CASS
Sentenza 1 agosto 2023
Sentenza 1 agosto 2023
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. II, sentenza 01/08/2023, n. 33547 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 33547 |
| Data del deposito : | 1 agosto 2023 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto da: dalla parte civile NO FR nato a [...] il [...] nel procedimento a carico di: MA MA RE CO nato a [...] il [...] avverso la sentenza del 19/12/2022 della CORTE APPELLO di MILANO visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO SARACO;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PAOLA MASTROBERAR- DINO che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso;
sentito l'Avvocato ALESSANDRO PRANDI che, nell'interesse di NO FR, ha chiesto l'accoglimento del ricorso e deposita conclusioni scritte e nota spese delle quali chiede la liquidazione. Sentito l'Avvocato PAOLO CAMPORINI che, in difesa di MA MA RE CO, ha concluso per l'inammissibilità del ricorso. Penale Sent. Sez. 2 Num. 33547 Anno 2023 Presidente: ROSI ELISABETTA Relatore: SARACO ANTONIO Data Udienza: 30/05/2023 RITENUTO IN FATTO 1. AN ES, per il tramite del proprio difensore, ricorre ai soli effetti civili, avverso la sentenza del 19/12/2022 della Corte di appello di Milano, che ha confermato la sentenza in data 11/02/2022 del Tribunale di Como, che aveva assolto RI AT AN CO dal reato di truffa. Deduce quattro motivi tutti intitolati alla manifesta illogicità della motivazione, al travisamento delle prove e alla falsa applicazione dell'art. 603 cod.proc.pen.. In particolare, le censure si rivolgono alle modalità e ai tempi di incasso della cambiale, al cui riguardo viene denunciato il travisamento in cui è incorsa la Corte di appello;
in riferimento alla prova che RI sia addivenuto alla transazione al solo fine di ottenere il pagamento delle somme versate all'udienza del 26.6.2015 e di incassare la cambiale;
con riguardo al danno patrimoniale subito da AN a cagione della condotta di RI;
in relazione alla testimonianza resa dall'Avvocata Silvia AN e all'omessa valutazione della testimonianza di SI Sed. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è inammissibile perché propone questioni non consentite in sede di legittimità. Tutti i motivi di ricorso si risolvono in una valutazione delle emergenze processuali alternativa e antagonista a quella dei giudici della doppia sentenza conforme, che: ha ritenuto la responsabilità penale dell'imputato in forza delle plurime testimonianze (SE RO, IS AT, SI GO, Rhaienn Weill, LI RO), siccome variamente riscontrate dalla loro convergenza, dalle individuazioni fotografiche e dagli accertamenti di polizia giudiziaria;
ha escluso la configurabilità dell'attenuante di cui all'art. 114 cod.pen., avendo riguardo alla condotta realizzata da Abdallah;
ha negato le circostanze attenuanti generiche rimarcando il precedente penale recente e specifico a carico dell'imputato e la mancata efficacia deterrente delle precedenti condanne. A fronte di ciò, le doglianze articolate nel ricorso non sono volte a evidenziare violazioni di legge o mancanze argomentative e manifeste illogicità della sentenza impugnata, ma mirano a sollecitare un improponibile sindacato sulle scelte valutative della Corte di appello e reiterano in gran parte le censure già sollevate dinanzi a quel Giudice, che le ha ritenute infondate sulla base di una lineare e adeguata motivazione, strettamente ancorata a una completa e approfondita disamina delle risultanze processuali, nel rispetto dei principi di diritto vigenti in materia. 1.2. Allora, vale ricordare che «in tema di motivi di ricorso per cassazione, 2 7t\ non sono deducibili censure attinenti a vizi della motivazione diversi dalla sua mancanza, dalla sua manifesta illogicità, dalla sua contraddittorietà (intrinseca o con atto probatorio ignorato quando esistente, o affermato quando mancante), su aspetti essenziali ad imporre diversa conclusione del processo, sicché sono inammissibili tutte le doglianze che "attaccano" la persuasività, l'inadeguatezza, la mancanza di rigore o di puntualità, la stessa illogicità quando non manifesta, così come quelle che sollecitano una differente comparazione dei significati probatori da attribuire alle diverse prove o evidenziano ragioni in fatto per giungere a conclusioni differenti sui punti dell'attendibilità, della credibilità, dello spessore della valenza probatoria del singolo elemento», (Sez. 2 - , Sentenza n. 9106 del 12/02/2021, Caradonna, Rv. 280747 - 01). 1.2.1. Anche sotto tale profilo, dunque, la censura di non aver preso in esame tutti i singoli elementi risultanti in atti, costituisce una censura del merito della decisione, in quanto tende, implicitamente, a far valere una differente interpretazione delle emergenze processuali, sulla base di una diversa valorizzazione di alcuni elementi rispetto ad altri. 1.3. Il ricorso è inammissibile anche nella parte in cui lamenta la mancata risposta alle deduzioni difensive in relazione alle risultanze probatorie, in quanto essa si risolve in una valutazione di merito alternativa a quella della Corte di appello, che ha evidentemente ritenuto infondata la prospettazione difensiva. Si deve considerare, infatti, che il giudice di merito non ha l'obbligo di soffermarsi a dare conto di ogni singolo elemento eventualmente acquisito in atti, potendo egli invece limitarsi a porre in luce quelli che, in base al giudizio effettuato, risultano gli elementi essenziali ai fini del decidere, purché tale valutazione risulti logicamente coerente. A tal proposito questa Corte ha già avuto modo di affermare che «non è censurabile, in sede di legittimità, la sentenza che non motivi espressamente in relazione a una specifica deduzione prospettata con il gravame, quando il suo rigetto risulti dalla complessiva struttura argomentativa della sentenza», (Sez. 4 - , Sentenza n. 5396 del 15/11/2022 Ud., dep. il 2023, Lakrafy, Rv. 284096 - 01; Sez. 5 - , Sentenza n. 6746 del 13/12/2018 Ud., dep. 12/02/2019, Currà, Rv. 275500 - 01). 2. Quanto esposto porta alla declaratoria di inammissibilità del ricorso e a ciò segue, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento nonché, ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al pagamento in favore della cassa delle ammende della somma di euro tremila, così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti. 3 /e
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 30 maggio 2023 Il Consigliere estensore La sie\\nte
udita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO SARACO;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PAOLA MASTROBERAR- DINO che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso;
sentito l'Avvocato ALESSANDRO PRANDI che, nell'interesse di NO FR, ha chiesto l'accoglimento del ricorso e deposita conclusioni scritte e nota spese delle quali chiede la liquidazione. Sentito l'Avvocato PAOLO CAMPORINI che, in difesa di MA MA RE CO, ha concluso per l'inammissibilità del ricorso. Penale Sent. Sez. 2 Num. 33547 Anno 2023 Presidente: ROSI ELISABETTA Relatore: SARACO ANTONIO Data Udienza: 30/05/2023 RITENUTO IN FATTO 1. AN ES, per il tramite del proprio difensore, ricorre ai soli effetti civili, avverso la sentenza del 19/12/2022 della Corte di appello di Milano, che ha confermato la sentenza in data 11/02/2022 del Tribunale di Como, che aveva assolto RI AT AN CO dal reato di truffa. Deduce quattro motivi tutti intitolati alla manifesta illogicità della motivazione, al travisamento delle prove e alla falsa applicazione dell'art. 603 cod.proc.pen.. In particolare, le censure si rivolgono alle modalità e ai tempi di incasso della cambiale, al cui riguardo viene denunciato il travisamento in cui è incorsa la Corte di appello;
in riferimento alla prova che RI sia addivenuto alla transazione al solo fine di ottenere il pagamento delle somme versate all'udienza del 26.6.2015 e di incassare la cambiale;
con riguardo al danno patrimoniale subito da AN a cagione della condotta di RI;
in relazione alla testimonianza resa dall'Avvocata Silvia AN e all'omessa valutazione della testimonianza di SI Sed. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è inammissibile perché propone questioni non consentite in sede di legittimità. Tutti i motivi di ricorso si risolvono in una valutazione delle emergenze processuali alternativa e antagonista a quella dei giudici della doppia sentenza conforme, che: ha ritenuto la responsabilità penale dell'imputato in forza delle plurime testimonianze (SE RO, IS AT, SI GO, Rhaienn Weill, LI RO), siccome variamente riscontrate dalla loro convergenza, dalle individuazioni fotografiche e dagli accertamenti di polizia giudiziaria;
ha escluso la configurabilità dell'attenuante di cui all'art. 114 cod.pen., avendo riguardo alla condotta realizzata da Abdallah;
ha negato le circostanze attenuanti generiche rimarcando il precedente penale recente e specifico a carico dell'imputato e la mancata efficacia deterrente delle precedenti condanne. A fronte di ciò, le doglianze articolate nel ricorso non sono volte a evidenziare violazioni di legge o mancanze argomentative e manifeste illogicità della sentenza impugnata, ma mirano a sollecitare un improponibile sindacato sulle scelte valutative della Corte di appello e reiterano in gran parte le censure già sollevate dinanzi a quel Giudice, che le ha ritenute infondate sulla base di una lineare e adeguata motivazione, strettamente ancorata a una completa e approfondita disamina delle risultanze processuali, nel rispetto dei principi di diritto vigenti in materia. 1.2. Allora, vale ricordare che «in tema di motivi di ricorso per cassazione, 2 7t\ non sono deducibili censure attinenti a vizi della motivazione diversi dalla sua mancanza, dalla sua manifesta illogicità, dalla sua contraddittorietà (intrinseca o con atto probatorio ignorato quando esistente, o affermato quando mancante), su aspetti essenziali ad imporre diversa conclusione del processo, sicché sono inammissibili tutte le doglianze che "attaccano" la persuasività, l'inadeguatezza, la mancanza di rigore o di puntualità, la stessa illogicità quando non manifesta, così come quelle che sollecitano una differente comparazione dei significati probatori da attribuire alle diverse prove o evidenziano ragioni in fatto per giungere a conclusioni differenti sui punti dell'attendibilità, della credibilità, dello spessore della valenza probatoria del singolo elemento», (Sez. 2 - , Sentenza n. 9106 del 12/02/2021, Caradonna, Rv. 280747 - 01). 1.2.1. Anche sotto tale profilo, dunque, la censura di non aver preso in esame tutti i singoli elementi risultanti in atti, costituisce una censura del merito della decisione, in quanto tende, implicitamente, a far valere una differente interpretazione delle emergenze processuali, sulla base di una diversa valorizzazione di alcuni elementi rispetto ad altri. 1.3. Il ricorso è inammissibile anche nella parte in cui lamenta la mancata risposta alle deduzioni difensive in relazione alle risultanze probatorie, in quanto essa si risolve in una valutazione di merito alternativa a quella della Corte di appello, che ha evidentemente ritenuto infondata la prospettazione difensiva. Si deve considerare, infatti, che il giudice di merito non ha l'obbligo di soffermarsi a dare conto di ogni singolo elemento eventualmente acquisito in atti, potendo egli invece limitarsi a porre in luce quelli che, in base al giudizio effettuato, risultano gli elementi essenziali ai fini del decidere, purché tale valutazione risulti logicamente coerente. A tal proposito questa Corte ha già avuto modo di affermare che «non è censurabile, in sede di legittimità, la sentenza che non motivi espressamente in relazione a una specifica deduzione prospettata con il gravame, quando il suo rigetto risulti dalla complessiva struttura argomentativa della sentenza», (Sez. 4 - , Sentenza n. 5396 del 15/11/2022 Ud., dep. il 2023, Lakrafy, Rv. 284096 - 01; Sez. 5 - , Sentenza n. 6746 del 13/12/2018 Ud., dep. 12/02/2019, Currà, Rv. 275500 - 01). 2. Quanto esposto porta alla declaratoria di inammissibilità del ricorso e a ciò segue, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento nonché, ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al pagamento in favore della cassa delle ammende della somma di euro tremila, così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti. 3 /e
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 30 maggio 2023 Il Consigliere estensore La sie\\nte