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Sentenza 11 luglio 2025
Sentenza 11 luglio 2025
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- 1. Art. 507 c.p.p.: quando il giudice diventa supplente del PMAccesso limitatoLeonardo Filippi · https://www.altalex.com/ · 25 agosto 2025
Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. V, sentenza 11/07/2025, n. 25626 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 25626 |
| Data del deposito : | 11 luglio 2025 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto da: PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI RAGUSA nel procedimento a carico di: PO IN nato il [...] avverso la sentenza del 21/10/2024 del TRIBUNALE di RAGUSA visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere PIERANGELO CIRILLO;
udite le conclusioni del Sostituto Procuratore generale GASPARE STURZO, che ha chiesto di accogliere il ricorso;
udite le conclusioni dell'avv. Daniele Sc Irofani Cancellieri, che ha chiesto di rigettare il ricorso. Penale Sent. Sez. 5 Num. 25626 Anno 2025 Presidente: VESSICHELLI MARIA Relatore: CIRILLO PIERANGELO Data Udienza: 21/03/2025 RITENUTO IN FATTO 1. La sentenza impugnata è stata pronunziata il 21 ottobre 2024 dal Tribunale di GU, che ha assolto PO MA, in ordine ai reati di cui agli artt. 482-476 cod. pen. e 48-479 cod. pen. I fatti oggetto di processo, originariamente, facevano parte di un più ampio procedimento penale a carico di CI RI, dell'imputato e di numerose altre persone, avente a oggetto la presunta formazione di falsi contratti di locazione dell'abitazione sita in Acate, Contrada da Tatappi s.n.c., corredati di falsa attestazione di registrazione presso l'Agenzia delle entrate nonché di timbri contraffatti e firme apocrife. Contratti falsi che venivano, poi, presentati al Comune di Acate per conseguire, inducendo in errore i funzionari in servizio presso l'ufficio anagrafe, certificati di residenza ideologicamente falsi. In particolare, al PO era stata contestata la formazione del falso contratto di locazione della suindicata abitazione, datato 19 luglio 2017, nel quale figuravano il CI, come locatore, e PO AR e RA AD, come conduttori. La posizione processuale del PO, tuttavia, era stata separata per mancata conoscenza della pendenza del processo. A seguito di tali vicende processuali, il procedimento principale era proseguito giungendo a una fase istruttoria avanzata, mentre in relazione alla posizione del PO veniva istaurato un autonomo procedimento penale con formazione di separato fascicolo, all'interno del quale il pubblico ministero non aveva, però, depositato, nei termini prescritti dall'art. 468 cod. proc. pen., una nuova lista testimoniale. Adempimento reso necessario del fatto che la lista "originaria" era rimasta nel fascicolo del procedimento principale. Nel processo a carico del PO, il Tribunale di GU ha assolto l'imputato, attesa la mancanza della lista testimoniale del pubblico ministero e di ulteriori prove addotte a sostegno dell'accusa. Il giudice di primo grado ha ritenuto di non poter attivare i suoi poteri officiosi, ex art. 507 cod. proc. pen., non potendo trarre alcuno spunto per l'esercizio di tali poteri dalla copia della lista testi prodotta in udienza dal pubblico ministero, relativa al procedimento principale a carico degli originari imputati, atteso che da essa non sarebbe stato possibile evincere quali testi avessero espletato attività di indagine nei confronti del PO. A tal fine, inoltre, non sarebbero stati utili né il capo di imputazione né gli altri atti presenti nel fascicolo. 2. Avverso la sentenza della Corte di appello, il Procuratore della Repubblica di GU ha proposto ricorso per cassazione. 2.1. Con un unico motivo, deduce i vizi di motivazione e di erronea applicazione della legge penale. Il ricorrente contesta il mancato esercizio dei poteri di integrazione probatoria da parte del Tribunale, sostenendo che, per la consolidata giurisprudenza di legittimità, il giudice dovrebbe esercitare d'ufficio i poteri di cui all'art. 507 cod. proc. pen. Contesta, in particolare, l'affermazione del Tribunale, secondo il quale non sarebbe stato possibile trarre alcuno spunto per l'esercizio dei poteri d'ufficio dalla copia della lista testi del procedimento principale, prodotta in udienza dal pubblico ministero. Al riguardo, evidenzia che: le posizioni di tutti gli originari imputati erano strettamente collegate e ampiamente sovrapponibili;
tutti i testi indicati nella lista (a eccezione del «teste privato ON NA) avevano esaminato, secondo le rispettive competenze e qualifiche, le posizioni di tutti gli imputati e dunque anche quella di PO AR;
come emergeva dalle imputazioni, persone offese dei reati (anche di quelli contestati agli altri imputati) erano sempre l'Agenzia delle entrate di Vittoria e il Comune di Acate. Sulla base della copia della lista testi del procedimento principale, il Tribunale, pertanto, avrebbe potuto tranquillamente disporre d'ufficio l'escussione del direttore dell'Ufficio di Vittoria dell'Agenzia delle entrate e la dirigente dell'Ufficio anagrafe del Comune di Acate nonché il Comandante della stazione dei carabinieri di Acate, che aveva «compendiato l'esito delle indagini, nella qualità di ufficiale di polizia giudiziaria». Sotto altro profilo, il ricorrente sostiene che non sarebbe stato neppure necessario il deposito di una nuova lista testi, atteso che vi era già la lista testi del procedimento principale, che era stata tempestivamente presentata nell'ambito di quel procedimento. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Va premesso che oggetto del presente procedimento è un ricorso immediato per cassazione, avverso una sentenza appellabile (anche se ciò non è espressamente specificato dal ricorrente). Il nuovo testo dell'art. 593, comma 2, cod. proc. pen. (come modificato dall'art. 2, comma 1, lett. p, della legge 9 agosto 2024, n. 114), che limita il potere del pubblico ministero di appellare le sentenze di proscioglimento, invero, fa riferimento solo a quelle che hanno a oggetto i reati per i quali l'art. 550, commi 1 e 2, cod. proc. pen. prevede la citazione diretta giudizio (previsione che non comprende il reato di cui agli artt. 48-479 cod. pen.). 2. Il ricorso deve essere accolto. 2.1. L'unico motivo di ricorso è fondato. Il Tribunale, infatti, non ha osservato l'art. 507 cod. proc. pen., come interpretato dalla costante giurisprudenza di legittimità, secondo la quale «il 3 giudice ha il dovere di acquisire, anche d'ufficio, i mezzi di prova indispensabili per la decisione, dovendosi escludere che sia rimessa alla sua discrezionalità la scelta tra disporre i necessari accertamenti ed il proscioglimento dell'imputato; cosicchè il mancato esercizio di detti poteri di integrazione probatoria richiede una motivazione specifica la cui omissione, censurabile in sede di legittimità, determina la nullità della sentenza per violazione di legge» (Sez. 3, n. 10488 del 17/02/2016, Nica, Rv. 266492; Sez. 2, n. 51740 del 03/12/2013, Mitidieri, Rv. 258115; Sez. 5, n. 38674 del 11/10/2005, Tiranti, Rv. 232554). Ebbene, nel caso in esame, il Tribunale ha ritenuto di non esercitare i suoi poteri di integrazione probatoria, senza rendere un'effettiva e congrua motivazione, limitandosi a sostenere che: dalla copia della lista testi prodotta in udienza dal pubblico ministero, relativa al procedimento a carico degli originari imputati, non sarebbe stato possibile evincere quali testi avessero espletato attività di indagine nei confronti del PO;
al fine dell'esercizio dei poteri in questione, non sarebbero stati utili il capo di imputazione e gli altri atti presenti nel fascicolo. Si tratta di affermazioni generiche, assertive e che non trovano riscontro nella lista testi in questione, dalla quale emerge che (a eccezione del «teste privato ON NA) i pochissimi testi indicati, secondo le rispettive competenze e qualifiche, avevano effettuato i medesimi accertamenti con riferimento a tutte le posizioni degli imputati e dunque anche con riferimento a quella del PO. Il Tribunale non ha spiegato neppure perché lo "spunto" per l'esercizio dei suoi poteri non potesse essere desunto dall'imputazione, dalla quale era desumibile che le persone offese dei reati erano l'Agenzia delle entrate di Vittoria e il Comune di Acate, che, peraltro, erano le stesse dei reati contestati agli altri imputati. Il direttore dell'ufficio di Vittoria dell'Agenzia delle entrate e la dirigente dell'Ufficio anagrafe del Comune di Acate, infatti, erano significativamente indicati nella suddetta lista testi. La sentenza impugnata, conseguentemente, deve essere annullata con rinvio, ai sensi dell'art. 569, comma 4, cod. proc. pen., al Tribunale di GU per il relativo giudizio. Pur trattandosi di un ricorso immediato per cassazione, il rinvio deve essere effettuato al giudice di primo grado e non a quello di secondo grado, atteso che il mancato esercizio dei poteri officiosi, in assenza di un'effettiva motivazione, ha determinato la nullità della sentenza per violazione di legge;
nullità che avrebbe comportato l'annullamento della sentenza di primo grado, anche se la parte avesse proposto appello. L'art. 569, comma 4, cod. proc. pen., invero, prevede che il rinvio al giudice di secondo grado vada effettuato «fuori dei casi in cui nel giudizio di appello» si dovrebbe «annullare la sentenza di primo grado». 4 Il Presidente Il Consigliere estensore
P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di GU. Così deciso, il 21 marzo 2025
udita la relazione svolta dal Consigliere PIERANGELO CIRILLO;
udite le conclusioni del Sostituto Procuratore generale GASPARE STURZO, che ha chiesto di accogliere il ricorso;
udite le conclusioni dell'avv. Daniele Sc Irofani Cancellieri, che ha chiesto di rigettare il ricorso. Penale Sent. Sez. 5 Num. 25626 Anno 2025 Presidente: VESSICHELLI MARIA Relatore: CIRILLO PIERANGELO Data Udienza: 21/03/2025 RITENUTO IN FATTO 1. La sentenza impugnata è stata pronunziata il 21 ottobre 2024 dal Tribunale di GU, che ha assolto PO MA, in ordine ai reati di cui agli artt. 482-476 cod. pen. e 48-479 cod. pen. I fatti oggetto di processo, originariamente, facevano parte di un più ampio procedimento penale a carico di CI RI, dell'imputato e di numerose altre persone, avente a oggetto la presunta formazione di falsi contratti di locazione dell'abitazione sita in Acate, Contrada da Tatappi s.n.c., corredati di falsa attestazione di registrazione presso l'Agenzia delle entrate nonché di timbri contraffatti e firme apocrife. Contratti falsi che venivano, poi, presentati al Comune di Acate per conseguire, inducendo in errore i funzionari in servizio presso l'ufficio anagrafe, certificati di residenza ideologicamente falsi. In particolare, al PO era stata contestata la formazione del falso contratto di locazione della suindicata abitazione, datato 19 luglio 2017, nel quale figuravano il CI, come locatore, e PO AR e RA AD, come conduttori. La posizione processuale del PO, tuttavia, era stata separata per mancata conoscenza della pendenza del processo. A seguito di tali vicende processuali, il procedimento principale era proseguito giungendo a una fase istruttoria avanzata, mentre in relazione alla posizione del PO veniva istaurato un autonomo procedimento penale con formazione di separato fascicolo, all'interno del quale il pubblico ministero non aveva, però, depositato, nei termini prescritti dall'art. 468 cod. proc. pen., una nuova lista testimoniale. Adempimento reso necessario del fatto che la lista "originaria" era rimasta nel fascicolo del procedimento principale. Nel processo a carico del PO, il Tribunale di GU ha assolto l'imputato, attesa la mancanza della lista testimoniale del pubblico ministero e di ulteriori prove addotte a sostegno dell'accusa. Il giudice di primo grado ha ritenuto di non poter attivare i suoi poteri officiosi, ex art. 507 cod. proc. pen., non potendo trarre alcuno spunto per l'esercizio di tali poteri dalla copia della lista testi prodotta in udienza dal pubblico ministero, relativa al procedimento principale a carico degli originari imputati, atteso che da essa non sarebbe stato possibile evincere quali testi avessero espletato attività di indagine nei confronti del PO. A tal fine, inoltre, non sarebbero stati utili né il capo di imputazione né gli altri atti presenti nel fascicolo. 2. Avverso la sentenza della Corte di appello, il Procuratore della Repubblica di GU ha proposto ricorso per cassazione. 2.1. Con un unico motivo, deduce i vizi di motivazione e di erronea applicazione della legge penale. Il ricorrente contesta il mancato esercizio dei poteri di integrazione probatoria da parte del Tribunale, sostenendo che, per la consolidata giurisprudenza di legittimità, il giudice dovrebbe esercitare d'ufficio i poteri di cui all'art. 507 cod. proc. pen. Contesta, in particolare, l'affermazione del Tribunale, secondo il quale non sarebbe stato possibile trarre alcuno spunto per l'esercizio dei poteri d'ufficio dalla copia della lista testi del procedimento principale, prodotta in udienza dal pubblico ministero. Al riguardo, evidenzia che: le posizioni di tutti gli originari imputati erano strettamente collegate e ampiamente sovrapponibili;
tutti i testi indicati nella lista (a eccezione del «teste privato ON NA) avevano esaminato, secondo le rispettive competenze e qualifiche, le posizioni di tutti gli imputati e dunque anche quella di PO AR;
come emergeva dalle imputazioni, persone offese dei reati (anche di quelli contestati agli altri imputati) erano sempre l'Agenzia delle entrate di Vittoria e il Comune di Acate. Sulla base della copia della lista testi del procedimento principale, il Tribunale, pertanto, avrebbe potuto tranquillamente disporre d'ufficio l'escussione del direttore dell'Ufficio di Vittoria dell'Agenzia delle entrate e la dirigente dell'Ufficio anagrafe del Comune di Acate nonché il Comandante della stazione dei carabinieri di Acate, che aveva «compendiato l'esito delle indagini, nella qualità di ufficiale di polizia giudiziaria». Sotto altro profilo, il ricorrente sostiene che non sarebbe stato neppure necessario il deposito di una nuova lista testi, atteso che vi era già la lista testi del procedimento principale, che era stata tempestivamente presentata nell'ambito di quel procedimento. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Va premesso che oggetto del presente procedimento è un ricorso immediato per cassazione, avverso una sentenza appellabile (anche se ciò non è espressamente specificato dal ricorrente). Il nuovo testo dell'art. 593, comma 2, cod. proc. pen. (come modificato dall'art. 2, comma 1, lett. p, della legge 9 agosto 2024, n. 114), che limita il potere del pubblico ministero di appellare le sentenze di proscioglimento, invero, fa riferimento solo a quelle che hanno a oggetto i reati per i quali l'art. 550, commi 1 e 2, cod. proc. pen. prevede la citazione diretta giudizio (previsione che non comprende il reato di cui agli artt. 48-479 cod. pen.). 2. Il ricorso deve essere accolto. 2.1. L'unico motivo di ricorso è fondato. Il Tribunale, infatti, non ha osservato l'art. 507 cod. proc. pen., come interpretato dalla costante giurisprudenza di legittimità, secondo la quale «il 3 giudice ha il dovere di acquisire, anche d'ufficio, i mezzi di prova indispensabili per la decisione, dovendosi escludere che sia rimessa alla sua discrezionalità la scelta tra disporre i necessari accertamenti ed il proscioglimento dell'imputato; cosicchè il mancato esercizio di detti poteri di integrazione probatoria richiede una motivazione specifica la cui omissione, censurabile in sede di legittimità, determina la nullità della sentenza per violazione di legge» (Sez. 3, n. 10488 del 17/02/2016, Nica, Rv. 266492; Sez. 2, n. 51740 del 03/12/2013, Mitidieri, Rv. 258115; Sez. 5, n. 38674 del 11/10/2005, Tiranti, Rv. 232554). Ebbene, nel caso in esame, il Tribunale ha ritenuto di non esercitare i suoi poteri di integrazione probatoria, senza rendere un'effettiva e congrua motivazione, limitandosi a sostenere che: dalla copia della lista testi prodotta in udienza dal pubblico ministero, relativa al procedimento a carico degli originari imputati, non sarebbe stato possibile evincere quali testi avessero espletato attività di indagine nei confronti del PO;
al fine dell'esercizio dei poteri in questione, non sarebbero stati utili il capo di imputazione e gli altri atti presenti nel fascicolo. Si tratta di affermazioni generiche, assertive e che non trovano riscontro nella lista testi in questione, dalla quale emerge che (a eccezione del «teste privato ON NA) i pochissimi testi indicati, secondo le rispettive competenze e qualifiche, avevano effettuato i medesimi accertamenti con riferimento a tutte le posizioni degli imputati e dunque anche con riferimento a quella del PO. Il Tribunale non ha spiegato neppure perché lo "spunto" per l'esercizio dei suoi poteri non potesse essere desunto dall'imputazione, dalla quale era desumibile che le persone offese dei reati erano l'Agenzia delle entrate di Vittoria e il Comune di Acate, che, peraltro, erano le stesse dei reati contestati agli altri imputati. Il direttore dell'ufficio di Vittoria dell'Agenzia delle entrate e la dirigente dell'Ufficio anagrafe del Comune di Acate, infatti, erano significativamente indicati nella suddetta lista testi. La sentenza impugnata, conseguentemente, deve essere annullata con rinvio, ai sensi dell'art. 569, comma 4, cod. proc. pen., al Tribunale di GU per il relativo giudizio. Pur trattandosi di un ricorso immediato per cassazione, il rinvio deve essere effettuato al giudice di primo grado e non a quello di secondo grado, atteso che il mancato esercizio dei poteri officiosi, in assenza di un'effettiva motivazione, ha determinato la nullità della sentenza per violazione di legge;
nullità che avrebbe comportato l'annullamento della sentenza di primo grado, anche se la parte avesse proposto appello. L'art. 569, comma 4, cod. proc. pen., invero, prevede che il rinvio al giudice di secondo grado vada effettuato «fuori dei casi in cui nel giudizio di appello» si dovrebbe «annullare la sentenza di primo grado». 4 Il Presidente Il Consigliere estensore
P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di GU. Così deciso, il 21 marzo 2025