Cass. pen., sez. I, sentenza 10/02/2000, n. 3185
CASS
Sentenza 10 febbraio 2000

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Nell'ipotesi di omicidio tentato, la prova del dolo - ove manchino esplicite ammissioni da parte dell'imputato - ha natura essenzialmente indiretta, dovendo essere desunta da elementi esterni e, in particolare, da quei dati della condotta che per la loro non equivoca potenzialità offensiva sono i più idonei ad esprimere il fine perseguito dall'agente. Ciò che ha valore determinante per l'accertamento della sussistenza dell'"animus necandi" è l'idoneità dell'azione la quale va apprezzata in concreto, senza essere condizionata dagli effetti realmente raggiunti, perché altrimenti l'azione, per non aver conseguito l'evento, sarebbe sempre inidonea nel delitto tentato: il giudizio di idoneità è una prognosi, formulata "ex post", con riferimento alla situazione così come presentatasi al colpevole al momento dell'azione, in base alle condizioni umanamente prevedibili del caso particolare.

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    Sul provvedimento

    Citazione :
    Cass. pen., sez. I, sentenza 10/02/2000, n. 3185
    Giurisdizione : Corte di Cassazione
    Numero : 3185
    Data del deposito : 10 febbraio 2000

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