CASS
Sentenza 29 dicembre 2023
Sentenza 29 dicembre 2023
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. IV, sentenza 29/12/2023, n. 51589 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 51589 |
| Data del deposito : | 29 dicembre 2023 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto da: TI EL, nato a [...] il [...] avverso la sentenza del 03/02/2023 della CORTE APPELLO di PALERMO visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO;
letta la requisitoria del Procuratore generale che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso letta la memoria del difensore, che ha concluso per l'annullamento della sentenza Penale Sent. Sez. 4 Num. 51589 Anno 2023 Presidente: DI SALVO EMANUELE Relatore: SERRAO EUGENIA Data Udienza: 29/11/2023 RITENUTO IN FATTO 1. La Corte di appello di Palermo, con la sentenza indicata in epigrafe, ha confermato la pronuncia con la quale.il 13/07/2022 il Tribunale di Palermo aveva dichiarato LA ME responsabile del reato di tentato furto aggravato, così riqualificato il fatto originariamente contestato quale ipotesi di rapina (capo 1), nonché del reato di cui all'art.4 legge 18 aprile 1975, n.110 per aver portato fuori dalla propria abitazione un taglierino con lama di cm.6 / con l'aggravante di aver commesso il fatto per commettere il delitto di cui al capo 1 (capo 2), ('/ unificati dal vincolo della continuazione, con recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale. In Palermo il 7 novembre 2021. 2. ME LA propone ricorso per cassazione i censurando la sentenza, con un primo motivo, per inosservanza di norme processuali stabilite a pena di nullità in relazione all'art.2, comma 1, lett.i) e all'art. 85 del d. Igs. 10 ottobre 2022, n.150 nonché all'art. 122 cod. proc. pen. Il ricorrente ritiene che il delitto, così come riqualificato, sia oggi procedibile a querela di parte e che, nel caso in esame, non sia stata formalizzata alcuna valida querela. È in atti la denuncia- querela sporta in data 7/11/2021 dal signor Di IA NL, qualificatosi responsabile del punto vendita Coop Alleanza 3.0 soc. coop., ma tale soggetto non è legale rappresentante della società e si è limitato a produrre una copia, neppure in originale, di una querela sottoscritta in pari data dal signor IZ i CC nella propria qualità di Direttore Servizi Generali di Coop Alleanza n virtù di procura rilasciata dal notaio Carlo Vico il 19 maggio 2021, anch'essa allegata alla denuncia querela. Ma il procuratore per atto notarile non ha personalmente depositato la querela, provvedendovi tramite delegato privo di procura speciale ex art.122 cod. proc. pen. Il signor Di IA non era, pertanto, legittimato a rappresentare la società persona offesa e la delega rilasciatagli dal signor CC non era valida per difetto di forma. 2.1. Con il secondo motivo deduce mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione per avere la Corte d'appello ritenuto il dolo specifico del reato emergente con evidenza dalla sottrazione dei beni di consumo. Secondo la difesa, la Corte ha errato nel ritenere che il compendio probatorio fosse idoneo e sufficiente a formulare un giudizio di colpevolezza con riguardo all'elemento soggettivo / in quanto l'istruttoria dibattimentale ha consentito di accertare il fatto storico ma non la rappresentazione volitiva dell'imputato in quanto non sembra sia stata raggiunta la prova dell'indispensabile dolo specifico. In particolare, nel caso in esame, l'imputato in quel periodo viveva in stato di forte malessere e fragilità personali dovuti alla dipendenza dalle sostanze 2 stupefacenti, così ponendo in essere azioni sconclusionate e maldestre. La Corte, pur riconoscendo lo stato depressivo-compulsivo dell'imputato, ha affermato che lo stesso non potesse spiegare alcun rilievo. 2.2. Con il terzo motivo deduce mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione dove la Corte d'appello ha ritenuto che un «giustificato motivo» per il porto fuori dall'abitazione non potesse rinvenirsi nell'esigenza di eliminare il codice a barre dalle etichette. La Corte di appello avrebbe dovuto assolvere l'imputato perché il fatto non sussiste in relazione al capo 2) in quanto nel caso in esame ricorreva il giustificato motivo, posto che lo stesso -Fribunale aveva rilevato come il coltellino non fosse diretto a offendere ma esclusivamente ad essere utilizzato per danneggiare il sistema antitaccheggio delle bottiglie e procedere alla sottrazione e all'impossessamento delle stesse. 3. Il Procuratore generale, con requisitoria scritta, ha concluso per l'inammissibilità del ricorso. 4. Il difensore ha depositato memoria concludendo per l'annullamento della sentenza impugnata. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Le censure proposte con il secondo e il terzo motivo di ricorso non superano il vaglio di ammissibilità in quanto risultano pedissequamente reiterative di motivi di appello già ampiamente esaminati, con motivazione esente da vizi, dai giudici delle due fasi di merito. La critica argomentata che deve connotare il ricorso per cassazione si realizza attraverso la presentazione di motivi che, a pena di inammissibilità (artt. 581 e 591 cod.proc.pen.), devono indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta. Contenuto essenziale dell'atto di impugnazione è, pertanto, innanzitutto e indefettibilmente il confronto puntuale (cioè con specifica indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che fondano il dissenso) con le argomentazioni del provvedimento il cui dispositivo si contesta. Risulta pertanto di chiara evidenza che se il motivo di ricorsosi confronta solo apparentemente con la motivazione del provvedimento impugnato, riproponendo censure già attentamente vagliate dal giudice di merito, per ciò solo si destina all'inammissibilità, venendo meno in radice l'unica funzione per la quale è previsto e ammesso (la critica argomentata al provvedimento), posto che con siffatta mera riproduzione il provvedimento ora formalmente impugnato, lungi 'j -i 3 dall'essere destinatario di specifica critica argomentata, è di fatto del tutto ignorato. 2. In dettaglio, è sufficiente osservare l'articolata motivazione offerta a pag.10 della sentenza di primo grado, nonché la diretta replica fornita dalla Corte territoriale ad analoga censura, per rendersi conto del fatto che entrambi i giudici di merito hanno esaminato se la condotta accertata fosse assistita dal dolo specifico, precisando che il tentativo di furto di bottiglie di alcolici fosse con evidenza finalizzato al profitto personale concretato dall'utilizzo diretto, avendo lo stesso imputato ammesso di fare abuso di alcol e stupefacenti in quel periodo, o dalla cessione a terzi. La difesa chiede, in sostanza, una nuova valutazione del fatto, inammissibile in questa fase processuale. 3. Con riguardo al «giustificato motivo», asseritamente consistente nell'obiettivo di fare uso del taglierino esclusivamente per asportare il codice a barre dalle bottiglie in vista della sottrazione della merce dal supermercato, giova sottolineare che già il giudice di primo grado aveva correttamente richiamato la consolidata giurisprudenza di legittimità a proposito del fatto che sussiste un giustificato motivo per il porto degli oggetti di cui al secondo comma dell'art.4 legge n.110/1975 nelle sole ipotesi nelle quali particolari esigenze dell'agente siano perfettamente corrispondenti a regole comportamentali lecite (ex multis, Sez. 4, n. 49769 del 14/11/2019, Rhimi, Rv. 277878 - 01) e la Corte territoriale ha nuovamente esplicitato le ragioni del diniego della censura, qui ulteriormente reiterata. 4. L'inammissibilità dei motivi di ricorso non consente di assegnare rilevanza al mutato regime di procedibilità del reato di furto aggravato per effetto della modifica normativa introdotta con d. Igs. 10 ottobre 2022, n.150 considerato che la sopravvenienza della procedibilità a querela non prevale sulla inammissibilità del ricorso (Sez. U, n.40150 del 21/06/2018, Salatino, Rv.273551). Ma anche per tale profilo la censura si presenta manifestamente infondata in quanto in contrasto con la giurisprudenza espressa dal massimo consesso della Corte di legittimità (Sez. U, n. 40354 del 18/07/2013, Sciuscio, Rv. 255975 - 01), laddove ha riconosciuto la legittimazione a presentare querela in capo al responsabile di un supermercato ancorchè non munito di poteri di rappresentanza del proprietario. ..g 5. Alla declaratoria d'inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali;
ed inoltre, alla luce della sentenza 13 giugno i 4 Il ConsiglMre estensore Il Presidente 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», il ricorrente va condannato al pagamento di una somma che si stima equo determinare in euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende. Così deciso il 29 novembre 2023
udita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO;
letta la requisitoria del Procuratore generale che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso letta la memoria del difensore, che ha concluso per l'annullamento della sentenza Penale Sent. Sez. 4 Num. 51589 Anno 2023 Presidente: DI SALVO EMANUELE Relatore: SERRAO EUGENIA Data Udienza: 29/11/2023 RITENUTO IN FATTO 1. La Corte di appello di Palermo, con la sentenza indicata in epigrafe, ha confermato la pronuncia con la quale.il 13/07/2022 il Tribunale di Palermo aveva dichiarato LA ME responsabile del reato di tentato furto aggravato, così riqualificato il fatto originariamente contestato quale ipotesi di rapina (capo 1), nonché del reato di cui all'art.4 legge 18 aprile 1975, n.110 per aver portato fuori dalla propria abitazione un taglierino con lama di cm.6 / con l'aggravante di aver commesso il fatto per commettere il delitto di cui al capo 1 (capo 2), ('/ unificati dal vincolo della continuazione, con recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale. In Palermo il 7 novembre 2021. 2. ME LA propone ricorso per cassazione i censurando la sentenza, con un primo motivo, per inosservanza di norme processuali stabilite a pena di nullità in relazione all'art.2, comma 1, lett.i) e all'art. 85 del d. Igs. 10 ottobre 2022, n.150 nonché all'art. 122 cod. proc. pen. Il ricorrente ritiene che il delitto, così come riqualificato, sia oggi procedibile a querela di parte e che, nel caso in esame, non sia stata formalizzata alcuna valida querela. È in atti la denuncia- querela sporta in data 7/11/2021 dal signor Di IA NL, qualificatosi responsabile del punto vendita Coop Alleanza 3.0 soc. coop., ma tale soggetto non è legale rappresentante della società e si è limitato a produrre una copia, neppure in originale, di una querela sottoscritta in pari data dal signor IZ i CC nella propria qualità di Direttore Servizi Generali di Coop Alleanza n virtù di procura rilasciata dal notaio Carlo Vico il 19 maggio 2021, anch'essa allegata alla denuncia querela. Ma il procuratore per atto notarile non ha personalmente depositato la querela, provvedendovi tramite delegato privo di procura speciale ex art.122 cod. proc. pen. Il signor Di IA non era, pertanto, legittimato a rappresentare la società persona offesa e la delega rilasciatagli dal signor CC non era valida per difetto di forma. 2.1. Con il secondo motivo deduce mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione per avere la Corte d'appello ritenuto il dolo specifico del reato emergente con evidenza dalla sottrazione dei beni di consumo. Secondo la difesa, la Corte ha errato nel ritenere che il compendio probatorio fosse idoneo e sufficiente a formulare un giudizio di colpevolezza con riguardo all'elemento soggettivo / in quanto l'istruttoria dibattimentale ha consentito di accertare il fatto storico ma non la rappresentazione volitiva dell'imputato in quanto non sembra sia stata raggiunta la prova dell'indispensabile dolo specifico. In particolare, nel caso in esame, l'imputato in quel periodo viveva in stato di forte malessere e fragilità personali dovuti alla dipendenza dalle sostanze 2 stupefacenti, così ponendo in essere azioni sconclusionate e maldestre. La Corte, pur riconoscendo lo stato depressivo-compulsivo dell'imputato, ha affermato che lo stesso non potesse spiegare alcun rilievo. 2.2. Con il terzo motivo deduce mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione dove la Corte d'appello ha ritenuto che un «giustificato motivo» per il porto fuori dall'abitazione non potesse rinvenirsi nell'esigenza di eliminare il codice a barre dalle etichette. La Corte di appello avrebbe dovuto assolvere l'imputato perché il fatto non sussiste in relazione al capo 2) in quanto nel caso in esame ricorreva il giustificato motivo, posto che lo stesso -Fribunale aveva rilevato come il coltellino non fosse diretto a offendere ma esclusivamente ad essere utilizzato per danneggiare il sistema antitaccheggio delle bottiglie e procedere alla sottrazione e all'impossessamento delle stesse. 3. Il Procuratore generale, con requisitoria scritta, ha concluso per l'inammissibilità del ricorso. 4. Il difensore ha depositato memoria concludendo per l'annullamento della sentenza impugnata. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Le censure proposte con il secondo e il terzo motivo di ricorso non superano il vaglio di ammissibilità in quanto risultano pedissequamente reiterative di motivi di appello già ampiamente esaminati, con motivazione esente da vizi, dai giudici delle due fasi di merito. La critica argomentata che deve connotare il ricorso per cassazione si realizza attraverso la presentazione di motivi che, a pena di inammissibilità (artt. 581 e 591 cod.proc.pen.), devono indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta. Contenuto essenziale dell'atto di impugnazione è, pertanto, innanzitutto e indefettibilmente il confronto puntuale (cioè con specifica indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che fondano il dissenso) con le argomentazioni del provvedimento il cui dispositivo si contesta. Risulta pertanto di chiara evidenza che se il motivo di ricorsosi confronta solo apparentemente con la motivazione del provvedimento impugnato, riproponendo censure già attentamente vagliate dal giudice di merito, per ciò solo si destina all'inammissibilità, venendo meno in radice l'unica funzione per la quale è previsto e ammesso (la critica argomentata al provvedimento), posto che con siffatta mera riproduzione il provvedimento ora formalmente impugnato, lungi 'j -i 3 dall'essere destinatario di specifica critica argomentata, è di fatto del tutto ignorato. 2. In dettaglio, è sufficiente osservare l'articolata motivazione offerta a pag.10 della sentenza di primo grado, nonché la diretta replica fornita dalla Corte territoriale ad analoga censura, per rendersi conto del fatto che entrambi i giudici di merito hanno esaminato se la condotta accertata fosse assistita dal dolo specifico, precisando che il tentativo di furto di bottiglie di alcolici fosse con evidenza finalizzato al profitto personale concretato dall'utilizzo diretto, avendo lo stesso imputato ammesso di fare abuso di alcol e stupefacenti in quel periodo, o dalla cessione a terzi. La difesa chiede, in sostanza, una nuova valutazione del fatto, inammissibile in questa fase processuale. 3. Con riguardo al «giustificato motivo», asseritamente consistente nell'obiettivo di fare uso del taglierino esclusivamente per asportare il codice a barre dalle bottiglie in vista della sottrazione della merce dal supermercato, giova sottolineare che già il giudice di primo grado aveva correttamente richiamato la consolidata giurisprudenza di legittimità a proposito del fatto che sussiste un giustificato motivo per il porto degli oggetti di cui al secondo comma dell'art.4 legge n.110/1975 nelle sole ipotesi nelle quali particolari esigenze dell'agente siano perfettamente corrispondenti a regole comportamentali lecite (ex multis, Sez. 4, n. 49769 del 14/11/2019, Rhimi, Rv. 277878 - 01) e la Corte territoriale ha nuovamente esplicitato le ragioni del diniego della censura, qui ulteriormente reiterata. 4. L'inammissibilità dei motivi di ricorso non consente di assegnare rilevanza al mutato regime di procedibilità del reato di furto aggravato per effetto della modifica normativa introdotta con d. Igs. 10 ottobre 2022, n.150 considerato che la sopravvenienza della procedibilità a querela non prevale sulla inammissibilità del ricorso (Sez. U, n.40150 del 21/06/2018, Salatino, Rv.273551). Ma anche per tale profilo la censura si presenta manifestamente infondata in quanto in contrasto con la giurisprudenza espressa dal massimo consesso della Corte di legittimità (Sez. U, n. 40354 del 18/07/2013, Sciuscio, Rv. 255975 - 01), laddove ha riconosciuto la legittimazione a presentare querela in capo al responsabile di un supermercato ancorchè non munito di poteri di rappresentanza del proprietario. ..g 5. Alla declaratoria d'inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali;
ed inoltre, alla luce della sentenza 13 giugno i 4 Il ConsiglMre estensore Il Presidente 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», il ricorrente va condannato al pagamento di una somma che si stima equo determinare in euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende. Così deciso il 29 novembre 2023