Cass. pen., sez. VI, sentenza 18/11/1999, n. 2925
CASS
Sentenza 18 novembre 1999

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Ai fini della sussistenza del reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice concernente l'affidamento dei minori, il termine "elude" va inteso in senso ampio, comprensivo di qualsiasi comportamento, positivo o negativo, senza che l'elusione dell'esecuzione del provvedimento debba essere necessariamente caratterizzata dall'uso di scaltrezza o da condotta subdola, onde anche la inazione dell'obbligato può assumere rilievo, ogni volta che l'esecuzione del provvedimento del giudice richieda la sua collaborazione. (Fattispecie in cui è stata ritenuta la responsabilità penale del coniuge separato affidatario delle figlie minori che non aveva dato seguito alle richieste dell'altro genitore di potere esercitare il diritto di visita delle figlie accordato dal provvedimento del giudice).

In tema di determinazione della pena, quanto più il giudice intenda discostarsi dal minimo edittale, tanto più ha il dovere di dare ragione del corretto esercizio del proprio potere discrezionale, indicando specificamente quali tra i criteri, oggettivi o soggettivi, enunciati dall'art. 133 cod. pen. siano stati ritenuti rilevanti ai fini di tale giudizio, dovendosi perciò escludere che sia sufficiente il ricorso a mere clausole di stile, quali nella specie, il generico richiamo alla "entità del fatto" e alla "personalità dell'imputato".

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  • 1La concessione o il diniego delle attenuanti generiche.
    Di Redazione · https://www.quotidianolegale.it/ambientediritto-20-anni/

    Determinazione della pena – Poteri e limiti del giudice – Art. 133 c.p.. In tema di determinazione della pena, quanto più il giudice intenda discostarsi dal minimo edittale, tanto più ha il dovere di dare ragione del corretto esercizio del proprio potere discrezionale, indicando specificamente quali, tra i criteri, oggettivi o soggettivi, enunciati dall'art. 133 c.p., siano stati ritenuti rilevanti ai fini di tale giudizio, dovendosi perciò escludere che sia sufficiente il ricorso a mere clausole di stile, quali il generico richiamo alla “entità del fatto” e alla “personalità dell'imputato” (così, in motivazione, Cass. Sez. 6, n. 35346 del 12/06/2008, Bonarrigo; cfr. anche Sez. 1, n. …

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  • 2Danno risarcito, decide il giudice non la vittima (Cass.33795/21)
    https://canestrinilex.com/risorse/category/articoli · 10 luglio 2024

    Il risarcimento del danno deve essere integrale, ossia comprensivo della totale riparazione di ogni effetto dannoso, e la valutazione in ordine alla corrispondenza fra transazione e danno spetta al giudice, che può anche disattendere, con adeguata motivazione, ogni dichiarazione satisfattiva resa dalla parte lesa. CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE III penale Sent., (data ud. 21/04/2021) 13/09/2021, n. 33795 Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. ANDREAZZA Gastone - Presidente - Dott. ACETO Aldo - rel. Consigliere - ha pronunciato la seguente: SENTENZA sul ricorso proposto da: L.F., nato a (OMISSIS); avverso la sentenza del 09/06/2020 della CORTE APPELLO di TORINO; visti gli …

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. VI, sentenza 18/11/1999, n. 2925
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 2925
Data del deposito : 18 novembre 1999

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