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Sentenza 9 dicembre 2025
Sentenza 9 dicembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Catanzaro, sentenza 09/12/2025, n. 1079 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Catanzaro |
| Numero : | 1079 |
| Data del deposito : | 9 dicembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI CATANZARO
Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Catanzaro, in funzione di giudice monocratico, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n. 2756/2024 R.G. promossa da
C.F.: difesa dall'avv. Marco Boccetti;
Parte_1 C.F._1
ricorrente contro
e per esso l' Controparte_1 Controparte_2
(C.F.: );
[...] P.IVA_1
resistente contumace provvedendo sulle conclusioni rassegnate da parte ricorrente mediante il deposito di note scritte ex art. 127-ter c.p.c., qui da intendersi riprodotte, come da dispositivo e contestuale esposizione delle concise
RAGIONI DELLA DECISIONE
L'epigrafata parte ricorrente, docente attualmente in servizio alle dipendenze del
[...]
, fin dall'anno scolastico 1978/1979, con qualifica funzionale degli insegnanti di Controparte_1 religione cattolica nella scuola primaria e dell'infanzia, nomina di servizio annuale fino a tutto l'anno scolastico 2004/2005 (31 Agosto 2005) ed assunta in ruolo a decorrere dal 01.09.2005, chiede il riconoscimento integrale dei servizi pre-ruolo prestati in favore del resistente, ai fini della CP_1 ricostruzione della carriera, con conseguente condanna di quest'ultimo al pagamento delle relative differenze stipendiali, limitatamente al periodo dal 01.01.2019 al 31.10.2024, oltre ad interessi legali e rivalutazione monetaria.
A tal fine, espone di essere stata assunta a tempo indeterminato alle dipendenze del
[...]
in data 01.09.2005 e che, sebbene avesse prestato servizio in forza di reiterati contratti Controparte_1
a tempo determinato, a decorrere dall'a. s. 1978/1979, il , in sede di ricostruzione di carriera CP_1
e facendo applicazione dell'art. 485 D. Lgs. n. 297/1994, le aveva riconosciuto, ai fini giuridici ed economici, anni 12 mesi 11 e giorni 29, ma ai soli fini economici anni 03 mesi 04 e giorni 00. Poiché in tale periodo aveva maturato n.
5.883 giorni, pari complessivamente ad anni 16 mesi 04 e giorni 03 di servizio di preruolo riconosciuto, chiede l'esatta ricostruzione di carriera ai sensi della attuale normativa vigente ed il conseguente riconoscimento del diritto alle differenze stipendiali tra quanto percepito e quanto avrebbe dovuto percepire, il tutto nel rispetto degli aumenti degli scatti paga previsti dal CCNL di categoria.
Non si è costituito il , sebbene ritualmente citato, sicché ne va dichiarata la Controparte_1 contumacia.
Il ricorso è fondato.
L'art. 485 D. Lgs. n. 297/1994 prevede che al personale docente delle scuole di istruzione secondaria ed artistica il servizio prestato presso le predette scuole statali e pareggiate, comprese quelle all'estero, in qualità di docente non di ruolo, è riconosciuto come servizio di ruolo, ai fini giuridici ed economici, per intero per i primi quattro anni e per i due terzi del periodo eventualmente eccedente, nonché ai soli fini economici per il rimanente terzo. I diritti economici derivanti da detto riconoscimento sono conservati e valutati in tutte le classi di stipendio successive a quella attribuita al momento del riconoscimento medesimo.
Tale disposizione deve essere letta unitamente a quella di cui all'art. 489 del D. Lgs. citato, secondo la quale, ai fini del riconoscimento di cui ai precedenti articoli, il servizio di insegnamento è da considerarsi come anno scolastico intero se ha avuto la durata prevista agli effetti della validità dell'anno dall'ordinamento scolastico vigente al momento della prestazione.
A sua volta, l'art. 11, comma 14, L. n. 124/1999 stabilisce che il comma 1 dell'art. 489 del Testo
Unico è da intendere nel senso che il servizio di insegnamento non di ruolo prestato a decorrere dall'anno scolastico 1974-1975 è considerato come anno scolastico intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni oppure se il servizio sia stato prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale.
Sull'interpretazione della normativa richiamata e sull'esatta portata dei principi e delle regole che governano la materia del riconoscimento del servizio preruolo sono intervenute sia la giurisprudenza europea, sia quella nazionale.
La prima, in particolare, si è occupata della clausola 4 dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo indeterminato, statuendo che: a) la clausola 4 dell'Accordo esclude in generale ed in termini non equivoci qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, sicché la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l'obbligo di applicare il diritto dell'Unione e di tutelare i diritti che quest'ultimo attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte Giustizia 15.4.2008, causa C- 268/06, Impact;
13.9.2007, causa C-307/05, Del Per_1
; 8.9.2011, causa C-177/10 OS NT); b) il principio di non discriminazione non può
[...] essere interpretato in modo restrittivo, per cui la riserva in materia di retribuzioni contenuta nell'art. 137 n. 5 del Trattato (oggi 153 n. 5), “non può impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorché proprio l'applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione” (Del Cerro Alonso, cit., punto 42); c) le maggiorazioni retributive che derivano dall'anzianità di servizio del lavoratore, costituiscono condizioni di impiego ai sensi della clausola 4, con la conseguenza che le stesse possono essere legittimamente negate agli assunti a tempo determinato solo in presenza di una giustificazione oggettiva (Corte di Giustizia
9.7.2015, in causa C-177/14, Regojo Dans, punto 44, e giurisprudenza ivi richiamata); d) a tal fine non è sufficiente che la diversità di trattamento sia prevista da una norma generale ed astratta, di legge o di contratto, nè rilevano la natura pubblica del datore di lavoro e la distinzione fra impiego di ruolo e non di ruolo, perchè la diversità di trattamento può essere giustificata solo da elementi precisi e concreti di differenziazione che contraddistinguano le modalità di lavoro e che attengano alla natura ed alle caratteristiche delle mansioni espletate (Regojo Dans, cit., punto 55; negli stessi termini Corte di Giustizia 5.6.2018, in causa C-677/16, punto 57 e con riferimento ai rapporti non Persona_2 di ruolo degli enti pubblici italiani Corte di Giustizia 18.10.2012, cause C-302/11 e C-305/11,
Valenza; 7.3.2013, causa C-393/11, Bertazzi); e) la clausola 4 "osta ad una normativa nazionale,... la quale escluda totalmente che i periodi di servizio compiuti da un lavoratore a tempo determinato alle dipendenze di un'autorità pubblica siano presi in considerazione per determinare l'anzianità del lavoratore stesso al momento della sua assunzione a tempo indeterminato, da parte di questa medesima autorità, come dipendente di ruolo nell'ambito di una specifica procedura di stabilizzazione del suo rapporto di lavoro, a meno che la citata esclusione sia giustificata da ragioni oggettive.... Il semplice fatto che il lavoratore a tempo determinato abbia compiuto i suddetti periodi di servizio sulla base di un contratto di lavoro a tempo determinato non configura una ragione oggettiva di tal genere"
(Corte di Giustizia 18.10.2012 in cause riunite da C-302/11 a C305/11, Valenza e negli stessi termini
Corte di Giustizia 4.9.2014 in causa C-152/14 Bertazzi).
Con specifico riferimento alla questione relativa alla compatibilità dell'art. 485 D. Lgs. n. 297/1994 col diritto dell'Unione Europea, la Corte di Giustizia ha statuito che la clausola 4 dell'Accordo
Quadro, in linea di principio, non osta ad una normativa, quale quella dettata dal D. Lgs. n. 297 del
1994, art. 485, che “ai fini dell'inquadramento di un lavoratore in una categoria retributiva al momento della sua assunzione in base ai titoli come dipendente pubblico di ruolo, tenga conto dei periodi di servizio prestati nell'ambito di contratti di lavoro a tempo determinato in misura integrale fino al quarto anno e poi, oltre tale limite, parzialmente, a concorrenza dei due terzi” (sentenza
20.9.2018, in causa C466/17, Motter).
La giurisprudenza nazionale (in particolare, cfr. Cass. n. 31149/2019), intervenuta a seguito della pronuncia della Corte di Giustizia, ha evidenziato che, al fine di vagliare la compatibilità del richiamato art. 485 D. Lgs. n. 297/1994 col diritto europeo, è necessario operare una verifica che la
Corte di Giustizia ha demandato al giudice nazionale in relazione all'obiettivo di evitare il prodursi di discriminazioni “alla rovescia” in danno dei docenti assunti ab origine con contratti a tempo indeterminato, discriminazioni che si produrrebbero qualora in sede di ricostruzione della carriera si prescindesse dall'abbattimento, perché in tal caso il lavoratore a termine, potendo giovarsi del criterio di cui al D. Lgs. n. 297 del 1994, art. 489, potrebbe ottenere un'anzianità pari a quella dell'assunto a tempo indeterminato, pur avendo reso rispetto a quest'ultimo una prestazione di durata temporalmente inferiore.
Più nello specifico, la Cassazione ha precisato che “L'applicazione diretta della clausola 4 chiama il giudice nazionale a seguire un procedimento logico secondo il quale occorre: a) determinare il trattamento spettante al preteso "discriminato"; b) individuare il trattamento riservato al lavoratore comparabile;
c) accertare se l'eventuale disparità sia giustificata da una ragione obiettiva. Nel rispetto di queste fasi perché il docente si possa dire discriminato dall'applicazione del D. Lgs. n.
297 del 1994, art. 485, che, si è già detto al punto 5, è la risultante di elementi di sfavore e di favore, deve emergere che l'anzianità calcolata ai sensi della norma speciale sia inferiore a quella che nello stesso arco temporale avrebbe maturato l'insegnante comparabile, assunto con contratto a tempo indeterminato per svolgere la medesima funzione docente. Ciò implica che il trattamento riservato all'assunto a tempo determinato non possa essere ritenuto discriminatorio per il solo fatto che dopo il quadriennio si operi un abbattimento, occorrendo invece verificare anche l'incidenza dello strumento di compensazione favorevole, che pertanto, in sede di giudizio di comparazione, va eliminato dal computo complessivo dell'anzianità, da effettuarsi sull'intero periodo, atteso che, altrimenti, si verificherebbe la paventata discriminazione alla rovescia rispetto al docente comparabile. In altri termini un problema di trattamento discriminatorio può fondatamente porsi nelle sole ipotesi in cui l'anzianità effettiva di servizio, non quella virtuale D.Lgs. n. 297 del 1994, ex art. 489, prestata con rapporti a tempo determinato, risulti superiore a quella riconoscibile D.Lgs.
n. 297 del 1994, ex art. 485, perchè solo in tal caso l'attività svolta sulla base del rapporto a termine viene ad essere apprezzata in misura inferiore rispetto alla valutazione riservata all'assunto a tempo indeterminato.
9.2. Nel calcolo dell'anzianità occorre, quindi, tener conto del solo servizio effettivo prestato, maggiorato, eventualmente, degli ulteriori periodi nei quali l'assenza è giustificata da una ragione che non comporta decurtazione di anzianità anche per l'assunto a tempo indeterminato
(congedo ed aspettativa retribuiti, maternità e istituti assimilati), con la conseguenza che non possono essere considerati né gli intervalli fra la cessazione di un incarico di supplenza ed il conferimento di quello successivo, né, per le supplenze diverse da quelle annuali, i mesi estivi, in relazione ai quali questa Corte da tempo ha escluso la spettanza del diritto alla retribuzione (Cass.
n. 21435/2011, Cass. n. 3062/2012, Cass. n. 17892/2015), sul presupposto che il rapporto cessa al momento del completamento delle attività di scrutinio. Si dovrà, invece, tener conto del servizio prestato in un ruolo diverso da quello rispetto al quale si domanda la ricostruzione della carriera, in presenza delle condizioni richieste dall'art. 485, perché il medesimo beneficio è riconosciuto anche al docente a tempo indeterminato che transiti dall'uno all'altro ruolo, con la conseguenza che il meccanismo non determina alcuna discriminazione alla rovescia.
9.3. Qualora, all'esito del calcolo effettuato nei termini sopra indicati, il risultato complessivo dovesse risultare superiore a quello ottenuto con l'applicazione dei criteri di cui al D. Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, la norma di diritto interno deve essere disapplicata ed al docente va riconosciuto il medesimo trattamento che, nelle stesse condizioni qualitative e quantitative, sarebbe stato attribuito all'insegnante assunto a tempo indeterminato, perché l'abbattimento, in quanto non giustificato da ragione oggettiva, non appare conforme al diritto dell'Unione. Come già ricordato nel punto 6.1 lett. a), la clausola 4 dell'accordo quadro ha effetto diretto ed i giudici nazionali, tenuti ad assicurare ai singoli la tutela giurisdizionale che deriva dalle norme del diritto dell'Unione ed a garantirne la piena efficacia, debbono disapplicare, ove risulti preclusa l'interpretazione conforme, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte di Giustizia 8.11.2011, OS NT punti da 49 a 56). Non è consentito, invece, all'assunto a tempo determinato, successivamente immesso nei ruoli, pretendere, sulla base della clausola 4, una commistione di regimi, ossia, da un lato, il criterio più favorevole dettato dal
T.U. e, dall'altro, l'eliminazione del solo abbattimento, perché la disapplicazione non può essere parziale né può comportare l'applicazione di una disciplina diversa da quella della quale può giovarsi l'assunto a tempo indeterminato comparabile” (Cassazione civile, sez. lav., 28/11/2019, n.
31149).
Venendo al caso di specie, dall'esame del prospetto dei mesi di servizio prestati dalla ricorrente nel periodo pre-ruolo (cfr. certificato di servizio - all. n. 1 fascicolo attoreo), emerge che essa ha effettivamente lavorato per istituzioni scolastiche statali, in virtù di contratti a tempo determinato, dall'a. s. 1978/1979 fino all'assunzione in ruolo avvenuta il 01.09.2025, per n.
5.883 giorni, pari complessivamente ad anni 16 mesi 04 e giorni 03 di servizio di preruolo riconosciuto, ma che il decreto di ricostruzione della carriera, applicando la disciplina di cui al citato art. 485, le ha riconosciuto un'anzianità ai fini giuridici ed economici di anni 12 mesi 11 e giorni 29, ma ai soli fini economici anni 03 mesi 04 e giorni 00 (cfr. decreto di ricostruzione di carriera di cui all'allegato n. 2 fascicolo attoreo), sicché è evidente la discriminazione che la docente ha subito nel computo del servizio effettivamente prestato nel periodo di servizio pre-ruolo che non le è stato interamente riconosciuto ai fini della ricostruzione della carriera.
Facendo, pertanto, applicazione dei principi enunciati dalla Suprema Corte, dai quali non vi è ragione di discostarsi, la docente ha diritto al riconoscimento dell'anzianità effettiva di servizio pre-ruolo come sopra indicata, anziché a quella riconosciuta con decreto ed il convenuto va CP_1 condannato al riconoscimento dell'anzianità effettiva indicata.
Il deve essere, altresì, condannato a corrispondere alla ricorrente le differenze retributive CP_1 tra quanto effettivamente percepito e quanto le sarebbe spettato per effetto dell'anzianità di servizio come sopra riconosciuta, per il periodo dal 01.01.2019 al 31.10.2024, a cui ha limitato la richiesta
(quinquennio antecedente alla notifica del ricorso introduttivo del giudizio).
Deve essere, inoltre, escluso il cumulo tra interessi e rivalutazione, posto che l'art. 16, comma 6, L.
n. 412/1991 ha sancito la regola dell'alternatività delle due voci risarcitorie, ragion per cui parte ricorrente ha diritto soltanto alla maggior somma tra il differenziale di svalutazione monetaria e gli interessi legali calcolati sull'ammontare nominale del credito.
In conclusione, seguendo i principi enunciati dalla Suprema Corte, va riconosciuto, nel caso concreto, il diritto della docente a conseguire gli aumenti stipendiali in relazione ai periodi di servizio effettivamente lavorati, attribuendole la stessa progressione stipendiale prevista, per i dipendenti a tempo indeterminato di pari qualifica, dai CCNL succedutisi nel tempo, con condanna del al CP_3 pagamento delle differenze retributive, per il periodo dal 01.01.2019 al 31.10.2024, a cui ha limitato la richiesta (quinquennio antecedente alla notifica del ricorso introduttivo del giudizio), oltre agli interessi legali o, se maggiore, alla rivalutazione monetaria, ai sensi dell'art. 22, co. 36, L. n.
724/1994, dal giorno del dovuto al soddisfo.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, con distrazione in favore del procuratore attoreo antistatario.
P. Q. M.
Il Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando nella contumacia del , accoglie il CP_1 ricorso e, per l'effetto:
- previo computo ai fini giuridici ed economici di tutti i servizi utilmente svolti da parte ricorrente prima dell'immissione in ruolo (avvenuta il 01.09.2005), pari a giorni 5.883 (anni 16 mesi 04 e giorni
03), condanna il resistente a riconoscere alla docente, ai fini della ricostruzione della CP_1 carriera, l'integrale anzianità di servizio maturata prima dell'immissione in ruolo, nonché al collocamento della stessa nella fascia stipendiale corrispondente ai sensi del CCNL Comparto Scuola applicabile ratione temporis ai dipendenti di pari qualifica assunti a tempo indeterminato;
- condanna il al pagamento delle relative differenze retributive maturate, per il periodo dal CP_1
01.01.2019 al 31.10.2024, a cui parte ricorrente ha limitato la richiesta (quinquennio antecedente alla notifica del ricorso introduttivo del giudizio), oltre interessi legali o, se maggiore, rivalutazione monetaria, dal dì del dovuto fino al soddisfo;
- condanna parte resistente alla rifusione delle spese di lite a parte ricorrente, liquidate in complessivi
€ 2.100,00 per onorari, oltre alla spesa per il contributo unificato se dovuto e versato ed oltre agli accessori di legge, con distrazione in favore del procuratore attoreo antistatario.
Catanzaro, li 05.12.2025
Il Giudice del Lavoro
FR GO
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI CATANZARO
Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Catanzaro, in funzione di giudice monocratico, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n. 2756/2024 R.G. promossa da
C.F.: difesa dall'avv. Marco Boccetti;
Parte_1 C.F._1
ricorrente contro
e per esso l' Controparte_1 Controparte_2
(C.F.: );
[...] P.IVA_1
resistente contumace provvedendo sulle conclusioni rassegnate da parte ricorrente mediante il deposito di note scritte ex art. 127-ter c.p.c., qui da intendersi riprodotte, come da dispositivo e contestuale esposizione delle concise
RAGIONI DELLA DECISIONE
L'epigrafata parte ricorrente, docente attualmente in servizio alle dipendenze del
[...]
, fin dall'anno scolastico 1978/1979, con qualifica funzionale degli insegnanti di Controparte_1 religione cattolica nella scuola primaria e dell'infanzia, nomina di servizio annuale fino a tutto l'anno scolastico 2004/2005 (31 Agosto 2005) ed assunta in ruolo a decorrere dal 01.09.2005, chiede il riconoscimento integrale dei servizi pre-ruolo prestati in favore del resistente, ai fini della CP_1 ricostruzione della carriera, con conseguente condanna di quest'ultimo al pagamento delle relative differenze stipendiali, limitatamente al periodo dal 01.01.2019 al 31.10.2024, oltre ad interessi legali e rivalutazione monetaria.
A tal fine, espone di essere stata assunta a tempo indeterminato alle dipendenze del
[...]
in data 01.09.2005 e che, sebbene avesse prestato servizio in forza di reiterati contratti Controparte_1
a tempo determinato, a decorrere dall'a. s. 1978/1979, il , in sede di ricostruzione di carriera CP_1
e facendo applicazione dell'art. 485 D. Lgs. n. 297/1994, le aveva riconosciuto, ai fini giuridici ed economici, anni 12 mesi 11 e giorni 29, ma ai soli fini economici anni 03 mesi 04 e giorni 00. Poiché in tale periodo aveva maturato n.
5.883 giorni, pari complessivamente ad anni 16 mesi 04 e giorni 03 di servizio di preruolo riconosciuto, chiede l'esatta ricostruzione di carriera ai sensi della attuale normativa vigente ed il conseguente riconoscimento del diritto alle differenze stipendiali tra quanto percepito e quanto avrebbe dovuto percepire, il tutto nel rispetto degli aumenti degli scatti paga previsti dal CCNL di categoria.
Non si è costituito il , sebbene ritualmente citato, sicché ne va dichiarata la Controparte_1 contumacia.
Il ricorso è fondato.
L'art. 485 D. Lgs. n. 297/1994 prevede che al personale docente delle scuole di istruzione secondaria ed artistica il servizio prestato presso le predette scuole statali e pareggiate, comprese quelle all'estero, in qualità di docente non di ruolo, è riconosciuto come servizio di ruolo, ai fini giuridici ed economici, per intero per i primi quattro anni e per i due terzi del periodo eventualmente eccedente, nonché ai soli fini economici per il rimanente terzo. I diritti economici derivanti da detto riconoscimento sono conservati e valutati in tutte le classi di stipendio successive a quella attribuita al momento del riconoscimento medesimo.
Tale disposizione deve essere letta unitamente a quella di cui all'art. 489 del D. Lgs. citato, secondo la quale, ai fini del riconoscimento di cui ai precedenti articoli, il servizio di insegnamento è da considerarsi come anno scolastico intero se ha avuto la durata prevista agli effetti della validità dell'anno dall'ordinamento scolastico vigente al momento della prestazione.
A sua volta, l'art. 11, comma 14, L. n. 124/1999 stabilisce che il comma 1 dell'art. 489 del Testo
Unico è da intendere nel senso che il servizio di insegnamento non di ruolo prestato a decorrere dall'anno scolastico 1974-1975 è considerato come anno scolastico intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni oppure se il servizio sia stato prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale.
Sull'interpretazione della normativa richiamata e sull'esatta portata dei principi e delle regole che governano la materia del riconoscimento del servizio preruolo sono intervenute sia la giurisprudenza europea, sia quella nazionale.
La prima, in particolare, si è occupata della clausola 4 dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo indeterminato, statuendo che: a) la clausola 4 dell'Accordo esclude in generale ed in termini non equivoci qualsiasi disparità di trattamento non obiettivamente giustificata nei confronti dei lavoratori a tempo determinato, sicché la stessa ha carattere incondizionato e può essere fatta valere dal singolo dinanzi al giudice nazionale, che ha l'obbligo di applicare il diritto dell'Unione e di tutelare i diritti che quest'ultimo attribuisce, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte Giustizia 15.4.2008, causa C- 268/06, Impact;
13.9.2007, causa C-307/05, Del Per_1
; 8.9.2011, causa C-177/10 OS NT); b) il principio di non discriminazione non può
[...] essere interpretato in modo restrittivo, per cui la riserva in materia di retribuzioni contenuta nell'art. 137 n. 5 del Trattato (oggi 153 n. 5), “non può impedire ad un lavoratore a tempo determinato di richiedere, in base al divieto di discriminazione, il beneficio di una condizione di impiego riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato, allorché proprio l'applicazione di tale principio comporta il pagamento di una differenza di retribuzione” (Del Cerro Alonso, cit., punto 42); c) le maggiorazioni retributive che derivano dall'anzianità di servizio del lavoratore, costituiscono condizioni di impiego ai sensi della clausola 4, con la conseguenza che le stesse possono essere legittimamente negate agli assunti a tempo determinato solo in presenza di una giustificazione oggettiva (Corte di Giustizia
9.7.2015, in causa C-177/14, Regojo Dans, punto 44, e giurisprudenza ivi richiamata); d) a tal fine non è sufficiente che la diversità di trattamento sia prevista da una norma generale ed astratta, di legge o di contratto, nè rilevano la natura pubblica del datore di lavoro e la distinzione fra impiego di ruolo e non di ruolo, perchè la diversità di trattamento può essere giustificata solo da elementi precisi e concreti di differenziazione che contraddistinguano le modalità di lavoro e che attengano alla natura ed alle caratteristiche delle mansioni espletate (Regojo Dans, cit., punto 55; negli stessi termini Corte di Giustizia 5.6.2018, in causa C-677/16, punto 57 e con riferimento ai rapporti non Persona_2 di ruolo degli enti pubblici italiani Corte di Giustizia 18.10.2012, cause C-302/11 e C-305/11,
Valenza; 7.3.2013, causa C-393/11, Bertazzi); e) la clausola 4 "osta ad una normativa nazionale,... la quale escluda totalmente che i periodi di servizio compiuti da un lavoratore a tempo determinato alle dipendenze di un'autorità pubblica siano presi in considerazione per determinare l'anzianità del lavoratore stesso al momento della sua assunzione a tempo indeterminato, da parte di questa medesima autorità, come dipendente di ruolo nell'ambito di una specifica procedura di stabilizzazione del suo rapporto di lavoro, a meno che la citata esclusione sia giustificata da ragioni oggettive.... Il semplice fatto che il lavoratore a tempo determinato abbia compiuto i suddetti periodi di servizio sulla base di un contratto di lavoro a tempo determinato non configura una ragione oggettiva di tal genere"
(Corte di Giustizia 18.10.2012 in cause riunite da C-302/11 a C305/11, Valenza e negli stessi termini
Corte di Giustizia 4.9.2014 in causa C-152/14 Bertazzi).
Con specifico riferimento alla questione relativa alla compatibilità dell'art. 485 D. Lgs. n. 297/1994 col diritto dell'Unione Europea, la Corte di Giustizia ha statuito che la clausola 4 dell'Accordo
Quadro, in linea di principio, non osta ad una normativa, quale quella dettata dal D. Lgs. n. 297 del
1994, art. 485, che “ai fini dell'inquadramento di un lavoratore in una categoria retributiva al momento della sua assunzione in base ai titoli come dipendente pubblico di ruolo, tenga conto dei periodi di servizio prestati nell'ambito di contratti di lavoro a tempo determinato in misura integrale fino al quarto anno e poi, oltre tale limite, parzialmente, a concorrenza dei due terzi” (sentenza
20.9.2018, in causa C466/17, Motter).
La giurisprudenza nazionale (in particolare, cfr. Cass. n. 31149/2019), intervenuta a seguito della pronuncia della Corte di Giustizia, ha evidenziato che, al fine di vagliare la compatibilità del richiamato art. 485 D. Lgs. n. 297/1994 col diritto europeo, è necessario operare una verifica che la
Corte di Giustizia ha demandato al giudice nazionale in relazione all'obiettivo di evitare il prodursi di discriminazioni “alla rovescia” in danno dei docenti assunti ab origine con contratti a tempo indeterminato, discriminazioni che si produrrebbero qualora in sede di ricostruzione della carriera si prescindesse dall'abbattimento, perché in tal caso il lavoratore a termine, potendo giovarsi del criterio di cui al D. Lgs. n. 297 del 1994, art. 489, potrebbe ottenere un'anzianità pari a quella dell'assunto a tempo indeterminato, pur avendo reso rispetto a quest'ultimo una prestazione di durata temporalmente inferiore.
Più nello specifico, la Cassazione ha precisato che “L'applicazione diretta della clausola 4 chiama il giudice nazionale a seguire un procedimento logico secondo il quale occorre: a) determinare il trattamento spettante al preteso "discriminato"; b) individuare il trattamento riservato al lavoratore comparabile;
c) accertare se l'eventuale disparità sia giustificata da una ragione obiettiva. Nel rispetto di queste fasi perché il docente si possa dire discriminato dall'applicazione del D. Lgs. n.
297 del 1994, art. 485, che, si è già detto al punto 5, è la risultante di elementi di sfavore e di favore, deve emergere che l'anzianità calcolata ai sensi della norma speciale sia inferiore a quella che nello stesso arco temporale avrebbe maturato l'insegnante comparabile, assunto con contratto a tempo indeterminato per svolgere la medesima funzione docente. Ciò implica che il trattamento riservato all'assunto a tempo determinato non possa essere ritenuto discriminatorio per il solo fatto che dopo il quadriennio si operi un abbattimento, occorrendo invece verificare anche l'incidenza dello strumento di compensazione favorevole, che pertanto, in sede di giudizio di comparazione, va eliminato dal computo complessivo dell'anzianità, da effettuarsi sull'intero periodo, atteso che, altrimenti, si verificherebbe la paventata discriminazione alla rovescia rispetto al docente comparabile. In altri termini un problema di trattamento discriminatorio può fondatamente porsi nelle sole ipotesi in cui l'anzianità effettiva di servizio, non quella virtuale D.Lgs. n. 297 del 1994, ex art. 489, prestata con rapporti a tempo determinato, risulti superiore a quella riconoscibile D.Lgs.
n. 297 del 1994, ex art. 485, perchè solo in tal caso l'attività svolta sulla base del rapporto a termine viene ad essere apprezzata in misura inferiore rispetto alla valutazione riservata all'assunto a tempo indeterminato.
9.2. Nel calcolo dell'anzianità occorre, quindi, tener conto del solo servizio effettivo prestato, maggiorato, eventualmente, degli ulteriori periodi nei quali l'assenza è giustificata da una ragione che non comporta decurtazione di anzianità anche per l'assunto a tempo indeterminato
(congedo ed aspettativa retribuiti, maternità e istituti assimilati), con la conseguenza che non possono essere considerati né gli intervalli fra la cessazione di un incarico di supplenza ed il conferimento di quello successivo, né, per le supplenze diverse da quelle annuali, i mesi estivi, in relazione ai quali questa Corte da tempo ha escluso la spettanza del diritto alla retribuzione (Cass.
n. 21435/2011, Cass. n. 3062/2012, Cass. n. 17892/2015), sul presupposto che il rapporto cessa al momento del completamento delle attività di scrutinio. Si dovrà, invece, tener conto del servizio prestato in un ruolo diverso da quello rispetto al quale si domanda la ricostruzione della carriera, in presenza delle condizioni richieste dall'art. 485, perché il medesimo beneficio è riconosciuto anche al docente a tempo indeterminato che transiti dall'uno all'altro ruolo, con la conseguenza che il meccanismo non determina alcuna discriminazione alla rovescia.
9.3. Qualora, all'esito del calcolo effettuato nei termini sopra indicati, il risultato complessivo dovesse risultare superiore a quello ottenuto con l'applicazione dei criteri di cui al D. Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, la norma di diritto interno deve essere disapplicata ed al docente va riconosciuto il medesimo trattamento che, nelle stesse condizioni qualitative e quantitative, sarebbe stato attribuito all'insegnante assunto a tempo indeterminato, perché l'abbattimento, in quanto non giustificato da ragione oggettiva, non appare conforme al diritto dell'Unione. Come già ricordato nel punto 6.1 lett. a), la clausola 4 dell'accordo quadro ha effetto diretto ed i giudici nazionali, tenuti ad assicurare ai singoli la tutela giurisdizionale che deriva dalle norme del diritto dell'Unione ed a garantirne la piena efficacia, debbono disapplicare, ove risulti preclusa l'interpretazione conforme, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (Corte di Giustizia 8.11.2011, OS NT punti da 49 a 56). Non è consentito, invece, all'assunto a tempo determinato, successivamente immesso nei ruoli, pretendere, sulla base della clausola 4, una commistione di regimi, ossia, da un lato, il criterio più favorevole dettato dal
T.U. e, dall'altro, l'eliminazione del solo abbattimento, perché la disapplicazione non può essere parziale né può comportare l'applicazione di una disciplina diversa da quella della quale può giovarsi l'assunto a tempo indeterminato comparabile” (Cassazione civile, sez. lav., 28/11/2019, n.
31149).
Venendo al caso di specie, dall'esame del prospetto dei mesi di servizio prestati dalla ricorrente nel periodo pre-ruolo (cfr. certificato di servizio - all. n. 1 fascicolo attoreo), emerge che essa ha effettivamente lavorato per istituzioni scolastiche statali, in virtù di contratti a tempo determinato, dall'a. s. 1978/1979 fino all'assunzione in ruolo avvenuta il 01.09.2025, per n.
5.883 giorni, pari complessivamente ad anni 16 mesi 04 e giorni 03 di servizio di preruolo riconosciuto, ma che il decreto di ricostruzione della carriera, applicando la disciplina di cui al citato art. 485, le ha riconosciuto un'anzianità ai fini giuridici ed economici di anni 12 mesi 11 e giorni 29, ma ai soli fini economici anni 03 mesi 04 e giorni 00 (cfr. decreto di ricostruzione di carriera di cui all'allegato n. 2 fascicolo attoreo), sicché è evidente la discriminazione che la docente ha subito nel computo del servizio effettivamente prestato nel periodo di servizio pre-ruolo che non le è stato interamente riconosciuto ai fini della ricostruzione della carriera.
Facendo, pertanto, applicazione dei principi enunciati dalla Suprema Corte, dai quali non vi è ragione di discostarsi, la docente ha diritto al riconoscimento dell'anzianità effettiva di servizio pre-ruolo come sopra indicata, anziché a quella riconosciuta con decreto ed il convenuto va CP_1 condannato al riconoscimento dell'anzianità effettiva indicata.
Il deve essere, altresì, condannato a corrispondere alla ricorrente le differenze retributive CP_1 tra quanto effettivamente percepito e quanto le sarebbe spettato per effetto dell'anzianità di servizio come sopra riconosciuta, per il periodo dal 01.01.2019 al 31.10.2024, a cui ha limitato la richiesta
(quinquennio antecedente alla notifica del ricorso introduttivo del giudizio).
Deve essere, inoltre, escluso il cumulo tra interessi e rivalutazione, posto che l'art. 16, comma 6, L.
n. 412/1991 ha sancito la regola dell'alternatività delle due voci risarcitorie, ragion per cui parte ricorrente ha diritto soltanto alla maggior somma tra il differenziale di svalutazione monetaria e gli interessi legali calcolati sull'ammontare nominale del credito.
In conclusione, seguendo i principi enunciati dalla Suprema Corte, va riconosciuto, nel caso concreto, il diritto della docente a conseguire gli aumenti stipendiali in relazione ai periodi di servizio effettivamente lavorati, attribuendole la stessa progressione stipendiale prevista, per i dipendenti a tempo indeterminato di pari qualifica, dai CCNL succedutisi nel tempo, con condanna del al CP_3 pagamento delle differenze retributive, per il periodo dal 01.01.2019 al 31.10.2024, a cui ha limitato la richiesta (quinquennio antecedente alla notifica del ricorso introduttivo del giudizio), oltre agli interessi legali o, se maggiore, alla rivalutazione monetaria, ai sensi dell'art. 22, co. 36, L. n.
724/1994, dal giorno del dovuto al soddisfo.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, con distrazione in favore del procuratore attoreo antistatario.
P. Q. M.
Il Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando nella contumacia del , accoglie il CP_1 ricorso e, per l'effetto:
- previo computo ai fini giuridici ed economici di tutti i servizi utilmente svolti da parte ricorrente prima dell'immissione in ruolo (avvenuta il 01.09.2005), pari a giorni 5.883 (anni 16 mesi 04 e giorni
03), condanna il resistente a riconoscere alla docente, ai fini della ricostruzione della CP_1 carriera, l'integrale anzianità di servizio maturata prima dell'immissione in ruolo, nonché al collocamento della stessa nella fascia stipendiale corrispondente ai sensi del CCNL Comparto Scuola applicabile ratione temporis ai dipendenti di pari qualifica assunti a tempo indeterminato;
- condanna il al pagamento delle relative differenze retributive maturate, per il periodo dal CP_1
01.01.2019 al 31.10.2024, a cui parte ricorrente ha limitato la richiesta (quinquennio antecedente alla notifica del ricorso introduttivo del giudizio), oltre interessi legali o, se maggiore, rivalutazione monetaria, dal dì del dovuto fino al soddisfo;
- condanna parte resistente alla rifusione delle spese di lite a parte ricorrente, liquidate in complessivi
€ 2.100,00 per onorari, oltre alla spesa per il contributo unificato se dovuto e versato ed oltre agli accessori di legge, con distrazione in favore del procuratore attoreo antistatario.
Catanzaro, li 05.12.2025
Il Giudice del Lavoro
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