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Sentenza 25 marzo 2025
Sentenza 25 marzo 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. VI, sentenza 25/03/2025, n. 11728 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 11728 |
| Data del deposito : | 25 marzo 2025 |
Testo completo
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Emilia Anna Giordano;
sentite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale NI SA che ha chiesto dichiarare inammissibile il ricorso;
sentite le conclusioni del difensore della parte civile EN TI, avvocato LU IE che ha chiesto dichiarare inammissibile il ricorso e ha prodotto nota spese;
sentite le conclusioni del difensore del ricorrente, avvocato Mario Scarpelli che ha insistito per l’accoglimento del ricorso. RITENUTO IN FATTO 1.Il difensore di NC VE, munito di procura speciale, chiede l’annullamento dell’ordinanza del 9 aprile 2024 (depositata il 16 aprile 2024) di inammissibilità del ricorso per cassazione pronunciata dalla Settima sezione penale di questa Corte, in relazione ai reati di cui agli artt. 110, 646 e 615-ter cod. pen. Penale Sent. Sez. 6 Num. 11728 Anno 2025 Presidente: APRILE ERCOLE Relatore: GIORDANO EMILIA ANNA Data Udienza: 05/03/2025 2 Sostiene il ricorrente che la dichiarazione di inammissibilità è frutto di un errore di fatto derivante dall’omesso esame del primo motivo di ricorso mediante il quale si censurava l’illegittimità della sentenza del 15 febbraio 2023 della Corte di appello di Catanzaro evidenziando che le due fattispecie di reato contestate al VE erano strettamente connesse e strumentali poiché, sostanzialmente, il predetto VE, tramite accessi abusivi ai sistemi informatici della banca, avrebbe beneficiato, direttamente o indirettamente, di prelievi di denaro mediante assegni e/o bonifici di importo ascendente a oltre 160.000 euro nonché di una ulteriore somma di euro 130.000, ricevuta direttamente dal concorrente nei reati, IA CA, direttore pro tempore della Banca Sviluppo di Cosenza che se ne era appropriato attraverso la gestione dei conti di clienti attraverso i cassieri LO VE e DI AR. La Corte di legittimità non aveva esaminato il tema della connessione dei due reati contestati. Ulteriore errore percettivo della Corte di Cassazione emergerebbe dalla lettura combinata del primo e secondo motivo di ricorso, che censurava violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale attraverso la escussione del maresciallo Gianluca Altomare, che aveva eseguito le indagini, e le cui dichiarazioni erano state completamente pretermesse già nella sentenza di primo grado, dichiarazioni, viceversa, rilevanti per escludere il concorso di NC VE nella commissione dei reati poiché questi non aveva accesso ai conti bancari dai quali erano stati effettuati i prelievi. 2. L’udienza del 22 gennaio 2025 veniva differita a quella odierna per legittimo impedimento a comparire del difensore del ricorrente. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso straordinario proposto nell’interesse di NC VE è inammissibile non essendo configurabile nell’ordinanza del 9 aprile 2024 della Settima Sezione penale della Corte di Cassazione alcun errore percettivo o di fatto. 2. Costituisce ius receptum nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo il quale l'errore di fatto verificatosi nel giudizio di legittimità e oggetto del rimedio previsto dall'art. 625-bis cod. proc. pen. consiste in un errore percettivo causato da una svista o da un equivoco in cui la Corte di cassazione sia incorsa nella lettura degli atti interni al giudizio stesso, errore connotato dall'influenza esercitata sul processo formativo della volontà, viziato dall'inesatta percezione delle risultanze processuali che abbia condotto a una decisione diversa da quella che sarebbe stata adottata senza di esso (in questo senso, tra le molte, Sez. U, n. 3 16103 del 27/03/2002, Basile, Rv. 221280; n. 37505 del 14/07/2011, Corsini, Rv. 250527). La nozione è stata ribadita anche con riguardo al vizio di omesso esame di un motivo di ricorso, omissione rispetto alla quale si è affermato che non è deducibile la mancata disamina di doglianze non decisive o che devono essere considerate implicitamente disattese perché incompatibili con la struttura e con l'impianto della motivazione, nonché con le premesse essenziali, logiche e giuridiche che compendiano la "ratio decidendi" della sentenza, sicché è onere del ricorrente dimostrare che i motivi non esaminati fossero, invece, decisivi, e che il loro omesso scrutinio sia dipeso da un errore di percezione (Sez. 1, n. 391 del 09/11/2023, dep. 2024, Piromalli, Rv. 285553). L’ordinanza impugnata, oggetto di ricorso straordinario, è stata emessa dalla Settima Sezione di questa Corte ai sensi dell’art. 610, comma 5, cod. proc. pen. e la sua lettura rivela che il giudice di legittimità, ha compiuto una sintetica, ma sufficiente e affatto parziale, lettura dei motivi di ricorso che sono stati ritenuti generici e manifestamente infondati alla stregua del ragionato confronto critico tra i motivi di ricorso e le argomentazioni svolte nella sentenza oggetto di impugnazione: oggetto dello scrutinio dell’ordinanza di inammissibilità è costituito, infatti, dalla “ratio decidendi” della sentenza della Corte di appello di Catanzaro del 15 febbraio 2023. In particolare, la Corte di Cassazione, con riguardo al primo motivo di ricorso ha ritenuto che si trattava essenzialmente di un motivo svolto in fatto e teso alla rivalutazione delle fonti di prova al cospetto della motivazione, non manifestamente illogica, della Corte di appello di Catanzaro che aveva scrutinato, con dovizia di richiami in fatto, la posizione di VE NC e, con riferimento al reato di cui all’art. 615-ter cod. pen., aveva ben chiarito come a questi fossero imputabili le condotte di accesso abusivo al sistema informatico della banca non attraverso operazioni dirette “manuali” (come per gli altri stagisti e funzionari della banca, che agivano indotti in errore dal CA che ne utilizzava anche le password), ma quale concorrente morale delle operazioni personalmente effettuate dal CA poiché sul conto di NC VE erano confluite somme (prelevate da altri conti tramite bonifici, assegni circolari e in contanti) e dallo stesso VE, consapevole della insussistenza della provvista, utilizzate (si tratta delle operazioni indicate elencate a pag. 7 della sentenza della Corte di appello alla quale l’ordinanza oggi impugnata fa espresso rinvio), ovvero somme in contanti ricevute dal CA (che questi aveva annotato su un’agenda). Va inoltre ribadito, con riguardo al motivo di ricorso che denuncia l’omesso esame della richiesta di rinnovazione dell’istruttoria che, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, già la sentenza di primo grado aveva esaminato la 4 posizione di NC VE, differenziandola nettamente da quella degli altri stagisti, fittiziamente assunti e aveva esaminato le risultanze documentali e le dichiarazioni rese dal maresciallo Altomare, che aveva sottolineato come la documentazione bancaria (in particolare le distinte delle operazioni disconosciute dai correntisti) fossero state trovate a casa del CA il quale aveva tentato di tenere indenne il VE da conseguenze penali. E, proprio tali dichiarazioni erano state oggetto di esame nella sentenza della Corte di appello che ne aveva smentito la valenza difensiva evidenziando come il CA aveva riferito che per aiutare un correntista della banca, loro comune amico, tale TO, aveva chiesto il consenso del VE per i prelievi dal conto VE sul quale erano, poi, stati dirottati, a titolo di restituzione, due assegni circolari tratti dal conto corrente di EN TI (cognato del CA): a tal riguardo le sentenze di merito avevano richiamato il contenuto di una conversazione intercettata in cui lo stesso VE aveva approvato il trasferimento dei fondi. Come si è detto, l’ordinanza di inammissibilità del 9 aprile 2024 sulla base di tale compendio ricostruttivo, nel dichiarare la inammissibilità dei motivi di ricorso ha espressamente richiamato la motivazione della sentenza di appello (pagg. 7- 10) evidenziando che si trattava di argomentazioni incensurabili in sede di legittimità, al pari dei rilievi che investivano la mancata rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, con la escussione del verbalizzante, rilievi che, per essere decisivi e rilevanti, avrebbero dovuto segnalare omissioni o altre incompletezze della motivazione – viceversa insussistenti - sul coinvolgimento del VE nelle operazioni di accesso abusivo, quale complice del CA e suo concorrente morale nonché beneficiario delle operazioni che, con il suo consenso, erano confluite sul suo conto corrente e che egli aveva approvato. In sintesi, l’ordinanza del 9 aprile 2024 ha ritenuto che i motivi di ricorso, essenzialmente volti alla rivalutazione delle fonti di prova onde pervenire ad una ricostruzione dei fatti mediante criteri di valutazione diversi da quelli adottati dai giudici di merito, ha puntualmente esaminato il giudizio di colpevolezza del VE in relazione ai reati ascrittigli escludendo la fondatezza del ricorso per cassazione: deve, pertanto, pervenirsi alla conclusione che nell’ordinanza del 9 aprile 2024 non è riconoscibile la sussistenza degli errori di fatto nei termini dedotti dal ricorrente con conseguente inammissibilità del proposto ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al pagamento della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende nonché alla rifusione delle spese delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel presente giudizio dalla parte civile EN TI, che liquida in complessivi euro 3.686,00, oltre accessori di legge tenuto conto dei criteri di cui al d.m. n. 55 del 2014 e ss. modifiche. 5
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Condanna, inoltre, l’imputato alla rifusione delle spese delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel presente giudizio dalla parte civile TI EN, che liquida in complessivi euro 3.686,00, oltre accessori di legge. Così deciso il 5 marzo 2025
udita la relazione svolta dal consigliere Emilia Anna Giordano;
sentite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale NI SA che ha chiesto dichiarare inammissibile il ricorso;
sentite le conclusioni del difensore della parte civile EN TI, avvocato LU IE che ha chiesto dichiarare inammissibile il ricorso e ha prodotto nota spese;
sentite le conclusioni del difensore del ricorrente, avvocato Mario Scarpelli che ha insistito per l’accoglimento del ricorso. RITENUTO IN FATTO 1.Il difensore di NC VE, munito di procura speciale, chiede l’annullamento dell’ordinanza del 9 aprile 2024 (depositata il 16 aprile 2024) di inammissibilità del ricorso per cassazione pronunciata dalla Settima sezione penale di questa Corte, in relazione ai reati di cui agli artt. 110, 646 e 615-ter cod. pen. Penale Sent. Sez. 6 Num. 11728 Anno 2025 Presidente: APRILE ERCOLE Relatore: GIORDANO EMILIA ANNA Data Udienza: 05/03/2025 2 Sostiene il ricorrente che la dichiarazione di inammissibilità è frutto di un errore di fatto derivante dall’omesso esame del primo motivo di ricorso mediante il quale si censurava l’illegittimità della sentenza del 15 febbraio 2023 della Corte di appello di Catanzaro evidenziando che le due fattispecie di reato contestate al VE erano strettamente connesse e strumentali poiché, sostanzialmente, il predetto VE, tramite accessi abusivi ai sistemi informatici della banca, avrebbe beneficiato, direttamente o indirettamente, di prelievi di denaro mediante assegni e/o bonifici di importo ascendente a oltre 160.000 euro nonché di una ulteriore somma di euro 130.000, ricevuta direttamente dal concorrente nei reati, IA CA, direttore pro tempore della Banca Sviluppo di Cosenza che se ne era appropriato attraverso la gestione dei conti di clienti attraverso i cassieri LO VE e DI AR. La Corte di legittimità non aveva esaminato il tema della connessione dei due reati contestati. Ulteriore errore percettivo della Corte di Cassazione emergerebbe dalla lettura combinata del primo e secondo motivo di ricorso, che censurava violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale attraverso la escussione del maresciallo Gianluca Altomare, che aveva eseguito le indagini, e le cui dichiarazioni erano state completamente pretermesse già nella sentenza di primo grado, dichiarazioni, viceversa, rilevanti per escludere il concorso di NC VE nella commissione dei reati poiché questi non aveva accesso ai conti bancari dai quali erano stati effettuati i prelievi. 2. L’udienza del 22 gennaio 2025 veniva differita a quella odierna per legittimo impedimento a comparire del difensore del ricorrente. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso straordinario proposto nell’interesse di NC VE è inammissibile non essendo configurabile nell’ordinanza del 9 aprile 2024 della Settima Sezione penale della Corte di Cassazione alcun errore percettivo o di fatto. 2. Costituisce ius receptum nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo il quale l'errore di fatto verificatosi nel giudizio di legittimità e oggetto del rimedio previsto dall'art. 625-bis cod. proc. pen. consiste in un errore percettivo causato da una svista o da un equivoco in cui la Corte di cassazione sia incorsa nella lettura degli atti interni al giudizio stesso, errore connotato dall'influenza esercitata sul processo formativo della volontà, viziato dall'inesatta percezione delle risultanze processuali che abbia condotto a una decisione diversa da quella che sarebbe stata adottata senza di esso (in questo senso, tra le molte, Sez. U, n. 3 16103 del 27/03/2002, Basile, Rv. 221280; n. 37505 del 14/07/2011, Corsini, Rv. 250527). La nozione è stata ribadita anche con riguardo al vizio di omesso esame di un motivo di ricorso, omissione rispetto alla quale si è affermato che non è deducibile la mancata disamina di doglianze non decisive o che devono essere considerate implicitamente disattese perché incompatibili con la struttura e con l'impianto della motivazione, nonché con le premesse essenziali, logiche e giuridiche che compendiano la "ratio decidendi" della sentenza, sicché è onere del ricorrente dimostrare che i motivi non esaminati fossero, invece, decisivi, e che il loro omesso scrutinio sia dipeso da un errore di percezione (Sez. 1, n. 391 del 09/11/2023, dep. 2024, Piromalli, Rv. 285553). L’ordinanza impugnata, oggetto di ricorso straordinario, è stata emessa dalla Settima Sezione di questa Corte ai sensi dell’art. 610, comma 5, cod. proc. pen. e la sua lettura rivela che il giudice di legittimità, ha compiuto una sintetica, ma sufficiente e affatto parziale, lettura dei motivi di ricorso che sono stati ritenuti generici e manifestamente infondati alla stregua del ragionato confronto critico tra i motivi di ricorso e le argomentazioni svolte nella sentenza oggetto di impugnazione: oggetto dello scrutinio dell’ordinanza di inammissibilità è costituito, infatti, dalla “ratio decidendi” della sentenza della Corte di appello di Catanzaro del 15 febbraio 2023. In particolare, la Corte di Cassazione, con riguardo al primo motivo di ricorso ha ritenuto che si trattava essenzialmente di un motivo svolto in fatto e teso alla rivalutazione delle fonti di prova al cospetto della motivazione, non manifestamente illogica, della Corte di appello di Catanzaro che aveva scrutinato, con dovizia di richiami in fatto, la posizione di VE NC e, con riferimento al reato di cui all’art. 615-ter cod. pen., aveva ben chiarito come a questi fossero imputabili le condotte di accesso abusivo al sistema informatico della banca non attraverso operazioni dirette “manuali” (come per gli altri stagisti e funzionari della banca, che agivano indotti in errore dal CA che ne utilizzava anche le password), ma quale concorrente morale delle operazioni personalmente effettuate dal CA poiché sul conto di NC VE erano confluite somme (prelevate da altri conti tramite bonifici, assegni circolari e in contanti) e dallo stesso VE, consapevole della insussistenza della provvista, utilizzate (si tratta delle operazioni indicate elencate a pag. 7 della sentenza della Corte di appello alla quale l’ordinanza oggi impugnata fa espresso rinvio), ovvero somme in contanti ricevute dal CA (che questi aveva annotato su un’agenda). Va inoltre ribadito, con riguardo al motivo di ricorso che denuncia l’omesso esame della richiesta di rinnovazione dell’istruttoria che, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, già la sentenza di primo grado aveva esaminato la 4 posizione di NC VE, differenziandola nettamente da quella degli altri stagisti, fittiziamente assunti e aveva esaminato le risultanze documentali e le dichiarazioni rese dal maresciallo Altomare, che aveva sottolineato come la documentazione bancaria (in particolare le distinte delle operazioni disconosciute dai correntisti) fossero state trovate a casa del CA il quale aveva tentato di tenere indenne il VE da conseguenze penali. E, proprio tali dichiarazioni erano state oggetto di esame nella sentenza della Corte di appello che ne aveva smentito la valenza difensiva evidenziando come il CA aveva riferito che per aiutare un correntista della banca, loro comune amico, tale TO, aveva chiesto il consenso del VE per i prelievi dal conto VE sul quale erano, poi, stati dirottati, a titolo di restituzione, due assegni circolari tratti dal conto corrente di EN TI (cognato del CA): a tal riguardo le sentenze di merito avevano richiamato il contenuto di una conversazione intercettata in cui lo stesso VE aveva approvato il trasferimento dei fondi. Come si è detto, l’ordinanza di inammissibilità del 9 aprile 2024 sulla base di tale compendio ricostruttivo, nel dichiarare la inammissibilità dei motivi di ricorso ha espressamente richiamato la motivazione della sentenza di appello (pagg. 7- 10) evidenziando che si trattava di argomentazioni incensurabili in sede di legittimità, al pari dei rilievi che investivano la mancata rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, con la escussione del verbalizzante, rilievi che, per essere decisivi e rilevanti, avrebbero dovuto segnalare omissioni o altre incompletezze della motivazione – viceversa insussistenti - sul coinvolgimento del VE nelle operazioni di accesso abusivo, quale complice del CA e suo concorrente morale nonché beneficiario delle operazioni che, con il suo consenso, erano confluite sul suo conto corrente e che egli aveva approvato. In sintesi, l’ordinanza del 9 aprile 2024 ha ritenuto che i motivi di ricorso, essenzialmente volti alla rivalutazione delle fonti di prova onde pervenire ad una ricostruzione dei fatti mediante criteri di valutazione diversi da quelli adottati dai giudici di merito, ha puntualmente esaminato il giudizio di colpevolezza del VE in relazione ai reati ascrittigli escludendo la fondatezza del ricorso per cassazione: deve, pertanto, pervenirsi alla conclusione che nell’ordinanza del 9 aprile 2024 non è riconoscibile la sussistenza degli errori di fatto nei termini dedotti dal ricorrente con conseguente inammissibilità del proposto ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al pagamento della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende nonché alla rifusione delle spese delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel presente giudizio dalla parte civile EN TI, che liquida in complessivi euro 3.686,00, oltre accessori di legge tenuto conto dei criteri di cui al d.m. n. 55 del 2014 e ss. modifiche. 5
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Condanna, inoltre, l’imputato alla rifusione delle spese delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel presente giudizio dalla parte civile TI EN, che liquida in complessivi euro 3.686,00, oltre accessori di legge. Così deciso il 5 marzo 2025