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Sentenza 14 novembre 2025
Sentenza 14 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Cosenza, sentenza 14/11/2025, n. 1745 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Cosenza |
| Numero : | 1745 |
| Data del deposito : | 14 novembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI COSENZA
Sezione Lavoro
Il Giudice del Lavoro, Dott. Alessandro Vaccarella, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n. 1056/2025 R.G.
TRA
, con Avv. Carlo Palermo Parte_1 ricorrente
E
, in persona del legale rappresentante pro tempore, con Avv.ti Umberto CP_1
ER e DA AV resistente
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE
Con ricorso del 6.3.2025 ritualmente notificato proponeva Parte_1 opposizione alla ordinanza ingiunzione n. OI-002003558, notificata il CP_1
4.2.2025 e con la quale era stato intimato il pagamento degli importi ivi indicati a titolo di sanzioni amministrative per omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori relative all'anno 2018, chiedendone la declaratoria di illegittimità/inefficacia.
Lamentava la illegittimità della ordinanza ingiunzione opposta per: 1) omessa notifica dell'avviso di accertamento presupposto ivi richiamato;
2) violazione dell'art. 14 L. n. 689/1981; 3) intervenuta prescrizione del diritto.
Si costituiva in giudizio l' eccependo la inammissibilità dell'opposizione e, CP_1 nel merito, chiedendone il rigetto per infondatezza.
1 Istruita documentalmente, la causa veniva rinviata per la decisione all'udienza del 5.11.2025 – sostituita ex art. 127 ter c.p.c. dal deposito di note scritte - e decisa come da dispositivo in calce.
L'opposizione è ammissibile siccome proposta con ricorso depositato il
6.3.2025 e dunque entro il termine di 30 giorni di cui all'art. 6 D. Lgs.
150/2011 avuto riguardo alla notifica della ordinanza opposta, avvenuta il
4.2.2025 (cfr. avviso ricevimento in fasc. ). CP_1
Nel merito il ricorso è fondato e deve, pertanto, essere accolto per quanto di seguito esposto.
L' ha dedotto (cfr. pag. 2 della memoria) e documentato (cfr. avviso di CP_2 ricevimento in fasc. ) che l'avviso di accertamento presupposto alla CP_1 ordinanza ingiunzione è stato notificato alla parte ricorrente in data
21.12.2019.
Ebbene, parte ricorrente si duole della violazione dell'art. 14 L. n. 689/1981 a mente del quale “La violazione, quando è possibile, deve essere contestata immediatamente tanto al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento della somma dovuta per la violazione stessa. Se non è avvenuta la contestazione immediata per tutte o per alcune delle persone indicate nel comma precedente, gli estremi della violazione debbono essere notificati agli interessati residenti nel territorio della Repubblica entro il termine di novanta giorni [..]”.
L' sostiene, sul punto, che la norma invocata da controparte non sia CP_1 applicabile al caso di specie e che, in ogni caso, anche a volere aderire alla prospettazione offerta da parte ricorrente il dies a quo non potrebbe che decorrere dal compimento dell'attività di verifica di tutti gli elementi dell'illecito, dovendosi considerare anche il tempo necessario all'amministrazione per valutare e ponderare adeguatamente gli elementi acquisiti (in tal senso in memoria alle pagg. 3-4).
Pur nella consapevolezza dei contrastanti orientamenti di merito registratisi sull'applicabilità dell'art. 14 L. n. 689/1981 nei giudizi quale quello di specie, ritiene il giudice – con ciò rivisitando la propria posizione al riguardo – che la disposizione in parola debba qui trovare spazio applicativo.
2 Occorre al riguardo rilevare che l'art. 6 del Decreto Legislativo n. 8/2016 dispone “Nel procedimento per l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dal presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni delle sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689”.
Ora, rilevato anzitutto che l'art. 14 L. n. 689/1981 si colloca sistematicamente tra le disposizioni della sezione II del capo I della citata legge e richiamando, ai sensi dell'art. 118 disp. att. c.p.c., la pronuncia di Corte di Appello Trieste del
9.5.2024 (resa nel procedimento iscritto al n. 208/2023 R.G.), si osserva che
“[..] L'art.6 del d.lgs.8/2016 richiama, per la disciplina del procedimento di applicazione delle sanzioni amministrative originate dalla depenalizzazione introdotta dal decreto stesso, le norme contenute nelle sezioni I e II del capo I della legge 689/81, ma solo "in quanto applicabili"; e fra le norme che, secondo l'Istituto previdenziale, non sarebbero applicabili vi è appunto l'art.14, in forza del quale la violazione deve essere contestata immediatamente o, quando ciò non sia possibile, notificata al trasgressore entro il termine di 90 giorni dall'accertamento.
A sostegno della sua tesi l' fa valere, in sintesi, due argomenti e cioè la CP_1 specialità della fattispecie prevista dall'art. 2 comma 1 bis del d.l. 463/83, nel testo introdotto dall'art.3 comma 6 del d.lgs.8/2016, dimostrata anche dalla previsione di una particolare ipotesi di estinzione dell'illecito; e la pratica impossibilità di rispettare il termine dell'art.14 data l'enorme quantità di posizioni contributive da verificare a seguito della depenalizzazione.
Che l'art. 2 comma 1 bis contenga una disciplina di carattere speciale è certamente vero sul piano sostanziale: è infatti speciale la previsione di una soglia massima oltre la quale l'illecito assume (o meglio conserva) rilevanza penale;
e lo è la previsione di una causa di non punibilità consistente nel pagamento del dovuto entro una determinata scadenza.
Ben diversa è la situazione sul piano procedurale: il d.lgs. 8/2016 non si occupa infatti, in generale, delle fasi di accertamento e contestazione dell'illecito amministrativo (salvo regolare il rapporto fra autorità amministrativa e autorità giudiziaria penale, di cui si tratterà più avanti) e neppure della fase di applicazione della sanzione: per questi aspetti è perciò
3 inevitabile fare riferimento alla disciplina ordinaria dettata, in materia di illecito amministrativo, dalla legge 689/81.
Anche il testo dell'art.2 comma 1 bis del d.l. 463/83, come modificato dal d. lgs. 8/2016, depone in questo senso: la norma, disponendo che non è punibile il trasgressore che esegua il pagamento entro tre mesi "dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione", utilizza infatti una terminologia che si raccorda perfettamente con l'art. 14 della legge 689/81
(che distingue appunto la contestazione immediata e la notifica successiva), confermando così che fra le due discipline non vi è, sul piano procedurale, alcuna incompatibilità.
Quanto alla estrema difficoltà o impossibilità di (accertare e) contestare
l'illecito amministrativo nel breve termine concesso dall'art. 14, si tratta evidentemente di un ostacolo materiale e quindi irrilevante al fine di valutare la compatibilità fra il termine fissato dalla norma e il tipo di infrazione previsto dall'art.2 comma 1 bis (che va misurata sul piano giuridico).
Il legislatore, del resto, si è fatto carico della gravosità dell'onere posto a carico dell' con la (parziale) depenalizzazione dell'omesso versamento delle CP_1 ritenute contributive, stabilendo (nell'art.23 comma 2 del d.l. 48/2023, convertito con modificazioni in legge 85/2023) che la notifica degli estremi dell'illecito può avvenire entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello cui si riferisce la violazione;
nello stesso tempo però ha escluso che il nuovo termine abbia efficacia retroattiva - avendo avuto cura di specificare che esso vale "per i periodi dal 1° gennaio 2023" - ed ha altresì precisato che la nuova disciplina deve intendersi "in deroga all'articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689", di cui ha così confermato, seppure a contrario,
l'applicabilità per il passato.
Non esiste perciò alcuna incompatibilità logico-giuridica assoluta fra l'art.2 comma 1 bis del d.l. 463/83, il d.lgs. 8/2016 e l'art.14 della legge 689/81 [..]”.
L'art. 14 della Legge n. 689/1981 opera, dunque, non solo quale norma generale, ma anche in virtù del rinvio espressamente previsto dal citato art. 6 del D.lgs. n. 8/2016.
Affermata, quindi, l'applicabilità della citata disposizione si osserva che nel caso di specie l' non ha allegato, e comunque non ha provato – in CP_1
4 concreto e con riferimento alla posizione specifica del ricorrente - quali atti di verifica di tutti gli elementi dell'illecito avrebbe compiuto per la contestazione della violazione sicchè deve concludersi che la notifica dell'atto di accertamento della violazione di cui all'art. 2 comma 1 bis del d.l. n.463/1983, avvenuta il
21.12.2019, è certamente tardiva rispetto all'illecito, relativo all'omesso versamento delle ritenute previdenziali sulle retribuzioni afferente l'anno 2018,
e ciò avuto riguardo alla considerazione che l' ha avuto contezza CP_2 dell'importo di dette ritenute già nel mese successivo a quello di competenza mediante la trasmissione, a cura del datore di lavoro, con cadenza mensile, dei modelli c.d. Uniemens prevista dall'art. 44, c. 9, D.L. 30 settembre 2003, n.
269.
Sussiste, pertanto, la violazione dell'art. 14 L. n. 689/1981 e a tanto conduce l'annullamento della ordinanza ingiunzione opposta.
Appare equo compensare le spese di lite stante la controvertibilità della questione posta alla base della decisione.
P.Q.M.
accoglie il ricorso e, per l'effetto, annulla la ordinanza ingiunzione opposta;
compensa le spese di lite.
Così deciso in Cosenza, 13 novembre 2025
Il Giudice del Lavoro
Dott. Alessandro VACCARELLA
5
TRIBUNALE DI COSENZA
Sezione Lavoro
Il Giudice del Lavoro, Dott. Alessandro Vaccarella, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n. 1056/2025 R.G.
TRA
, con Avv. Carlo Palermo Parte_1 ricorrente
E
, in persona del legale rappresentante pro tempore, con Avv.ti Umberto CP_1
ER e DA AV resistente
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE
Con ricorso del 6.3.2025 ritualmente notificato proponeva Parte_1 opposizione alla ordinanza ingiunzione n. OI-002003558, notificata il CP_1
4.2.2025 e con la quale era stato intimato il pagamento degli importi ivi indicati a titolo di sanzioni amministrative per omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori relative all'anno 2018, chiedendone la declaratoria di illegittimità/inefficacia.
Lamentava la illegittimità della ordinanza ingiunzione opposta per: 1) omessa notifica dell'avviso di accertamento presupposto ivi richiamato;
2) violazione dell'art. 14 L. n. 689/1981; 3) intervenuta prescrizione del diritto.
Si costituiva in giudizio l' eccependo la inammissibilità dell'opposizione e, CP_1 nel merito, chiedendone il rigetto per infondatezza.
1 Istruita documentalmente, la causa veniva rinviata per la decisione all'udienza del 5.11.2025 – sostituita ex art. 127 ter c.p.c. dal deposito di note scritte - e decisa come da dispositivo in calce.
L'opposizione è ammissibile siccome proposta con ricorso depositato il
6.3.2025 e dunque entro il termine di 30 giorni di cui all'art. 6 D. Lgs.
150/2011 avuto riguardo alla notifica della ordinanza opposta, avvenuta il
4.2.2025 (cfr. avviso ricevimento in fasc. ). CP_1
Nel merito il ricorso è fondato e deve, pertanto, essere accolto per quanto di seguito esposto.
L' ha dedotto (cfr. pag. 2 della memoria) e documentato (cfr. avviso di CP_2 ricevimento in fasc. ) che l'avviso di accertamento presupposto alla CP_1 ordinanza ingiunzione è stato notificato alla parte ricorrente in data
21.12.2019.
Ebbene, parte ricorrente si duole della violazione dell'art. 14 L. n. 689/1981 a mente del quale “La violazione, quando è possibile, deve essere contestata immediatamente tanto al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento della somma dovuta per la violazione stessa. Se non è avvenuta la contestazione immediata per tutte o per alcune delle persone indicate nel comma precedente, gli estremi della violazione debbono essere notificati agli interessati residenti nel territorio della Repubblica entro il termine di novanta giorni [..]”.
L' sostiene, sul punto, che la norma invocata da controparte non sia CP_1 applicabile al caso di specie e che, in ogni caso, anche a volere aderire alla prospettazione offerta da parte ricorrente il dies a quo non potrebbe che decorrere dal compimento dell'attività di verifica di tutti gli elementi dell'illecito, dovendosi considerare anche il tempo necessario all'amministrazione per valutare e ponderare adeguatamente gli elementi acquisiti (in tal senso in memoria alle pagg. 3-4).
Pur nella consapevolezza dei contrastanti orientamenti di merito registratisi sull'applicabilità dell'art. 14 L. n. 689/1981 nei giudizi quale quello di specie, ritiene il giudice – con ciò rivisitando la propria posizione al riguardo – che la disposizione in parola debba qui trovare spazio applicativo.
2 Occorre al riguardo rilevare che l'art. 6 del Decreto Legislativo n. 8/2016 dispone “Nel procedimento per l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dal presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni delle sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689”.
Ora, rilevato anzitutto che l'art. 14 L. n. 689/1981 si colloca sistematicamente tra le disposizioni della sezione II del capo I della citata legge e richiamando, ai sensi dell'art. 118 disp. att. c.p.c., la pronuncia di Corte di Appello Trieste del
9.5.2024 (resa nel procedimento iscritto al n. 208/2023 R.G.), si osserva che
“[..] L'art.6 del d.lgs.8/2016 richiama, per la disciplina del procedimento di applicazione delle sanzioni amministrative originate dalla depenalizzazione introdotta dal decreto stesso, le norme contenute nelle sezioni I e II del capo I della legge 689/81, ma solo "in quanto applicabili"; e fra le norme che, secondo l'Istituto previdenziale, non sarebbero applicabili vi è appunto l'art.14, in forza del quale la violazione deve essere contestata immediatamente o, quando ciò non sia possibile, notificata al trasgressore entro il termine di 90 giorni dall'accertamento.
A sostegno della sua tesi l' fa valere, in sintesi, due argomenti e cioè la CP_1 specialità della fattispecie prevista dall'art. 2 comma 1 bis del d.l. 463/83, nel testo introdotto dall'art.3 comma 6 del d.lgs.8/2016, dimostrata anche dalla previsione di una particolare ipotesi di estinzione dell'illecito; e la pratica impossibilità di rispettare il termine dell'art.14 data l'enorme quantità di posizioni contributive da verificare a seguito della depenalizzazione.
Che l'art. 2 comma 1 bis contenga una disciplina di carattere speciale è certamente vero sul piano sostanziale: è infatti speciale la previsione di una soglia massima oltre la quale l'illecito assume (o meglio conserva) rilevanza penale;
e lo è la previsione di una causa di non punibilità consistente nel pagamento del dovuto entro una determinata scadenza.
Ben diversa è la situazione sul piano procedurale: il d.lgs. 8/2016 non si occupa infatti, in generale, delle fasi di accertamento e contestazione dell'illecito amministrativo (salvo regolare il rapporto fra autorità amministrativa e autorità giudiziaria penale, di cui si tratterà più avanti) e neppure della fase di applicazione della sanzione: per questi aspetti è perciò
3 inevitabile fare riferimento alla disciplina ordinaria dettata, in materia di illecito amministrativo, dalla legge 689/81.
Anche il testo dell'art.2 comma 1 bis del d.l. 463/83, come modificato dal d. lgs. 8/2016, depone in questo senso: la norma, disponendo che non è punibile il trasgressore che esegua il pagamento entro tre mesi "dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione", utilizza infatti una terminologia che si raccorda perfettamente con l'art. 14 della legge 689/81
(che distingue appunto la contestazione immediata e la notifica successiva), confermando così che fra le due discipline non vi è, sul piano procedurale, alcuna incompatibilità.
Quanto alla estrema difficoltà o impossibilità di (accertare e) contestare
l'illecito amministrativo nel breve termine concesso dall'art. 14, si tratta evidentemente di un ostacolo materiale e quindi irrilevante al fine di valutare la compatibilità fra il termine fissato dalla norma e il tipo di infrazione previsto dall'art.2 comma 1 bis (che va misurata sul piano giuridico).
Il legislatore, del resto, si è fatto carico della gravosità dell'onere posto a carico dell' con la (parziale) depenalizzazione dell'omesso versamento delle CP_1 ritenute contributive, stabilendo (nell'art.23 comma 2 del d.l. 48/2023, convertito con modificazioni in legge 85/2023) che la notifica degli estremi dell'illecito può avvenire entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello cui si riferisce la violazione;
nello stesso tempo però ha escluso che il nuovo termine abbia efficacia retroattiva - avendo avuto cura di specificare che esso vale "per i periodi dal 1° gennaio 2023" - ed ha altresì precisato che la nuova disciplina deve intendersi "in deroga all'articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689", di cui ha così confermato, seppure a contrario,
l'applicabilità per il passato.
Non esiste perciò alcuna incompatibilità logico-giuridica assoluta fra l'art.2 comma 1 bis del d.l. 463/83, il d.lgs. 8/2016 e l'art.14 della legge 689/81 [..]”.
L'art. 14 della Legge n. 689/1981 opera, dunque, non solo quale norma generale, ma anche in virtù del rinvio espressamente previsto dal citato art. 6 del D.lgs. n. 8/2016.
Affermata, quindi, l'applicabilità della citata disposizione si osserva che nel caso di specie l' non ha allegato, e comunque non ha provato – in CP_1
4 concreto e con riferimento alla posizione specifica del ricorrente - quali atti di verifica di tutti gli elementi dell'illecito avrebbe compiuto per la contestazione della violazione sicchè deve concludersi che la notifica dell'atto di accertamento della violazione di cui all'art. 2 comma 1 bis del d.l. n.463/1983, avvenuta il
21.12.2019, è certamente tardiva rispetto all'illecito, relativo all'omesso versamento delle ritenute previdenziali sulle retribuzioni afferente l'anno 2018,
e ciò avuto riguardo alla considerazione che l' ha avuto contezza CP_2 dell'importo di dette ritenute già nel mese successivo a quello di competenza mediante la trasmissione, a cura del datore di lavoro, con cadenza mensile, dei modelli c.d. Uniemens prevista dall'art. 44, c. 9, D.L. 30 settembre 2003, n.
269.
Sussiste, pertanto, la violazione dell'art. 14 L. n. 689/1981 e a tanto conduce l'annullamento della ordinanza ingiunzione opposta.
Appare equo compensare le spese di lite stante la controvertibilità della questione posta alla base della decisione.
P.Q.M.
accoglie il ricorso e, per l'effetto, annulla la ordinanza ingiunzione opposta;
compensa le spese di lite.
Così deciso in Cosenza, 13 novembre 2025
Il Giudice del Lavoro
Dott. Alessandro VACCARELLA
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