Sentenza 26 giugno 2013
Massime • 1
Il reato previsto dall'art. 4 della legge n. 628 del 1961 (mancata risposta alla richiesta di notizie da parte dell'Ispettorato del lavoro) deve ritenersi integrato anche nel caso di mancata esibizione di documenti richiesti dall'Ispettorato del lavoro nell'esercizio dei compiti di vigilanza demandati dall'art. 4 della legge cit. e anche quando la richiesta non avvenga nel contesto delle indagini di polizia amministrativa disciplinate dall'articolo 8 del d.P.R. n. 520 del 1955.
Commentario • 1
- 1. Staiano RocchinaStaiano Rocchina · https://www.diritto.it/ · 11 dicembre 2013
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. III, sentenza 26/06/2013, n. 42334 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 42334 |
| Data del deposito : | 26 giugno 2013 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Udienza pubblica
Dott. FIALE Aldo - Presidente - del 26/06/2013
Dott. AMORESANO Silvio - Consigliere - SENTENZA
Dott. SARNO Giulio - Consigliere - N. 1956
Dott. GAZZARA Santi - Consigliere - REGISTRO GENERALE
Dott. ANDRONIO Alessandro M. - rel. Consigliere - N. 6712/2013
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
AM EL N. IL 06/12/1961;
avverso la sentenza n. 1676/2012 CORTE APPELLO di NAPOLI, del 19/07/2012;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 26/06/2013 la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALESSANDRO MARIA ANDRONIO;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Gabriele Mazzotta, che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. - Con sentenza del 19 luglio 2012, la Corte d'appello di Napoli ha confermato quanto alla ritenuta responsabilità penale - sostituendo la pena dell'arresto con quella dell'ammenda e revocando la sospensione condizionale della pena - la sentenza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere - sezione distaccata di Caserta del 24 febbraio 2011, con la quale l'imputato era stato condannato, per il reato di cui alla L. n. 628 del 1961, art. 4, per non avere fornito all'Ispettorato del lavoro, nella sua qualità di presidente di una cooperativa, la documentazione relativa al rapporto di lavoro dei dipendenti, benché sollecitata (il 30 giugno 2008). 2. - Avverso la sentenza l'imputato ha proposto, tramite il difensore, ricorso per cassazione, rilevando la carenza di motivazione e l'erronea applicazione della norma incriminatrice. Ad avviso della difesa, la norma in questione non sanziona qualsiasi inottemperanza del datore di lavoro a prescrizioni o richieste dell'Ispettorato del lavoro, ma soltanto le condotte di coloro che, legalmente richiesti, non forniscano le notizie richieste o le forniscano scientemente errate o incomplete. Da tale fattispecie deve ritenersi esclusa - prosegue la difesa - l'omessa esibizione della documentazione eventualmente richiesta dall'ispettore del lavoro, le cui facoltà di richiedere l'esibizione di documenti con sanzioni per il relativo rifiuto sono collegate esclusivamente alle indagini di polizia amministrativa previste dal D.P.R. n. 520 del 1995, art. 8, senza possibilità di estensione alle generali attività di vigilanza affidate agli ispettori del lavoro della L. n. 628 del 1961, art.
4. CONSIDERATO IN DIRITTO
3. - Il ricorso è inammissibile, perché basato su un motivo manifestamente infondato.
La L. n. 628 del 1961, art. 4, u.c., punisce "coloro che, legalmente richiesti dall'Ispettorato di fornire notizie a norma del presente articolo, non le forniscano o le diano scientemente errate od incomplete". Si tratta - secondo quanto chiarito dalla giurisprudenza di questa Corte - delle richieste di notizie concernenti violazioni delle leggi sui rapporti di lavoro, sulle assicurazioni sociali, sulla prevenzione e l'igiene del lavoro, che assumono valore strumentale rispetto alla funzione istituzionale di controllo esercitata dall'Ispettorato del lavoro (ex multis, sez. 3, 7 febbraio 1994, n. 1365, Rv. 196494; sez. 3, 4 luglio 2001, n. 26974, Rv. 219645). Si è più volte specificato, inoltre, che il reato in questione si configura, non soltanto nel caso di richiesta di semplici notizie, ma anche nell'ipotesi di omessa esibizione della documentazione che consenta all'Ispettorato del lavoro la vigilanza sull'osservanza delle disposizioni in materia di lavoro, previdenza sociale e contratti collettivi di categoria, ivi compresa quella sulle assunzioni, necessaria per verificare l'adempimento dei conseguenti obblighi contributivi (sez. 3, 11 dicembre 2007, n. 2272/2008, Rv. 238631; sez. 3, 2 dicembre 2011, n. 6644, Rv. 2523361). A ciò deve aggiungersi che la richiesta all'interessato di documenti relativi ai rapporti di lavoro non attiene alle sole indagini di polizia amministrativa di cui al D.P.R. n. 520 del 1955, art. 8 (sez. 3, 18 gennaio 2007, n. 7106).
Tali principi sono stati correttamente applicati dalla Corte d'appello, perché essa ha preso le mosse dai risultati dell'istruttoria, da cui si evince che la documentazione richiesta all'imputato era quella necessaria per l'espletamento dei compiti istituzionali dell'Ispettorato definiti dal richiamato L. n. 628 del 1961, art. 4 e, in particolare, della verifica della sussistenza di irregolarità nelle assunzioni dei dipendenti.
4. - Il ricorso deve perciò essere dichiarato inammissibile. Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che "la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità", alla declaratoria dell'inammissibilità medesima consegue, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., l'onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in Euro 1.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 26 giugno 2013.
Depositato in Cancelleria il 15 ottobre 2013