CASS
Sentenza 12 novembre 2024
Sentenza 12 novembre 2024
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. VI, sentenza 12/11/2024, n. 41471 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 41471 |
| Data del deposito : | 12 novembre 2024 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto da: MI ON, nato il [...] a [...] avverso l'ordinanza del 04/04/2024 del Tribunale di Reggio CalabRI;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Ombretta Di Giovine;
udita la requisitoRI del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore AF GI, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito l'Avvocato Corrado Politi, il quale ha insistito per l'accoglimento del ricorso. RITENUTO IN FATTO 1. Con l'ordinanza in epigrafe, il Tribunale di Reggio CalabRI, in qualità di Giudice del riesame, confermava l'ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari che aveva disposto la custodia cautelare nei confronti di ON Penale Sent. Sez. 6 Num. 41471 Anno 2024 Presidente: DE AMICIS GAETANO Relatore: DI GIOVINE OMBRETTA Data Udienza: 23/09/2024 MI, indagato per favoreggiamento personale (art. 378 cod. pen.) con l'aggravante mafiosa (ex art. 416-bis.1 cod. pen.) In particolare, all'indagato è attribuito di aver aiutato, rendendo false informazioni testimoniali, AR OR e OS LA ad eludere le indagini a loro carico per l'omicidio di CE CA. Si ritiene, inoltre, tale condotta volta ad agevolare la cosca di appartenenza, e in particolare AR OR, reggente del gruppo Crupi sul territorio di Gallico (quartiere di Reggio CalabRI), alla cui ascesa il CA si era opposto. 2. Avverso l'ordinanza ha presentato ricorso, nell'interesse dell'imputato, l'Avvocato Corrado Politi, deducendo cinque motivi. 2.1. Violazione di legge penale e vizio di motivazione in ordine ai gravi indizi di colpevolezza. Premesso che il giudice della cautela è chiamato ad una valutazione stringente sui gravi indizi di colpevolezza, secondo un iter argomentativo, coerente e non contraddittorio, non dissimile da quello prescritto per il giudizio di merito, nel caso di specie, gli elementi valorizzati nell'ordinanza non trovano riscontro. Non vi sono, infatti, dati da cui desumere che l'indagato conoscesse lo LA, né dai servizi di OCC e dagli altri atti investigativi è emerso alcun incontro tra i due. Di conseguenza, non avrebbe potuto ritenersi che egli affermò il falso quando ha negato di conoscerlo. L'ordinanza ha trascurato, inoltre, come, ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 378 cod, pen., occorra che l'agente abbia frapposto un ostacolo alle investigazioni in atto. In tal senso, non appare significativa l'intercettazione, all'interno della sua autovettura, di una conversazione tra il ricorrente e la fidanzata, in cui il primo ripercorreva le domande che gli erano state fatte dalla polizia giudiziaRI, considerato il comprensibile timore di essere accusato di concorso in un fatto grave, quale l'omicidio del CA. 2.2. Violazione dell'art. 350 cod. proc. pen., quanto all'assunzione a sommarie informazioni testimoniali del ricorrente senza le garanzie di legge. Il MI, nel momento in cui è stato sentito dalla Polizia giudiziaRI, già rivestiva il ruolo di indagato, come dimostra il fatto che era intercettato. Di conseguenza, ai sensi della disposizione legislativa richiamata, avrebbe dovuto essere assistito da un difensore. Le dichiarazioni da lui rese sono, dunque, inutilizzabili. L'inutilizzabilità è patologica. 2.3. Violazione della legge penale sostanziale e vizio di motivazione in rapporto alla contestazione della cd. aggravante mafiosa. 2 Il giudice del riesame ha affermato con argomentazione stereotipata la configurabilità dell'aggravante. La finalità agevolatrice rappresenta un requisito espresso di fattispecie che non può risolversi in mera intenzionalità, dovendo, al contrario, implicare una concreta portata agevolatrice della condotta che deve riflettersi sull'obiettivo finale, e cioè sull'attività del sodalizio. Il Tribunale del riesame, per contro, non indica elementi da cui inferire che la condotta fosse volta ad esplicare efficacia in favore della consorteRI piuttosto che del singolo (AR OR), che si assume essere subentrato al Crupi quale capo di una `ndrina. In altri termini, non risulta che l'omicidio del CA, seppure commesso con modalità mafiose per motivi legati al controllo del territorio, fosse stato preventivamente deliberato dall'associazione, piuttosto che commesso in modo estemporaneo, nel contesto di un'evoluzione delle dinamiche di 'ndrangheta che passavano da una fase embrionale di assestamento ad una fase di consolidamento (né risulta che la condotta dell'indagato fosse idonea a raggiungere il risultato). Mancherebbe, dunque, la prova del dolo intenzionale. 2.4. Errata applicazione dell'art. 384 cod. pen. Diversamente da quanto affermato dal giudice del riesame, secondo cui le false dichiarazioni dell'indagato sarebbero state volte a creare un alibi al OR, il MI ha agito per evitare il proprio coinvolgimento nelle indagini per l'omicidio del CA, avendo egli accompagnato il OR, di cui era frequentatore abituale, in via Vespia. Di conseguenza, ricorre l'ipotesi dell'art. 384, comma 1, cod. proc. pen., che rappresenta una causa di esclusione della colpevolezza, la cui applicabilità è deducibile per la prima volta anche nel giudizio di legittimità e la cui configurabilità, nel caso di specie, emerge anche dalla conversazione con la fidanzata subito dopo la sua escussione, dal tenore del dialogo trasparendo la preoccupazione di essere coinvolto nel procedimento penale. 2.5. Violazione della legge penale sostanziale e processuale con riferimento all'insussistenza delle esigenze cautelari. Mai il MI potrebbe reiterare la propRI condotta, posto che, secondo la ricostruzione operata della vicenda, egli avrebbe dichiarato il falso per fornire un alibi a AR OR. Difetta il requisito dell'attualità del pericolo (distinto dall' "imminenza di specifiche opportunità" di ricaduta), richiesto in aggiunta alla concretezza. D'altronde, non solo il Giudice del riesame ha motivato l'adeguatezza della misura limitandosi ad invocare la presunzione assoluta di cui all'art. 275, comma 3 3, cod. proc. pen., ma ha anche ignorato il tempo intercorso tra la commissione del fatto e l'applicazione della misura (c.d. tempo silente) e non ha adeguatamente replicato alle argomentazioni difensive tese a dimostrare l'insussistenza del pericolo concreto ed attuale di reiterazione del reato. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è infondato e deve essere, quindi, rigettato. 2. Il primo motivo rasenta l'inammissibilità per manifesta infondatezza. 2.1. Quanto alla gravità indiziaRI, nell'ordinanza impugnata si premette che: verso le ore 13.00 del 14/02/2019, come accertato attraverso le immagini delle videocamere di sorveglianza e l'analisi delle utenze in uso ai soggetti coinvolti, il MI, alla guida di una BMW intestata al padre (ma in suo uso, come dimostra il fatto una settimana prima era stato fermato per accertamenti dalla polizia stradale), si recava con il OR presso la rivendita di bombole di CE CA, dopo che quest'ultimo si era allontanato da pochi minuti dal negozio;
il OR scendeva dall'auto, sostava qualche secondo di fronte all'immobile e poi risaliva a bordo dell'autovettura, la quale si allontanava;
alle ore 20:00 dello stesso giorno il CA era ucciso dal OR e dallo Zatlan. Si aggiunge pure che, sebbene le immagini non consentissero la sicura identificazione del MI, durante le sommarie informazioni testimoniali rese in data 04/05/2021, questi confermò di essere stato alla guida dell'autovettura, aggiungendo, tuttavia, di aver trascorso tutto il pomeriggio, fino alle ore 20:00, in compagnia del OR e di non conoscere lo LA. Nell'ordinanza impugnata si precisa, oltretutto, che il MI fu successivamente interrogato davanti al Giudice delle indagini preliminari (in data 23/02/2024) e che in tale sede rese dichiarazioni contrastanti tra loro e con le sommarie informazioni testimoniali del 04/05/2021, per le quali si procede in questa sede. E si legge che il MI affermò, in particolare: - di aver accompagnato il OR presso l'esercizio commerciale del CA per comprare delle bombole di gas, sebbene il OR godesse di una regolare fornitura di gas e non avesse quindi bisogno di bombole;
- di ricordare che avevano suonato al campanello del negozio del CA, e che non aveva risposto nessuno, circostanza risultata non veritiera;
- di aver trascorso il pomeriggio con il OR nel quartiere di Gallico e presso il capannone ove ha sede l'azienda sino alle 20:00, quando lo avrebbe RIccompagnato a casa, ma il dato è stato però smentito sia dalla visione delle telecamere di sorveglianza (che non riprendevano la vettura da lui utilizzata 4 all'interno di detta frazione), sia dai tabulati telefonici del OR, che ne collocano gli spostamenti in altre zone della città. Né - si specifica - poteva rispondere al vero che fosse stato in compagnia di OR fino alle 20:00, visto che a quell'ora quest'ultimo commetteva l'omicidio del CA;
- di aver accompagnato il OR presso la sua abitazione in una zona in cui invece il OR non dimorava più da tempo;
- di non conoscere lo LA, quando, invece, l'analisi dei contatti tra le utenze telefoniche sue e dello LA dimostrò il contrario. A ciò i Giudici del riesame aggiungono che il MI, dopo l'audizione, tornò presso la sua abitazione e che sua madre contattò il OR chiedendogli di raggiungerla presso la sua abitazione con urgenza, riferendosi al ritiro di una merce non meglio precisata (da ciò inferendo che la donna si fosse fatta latrice di un messaggio del figlio) e che, quindi, il MI, il OR e una terza persona si recarono presso lo studio dell'avvocato del primo, per poi successivamente incontrare un soggetto ritenuto vicino ad alla cosca LI. 2.2. Premesso, dunque, che, in sede cautelare, la gravità indiziaRI può essere desunta da elementi idonei a fondare un giudizio di qualificata probabilità della responsabilità dell'indagato, tale giudizio, nel caso di specie, risulta svolto in modo completo ed argomentato, con motivazione esente da vizi logici: a fronte di deduzioni che, dal canto loro, appaiono ispirate ad una strumentale frammentazione del quadro indiziario. 2.3. A quest'ultimo proposito si puntualizza come, diversamente da quanto dedotto nel ricorso, nel provvedimento impugnato siano espressamente specificati gli elementi a fondamento della conoscenza - negata dal MI nel corso delle sommarie informazioni - tra questi e lo LA, e che l'intercettazione ambientale, nell'auto del ricorrente, della conversazione con la fidanzata, è dai Giudici di merito richiamata ad abundantiam, fornendone oltretutto una lettura - in sé verosimile - che presuppone una valutazione in fatto il cui sindacato è precluso a questa Corte. 3. Il secondo motivo di ricorso è infondato. Premesso che l'assunzione della qualità di persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, ai fini dell'applicabilità delle garanzie di cui all'art. 350 cod. proc. pen., non postula la previa formale iscrizione della persona nel registro degli indagati di cui all'art. 335 cod. proc. pen., essendo sufficiente che essa sia stata raggiunta da elementi concreti di colpevolezza che possano perlomeno far sospettare la sua responsabilità per la consumazione del reato (ex multis, Sez. 4, n. 48778 del 19/11/2019, Scaglione, Rv. 277401), il ricorrente, tuttavia, non allega dati da cui desumere che tale condizione si fosse inverata 5 nel caso di specie, non potendosi a tale fine ritenere sufficiente il generico riferimento alla circostanza che il MI era intercettato. Soprattutto, l'eccezione in esame presuppone accertamenti in fatto preclusi al Giudice di legittimità, sicché - come anche osservato dal Procuratore Generale in sede di discussione orale - avrebbe dovuto essere previamente devoluta in sede di riesame: ciò che non risulta essere accaduto nel caso di specie. 4. Privo di fondamento è anche il terzo motivo di ricorso. Si prescinda dalla considerazione - in questa sede incidentale - che la medesima ordinanza impugnata precisa come, nell'ambito di un altro procedimento, il quale coinvolge anche il OR e che con l'attuale concorre a comporre la c.d. "operazione Gallico", al MI sia contestato il delitto di associazione mafiosa (e non già la mera aggravante). Determinante è che dalla comprovata robusta conoscenza del OR, che rivestiva un ruolo apicale all'interno dell'associazione criminale, si inferisce che il MI non poteva non rappresentarsi come, aiutando il primo ad eludere le investigazioni dell'autorità giudiziaRI, stesse agevolando altresì la consorteRI 'ndranghetista. Sicché in modo corretto i Giudici del riesame hanno da ciò inferito che l'indagato ha agito (anche) a tal fine. Né è necessario che la finalità perseguita sia esclusiva, avendo questa Corte chiarito che lo scopo di agevolare l'associazione mafiosa ben può concorrere con una finalità egoistica (Sez. U, n. 8545 del 19/12/2019, dep. 2020, Chioccini, Rv. 278734, in motivazione). Con la conseguenza che, a fortiori, è suscettibile di assumere rilievo quando l'indagato abbia agito per agevolare un esponente apicale dell'associazione di stampo mafioso in una circostanza determinante ai fini del consolidamento dell'organigramma criminale. 5. Destituito di fondamento è il quarto motivo di ricorso, essendo lo stesso contenuto delle dichiarazioni dell'indagato a precludere la configurabilità, in fatto, della causa di esclusione della colpevolezza di cui all'art. 384 cod. pen. (fondata sul nemo tenetur se detegere). Nelle sommarie informazioni testimoniali alla base dell'ipotizzato favoreggiamento, il MI non dichiarò il falso per allontanare da sé il sospetto di aver commesso il fatto, come sarebbe accaduto ove avesse, ad esempio, negato di aver accompagnato il OR sul luogo del delitto il giorno in cui questo fu successivamente commesso, o se avesse tentato di minimizzare la sua frequentazione con il medesimo. Al contrario, affermò (falsamente) di aver trascorso con il OR l'intero pomeriggio sino alle 20.00, e cioè sino all'ora in cui il CA fu ucciso. 6 o N 7-- Con deduzione affatto logica il Tribunale ha, quindi, concluso che il ricorrente agì allo scopo precipuo di creare un alibi per l'omicida. 6. Infondato è, infine, il quinto motivo di ricorso, la motivazione del provvedimento impugnato apparendo completa, oltre che esente da profili di illogicità o contraddittorietà. In punto di esigenze cautelari, premessa la gravità del fatto di omicidio realizzato all'interno di dinamiche mafiose (il CA non voleva riconoscere l'autorità mafiosa di OR) e quella, conseguente, del favoreggiamento reso dal MI, il Tribunale del riesame ravvisa, infatti, un grave allarme sociale e il pericolo di reiterazione di condotte analoghe, in mancanza di allegazioni difensive suscettibili di vincere la presunzione di cui all'art. 275, comma 3, cod. proc. pen. operante in rapporto ai delitti aggravati dall'art. 416-bis.1 cod. pen. Quindi, conclude come quella custodiale fosse l'unica misura in grado di soddisfare le suddette esigenze, aggiungendo, peraltro, che l'indagato è stato attinto dalla custodia cautelare anche nell'ambito del diverso ma complementare procedimento, per la sua ritenuta intraneità all'associazione mafiosa 'ndranghetista - circostanza che risponde pure alle deduzioni difensive sul c.d. "tempo silente" - e che le esigenze cautelari tengono altresì conto della necessità di recidere i contatti dell'indagato con il contesto criminale con cui il MI dimostra di essere legato (dagli accertamenti in precedenza compiuti risultando come egli si accompagnasse sistematicamente a soggetti intranei alla criminalità organizzata o comunque dediti a condotte illecite, oltre ad essere stato condannato per delitti di violenza pubblico ufficiale e lesioni personali). Anche tale motivo deve essere, dunque, rigettato. 7. Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente alle spese ex art. 616 cod. proc. pen.
P.Q.M.
RI Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Manda alla CancelleRI per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1 - ter, disp. att. cod. proc. pen. Così deciso il 23/09/2024 ••••I+ C.4
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Ombretta Di Giovine;
udita la requisitoRI del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore AF GI, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito l'Avvocato Corrado Politi, il quale ha insistito per l'accoglimento del ricorso. RITENUTO IN FATTO 1. Con l'ordinanza in epigrafe, il Tribunale di Reggio CalabRI, in qualità di Giudice del riesame, confermava l'ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari che aveva disposto la custodia cautelare nei confronti di ON Penale Sent. Sez. 6 Num. 41471 Anno 2024 Presidente: DE AMICIS GAETANO Relatore: DI GIOVINE OMBRETTA Data Udienza: 23/09/2024 MI, indagato per favoreggiamento personale (art. 378 cod. pen.) con l'aggravante mafiosa (ex art. 416-bis.1 cod. pen.) In particolare, all'indagato è attribuito di aver aiutato, rendendo false informazioni testimoniali, AR OR e OS LA ad eludere le indagini a loro carico per l'omicidio di CE CA. Si ritiene, inoltre, tale condotta volta ad agevolare la cosca di appartenenza, e in particolare AR OR, reggente del gruppo Crupi sul territorio di Gallico (quartiere di Reggio CalabRI), alla cui ascesa il CA si era opposto. 2. Avverso l'ordinanza ha presentato ricorso, nell'interesse dell'imputato, l'Avvocato Corrado Politi, deducendo cinque motivi. 2.1. Violazione di legge penale e vizio di motivazione in ordine ai gravi indizi di colpevolezza. Premesso che il giudice della cautela è chiamato ad una valutazione stringente sui gravi indizi di colpevolezza, secondo un iter argomentativo, coerente e non contraddittorio, non dissimile da quello prescritto per il giudizio di merito, nel caso di specie, gli elementi valorizzati nell'ordinanza non trovano riscontro. Non vi sono, infatti, dati da cui desumere che l'indagato conoscesse lo LA, né dai servizi di OCC e dagli altri atti investigativi è emerso alcun incontro tra i due. Di conseguenza, non avrebbe potuto ritenersi che egli affermò il falso quando ha negato di conoscerlo. L'ordinanza ha trascurato, inoltre, come, ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 378 cod, pen., occorra che l'agente abbia frapposto un ostacolo alle investigazioni in atto. In tal senso, non appare significativa l'intercettazione, all'interno della sua autovettura, di una conversazione tra il ricorrente e la fidanzata, in cui il primo ripercorreva le domande che gli erano state fatte dalla polizia giudiziaRI, considerato il comprensibile timore di essere accusato di concorso in un fatto grave, quale l'omicidio del CA. 2.2. Violazione dell'art. 350 cod. proc. pen., quanto all'assunzione a sommarie informazioni testimoniali del ricorrente senza le garanzie di legge. Il MI, nel momento in cui è stato sentito dalla Polizia giudiziaRI, già rivestiva il ruolo di indagato, come dimostra il fatto che era intercettato. Di conseguenza, ai sensi della disposizione legislativa richiamata, avrebbe dovuto essere assistito da un difensore. Le dichiarazioni da lui rese sono, dunque, inutilizzabili. L'inutilizzabilità è patologica. 2.3. Violazione della legge penale sostanziale e vizio di motivazione in rapporto alla contestazione della cd. aggravante mafiosa. 2 Il giudice del riesame ha affermato con argomentazione stereotipata la configurabilità dell'aggravante. La finalità agevolatrice rappresenta un requisito espresso di fattispecie che non può risolversi in mera intenzionalità, dovendo, al contrario, implicare una concreta portata agevolatrice della condotta che deve riflettersi sull'obiettivo finale, e cioè sull'attività del sodalizio. Il Tribunale del riesame, per contro, non indica elementi da cui inferire che la condotta fosse volta ad esplicare efficacia in favore della consorteRI piuttosto che del singolo (AR OR), che si assume essere subentrato al Crupi quale capo di una `ndrina. In altri termini, non risulta che l'omicidio del CA, seppure commesso con modalità mafiose per motivi legati al controllo del territorio, fosse stato preventivamente deliberato dall'associazione, piuttosto che commesso in modo estemporaneo, nel contesto di un'evoluzione delle dinamiche di 'ndrangheta che passavano da una fase embrionale di assestamento ad una fase di consolidamento (né risulta che la condotta dell'indagato fosse idonea a raggiungere il risultato). Mancherebbe, dunque, la prova del dolo intenzionale. 2.4. Errata applicazione dell'art. 384 cod. pen. Diversamente da quanto affermato dal giudice del riesame, secondo cui le false dichiarazioni dell'indagato sarebbero state volte a creare un alibi al OR, il MI ha agito per evitare il proprio coinvolgimento nelle indagini per l'omicidio del CA, avendo egli accompagnato il OR, di cui era frequentatore abituale, in via Vespia. Di conseguenza, ricorre l'ipotesi dell'art. 384, comma 1, cod. proc. pen., che rappresenta una causa di esclusione della colpevolezza, la cui applicabilità è deducibile per la prima volta anche nel giudizio di legittimità e la cui configurabilità, nel caso di specie, emerge anche dalla conversazione con la fidanzata subito dopo la sua escussione, dal tenore del dialogo trasparendo la preoccupazione di essere coinvolto nel procedimento penale. 2.5. Violazione della legge penale sostanziale e processuale con riferimento all'insussistenza delle esigenze cautelari. Mai il MI potrebbe reiterare la propRI condotta, posto che, secondo la ricostruzione operata della vicenda, egli avrebbe dichiarato il falso per fornire un alibi a AR OR. Difetta il requisito dell'attualità del pericolo (distinto dall' "imminenza di specifiche opportunità" di ricaduta), richiesto in aggiunta alla concretezza. D'altronde, non solo il Giudice del riesame ha motivato l'adeguatezza della misura limitandosi ad invocare la presunzione assoluta di cui all'art. 275, comma 3 3, cod. proc. pen., ma ha anche ignorato il tempo intercorso tra la commissione del fatto e l'applicazione della misura (c.d. tempo silente) e non ha adeguatamente replicato alle argomentazioni difensive tese a dimostrare l'insussistenza del pericolo concreto ed attuale di reiterazione del reato. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è infondato e deve essere, quindi, rigettato. 2. Il primo motivo rasenta l'inammissibilità per manifesta infondatezza. 2.1. Quanto alla gravità indiziaRI, nell'ordinanza impugnata si premette che: verso le ore 13.00 del 14/02/2019, come accertato attraverso le immagini delle videocamere di sorveglianza e l'analisi delle utenze in uso ai soggetti coinvolti, il MI, alla guida di una BMW intestata al padre (ma in suo uso, come dimostra il fatto una settimana prima era stato fermato per accertamenti dalla polizia stradale), si recava con il OR presso la rivendita di bombole di CE CA, dopo che quest'ultimo si era allontanato da pochi minuti dal negozio;
il OR scendeva dall'auto, sostava qualche secondo di fronte all'immobile e poi risaliva a bordo dell'autovettura, la quale si allontanava;
alle ore 20:00 dello stesso giorno il CA era ucciso dal OR e dallo Zatlan. Si aggiunge pure che, sebbene le immagini non consentissero la sicura identificazione del MI, durante le sommarie informazioni testimoniali rese in data 04/05/2021, questi confermò di essere stato alla guida dell'autovettura, aggiungendo, tuttavia, di aver trascorso tutto il pomeriggio, fino alle ore 20:00, in compagnia del OR e di non conoscere lo LA. Nell'ordinanza impugnata si precisa, oltretutto, che il MI fu successivamente interrogato davanti al Giudice delle indagini preliminari (in data 23/02/2024) e che in tale sede rese dichiarazioni contrastanti tra loro e con le sommarie informazioni testimoniali del 04/05/2021, per le quali si procede in questa sede. E si legge che il MI affermò, in particolare: - di aver accompagnato il OR presso l'esercizio commerciale del CA per comprare delle bombole di gas, sebbene il OR godesse di una regolare fornitura di gas e non avesse quindi bisogno di bombole;
- di ricordare che avevano suonato al campanello del negozio del CA, e che non aveva risposto nessuno, circostanza risultata non veritiera;
- di aver trascorso il pomeriggio con il OR nel quartiere di Gallico e presso il capannone ove ha sede l'azienda sino alle 20:00, quando lo avrebbe RIccompagnato a casa, ma il dato è stato però smentito sia dalla visione delle telecamere di sorveglianza (che non riprendevano la vettura da lui utilizzata 4 all'interno di detta frazione), sia dai tabulati telefonici del OR, che ne collocano gli spostamenti in altre zone della città. Né - si specifica - poteva rispondere al vero che fosse stato in compagnia di OR fino alle 20:00, visto che a quell'ora quest'ultimo commetteva l'omicidio del CA;
- di aver accompagnato il OR presso la sua abitazione in una zona in cui invece il OR non dimorava più da tempo;
- di non conoscere lo LA, quando, invece, l'analisi dei contatti tra le utenze telefoniche sue e dello LA dimostrò il contrario. A ciò i Giudici del riesame aggiungono che il MI, dopo l'audizione, tornò presso la sua abitazione e che sua madre contattò il OR chiedendogli di raggiungerla presso la sua abitazione con urgenza, riferendosi al ritiro di una merce non meglio precisata (da ciò inferendo che la donna si fosse fatta latrice di un messaggio del figlio) e che, quindi, il MI, il OR e una terza persona si recarono presso lo studio dell'avvocato del primo, per poi successivamente incontrare un soggetto ritenuto vicino ad alla cosca LI. 2.2. Premesso, dunque, che, in sede cautelare, la gravità indiziaRI può essere desunta da elementi idonei a fondare un giudizio di qualificata probabilità della responsabilità dell'indagato, tale giudizio, nel caso di specie, risulta svolto in modo completo ed argomentato, con motivazione esente da vizi logici: a fronte di deduzioni che, dal canto loro, appaiono ispirate ad una strumentale frammentazione del quadro indiziario. 2.3. A quest'ultimo proposito si puntualizza come, diversamente da quanto dedotto nel ricorso, nel provvedimento impugnato siano espressamente specificati gli elementi a fondamento della conoscenza - negata dal MI nel corso delle sommarie informazioni - tra questi e lo LA, e che l'intercettazione ambientale, nell'auto del ricorrente, della conversazione con la fidanzata, è dai Giudici di merito richiamata ad abundantiam, fornendone oltretutto una lettura - in sé verosimile - che presuppone una valutazione in fatto il cui sindacato è precluso a questa Corte. 3. Il secondo motivo di ricorso è infondato. Premesso che l'assunzione della qualità di persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, ai fini dell'applicabilità delle garanzie di cui all'art. 350 cod. proc. pen., non postula la previa formale iscrizione della persona nel registro degli indagati di cui all'art. 335 cod. proc. pen., essendo sufficiente che essa sia stata raggiunta da elementi concreti di colpevolezza che possano perlomeno far sospettare la sua responsabilità per la consumazione del reato (ex multis, Sez. 4, n. 48778 del 19/11/2019, Scaglione, Rv. 277401), il ricorrente, tuttavia, non allega dati da cui desumere che tale condizione si fosse inverata 5 nel caso di specie, non potendosi a tale fine ritenere sufficiente il generico riferimento alla circostanza che il MI era intercettato. Soprattutto, l'eccezione in esame presuppone accertamenti in fatto preclusi al Giudice di legittimità, sicché - come anche osservato dal Procuratore Generale in sede di discussione orale - avrebbe dovuto essere previamente devoluta in sede di riesame: ciò che non risulta essere accaduto nel caso di specie. 4. Privo di fondamento è anche il terzo motivo di ricorso. Si prescinda dalla considerazione - in questa sede incidentale - che la medesima ordinanza impugnata precisa come, nell'ambito di un altro procedimento, il quale coinvolge anche il OR e che con l'attuale concorre a comporre la c.d. "operazione Gallico", al MI sia contestato il delitto di associazione mafiosa (e non già la mera aggravante). Determinante è che dalla comprovata robusta conoscenza del OR, che rivestiva un ruolo apicale all'interno dell'associazione criminale, si inferisce che il MI non poteva non rappresentarsi come, aiutando il primo ad eludere le investigazioni dell'autorità giudiziaRI, stesse agevolando altresì la consorteRI 'ndranghetista. Sicché in modo corretto i Giudici del riesame hanno da ciò inferito che l'indagato ha agito (anche) a tal fine. Né è necessario che la finalità perseguita sia esclusiva, avendo questa Corte chiarito che lo scopo di agevolare l'associazione mafiosa ben può concorrere con una finalità egoistica (Sez. U, n. 8545 del 19/12/2019, dep. 2020, Chioccini, Rv. 278734, in motivazione). Con la conseguenza che, a fortiori, è suscettibile di assumere rilievo quando l'indagato abbia agito per agevolare un esponente apicale dell'associazione di stampo mafioso in una circostanza determinante ai fini del consolidamento dell'organigramma criminale. 5. Destituito di fondamento è il quarto motivo di ricorso, essendo lo stesso contenuto delle dichiarazioni dell'indagato a precludere la configurabilità, in fatto, della causa di esclusione della colpevolezza di cui all'art. 384 cod. pen. (fondata sul nemo tenetur se detegere). Nelle sommarie informazioni testimoniali alla base dell'ipotizzato favoreggiamento, il MI non dichiarò il falso per allontanare da sé il sospetto di aver commesso il fatto, come sarebbe accaduto ove avesse, ad esempio, negato di aver accompagnato il OR sul luogo del delitto il giorno in cui questo fu successivamente commesso, o se avesse tentato di minimizzare la sua frequentazione con il medesimo. Al contrario, affermò (falsamente) di aver trascorso con il OR l'intero pomeriggio sino alle 20.00, e cioè sino all'ora in cui il CA fu ucciso. 6 o N 7-- Con deduzione affatto logica il Tribunale ha, quindi, concluso che il ricorrente agì allo scopo precipuo di creare un alibi per l'omicida. 6. Infondato è, infine, il quinto motivo di ricorso, la motivazione del provvedimento impugnato apparendo completa, oltre che esente da profili di illogicità o contraddittorietà. In punto di esigenze cautelari, premessa la gravità del fatto di omicidio realizzato all'interno di dinamiche mafiose (il CA non voleva riconoscere l'autorità mafiosa di OR) e quella, conseguente, del favoreggiamento reso dal MI, il Tribunale del riesame ravvisa, infatti, un grave allarme sociale e il pericolo di reiterazione di condotte analoghe, in mancanza di allegazioni difensive suscettibili di vincere la presunzione di cui all'art. 275, comma 3, cod. proc. pen. operante in rapporto ai delitti aggravati dall'art. 416-bis.1 cod. pen. Quindi, conclude come quella custodiale fosse l'unica misura in grado di soddisfare le suddette esigenze, aggiungendo, peraltro, che l'indagato è stato attinto dalla custodia cautelare anche nell'ambito del diverso ma complementare procedimento, per la sua ritenuta intraneità all'associazione mafiosa 'ndranghetista - circostanza che risponde pure alle deduzioni difensive sul c.d. "tempo silente" - e che le esigenze cautelari tengono altresì conto della necessità di recidere i contatti dell'indagato con il contesto criminale con cui il MI dimostra di essere legato (dagli accertamenti in precedenza compiuti risultando come egli si accompagnasse sistematicamente a soggetti intranei alla criminalità organizzata o comunque dediti a condotte illecite, oltre ad essere stato condannato per delitti di violenza pubblico ufficiale e lesioni personali). Anche tale motivo deve essere, dunque, rigettato. 7. Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente alle spese ex art. 616 cod. proc. pen.
P.Q.M.
RI Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Manda alla CancelleRI per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1 - ter, disp. att. cod. proc. pen. Così deciso il 23/09/2024 ••••I+ C.4