Sentenza 23 marzo 2005
Massime • 1
Attesa la mai interrotta vigenza degli artt. 107 e 108 della legge 24 novembre 1981 n. 689 (non compresi tra le norme abrogate dall'art. 299 del T.U. sulle spese di giustizia approvato con d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115), deve ritenersi che la competenza a determinare le modalità di esecuzione delle pene conseguenti alla conversione della multa e dell'ammenda sia sempre rimasta radicata e sia tuttora radicata in capo al magistrato di sorveglianza, indipendentemente dalla sentenza della Corte costituzionale n. 212/2003, dichiarativa dell'illegittimità costituzionale degli artt. 237, 238 e, nella sola parte in cui abrogava l'art. 660 cod. proc. pen., 299 del citato T.U.
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. I, sentenza 23/03/2005, n. 13424 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 13424 |
| Data del deposito : | 23 marzo 2005 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Camera di consiglio
Dott. SILVESTRI Giovanni - Presidente - del 23/03/2005
Dott. DE NARDO Giuseppe - Consigliere - SENTENZA
Dott. RIGGIO Gianfranco - Consigliere - N. 1297
Dott. CANZIO Giovanni - Consigliere - REGISTRO GENERALE
Dott. CORRADINI Grazia - Consigliere - N. 045744/2004
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul conflitto di competenza sollevato da:
1) GIP TRIBUNALE TORINO - CONFLITTO;
nei confronti di:
2) MAGISTRATO SORVEGLIANZA TORINO;
ORDINANZA del 22/09/2004 GIP TRIBUNALE di TORINO;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. CANZIO GIOVANNI;
sentite le conclusioni del P.G. Dr ESPOSITO V.: competenza del M. Sorv. Torino.
Osserva:
IN FATTO E IN DIRITTO
1.- Con ordinanza del 22/9/2004 il G.i.p. del Tribunale di Torino, cui il Magistrato di sorveglianza di Torino aveva trasmesso per competenza gli atti relativi all'esecuzione del provvedimento di conversione della pena pecuniaria disposta dal primo giudice nei confronti della persona indicata in epigrafe, rilevava il conflitto negativo, sull'assunto che la competenza circa la determinazione delle modalità di esecuzione della pena conseguente alla conversione, nonostante le sopravvenute norme di cui agli artt. 237, 238 e 299 d.p.R. n. 115/2002, attributive al giudice dell'esecuzione della competenza in materia di conversione delle pene pecuniarie e abrogative dell'art. 660 c.p.p. (norme poi dichiarate costituzionalmente illegittime dalla C. cost. con sent. 212/2003), continuava a radicarsi in capo al magistrato di sorveglianza, giusta le disposizioni degli artt. 107 e 108 l. n. 689/1981, che non erano state abrogate dall'art. 299 d.p.r. 115 cit..
2.- Osserva il Collegio che, a seguito della sopravvenuta abrogazione dell'art. 660 c.p.p. ad opera dell'art. 299 d.p.R. 30 maggio 2002, n. 115 e dell'entrata in vigore degli artt. 237-238 stesso d.p.R.,
attributivi al giudice dell'esecuzione della competenza, prima spettante al magistrato di sorveglianza, in materia di conversione delle pene pecuniarie, spettava al giudice dell'esecuzione disporre la conversione e determinare le modalità delle sanzioni conseguenti. Peraltro, non essendo state contestualmente abrogate dall'art. 299 d.p.r. 115/2002 le disposizioni degli artt. 107 e 108 l. 24 novembre 1981, n. 689, attributive al magistrato e rispettivamente al tribunale di sorveglianza del compito di determinazione delle specifiche modalità di esecuzione delle pene conseguenti alla conversione e della procedura di accertamento dell'inosservanza delle prescrizioni inerenti ad esse, questa Corte (ancor prima che la Corte costituzionale, con sent. n. 212/2003, dichiarasse costituzionalmente illegittimi gli artt. 237 238 e 299, in parte qua, del d.p.R. 115/2002, per difetto di delega in materia coperta la riserva assoluta di legge, qual'è quella riguardante la competenza del giudice ex art. 25 Cost.) ha ritenuto, con numerose decisioni, che sia rimasta ferma la competenza in materia del giudice di sorveglianza, pur movendo motivate critiche alla incoerente ratio legis di una disciplina normativa (successivamente caducata per il radicale intervento del giudice delle leggi), che differenziava la competenza secondo le autonome fasi della formazione del provvedimento di conversione e dell'attuazione del medesimo. 3. - Ciò post, condividendo il Collegio la suindicata soluzione giurisprudenziale e vertendosi nella specie in tema di esecuzione della già disposta conversione della pena pecuniaria, deve trovare applicazione la norma dell'art. 107 l. 689/1981, tuttora vigente ed attributiva al magistrato di sorveglianza della competenza a provvedere nella fase successiva all'adozione dell'ordinanza di conversione.
Di talché, il conflitto negativo va risolto affermandosi la competenza del Magistrato di sorveglianza di Torino.
P.Q.M.
Dichiara la competenza del Magistrato di sorveglianza di Torino cui dispone trasmettersi gli atti.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 marzo 2005. Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2005