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Sentenza 9 dicembre 2025
Sentenza 9 dicembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Taranto, sentenza 09/12/2025, n. 3261 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Taranto |
| Numero : | 3261 |
| Data del deposito : | 9 dicembre 2025 |
Testo completo
Repubblica italiana
in nome del popolo italiano
Il tribunale di Taranto, sezione del lavoro, in composizione monocratica nella persona del dottor Lorenzo De Napoli, ha emesso la seguente
sentenza
nella controversia assistenziale in primo grado iscritta al n. 750/2025 r.g.,
decisa nell'udienza del 9.12.2025, promossa da
, con l'avv. Fabrizio Del Vecchio;
Parte_1
ricorrente
contro con l'avv. Francesco Certomà; CP_1
convenuto
avente ad oggetto: indebito.
Conclusioni delle parti
Con ricorso depositato il 24.1.2025, chiedeva dichiararsi Parte_1
dovuta solo limitatamente alla minore somma di euro 2.848,95 la restituzione della somma di euro 6.109,79 pretesa dall con nota del CP_1
30.10.2024 a titolo di recupero di maggiorazioni sociali indebitamente percepite sulla pensione di inabilità civile nel periodo dall'1.1.2021 al
30.11.2024.
Costituendosi in giudizio, l' chiedeva rigettarsi la domanda. CP_1
1 All'odierna udienza la causa veniva oralmente discussa e decisa con la presente sentenza, letta in udienza.
Ragioni di fatto e di diritto della decisione
La domanda è fondata.
Con nota del 30.10.2024, l' ha accertato un indebito di euro 6.109,79 CP_1
a titolo di rideterminazione delle maggiorazioni sociali ex artt. 70 l.
23.12.2000 n. 388 e 38 l. 28.12.2001 n. 448 erogate all'istante sulla pensione di inabilità civile di cui all'art. 12 l. 30.3.1971 n. 118 nel periodo dall'1.1.2021 al 30.11.2024, ma non dovute, o dovute in misura inferiore,
per superamento del limite reddituale.
L'istante riconosce espressamente in ricorso come dovuta, a titolo di restituzione di indebito, la minore somma di euro 2.848.95.
In relazione alla differenza di euro 3.260.84, il preteso indebito è
irripetibile per difetto di dolo e in forza del principio di tutela dell'affidamento, trattandosi di somme percepite in epoca anteriore all'accertamento dell'indebito.
Ebbene, la giurisprudenza di legittimità, in materia di ripetizione di indebito di prestazioni assistenziali – quale è pacificamente la pensione di inabilità civile di cui all'art. 12 l. 30.3.1971 n. 118, cui accedono le relative maggiorazioni sociali (cfr. Cass.
9.1.2024 n. 847) – se per un verso ha escluso l'applicazione della speciale disciplina dettata per le prestazioni previdenziali, per altro verso ha tuttavia limitato l'applicabilità della generale disciplina dettata dall'art. 2033 c.c. ai soli casi in cui manchi
2 qualsiasi rapporto assistenziale fra il beneficiario della prestazione e l'istituto erogatore (come per l'errore di persona), mentre negli altri casi,
riconducibili alla mancanza di un requisito per conseguire la prestazione,
ha negato la ripetibilità dei ratei erogati nel periodo anteriore al provvedimento che accerti che la prestazione non era dovuta, ove percepiti in buona fede: cfr. Cass. 28.3.2006 n. 7048, Cass. 23.1.2008 n.
1446, Cass. 28.4.2009 n. 9939, Cass. 25.9.2009 n. 24778, Cass. 17.4.2014
n. 8970, Cass.
1.10.2015 n. 19638.
Con particolare riferimento alla ipotesi, qui ricorrente, di difetto del requisito reddituale, la giurisprudenza di legittimità, in un più recente arresto, dopo avere ribadito che “l'indebito assistenziale, in mancanza di
norme specifiche che dispongano diversamente, è ripetibile solo
successivamente al momento in cui intervenga il provvedimento che
accerta il venir meno delle condizioni di legge e ciò a meno che non
ricorrano ipotesi che a priori escludano un qualsivoglia affidamento, come
nel caso di erogazione di prestazione a chi non sia parte di alcun rapporto
assistenziale, né ne abbia mai fatto richiesta (Cass. 23.8.2003 n. 12406),
nel caso di radicale incompatibilità tra beneficio ed esigenze assistenziali
(Cass.
5.3.2018 n. 5059, riguardante un caso di erogazione dell'indennità
di accompagnamento in difetto del requisito del mancato ricovero
dell'assistibile in istituto di cura a carico dell'erario) o in caso di dolo
comprovato dell'accipiens”, ha confermato il principio per cui “l'indebito
assistenziale per venire meno dei requisiti reddituali, inteso rigorosamente
quale venir meno del titolo all'erogazione di una prestazione che era stata
chiesta e si aveva il diritto di percepire, determina il diritto a ripetere le
3 somme versate solo a partire dal momento in cui l'ente preposto accerti il
superamento dei requisiti reddituali;
ciò a meno che risulti provato che
l'accipiens si trovasse, al momento della percezione, in situazione di dolo
rispetto al venire meno del suo diritto (come ad es. allorquando
l'incremento reddituale sia talmente significativo da rendere
inequivocabile il venir meno del beneficio), trattandosi di coefficiente che
naturalmente fa venire meno l'affidamento alla cui tutela sono preposte le
norme limitative della ripetibilità dell'indebito”: cfr. Cass.
9.11.2018 n.
28771; in senso conforme, cfr. Cass. 15.10.2019 n. 26036 e Cass.
30.6.2020 n. 13223.
Ancora più recentemente, la S.C. ha precisato che “l'indebito assistenziale,
per carenza dei requisiti reddituali, abilita alla restituzione solo a far
tempo dal provvedimento di accertamento del venir meno dei presupposti,
salvo che il percipiente non versi in dolo, situazione comunque non
configurabile in base alla mera omissione di comunicazione di dati
reddituali che l'istituto previdenziale già conosce o ha l'onere di
conoscere”: cfr. Cass. 23.2.2023 n. 5606.
A quest'ultimo proposito, la S.C. ha così statuito: “nessun obbligo di
restituzione si può configurare nell'ipotesi in cui l'accipiens ha già
dichiarato i propri redditi alla p.a., ed essi fossero perciò conoscibili
dall' al quale già il d.l. 269/2003, art. 42, conv. in l. 326/2003, CP_1
consentiva di accedere alla conoscenza dei redditi dichiarati onerandolo
del controllo telematico dei requisiti reddituali. Il concetto è stato reso
ancor più chiaro ed esplicito dal d.l. 78/2009, art. 15, conv. in l. 102/2009,
4 il quale prevede che dal 1° gennaio 2010 l'amministrazione finanziaria ed
ogni altra amministrazione pubblica, che detengono informazioni utili a
determinare l'importo delle prestazioni previdenziali ed assistenziali
collegate al reddito dei beneficiari, sono tenute a fornire all in via CP_1
telematica le predette informazioni presenti in tutte le banche dati a loro
disposizione, relative a titolari, e rispettivi coniugi e familiari, di prestazioni
pensionistiche o assistenziali residenti in [...]. Da ciò si evince che tutti i
fatti relativi ai dati reddituali dei titolari di prestazioni pensionistiche o
assistenziali sono sempre conosciuti o conoscibili d'ufficio dall' in via CP_1
telematica. Lo stesso principio risulta poi ribadito e rafforzato dal d.l.
78/2010, art. 13, conv. in l. 122/2010, il quale prevede al co. 1 l'istituzione
presso l' del casellario dell'assistenza per la raccolta, la conservazione CP_1
e la gestione dei dati, dei redditi e di altre informazioni relativi ai soggetti
aventi titolo alle prestazioni di natura assistenziale;
ed al co. 6 dello stesso
art. 13 stabilisce che i titolari di prestazioni collegate al reddito di cui al
precedente co. 8 devono comunicare all' soltanto i dati della propria CP_1
situazione reddituale, incidente sulle prestazioni in godimento, che non sia
già stata integralmente comunicata all'amministrazione finanziaria (…)
sicché giammai potrebbe farsi carico al percipiente di un'omessa
comunicazione di dati reddituali incidenti sulla misura o sul godimento
della prestazione che l' conosce o ha l'onere di conoscere”: cfr. Cass. CP_1
30.6.2020 n. 13223; in senso conforme, cfr. Cass. 20.5.2021 n. 13915.
Tale principio deve trovare applicazione anche nel caso in esame, in cui l' assume di avere erroneamente erogato le maggiorazioni sociali sulla CP_1
prestazione assistenziale in difetto del requisito reddituale: e ciò, in
5 quanto i redditi dell'istante erano conosciuti o comunque conoscibili dall'ente, che peraltro non ne ha dedotto la omessa comunicazione da parte dell'interessato.
Non è pertanto ravvisabile nella specie il dolo del beneficiario.
Ne consegue, trattandosi di ratei maturati in epoca antecedente all'accertamento, la irripetibilità, in parte qua, dell'indebito.
Conclusivamente, deve dichiararsi non dovuta dall'istante all' la CP_1
restituzione della somma di euro 3.260,84, restando invece dovuta, come detto, quella di euro 2.848,95 la cui debenza è stata espressamente riconosciuta dall'istante in ricorso.
Le spese di causa seguono la soccombenza ex art. 91 c.p.c. e si liquidano come da dispositivo, con distrazione ex art. 93 c.p.c. in favore del procuratore dichiaratosi anticipante.
P.q.m.
dichiara dovuta dall'istante all' in relazione alla richiesta di CP_1
restituzione di euro 6.109,79 trasmessa con nota del 30.10.2024, la minore somma di euro 2.848,95; condanna l' a rifondere all'istante le CP_1
spese di causa, liquidate in euro 900,00 per compensi professionali oltre r.s.f. 15%, iva e cap, con distrazione in favore del procuratore anticipante avv. Fabrizio Del Vecchio.
Taranto, 9.12.2025.
6 Il giudice dott. Lorenzo De Napoli
7
in nome del popolo italiano
Il tribunale di Taranto, sezione del lavoro, in composizione monocratica nella persona del dottor Lorenzo De Napoli, ha emesso la seguente
sentenza
nella controversia assistenziale in primo grado iscritta al n. 750/2025 r.g.,
decisa nell'udienza del 9.12.2025, promossa da
, con l'avv. Fabrizio Del Vecchio;
Parte_1
ricorrente
contro con l'avv. Francesco Certomà; CP_1
convenuto
avente ad oggetto: indebito.
Conclusioni delle parti
Con ricorso depositato il 24.1.2025, chiedeva dichiararsi Parte_1
dovuta solo limitatamente alla minore somma di euro 2.848,95 la restituzione della somma di euro 6.109,79 pretesa dall con nota del CP_1
30.10.2024 a titolo di recupero di maggiorazioni sociali indebitamente percepite sulla pensione di inabilità civile nel periodo dall'1.1.2021 al
30.11.2024.
Costituendosi in giudizio, l' chiedeva rigettarsi la domanda. CP_1
1 All'odierna udienza la causa veniva oralmente discussa e decisa con la presente sentenza, letta in udienza.
Ragioni di fatto e di diritto della decisione
La domanda è fondata.
Con nota del 30.10.2024, l' ha accertato un indebito di euro 6.109,79 CP_1
a titolo di rideterminazione delle maggiorazioni sociali ex artt. 70 l.
23.12.2000 n. 388 e 38 l. 28.12.2001 n. 448 erogate all'istante sulla pensione di inabilità civile di cui all'art. 12 l. 30.3.1971 n. 118 nel periodo dall'1.1.2021 al 30.11.2024, ma non dovute, o dovute in misura inferiore,
per superamento del limite reddituale.
L'istante riconosce espressamente in ricorso come dovuta, a titolo di restituzione di indebito, la minore somma di euro 2.848.95.
In relazione alla differenza di euro 3.260.84, il preteso indebito è
irripetibile per difetto di dolo e in forza del principio di tutela dell'affidamento, trattandosi di somme percepite in epoca anteriore all'accertamento dell'indebito.
Ebbene, la giurisprudenza di legittimità, in materia di ripetizione di indebito di prestazioni assistenziali – quale è pacificamente la pensione di inabilità civile di cui all'art. 12 l. 30.3.1971 n. 118, cui accedono le relative maggiorazioni sociali (cfr. Cass.
9.1.2024 n. 847) – se per un verso ha escluso l'applicazione della speciale disciplina dettata per le prestazioni previdenziali, per altro verso ha tuttavia limitato l'applicabilità della generale disciplina dettata dall'art. 2033 c.c. ai soli casi in cui manchi
2 qualsiasi rapporto assistenziale fra il beneficiario della prestazione e l'istituto erogatore (come per l'errore di persona), mentre negli altri casi,
riconducibili alla mancanza di un requisito per conseguire la prestazione,
ha negato la ripetibilità dei ratei erogati nel periodo anteriore al provvedimento che accerti che la prestazione non era dovuta, ove percepiti in buona fede: cfr. Cass. 28.3.2006 n. 7048, Cass. 23.1.2008 n.
1446, Cass. 28.4.2009 n. 9939, Cass. 25.9.2009 n. 24778, Cass. 17.4.2014
n. 8970, Cass.
1.10.2015 n. 19638.
Con particolare riferimento alla ipotesi, qui ricorrente, di difetto del requisito reddituale, la giurisprudenza di legittimità, in un più recente arresto, dopo avere ribadito che “l'indebito assistenziale, in mancanza di
norme specifiche che dispongano diversamente, è ripetibile solo
successivamente al momento in cui intervenga il provvedimento che
accerta il venir meno delle condizioni di legge e ciò a meno che non
ricorrano ipotesi che a priori escludano un qualsivoglia affidamento, come
nel caso di erogazione di prestazione a chi non sia parte di alcun rapporto
assistenziale, né ne abbia mai fatto richiesta (Cass. 23.8.2003 n. 12406),
nel caso di radicale incompatibilità tra beneficio ed esigenze assistenziali
(Cass.
5.3.2018 n. 5059, riguardante un caso di erogazione dell'indennità
di accompagnamento in difetto del requisito del mancato ricovero
dell'assistibile in istituto di cura a carico dell'erario) o in caso di dolo
comprovato dell'accipiens”, ha confermato il principio per cui “l'indebito
assistenziale per venire meno dei requisiti reddituali, inteso rigorosamente
quale venir meno del titolo all'erogazione di una prestazione che era stata
chiesta e si aveva il diritto di percepire, determina il diritto a ripetere le
3 somme versate solo a partire dal momento in cui l'ente preposto accerti il
superamento dei requisiti reddituali;
ciò a meno che risulti provato che
l'accipiens si trovasse, al momento della percezione, in situazione di dolo
rispetto al venire meno del suo diritto (come ad es. allorquando
l'incremento reddituale sia talmente significativo da rendere
inequivocabile il venir meno del beneficio), trattandosi di coefficiente che
naturalmente fa venire meno l'affidamento alla cui tutela sono preposte le
norme limitative della ripetibilità dell'indebito”: cfr. Cass.
9.11.2018 n.
28771; in senso conforme, cfr. Cass. 15.10.2019 n. 26036 e Cass.
30.6.2020 n. 13223.
Ancora più recentemente, la S.C. ha precisato che “l'indebito assistenziale,
per carenza dei requisiti reddituali, abilita alla restituzione solo a far
tempo dal provvedimento di accertamento del venir meno dei presupposti,
salvo che il percipiente non versi in dolo, situazione comunque non
configurabile in base alla mera omissione di comunicazione di dati
reddituali che l'istituto previdenziale già conosce o ha l'onere di
conoscere”: cfr. Cass. 23.2.2023 n. 5606.
A quest'ultimo proposito, la S.C. ha così statuito: “nessun obbligo di
restituzione si può configurare nell'ipotesi in cui l'accipiens ha già
dichiarato i propri redditi alla p.a., ed essi fossero perciò conoscibili
dall' al quale già il d.l. 269/2003, art. 42, conv. in l. 326/2003, CP_1
consentiva di accedere alla conoscenza dei redditi dichiarati onerandolo
del controllo telematico dei requisiti reddituali. Il concetto è stato reso
ancor più chiaro ed esplicito dal d.l. 78/2009, art. 15, conv. in l. 102/2009,
4 il quale prevede che dal 1° gennaio 2010 l'amministrazione finanziaria ed
ogni altra amministrazione pubblica, che detengono informazioni utili a
determinare l'importo delle prestazioni previdenziali ed assistenziali
collegate al reddito dei beneficiari, sono tenute a fornire all in via CP_1
telematica le predette informazioni presenti in tutte le banche dati a loro
disposizione, relative a titolari, e rispettivi coniugi e familiari, di prestazioni
pensionistiche o assistenziali residenti in [...]. Da ciò si evince che tutti i
fatti relativi ai dati reddituali dei titolari di prestazioni pensionistiche o
assistenziali sono sempre conosciuti o conoscibili d'ufficio dall' in via CP_1
telematica. Lo stesso principio risulta poi ribadito e rafforzato dal d.l.
78/2010, art. 13, conv. in l. 122/2010, il quale prevede al co. 1 l'istituzione
presso l' del casellario dell'assistenza per la raccolta, la conservazione CP_1
e la gestione dei dati, dei redditi e di altre informazioni relativi ai soggetti
aventi titolo alle prestazioni di natura assistenziale;
ed al co. 6 dello stesso
art. 13 stabilisce che i titolari di prestazioni collegate al reddito di cui al
precedente co. 8 devono comunicare all' soltanto i dati della propria CP_1
situazione reddituale, incidente sulle prestazioni in godimento, che non sia
già stata integralmente comunicata all'amministrazione finanziaria (…)
sicché giammai potrebbe farsi carico al percipiente di un'omessa
comunicazione di dati reddituali incidenti sulla misura o sul godimento
della prestazione che l' conosce o ha l'onere di conoscere”: cfr. Cass. CP_1
30.6.2020 n. 13223; in senso conforme, cfr. Cass. 20.5.2021 n. 13915.
Tale principio deve trovare applicazione anche nel caso in esame, in cui l' assume di avere erroneamente erogato le maggiorazioni sociali sulla CP_1
prestazione assistenziale in difetto del requisito reddituale: e ciò, in
5 quanto i redditi dell'istante erano conosciuti o comunque conoscibili dall'ente, che peraltro non ne ha dedotto la omessa comunicazione da parte dell'interessato.
Non è pertanto ravvisabile nella specie il dolo del beneficiario.
Ne consegue, trattandosi di ratei maturati in epoca antecedente all'accertamento, la irripetibilità, in parte qua, dell'indebito.
Conclusivamente, deve dichiararsi non dovuta dall'istante all' la CP_1
restituzione della somma di euro 3.260,84, restando invece dovuta, come detto, quella di euro 2.848,95 la cui debenza è stata espressamente riconosciuta dall'istante in ricorso.
Le spese di causa seguono la soccombenza ex art. 91 c.p.c. e si liquidano come da dispositivo, con distrazione ex art. 93 c.p.c. in favore del procuratore dichiaratosi anticipante.
P.q.m.
dichiara dovuta dall'istante all' in relazione alla richiesta di CP_1
restituzione di euro 6.109,79 trasmessa con nota del 30.10.2024, la minore somma di euro 2.848,95; condanna l' a rifondere all'istante le CP_1
spese di causa, liquidate in euro 900,00 per compensi professionali oltre r.s.f. 15%, iva e cap, con distrazione in favore del procuratore anticipante avv. Fabrizio Del Vecchio.
Taranto, 9.12.2025.
6 Il giudice dott. Lorenzo De Napoli
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