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Sentenza 19 novembre 2025
Sentenza 19 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Reggio Calabria, sentenza 19/11/2025, n. 1714 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Reggio Calabria |
| Numero : | 1714 |
| Data del deposito : | 19 novembre 2025 |
Testo completo
TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA
Sezione II Civile (Settore Lavoro e Previdenza)
Il Giudice del lavoro, G.O.P. dott.ssa NN IA, richiamato il decreto di trattazione scritta della presente controversia emesso ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c. in data 4.11.2025, dispositivo della sostituzione dell'udienza prevista per il giorno 18.11.2025 con note scritte da depositarsi entro le ore 10.00 del medesimo giorno d'udienza cui è riunito il procedimento recante n. 3813/2024; letti gli atti di causa e le note scritte depositate dalle parti;
ritenuta la causa matura per la decisione;
all'esito della riserva, pronuncia la seguente sentenza ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA
Sezione II Civile (Settore Lavoro-Previdenza)
Il GOP, dott.ssa NN IA, previo scambio e deposito telematico delle note scritte ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c., ha pronunciato in data 18.11.2025 mediante deposito telematico contestuale di motivazione e dispositivo, la seguente
S E N T E N Z A
nella controversia iscritta al R.G. n. 3812/2024, avente ad oggetto opposizione ad ordinanza di ingiunzione;
TRA
(CF: ), rappresentato e difeso, in virtù di procura Parte_1 C.F._1 in atti, dall'Avv. G. Strangio;
Ricorrente CONTRO
, in persona del legale rappresentante p.t., Controparte_1 rappresentato e difeso dagli Avv.ti E. Triolo e V. Grandizio, in virtù di procura in atti;
Resistente
OGGETTO: impugnazione ordinanze di ingiunzione;
omessa notifica/accertamento negativo dell'obbligo contributivo;
FATTO E DIRITTO
Con ricorso depositato il 23.07.2024 il ricorrente, indicato in epigrafe, ha formulato opposizione avverso l'ordinanza di ingiunzione n. OI-001771206, notificata il 08/07/2024, avente ad oggetto il pagamento della somma di € 209,45 a titolo di “sanzione amministrativa per omesso versamento delle ritenute previdenziali” per le annualità ivi indicate, ai sensi dell'art. 2, comma 1-bis, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638 così come asseritamente accertato con atto di accertamento prot. n.
.6700.06/08/2019.0286655, notificato il 28/08/2019. CP_1
La medesima azione è stata esercitata nell'ambito del procedimento recante n. R.G. 3813/2024, con ricorso depositato in data 23.07.2024, in relazione all'ordinanza di ingiunzione n. OI-000685698, anch'essa notificata il 08 /07/2024, di € 1.060,30, a titolo di “sanzione amministrativa per omesso versamento delle ritenute previdenziali” per le annualità ivi indicate, così come asseritamente accertato con atto di accertamento prot. n. .6700.19/04/2022.0186560, notificato il 29/04/2022. CP_1
Per ragioni di connessione oggettiva e soggettiva, giusta ordinanza del 18.11.2025, quest'ultimo procedimento è stato riunito a quello di più antica iscrizione recante il n. R.G. 3813/2024.
In particolare, oltre ad argomentare sulla natura giuridica del giudizio di opposizione a sanzioni amministrative e sul riparto dell'onere probatorio in materia, ha rilevato l'illegittimità delle ordinanze di ingiunzione impugnate per omessa o quantomeno tardiva notifica degli avvisi di accertamento ad essi sottesi con conseguente violazione dell'art. 14, l. 689/81, affermando altresì la sproporzione della sanzione amministrativa.
Pertanto, rassegnando le proprie conclusioni, ha chiesto l'annullamento delle ordinanze di ingiunzione per i motivi suesposti. CP_ Si è costituito in giudizio l' che, ricostruendo la natura del giudizio di opposizione a ordinanza di ingiunzione e la sussistenza della condotta omissiva contestata, ha rappresentato l'avvenuta notificazione degli avvisi di accertamento sottesi alle ordinanze di ingiunzione.
Con riguardo all'eccezione di decadenza, ha sottolineato come l'art. 14, l. 689/81, non possa applicarsi, trattandosi di una norma generale, ad una fattispecie speciale come quella prevista dal d.lgs. 8/2016, introduttiva di una particolare forma di parziale depenalizzazione del reato di cui all'art. 2, comma 1 bis, d.l. 463/83 conv. in l. 638/83.
Sul punto ha ancora osservato che, nel caso di accoglimento della spiegata eccezione, il termine di 90 giorni non risulti decorso, dovendo essere calcolato a far data dall'ultimazione di tutti gli accertamenti.
Sottolineando altresì la sopravvenuta modifica legislativa del termine di decadenza, esteso dall'art. 23, D.L. 4 maggio 2023, n. 48, al secondo anno successivo a quello dell'annualità oggetto di violazione, ha ribadito la tempestività della notifica delle contestazioni.
Rappresentando infine la riduzione della sanzione ex art. 23, d.l. 48/2023, ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso
Ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
*******
Il ricorso risulta fondato.
Il thema decidendum attiene alla legittimità dell'ordinanza di ingiunzione notificata successivamente ad avvisi di accertamento emessi in seguito a violazioni commesse ex art. 2, comma
1 bis l. 638/83.
Ciò premesso, ai fini della soluzione della controversia va osservato, in via preliminare, come il giudizio di opposizione a ordinanze di ingiunzione aventi ad oggetto il pagamento di sanzioni amministrative derivanti dal mancato versamento di contributi rinvenga la propria genesi nella depenalizzazione della fattispecie di reato di cui all'art. 2, comma 1 bis, d.l. 463/83 conv. in l. 638/83 che, testualmente, prevedeva: “L'omesso versamento delle ritenute di cui al comma 1 è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire due milioni. Il datore di lavoro non è punibile se provvede al versamento entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione.”.
Com'è noto con l'art. 3, comma 6, d.lgs. 8/2020, in un'ottica deflattiva del contenzioso penalistico, il legislatore ha spacchettato la fattispecie criminosa originaria introducendo delle soglie di punibilità in forza delle quali, per le sole ipotesi di omissione contributiva quantificata in misura inferiore ai 10.000,00 € annui, il reato è stato trasformato in illecito punito con l'inflizione di una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra euro 10.000 ed euro 50.000, escludendosi altresì la punibilità o l'assoggettamento alla sanzione amministrativa, nel caso in cui l'autore della violazione provveda “al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione.”.
Una volta inquadrato l'istituto sotto il profilo normativo, giova osservare che il giudizio di opposizione a sanzione amministrativa è circoscritto dalla causa petendi delineata dalla ricorrente e dalla preclusione, per la P.A., di far valere, a sostegno della propria pretesa, fatti distinti da quelli indicati nell'ordinanza di ingiunzione.
In tale quadro, al pari di quanto avviene nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, sull'amministrazione resistente, che viene a rivestire - dal punto di vista sostanziale - la posizione di ricorrente (ricoprendo, invece, sotto quello formale, il ruolo di parte resistente - opposta), incombe l'obbligo di fornire la prova adeguata della fondatezza della sua pretesa. All'opponente, al contrario, qualora abbia dedotto fatti specifici incidenti o sulla legittimità formale del procedimento amministrativo sanzionatorio espletato o sull'esclusione della sua responsabilità relativamente alla commissione dell'illecito, spetta provare le circostanze negative contrapposte a quelle allegate dall'amministrazione resistente (Cfr., ex pluribus, Cass. n. 3837/2001, n. 3837; Cass. n. 2363/2005;
Cass. n. 5277/2007; Cass. n. 12231/2007; Cass. n. 27596/3008; Cass. S.U. n. 20930/2009; Cass. n.
5122/2011, Cass. n. 4898/2015).
In tal senso, seguendo le regole previste in tema di onere della prova incombente sull'opponente ex art. 2697 c.c., nei limiti delle contestazioni sollevate spetta alla P.A. dimostrare i fatti costitutivi ed all'opponente comprovare i fatti impeditivi, modificativi e/o estintivi dell'effetto giuridico del provvedimento sanzionatorio oggetto del giudizio.
“Ne consegue che sulla P.A., nel predetto giudizio, incombe - ove costituiscano oggetto di contestazione ad opera del ritenuto trasgressore - sia l'assolvimento della prova relativa alla legittimità dell'accertamento presupposto dal provvedimento irrogativo della sanzione amministrativa sotto il profilo dell'osservanza degli adempimenti formali previsti dalla legge, sia quello della piena prova della legittimità del susseguente procedimento sanzionatorio fino al rituale compimento dell'atto finale che consente la valida conoscenza del provvedimento applicativo della sanzione alla parte che ne è destinataria” (v. Cassazione civile sez. VI, Ord. n.1921 del 24.01.2019).
Ciò premesso, nella specie, in disparte la legittimità o meno, nel merito, della pretesa dell' , CP_1 non sussistono gli estremi per una valutazione positiva di legittimità del procedimento sanzionatorio CP_ ai sensi dell'art. 6, comma 11, d.lgs. n. 150 del 2011, non avendo l' dato prova della tempestività della contestazione dell'illecito secondo le scadenze temporali previste dall'art. 14, l. 689/1981, risultando nel caso di specie inapplicabile ratione temporis il più ampio termine introdotto dall'art. 23, D.L. 48/2023, riferibile alle sole violazioni successive all'1.01.2023.
Posto che la presunta omessa contribuzione si è configurata in un periodo successivo alla data di entrata in vigore del d.lgs. 8/2016, va osservato come il dies a quo del citato termine decadenziale non possa essere ancorato al 6.2.2016 (ovvero all'entrata in vigore del d.lgs. 8/2016), ma possa al più essere agganciato alla data di scadenza del versamento dei contributi (ovvero, rispettivamente, al 16.03.2018 e 16.06.2022, e dunque ad un periodo antecedente rispetto a quello fatto oggetto di deroga dal richiamato art. 23).
Va ricordato infatti che, secondo la giurisprudenza di legittimità, compete al giudice di merito, in caso di contrasto sul punto, determinare il tempo ragionevolmente necessario alla Amministrazione per giungere a una completa conoscenza dell'illecito (Cassazione civile sez. un., 31/10/2019,
n.28210).
Tale termine – come detto – può essere individuato all'epoca della data di scadenza dell'obbligo CP_ di pagamento dei contributi omessi, trattandosi di una violazione facilmente rilevabile dall' che, peraltro, non ha rappresentato l'esistenza di particolari difficoltà istruttorie o la natura particolarmente laboriosa dell'attività di verifica dell'omissione.
Considerata l'indubbia applicabilità della l. 689/81 alla luce di quanto previsto dall'art. 6, d.lgs.
8/2016 (secondo cui "Nel procedimento per l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dal presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni delle sezioni I e II del capo I della CP_ l. 24 novembre 1981, n. 689.”), l' ha effettuato la notificazione dei rispettivi atti di accertamento della violazione solo nel Agosto 20119 e nell'Aprile 2022, così violando il termine di cui all'art.14 l.
689/1981.
Alla luce delle argomentazioni espresse il ricorso merita accoglimento con conseguente annullamento delle ordinanze di ingiunzione impugnate.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate ex art. 4, comma 1, DM 147/2022, stante l'assenza di questioni giuridiche di particolare complessità con conseguente decurtazione del
50% dei valori medi, come in dispositivo, escludendo la liquidazione della fase decisionale con riguardo alla causa n. 3813/2024 riunita alla presente, in omaggio all'orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui In caso di riunione di più cause, la liquidazione dei compensi per l'attività svolta prima della riunione deve essere separatamente liquidata per ciascuna causa in relazione all'attività prestata in ciascuna di esse, mentre, per la fase successiva alla riunione, può essere liquidato un compenso unico sul quale è facoltà del giudice applicare la maggiorazione prevista dall'art. 4, comma 2, dm n.55/2014 in presenza dei presupposti previsti dalla tariffa (Cass. 31 maggio 2022 n.17693).
P.Q.M.
IL TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA
Accoglie il ricorso e, per l'effetto, annulla le ordinanze di ingiunzione n. OI-001771206 e n. OI-000685698. CP_ Condanna l' in persona del proprio legale rappresentante p.t., al pagamento in favore del ricorrente delle spese di lite che si liquidano in € 86,00 per spese ed € 1.529,00 (€ 217,00 ed € 852,00 per le fasi studio, introduttiva e trattazione, da sommare per due giudizi, più € 460,00 per fase decisoria di un solo giudizio) per onorari, oltre iva, cpa, rimborso forfettario come per legge, con distrazione.
Manda alla Cancelleria per l'immediata comunicazione telematica alle parti costituite del presente provvedimento in forma integrale, comunicazione telematica che sostituirà la lettura del dispositivo e della esposizione delle ragioni di fatto e diritto della decisione prevista dall'art. 429 cpc.
Così deciso in Reggio Calabria, lì 19.11.2025
Il GOP
Dott.ssa NN IA
Sezione II Civile (Settore Lavoro e Previdenza)
Il Giudice del lavoro, G.O.P. dott.ssa NN IA, richiamato il decreto di trattazione scritta della presente controversia emesso ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c. in data 4.11.2025, dispositivo della sostituzione dell'udienza prevista per il giorno 18.11.2025 con note scritte da depositarsi entro le ore 10.00 del medesimo giorno d'udienza cui è riunito il procedimento recante n. 3813/2024; letti gli atti di causa e le note scritte depositate dalle parti;
ritenuta la causa matura per la decisione;
all'esito della riserva, pronuncia la seguente sentenza ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA
Sezione II Civile (Settore Lavoro-Previdenza)
Il GOP, dott.ssa NN IA, previo scambio e deposito telematico delle note scritte ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c., ha pronunciato in data 18.11.2025 mediante deposito telematico contestuale di motivazione e dispositivo, la seguente
S E N T E N Z A
nella controversia iscritta al R.G. n. 3812/2024, avente ad oggetto opposizione ad ordinanza di ingiunzione;
TRA
(CF: ), rappresentato e difeso, in virtù di procura Parte_1 C.F._1 in atti, dall'Avv. G. Strangio;
Ricorrente CONTRO
, in persona del legale rappresentante p.t., Controparte_1 rappresentato e difeso dagli Avv.ti E. Triolo e V. Grandizio, in virtù di procura in atti;
Resistente
OGGETTO: impugnazione ordinanze di ingiunzione;
omessa notifica/accertamento negativo dell'obbligo contributivo;
FATTO E DIRITTO
Con ricorso depositato il 23.07.2024 il ricorrente, indicato in epigrafe, ha formulato opposizione avverso l'ordinanza di ingiunzione n. OI-001771206, notificata il 08/07/2024, avente ad oggetto il pagamento della somma di € 209,45 a titolo di “sanzione amministrativa per omesso versamento delle ritenute previdenziali” per le annualità ivi indicate, ai sensi dell'art. 2, comma 1-bis, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638 così come asseritamente accertato con atto di accertamento prot. n.
.6700.06/08/2019.0286655, notificato il 28/08/2019. CP_1
La medesima azione è stata esercitata nell'ambito del procedimento recante n. R.G. 3813/2024, con ricorso depositato in data 23.07.2024, in relazione all'ordinanza di ingiunzione n. OI-000685698, anch'essa notificata il 08 /07/2024, di € 1.060,30, a titolo di “sanzione amministrativa per omesso versamento delle ritenute previdenziali” per le annualità ivi indicate, così come asseritamente accertato con atto di accertamento prot. n. .6700.19/04/2022.0186560, notificato il 29/04/2022. CP_1
Per ragioni di connessione oggettiva e soggettiva, giusta ordinanza del 18.11.2025, quest'ultimo procedimento è stato riunito a quello di più antica iscrizione recante il n. R.G. 3813/2024.
In particolare, oltre ad argomentare sulla natura giuridica del giudizio di opposizione a sanzioni amministrative e sul riparto dell'onere probatorio in materia, ha rilevato l'illegittimità delle ordinanze di ingiunzione impugnate per omessa o quantomeno tardiva notifica degli avvisi di accertamento ad essi sottesi con conseguente violazione dell'art. 14, l. 689/81, affermando altresì la sproporzione della sanzione amministrativa.
Pertanto, rassegnando le proprie conclusioni, ha chiesto l'annullamento delle ordinanze di ingiunzione per i motivi suesposti. CP_ Si è costituito in giudizio l' che, ricostruendo la natura del giudizio di opposizione a ordinanza di ingiunzione e la sussistenza della condotta omissiva contestata, ha rappresentato l'avvenuta notificazione degli avvisi di accertamento sottesi alle ordinanze di ingiunzione.
Con riguardo all'eccezione di decadenza, ha sottolineato come l'art. 14, l. 689/81, non possa applicarsi, trattandosi di una norma generale, ad una fattispecie speciale come quella prevista dal d.lgs. 8/2016, introduttiva di una particolare forma di parziale depenalizzazione del reato di cui all'art. 2, comma 1 bis, d.l. 463/83 conv. in l. 638/83.
Sul punto ha ancora osservato che, nel caso di accoglimento della spiegata eccezione, il termine di 90 giorni non risulti decorso, dovendo essere calcolato a far data dall'ultimazione di tutti gli accertamenti.
Sottolineando altresì la sopravvenuta modifica legislativa del termine di decadenza, esteso dall'art. 23, D.L. 4 maggio 2023, n. 48, al secondo anno successivo a quello dell'annualità oggetto di violazione, ha ribadito la tempestività della notifica delle contestazioni.
Rappresentando infine la riduzione della sanzione ex art. 23, d.l. 48/2023, ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso
Ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
*******
Il ricorso risulta fondato.
Il thema decidendum attiene alla legittimità dell'ordinanza di ingiunzione notificata successivamente ad avvisi di accertamento emessi in seguito a violazioni commesse ex art. 2, comma
1 bis l. 638/83.
Ciò premesso, ai fini della soluzione della controversia va osservato, in via preliminare, come il giudizio di opposizione a ordinanze di ingiunzione aventi ad oggetto il pagamento di sanzioni amministrative derivanti dal mancato versamento di contributi rinvenga la propria genesi nella depenalizzazione della fattispecie di reato di cui all'art. 2, comma 1 bis, d.l. 463/83 conv. in l. 638/83 che, testualmente, prevedeva: “L'omesso versamento delle ritenute di cui al comma 1 è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire due milioni. Il datore di lavoro non è punibile se provvede al versamento entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione.”.
Com'è noto con l'art. 3, comma 6, d.lgs. 8/2020, in un'ottica deflattiva del contenzioso penalistico, il legislatore ha spacchettato la fattispecie criminosa originaria introducendo delle soglie di punibilità in forza delle quali, per le sole ipotesi di omissione contributiva quantificata in misura inferiore ai 10.000,00 € annui, il reato è stato trasformato in illecito punito con l'inflizione di una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra euro 10.000 ed euro 50.000, escludendosi altresì la punibilità o l'assoggettamento alla sanzione amministrativa, nel caso in cui l'autore della violazione provveda “al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione.”.
Una volta inquadrato l'istituto sotto il profilo normativo, giova osservare che il giudizio di opposizione a sanzione amministrativa è circoscritto dalla causa petendi delineata dalla ricorrente e dalla preclusione, per la P.A., di far valere, a sostegno della propria pretesa, fatti distinti da quelli indicati nell'ordinanza di ingiunzione.
In tale quadro, al pari di quanto avviene nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, sull'amministrazione resistente, che viene a rivestire - dal punto di vista sostanziale - la posizione di ricorrente (ricoprendo, invece, sotto quello formale, il ruolo di parte resistente - opposta), incombe l'obbligo di fornire la prova adeguata della fondatezza della sua pretesa. All'opponente, al contrario, qualora abbia dedotto fatti specifici incidenti o sulla legittimità formale del procedimento amministrativo sanzionatorio espletato o sull'esclusione della sua responsabilità relativamente alla commissione dell'illecito, spetta provare le circostanze negative contrapposte a quelle allegate dall'amministrazione resistente (Cfr., ex pluribus, Cass. n. 3837/2001, n. 3837; Cass. n. 2363/2005;
Cass. n. 5277/2007; Cass. n. 12231/2007; Cass. n. 27596/3008; Cass. S.U. n. 20930/2009; Cass. n.
5122/2011, Cass. n. 4898/2015).
In tal senso, seguendo le regole previste in tema di onere della prova incombente sull'opponente ex art. 2697 c.c., nei limiti delle contestazioni sollevate spetta alla P.A. dimostrare i fatti costitutivi ed all'opponente comprovare i fatti impeditivi, modificativi e/o estintivi dell'effetto giuridico del provvedimento sanzionatorio oggetto del giudizio.
“Ne consegue che sulla P.A., nel predetto giudizio, incombe - ove costituiscano oggetto di contestazione ad opera del ritenuto trasgressore - sia l'assolvimento della prova relativa alla legittimità dell'accertamento presupposto dal provvedimento irrogativo della sanzione amministrativa sotto il profilo dell'osservanza degli adempimenti formali previsti dalla legge, sia quello della piena prova della legittimità del susseguente procedimento sanzionatorio fino al rituale compimento dell'atto finale che consente la valida conoscenza del provvedimento applicativo della sanzione alla parte che ne è destinataria” (v. Cassazione civile sez. VI, Ord. n.1921 del 24.01.2019).
Ciò premesso, nella specie, in disparte la legittimità o meno, nel merito, della pretesa dell' , CP_1 non sussistono gli estremi per una valutazione positiva di legittimità del procedimento sanzionatorio CP_ ai sensi dell'art. 6, comma 11, d.lgs. n. 150 del 2011, non avendo l' dato prova della tempestività della contestazione dell'illecito secondo le scadenze temporali previste dall'art. 14, l. 689/1981, risultando nel caso di specie inapplicabile ratione temporis il più ampio termine introdotto dall'art. 23, D.L. 48/2023, riferibile alle sole violazioni successive all'1.01.2023.
Posto che la presunta omessa contribuzione si è configurata in un periodo successivo alla data di entrata in vigore del d.lgs. 8/2016, va osservato come il dies a quo del citato termine decadenziale non possa essere ancorato al 6.2.2016 (ovvero all'entrata in vigore del d.lgs. 8/2016), ma possa al più essere agganciato alla data di scadenza del versamento dei contributi (ovvero, rispettivamente, al 16.03.2018 e 16.06.2022, e dunque ad un periodo antecedente rispetto a quello fatto oggetto di deroga dal richiamato art. 23).
Va ricordato infatti che, secondo la giurisprudenza di legittimità, compete al giudice di merito, in caso di contrasto sul punto, determinare il tempo ragionevolmente necessario alla Amministrazione per giungere a una completa conoscenza dell'illecito (Cassazione civile sez. un., 31/10/2019,
n.28210).
Tale termine – come detto – può essere individuato all'epoca della data di scadenza dell'obbligo CP_ di pagamento dei contributi omessi, trattandosi di una violazione facilmente rilevabile dall' che, peraltro, non ha rappresentato l'esistenza di particolari difficoltà istruttorie o la natura particolarmente laboriosa dell'attività di verifica dell'omissione.
Considerata l'indubbia applicabilità della l. 689/81 alla luce di quanto previsto dall'art. 6, d.lgs.
8/2016 (secondo cui "Nel procedimento per l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dal presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni delle sezioni I e II del capo I della CP_ l. 24 novembre 1981, n. 689.”), l' ha effettuato la notificazione dei rispettivi atti di accertamento della violazione solo nel Agosto 20119 e nell'Aprile 2022, così violando il termine di cui all'art.14 l.
689/1981.
Alla luce delle argomentazioni espresse il ricorso merita accoglimento con conseguente annullamento delle ordinanze di ingiunzione impugnate.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate ex art. 4, comma 1, DM 147/2022, stante l'assenza di questioni giuridiche di particolare complessità con conseguente decurtazione del
50% dei valori medi, come in dispositivo, escludendo la liquidazione della fase decisionale con riguardo alla causa n. 3813/2024 riunita alla presente, in omaggio all'orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui In caso di riunione di più cause, la liquidazione dei compensi per l'attività svolta prima della riunione deve essere separatamente liquidata per ciascuna causa in relazione all'attività prestata in ciascuna di esse, mentre, per la fase successiva alla riunione, può essere liquidato un compenso unico sul quale è facoltà del giudice applicare la maggiorazione prevista dall'art. 4, comma 2, dm n.55/2014 in presenza dei presupposti previsti dalla tariffa (Cass. 31 maggio 2022 n.17693).
P.Q.M.
IL TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA
Accoglie il ricorso e, per l'effetto, annulla le ordinanze di ingiunzione n. OI-001771206 e n. OI-000685698. CP_ Condanna l' in persona del proprio legale rappresentante p.t., al pagamento in favore del ricorrente delle spese di lite che si liquidano in € 86,00 per spese ed € 1.529,00 (€ 217,00 ed € 852,00 per le fasi studio, introduttiva e trattazione, da sommare per due giudizi, più € 460,00 per fase decisoria di un solo giudizio) per onorari, oltre iva, cpa, rimborso forfettario come per legge, con distrazione.
Manda alla Cancelleria per l'immediata comunicazione telematica alle parti costituite del presente provvedimento in forma integrale, comunicazione telematica che sostituirà la lettura del dispositivo e della esposizione delle ragioni di fatto e diritto della decisione prevista dall'art. 429 cpc.
Così deciso in Reggio Calabria, lì 19.11.2025
Il GOP
Dott.ssa NN IA