Cass. pen., sez. II, sentenza 07/11/2018, n. 50196
CASS
Sentenza 7 novembre 2018

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Sintesi tramite sistema IA Doctrine

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In tema di imputabilità, l'obbligo per il giudice di motivare il giudizio di sussistenza della capacità di intendere e di volere al momento del fatto e, specularmente, quello di superfluità della perizia diretta ad appurarne l'integrità, è strettamente correlato alla prospettazione difensiva di elementi specifici e concreti di segno contrario. (In motivazione, la Corte ha evidenziato che la capacità di intendere e di volere, per i soggetti maggiorenni, è presunta "iuris tantum").

Ai fini dell'applicazione degli artt. 88 e 89 cod. pen., l'infermità mentale non costituisce uno stato permanente, ma va accertata in relazione alla commissione di ciascun reato e, conseguentemente, non può essere ritenuta sulla sola base del precedente riconoscimento del vizio di mente in altro procedimento, sia pure relativo a fatti commessi nel medesimo periodo temporale di quello che forma oggetto del giudizio.

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. II, sentenza 07/11/2018, n. 50196
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 50196
Data del deposito : 7 novembre 2018

Testo completo