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Sentenza 31 gennaio 2025
Sentenza 31 gennaio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Catania, sentenza 31/01/2025, n. 459 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Catania |
| Numero : | 459 |
| Data del deposito : | 31 gennaio 2025 |
Testo completo
N. R.G. 1860/2024
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI CATANIA
Sezione Lavoro
In persona del giudice unico, dott.ssa Chiara Cunsolo, in funzione di giudice del lavoro, all'esito dell'udienza del 30/01/2025, sostituita ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c., ha emesso la seguente
SENTENZA nella causa iscritta al n. R.G. 1860/2024, promossa da
( , ( Parte_1 C.F._1 Parte_2 [...]
) e ( ), rappresentati e C.F._2 Parte_3 C.F._3
difesi, giusta procura in atti, dall'avv. Vilardi Francesco;
-ricorrente- contro
, in persona del pro tempore, Controparte_1 CP_2
rappresentato e difeso ex art. 417-bis c.p.c. dal dott. Alessio Mario Riccobene, funzionario del
; Controparte_1
-resistente-
Oggetto: accertamento del diritto al bonus docente tramite la “Carta elettronica” per l'aggiornamento e la formazione del personale docente, di cui all'art. 1 della legge n. 107/2015;
Conclusioni: come da ricorso, da memoria di costituzione e da note sostitutive dell'udienza ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c.
*
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Con ricorso depositato in data 20/02/2024 i ricorrenti in epigrafe indicati hanno adito l'intestato Tribunale chiedendo: “previa eventuale disapplicazione dell'art. 1, commi 121, 122
e 124, della Legge n. 107/2015, dell'art. 2 del DPCM del 23 settembre 2015 e/o dell'art. 3 del
D.P.C.M. del 28 novembre 2016, per violazione della clausola 4 dell'accordo quadro sul lavoro
a tempo determinato, recepito dalla dir. 99/70 del Consiglio dell'Unione Europea, accertarsi
1 e dichiararsi il diritto delle parti ricorrenti ad usufruire del beneficio economico di € 500,00 annui, tramite la “Carta elettronica” per l'aggiornamento e la formazione del personale docente, di cui all'art. 1 della Legge n. 107/2015, per gli anni scolastici di servizio suindicati
e conseguentemente condannarsi il al riconoscimento del beneficio Controparte_1
stesso, così come previsto e disciplinato dalla normativa in favore dei docenti a tempo indeterminato per tutti i suddetti anni scolastici per un valore di € 2.000,00 (euro duemila/00) per;
€ 1.500,00 (euro millecinquecento/00) per € Parte_1 Parte_2
2.000,00 (euro duemila/00) per In via subordinata, previo Parte_3
accertamento e declaratoria del diritto delle parti ricorrenti alla fruizione del beneficio economico di € 500,00 annui, tramite la “Carta elettronica” per l'aggiornamento e la formazione del personale docente, di cui all'art. 1 della Legge n. 107/2015, per gli anni scolastici 2021/22, 2022/23, 2023/24, condannarsi il al pagamento Controparte_1 delle somme di € 2.000,00 (euro duemila/00) per;
€ 1.500,00 (euro Parte_1 millecinquecento/00) per € 2.000,00 (euro duemila/00) per Parte_2 [...]
o di quelle minori o maggiori ritenute di giustizia a titolo di risarcimento del danno Parte_3 ex art. 1218 del c.c.”.
Con memoria depositata in data 20.9.2024 si è costituito in giudizio il
[...]
eccependo la prescrizione e assumendo l'infondatezza della pretesa Controparte_1 avanzata da parte ricorrente, chiedendo accogliersi le seguenti conclusioni: “In via principale: rigettare il ricorso ove infondato o carente di prova, con condanna, in tal caso, di parte ricorrente alla refusione delle spese di lite ai sensi degli artt. 91 e ss. c.p.c. e 152 bis disp. att.
c.p.c.; Dichiarare estinti i diritti prescritti;
Rigettare ogni altra azione perché infondata e/o carente di prova;
In via subordinata limitare le statuizioni nei limiti di quanto statuito dal
Giudice della nomofilachia e con esclusione delle annualità in cui la parte ricorrente è stata contrattualizzata in maniera breve e saltuaria;
Disporre la compensazione delle spese di giudizio in ragione della soccombenza parziale o della serialità della controversia (cfr., ex multis, Cass. Civ., sez. Lav., 18/02/2015, n. 3244)”.
La causa è stata istruita mediante produzione documentale.
All'esito dell'udienza del 30.1.2025, sostituita dal deposito di note scritte ai sensi dell'art. 127-ter c.p.c., sulle conclusioni rassegnate da parte ricorrente come da note in atti, la causa è stata trattenuta per la decisione e viene quindi definita nei termini che seguono.
2. Va preliminarmente esaminata e disattesa l'eccezione di prescrizione sollevata dalla parte resistente.
2 In relazione al termine di prescrizione e al dies a quo di decorrenza vanno richiamati i principi di recente affermati dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 29961/2023, secondo cui: “
4. L'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta Docente si prescrive nel termine quinquennale di cui all'art. 2948, n. 4 c.c., che decorre dalla data in cui
è sorto il diritto all'accredito, ovverosia, per i casi di cui all'art. 4, comma 1 e 2, l. n. 124 del
1999, dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica […]”.
Nel caso di specie nessuna prescrizione è maturata dal momento che il primo anno scolastico per cui è richiesta la Carta è, con riferimento ai ricorrenti e Parte_1 [...]
, il 2020/2021 e, per , il 2021/2022; tutte annualità rispetto alle Parte_3 Parte_2
quali la domanda non risulta anteriore al quinquennio.
3. Ciò posto, reputa il Tribunale che il ricorso sia fondato e ciò per le ragioni, che interamente si condividono, già espresse dall'Ufficio con sentenze rese all'esito di procedimenti aventi analogo contenuto.
Dirimente ai fini del riconoscimento di fondatezza della pretesa è la decisione della Corte di Giustizia dell'UE, secondo cui “La clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell'allegato della direttiva
1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e
CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del
[...]
, e non al personale docente a tempo determinato di tale , il beneficio Controparte_1 CP_1 di un vantaggio finanziario dell'importo di EUR 500 all'anno, concesso al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, mediante una carta elettronica che può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per
l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, ad altre attività di formazione e per l'acquisto di servizi di connettività al fine di assolvere
l'obbligo di effettuare attività professionali a distanza”, con l'ulteriore specificazione, in punto
3 di motivazione, per cui “spetta al giudice del rinvio, che è il solo competente a valutare i fatti, stabilire se” colui che (ndr) “era alle dipendenze del con contratti di lavoro a tempo CP_1
determinato, si trovasse in una situazione comparabile a quella dei lavoratori assunti a tempo indeterminato da questo stesso datore di lavoro nel corso del medesimo periodo (v., per analogia, sentenza del 5 giugno 2018, GrupoNorteFacility, C-574/16, EU:C:2018:390, punto
49 e giurisprudenza ivi citata)” (Corte giustizia UE sez. VI, 18/05/2022, n.450).
Quanto alla verifica di comparabilità demandata al giudice nazionale, la Corte ha ricordato che “Secondo una giurisprudenza costante della Corte, la nozione di «ragioni oggettive» richiede che la disparità di trattamento constatata sia giustificata dalla sussistenza di elementi precisi e concreti, che contraddistinguono il rapporto di impiego di cui trattasi, nel particolare contesto in cui s'inscrive e in base a criteri oggettivi e trasparenti, al fine di verificare se tale disparità risponda a una reale necessità, sia idonea a conseguire l'obiettivo perseguito e risulti necessaria a tal fine. Tali elementi possono risultare, segnatamente, dalla particolare natura delle funzioni per l'espletamento delle quali sono stati conclusi contratti a tempo determinato e dalle caratteristiche inerenti alle medesime o, eventualmente, dal perseguimento di una legittima finalità di politica sociale di uno Stato membro (sentenza del
20 giugno 2019, UstarizAróstegui, C-72/18, EU:C:2019:516, punto 40 e giurisprudenza ivi citata). 46 Per contro, il riferimento alla mera natura temporanea del lavoro degli impiegati amministrativi a contratto, come UC, non è conforme a tali requisiti e non può dunque costituire di per sé una ragione oggettiva, ai sensi della clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro. Infatti, ammettere che la mera natura temporanea di un rapporto di lavoro sia sufficiente a giustificare una differenza di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato priverebbe di contenuto gli obiettivi della direttiva 1999/70
e dell'accordo quadro ed equivarrebbe a perpetuare il mantenimento di una situazione svantaggiosa per i lavoratori a tempo determinato (v., in tal senso, sentenza del 20 giugno
2019, UstarizAróstegui, C-72/18, EU:C:2019:516, punto 41 e giurisprudenza ivi citata)”.
La Corte ha ancora evidenziato che “Secondo una giurisprudenza costante, al fine di valutare se le persone interessate esercitino un lavoro identico o simile nel senso dell'accordo quadro, occorre stabilire, conformemente alla clausola 3, punto 2, e alla clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro, se, tenuto conto di un insieme di fattori, come la natura del lavoro, le condizioni di formazione e le condizioni di impiego, si possa ritenere che tali persone si trovino in una situazione comparabile (sentenza del 5 giugno 2018, GrupoNorteFacility, C-574/16,
EU:C:2018:390, punto 48 e giurisprudenza ivi citata)”.
4 Più precisamente la Corte di Giustizia, nella causa C-450/21 ai punti 35 e ss. ha evidenziato: “35 Nel caso di specie, […] risulta che l'indennità di cui al procedimento principale deve essere considerata come rientrante tra le «condizioni di impiego» ai sensi della clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro.
36 Infatti, conformemente all'articolo 1, comma 121, della legge n. 107/2015, tale indennità è versata al fine di sostenere la formazione continua dei docenti, la quale è obbligatoria tanto per il personale a tempo indeterminato quanto per quello impiegato a tempo determinato presso il , e di valorizzarne le competenze professionali. Inoltre, dall'adozione del CP_1
decreto-legge dell'8 aprile 2020, n. 22, il versamento di detta indennità mira a consentire
l'acquisto dei servizi di connettività necessari allo svolgimento, da parte dei docenti impiegati presso il , dei loro compiti professionali a distanza […] CP_1
38 La circostanza che la carta elettronica possa essere utilizzata anche per l'acquisto di beni
e servizi che non siano strettamente correlati alla formazione continua non è quindi determinante ai fini della qualificazione dell'indennità di cui al procedimento principale come
«condizione di impiego» (Cfr. in termini CGUE. ordinanza del 9 febbraio 2012, Per_1
C-556/11, punto 38, e, in senso conforme, CGUE 12 dicembre 2013, C-
[...] Per_2
361/12, punto 35, 5 giugno 2018, Grupo Norte Facility C-574/16, punto 41, ordinanze del 21 settembre 2016, C-631/15, punto 34, e 22 marzo 2018, C- Persona_3 Persona_4
315/17, punto 45.)”.
Quanto agli effetti della pronunzia resa dalla Corte di giustizia, si osserva come l'art. 19
TUE riconosce alla Corte di giustizia il compito di assicurare il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati. L'interpretazione del diritto UE, che compete alla Corte di giustizia, ha dunque efficacia vincolante per tutte le autorità (giurisdizionali o amministrative) degli Stati membri, restando in tal modo superato anche il pronunciamento del
Consiglio di Stato.
La Corte costituzionale, a partire dalle sentenze n. 113/1985 e n. 389/1989, ha con continuità affermato che “le statuizioni interpretative della Corte di giustizia delle comunità europee hanno, al pari delle norme comunitarie direttamente applicabili, operatività immediata negli ordinamenti interni”. Anche secondo la Corte di Cassazione, “la Corte di giustizia della UE è l'unica autorità giudiziaria deputata all'interpretazione delle norme comunitarie, la quale ha carattere vincolante per il giudice nazionale, che può e deve applicarla anche ai rapporti giuridici sorti e costituiti prima della sentenza interpretativa. Ne consegue che a tali sentenze, sia pregiudiziali e sia emesse in sede di verifica della validità di
5 una disposizione, va attribuito effetto retroattivo, salvo il limite dei rapporti ormai esauriti, e
“ultra-partes”, di ulteriore fonte del diritto della UE, non nel senso che esse creino “ex novo” norme comunitarie, bensì in quanto ne indicano il significato ed i limiti di applicazione, con efficacia “erga omnes” nell'ambito dell'Unione” (Cassazione civile sez. VI, 08/02/2016, n.
2468).
Ritenuto, per quanto esposto, che sussiste l'incompatibilità delle norme interne indicate in ricorso con la clausola 4 dell'accordo quadro Europeo allegato alla direttiva 99/70, e che tale contrasto non può che essere risolto in favore delle previsioni del diritto dell'Unione, va disposta la disapplicazione della normativa interna (art. 1, co. 121 e ss., l. 107/2015 e successivi decreti attuativi), nella parte in cui preclude al docente a tempo determinato, che versi in condizioni assimilabili al docente a tempo indeterminato, la fruizione della carta elettronica del docente di cui all'art. 1, comma 121, l. 107/2015. Ed invero, “Il giudice nazionale deve disapplicare la norma dell'ordinamento interno, per incompatibilità con il diritto comunitario, sia nel caso in cui il conflitto insorga con una disciplina prodotta dagli organi della CEE mediante regolamento, sia nel caso in cui il contrasto sia determinato da regole generali dell'ordinamento comunitario, ricavate in sede di interpretazione dell'ordinamento stesso da parte della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, nell'esercizio dei compiti ad essa attribuiti dagli artt. 169 e 177 del Trattato del 25 marzo 1957, reso esecutivo con con legge 14 ottobre 1957, n. 1203” (ex multis, C. Cass., sez. lav., 21/12/2009 n. 26897; 3841/2002).
3.1. Nella specie non è revocabile in dubbio che la natura del lavoro svolto dai ricorrenti a tempo determinato negli anni scolastici, rispettivamente, 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024 per , 2022/2023 e 2023/2024 per e , Parte_1 Parte_2 Parte_3
sia del tutto analoga a quella dei docenti di ruolo, eccezion fatta per la temporaneità dell'incarico, elemento, quest'ultimo, che, come rimarcato dalla Corte di Giustizia, non può da solo rilevare per escludere la dedotta discriminazione.
Appare, del resto, indubitabile che anche i docenti a tempo determinato abbiano il diritto- dovere di procedere all'aggiornamento professionale, essendo chiamati a svolgere le medesime funzioni dei docenti a tempo indeterminato, al fine del perseguimento dell'istruzione pubblica.
Tale soluzione trova riscontro in quanto affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 29961/2023 ove è enunciato il principio di diritto secondo cui “La Carta Docente di cui all'art. 1, comma 121, L. 107/2015 spetta ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi annuali fino al 31.8, ai sensi dell'art. 4, comma 1, L. n. 124 del 1999 o incarichi per docenza fino al termine delle attività didattiche, ovverosia fino al 30.6, ai sensi dell'art. 4, comma
6 secondo, della L. n. 124 del 1999, senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al ”. CP_1
Nel caso concreto la comparabilità, limitatamente agli anni scolastici sopra specificati, risulta confermata dalla documentazione in atti, in relazione ai quali la parti ricorrenti sono state destinatarie di incarichi di docenza ai sensi dell'art. 4, comma 2, legge n. 124/1999 con contratti a tempo determinato a decorrere dall'inizio dell'anno scolastico - o poco dopo l'inizio dello stesso - fino al termine delle attività didattiche (ovvero fino al 30 giugno di ciascun anno).
In particolare, dai contratti e dallo stato matricolare prodotti risulta che:
- il ricorrente ha espletato servizio nell'a.s. 2021/2022 presso l'Istituto Parte_1
Magistrale "M.F. Quintiliano" di Siracusa, dal 9.11.2021 al 30.6.2022; nell'a.s. 2022/2023, presso il Liceo Artistico " Emilio Greco" di Catania, dal 5.9.2022 al 30.6.2023; nell'a.s.
2023/2024, presso l'Is “Carlo Gemmellaro” di Catania, dal 9.9.23 al 30.6.2025;
- il ricorrente ha svolto servizio nell'a.s. 2022/2023 presso Parte_2
l'I.P.S.S.E.O.A. Karol OJ di Catania dal 5.9.2022 al 30.6.2023 e nell'a.s. 2023/2024 presso il medesimo istituto dal 1.9.2023 al 30.6.2024;
- il ricorrente ha svolto servizio nell'a.s. 2022/2023 presso l'Ist Prof Parte_3
per i Servizi Alberghieri e Ris – RO CH – SI (CT) e nell'a.s. 2023/2024 presso il medesimo istituto dal 1.9.2023 al 30.6.2024.
La situazione lavorativa dei ricorrenti nei termini appena descritti è pertanto del tutto assimilabile a quella di un docente assunto a tempo indeterminato, sicché non appare possibile individuare, nella materia in scrutinio e nel caso in esame, un legittimo fondamento alla diversità di trattamento, che integra proprio la denunciata discriminazione tra docenti a tempo indeterminato e determinato.
3.2. Diversamente, con riferimento all'annualità scolastica 2020/21 per , Parte_1
2021/2022 per , 2020/2021 e 2021/2022 per , reputa il Parte_2 Parte_3
Tribunale che non possa ravvisarsi la comparabilità con il servizio svolto dal personale di ruolo.
Si rileva, a tal proposito, che , nell'a.s. 2020/2021 ha prestato servizio Parte_1
in virtù di una serie di contratti di supplenza dal 18.2.220 al 25.6.2021; , Parte_2 nell'a.s. 2021/2022, ha prestato servizio in virtù di una serie di contratti di supplenza dal
14.10.2021 al 13.6.2022; , nell'a.s. 2020/2021 ha prestato servizio in virtù Parte_3 di una serie di contratti di supplenza dal 15.1.2021 al 23.6.2021 e nell'a.s. 2021/2022 dal
17.1.2022 al 14.6.2022.
7 Deve escludersi che tali annualità possano essere ricomprese nel novero delle fattispecie di applicazione del beneficio in questione, non configurandosi la circostanza per cui la prestazione lavorativa in concreto possa dirsi essere stata resa su base annua, in guisa da far emergere giustificata l'esigenza del miglioramento dell'offerta formativa.
Va, in proposito, evidenziato che la Suprema Corte nella citata sentenza n. 29961/2023 del 27 ottobre 2023, nel precisare che l'indagine circa i presupposti che rendono operante il beneficio formativo in questione debba essere indirizzata verso la ricerca di parametri giuridici che consentano di individuare quali siano le supplenze rispetto alle quali vi sia sovrapponibilità di condizioni, in modo tale che l'obiettivo del legislatore non possa essere perseguito se non assicurando al contempo parità di trattamento, ha rimarcato come lo strumento antidiscriminatorio non possa fondarsi su raffronti tra sottocategorie di situazioni individuali, rischiando altrimenti, attraverso un'estensione a catena di una qualsivoglia migliore tutela, di interferire in modo ingestibile sulle regolazioni complessive di un fenomeno che il legislatore tenti di impostare, e come debba essere tenuta in debito conto anche la logica delle scelte legislative, che appunto si muovono sul piano del sostegno pieno, con la Carta Docente, alla didattica “annua”.
Ha dunque affermato la Suprema Corte che “
7.5 In sé inidoneo è anche il dato normativo dei 180 giorni valorizzato da alcune norme del sistema scolastico. Si tratta infatti di norme riguardanti specifici fenomeni (la ricostruzione della carriera al passaggio di ruolo: d. lgs. 297 del 1994, art. 489, comma 1, norma ora peraltro modificata;
la retribuzione nei mesi estivi: art. 527 del medesimo d. lgs.; l'idoneità del servizio ad essere valutato per il superamento dell'anno di prova), che non si prestano, per la singolarità dei fini per i quali sono dettate, a costituire un valido metro di paragone per le valutazioni qui necessarie per definire il senso dell'"annualità" di una "didattica"”.
Dunque, la cessazione dell'incarico in data antecedente al termine delle attività didattiche, esclude la piena assimilazione del servizio svolto a quella di un docente assunto a tempo indeterminato in quanto non appare coerente con “l'obiettivo di politica scolastica ed educativa che calibra quello speciale beneficio sul piano della didattica annua” e non consente di ravvisare negli incarichi conferiti la collocazione “sul medesimo piano didattico-temporale”, necessaria ai fini della comparabilità con il servizio del docente a tempo indeterminato (cfr.
Cass. 29961/2023, §7.7).
8 Deve, pertanto, rigettarsi la pretesa volta all'ottenimento del beneficio oggetto di domanda di per l'a.s. 2020/2021, per l'a.s. 2021/2022 e Parte_1 Parte_2
per gli aa.ss. 2020/2021 e 2021/2022. Parte_3
3.3. Va, in definitiva, accertato il diritto:
- di a fruire del beneficio economico di € 500,00 tramite la Carta Parte_1 elettronica per l'aggiornamento e la formazione del personale docente per il servizio prestato negli anni scolastici 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024, dunque, per € 1.500,00;
- di a fruire del beneficio economico di € 500,00 tramite la Carta Parte_2 elettronica per l'aggiornamento e la formazione del personale docente per il servizio prestato negli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024, dunque, per € 1.000,00;
- di a fruire del beneficio economico di € 500,00 tramite la Carta Parte_3 elettronica per l'aggiornamento e la formazione del personale docente per il servizio prestato negli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024, dunque, per € 1.000,00; con la condanna del convenuto agli adempimenti dovuti al fine di rendere CP_1
effettivamente fruibile alle dette parti la carta elettronica del docente, alle medesime condizioni
(durata di utilizzo, importo, etc.) già garantite ai docenti di ruolo, oltre accessori nei termini di cui in dispositivo in ragione della natura pubblica del rapporto.
4. Attesa l'evidenziata soccombenza con riferimento alle annualità specificate, le spese di lite vanno compensate per 1/3, mentre per i restanti 2/3 vanno poste a carico della amministrazione convenuta rimasta soccombente con riguardo alle ulteriori annualità.
Le spese sono liquidate come in dispositivo ai sensi del D.M. 55/2014 come modificato dal D.M. 147/2022 applicato l'art. 4, commi 2 e 4, d.mm. n. 55/2014, sì come interpretato dalla recente Corte cass. n. 10367/2024, che ha enunciato i seguenti principi di diritto:
«a) l'avvocato che assiste più parti aventi la medesima posizione processuale ha diritto ad un solo compenso, ma maggiorato ex art. 4, comma 2, d.m. n. 55/2014, anche quando le pretese dei suoi assistiti siano esattamente coincidenti;
la difesa di più parti, infatti, anche nel caso di identità di pretese comporta pur sempre l'onere di raccogliere plurime procure, fornire plurime informazioni, compilare plurime anagrafiche, ecc.;
b) la suddetta maggiorazione è obbligatoria per le prestazioni professionali concluse dopo il 23.10.2023, facoltativa per quelle concluse prima;
c) quel che cambia tra l'ipotesi in cui vi sia identità, e quella in cui vi sia differenza tra le pretese dei vari assistiti, è la misura del compenso standard su cui applicare la maggiorazioni previste dall'art. 4, comma 2, d.m. n. 55/2014;
9 d) se le pretese dei vari assistiti sono diverse, a base del calcolo va posto il compenso che si sarebbe dovuto comunque liquidare per una sola parte, maggiorato del 30% per i primi dieci clienti, e del 10% dall'undicesimo al trentesimo;
e) se le pretese dei vari assistiti sono identiche in fatto ed in diritto, a base del calcolo va posto il compenso che si sarebbe dovuto comunque liquidare per una sola parte, ridotto del
30%, e quindi maggiorato come indicato sopra, sub (c); tale ipotesi si identifica, come s'è detto, con la c.d. connessione impropria di cui all'art. 103, primo comma, inciso finale, c.p.c.;
g) sia ai fini dell'applicazione del comma 2 che del comma 4, il valore della causa da porre a base del calcolo sarà dato non dalla sommatoria delle domande, ma dal valore della domanda più elevata».
Ebbene, alla luce dei suesposti principi di diritto reputa il Tribunale che il caso di specie rientri nelle ipotesi di cui all'art. 103, primo comma, ultima parte, c.p.c. ossia di connessione impropria, avendo i ricorrenti proposto tutti domande che impongono la risoluzione di identiche questioni di diritto (relative al diritto alla carta elettronica del docente) e di fatto, tra loro distinte solo quantitativamente.
Il valore della controversia va dunque individuato tenuto conto del maggiore importo riconosciuto alle parti (€ 1.500,00), il che consente di applicare lo scaglione tabellare delle controversie fino ad € 5.200,00, con valore dei compensi da rapportarsi ai minimi, tenuto conto della natura seriale e documentale della controversia e della concreta attività difensiva svolta.
L'importo così ottenuto (pari ad € 1029,5) deve essere ridotto del 30 % ai sensi dell'art. 4, comma 4, d.m. n. 55/2014, e poi aumentato ai sensi dell'art. 4, comma 2, d.m. n. 55/2014, con maggiorazione del 30% per ciascuno dei due soggetti assistiti oltre il primo (aumento pari ad €
216,2 per ciascuno dei ricorrenti oltre il primo).
P.Q.M.
Il Tribunale di Catania, in persona della giudice dott.ssa Chiara Cunsolo, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando nella causa iscritta al n. 1860/2024 R.G. così statuisce: accerta il diritto di di fruire della “Carta elettronica per l'aggiornamento Parte_1
e la formazione del docente”, prevista dall'art. 1, comma 121, legge n. 107/2015, per gli anni scolastici 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024 e per l'effetto, condanna il
[...]
, in persona del pro tempore, all'attribuzione alla parte Controparte_1 CP_2
ricorrente della Carta elettronica nei termini e per le ragioni di cui in motivazione per un valore
10 di € 1.500,00, oltre accessori dal dovuto al soddisfo nella misura di cui all'art. 16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, richiamato dall'art. 22 della legge n. 724/1994; accerta il diritto di di fruire della “Carta elettronica per Parte_2
l'aggiornamento e la formazione del docente”, prevista dall'art. 1, comma 121, legge n.
107/2015, per gli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024 e per l'effetto, condanna il
[...]
, in persona del pro tempore, all'attribuzione alla parte Controparte_1 CP_2
ricorrente della Carta elettronica nei termini e per le ragioni di cui in motivazione per un valore di € 1.000,00, oltre accessori dal dovuto al soddisfo nella misura di cui all'art. 16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, richiamato dall'art. 22 della legge n. 724/1994; accerta il diritto di di fruire della “Carta elettronica per Parte_3
l'aggiornamento e la formazione del docente”, prevista dall'art. 1, comma 121, legge n.
107/2015, per gli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024 e per l'effetto, condanna il
[...]
, in persona del pro tempore, all'attribuzione alla parte Controparte_1 CP_2
ricorrente della Carta elettronica nei termini e per le ragioni di cui in motivazione per un valore di € 1.000,00, oltre accessori dal dovuto al soddisfo nella misura di cui all'art. 16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, richiamato dall'art. 22 della legge n. 724/1994; rigetta nel resto il ricorso;
compensa per un terzo le spese di lite tra le parti;
condanna il alla rifusione delle spese di lite nella Controparte_1 misura di 2/3 che, per la parte già proporzionalmente ridotta, si liquidano in complessivi €
770,00 per compensi, oltre spese forfettarie al 15%, IVA e CPA come per legge.
Catania, 31/01/2025
La giudice del lavoro
Chiara Cunsolo
11
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI CATANIA
Sezione Lavoro
In persona del giudice unico, dott.ssa Chiara Cunsolo, in funzione di giudice del lavoro, all'esito dell'udienza del 30/01/2025, sostituita ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c., ha emesso la seguente
SENTENZA nella causa iscritta al n. R.G. 1860/2024, promossa da
( , ( Parte_1 C.F._1 Parte_2 [...]
) e ( ), rappresentati e C.F._2 Parte_3 C.F._3
difesi, giusta procura in atti, dall'avv. Vilardi Francesco;
-ricorrente- contro
, in persona del pro tempore, Controparte_1 CP_2
rappresentato e difeso ex art. 417-bis c.p.c. dal dott. Alessio Mario Riccobene, funzionario del
; Controparte_1
-resistente-
Oggetto: accertamento del diritto al bonus docente tramite la “Carta elettronica” per l'aggiornamento e la formazione del personale docente, di cui all'art. 1 della legge n. 107/2015;
Conclusioni: come da ricorso, da memoria di costituzione e da note sostitutive dell'udienza ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c.
*
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Con ricorso depositato in data 20/02/2024 i ricorrenti in epigrafe indicati hanno adito l'intestato Tribunale chiedendo: “previa eventuale disapplicazione dell'art. 1, commi 121, 122
e 124, della Legge n. 107/2015, dell'art. 2 del DPCM del 23 settembre 2015 e/o dell'art. 3 del
D.P.C.M. del 28 novembre 2016, per violazione della clausola 4 dell'accordo quadro sul lavoro
a tempo determinato, recepito dalla dir. 99/70 del Consiglio dell'Unione Europea, accertarsi
1 e dichiararsi il diritto delle parti ricorrenti ad usufruire del beneficio economico di € 500,00 annui, tramite la “Carta elettronica” per l'aggiornamento e la formazione del personale docente, di cui all'art. 1 della Legge n. 107/2015, per gli anni scolastici di servizio suindicati
e conseguentemente condannarsi il al riconoscimento del beneficio Controparte_1
stesso, così come previsto e disciplinato dalla normativa in favore dei docenti a tempo indeterminato per tutti i suddetti anni scolastici per un valore di € 2.000,00 (euro duemila/00) per;
€ 1.500,00 (euro millecinquecento/00) per € Parte_1 Parte_2
2.000,00 (euro duemila/00) per In via subordinata, previo Parte_3
accertamento e declaratoria del diritto delle parti ricorrenti alla fruizione del beneficio economico di € 500,00 annui, tramite la “Carta elettronica” per l'aggiornamento e la formazione del personale docente, di cui all'art. 1 della Legge n. 107/2015, per gli anni scolastici 2021/22, 2022/23, 2023/24, condannarsi il al pagamento Controparte_1 delle somme di € 2.000,00 (euro duemila/00) per;
€ 1.500,00 (euro Parte_1 millecinquecento/00) per € 2.000,00 (euro duemila/00) per Parte_2 [...]
o di quelle minori o maggiori ritenute di giustizia a titolo di risarcimento del danno Parte_3 ex art. 1218 del c.c.”.
Con memoria depositata in data 20.9.2024 si è costituito in giudizio il
[...]
eccependo la prescrizione e assumendo l'infondatezza della pretesa Controparte_1 avanzata da parte ricorrente, chiedendo accogliersi le seguenti conclusioni: “In via principale: rigettare il ricorso ove infondato o carente di prova, con condanna, in tal caso, di parte ricorrente alla refusione delle spese di lite ai sensi degli artt. 91 e ss. c.p.c. e 152 bis disp. att.
c.p.c.; Dichiarare estinti i diritti prescritti;
Rigettare ogni altra azione perché infondata e/o carente di prova;
In via subordinata limitare le statuizioni nei limiti di quanto statuito dal
Giudice della nomofilachia e con esclusione delle annualità in cui la parte ricorrente è stata contrattualizzata in maniera breve e saltuaria;
Disporre la compensazione delle spese di giudizio in ragione della soccombenza parziale o della serialità della controversia (cfr., ex multis, Cass. Civ., sez. Lav., 18/02/2015, n. 3244)”.
La causa è stata istruita mediante produzione documentale.
All'esito dell'udienza del 30.1.2025, sostituita dal deposito di note scritte ai sensi dell'art. 127-ter c.p.c., sulle conclusioni rassegnate da parte ricorrente come da note in atti, la causa è stata trattenuta per la decisione e viene quindi definita nei termini che seguono.
2. Va preliminarmente esaminata e disattesa l'eccezione di prescrizione sollevata dalla parte resistente.
2 In relazione al termine di prescrizione e al dies a quo di decorrenza vanno richiamati i principi di recente affermati dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 29961/2023, secondo cui: “
4. L'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta Docente si prescrive nel termine quinquennale di cui all'art. 2948, n. 4 c.c., che decorre dalla data in cui
è sorto il diritto all'accredito, ovverosia, per i casi di cui all'art. 4, comma 1 e 2, l. n. 124 del
1999, dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica […]”.
Nel caso di specie nessuna prescrizione è maturata dal momento che il primo anno scolastico per cui è richiesta la Carta è, con riferimento ai ricorrenti e Parte_1 [...]
, il 2020/2021 e, per , il 2021/2022; tutte annualità rispetto alle Parte_3 Parte_2
quali la domanda non risulta anteriore al quinquennio.
3. Ciò posto, reputa il Tribunale che il ricorso sia fondato e ciò per le ragioni, che interamente si condividono, già espresse dall'Ufficio con sentenze rese all'esito di procedimenti aventi analogo contenuto.
Dirimente ai fini del riconoscimento di fondatezza della pretesa è la decisione della Corte di Giustizia dell'UE, secondo cui “La clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell'allegato della direttiva
1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e
CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del
[...]
, e non al personale docente a tempo determinato di tale , il beneficio Controparte_1 CP_1 di un vantaggio finanziario dell'importo di EUR 500 all'anno, concesso al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, mediante una carta elettronica che può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per
l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, ad altre attività di formazione e per l'acquisto di servizi di connettività al fine di assolvere
l'obbligo di effettuare attività professionali a distanza”, con l'ulteriore specificazione, in punto
3 di motivazione, per cui “spetta al giudice del rinvio, che è il solo competente a valutare i fatti, stabilire se” colui che (ndr) “era alle dipendenze del con contratti di lavoro a tempo CP_1
determinato, si trovasse in una situazione comparabile a quella dei lavoratori assunti a tempo indeterminato da questo stesso datore di lavoro nel corso del medesimo periodo (v., per analogia, sentenza del 5 giugno 2018, GrupoNorteFacility, C-574/16, EU:C:2018:390, punto
49 e giurisprudenza ivi citata)” (Corte giustizia UE sez. VI, 18/05/2022, n.450).
Quanto alla verifica di comparabilità demandata al giudice nazionale, la Corte ha ricordato che “Secondo una giurisprudenza costante della Corte, la nozione di «ragioni oggettive» richiede che la disparità di trattamento constatata sia giustificata dalla sussistenza di elementi precisi e concreti, che contraddistinguono il rapporto di impiego di cui trattasi, nel particolare contesto in cui s'inscrive e in base a criteri oggettivi e trasparenti, al fine di verificare se tale disparità risponda a una reale necessità, sia idonea a conseguire l'obiettivo perseguito e risulti necessaria a tal fine. Tali elementi possono risultare, segnatamente, dalla particolare natura delle funzioni per l'espletamento delle quali sono stati conclusi contratti a tempo determinato e dalle caratteristiche inerenti alle medesime o, eventualmente, dal perseguimento di una legittima finalità di politica sociale di uno Stato membro (sentenza del
20 giugno 2019, UstarizAróstegui, C-72/18, EU:C:2019:516, punto 40 e giurisprudenza ivi citata). 46 Per contro, il riferimento alla mera natura temporanea del lavoro degli impiegati amministrativi a contratto, come UC, non è conforme a tali requisiti e non può dunque costituire di per sé una ragione oggettiva, ai sensi della clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro. Infatti, ammettere che la mera natura temporanea di un rapporto di lavoro sia sufficiente a giustificare una differenza di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato priverebbe di contenuto gli obiettivi della direttiva 1999/70
e dell'accordo quadro ed equivarrebbe a perpetuare il mantenimento di una situazione svantaggiosa per i lavoratori a tempo determinato (v., in tal senso, sentenza del 20 giugno
2019, UstarizAróstegui, C-72/18, EU:C:2019:516, punto 41 e giurisprudenza ivi citata)”.
La Corte ha ancora evidenziato che “Secondo una giurisprudenza costante, al fine di valutare se le persone interessate esercitino un lavoro identico o simile nel senso dell'accordo quadro, occorre stabilire, conformemente alla clausola 3, punto 2, e alla clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro, se, tenuto conto di un insieme di fattori, come la natura del lavoro, le condizioni di formazione e le condizioni di impiego, si possa ritenere che tali persone si trovino in una situazione comparabile (sentenza del 5 giugno 2018, GrupoNorteFacility, C-574/16,
EU:C:2018:390, punto 48 e giurisprudenza ivi citata)”.
4 Più precisamente la Corte di Giustizia, nella causa C-450/21 ai punti 35 e ss. ha evidenziato: “35 Nel caso di specie, […] risulta che l'indennità di cui al procedimento principale deve essere considerata come rientrante tra le «condizioni di impiego» ai sensi della clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro.
36 Infatti, conformemente all'articolo 1, comma 121, della legge n. 107/2015, tale indennità è versata al fine di sostenere la formazione continua dei docenti, la quale è obbligatoria tanto per il personale a tempo indeterminato quanto per quello impiegato a tempo determinato presso il , e di valorizzarne le competenze professionali. Inoltre, dall'adozione del CP_1
decreto-legge dell'8 aprile 2020, n. 22, il versamento di detta indennità mira a consentire
l'acquisto dei servizi di connettività necessari allo svolgimento, da parte dei docenti impiegati presso il , dei loro compiti professionali a distanza […] CP_1
38 La circostanza che la carta elettronica possa essere utilizzata anche per l'acquisto di beni
e servizi che non siano strettamente correlati alla formazione continua non è quindi determinante ai fini della qualificazione dell'indennità di cui al procedimento principale come
«condizione di impiego» (Cfr. in termini CGUE. ordinanza del 9 febbraio 2012, Per_1
C-556/11, punto 38, e, in senso conforme, CGUE 12 dicembre 2013, C-
[...] Per_2
361/12, punto 35, 5 giugno 2018, Grupo Norte Facility C-574/16, punto 41, ordinanze del 21 settembre 2016, C-631/15, punto 34, e 22 marzo 2018, C- Persona_3 Persona_4
315/17, punto 45.)”.
Quanto agli effetti della pronunzia resa dalla Corte di giustizia, si osserva come l'art. 19
TUE riconosce alla Corte di giustizia il compito di assicurare il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati. L'interpretazione del diritto UE, che compete alla Corte di giustizia, ha dunque efficacia vincolante per tutte le autorità (giurisdizionali o amministrative) degli Stati membri, restando in tal modo superato anche il pronunciamento del
Consiglio di Stato.
La Corte costituzionale, a partire dalle sentenze n. 113/1985 e n. 389/1989, ha con continuità affermato che “le statuizioni interpretative della Corte di giustizia delle comunità europee hanno, al pari delle norme comunitarie direttamente applicabili, operatività immediata negli ordinamenti interni”. Anche secondo la Corte di Cassazione, “la Corte di giustizia della UE è l'unica autorità giudiziaria deputata all'interpretazione delle norme comunitarie, la quale ha carattere vincolante per il giudice nazionale, che può e deve applicarla anche ai rapporti giuridici sorti e costituiti prima della sentenza interpretativa. Ne consegue che a tali sentenze, sia pregiudiziali e sia emesse in sede di verifica della validità di
5 una disposizione, va attribuito effetto retroattivo, salvo il limite dei rapporti ormai esauriti, e
“ultra-partes”, di ulteriore fonte del diritto della UE, non nel senso che esse creino “ex novo” norme comunitarie, bensì in quanto ne indicano il significato ed i limiti di applicazione, con efficacia “erga omnes” nell'ambito dell'Unione” (Cassazione civile sez. VI, 08/02/2016, n.
2468).
Ritenuto, per quanto esposto, che sussiste l'incompatibilità delle norme interne indicate in ricorso con la clausola 4 dell'accordo quadro Europeo allegato alla direttiva 99/70, e che tale contrasto non può che essere risolto in favore delle previsioni del diritto dell'Unione, va disposta la disapplicazione della normativa interna (art. 1, co. 121 e ss., l. 107/2015 e successivi decreti attuativi), nella parte in cui preclude al docente a tempo determinato, che versi in condizioni assimilabili al docente a tempo indeterminato, la fruizione della carta elettronica del docente di cui all'art. 1, comma 121, l. 107/2015. Ed invero, “Il giudice nazionale deve disapplicare la norma dell'ordinamento interno, per incompatibilità con il diritto comunitario, sia nel caso in cui il conflitto insorga con una disciplina prodotta dagli organi della CEE mediante regolamento, sia nel caso in cui il contrasto sia determinato da regole generali dell'ordinamento comunitario, ricavate in sede di interpretazione dell'ordinamento stesso da parte della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, nell'esercizio dei compiti ad essa attribuiti dagli artt. 169 e 177 del Trattato del 25 marzo 1957, reso esecutivo con con legge 14 ottobre 1957, n. 1203” (ex multis, C. Cass., sez. lav., 21/12/2009 n. 26897; 3841/2002).
3.1. Nella specie non è revocabile in dubbio che la natura del lavoro svolto dai ricorrenti a tempo determinato negli anni scolastici, rispettivamente, 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024 per , 2022/2023 e 2023/2024 per e , Parte_1 Parte_2 Parte_3
sia del tutto analoga a quella dei docenti di ruolo, eccezion fatta per la temporaneità dell'incarico, elemento, quest'ultimo, che, come rimarcato dalla Corte di Giustizia, non può da solo rilevare per escludere la dedotta discriminazione.
Appare, del resto, indubitabile che anche i docenti a tempo determinato abbiano il diritto- dovere di procedere all'aggiornamento professionale, essendo chiamati a svolgere le medesime funzioni dei docenti a tempo indeterminato, al fine del perseguimento dell'istruzione pubblica.
Tale soluzione trova riscontro in quanto affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 29961/2023 ove è enunciato il principio di diritto secondo cui “La Carta Docente di cui all'art. 1, comma 121, L. 107/2015 spetta ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi annuali fino al 31.8, ai sensi dell'art. 4, comma 1, L. n. 124 del 1999 o incarichi per docenza fino al termine delle attività didattiche, ovverosia fino al 30.6, ai sensi dell'art. 4, comma
6 secondo, della L. n. 124 del 1999, senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al ”. CP_1
Nel caso concreto la comparabilità, limitatamente agli anni scolastici sopra specificati, risulta confermata dalla documentazione in atti, in relazione ai quali la parti ricorrenti sono state destinatarie di incarichi di docenza ai sensi dell'art. 4, comma 2, legge n. 124/1999 con contratti a tempo determinato a decorrere dall'inizio dell'anno scolastico - o poco dopo l'inizio dello stesso - fino al termine delle attività didattiche (ovvero fino al 30 giugno di ciascun anno).
In particolare, dai contratti e dallo stato matricolare prodotti risulta che:
- il ricorrente ha espletato servizio nell'a.s. 2021/2022 presso l'Istituto Parte_1
Magistrale "M.F. Quintiliano" di Siracusa, dal 9.11.2021 al 30.6.2022; nell'a.s. 2022/2023, presso il Liceo Artistico " Emilio Greco" di Catania, dal 5.9.2022 al 30.6.2023; nell'a.s.
2023/2024, presso l'Is “Carlo Gemmellaro” di Catania, dal 9.9.23 al 30.6.2025;
- il ricorrente ha svolto servizio nell'a.s. 2022/2023 presso Parte_2
l'I.P.S.S.E.O.A. Karol OJ di Catania dal 5.9.2022 al 30.6.2023 e nell'a.s. 2023/2024 presso il medesimo istituto dal 1.9.2023 al 30.6.2024;
- il ricorrente ha svolto servizio nell'a.s. 2022/2023 presso l'Ist Prof Parte_3
per i Servizi Alberghieri e Ris – RO CH – SI (CT) e nell'a.s. 2023/2024 presso il medesimo istituto dal 1.9.2023 al 30.6.2024.
La situazione lavorativa dei ricorrenti nei termini appena descritti è pertanto del tutto assimilabile a quella di un docente assunto a tempo indeterminato, sicché non appare possibile individuare, nella materia in scrutinio e nel caso in esame, un legittimo fondamento alla diversità di trattamento, che integra proprio la denunciata discriminazione tra docenti a tempo indeterminato e determinato.
3.2. Diversamente, con riferimento all'annualità scolastica 2020/21 per , Parte_1
2021/2022 per , 2020/2021 e 2021/2022 per , reputa il Parte_2 Parte_3
Tribunale che non possa ravvisarsi la comparabilità con il servizio svolto dal personale di ruolo.
Si rileva, a tal proposito, che , nell'a.s. 2020/2021 ha prestato servizio Parte_1
in virtù di una serie di contratti di supplenza dal 18.2.220 al 25.6.2021; , Parte_2 nell'a.s. 2021/2022, ha prestato servizio in virtù di una serie di contratti di supplenza dal
14.10.2021 al 13.6.2022; , nell'a.s. 2020/2021 ha prestato servizio in virtù Parte_3 di una serie di contratti di supplenza dal 15.1.2021 al 23.6.2021 e nell'a.s. 2021/2022 dal
17.1.2022 al 14.6.2022.
7 Deve escludersi che tali annualità possano essere ricomprese nel novero delle fattispecie di applicazione del beneficio in questione, non configurandosi la circostanza per cui la prestazione lavorativa in concreto possa dirsi essere stata resa su base annua, in guisa da far emergere giustificata l'esigenza del miglioramento dell'offerta formativa.
Va, in proposito, evidenziato che la Suprema Corte nella citata sentenza n. 29961/2023 del 27 ottobre 2023, nel precisare che l'indagine circa i presupposti che rendono operante il beneficio formativo in questione debba essere indirizzata verso la ricerca di parametri giuridici che consentano di individuare quali siano le supplenze rispetto alle quali vi sia sovrapponibilità di condizioni, in modo tale che l'obiettivo del legislatore non possa essere perseguito se non assicurando al contempo parità di trattamento, ha rimarcato come lo strumento antidiscriminatorio non possa fondarsi su raffronti tra sottocategorie di situazioni individuali, rischiando altrimenti, attraverso un'estensione a catena di una qualsivoglia migliore tutela, di interferire in modo ingestibile sulle regolazioni complessive di un fenomeno che il legislatore tenti di impostare, e come debba essere tenuta in debito conto anche la logica delle scelte legislative, che appunto si muovono sul piano del sostegno pieno, con la Carta Docente, alla didattica “annua”.
Ha dunque affermato la Suprema Corte che “
7.5 In sé inidoneo è anche il dato normativo dei 180 giorni valorizzato da alcune norme del sistema scolastico. Si tratta infatti di norme riguardanti specifici fenomeni (la ricostruzione della carriera al passaggio di ruolo: d. lgs. 297 del 1994, art. 489, comma 1, norma ora peraltro modificata;
la retribuzione nei mesi estivi: art. 527 del medesimo d. lgs.; l'idoneità del servizio ad essere valutato per il superamento dell'anno di prova), che non si prestano, per la singolarità dei fini per i quali sono dettate, a costituire un valido metro di paragone per le valutazioni qui necessarie per definire il senso dell'"annualità" di una "didattica"”.
Dunque, la cessazione dell'incarico in data antecedente al termine delle attività didattiche, esclude la piena assimilazione del servizio svolto a quella di un docente assunto a tempo indeterminato in quanto non appare coerente con “l'obiettivo di politica scolastica ed educativa che calibra quello speciale beneficio sul piano della didattica annua” e non consente di ravvisare negli incarichi conferiti la collocazione “sul medesimo piano didattico-temporale”, necessaria ai fini della comparabilità con il servizio del docente a tempo indeterminato (cfr.
Cass. 29961/2023, §7.7).
8 Deve, pertanto, rigettarsi la pretesa volta all'ottenimento del beneficio oggetto di domanda di per l'a.s. 2020/2021, per l'a.s. 2021/2022 e Parte_1 Parte_2
per gli aa.ss. 2020/2021 e 2021/2022. Parte_3
3.3. Va, in definitiva, accertato il diritto:
- di a fruire del beneficio economico di € 500,00 tramite la Carta Parte_1 elettronica per l'aggiornamento e la formazione del personale docente per il servizio prestato negli anni scolastici 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024, dunque, per € 1.500,00;
- di a fruire del beneficio economico di € 500,00 tramite la Carta Parte_2 elettronica per l'aggiornamento e la formazione del personale docente per il servizio prestato negli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024, dunque, per € 1.000,00;
- di a fruire del beneficio economico di € 500,00 tramite la Carta Parte_3 elettronica per l'aggiornamento e la formazione del personale docente per il servizio prestato negli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024, dunque, per € 1.000,00; con la condanna del convenuto agli adempimenti dovuti al fine di rendere CP_1
effettivamente fruibile alle dette parti la carta elettronica del docente, alle medesime condizioni
(durata di utilizzo, importo, etc.) già garantite ai docenti di ruolo, oltre accessori nei termini di cui in dispositivo in ragione della natura pubblica del rapporto.
4. Attesa l'evidenziata soccombenza con riferimento alle annualità specificate, le spese di lite vanno compensate per 1/3, mentre per i restanti 2/3 vanno poste a carico della amministrazione convenuta rimasta soccombente con riguardo alle ulteriori annualità.
Le spese sono liquidate come in dispositivo ai sensi del D.M. 55/2014 come modificato dal D.M. 147/2022 applicato l'art. 4, commi 2 e 4, d.mm. n. 55/2014, sì come interpretato dalla recente Corte cass. n. 10367/2024, che ha enunciato i seguenti principi di diritto:
«a) l'avvocato che assiste più parti aventi la medesima posizione processuale ha diritto ad un solo compenso, ma maggiorato ex art. 4, comma 2, d.m. n. 55/2014, anche quando le pretese dei suoi assistiti siano esattamente coincidenti;
la difesa di più parti, infatti, anche nel caso di identità di pretese comporta pur sempre l'onere di raccogliere plurime procure, fornire plurime informazioni, compilare plurime anagrafiche, ecc.;
b) la suddetta maggiorazione è obbligatoria per le prestazioni professionali concluse dopo il 23.10.2023, facoltativa per quelle concluse prima;
c) quel che cambia tra l'ipotesi in cui vi sia identità, e quella in cui vi sia differenza tra le pretese dei vari assistiti, è la misura del compenso standard su cui applicare la maggiorazioni previste dall'art. 4, comma 2, d.m. n. 55/2014;
9 d) se le pretese dei vari assistiti sono diverse, a base del calcolo va posto il compenso che si sarebbe dovuto comunque liquidare per una sola parte, maggiorato del 30% per i primi dieci clienti, e del 10% dall'undicesimo al trentesimo;
e) se le pretese dei vari assistiti sono identiche in fatto ed in diritto, a base del calcolo va posto il compenso che si sarebbe dovuto comunque liquidare per una sola parte, ridotto del
30%, e quindi maggiorato come indicato sopra, sub (c); tale ipotesi si identifica, come s'è detto, con la c.d. connessione impropria di cui all'art. 103, primo comma, inciso finale, c.p.c.;
g) sia ai fini dell'applicazione del comma 2 che del comma 4, il valore della causa da porre a base del calcolo sarà dato non dalla sommatoria delle domande, ma dal valore della domanda più elevata».
Ebbene, alla luce dei suesposti principi di diritto reputa il Tribunale che il caso di specie rientri nelle ipotesi di cui all'art. 103, primo comma, ultima parte, c.p.c. ossia di connessione impropria, avendo i ricorrenti proposto tutti domande che impongono la risoluzione di identiche questioni di diritto (relative al diritto alla carta elettronica del docente) e di fatto, tra loro distinte solo quantitativamente.
Il valore della controversia va dunque individuato tenuto conto del maggiore importo riconosciuto alle parti (€ 1.500,00), il che consente di applicare lo scaglione tabellare delle controversie fino ad € 5.200,00, con valore dei compensi da rapportarsi ai minimi, tenuto conto della natura seriale e documentale della controversia e della concreta attività difensiva svolta.
L'importo così ottenuto (pari ad € 1029,5) deve essere ridotto del 30 % ai sensi dell'art. 4, comma 4, d.m. n. 55/2014, e poi aumentato ai sensi dell'art. 4, comma 2, d.m. n. 55/2014, con maggiorazione del 30% per ciascuno dei due soggetti assistiti oltre il primo (aumento pari ad €
216,2 per ciascuno dei ricorrenti oltre il primo).
P.Q.M.
Il Tribunale di Catania, in persona della giudice dott.ssa Chiara Cunsolo, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando nella causa iscritta al n. 1860/2024 R.G. così statuisce: accerta il diritto di di fruire della “Carta elettronica per l'aggiornamento Parte_1
e la formazione del docente”, prevista dall'art. 1, comma 121, legge n. 107/2015, per gli anni scolastici 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024 e per l'effetto, condanna il
[...]
, in persona del pro tempore, all'attribuzione alla parte Controparte_1 CP_2
ricorrente della Carta elettronica nei termini e per le ragioni di cui in motivazione per un valore
10 di € 1.500,00, oltre accessori dal dovuto al soddisfo nella misura di cui all'art. 16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, richiamato dall'art. 22 della legge n. 724/1994; accerta il diritto di di fruire della “Carta elettronica per Parte_2
l'aggiornamento e la formazione del docente”, prevista dall'art. 1, comma 121, legge n.
107/2015, per gli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024 e per l'effetto, condanna il
[...]
, in persona del pro tempore, all'attribuzione alla parte Controparte_1 CP_2
ricorrente della Carta elettronica nei termini e per le ragioni di cui in motivazione per un valore di € 1.000,00, oltre accessori dal dovuto al soddisfo nella misura di cui all'art. 16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, richiamato dall'art. 22 della legge n. 724/1994; accerta il diritto di di fruire della “Carta elettronica per Parte_3
l'aggiornamento e la formazione del docente”, prevista dall'art. 1, comma 121, legge n.
107/2015, per gli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024 e per l'effetto, condanna il
[...]
, in persona del pro tempore, all'attribuzione alla parte Controparte_1 CP_2
ricorrente della Carta elettronica nei termini e per le ragioni di cui in motivazione per un valore di € 1.000,00, oltre accessori dal dovuto al soddisfo nella misura di cui all'art. 16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, richiamato dall'art. 22 della legge n. 724/1994; rigetta nel resto il ricorso;
compensa per un terzo le spese di lite tra le parti;
condanna il alla rifusione delle spese di lite nella Controparte_1 misura di 2/3 che, per la parte già proporzionalmente ridotta, si liquidano in complessivi €
770,00 per compensi, oltre spese forfettarie al 15%, IVA e CPA come per legge.
Catania, 31/01/2025
La giudice del lavoro
Chiara Cunsolo
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