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Sentenza 18 dicembre 2025
Sentenza 18 dicembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Santa Maria Capua Vetere, sentenza 18/12/2025, n. 2841 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Santa Maria Capua Vetere |
| Numero : | 2841 |
| Data del deposito : | 18 dicembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in funzione di giudice del lavoro ed in composizione monocratica nella persona del giudice dott.ssa Adriana Schiavoni, all'udienza del 18.12.2025 ha pronunciato la seguente sentenza nella causa iscritta al n. R.G. 4257/2022
TRA
rappr. e dif., giusta procura in atti, dagli avv.ti Paola Gallo e Giuseppe Gallo Parte_1 unitamente ai quali elett. dom. in Villa di Briano alla via Calderisi n. 3
RICORRENTE
E
in persona del legale rapp.te p.t., rapp.to e dif., in virtù di procura generale alle liti in atti, CP_1 dall'avv. Davide Catalano unitamente al quale elett. dom. in Caserta, alla Via Arena Loc. San
Benedetto
RESISTENTE
NONCHE'
, in persona del legale rapp.te p.t., rapp.ta e dif., Controparte_2 giusta procura in atti, dall'avv. Ernesto Ardia presso il cui studio elett. dom. in Napoli alla via
Cardinale G. Sanfelice n. 8
RESISTENTE
OGGETTO: opposizione ad intimazione di pagamento ed avvisi di addebito
MOTIVI DELLA DECISIONE
L'avvenuto sgravio delle somme di cui ai provvedimenti impugnati determina il venir meno di ogni ragione di contesa tra le parti, con conseguente sopravvenuto difetto di interesse delle stesse alla prosecuzione del giudizio. CP_ L' in corso di causa, ha dedotto e documentato di aver provveduto alla cancellazione retroattiva della ricorrente dagli elenchi dei coltivatori diretti a far data dal 31.12.2011, in esecuzione della sentenza della Corte di Appello n. 179 del 22 gennaio 2024.
L'Istituto previdenziale ha, dunque, proceduto all'annullamento degli avvisi di addebito (nn.
32820160004026854000, 32820170005125853000, 32820180005158180000 e 32820190007220945000), sottesi all'atto di intimazione oggetto di opposizione (intimazione di pagamento n. 02820229000743443000), concernenti contributi relativi alla gestione CD per gli anni
2015, 2016, 2017 e 2018.
Deve essere pertanto dichiarata cessata la materia del contendere.
Tale formula, largamente diffusa, pur non trovando previsione nel codice di rito, indica un vero e proprio istituto processuale di cui la giurisprudenza della Cassazione ha definito i confini.
La cessazione della materia del contendere può definirsi come quella situazione obiettiva che si viene a creare per il sopravvenire di ragioni di fatto che estinguono la situazione giuridica posta a fondamento della domanda, sicché viene a mancare la stessa "materia" su cui si fonda la controversia.
Di recente la Suprema Corte ha precisato che la cessazione della materia del contendere del giudizio civile costituisce un'ipotesi di estinzione del processo da pronunciarsi con sentenza, d'ufficio o su istanza di parte, ogniqualvolta viene meno l'interesse delle parti alla naturale definizione del giudizio
(in tal senso Cass., sez.lav., 25.3.2010, n. 7185; Cass. S.U. 28.9.2000 n. 1048).
E' noto che l'interesse ad agire consiste nell'esigenza di ottenere un risultato utile giuridicamente apprezzabile e non conseguibile senza l'intervento del giudice, la verifica della cui esistenza si risolve nel quesito se l'istante possa conseguire attraverso il processo il risultato che si è ripromesso, a prescindere dall'esame del merito della controversia e della stessa ammissibilità della domanda sotto altri e diversi profili.
Tale interesse deve sussistere al momento in cui il giudice pronuncia la decisione e il suo difetto è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento, in quanto esso costituisce un requisito per la trattazione del merito della domanda.
Gli eventi generatori della cessazione della materia del contendere possono essere di natura fattuale come pure discendere da atti posti in essere dalla volontà di una o di entrambe le parti.
In particolare, in materia di contenzioso ordinario, la cessazione della materia del contendere è stata ravvisata in una molteplicità di situazioni, quali: l'integrale adempimento o, più in generale, il completo soddisfacimento della pretesa dell'attore; il riconoscimento dell'avversa pretesa;
la successione di leggi;
lo scioglimento consensuale del contratto di cui è stata chiesta la risoluzione per inadempimento;
la morte di uno dei coniugi nel processo di separazione personale;
la transazione stipulata tra le parti dopo l'inizio del processo. Le varie ipotesi individuate non sono fra loro comparabili se non per un unico elemento costituito dal fatto che è venuto meno l'interesse delle parti ad una decisione sulla domanda giudiziale, come proposta o come venuta ad evolversi nel corso del giudizio, sulla base di attività dalle parti stesse poste in essere nelle varie fasi processuali per le più diverse ragioni, o di eventi incidenti sulle parti in conseguenza della natura personalissima ed intrasmissibile della posizione soggettiva dedotta, in ordine ai quali -anche se enunciati o risultanti dagli atti- non viene chiesto al giudice alcun accertamento, diverso da quello del venir meno dell'interesse alla pronuncia (cfr. Cass. SU 18.5.2000 n. 368; Cass. SU 28.9.2000 n. 1048). La deroga al principio per cui il processo dovrebbe restare insensibile ai fatti sopravvenuti dopo la proposizione della domanda si giustifica alla luce del principio di economia dei mezzi processuali
(Cass., 21.5.87, n. 4630; Cass., 22.7.81, n. 4719).
Affinché il processo possa concludersi per cessazione della materia del contendere devono ricorrere congiuntamente i seguenti presupposti:
- l'evento generatore deve essere sopravvenuto alla proposizione della domanda giudiziale, altrimenti la medesima sarebbe improponibile ab origine per difetto di interesse all'azione;
- occorre, poi, che il fatto sopravvenuto abbia determinato l'integrale eliminazione della materia della lite;
- deve trattarsi di situazione riconosciuta ed ammessa da entrambe le parti, nel senso che il fatto di cessazione deve aver eliminato ogni posizione di contrasto e risultare pacifico in tutte le sue componenti, anche per quanto attiene alla rilevanza giuridica delle vicende sopraggiunte.
La pronuncia, che può essere adottata dal giudice anche d'ufficio, deve assumere la forma di sentenza, perché solo la sentenza è in grado di tutelare, al contempo, il convenuto da eventuali giudizi successivi fondati sulla stessa domanda (essendo idonea a passare in giudicato), ed a permettere all'attore di contestare la declaratoria nei limiti imposti dalla disciplina delle impugnazioni (Cass., 8.8.90, n. 8000;
Cass., 2.5.87, n. 4126).
Alla stregua delle osservazioni sopra esposte, osserva il giudicante come, nel caso di specie, risulti dagli atti (cfr. prod.ne ), l'avvenuto annullamento in via di autotutela della posizione debitoria CP_1 della ricorrente oggetto di causa ed il conseguente sgravio dell'importo richiesto con gli avvisi di addebito sottesi alla intimazione di pagamento per cui è causa.
Pertanto, essendo venuto meno l'interesse delle parti a proseguire il giudizio, viene meno anche l'obbligo del giudice di pronunciare sull'oggetto della controversia.
Residua la questione delle spese da regolarsi secondo il principio della soccombenza virtuale, in forza del quale il giudice provvede sulle spese delibando il fondamento della domanda per valutare se essa sarebbe stata accolta o rigettata nel caso in cui non fosse intervenuta la cessazione della materia del contendere.
Nel caso de quo, rileva il giudicante come sussistano giusti motivi perché le spese rimangano CP_ compensate per metà tra la ricorrente e l' considerato il corretto comportamento processuale dell' convenuto che ha provveduto all'annullamento in autotutela delle somme di cui agli CP_3 avvisi di addebito sottesi all'atto di intimazione oggetto di impugnativa, attivandosi in corso di causa nel dare esecuzione alla sentenza della Corte di Appello n. 179/2024, anche in relazione ai crediti di cui ai titoli esecutivi non opposti tempestivamente dalla parte. CP_ La rimanente parte segue la soccombenza virtuale e viene posta a carico dell' atteso che lo sgravio
è stato disposto tardivamente avuto riguardo al passaggio in giudicato della sentenza della Corte di
Appello.
Le ragioni della decisione, afferenti il merito della pretesa contributiva, giustificano la compensazione integrale delle spese tra la ricorrente e l' . Controparte_2
P.Q.M.
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza disattesa, così provvede:
a) dichiara cessata la materia del contendere;
b) condanna l' al pagamento della metà delle spese di lite che liquida in euro 1050,00 oltre CP_1
IVA, CPA e spese forfettarie, come per legge, con attribuzione;
CP_
c) compensa le spese di lite per la residua metà tra la ricorrente e l'
d) compensa integralmente le spese tra la ricorrente e l' . Controparte_4
Santa Maria Capua Vetere, 18 ottobre 2025
Il Giudice
dott.ssa Adriana Schiavoni
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in funzione di giudice del lavoro ed in composizione monocratica nella persona del giudice dott.ssa Adriana Schiavoni, all'udienza del 18.12.2025 ha pronunciato la seguente sentenza nella causa iscritta al n. R.G. 4257/2022
TRA
rappr. e dif., giusta procura in atti, dagli avv.ti Paola Gallo e Giuseppe Gallo Parte_1 unitamente ai quali elett. dom. in Villa di Briano alla via Calderisi n. 3
RICORRENTE
E
in persona del legale rapp.te p.t., rapp.to e dif., in virtù di procura generale alle liti in atti, CP_1 dall'avv. Davide Catalano unitamente al quale elett. dom. in Caserta, alla Via Arena Loc. San
Benedetto
RESISTENTE
NONCHE'
, in persona del legale rapp.te p.t., rapp.ta e dif., Controparte_2 giusta procura in atti, dall'avv. Ernesto Ardia presso il cui studio elett. dom. in Napoli alla via
Cardinale G. Sanfelice n. 8
RESISTENTE
OGGETTO: opposizione ad intimazione di pagamento ed avvisi di addebito
MOTIVI DELLA DECISIONE
L'avvenuto sgravio delle somme di cui ai provvedimenti impugnati determina il venir meno di ogni ragione di contesa tra le parti, con conseguente sopravvenuto difetto di interesse delle stesse alla prosecuzione del giudizio. CP_ L' in corso di causa, ha dedotto e documentato di aver provveduto alla cancellazione retroattiva della ricorrente dagli elenchi dei coltivatori diretti a far data dal 31.12.2011, in esecuzione della sentenza della Corte di Appello n. 179 del 22 gennaio 2024.
L'Istituto previdenziale ha, dunque, proceduto all'annullamento degli avvisi di addebito (nn.
32820160004026854000, 32820170005125853000, 32820180005158180000 e 32820190007220945000), sottesi all'atto di intimazione oggetto di opposizione (intimazione di pagamento n. 02820229000743443000), concernenti contributi relativi alla gestione CD per gli anni
2015, 2016, 2017 e 2018.
Deve essere pertanto dichiarata cessata la materia del contendere.
Tale formula, largamente diffusa, pur non trovando previsione nel codice di rito, indica un vero e proprio istituto processuale di cui la giurisprudenza della Cassazione ha definito i confini.
La cessazione della materia del contendere può definirsi come quella situazione obiettiva che si viene a creare per il sopravvenire di ragioni di fatto che estinguono la situazione giuridica posta a fondamento della domanda, sicché viene a mancare la stessa "materia" su cui si fonda la controversia.
Di recente la Suprema Corte ha precisato che la cessazione della materia del contendere del giudizio civile costituisce un'ipotesi di estinzione del processo da pronunciarsi con sentenza, d'ufficio o su istanza di parte, ogniqualvolta viene meno l'interesse delle parti alla naturale definizione del giudizio
(in tal senso Cass., sez.lav., 25.3.2010, n. 7185; Cass. S.U. 28.9.2000 n. 1048).
E' noto che l'interesse ad agire consiste nell'esigenza di ottenere un risultato utile giuridicamente apprezzabile e non conseguibile senza l'intervento del giudice, la verifica della cui esistenza si risolve nel quesito se l'istante possa conseguire attraverso il processo il risultato che si è ripromesso, a prescindere dall'esame del merito della controversia e della stessa ammissibilità della domanda sotto altri e diversi profili.
Tale interesse deve sussistere al momento in cui il giudice pronuncia la decisione e il suo difetto è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento, in quanto esso costituisce un requisito per la trattazione del merito della domanda.
Gli eventi generatori della cessazione della materia del contendere possono essere di natura fattuale come pure discendere da atti posti in essere dalla volontà di una o di entrambe le parti.
In particolare, in materia di contenzioso ordinario, la cessazione della materia del contendere è stata ravvisata in una molteplicità di situazioni, quali: l'integrale adempimento o, più in generale, il completo soddisfacimento della pretesa dell'attore; il riconoscimento dell'avversa pretesa;
la successione di leggi;
lo scioglimento consensuale del contratto di cui è stata chiesta la risoluzione per inadempimento;
la morte di uno dei coniugi nel processo di separazione personale;
la transazione stipulata tra le parti dopo l'inizio del processo. Le varie ipotesi individuate non sono fra loro comparabili se non per un unico elemento costituito dal fatto che è venuto meno l'interesse delle parti ad una decisione sulla domanda giudiziale, come proposta o come venuta ad evolversi nel corso del giudizio, sulla base di attività dalle parti stesse poste in essere nelle varie fasi processuali per le più diverse ragioni, o di eventi incidenti sulle parti in conseguenza della natura personalissima ed intrasmissibile della posizione soggettiva dedotta, in ordine ai quali -anche se enunciati o risultanti dagli atti- non viene chiesto al giudice alcun accertamento, diverso da quello del venir meno dell'interesse alla pronuncia (cfr. Cass. SU 18.5.2000 n. 368; Cass. SU 28.9.2000 n. 1048). La deroga al principio per cui il processo dovrebbe restare insensibile ai fatti sopravvenuti dopo la proposizione della domanda si giustifica alla luce del principio di economia dei mezzi processuali
(Cass., 21.5.87, n. 4630; Cass., 22.7.81, n. 4719).
Affinché il processo possa concludersi per cessazione della materia del contendere devono ricorrere congiuntamente i seguenti presupposti:
- l'evento generatore deve essere sopravvenuto alla proposizione della domanda giudiziale, altrimenti la medesima sarebbe improponibile ab origine per difetto di interesse all'azione;
- occorre, poi, che il fatto sopravvenuto abbia determinato l'integrale eliminazione della materia della lite;
- deve trattarsi di situazione riconosciuta ed ammessa da entrambe le parti, nel senso che il fatto di cessazione deve aver eliminato ogni posizione di contrasto e risultare pacifico in tutte le sue componenti, anche per quanto attiene alla rilevanza giuridica delle vicende sopraggiunte.
La pronuncia, che può essere adottata dal giudice anche d'ufficio, deve assumere la forma di sentenza, perché solo la sentenza è in grado di tutelare, al contempo, il convenuto da eventuali giudizi successivi fondati sulla stessa domanda (essendo idonea a passare in giudicato), ed a permettere all'attore di contestare la declaratoria nei limiti imposti dalla disciplina delle impugnazioni (Cass., 8.8.90, n. 8000;
Cass., 2.5.87, n. 4126).
Alla stregua delle osservazioni sopra esposte, osserva il giudicante come, nel caso di specie, risulti dagli atti (cfr. prod.ne ), l'avvenuto annullamento in via di autotutela della posizione debitoria CP_1 della ricorrente oggetto di causa ed il conseguente sgravio dell'importo richiesto con gli avvisi di addebito sottesi alla intimazione di pagamento per cui è causa.
Pertanto, essendo venuto meno l'interesse delle parti a proseguire il giudizio, viene meno anche l'obbligo del giudice di pronunciare sull'oggetto della controversia.
Residua la questione delle spese da regolarsi secondo il principio della soccombenza virtuale, in forza del quale il giudice provvede sulle spese delibando il fondamento della domanda per valutare se essa sarebbe stata accolta o rigettata nel caso in cui non fosse intervenuta la cessazione della materia del contendere.
Nel caso de quo, rileva il giudicante come sussistano giusti motivi perché le spese rimangano CP_ compensate per metà tra la ricorrente e l' considerato il corretto comportamento processuale dell' convenuto che ha provveduto all'annullamento in autotutela delle somme di cui agli CP_3 avvisi di addebito sottesi all'atto di intimazione oggetto di impugnativa, attivandosi in corso di causa nel dare esecuzione alla sentenza della Corte di Appello n. 179/2024, anche in relazione ai crediti di cui ai titoli esecutivi non opposti tempestivamente dalla parte. CP_ La rimanente parte segue la soccombenza virtuale e viene posta a carico dell' atteso che lo sgravio
è stato disposto tardivamente avuto riguardo al passaggio in giudicato della sentenza della Corte di
Appello.
Le ragioni della decisione, afferenti il merito della pretesa contributiva, giustificano la compensazione integrale delle spese tra la ricorrente e l' . Controparte_2
P.Q.M.
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza disattesa, così provvede:
a) dichiara cessata la materia del contendere;
b) condanna l' al pagamento della metà delle spese di lite che liquida in euro 1050,00 oltre CP_1
IVA, CPA e spese forfettarie, come per legge, con attribuzione;
CP_
c) compensa le spese di lite per la residua metà tra la ricorrente e l'
d) compensa integralmente le spese tra la ricorrente e l' . Controparte_4
Santa Maria Capua Vetere, 18 ottobre 2025
Il Giudice
dott.ssa Adriana Schiavoni