

    La massima In tema di abuso d'ufficio, è consentito il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta ex art. 335-bis c.p. del profitto del reato, laddove disposto nei confronti del percettore dell'ingiusto vantaggio patrimoniale. (Fattispecie in cui è stato disposto il sequestro di una somma di denaro pari al profitto ottenuto da un soggetto illegittimamente nominato quale commissario straordinario di un ente ospedaliero. Fonte: CED Cassazione Penale 2020 Vuoi saperne di più sul reato di abuso d'ufficio? La sentenza integrale Cassazione penale , sez. V , 13/11/2019 , n. 49485 RITENUTO IN FATTO 1. Con l'ordinanza impugnata il Tribunale di Potenza, in funzione di giudice del …

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. VI, sentenza 30/05/2013, n. 30175
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 30175
Data del deposito : 30 maggio 2013

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