Cass. pen., sez. I, sentenza 04/07/2007, n. 35369
CASS
Sentenza 4 luglio 2007

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Il criterio distintivo tra l'omicidio volontario e l'omicidio preterintenzionale risiede nell'elemento psicologico, nel senso che nell'ipotesi della preterintenzione la volontà dell'agente è diretta a percuotere o a ferire la vittima, con esclusione assoluta di ogni previsione dell'evento morte, mentre nell'omicidio volontario la volontà dell'agente è costituita dall'"animus necandi", ossia dal dolo intenzionale, nelle gradazioni del dolo diretto o eventuale, il cui accertamento è rimesso alla valutazione rigorosa di elementi oggettivi desunti dalle concrete modalità della condotta (il tipo e la micidialità dell'arma, la reiterazione e la direzione dei colpi, la distanza di sparo, la parte vitale del corpo presa di mira e quella concretamente attinta). (Nel caso di specie, la configurabilità dell'omicidio volontario è stata argomentata sulla base di molteplici elementi, quali l'arma usata, ossia un coltello, la direzione e la violenza dei colpi, la reiterazione degli stessi).

In tema di circostanze aggravanti comuni, il motivo è futile quando la spinta al reato manca di quel minimo di consistenza che la coscienza collettiva esige per operare un collegamento accettabile sul piano logico con l'azione commessa. (Fattispecie in tema di omicidio motivato da un proposito di vendetta e di affermazione di prestigio da parte di un gruppo di giovani in danno di un coetaneo).

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Citazione :
Cass. pen., sez. I, sentenza 04/07/2007, n. 35369
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 35369
Data del deposito : 4 luglio 2007

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