CASS
Sentenza 21 settembre 2022
Sentenza 21 settembre 2022
Commentari • 0
Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. II, sentenza 21/09/2022, n. 35174 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 35174 |
| Data del deposito : | 21 settembre 2022 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto da: VELA) LD nato il [...] avverso l'ordinanza del 19/10/2021 del TRIB. LIBERTA' di TORINO udita la relazione svolta dal Consigliere MARCO MARIA MONACO;
lette le conclusioni del Procuratore Generale. RITENUTO IN FATTO Il TRIBUNALE di TORINO, SEZIONE DISTRETTUALE DEL RIESAME, con ordinanza in data 19/10/2021, ha rigettato il riesame e confermato l'ordinanza con la quale il GIUDICE delle INDAGINI PRELIMINARI del TRIBUNALE di TORINO il 9/10/2021 ha applicato la misura degli arresti domiciliari nei confronti di VELA) LD in relazione al reato rapina aggravata di cui all'art. 628, commi primo e terzo n. 1 cod. pen. 1. Avverso l'ordinanza del Tribunale dei Riesame ha proposto ricorso per cassazione l'indagato che, a mezzo del difensore, ha dedotto i seguenti motivi. 2.1. Vizio di motivazione in relazione agli artt. 273 cod. proc pen. in ordine alla ritenuta sussistenza di gravi indizi di colpevolezza. 3. In data 11 aprile 2022 sono pervenute le conclusioni scritte con le quali il Procuratore Generale, in persona del Sost. Proc. dott.ssa Lidia Giorgio, ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile. 1 Penale Sent. Sez. 2 Num. 35174 Anno 2022 Presidente: RAGO GEPPINO Relatore: MONACO MARCO MARIA Data Udienza: 06/05/2022 CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso è inammissibile. 2. Nell'unico motivo la difesa deduce il vizio di motivazione in relazione agli artt. 273 cod. proc pen. in ordine alla ritenuta sussistenza di gravi indizi di colpevolezza rilevando che la motivazione del provvedimento impugnato sarebbe incoerente e illogica quanto alla ritenuta credibilità della persona offesa. Tra l'annotazione di servizio, nella quale è riportato quanto riferito nell'immediatezza dalla persona offesa, e la denuncia presentata a distanza di una settimana, infatti, vi sarebbero delle differenze che il giudice del riesame non avrebbe tenuto nel dovuto conto. La circostanza che nell'annotazione di servizio non si faccia alcun riferimento alla sottrazione della somma di 80 euro, d'altro canto, sarebbe estremamente significativa quanto all'insussistenza dell'elemento materiale costitutivo del reato di rapina e imporrebbe, al più, di qualificare quanto accaduto nei termini della minaccia. Le doglianze sono manifestamente infondate. 1.1. In materia di provvedimenti de libertate la Corte di Cassazione non ha alcun potere né di revisione degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate (ivi compreso lo spessore degli indizi), né di rivalutazione delle condizioni soggettive dell'indagato in relazione alle esigenze cautelari e all'adeguatezza delle misure poiché sia nell'uno che nell'altro caso si tratta di apprezzamenti propri del giudice di merito. Il controllo di legittimità rimane pertanto circoscritto all'esame del contenuto dell'atto impugnato per verificare, da un lato, le ragioni giuridiche che lo hanno determinato, la correttezza allo stato degli atti della qualificazione giuridica attribuita ai fatti e, dall'altro, l'assenza di illogicità evidenti, nelle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento (Sez. Un., n. 11 del 22/3/2000, Audino, Rv 215828; Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019, Mazzelli, Rv. 276976; Sez. 4, n. 18807 del 23/3/2017, Rv 269885). Da quanto sopra discende che: a) in materia di misure cautelari la scelta e la valutazione delle fonti di prova rientra fra i compiti istituzionali del giudice di merito sfuggendo entrambe a censure in sede di legittimità se adeguatamente motivate ed immuni da errori logico giuridici, posto che non può contrapporsi alla decisione del Tribunale, se correttamente giustificata, un diverso criterio di scelta o una diversa interpretazione del materiale probatorio;
b) la denuncia di insussistenza di gravi indizi di colpevolezza, anche con riferimento alla corretta qualificazione giuridica attribuita ai fatti, o di assenza di esigenze cautelari è ammissibile solo se la censura riporta l'indicazione precisa e puntuale di specifiche violazioni di norme di legge, ovvero l'indicazione puntuale di manifeste illogicità della motivazione provvedimento, secondo i canoni della logica ed i 2 principi di diritto, esulando dal giudizio di legittimità sia le doglianze che attengono alla ricostruzione dei fatti sia quelle che si risolvano in una diversa valutazione delle circostanze esaminate e valorizzate dal giudice di merito (cfr. Sez. 3, n. 40873 del 21.10.2010, Merja, Rv 248698). Il sindacato del giudice di legittimità sulla motivazione del provvedimento impugnato deve essere volto a verificare che quest'ultima: a) sia "effettiva", ovvero realmente idonea a rappresentare le ragioni che il giudicante ha posto a base della decisione adottata;
b) non sia "manifestamente illogica", perché sorretta, nei suoi punti essenziali, da argomentazioni non viziate da evidenti errori nell'applicazione delle regole della logica;
c) non sia internamente "contraddittoria", ovvero esente da insormontabili incongruenze tra le sue diverse parti o da inconciliabilità logiche tra le affermazioni in essa contenute;
d) non risulti logicamente "incompatibile" con "altri atti del processo" (indicati in termini specifici ed esaustivi dal ricorrente nei motivi posti a sostegno del ricorso) in misura tale da risultarne vanificata o radicalmente inficiata sotto il profilo logico (Sez. 1, n. 41738 del 19/10/2011, Longo, Rv 251516; Sez. 4, n. 22500 del 3/5/2007, Terranova, Rv 237012). In materia cautelare, pertanto, il ricorso per cassazione è ammissibile soltanto se denuncia la violazione di specifiche norme di legge, ovvero la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento secondo i canoni della logica ed i principi di diritto, ma non anche quando propone censure che riguardino la ricostruzione dei fatti ovvero si risolvano in una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito (Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019, Mazzelli, Rv. 276976; Sez. 4, n. 18807 del 23/3/2017, Cusimano, Rv 269885; Sez. 5, n. 46124 del 08/10/2008, Pagliaro, Rv 241997; Sez. 6, n. 11194 del 08/03/2012, Lupo, Rv 252178). L'insussistenza (ovvero la sussistenza) dei gravi indizi di colpevolezza (art. 273 c.p.p.) e delle esigenze cautelari (art. 274 c.p.p.) è, quindi, rilevabile in cassazione soltanto se si traduce nella violazione di specifiche norme di legge o nella manifesta illogicità della motivazione secondo la logica ed i principi di diritto, rimanendo "all'interno" del provvedimento impugnato e il controllo di legittimità non può riguardare la ricostruzione dei fatti (cfr. Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019, Mazzelli, Rv. 276976; Sez. 4, n. 18807 del 23/3/2017, Cusimano, Rv 269885; Sez. 4, n. 26992 del 29/05/2013, Tiana, Rv 255460). 1.2. Il Tribunale del riesame, rinviando all'ordinanza genetica e facendo riferimento al complesso degli elementi emersi ha dato coerente e adeguata risposata delle censure della difesa ora pedissequamente riproposte. Nell'ordinanza impugnata, infatti, correttamente applicato lo standard probatorio tipico della fase, la vicenda è ricostruita dando conto sia di quanto 3 contenuto nell'annotazione di servizio redatta nell'immediatezza, atto nel quale sono evidenziati esclusivamente gli elementi salienti e necessari alla successiva identificazione dell'autore del fatto, sia nella denuncia presentata una sola settimana dopo. Con riferimento a tale ultimo atto, d'altro canto, il Tribunale ha dimostrato di avere tenuto conto anche delle critiche articolate dalla difesa in merito alla cifra oggetto della rapina, che ha ritenuto di superare sulla base di considerazioni coerenti con quanto emerso allo stato. Ragioni queste per le quali, in conclusione, in assenza di palesi illogicità e contraddizioni, le censure esposte nell'atto di impugnazione, tese anche a sollecitare una diversa lettura del compendio indiziario, non sono consentite e risultano comunque manifestamente infondate. 2. Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., valutati i profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal ricorso (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento della somma, che ritiene equa, di euro tremila a favore della cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Così deciso il 6/5/2022
lette le conclusioni del Procuratore Generale. RITENUTO IN FATTO Il TRIBUNALE di TORINO, SEZIONE DISTRETTUALE DEL RIESAME, con ordinanza in data 19/10/2021, ha rigettato il riesame e confermato l'ordinanza con la quale il GIUDICE delle INDAGINI PRELIMINARI del TRIBUNALE di TORINO il 9/10/2021 ha applicato la misura degli arresti domiciliari nei confronti di VELA) LD in relazione al reato rapina aggravata di cui all'art. 628, commi primo e terzo n. 1 cod. pen. 1. Avverso l'ordinanza del Tribunale dei Riesame ha proposto ricorso per cassazione l'indagato che, a mezzo del difensore, ha dedotto i seguenti motivi. 2.1. Vizio di motivazione in relazione agli artt. 273 cod. proc pen. in ordine alla ritenuta sussistenza di gravi indizi di colpevolezza. 3. In data 11 aprile 2022 sono pervenute le conclusioni scritte con le quali il Procuratore Generale, in persona del Sost. Proc. dott.ssa Lidia Giorgio, ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile. 1 Penale Sent. Sez. 2 Num. 35174 Anno 2022 Presidente: RAGO GEPPINO Relatore: MONACO MARCO MARIA Data Udienza: 06/05/2022 CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso è inammissibile. 2. Nell'unico motivo la difesa deduce il vizio di motivazione in relazione agli artt. 273 cod. proc pen. in ordine alla ritenuta sussistenza di gravi indizi di colpevolezza rilevando che la motivazione del provvedimento impugnato sarebbe incoerente e illogica quanto alla ritenuta credibilità della persona offesa. Tra l'annotazione di servizio, nella quale è riportato quanto riferito nell'immediatezza dalla persona offesa, e la denuncia presentata a distanza di una settimana, infatti, vi sarebbero delle differenze che il giudice del riesame non avrebbe tenuto nel dovuto conto. La circostanza che nell'annotazione di servizio non si faccia alcun riferimento alla sottrazione della somma di 80 euro, d'altro canto, sarebbe estremamente significativa quanto all'insussistenza dell'elemento materiale costitutivo del reato di rapina e imporrebbe, al più, di qualificare quanto accaduto nei termini della minaccia. Le doglianze sono manifestamente infondate. 1.1. In materia di provvedimenti de libertate la Corte di Cassazione non ha alcun potere né di revisione degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate (ivi compreso lo spessore degli indizi), né di rivalutazione delle condizioni soggettive dell'indagato in relazione alle esigenze cautelari e all'adeguatezza delle misure poiché sia nell'uno che nell'altro caso si tratta di apprezzamenti propri del giudice di merito. Il controllo di legittimità rimane pertanto circoscritto all'esame del contenuto dell'atto impugnato per verificare, da un lato, le ragioni giuridiche che lo hanno determinato, la correttezza allo stato degli atti della qualificazione giuridica attribuita ai fatti e, dall'altro, l'assenza di illogicità evidenti, nelle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento (Sez. Un., n. 11 del 22/3/2000, Audino, Rv 215828; Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019, Mazzelli, Rv. 276976; Sez. 4, n. 18807 del 23/3/2017, Rv 269885). Da quanto sopra discende che: a) in materia di misure cautelari la scelta e la valutazione delle fonti di prova rientra fra i compiti istituzionali del giudice di merito sfuggendo entrambe a censure in sede di legittimità se adeguatamente motivate ed immuni da errori logico giuridici, posto che non può contrapporsi alla decisione del Tribunale, se correttamente giustificata, un diverso criterio di scelta o una diversa interpretazione del materiale probatorio;
b) la denuncia di insussistenza di gravi indizi di colpevolezza, anche con riferimento alla corretta qualificazione giuridica attribuita ai fatti, o di assenza di esigenze cautelari è ammissibile solo se la censura riporta l'indicazione precisa e puntuale di specifiche violazioni di norme di legge, ovvero l'indicazione puntuale di manifeste illogicità della motivazione provvedimento, secondo i canoni della logica ed i 2 principi di diritto, esulando dal giudizio di legittimità sia le doglianze che attengono alla ricostruzione dei fatti sia quelle che si risolvano in una diversa valutazione delle circostanze esaminate e valorizzate dal giudice di merito (cfr. Sez. 3, n. 40873 del 21.10.2010, Merja, Rv 248698). Il sindacato del giudice di legittimità sulla motivazione del provvedimento impugnato deve essere volto a verificare che quest'ultima: a) sia "effettiva", ovvero realmente idonea a rappresentare le ragioni che il giudicante ha posto a base della decisione adottata;
b) non sia "manifestamente illogica", perché sorretta, nei suoi punti essenziali, da argomentazioni non viziate da evidenti errori nell'applicazione delle regole della logica;
c) non sia internamente "contraddittoria", ovvero esente da insormontabili incongruenze tra le sue diverse parti o da inconciliabilità logiche tra le affermazioni in essa contenute;
d) non risulti logicamente "incompatibile" con "altri atti del processo" (indicati in termini specifici ed esaustivi dal ricorrente nei motivi posti a sostegno del ricorso) in misura tale da risultarne vanificata o radicalmente inficiata sotto il profilo logico (Sez. 1, n. 41738 del 19/10/2011, Longo, Rv 251516; Sez. 4, n. 22500 del 3/5/2007, Terranova, Rv 237012). In materia cautelare, pertanto, il ricorso per cassazione è ammissibile soltanto se denuncia la violazione di specifiche norme di legge, ovvero la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento secondo i canoni della logica ed i principi di diritto, ma non anche quando propone censure che riguardino la ricostruzione dei fatti ovvero si risolvano in una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito (Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019, Mazzelli, Rv. 276976; Sez. 4, n. 18807 del 23/3/2017, Cusimano, Rv 269885; Sez. 5, n. 46124 del 08/10/2008, Pagliaro, Rv 241997; Sez. 6, n. 11194 del 08/03/2012, Lupo, Rv 252178). L'insussistenza (ovvero la sussistenza) dei gravi indizi di colpevolezza (art. 273 c.p.p.) e delle esigenze cautelari (art. 274 c.p.p.) è, quindi, rilevabile in cassazione soltanto se si traduce nella violazione di specifiche norme di legge o nella manifesta illogicità della motivazione secondo la logica ed i principi di diritto, rimanendo "all'interno" del provvedimento impugnato e il controllo di legittimità non può riguardare la ricostruzione dei fatti (cfr. Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019, Mazzelli, Rv. 276976; Sez. 4, n. 18807 del 23/3/2017, Cusimano, Rv 269885; Sez. 4, n. 26992 del 29/05/2013, Tiana, Rv 255460). 1.2. Il Tribunale del riesame, rinviando all'ordinanza genetica e facendo riferimento al complesso degli elementi emersi ha dato coerente e adeguata risposata delle censure della difesa ora pedissequamente riproposte. Nell'ordinanza impugnata, infatti, correttamente applicato lo standard probatorio tipico della fase, la vicenda è ricostruita dando conto sia di quanto 3 contenuto nell'annotazione di servizio redatta nell'immediatezza, atto nel quale sono evidenziati esclusivamente gli elementi salienti e necessari alla successiva identificazione dell'autore del fatto, sia nella denuncia presentata una sola settimana dopo. Con riferimento a tale ultimo atto, d'altro canto, il Tribunale ha dimostrato di avere tenuto conto anche delle critiche articolate dalla difesa in merito alla cifra oggetto della rapina, che ha ritenuto di superare sulla base di considerazioni coerenti con quanto emerso allo stato. Ragioni queste per le quali, in conclusione, in assenza di palesi illogicità e contraddizioni, le censure esposte nell'atto di impugnazione, tese anche a sollecitare una diversa lettura del compendio indiziario, non sono consentite e risultano comunque manifestamente infondate. 2. Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., valutati i profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal ricorso (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento della somma, che ritiene equa, di euro tremila a favore della cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Così deciso il 6/5/2022