Sentenza 12 aprile 2023
Massime • 1
Non integra il delitto di danneggiamento aggravato ex art. 635, comma secondo, n. 1), cod. pen., in relazione all'ipotesi di cui all'art. 625, comma primo, n. 7), cod. pen., la condotta di chi infrange la vetrina di un esercizio commerciale, al cui interno si trova il personale addetto che ha la diretta percezione di cosa avviene all'esterno, posto che la diretta e continua vigilanza da parte del possessore del bene non consente di ritenere che esso sia esposto alla pubblica fede.
Commentario • 1
- 1. Art. 635 c.p. Danneggiamentohttps://www.avvocatodelgiudice.com/ricerca-contenuti-articoli
Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui con violenza alla persona o con minaccia ovvero in occasione del delitto previsto dall'articolo 331, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Alla stessa pena soggiace chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili le seguenti cose altrui: 1. edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all'esercizio di un culto o immobili compresi nel perimetro dei centri storici, ovvero immobili i cui lavori di costruzione, di ristrutturazione, di recupero o di risanamento sono in corso o risultano ultimati o altre delle cose indicate nel numero …
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. II, sentenza 12/04/2023, n. 27050 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 27050 |
| Data del deposito : | 12 aprile 2023 |
Testo completo
udita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE COSCIONI;
lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale IA UE che ha chiesto il rigetto del ricorso;
lette le conclusioni del difensore del ricorrente, Avv. MARCELLO BLANCA, che ha insistito per l'accoglimento del ricorso;
Penale Sent. Sez. 2 Num. 27050 Anno 2023 Presidente: BELTRANI SERGIO Relatore: COSCIONI GIUSEPPE Data Udienza: 12/04/2023 RITENUTO IN FATTO LI1 difensore di IM ZZ ricorre per cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello di Messina del 5/07/2021, che aveva confermato la condanna a carico di ZZ per il reato di danneggiamento, "perché deteriorava l'area ristorazione dell'impianto ENI Divieto Nord colpendo con un pugno una delle vetrate esterne che veniva infranta" (così il capo di imputazione). 1.1 Al riguardo il difensore eccepisce l'inosservanza della legge penale con riferimento alla mancata integrazione degli elementi costitutivi della circostanza aggravante di cui all'art. 625 n. 7 cod. pen. e la motivazione illogica o apparente con riferimento alla ritenuta sussistenza della circostanza aggravante della esposizione alla pubblica fede: rileva che la vigilanza tramite sistema di video sorveglianza comportava un controllo continuo e costante dei beni esposti, che erano presenti sul posto le persone offese (il personale addetto al bar) e personale di Polizia giudiziaria, il che escludeva che si potesse parlare di mancanza di custodia, dalla quale dipendeva l'applicabilità della circostanza contestata, CONSIDERATO IN DIRITTO 2.11 ricorso è fondato. 2.1 Si deve infatti ricordare che la "ratio" della maggiore tutela accordata alle cose esposte per necessità, per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede va individuata nella minorata possibilità di difesa connessa alla particolare situazione dei beni, in quanto posti al di fuori della sfera di diretta vigilanza del proprietario e, quindi, affidati interamente all'altrui senso di onestà e rispetto (vedi Sez. 2, 51438 del 20/10/2017, PG in proc. Cioffi, Rv. 271332); con la previsione della aggravante di cui al secondo comma dell'art. 635 cod. pen. (nella parte in cui richiama l'art. 625 n. 7 cod. pen.) il legislatore, quindi, ha voluto assicurare maggiore tutela a tutti gli oggetti che per la loro particolare destinazione e funzionalità siano esposti all'intervento dei terzi non proprietari, quando ciò avvenga in assenza degli stessi e cioè senza che sia configurabile una relazione immediata di possesso e custodia che assicuri già da sé la protezione del bene ad opera del proprietario medesimo. Tale aggravante non è quindi configurabile qualora la cosa sia custodita personalmente dal proprietario del bene in quanto deve presumersi, salvo prova contraria, che il proprietario, esercitando la custodia in modo diretto e continuo, sia in grado, usando tutti gli accorgimenti e la diligenza del caso, di impedire l'evento dannoso (vedi Sez. 2, n. 37889 del 22/09/2010, Rv. 248875). 2 Anche con la recente riforma della disciplina del danneggiamento introdotta con il D.Lvo n.150 del 2022 (cd. "riforma Carabia") si è voluto limitare la punibilità delle condotte di aggressione al patrimonio mobiliare ed immobiliare altrui, prevedendo la punibilità a querela di parte con riferimento a quelle che avvengano nei confronti di beni nella diretta custodia e nel possesso del loro proprietario, che può esercitare un effettivo controllo, e quindi una protezione più efficace degli stessi. Nel caso in esame, risulta che l'imputato ha danneggiato la vetrata esterna di un bar, all'interno del quale si trovava il personale addetto all'esercizio commerciale, che aveva quindi sotto la sua diretta percezione ciò che avveniva all'esterno del locale;
pertanto, l'esercizio concreto della potestà di custodia da parte del possessore comporta che non possa essere ritenuta sussistente l'aggravante di cui al secondo comma dell'art. 635 cod. pen., con la conseguenza che il reato è improcedibile per mancanza della querela.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché, esclusa la circostanza aggravante di cui agli artt. 635, comma secondo, e 625, comma primo, n.7, cod. pen., il reato è improcedibile per sopravvenuto difetto di querela. Così deciso il 12/04/2023