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Sentenza 23 ottobre 2025
Sentenza 23 ottobre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Nocera Inferiore, sentenza 23/10/2025, n. 3179 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Nocera Inferiore |
| Numero : | 3179 |
| Data del deposito : | 23 ottobre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE ORDINARIO DI NOCERA INFERIORE
SECONDA SEZIONE CIVILE
in persona del giudice unico, dr. Stefano Riccio, ha pronunziato la seguente
SENTENZA
nella causa civile iscritta al n° 2978/2019 del R.G.A.C. , avente ad
OGGETTO: opposizione a decreto ingiuntivo
TRA
in persona del legale rapp.te p.t., rappresentata e difesa, giusta Parte_1 procura in atti, dall'avv. Maria Pezzullo;
PARTE OPPONENTE
E
in persona del legale rapp.te p.t., rappresentata e difesa, in virtù di Controparte_1 procura agli atti, dall'avv.to Giuseppe Pagliocca;
PARTE OPPOSTA
CONCLUSIONI
Le parti costituite hanno concluso come da memorie difensive, scritti conclusionali e verbali di causa in atti.
MOTIVI DELLA DECISIONE
La presente sentenza viene redatta in conformità a quanto disposto dal nuovo testo dell'art. 132 c.p.c., così come modificato dalla l. n. 69/2009, mediante la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.
Con atto di opposizione si domandava la revoca del decreto ingiuntivo n. 747/2019, emesso dal
Tribunale di Nocera Inferiore, in virtù della fornitura eseguita da parte opposta;
pertanto, si ingiungeva all'opponente di pagare, in favore di parte opposta, la somma di euro 14.347,20, oltre spese del procedimento monitorio ed interessi moratori.
L'opponente deduceva che, all'atto della consegna, i cataloghi sarebbero stati difformi da quanto ordinato, posto che “le copertine di tutti i cataloghi non erano di patinata lucida di 300 gr., come da ordine del 16.03.2018 n.18/01569 e non erano dotati di doppia copertina”; l'opponente rendeva 200 cataloghi 30*40, perché difettavano della lucidatura e del colore di stampa ed erano privi della doppia copertina;
venivano poi consegnati ulteriori cataloghi che pur difettavano nel colore di stampa e nella cucitura, aggiungendo che “i fogli dei cataloghi si scollavano semplicemente sfogliando le pagine ed inoltre tutti erano macchiati di colla”; contestava i presupposti alla base del DI emesso, l'inidoneità della fattura commerciale quale documento idoneo, nonché l'eccessività della somma richiesta;
citava, pertanto, parte opposta al fine di ottenere la revoca del decreto ingiuntivo emesso, con condanna al risarcimento dei danni o riduzione del prezzo e vittoria di spese.
Parte opposta si costituiva, evidenziando che – dopo la riconsegna di 200 pezzi e successivamente alla ristampa e riconsegna di 180 volumi in data 22 marzo 2018 - nulla veniva più contestato;
chiedeva la conferma del D.I. emesso, con rigetto dell'opposizione e con vittoria di spese.
In via di premessa, giova precisare che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo è un ordinario processo di cognizione sulla domanda che il creditore ha proposto con il ricorso per ingiunzione, e non consiste in un mero accertamento della validità del decreto stesso (in proposito si veda Cass.,
Ordinanza n. 7741 del 2017 “la nullità del decreto ingiuntivo non è di ostacolo al giudizio di merito che si instaura con l'opposizione, dovendo il giudice di questa accertare la fondatezza delle pretese fatte valere dallo ingiungente opposto, ove ritualmente riproposte in tale sede, senza che rilevi - salvo che ai fini dell'esecuzione provvisoria e dell'incidenza delle spese nella fase monitoria - se
l'ingiunzione sia stata o no legittimamente emessa (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 5171 del 26/05/1994;
Cass. Sez. 3, Sentenza n. 20613 del 07/10/2011)”.
Più precisamente, trattasi di ordinario giudizio di cognizione di merito, teso all'accertamento dell'esistenza del diritto di credito azionato dal creditore con il ricorso ex artt. 633 e 638 cod. proc. civ.; pertanto, non consiste in un'impugnazione del decreto, volta a farne valere vizi, ovvero originarie ragioni di invalidità, e dunque, “la sentenza che decide il giudizio deve accogliere la domanda dell'attore (il creditore istante), rigettando conseguentemente l'opposizione, quante volte abbia a riscontrare che i fatti costitutivi del diritto fatto valere in sede monitoria, pur se non sussistenti al momento della proposizione del ricorso o della emissione del decreto, sussistono tuttavia in quello successivo della decisione -, e l'opponente è privo di adeguato interesse a dolersi del fatto che la sentenza impugnata, nel rigettare l'opposizione, non abbia tenuto conto che difettava una delle condizioni originarie di ammissibilità del decreto ingiuntivo, quando tale condizione, in realtà, sia maturata immediatamente dopo, e comunque ben prima della definizione del giudizio di opposizione”
(Cass., Ordinanza n. 15224 del 16/07/2020; Cass. sent. n. 2573 del 2002).
Ciò posto, l'opposizione è infondata.
Al fine di determinare il thema decidendum, non risulta efficacemente contestato il rapporto.
Giova, difatti, precisare che ogni volta che sia posto a carico di una delle parti (attore o convenuto) un onere di allegazione (e prova), l'altra parte ha l'onere di contestare il fatto allegato nella prima difesa utile, dovendo, in mancanza, ritenersi tale fatto pacifico e non più gravata la controparte del relativo onere probatorio (Cass., sent. n. 1540 del 2007, richiamata da Cass., sent. n. 8647 del 2016).
Con l'ulteriore precisazione che la contestazione deve essere specifica, in modo tale da richiamare circostanze fattuali pertinenti e significative;
difatti, secondo la giurisprudenza di legittimità, la contestazione generica va equiparata alla mancanza di contestazione (si veda Cass.,
Sentenza n. 8933 del 2009).
Si aggiunga, infine, che qualsiasi contestazione formulata dal convenuto “deve essere puntuale ed analitica, e non limitarsi a formule di stile, clausole generiche, o ad un "mero disconoscimento”, posto che il disconoscimento "deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito, dovendosi concretizzare nell'allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta” (Cass. ord. n. 1250 del 2018; si veda anche Cass., ord. n. 21898 del 2018).
Nel caso di specie, richiamate le ordinanze emesse nel corso del giudizio, va osservato che le deduzioni di parte opponente non hanno trovato alcun concreto ed adeguato riscontro probatorio nel corso dell'istruttoria, non essendo sufficiente la sola comunicazione stragiudiziale di parte opponente circa l'asserita esistenza dei vizi;
si aggiunga che il riscontro via mail fornito da parte opposta non rappresenta una ammissione, ma solo una proposta transattiva (evidenziando che alcun difetto veniva riscontrato e che il materiale non era stato reso;
peraltro, non risulta alcuna chiara contestazione successivamente alla ristampa e riconsegna di 180 volumi in data 22 marzo 2018).
Infine, nemmeno poteva ritenersi ammissibile una consulenza tecnica al riguardo, la quale avrebbe natura del tutto esplorativa, ferma l'inutilizzabilità della C.T.U. al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume (Cass., n. 5096 del 2020); pertanto, nemmeno la domanda riconvenzionale formulata può trovare accoglimento. L'opposizione, pertanto, deve essere rigettata.
Il rigetto dell'opposizione comporta la conferma del provvedimento monitorio opposto e la declaratoria di esecutività dello stesso, ai sensi del combinato disposto degli artt. 647, 653 e 654 del
Codice di Procedura Civile.
Per quanto attiene alle spese di lite del presente giudizio, esse seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo, secondo i parametri stabiliti dal D.M. n. 55/2014.
P.Q.M.
Il Tribunale di Nocera Inferiore, in composizione monocratica, nella persona del G.M. dott. Stefano
Riccio, definitivamente pronunziando sulla domanda proposta R.G. 2978/2019, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattesa, così provvede:
1. rigetta l'opposizione, e per l'effetto conferma il decreto ingiuntivo emesso, dichiarandolo esecutivo;
2. rigetta le altre domande;
3. condanna parte opponente al pagamento, per le causali di cui in motivazione ed in favore di parte opposta, delle spese di lite, che si liquidano in complessivi € 2.540,00 per compenso professionale, oltre 15% su diritti ed onorari per rimborso spese generali, IVA e CPA, se dovute, come per legge, con attribuzione in favore del difensore.
Così deciso in Nocera Inferiore, 23 ottobre 2025.
Il Giudice
Dr. Stefano Riccio
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE ORDINARIO DI NOCERA INFERIORE
SECONDA SEZIONE CIVILE
in persona del giudice unico, dr. Stefano Riccio, ha pronunziato la seguente
SENTENZA
nella causa civile iscritta al n° 2978/2019 del R.G.A.C. , avente ad
OGGETTO: opposizione a decreto ingiuntivo
TRA
in persona del legale rapp.te p.t., rappresentata e difesa, giusta Parte_1 procura in atti, dall'avv. Maria Pezzullo;
PARTE OPPONENTE
E
in persona del legale rapp.te p.t., rappresentata e difesa, in virtù di Controparte_1 procura agli atti, dall'avv.to Giuseppe Pagliocca;
PARTE OPPOSTA
CONCLUSIONI
Le parti costituite hanno concluso come da memorie difensive, scritti conclusionali e verbali di causa in atti.
MOTIVI DELLA DECISIONE
La presente sentenza viene redatta in conformità a quanto disposto dal nuovo testo dell'art. 132 c.p.c., così come modificato dalla l. n. 69/2009, mediante la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.
Con atto di opposizione si domandava la revoca del decreto ingiuntivo n. 747/2019, emesso dal
Tribunale di Nocera Inferiore, in virtù della fornitura eseguita da parte opposta;
pertanto, si ingiungeva all'opponente di pagare, in favore di parte opposta, la somma di euro 14.347,20, oltre spese del procedimento monitorio ed interessi moratori.
L'opponente deduceva che, all'atto della consegna, i cataloghi sarebbero stati difformi da quanto ordinato, posto che “le copertine di tutti i cataloghi non erano di patinata lucida di 300 gr., come da ordine del 16.03.2018 n.18/01569 e non erano dotati di doppia copertina”; l'opponente rendeva 200 cataloghi 30*40, perché difettavano della lucidatura e del colore di stampa ed erano privi della doppia copertina;
venivano poi consegnati ulteriori cataloghi che pur difettavano nel colore di stampa e nella cucitura, aggiungendo che “i fogli dei cataloghi si scollavano semplicemente sfogliando le pagine ed inoltre tutti erano macchiati di colla”; contestava i presupposti alla base del DI emesso, l'inidoneità della fattura commerciale quale documento idoneo, nonché l'eccessività della somma richiesta;
citava, pertanto, parte opposta al fine di ottenere la revoca del decreto ingiuntivo emesso, con condanna al risarcimento dei danni o riduzione del prezzo e vittoria di spese.
Parte opposta si costituiva, evidenziando che – dopo la riconsegna di 200 pezzi e successivamente alla ristampa e riconsegna di 180 volumi in data 22 marzo 2018 - nulla veniva più contestato;
chiedeva la conferma del D.I. emesso, con rigetto dell'opposizione e con vittoria di spese.
In via di premessa, giova precisare che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo è un ordinario processo di cognizione sulla domanda che il creditore ha proposto con il ricorso per ingiunzione, e non consiste in un mero accertamento della validità del decreto stesso (in proposito si veda Cass.,
Ordinanza n. 7741 del 2017 “la nullità del decreto ingiuntivo non è di ostacolo al giudizio di merito che si instaura con l'opposizione, dovendo il giudice di questa accertare la fondatezza delle pretese fatte valere dallo ingiungente opposto, ove ritualmente riproposte in tale sede, senza che rilevi - salvo che ai fini dell'esecuzione provvisoria e dell'incidenza delle spese nella fase monitoria - se
l'ingiunzione sia stata o no legittimamente emessa (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 5171 del 26/05/1994;
Cass. Sez. 3, Sentenza n. 20613 del 07/10/2011)”.
Più precisamente, trattasi di ordinario giudizio di cognizione di merito, teso all'accertamento dell'esistenza del diritto di credito azionato dal creditore con il ricorso ex artt. 633 e 638 cod. proc. civ.; pertanto, non consiste in un'impugnazione del decreto, volta a farne valere vizi, ovvero originarie ragioni di invalidità, e dunque, “la sentenza che decide il giudizio deve accogliere la domanda dell'attore (il creditore istante), rigettando conseguentemente l'opposizione, quante volte abbia a riscontrare che i fatti costitutivi del diritto fatto valere in sede monitoria, pur se non sussistenti al momento della proposizione del ricorso o della emissione del decreto, sussistono tuttavia in quello successivo della decisione -, e l'opponente è privo di adeguato interesse a dolersi del fatto che la sentenza impugnata, nel rigettare l'opposizione, non abbia tenuto conto che difettava una delle condizioni originarie di ammissibilità del decreto ingiuntivo, quando tale condizione, in realtà, sia maturata immediatamente dopo, e comunque ben prima della definizione del giudizio di opposizione”
(Cass., Ordinanza n. 15224 del 16/07/2020; Cass. sent. n. 2573 del 2002).
Ciò posto, l'opposizione è infondata.
Al fine di determinare il thema decidendum, non risulta efficacemente contestato il rapporto.
Giova, difatti, precisare che ogni volta che sia posto a carico di una delle parti (attore o convenuto) un onere di allegazione (e prova), l'altra parte ha l'onere di contestare il fatto allegato nella prima difesa utile, dovendo, in mancanza, ritenersi tale fatto pacifico e non più gravata la controparte del relativo onere probatorio (Cass., sent. n. 1540 del 2007, richiamata da Cass., sent. n. 8647 del 2016).
Con l'ulteriore precisazione che la contestazione deve essere specifica, in modo tale da richiamare circostanze fattuali pertinenti e significative;
difatti, secondo la giurisprudenza di legittimità, la contestazione generica va equiparata alla mancanza di contestazione (si veda Cass.,
Sentenza n. 8933 del 2009).
Si aggiunga, infine, che qualsiasi contestazione formulata dal convenuto “deve essere puntuale ed analitica, e non limitarsi a formule di stile, clausole generiche, o ad un "mero disconoscimento”, posto che il disconoscimento "deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito, dovendosi concretizzare nell'allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta” (Cass. ord. n. 1250 del 2018; si veda anche Cass., ord. n. 21898 del 2018).
Nel caso di specie, richiamate le ordinanze emesse nel corso del giudizio, va osservato che le deduzioni di parte opponente non hanno trovato alcun concreto ed adeguato riscontro probatorio nel corso dell'istruttoria, non essendo sufficiente la sola comunicazione stragiudiziale di parte opponente circa l'asserita esistenza dei vizi;
si aggiunga che il riscontro via mail fornito da parte opposta non rappresenta una ammissione, ma solo una proposta transattiva (evidenziando che alcun difetto veniva riscontrato e che il materiale non era stato reso;
peraltro, non risulta alcuna chiara contestazione successivamente alla ristampa e riconsegna di 180 volumi in data 22 marzo 2018).
Infine, nemmeno poteva ritenersi ammissibile una consulenza tecnica al riguardo, la quale avrebbe natura del tutto esplorativa, ferma l'inutilizzabilità della C.T.U. al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume (Cass., n. 5096 del 2020); pertanto, nemmeno la domanda riconvenzionale formulata può trovare accoglimento. L'opposizione, pertanto, deve essere rigettata.
Il rigetto dell'opposizione comporta la conferma del provvedimento monitorio opposto e la declaratoria di esecutività dello stesso, ai sensi del combinato disposto degli artt. 647, 653 e 654 del
Codice di Procedura Civile.
Per quanto attiene alle spese di lite del presente giudizio, esse seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo, secondo i parametri stabiliti dal D.M. n. 55/2014.
P.Q.M.
Il Tribunale di Nocera Inferiore, in composizione monocratica, nella persona del G.M. dott. Stefano
Riccio, definitivamente pronunziando sulla domanda proposta R.G. 2978/2019, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattesa, così provvede:
1. rigetta l'opposizione, e per l'effetto conferma il decreto ingiuntivo emesso, dichiarandolo esecutivo;
2. rigetta le altre domande;
3. condanna parte opponente al pagamento, per le causali di cui in motivazione ed in favore di parte opposta, delle spese di lite, che si liquidano in complessivi € 2.540,00 per compenso professionale, oltre 15% su diritti ed onorari per rimborso spese generali, IVA e CPA, se dovute, come per legge, con attribuzione in favore del difensore.
Così deciso in Nocera Inferiore, 23 ottobre 2025.
Il Giudice
Dr. Stefano Riccio