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Sentenza 28 gennaio 2025
Sentenza 28 gennaio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. VI, sentenza 28/01/2025, n. 3447 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 3447 |
| Data del deposito : | 28 gennaio 2025 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto da DE NC, nato a [...] 1'01/05/1976 avverso l'ordinanza del 21/06/2024 del Tribunale di Milano visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere LL Ianniciello;
letta la requisitoria del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale, LL De Masellis, che ha concluso chiedendo l'inammissibilità del ricorso. RITENUTO IN FATTO 1. Con il provvedimento in epigrafe, il Tribunale di Milano, adito in sede di riesame ex art. 309 cod. proc. pen., confermava l'ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il medesimo Tribunale in data 21 maggio 2024 con cui veniva applicata la misura degli arresti domiciliari nei confronti di NC DE per il reato di cui all'art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990 n.309 sub capo 23), di cui alla contestazione provvisoria. Penale Sent. Sez. 6 Num. 3447 Anno 2025 Presidente: APRILE ERCOLE Relatore: IANNICIELLO MARIELLA Data Udienza: 17/12/2024 1 Ha proposto ricorso NC DE, con atto sottoscritto dal difensore, con cui ha dedotto: -vizio di motivazione per manifesta illogicità e contraddittorietà in ordine alla gravità degli indizi ex art. 273 cod. proc. pen., per avere il Tribunale del riesame desunto il coinvolgimento del DE nella vicenda per cui è processo sulla base di conversazioni dal linguaggio criptico, intercorse tra ON e SC, e per non avere chiarito sulla base di quali elementi il ricorrente avesse la consapevolezza che all'interno dei "gommoni" era stata nascosta la cocaina, vieppiù in ragione del fatto che il trasporto degli pneumatici era stato effettivo, come comprovato dalla documentazione prodotta dalla difesa ( i.e. bolle di accompagnamento); -violazione di legge, in relazione agli artt. 274 e 275 cod. proc. pen., e vizio di motivazione per manifesta illogicità, per avere il Tribunale desunto l'attualità del pericolo di recidiva e la adeguatezza della misura in ragione della modalità del fatto e della contiguità del DE a contesti di criminalità, in violazione dei principi enunciati in materia dalla Corte di cassazione quanto alla necessità che il pericolo di reiterazione si traduca "nell'alta probabilità che l'imputato possa commettere delitti della stessa specie°. 3. Il procedimento è stato trattato in forma scritta in assenza di tempestiva richiesta di discussione orale. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso non supera il preliminare vaglio di ammissibilità, perché manifestamente infondato, generico e perché declinato in fatto. 2. Manifestamente infondato è il primo motivo di ricorso con cui la difesa ha censurato il provvedimento gravato - sotto il profilo della gravità indiziaria ex art. 273 cod. proc. pen. - in ordine al ritenuto concorso ex art. 110 cod. pen. del DE nell'episodio criminoso di cui alla provvisoria contestazione. 2.1. Secondo la ricostruzione operata dai Giudici di merito, NC DE aveva gestito, per conto della famiglia Cutrì, il trasferimento di due chili di cocaina dalla Calabria alla Lombardia. Il carico di sostanza stupefacente era destinato al sodalizio - dedito al narcotraffico- che aveva la sua base logistica nel comasco ed era diretto da RC ON, della cui compagine era parte integrante anche il figlio del ricorrente, AN DE, che rivestiva il ruolo di corriere. Il quadro indiziario- osservavano i Giudici di merito- poggiava essenzialmente sugli esiti dell'attività di intercettazione telefonica e, nonostante l'utilizzo da parte 2 degli interlocutori di un linguaggio volutamente criptico, nondimeno la lettura sinottica dei colloqui aveva consentito sia di risalire alla vera causale del trasporto (pag. 25 del provvedimento) sia di individuare il fattivo contributo del DE. Ed effettivamente - spiegavano i Giudici - come, in relazione allo specifico episodio in contestazione, il predetto DE avesse "curato" nel dettaglio la trasferta del carico di stupefacente ( celato all'interno degli pneumatici) ,avvisando con solerzia il destinatario NC SC (braccio destro di RC ON) dell'arrivo in anticipo rispetto al previsto del "carico", manifestando una certa premura nell'informare il "mittente" Cutrì del buon esito dell'operazione, mostrando una certa ansia e preoccupazione in merito all'awenuta "appropriazione", all'insaputa del Cutrì, da parte del ON di una parte della "provvista" ("i gommoni che ha scaricato NZ ... ne abbiamo uno in meno ... RC se ne è preso uno che un amico suo ha scoppiato qui di fronte al distributore..."). 2.3. Il percorso argomentativo è congruo, scevro da vulnus motivazionali e soprattutto non neutralizzato dalle generiche e ripetitive censure difensive circa la mancanza di consapevolezza in capo al DE della causale del trasporto. Ed infatti, in materia di provvedimenti de libertate, la Corte di cassazione non ha alcun potere né di revisione degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate (ivi compreso lo spessore degli indizi), né di rivalutazione delle condizioni soggettive dell'indagato in relazione alle esigenze cautelari ed all'adeguatezza delle misure, poiché sia nell'uno che nell'altro caso si tratta di apprezzamenti propri del giudice di merito : il controllo di legittimità è circoscritto all'esame del contenuto dell'atto impugnato per verificare, da un lato, le ragioni giuridiche che lo hanno determinato, la correttezza allo stato degli atti della qualificazione giuridica attribuita ai fatti e, dall'altro, l'assenza di illogicità evidenti, nelle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento (Sez. Un., n. 11 del 22/3/2000, Audino, Rv 215828; Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019, Mazzelli, Rv. 276976; Sez. 4, n. 18807 del 23/3/2017, Rv 269885). 3. Analogamente è inammissibile per genericità il secondo motivo di ricorso. 3.1. I Giudici - nell'incipit del provvedimento - si soffermavano sulla genesi, sulla struttura e sulle modalità operative del sodalizio capeggiato da RC ON, evidenziando come il gruppo fosse in contatto e avesse in corso" affari di droga" anche con le 'ndrine calabresi, dalle quali si riforniva periodicamente di stupefacente con continue trasferte dalla Calabria alla Lombardia (pagg. 3 e ss dell'ordinanza). 3.2. In tale contesto fattuale , si inseriva anche l'episodio specifico contestato al ricorrente. Si evidenziava, a tal uopo, come l'organizzazione e la gestione della spedizione di un carico importante di cocaina (20 chili) costituisse elemento 3 sintomatico dell'esistenza di un rapporto fiduciario tra il DE e i componenti del sodalizio criminale e/o quanto meno di una contiguità dello stesso con ambienti di spessore criminale e/o con persone, stabilmente inserite nel settore del narcotraffico 3.3. Secondo il Tribunale, dunque, l'inserimento del DE "nel circuito del narcotraffico" deponeva per la non "occasionalità" della condotta, di guisa che il pericolo di reiterazione poteva essere adeguatamente arginato con la misura intra moenia (pag. 26 del provvedimento). La motivazione, per come strutturata, è scevra da deficit logici né del resto è "vulnerata" dalle censure che sono astratte e reiterative di questioni esaustiva mente scrutinate. 4. Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente - ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen. - al pagamento delle spese processuali e al pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma che si stima equo fissare in tremila euro, non ravvisandosi una sua assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (vedi Corte Costit., sent. n 186 del 13 giugno 2000).
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 17/12/2024.
udita la relazione svolta dal Consigliere LL Ianniciello;
letta la requisitoria del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale, LL De Masellis, che ha concluso chiedendo l'inammissibilità del ricorso. RITENUTO IN FATTO 1. Con il provvedimento in epigrafe, il Tribunale di Milano, adito in sede di riesame ex art. 309 cod. proc. pen., confermava l'ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il medesimo Tribunale in data 21 maggio 2024 con cui veniva applicata la misura degli arresti domiciliari nei confronti di NC DE per il reato di cui all'art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990 n.309 sub capo 23), di cui alla contestazione provvisoria. Penale Sent. Sez. 6 Num. 3447 Anno 2025 Presidente: APRILE ERCOLE Relatore: IANNICIELLO MARIELLA Data Udienza: 17/12/2024 1 Ha proposto ricorso NC DE, con atto sottoscritto dal difensore, con cui ha dedotto: -vizio di motivazione per manifesta illogicità e contraddittorietà in ordine alla gravità degli indizi ex art. 273 cod. proc. pen., per avere il Tribunale del riesame desunto il coinvolgimento del DE nella vicenda per cui è processo sulla base di conversazioni dal linguaggio criptico, intercorse tra ON e SC, e per non avere chiarito sulla base di quali elementi il ricorrente avesse la consapevolezza che all'interno dei "gommoni" era stata nascosta la cocaina, vieppiù in ragione del fatto che il trasporto degli pneumatici era stato effettivo, come comprovato dalla documentazione prodotta dalla difesa ( i.e. bolle di accompagnamento); -violazione di legge, in relazione agli artt. 274 e 275 cod. proc. pen., e vizio di motivazione per manifesta illogicità, per avere il Tribunale desunto l'attualità del pericolo di recidiva e la adeguatezza della misura in ragione della modalità del fatto e della contiguità del DE a contesti di criminalità, in violazione dei principi enunciati in materia dalla Corte di cassazione quanto alla necessità che il pericolo di reiterazione si traduca "nell'alta probabilità che l'imputato possa commettere delitti della stessa specie°. 3. Il procedimento è stato trattato in forma scritta in assenza di tempestiva richiesta di discussione orale. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso non supera il preliminare vaglio di ammissibilità, perché manifestamente infondato, generico e perché declinato in fatto. 2. Manifestamente infondato è il primo motivo di ricorso con cui la difesa ha censurato il provvedimento gravato - sotto il profilo della gravità indiziaria ex art. 273 cod. proc. pen. - in ordine al ritenuto concorso ex art. 110 cod. pen. del DE nell'episodio criminoso di cui alla provvisoria contestazione. 2.1. Secondo la ricostruzione operata dai Giudici di merito, NC DE aveva gestito, per conto della famiglia Cutrì, il trasferimento di due chili di cocaina dalla Calabria alla Lombardia. Il carico di sostanza stupefacente era destinato al sodalizio - dedito al narcotraffico- che aveva la sua base logistica nel comasco ed era diretto da RC ON, della cui compagine era parte integrante anche il figlio del ricorrente, AN DE, che rivestiva il ruolo di corriere. Il quadro indiziario- osservavano i Giudici di merito- poggiava essenzialmente sugli esiti dell'attività di intercettazione telefonica e, nonostante l'utilizzo da parte 2 degli interlocutori di un linguaggio volutamente criptico, nondimeno la lettura sinottica dei colloqui aveva consentito sia di risalire alla vera causale del trasporto (pag. 25 del provvedimento) sia di individuare il fattivo contributo del DE. Ed effettivamente - spiegavano i Giudici - come, in relazione allo specifico episodio in contestazione, il predetto DE avesse "curato" nel dettaglio la trasferta del carico di stupefacente ( celato all'interno degli pneumatici) ,avvisando con solerzia il destinatario NC SC (braccio destro di RC ON) dell'arrivo in anticipo rispetto al previsto del "carico", manifestando una certa premura nell'informare il "mittente" Cutrì del buon esito dell'operazione, mostrando una certa ansia e preoccupazione in merito all'awenuta "appropriazione", all'insaputa del Cutrì, da parte del ON di una parte della "provvista" ("i gommoni che ha scaricato NZ ... ne abbiamo uno in meno ... RC se ne è preso uno che un amico suo ha scoppiato qui di fronte al distributore..."). 2.3. Il percorso argomentativo è congruo, scevro da vulnus motivazionali e soprattutto non neutralizzato dalle generiche e ripetitive censure difensive circa la mancanza di consapevolezza in capo al DE della causale del trasporto. Ed infatti, in materia di provvedimenti de libertate, la Corte di cassazione non ha alcun potere né di revisione degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate (ivi compreso lo spessore degli indizi), né di rivalutazione delle condizioni soggettive dell'indagato in relazione alle esigenze cautelari ed all'adeguatezza delle misure, poiché sia nell'uno che nell'altro caso si tratta di apprezzamenti propri del giudice di merito : il controllo di legittimità è circoscritto all'esame del contenuto dell'atto impugnato per verificare, da un lato, le ragioni giuridiche che lo hanno determinato, la correttezza allo stato degli atti della qualificazione giuridica attribuita ai fatti e, dall'altro, l'assenza di illogicità evidenti, nelle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento (Sez. Un., n. 11 del 22/3/2000, Audino, Rv 215828; Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019, Mazzelli, Rv. 276976; Sez. 4, n. 18807 del 23/3/2017, Rv 269885). 3. Analogamente è inammissibile per genericità il secondo motivo di ricorso. 3.1. I Giudici - nell'incipit del provvedimento - si soffermavano sulla genesi, sulla struttura e sulle modalità operative del sodalizio capeggiato da RC ON, evidenziando come il gruppo fosse in contatto e avesse in corso" affari di droga" anche con le 'ndrine calabresi, dalle quali si riforniva periodicamente di stupefacente con continue trasferte dalla Calabria alla Lombardia (pagg. 3 e ss dell'ordinanza). 3.2. In tale contesto fattuale , si inseriva anche l'episodio specifico contestato al ricorrente. Si evidenziava, a tal uopo, come l'organizzazione e la gestione della spedizione di un carico importante di cocaina (20 chili) costituisse elemento 3 sintomatico dell'esistenza di un rapporto fiduciario tra il DE e i componenti del sodalizio criminale e/o quanto meno di una contiguità dello stesso con ambienti di spessore criminale e/o con persone, stabilmente inserite nel settore del narcotraffico 3.3. Secondo il Tribunale, dunque, l'inserimento del DE "nel circuito del narcotraffico" deponeva per la non "occasionalità" della condotta, di guisa che il pericolo di reiterazione poteva essere adeguatamente arginato con la misura intra moenia (pag. 26 del provvedimento). La motivazione, per come strutturata, è scevra da deficit logici né del resto è "vulnerata" dalle censure che sono astratte e reiterative di questioni esaustiva mente scrutinate. 4. Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente - ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen. - al pagamento delle spese processuali e al pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma che si stima equo fissare in tremila euro, non ravvisandosi una sua assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (vedi Corte Costit., sent. n 186 del 13 giugno 2000).
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 17/12/2024.