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Sentenza 17 novembre 2025
Sentenza 17 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Bari, sentenza 17/11/2025, n. 4310 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Bari |
| Numero : | 4310 |
| Data del deposito : | 17 novembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Bari, in persona del Giudice del lavoro, dott.ssa Maria Luisa
TRAVERSA, all'udienza del 17 novembre 2025, ha pronunciato la seguente
SENTENZA contestuale ex art. 429 c.p.c.
nella causa di lavoro di I grado iscritta sul ruolo generale affari contenziosi sotto il numero d'ordine 4678 dell'anno 2025
TRA
rappresentato e difeso dall'avv. TOSCANO Nicola Roberto e Parte_1 dall'avv. PEDONE Angela ed elettivamente domiciliato presso lo studio “Toscano &
Partners” in Bari, alla via Marco Partipilo, n. 48
– Ricorrente –
CONTRO
, in persona del direttore generale pro tempore, avv. CP_1 CP_2 rappresentata e difesa dall'avv. FARETRA Anna ed elettivamente domiciliata in Bari, al Lungomare Starita, n. 6
– Resistente –
FATTO E DIRITTO
Con ricorso depositato in data 31.03.2025, dipendente dell' Parte_1 CP_1 sino al 31.08.2019 con profilo professionale di infermiere generico senior (cat. C,
C.C.N.L. Comparto Sanità Pubblica) presso il reparto di Anestesia dell'Ospedale “Di
Venere” di Bari, esponeva di aver prestato servizio di pronta disponibilità attiva festiva e notturna, senza fruire del relativo riposo compensativo, nel periodo dal 2015 al 2018. Il ricorrente, pertanto, chiedeva la condanna dell' al risarcimento del danno CP_1 da usura psicofisica, pari ad € 2.934,49 e parametrato ad una giornata lavorativa ordinaria per ogni riposo compensativo non usufruito (41 giornate).
L si costituiva in giudizio ed eccepiva preliminarmente la prescrizione dei CP_1 crediti eventualmente maturati prima del 23.04.2015, nonché l'infondatezza della domanda.
Non risultando necessario l'espletamento di attività istruttoria, la causa veniva decisa come da sentenza contestuale.
Il ricorso è parzialmente fondato.
Preliminarmente, va accolta l'eccezione di prescrizione sollevata dalla resistente.
Infatti, la tutela richiesta non concerne voci che devono pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi, come da art. 2948, n. 4, c.c., bensì il risarcimento del danno patito per effetto di un inadempimento contrattuale del datore di lavoro, nella specie quello da usura psico-fisica per mancato godimento del riposo.
Di talché, si applica il termine di prescrizione decennale, nel caso di specie interrotto soltanto dalla notifica del ricorso introduttivo in data 23.04.2025, con la conseguenza che i crediti relativi al periodo antecedente, in particolare dal 18.01.2015 al 12.04.2015, risultano prescritti.
Entrando nel merito della fattispecie, l'art. 9 del d.lgs. n. 66 del 2003, in materia di organizzazione dell'orario di lavoro, dispone che “il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodo di riposo di almeno ventiquattro ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero di cui all'articolo 7”.
Ove non possa essere goduto nella giornata domenicale, il riposo settimanale, secondo quanto previsto dall'art. 45, comma 2, C.C.N.L. Comparto Sanità Pubblica 2019 –
pag. 2/7 2021, “deve essere fruito di norma entro la settimana successiva, in giorno concordato fra il dipendente ed il dirigente o il responsabile della struttura, avuto riguardo alle esigenze di servizio”.
La disciplina trova riscontro anche a livello europeo, dove l'art. 5 della direttiva
2003/88/CE, in materia di riposo settimanale, prevede che “gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché ogni lavoratore benefici, per ogni periodo di 7 giorni, di un periodo minimo di riposo ininterrotto di 24 ore a cui si sommano le 11 ore di riposo giornaliero previste all'articolo 3. Se condizioni oggettive, tecniche o di organizzazione del lavoro lo giustificano, potrà essere fissato un periodo minimo di riposo di 24 ore”.
Con riferimento al servizio di pronta disponibilità, esso, ai sensi dell'art. 7, comma 1,
C.C.N.L. integrativo 20.09.2001, “è caratterizzato dalla immediata reperibilità del dipendente e dall'obbligo dello stesso di raggiungere la struttura nel tempo previsto con modalità stabilite ai sensi del comma 3”, con la previsione, secondo quanto disposto dal comma 6, di “un riposo compensativo senza riduzione del debito orario settimanale” nel caso in cui il servizio stesso cada in giorno festivo. La pronta disponibilità deve essere limitata ai turni notturni e festivi, “ha durata di dodici ore e dà diritto ad una indennità di Lire 40.000 per ogni dodici ore”; inoltre, in caso di chiamata, ex comma 9 dell'art. 7, C.C.N.L. 20.09.2001, “l'attività viene computata come lavoro straordinario ai sensi dell'art. 34 del CCNL 7 aprile 1999, come modificato dall'art. 39 del presente contratto, ovvero trova applicazione l'art. 40" che,
a sua volta, disciplina la “banca delle ore” e prevede la possibilità per il lavoratore di convertire le ore di straordinario in permessi compensativi.
Il personale in pronta disponibilità chiamato in servizio, con conseguente “sospensione delle undici ore di riposo immediatamente successivo e consecutivo”, deve recuperare, come da art. 44, comma 9, C.C.N.L. Comparto Sanità Pubblica 2019 – 2021,
“immediatamente e consecutivamente dopo il servizio reso le ore mancanti per il completamento delle undici ore di riposo”; nel caso in cui, “per ragioni eccezionali”, non sia possibile applicare la disciplina di cui al precedente periodo, quale misura di pag. 3/7 adeguata protezione, “le ore di mancato riposo saranno fruite, in un'unica soluzione, nei successivi tre giorni, fino al completamento delle undici ore di riposo”.
Le parti collettive, ricalcando la disciplina già dettata dall'art. 18, D.P.R. n. 270 del
1987, hanno disciplinato diverse fattispecie di pronta disponibilità, giacché quest'ultima, a seconda del caso in cui si verifichi o meno l'effettiva chiamata, può dare luogo all'attività lavorativa (reperibilità attiva) o consistere nel mero rispetto dell'obbligo di attesa senza che segua la prestazione di servizio (reperibilità passiva).
La Cassazione, sul punto, ha più volte chiarito che la reperibilità passiva non può essere equiparata alla prestazione di lavoro, risolvendosi, invece, in un'obbligazione strumentale ed accessoria, qualitativamente diversa da quella lavorativa, che, pur comportando una limitazione della sfera individuale del lavoratore, non impedisce il recupero delle energie psicofisiche. Proprio detta ontologica diversità fra prestazione lavorativa e obbligo di reperibilità giustifica la previsione di un riposo compensativo
“senza riduzione del debito orario settimanale”, ossia di una giornata di riposo la cui fruizione lascia globalmente immutata l'ordinaria prestazione oraria settimanale e, quindi, impone una variazione in aumento della durata dell'attività lavorativa da prestare negli altri giorni della settimana. In altri termini, secondo l'interpretazione consolidata della giurisprudenza di legittimità, poiché il riposo compensativo non esonera dal rispetto dell'orario complessivo settimanale (non può essere attribuito alcun altro significato all'espressione “senza riduzione del debito orario”), il suo godimento comporta necessariamente l'obbligo del lavoratore di recuperare le ore non lavorate nel giorno di riposo, “spalmandole” sugli altri giorni lavorativi, nei quali, di conseguenza, la prestazione diviene maggiormente gravosa (cfr. Cass. n. 14770/2017; n. 6491/2016;
n. 5465/2016; n. 9316/2014; n. 11730/2013; n. 4688/2011).
Ne discende che, nel silenzio della disposizione contrattuale sulle modalità di fruizione del riposo compensativo, la clausola deve essere interpretata tenendo presente le conseguenze che dal godimento del riposo derivano e, quindi, poiché quest'ultimo da un lato non è diretto a consentire il recupero delle energie psicofisiche e dall'altro impone un sacrificio al lavoratore, si deve ribadire l'esegesi, consolidatasi anche nella pag. 4/7 giurisprudenza amministrativa (fra le tante, C.d.S. 09.09.2009, n. 5343), secondo la quale l'obbligo del datore di lavoro di concedere la giornata di riposo, rimodulando conseguentemente l'orario settimanale, sorge solo qualora il dipendente ne faccia espressa richiesta.
Il comma 9 dell'art. 7 C.C.N.L. integrativo 20.09.2001, applicabile a tutte le ipotesi in cui il servizio di pronta disponibilità dia luogo a chiamata effettiva, disciplina il trattamento economico spettante per le ore effettivamente lavorate e prevede il diritto del lavoratore a percepire, oltre all'indennità stabilita dal comma 6, anche la maggiorazione per il lavoro straordinario o, a sua scelta, l'imputazione delle ore alla banca disciplinata dall'art. 40, con conseguente possibilità per il dipendente di optare successivamente per il permesso compensativo.
La norma contrattuale, quindi, è destinata unicamente a disciplinare il trattamento economico spettante per le ore di effettiva prestazione rese a seguito dell'assicurato servizio di pronta disponibilità (con previsione di una maggiorazione giustificata dalla gravosità della prestazione in quanto resa in ora notturna o in giorno festivo) e la stessa non incide, neppure indirettamente, sulla durata complessiva settimanale dell'attività lavorativa e sul diritto del dipendente alla fruizione del necessario riposo settimanale, che restano disciplinati delle disposizioni dettate dai diversi contratti succedutisi nel tempo in tema di orario di lavoro e di riposo (art. 26, C.C.N.L. 07.04.1999 e art. 20,
C.C.N.L. 01.09.1995).
Pertanto, ove il dipendente in servizio di pronta disponibilità venga chiamato a rendere la prestazione, l'azienda, oltre a corrispondere la maggiorazione prevista dal comma 9
(o in alternativa, su richiesta del dipendente, il permesso compensativo di cui all'art. 40
C.C.N.L.), dovrà comunque garantire allo stesso il riposo settimanale, a prescindere da una sua richiesta, trattandosi di diritto indisponibile, riconosciuto dalla Carta costituzionale oltre che dall'art. 5 della direttiva 2003/88/CE (cfr. tra le altre, Cass. civ.
n. 6491/2016). Infatti, un compenso maggiorato per l'attività prestata in giorno festivo non incide neppure indirettamente sulla disciplina della durata complessiva settimanale dell'attività lavorativa e sul diritto del dipendente alla fruizione del necessario riposo, pag. 5/7 che dovrà essere garantito dalla azienda, a prescindere da una richiesta, trattandosi, come specificato, di diritto indisponibile.
Nel caso di specie, i fogli presenza versati in atti consentono di accertare il mancato godimento da parte del del riposo compensativo nelle giornate indicate in Pt_1 ricorso, ad eccezione di quelle coperte da prescrizione (18 gennaio, 8 febbraio e 12 aprile 2015).
Il mancato godimento del riposo giustifica la richiesta risarcitoria avanzata, come ribadito anche dalla Cassazione, secondo la quale la mancata fruizione del riposo settimanale è fonte di danno non patrimoniale, che deve essere presunto perché
“l'interesse del lavoratore leso dall'inadempimento datoriale ha una diretta copertura costituzionale nell'art. 36 Cost., sicché la lesione dell'interesse espone direttamente il datore al risarcimento del danno” (cfr. Cass. n. 24563/2016; n. 16665/2015; n.
24180/2013; Cass. S.U. n. 142/2013).
In merito al criterio per determinare l'entità del danno, deve ritenersi applicabile la misura del lavoro feriale, nello specifico il “compenso di una giornata lavorativa ordinaria (compenso giornaliero ordinario) per ogni riposo settimanale effettivamente non goduto” (cfr. Corte d'Appello di Bari, n. 1589 del 23.09.2021; in tal senso, anche
Tribunale di Bari, Sezione Lavoro, n. 1490 del 2020).
Ne deriva che al ricorrente spetta il risarcimento del danno da quantificarsi nella misura di una giornata lavorativa ordinaria per il riposo compensativo non goduto con riferimento alle giornate indicate in ricorso, ad eccezione di quelle coperte da prescrizione (18 gennaio, 8 febbraio e 12 aprile 2015), per un totale di 38 giornate, pari ad € 2.719,77, oltre interessi.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate, come da dispositivo, secondo il valore della prestazione effettivamente riconosciuta.
P.Q.M.
pag. 6/7 Il Giudice del lavoro, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da con ricorso depositato il 31.03.2025, nei confronti dell' , Parte_1 CP_1 così provvede:
1) accoglie per quanto di ragione la domanda e, per l'effetto, condanna l' al CP_1 risarcimento del danno in favore del ricorrente nella misura di una giornata lavorativa ordinaria per il riposo compensativo non goduto nelle giornate indicate, ad eccezione dei turni del 18 gennaio, 8 febbraio e 12 aprile 2015, per un totale di 38 giornate, pari ad
€ 2.719,77;
2) condanna l' al pagamento delle spese di lite, liquidate in € 1.200,00 per CP_1 compenso, oltre r.f., i.v.a. e c.a.p., da distrarre in favore dei procuratori dichiaratisi antistatari.
Bari, 17 novembre 2025
Il Giudice del lavoro
Dott.ssa Maria Luisa Traversa
pag. 7/7
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Bari, in persona del Giudice del lavoro, dott.ssa Maria Luisa
TRAVERSA, all'udienza del 17 novembre 2025, ha pronunciato la seguente
SENTENZA contestuale ex art. 429 c.p.c.
nella causa di lavoro di I grado iscritta sul ruolo generale affari contenziosi sotto il numero d'ordine 4678 dell'anno 2025
TRA
rappresentato e difeso dall'avv. TOSCANO Nicola Roberto e Parte_1 dall'avv. PEDONE Angela ed elettivamente domiciliato presso lo studio “Toscano &
Partners” in Bari, alla via Marco Partipilo, n. 48
– Ricorrente –
CONTRO
, in persona del direttore generale pro tempore, avv. CP_1 CP_2 rappresentata e difesa dall'avv. FARETRA Anna ed elettivamente domiciliata in Bari, al Lungomare Starita, n. 6
– Resistente –
FATTO E DIRITTO
Con ricorso depositato in data 31.03.2025, dipendente dell' Parte_1 CP_1 sino al 31.08.2019 con profilo professionale di infermiere generico senior (cat. C,
C.C.N.L. Comparto Sanità Pubblica) presso il reparto di Anestesia dell'Ospedale “Di
Venere” di Bari, esponeva di aver prestato servizio di pronta disponibilità attiva festiva e notturna, senza fruire del relativo riposo compensativo, nel periodo dal 2015 al 2018. Il ricorrente, pertanto, chiedeva la condanna dell' al risarcimento del danno CP_1 da usura psicofisica, pari ad € 2.934,49 e parametrato ad una giornata lavorativa ordinaria per ogni riposo compensativo non usufruito (41 giornate).
L si costituiva in giudizio ed eccepiva preliminarmente la prescrizione dei CP_1 crediti eventualmente maturati prima del 23.04.2015, nonché l'infondatezza della domanda.
Non risultando necessario l'espletamento di attività istruttoria, la causa veniva decisa come da sentenza contestuale.
Il ricorso è parzialmente fondato.
Preliminarmente, va accolta l'eccezione di prescrizione sollevata dalla resistente.
Infatti, la tutela richiesta non concerne voci che devono pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi, come da art. 2948, n. 4, c.c., bensì il risarcimento del danno patito per effetto di un inadempimento contrattuale del datore di lavoro, nella specie quello da usura psico-fisica per mancato godimento del riposo.
Di talché, si applica il termine di prescrizione decennale, nel caso di specie interrotto soltanto dalla notifica del ricorso introduttivo in data 23.04.2025, con la conseguenza che i crediti relativi al periodo antecedente, in particolare dal 18.01.2015 al 12.04.2015, risultano prescritti.
Entrando nel merito della fattispecie, l'art. 9 del d.lgs. n. 66 del 2003, in materia di organizzazione dell'orario di lavoro, dispone che “il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodo di riposo di almeno ventiquattro ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero di cui all'articolo 7”.
Ove non possa essere goduto nella giornata domenicale, il riposo settimanale, secondo quanto previsto dall'art. 45, comma 2, C.C.N.L. Comparto Sanità Pubblica 2019 –
pag. 2/7 2021, “deve essere fruito di norma entro la settimana successiva, in giorno concordato fra il dipendente ed il dirigente o il responsabile della struttura, avuto riguardo alle esigenze di servizio”.
La disciplina trova riscontro anche a livello europeo, dove l'art. 5 della direttiva
2003/88/CE, in materia di riposo settimanale, prevede che “gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché ogni lavoratore benefici, per ogni periodo di 7 giorni, di un periodo minimo di riposo ininterrotto di 24 ore a cui si sommano le 11 ore di riposo giornaliero previste all'articolo 3. Se condizioni oggettive, tecniche o di organizzazione del lavoro lo giustificano, potrà essere fissato un periodo minimo di riposo di 24 ore”.
Con riferimento al servizio di pronta disponibilità, esso, ai sensi dell'art. 7, comma 1,
C.C.N.L. integrativo 20.09.2001, “è caratterizzato dalla immediata reperibilità del dipendente e dall'obbligo dello stesso di raggiungere la struttura nel tempo previsto con modalità stabilite ai sensi del comma 3”, con la previsione, secondo quanto disposto dal comma 6, di “un riposo compensativo senza riduzione del debito orario settimanale” nel caso in cui il servizio stesso cada in giorno festivo. La pronta disponibilità deve essere limitata ai turni notturni e festivi, “ha durata di dodici ore e dà diritto ad una indennità di Lire 40.000 per ogni dodici ore”; inoltre, in caso di chiamata, ex comma 9 dell'art. 7, C.C.N.L. 20.09.2001, “l'attività viene computata come lavoro straordinario ai sensi dell'art. 34 del CCNL 7 aprile 1999, come modificato dall'art. 39 del presente contratto, ovvero trova applicazione l'art. 40" che,
a sua volta, disciplina la “banca delle ore” e prevede la possibilità per il lavoratore di convertire le ore di straordinario in permessi compensativi.
Il personale in pronta disponibilità chiamato in servizio, con conseguente “sospensione delle undici ore di riposo immediatamente successivo e consecutivo”, deve recuperare, come da art. 44, comma 9, C.C.N.L. Comparto Sanità Pubblica 2019 – 2021,
“immediatamente e consecutivamente dopo il servizio reso le ore mancanti per il completamento delle undici ore di riposo”; nel caso in cui, “per ragioni eccezionali”, non sia possibile applicare la disciplina di cui al precedente periodo, quale misura di pag. 3/7 adeguata protezione, “le ore di mancato riposo saranno fruite, in un'unica soluzione, nei successivi tre giorni, fino al completamento delle undici ore di riposo”.
Le parti collettive, ricalcando la disciplina già dettata dall'art. 18, D.P.R. n. 270 del
1987, hanno disciplinato diverse fattispecie di pronta disponibilità, giacché quest'ultima, a seconda del caso in cui si verifichi o meno l'effettiva chiamata, può dare luogo all'attività lavorativa (reperibilità attiva) o consistere nel mero rispetto dell'obbligo di attesa senza che segua la prestazione di servizio (reperibilità passiva).
La Cassazione, sul punto, ha più volte chiarito che la reperibilità passiva non può essere equiparata alla prestazione di lavoro, risolvendosi, invece, in un'obbligazione strumentale ed accessoria, qualitativamente diversa da quella lavorativa, che, pur comportando una limitazione della sfera individuale del lavoratore, non impedisce il recupero delle energie psicofisiche. Proprio detta ontologica diversità fra prestazione lavorativa e obbligo di reperibilità giustifica la previsione di un riposo compensativo
“senza riduzione del debito orario settimanale”, ossia di una giornata di riposo la cui fruizione lascia globalmente immutata l'ordinaria prestazione oraria settimanale e, quindi, impone una variazione in aumento della durata dell'attività lavorativa da prestare negli altri giorni della settimana. In altri termini, secondo l'interpretazione consolidata della giurisprudenza di legittimità, poiché il riposo compensativo non esonera dal rispetto dell'orario complessivo settimanale (non può essere attribuito alcun altro significato all'espressione “senza riduzione del debito orario”), il suo godimento comporta necessariamente l'obbligo del lavoratore di recuperare le ore non lavorate nel giorno di riposo, “spalmandole” sugli altri giorni lavorativi, nei quali, di conseguenza, la prestazione diviene maggiormente gravosa (cfr. Cass. n. 14770/2017; n. 6491/2016;
n. 5465/2016; n. 9316/2014; n. 11730/2013; n. 4688/2011).
Ne discende che, nel silenzio della disposizione contrattuale sulle modalità di fruizione del riposo compensativo, la clausola deve essere interpretata tenendo presente le conseguenze che dal godimento del riposo derivano e, quindi, poiché quest'ultimo da un lato non è diretto a consentire il recupero delle energie psicofisiche e dall'altro impone un sacrificio al lavoratore, si deve ribadire l'esegesi, consolidatasi anche nella pag. 4/7 giurisprudenza amministrativa (fra le tante, C.d.S. 09.09.2009, n. 5343), secondo la quale l'obbligo del datore di lavoro di concedere la giornata di riposo, rimodulando conseguentemente l'orario settimanale, sorge solo qualora il dipendente ne faccia espressa richiesta.
Il comma 9 dell'art. 7 C.C.N.L. integrativo 20.09.2001, applicabile a tutte le ipotesi in cui il servizio di pronta disponibilità dia luogo a chiamata effettiva, disciplina il trattamento economico spettante per le ore effettivamente lavorate e prevede il diritto del lavoratore a percepire, oltre all'indennità stabilita dal comma 6, anche la maggiorazione per il lavoro straordinario o, a sua scelta, l'imputazione delle ore alla banca disciplinata dall'art. 40, con conseguente possibilità per il dipendente di optare successivamente per il permesso compensativo.
La norma contrattuale, quindi, è destinata unicamente a disciplinare il trattamento economico spettante per le ore di effettiva prestazione rese a seguito dell'assicurato servizio di pronta disponibilità (con previsione di una maggiorazione giustificata dalla gravosità della prestazione in quanto resa in ora notturna o in giorno festivo) e la stessa non incide, neppure indirettamente, sulla durata complessiva settimanale dell'attività lavorativa e sul diritto del dipendente alla fruizione del necessario riposo settimanale, che restano disciplinati delle disposizioni dettate dai diversi contratti succedutisi nel tempo in tema di orario di lavoro e di riposo (art. 26, C.C.N.L. 07.04.1999 e art. 20,
C.C.N.L. 01.09.1995).
Pertanto, ove il dipendente in servizio di pronta disponibilità venga chiamato a rendere la prestazione, l'azienda, oltre a corrispondere la maggiorazione prevista dal comma 9
(o in alternativa, su richiesta del dipendente, il permesso compensativo di cui all'art. 40
C.C.N.L.), dovrà comunque garantire allo stesso il riposo settimanale, a prescindere da una sua richiesta, trattandosi di diritto indisponibile, riconosciuto dalla Carta costituzionale oltre che dall'art. 5 della direttiva 2003/88/CE (cfr. tra le altre, Cass. civ.
n. 6491/2016). Infatti, un compenso maggiorato per l'attività prestata in giorno festivo non incide neppure indirettamente sulla disciplina della durata complessiva settimanale dell'attività lavorativa e sul diritto del dipendente alla fruizione del necessario riposo, pag. 5/7 che dovrà essere garantito dalla azienda, a prescindere da una richiesta, trattandosi, come specificato, di diritto indisponibile.
Nel caso di specie, i fogli presenza versati in atti consentono di accertare il mancato godimento da parte del del riposo compensativo nelle giornate indicate in Pt_1 ricorso, ad eccezione di quelle coperte da prescrizione (18 gennaio, 8 febbraio e 12 aprile 2015).
Il mancato godimento del riposo giustifica la richiesta risarcitoria avanzata, come ribadito anche dalla Cassazione, secondo la quale la mancata fruizione del riposo settimanale è fonte di danno non patrimoniale, che deve essere presunto perché
“l'interesse del lavoratore leso dall'inadempimento datoriale ha una diretta copertura costituzionale nell'art. 36 Cost., sicché la lesione dell'interesse espone direttamente il datore al risarcimento del danno” (cfr. Cass. n. 24563/2016; n. 16665/2015; n.
24180/2013; Cass. S.U. n. 142/2013).
In merito al criterio per determinare l'entità del danno, deve ritenersi applicabile la misura del lavoro feriale, nello specifico il “compenso di una giornata lavorativa ordinaria (compenso giornaliero ordinario) per ogni riposo settimanale effettivamente non goduto” (cfr. Corte d'Appello di Bari, n. 1589 del 23.09.2021; in tal senso, anche
Tribunale di Bari, Sezione Lavoro, n. 1490 del 2020).
Ne deriva che al ricorrente spetta il risarcimento del danno da quantificarsi nella misura di una giornata lavorativa ordinaria per il riposo compensativo non goduto con riferimento alle giornate indicate in ricorso, ad eccezione di quelle coperte da prescrizione (18 gennaio, 8 febbraio e 12 aprile 2015), per un totale di 38 giornate, pari ad € 2.719,77, oltre interessi.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate, come da dispositivo, secondo il valore della prestazione effettivamente riconosciuta.
P.Q.M.
pag. 6/7 Il Giudice del lavoro, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da con ricorso depositato il 31.03.2025, nei confronti dell' , Parte_1 CP_1 così provvede:
1) accoglie per quanto di ragione la domanda e, per l'effetto, condanna l' al CP_1 risarcimento del danno in favore del ricorrente nella misura di una giornata lavorativa ordinaria per il riposo compensativo non goduto nelle giornate indicate, ad eccezione dei turni del 18 gennaio, 8 febbraio e 12 aprile 2015, per un totale di 38 giornate, pari ad
€ 2.719,77;
2) condanna l' al pagamento delle spese di lite, liquidate in € 1.200,00 per CP_1 compenso, oltre r.f., i.v.a. e c.a.p., da distrarre in favore dei procuratori dichiaratisi antistatari.
Bari, 17 novembre 2025
Il Giudice del lavoro
Dott.ssa Maria Luisa Traversa
pag. 7/7