CASS
Sentenza 20 marzo 2024
Sentenza 20 marzo 2024
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. VI, sentenza 20/03/2024, n. 11728 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 11728 |
| Data del deposito : | 20 marzo 2024 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto da AT TO nato a [...] il [...] avverso l'ordinanza del Tribunale di Messina del 19/07/2023 visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Enrico Gallucci sentite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale LI Ceniccola, che ha concluso per la inammissibilità del ricorso;
sentito il difensore dell'indagato, Avvocato Tommaso Calderone, che ha insistito per l'accoglimento del ricorso. Penale Sent. Sez. 6 Num. 11728 Anno 2024 Presidente: FIDELBO GIORGIO Relatore: GALLUCCI ENRICO Data Udienza: 20/12/2023 RITENUTO IN FATTO 1. Il Tribunale di Messina, con ordinanza del 19 luglio 2023 (motivazione depositata il 1° settembre 2023), ha annullato l'ordinanza del Gip con la quale è stata applicata la misura degli arresti domiciliari nei confronti di AT TO, limitatamente all'addebito provvisorio di tentata concussione (capo A), confermando il titolo genetico in relazione ai reati contestati ai capi B) (concorso in corruzione propria) e C) (tentata corruzione propria in concorso). 2. All'indagato, all'epoca deputato regionale dell'Assemblea siciliana - si contesta al capo B) di avere concorso moralmente, con ruolo di determinatore, con AT ES, dirigente medico dell'Azienda ospedaliera "Papardo" di Messina, nell'aver fatto conseguire a Santi TE una borsa di studio destinata ad un "esperto di comunicazione" del valore di 16.000 euro;
ciò al fine di ottenere in cambio i servizi professionali che TE avrebbe prestato in favore dello stesso AT. 2.1. In riferimento al capo C) si contesta all'indagato di avere concorso moralmente - con ruolo di determinatore della AT ES - nel "portare avanti" la procedura finalizzata all'assegnazione di un incarico legale da attribuire, per volere dello stesso AT, all'Avvocata Angelita IN, all'epoca consigliere comunale di Barcellona Pozzo di Gotto e assessore del medesimo comune, in cambio del "passaggio" della IN alla lista politica "Prima il Territorio", riconducibile allo stesso AT. 3. Avverso l'ordinanza del riesame, l'indagato, a mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso nel quale deduce tre motivi. 3.1. Con il primo motivo si lamenta violazione di legge e vizio di motivazione quanto al giudizio di gravità indiziaria per il reato contestato al capo B). Al riguardo, si evidenzia che il Tribunale del riesame non ha adeguatamente considerato le dichiarazioni rese da più soggetti (Casablanca, Mangano, Ferlazzo, Silvestro) che avrebbero tutti riferito di non aver notato alcunchè di anomalo durante la procedura per l'assegnazione della borsa di studio. L'ordinanza sarebbe viziata anche in relazione alla prova del concorso morale del ricorrente tenuto conto dell'esistenza di una conversazione in cui la stessa AT aveva riferito a AT che era stato il direttore generale della struttura sanitaria a fare delle promesse a TE, tanto da avere interesse ad un celere svolgimento della procedura per l'assegnazione della borsa di studio. 2 AT non avrebbe inciso sul bando che, secondo la prospettazione, sarebbe stato predeterminato e neppure sarebbe stato chiarito come l'indagato, che non aveva alcun potere, avrebbe in concreto inciso sulla procedura, tenuto altresì conto che il predetto aveva sottoscritto un contratto di assunzione con un altro esperto di comunicazione, non avendo dunque interesse alcuno ai servigi del TE. 3.1. Con il secondo motivo si deduce violazione di legge e vizio di motivazione quanto al giudizio di gravità indiziaria per il reato di cui al capo C) Dal contenuto delle conversazioni intercettate emerge che fu la IN ad avanzare la pretesa al ricorrente di avere un "tornaconto" per il passaggio nel gruppo politico e non anche AT a proporre a costei incarichi professionali. Pertanto, il ricorrente, pressato dalla IN, cercò di "prendere tempo", tant'è che il passaggio di partito non si verificò. Non vi sarebbe stato, dunque, un tentativo di corruzione, ma solo una trattativa politica che non portò ad un esito positivo. 3.3. Con il terzo motivo si deduce violazione di legge e vizio di motivazione quanto al ritenuto pericolo di reiterazione della condotta delittuosa. Sul punto, si evidenzia che AT da settembre 2022 ha cessato la propria carica di deputato regionale e non riveste più alcun incarico politico. Ciononostante, l'ordinanza impugnata ha ritenuto - in modo illogico - che permarrebbero le esigenze cautelari dal momento il ricorrente avrebbe agito come privato corruttore. Evidenzia l'indagato che, invece, è la stessa contestazione cautelare a collocare i fatti corruttivi nell'ambito dell'azione politica del AT, di tal che al di fuori di quel contesto risulta apodittica l'affermazione circa il perdurante periodo di reiterazione delle condotte illecite. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è fondato. 2. In relazione alla contestazione di cui al capo B), va rilevato che la motivazione dell'ordinanza impugnata non risulta adeguata nella valutazione della gravità degli indizi di colpevolezza e nella qualificazione giuridica della condotta contestata al ricorrente. Pur esponendo in modo ampio gli indizi emergenti soprattutto dalle conversazioni intercettate, il Tribunale non fornisce una logica argomentazione in merito agli elementi costitutivi del reato provvisoriamente addebitato (corruzione propria). Invero, viene dato atto, da un lato, della relazione di forte dipendenza della AT 3 nei confronti di AT ES, i cui voleri ella era pronta ad esaudire con sollecitudine;
dall'altro lato, si deduce che, atteso il conferimento della borsa di studio al TE, sussistono, a livello indiziario, gli estremi della corruzione propria (e ciò perché la AT, cedendo alle pressioni di AT, ha fatto conseguire a TE l'indicata utilità in cambio delle prestazioni professionali che questi, esperto di comunicazione, avrebbe successivamente posto in essere a vantaggio di AT). 2.1. Va rilevato che, sebbene detta ricostruzione in fatto risulti certamente plausibile ed evidenzi uno sviamento dell'esercizio della funzione pubblica da parte della AT, il Tribunale del riesame non ha individuato le parti e i termini del contestato patto corruttivo, non precisando neppure quale rapporto logico-causale correli l'atto posto in essere dalla AT e la successiva utilità conseguita da AT. Invero, il delitto di corruzione postula un patto nel quale siano dedotti l'atto dell'ufficio e, sinallagmaticamente, la prestazione di un'utilità che, dunque, non può rilevare ex se al di fuori del suo specifico inserimento nell'illecita intesa (cfr. Sez. 6, n. 3765 del 09/12/2020, dep. 2021, Mazzarella, Rv. 281144). In altre parole, ai fini della configurabilità del delitto di corruzione propria, non è sufficiente che risulti provata la dazione o la promessa del denaro o dell'utilità in favore del pubblico ufficiale o del terzo, essendo, invece, necessario che detta utilità trovi la sua causa nel compimento dell'atto contrario ai doveri di ufficio, rappresentando l'adempimento del patto corruttivo (Sez. 6, n. 5017 del 7/11/2011, dep. 2012, Bisignani, Rv. 251867). Ciò premesso, rileva il Collegio come dal provvedimento impugnato non risulta la sussistenza della necessaria relazione sinallagmatica tra l'atto compiuto dalla AT e la successiva utilità che si assume conseguita da AT, rispetto alla quale non viene neppure chiarito se la sua realizzazione fosse stata ab initio programmata dal ricorrente e resa nota alla AT allorché questi prospettò alla stessa di far conseguire al TE la borsa di studio. 2.2. La carenza argomentativa relativa al sinallagma atto/utilità concerne anche la necessaria individuazione delle parti del contestato rapporto corruttivo. Dall'ordinanza impugnata, infatti, non emerge con chiarezza chi sia il soggetto corruttore: se il ricorrente, la cui posizione di destinatario dell'utilità appare, però, poco compatibile con tale ruolo, ovvero il TE, il quale, tuttavia, sembrerebbe essersi limitato a sollecitare AT - e non la AT - a procurargli un posto di lavoro. Peraltro, ove si identificasse il corruttore nel TE, va, comunque, considerato che detto ruolo non appare pienamente coerente con la fase in cui, 4 dinanzi alla sua sopravvenuta ritrosia, AT e AT si sono, secondo quanto esposto dal Tribunale del riesame, attivati per convincerlo a partecipare al concorso. 2.3. Con riferimento, infine, all'oggetto del patto corruttivo, rileva il Collegio che l'ordinanza impugnata non contiene alcuna argomentazione sulla natura dell'atto contestato. Va, infatti considerato, anche alla luce delle censure difensive, che nel caso in esame viene in rilievo un'attività di carattere discrezionale rispetto alla quale il Tribunale ha omesso di valutare la sua eventuale rispondenza ad una esigenza della Pubblica Amministrazione. Tale lacuna argomentativa si riflette inevitabilmente sulla qualificazione giuridica della condotta. Va, infatti, considerato che, secondo il più recente indirizzo della giurisprudenza di legittimità, che il Collegio condivide, l'accettazione da parte del pubblico agente di una indebita remunerazione per l'esercizio di un potere discrezionale non implica necessariamente l'integrazione del delitto di corruzione propria, dovendosi accertare che egli, violando le regole che disciplinano l'esercizio del potere, abbia pregiudizialmente inteso realizzare l'interesse del privato corruttore, sicché, qualora l'atto compiuto abbia comunque perseguito l'interesse pubblico tipizzato dalla norma attributiva del potere, e non sia stato violato alcun dovere specifico, è configurabile il delitto di corruzione per l'esercizio della funzione (così, da ultimo, Sez. 6, n. 44142 del 24/05/2023, Di Guardo, Rv. 285366 - 02). Ai fini della configurabilità della corruzione propria è, dunque, necessario, in primo luogo, considerare le regole sottese all'esercizio dell'attività discrezionale e verificare: a) se l'atto sia posto in essere in violazione delle specifiche regole che disciplinano l'esercizio del potere discrezionale;
b) se l'interesse pubblico sia stato in concreto condizionato dalla "presa in carico" dell'interesse del privato corruttore (cfr. Sez. 6 , n. 1594 del 10/11/2020, dep. 2021, Siclari, Rv. 280342). Con la conseguenza che ove tale duplice verifica abbia un esito negativo, risultando che l'interesse pubblico tipizzato dalla norma attributiva del potere è stato, comunque, soddisfatto, il fatto integrerà la fattispecie di cui all'art. 318 cod. pen. A tal fine, è, dunque, imprescindibile un'analisi attenta della struttura del patto corruttivo al fine di accertare, da una parte, se sia o meno identificabile "a monte" un atto contrario ai doveri di ufficio e, qualora ciò non sia possibile, se la condotta del pubblico agente, «al di là del caso di manifeste violazioni di discipline cogenti, di elusione della causa fondativa del potere attribuito, abbia, nonostante ed in conseguenza del patto, fatto o meno buon governo del potere assegnatogli» (così, testualmente, Sez. 6, n. 1594 del 2021). 5 3. Insufficiente risulta la motivazione dell'ordinanza impugnata anche in riferimento all'addebito di cui al capo C). 3.1. In primo luogo, non viene chiarito se i colloqui tra l'indagato e la IN fossero effettivamente finalizzati a concludere un accordo avente ad oggetto il "passaggio" di partito quale contropartita per l'attribuzione dell'incarico professionale. Invero, il tentativo di corruzione presuppone, data la struttura bilaterale del reato, che alla parziale realizzazione dell'iter criminis abbiano partecipato entrambi i soggetti, i quali venendo a contatto abbiano intrapreso - senza concluderle - trattative sul mercimonio. In particolare, in tema di corruzione su proposta dello stesso pubblico ufficiale, per la configurabilità del predetto reato, si richiede che tale proposta non venga senz'altro respinta in modo da dare origine alle trattative poi non concluse (così, Sez. 6, n. 3056 del 10/02/1984, Fiorentini, Rv. 163472 - 01). 3.2. A tale riguardo, l'ordinanza del riesame evidenzia a pag. 24 che a seguito delle insistenze del AT, la AT si diede da fare ma che la procedura relativa alla "attivazione procedure bando di gara per esperto avvocato specializzato per le professioni legali ..." - in ipotesi a favore della IN - non si concretizzò mai;
inoltre, "la IN non accettava di effettuare la propria prestazione nei termini utili per le mire politiche del AT, pretendendo di ottenere contestualmente l'incarico richiesto, laddove l'espletamento della relativa procedura richiedeva "tempi tecnici" non aggirabili dalla AT"; si precisa altresì che "l'impasse determinato dalla resistenza della IN portava il AT, in una conversazione con la AT del 21 gennaio 2022, ad ipotizzare di trovare qualche altra persona quale beneficiario dell'incarico di professionista legale". Elementi che inducono dubbi in ordine all'esistenza degli estremi per qualificare i "contatti" tra il ricorrente e la IN nei termini di un tentativo di corruzione. 3.3. Inoltre, valgono anche in riferimento a tale addebito le già rilevate insufficienze motivazionali circa la qualificazione del fatto in termini di "corruzione propria". Sul punto, l'ordinanza del riesame (/oc. cit.) rileva "come la AT avesse del tutto rinunciato ad esercitare ad esercitare la sua funzione pubblica secondo principi di correttezza e imparzialità per perseguire pedissequamente i fini illeciti del AT, che, d'altro canto, non mostrava alcuno scrupolo ad utilizzare la sua influenza per fini personali": argomentazione che per le ragioni prima esposte non risulta idonea a ritenere giuridicamente configurabile la fattispecie di cui agli artt. 56 e 319 cod. pen. 6 4. Fondato è anche il terzo motivo del ricorso, relativo all'apprezzamento delle esigenze cautelari. L'ordinanza impugnata (pag. 25) le ha ritenute tuttora sussistenti, nonostante la cessazione dalla carica di deputato regionale, in quanto il AT "non ha agito nella veste di pubblico ufficiale ma q uale privato determinatore della AT;
era invece quest'ultima ad agire quale intraneus". Questa Corte ha avuto modo di precisare che «In tema di esigenze cautelari, l'art. 274, lett. c), cod. proc. pen., nel testo introdotto dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, richiede che il pericolo che l'imputato commetta altri delitti deve essere non solo concreto, ma anche attuale;
ne deriva che non è più sufficiente ritenere altamente probabile che l'imputato torni a delinquere qualora se ne presenti l'occasione, ma è anche necessario prevedere che all'imputato si presenti effettivamente un'occasione prossima per compiere ulteriori delitti della stessa specie» (ex multis, Sen3/n. 34154 del 24/04/2018, Ru ggerini, Rv. 273674 - 01). Alla luce di detto principio, la motivazione del Tribunale messinese non risulta persuasiva considerato che, secondo q uanto emerge dall'ordinanza impugnata, AT per porre in essere le condotte corruttive si sarebbe avvalso della AT, disponibile nei suoi confronti proprio in virtù dell'importante "ruolo politico" del ricorrente. Dunque, non essendo più l'indagato deputato re g ionale e risultando la AT sottoposta agli arresti domiciliari e sospesa dal pubblico servizio, è necessario che ven gano indicati ulteriori elementi dai quali dedurre il concreto pericolo di reiterazione di reati della stessa specie da parte del AT. 5. Alla luce delle precedenti considerazioni, va disposto l'annullamento dell'ordinanza impugnata con rinvio per nuovo giudizio al Tribunale del riesame di Messina.
P.Q.M.
Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo giudizio al Tribunale di Messina competente ai sensi dell'art. 309, comma 7, cod. proc. pen. Così deciso il 20 dicembre 2023 Il Consi g liere e tenso e Il Pr4idente
udita la relazione svolta dal Consigliere Enrico Gallucci sentite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale LI Ceniccola, che ha concluso per la inammissibilità del ricorso;
sentito il difensore dell'indagato, Avvocato Tommaso Calderone, che ha insistito per l'accoglimento del ricorso. Penale Sent. Sez. 6 Num. 11728 Anno 2024 Presidente: FIDELBO GIORGIO Relatore: GALLUCCI ENRICO Data Udienza: 20/12/2023 RITENUTO IN FATTO 1. Il Tribunale di Messina, con ordinanza del 19 luglio 2023 (motivazione depositata il 1° settembre 2023), ha annullato l'ordinanza del Gip con la quale è stata applicata la misura degli arresti domiciliari nei confronti di AT TO, limitatamente all'addebito provvisorio di tentata concussione (capo A), confermando il titolo genetico in relazione ai reati contestati ai capi B) (concorso in corruzione propria) e C) (tentata corruzione propria in concorso). 2. All'indagato, all'epoca deputato regionale dell'Assemblea siciliana - si contesta al capo B) di avere concorso moralmente, con ruolo di determinatore, con AT ES, dirigente medico dell'Azienda ospedaliera "Papardo" di Messina, nell'aver fatto conseguire a Santi TE una borsa di studio destinata ad un "esperto di comunicazione" del valore di 16.000 euro;
ciò al fine di ottenere in cambio i servizi professionali che TE avrebbe prestato in favore dello stesso AT. 2.1. In riferimento al capo C) si contesta all'indagato di avere concorso moralmente - con ruolo di determinatore della AT ES - nel "portare avanti" la procedura finalizzata all'assegnazione di un incarico legale da attribuire, per volere dello stesso AT, all'Avvocata Angelita IN, all'epoca consigliere comunale di Barcellona Pozzo di Gotto e assessore del medesimo comune, in cambio del "passaggio" della IN alla lista politica "Prima il Territorio", riconducibile allo stesso AT. 3. Avverso l'ordinanza del riesame, l'indagato, a mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso nel quale deduce tre motivi. 3.1. Con il primo motivo si lamenta violazione di legge e vizio di motivazione quanto al giudizio di gravità indiziaria per il reato contestato al capo B). Al riguardo, si evidenzia che il Tribunale del riesame non ha adeguatamente considerato le dichiarazioni rese da più soggetti (Casablanca, Mangano, Ferlazzo, Silvestro) che avrebbero tutti riferito di non aver notato alcunchè di anomalo durante la procedura per l'assegnazione della borsa di studio. L'ordinanza sarebbe viziata anche in relazione alla prova del concorso morale del ricorrente tenuto conto dell'esistenza di una conversazione in cui la stessa AT aveva riferito a AT che era stato il direttore generale della struttura sanitaria a fare delle promesse a TE, tanto da avere interesse ad un celere svolgimento della procedura per l'assegnazione della borsa di studio. 2 AT non avrebbe inciso sul bando che, secondo la prospettazione, sarebbe stato predeterminato e neppure sarebbe stato chiarito come l'indagato, che non aveva alcun potere, avrebbe in concreto inciso sulla procedura, tenuto altresì conto che il predetto aveva sottoscritto un contratto di assunzione con un altro esperto di comunicazione, non avendo dunque interesse alcuno ai servigi del TE. 3.1. Con il secondo motivo si deduce violazione di legge e vizio di motivazione quanto al giudizio di gravità indiziaria per il reato di cui al capo C) Dal contenuto delle conversazioni intercettate emerge che fu la IN ad avanzare la pretesa al ricorrente di avere un "tornaconto" per il passaggio nel gruppo politico e non anche AT a proporre a costei incarichi professionali. Pertanto, il ricorrente, pressato dalla IN, cercò di "prendere tempo", tant'è che il passaggio di partito non si verificò. Non vi sarebbe stato, dunque, un tentativo di corruzione, ma solo una trattativa politica che non portò ad un esito positivo. 3.3. Con il terzo motivo si deduce violazione di legge e vizio di motivazione quanto al ritenuto pericolo di reiterazione della condotta delittuosa. Sul punto, si evidenzia che AT da settembre 2022 ha cessato la propria carica di deputato regionale e non riveste più alcun incarico politico. Ciononostante, l'ordinanza impugnata ha ritenuto - in modo illogico - che permarrebbero le esigenze cautelari dal momento il ricorrente avrebbe agito come privato corruttore. Evidenzia l'indagato che, invece, è la stessa contestazione cautelare a collocare i fatti corruttivi nell'ambito dell'azione politica del AT, di tal che al di fuori di quel contesto risulta apodittica l'affermazione circa il perdurante periodo di reiterazione delle condotte illecite. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è fondato. 2. In relazione alla contestazione di cui al capo B), va rilevato che la motivazione dell'ordinanza impugnata non risulta adeguata nella valutazione della gravità degli indizi di colpevolezza e nella qualificazione giuridica della condotta contestata al ricorrente. Pur esponendo in modo ampio gli indizi emergenti soprattutto dalle conversazioni intercettate, il Tribunale non fornisce una logica argomentazione in merito agli elementi costitutivi del reato provvisoriamente addebitato (corruzione propria). Invero, viene dato atto, da un lato, della relazione di forte dipendenza della AT 3 nei confronti di AT ES, i cui voleri ella era pronta ad esaudire con sollecitudine;
dall'altro lato, si deduce che, atteso il conferimento della borsa di studio al TE, sussistono, a livello indiziario, gli estremi della corruzione propria (e ciò perché la AT, cedendo alle pressioni di AT, ha fatto conseguire a TE l'indicata utilità in cambio delle prestazioni professionali che questi, esperto di comunicazione, avrebbe successivamente posto in essere a vantaggio di AT). 2.1. Va rilevato che, sebbene detta ricostruzione in fatto risulti certamente plausibile ed evidenzi uno sviamento dell'esercizio della funzione pubblica da parte della AT, il Tribunale del riesame non ha individuato le parti e i termini del contestato patto corruttivo, non precisando neppure quale rapporto logico-causale correli l'atto posto in essere dalla AT e la successiva utilità conseguita da AT. Invero, il delitto di corruzione postula un patto nel quale siano dedotti l'atto dell'ufficio e, sinallagmaticamente, la prestazione di un'utilità che, dunque, non può rilevare ex se al di fuori del suo specifico inserimento nell'illecita intesa (cfr. Sez. 6, n. 3765 del 09/12/2020, dep. 2021, Mazzarella, Rv. 281144). In altre parole, ai fini della configurabilità del delitto di corruzione propria, non è sufficiente che risulti provata la dazione o la promessa del denaro o dell'utilità in favore del pubblico ufficiale o del terzo, essendo, invece, necessario che detta utilità trovi la sua causa nel compimento dell'atto contrario ai doveri di ufficio, rappresentando l'adempimento del patto corruttivo (Sez. 6, n. 5017 del 7/11/2011, dep. 2012, Bisignani, Rv. 251867). Ciò premesso, rileva il Collegio come dal provvedimento impugnato non risulta la sussistenza della necessaria relazione sinallagmatica tra l'atto compiuto dalla AT e la successiva utilità che si assume conseguita da AT, rispetto alla quale non viene neppure chiarito se la sua realizzazione fosse stata ab initio programmata dal ricorrente e resa nota alla AT allorché questi prospettò alla stessa di far conseguire al TE la borsa di studio. 2.2. La carenza argomentativa relativa al sinallagma atto/utilità concerne anche la necessaria individuazione delle parti del contestato rapporto corruttivo. Dall'ordinanza impugnata, infatti, non emerge con chiarezza chi sia il soggetto corruttore: se il ricorrente, la cui posizione di destinatario dell'utilità appare, però, poco compatibile con tale ruolo, ovvero il TE, il quale, tuttavia, sembrerebbe essersi limitato a sollecitare AT - e non la AT - a procurargli un posto di lavoro. Peraltro, ove si identificasse il corruttore nel TE, va, comunque, considerato che detto ruolo non appare pienamente coerente con la fase in cui, 4 dinanzi alla sua sopravvenuta ritrosia, AT e AT si sono, secondo quanto esposto dal Tribunale del riesame, attivati per convincerlo a partecipare al concorso. 2.3. Con riferimento, infine, all'oggetto del patto corruttivo, rileva il Collegio che l'ordinanza impugnata non contiene alcuna argomentazione sulla natura dell'atto contestato. Va, infatti considerato, anche alla luce delle censure difensive, che nel caso in esame viene in rilievo un'attività di carattere discrezionale rispetto alla quale il Tribunale ha omesso di valutare la sua eventuale rispondenza ad una esigenza della Pubblica Amministrazione. Tale lacuna argomentativa si riflette inevitabilmente sulla qualificazione giuridica della condotta. Va, infatti, considerato che, secondo il più recente indirizzo della giurisprudenza di legittimità, che il Collegio condivide, l'accettazione da parte del pubblico agente di una indebita remunerazione per l'esercizio di un potere discrezionale non implica necessariamente l'integrazione del delitto di corruzione propria, dovendosi accertare che egli, violando le regole che disciplinano l'esercizio del potere, abbia pregiudizialmente inteso realizzare l'interesse del privato corruttore, sicché, qualora l'atto compiuto abbia comunque perseguito l'interesse pubblico tipizzato dalla norma attributiva del potere, e non sia stato violato alcun dovere specifico, è configurabile il delitto di corruzione per l'esercizio della funzione (così, da ultimo, Sez. 6, n. 44142 del 24/05/2023, Di Guardo, Rv. 285366 - 02). Ai fini della configurabilità della corruzione propria è, dunque, necessario, in primo luogo, considerare le regole sottese all'esercizio dell'attività discrezionale e verificare: a) se l'atto sia posto in essere in violazione delle specifiche regole che disciplinano l'esercizio del potere discrezionale;
b) se l'interesse pubblico sia stato in concreto condizionato dalla "presa in carico" dell'interesse del privato corruttore (cfr. Sez. 6 , n. 1594 del 10/11/2020, dep. 2021, Siclari, Rv. 280342). Con la conseguenza che ove tale duplice verifica abbia un esito negativo, risultando che l'interesse pubblico tipizzato dalla norma attributiva del potere è stato, comunque, soddisfatto, il fatto integrerà la fattispecie di cui all'art. 318 cod. pen. A tal fine, è, dunque, imprescindibile un'analisi attenta della struttura del patto corruttivo al fine di accertare, da una parte, se sia o meno identificabile "a monte" un atto contrario ai doveri di ufficio e, qualora ciò non sia possibile, se la condotta del pubblico agente, «al di là del caso di manifeste violazioni di discipline cogenti, di elusione della causa fondativa del potere attribuito, abbia, nonostante ed in conseguenza del patto, fatto o meno buon governo del potere assegnatogli» (così, testualmente, Sez. 6, n. 1594 del 2021). 5 3. Insufficiente risulta la motivazione dell'ordinanza impugnata anche in riferimento all'addebito di cui al capo C). 3.1. In primo luogo, non viene chiarito se i colloqui tra l'indagato e la IN fossero effettivamente finalizzati a concludere un accordo avente ad oggetto il "passaggio" di partito quale contropartita per l'attribuzione dell'incarico professionale. Invero, il tentativo di corruzione presuppone, data la struttura bilaterale del reato, che alla parziale realizzazione dell'iter criminis abbiano partecipato entrambi i soggetti, i quali venendo a contatto abbiano intrapreso - senza concluderle - trattative sul mercimonio. In particolare, in tema di corruzione su proposta dello stesso pubblico ufficiale, per la configurabilità del predetto reato, si richiede che tale proposta non venga senz'altro respinta in modo da dare origine alle trattative poi non concluse (così, Sez. 6, n. 3056 del 10/02/1984, Fiorentini, Rv. 163472 - 01). 3.2. A tale riguardo, l'ordinanza del riesame evidenzia a pag. 24 che a seguito delle insistenze del AT, la AT si diede da fare ma che la procedura relativa alla "attivazione procedure bando di gara per esperto avvocato specializzato per le professioni legali ..." - in ipotesi a favore della IN - non si concretizzò mai;
inoltre, "la IN non accettava di effettuare la propria prestazione nei termini utili per le mire politiche del AT, pretendendo di ottenere contestualmente l'incarico richiesto, laddove l'espletamento della relativa procedura richiedeva "tempi tecnici" non aggirabili dalla AT"; si precisa altresì che "l'impasse determinato dalla resistenza della IN portava il AT, in una conversazione con la AT del 21 gennaio 2022, ad ipotizzare di trovare qualche altra persona quale beneficiario dell'incarico di professionista legale". Elementi che inducono dubbi in ordine all'esistenza degli estremi per qualificare i "contatti" tra il ricorrente e la IN nei termini di un tentativo di corruzione. 3.3. Inoltre, valgono anche in riferimento a tale addebito le già rilevate insufficienze motivazionali circa la qualificazione del fatto in termini di "corruzione propria". Sul punto, l'ordinanza del riesame (/oc. cit.) rileva "come la AT avesse del tutto rinunciato ad esercitare ad esercitare la sua funzione pubblica secondo principi di correttezza e imparzialità per perseguire pedissequamente i fini illeciti del AT, che, d'altro canto, non mostrava alcuno scrupolo ad utilizzare la sua influenza per fini personali": argomentazione che per le ragioni prima esposte non risulta idonea a ritenere giuridicamente configurabile la fattispecie di cui agli artt. 56 e 319 cod. pen. 6 4. Fondato è anche il terzo motivo del ricorso, relativo all'apprezzamento delle esigenze cautelari. L'ordinanza impugnata (pag. 25) le ha ritenute tuttora sussistenti, nonostante la cessazione dalla carica di deputato regionale, in quanto il AT "non ha agito nella veste di pubblico ufficiale ma q uale privato determinatore della AT;
era invece quest'ultima ad agire quale intraneus". Questa Corte ha avuto modo di precisare che «In tema di esigenze cautelari, l'art. 274, lett. c), cod. proc. pen., nel testo introdotto dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, richiede che il pericolo che l'imputato commetta altri delitti deve essere non solo concreto, ma anche attuale;
ne deriva che non è più sufficiente ritenere altamente probabile che l'imputato torni a delinquere qualora se ne presenti l'occasione, ma è anche necessario prevedere che all'imputato si presenti effettivamente un'occasione prossima per compiere ulteriori delitti della stessa specie» (ex multis, Sen3/n. 34154 del 24/04/2018, Ru ggerini, Rv. 273674 - 01). Alla luce di detto principio, la motivazione del Tribunale messinese non risulta persuasiva considerato che, secondo q uanto emerge dall'ordinanza impugnata, AT per porre in essere le condotte corruttive si sarebbe avvalso della AT, disponibile nei suoi confronti proprio in virtù dell'importante "ruolo politico" del ricorrente. Dunque, non essendo più l'indagato deputato re g ionale e risultando la AT sottoposta agli arresti domiciliari e sospesa dal pubblico servizio, è necessario che ven gano indicati ulteriori elementi dai quali dedurre il concreto pericolo di reiterazione di reati della stessa specie da parte del AT. 5. Alla luce delle precedenti considerazioni, va disposto l'annullamento dell'ordinanza impugnata con rinvio per nuovo giudizio al Tribunale del riesame di Messina.
P.Q.M.
Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo giudizio al Tribunale di Messina competente ai sensi dell'art. 309, comma 7, cod. proc. pen. Così deciso il 20 dicembre 2023 Il Consi g liere e tenso e Il Pr4idente